11 agosto 2020

Nel bel mezzo di un gelido inverno (K. Branagh, 1995)

Nel bel mezzo di un gelido inverno (In the bleak midwinter)
di Kenneth Branagh – GB 1995
con Michael Maloney, Joan Collins
**1/2

Rivisto in divx.

Alla vigilia di Natale, un gruppo di attori scalcinati, depressi e disoccupati decide di portare in scena l'"Amleto" in una chiesa sconsacrata nel paese d'origine del capocomico Joe (Michael Maloney), che interpreterà naturalmente il protagonista e che ha organizzato l'impresa per tenersi occupato mentre attende l'improbabile chiamata da Hollywood che la sua agente (Joan Collins!) gli ha promesso. Litigi, idiosincrasie, problemi economici e tecnici durante le prove, isterismi ed eccentricità di vario genere fra i membri della troupe (senza peraltro la prospettiva di essere pagati) non li fermeranno: e quello che era un gruppo di outcast e di falliti scoprirà, anche grazie alla magia del teatro, i valori dell'amicizia e della solidarietà. È il primo lungometraggio di Branagh in cui il regista e sceneggiatore non recita, preferendo lasciare i riflettori a un variopinto gruppo di interpreti di provenienza perlopiù teatrale: Richard Briers è il fintamente cinico Harry (il re), John Sessions è l'omosessuale Terry (una Gertrude in drag), Julia Sawalha è la miope e combinaguai Nina (Ofelia), mentre Nicholas Farrell, Mark Hadfield e Gerard Horan interpretano tutti i restanti ruoli. Completano la troupe la sorella di Joe, Molly (Hetta Charnley), come assistente di scena, e la scenografa Fadge (Celia Imrie), sciroccata e nevrotica. Molti di questi attori (come Briers, Farrell e Maloney) compariranno proprio nell'adattamento cinematografico di "Amleto" che Branagh stava già preparando. Girato in bianco e nero, con dialoghi spigliati e un montaggio vivace, il film ha tutte le caratteristiche del cinema indipendente ma trasuda dell'amore del regista per il teatro (visto come una grande famiglia) e naturalmente per Shakespeare, verso i quali non risparmia ironie e frecciatine ma che alla resa dei conti si rivelano passioni irrinunciabili e perfetti antidoti alla depressione e all'infelicità ("Ne avevamo bisogno per nutrire l'anima e il cuore"). Peccato per un lieto fine un po' troppo scontato e zuccheroso, peraltro in linea con l'atmosfera natalizia. Il titolo originale non è un verso di Shakespeare, ma l'incipit di un poema natalizio di Christina Rossetti.

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