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14 aprile 2020

An interesting story (J. Williamson, 1904)

An interesting story
di James Williamson – GB 1904
**1/2

Visto su YouTube.

Un gentiluomo è talmente immerso nella lettura di un libro da non rendersi conto dove cammina. Dopo svariati incidenti, viene schiacciato da un rullo compressore che lo appiattisce sulla strada: per fortuna due ciclisti provvederanno a “rigonfiarlo” con le loro pompe. Una gag da fumetto, o da cartoon (l'uomo appiattito dal rullo), è solo il culmine di un percorso che sembra anticipare certe comiche di Chaplin, Lloyd o Keaton, o addirittura i cartoni animati di Mr. Magoo, e in generale tutto il genere delle commedie slapstick. Williamson, con la sua regia innovativa, sa ormai sfruttare in maniera fluida e a scopi narrativi il montaggio di diverse scene e ambientazioni (si va dalla prima, in interni, che ci mostra l'uomo mentre fa colazione e si versa distrattamente il caffè nel cappello, alle successive in esterni, con gli incontri con le bambine che giocano al salto con la corda, il carretto con il mulo e un altro passante): rispetto a pochissimi anni prima, quando il montaggio era praticamente sconosciuto, il mezzo cinematografico sembra aver ormai acquisito la consapevolezza di come sia possibile raccontare una vicenda in modo fluido e naturale attraverso più inquadrature concatenate. La “storia interessante” del titolo potrebbe essere quella mostrata dal film stesso, ma anche quella del libro che il protagonista sta leggendo, talmente interessante appunto da distogliere la sua attenzione da ogni altra cosa. Oggi si potrebbe girare una pellicola del tutto simile, anche se la fonte di distrazione non sarebbe più un libro ma un tablet o un cellulare!

25 dicembre 2019

The little match seller (James Williamson, 1902)

La piccola fiammiferaia
(The little match seller)
di James Williamson – GB 1902

Visto su YouTube.

Un fedele adattamento del racconto breve di Hans Christian Andersen “La piccola fiammiferaia”, nel quale una bambina muore di freddo in un angolo della strada, dopo aver acceso uno a uno i fiammiferi che cercava inutilmente di vendere. A ogni fiammifero, le appare una visione (mostrata sullo schermo attraverso una sovrimpressione mediante un mascherino circolare, la stessa tecnica che George Albert Smith, compatriota di Williamson, aveva già usato qualche anno prima nel suo “Santa Claus”): una stufa calda, una tavola imbandita, un albero di Natale, e infine l'amata nonna, che dopo la morte della bambina compare nuovamente sotto forma di fata e la porta via con sé. Il film si conclude con un poliziotto che scorge il cadavere della bimba, illuminandolo con il fascio della sua torcia. Asciutto, realistico e toccante, il cortometraggio ha poco della teatralità fantastica dei contemporanei lavori di Méliès ed è invece un buon esempio di come lavoravano i primi pionieri del cinema britannici, più interessati a usare i “trucchi” ottici in chiave narrativa. Qui la successione delle visioni aiuta anche a rompere la monotonia dell'inquadratura fissa, che rimane la stessa durante tutta la storia (vivacizzata, però, anche dalla nevicata e dall'entrata e uscita in scena di altri personaggi: oltre al poliziotto nel finale, peraltro già visto prima quando accende i lampioni, c'è anche il monello di strada che ruba alla povera bambina la sua unica scarpa). Il nome degli interpreti, e in particolare quello della protagonista, è sconosciuto. Vista la brevità del racconto originale di Andersen, alcuni critici hanno immaginato che potesse essere letto ad alta voce come accompagnamento alla proiezione del film.

28 agosto 2019

Stop thief! (James Williamson, 1901)

Al ladro! (Stop thief!)
di James Williamson – GB 1901
con Sam Dalton

Visto su YouTube.

Un vagabondo, per strada, ruba un pezzo di carne che un macellaio sta trasportando dal suo negozio. Inseguito da questi, e anche da un gruppo di cani randagi, il ladro si rifugia in una botte, ma verrà scoperto e punito. È incredibile il dinamismo che caratterizza questa pellicola pionieristica e influente, considerata da alcuni critici come il primo chase movie della storia del cinema (i film di inseguimenti, un genere che tanto successo avrà nel periodo delle comiche mute per almeno una decina d'anni: da notare però che già un altro inglese, George Albert Smith, aveva proposto qualcosa di simile nel 1897 in "The miller and the sweep"). Ma l'aspetto forse più interessante è l'utilizzo del montaggio, che collega una dopo l'altra tre diverse inquadrature (il luogo dove avviene il furto; le case che fanno da sfondo all'inseguimento, con donne e bambini che vi assistono divertiti; e la scena finale del barile). Proprio l'utilizzo dei raccordi e della "continuità" narrativa è uno degli aspetti più innovativi delle opere dei registi della cosiddetta "scuola di Brighton", che in quegli anni stavano affinando continuamente il linguaggio della settima arte, rendendolo sempre più unico e sofisticato, ben consapevoli delle differenze fra il teatro e il cinema e delle caratteristiche uniche che quest'ultimo poteva offrire allo spettatore (non soltanto riprese "fisse" di scene recitate come su un palcoscenico, o semplici "dissolvenze" che collegano una sequenza dopo l'altra, ma entrate e uscite di campo da parte dei personaggi per raccontare rapidamente e in diretta lo svolgersi di una vicenda). Il film di Williamson ispirerà direttamente, fra gli altri, il compatriota Frank Mottershaw ("A Daring Daylight Burglary") e l'americano Edwin S. Porter ("The Great Train Robbery"), oltre a Ferdinand Zecca ("La course des sergents de ville").

Fire! (James Williamson, 1901)

Fuoco! (Fire!)
di James Williamson – GB 1901

Visto su YouTube.


Un edificio è in fiamme. Un poliziotto, dopo aver cercato inutilmente di forzare la porta, corre a chiamare i pompieri. Questi approntano i loro carri (trainati da cavalli) e si precipitano sul luogo dell'incendio. All'interno del palazzo, nella sua stanza, un uomo si alza dal letto in preda al panico, circondato dal fuoco e dal fumo. Una tenda che brucia rivela, dietro la finestra, l'arrivo di un pompiere che sfonda l'infisso con l'accetta ed entra nella stanza, utilizzando l'idrante per spegnere le fiamme e accompagnando l'occupante poi giù mediante una scala. Mentre gli altri pompieri continuano a spargere acqua, viene portata in salvo anche una bambina che era rimasta nell'edificio. Infine, un terzo abitante si getta dalla finestra, atterrando su un telone sottostante. Come nel precedente "Attack on a China mission", la pellicola è caratterizzata dal dinamismo, dalla tensione e dal realismo nella messa in scena (qui parte del film è girato in esterni, il che dona autenticità anche alle scene realizzate in studio), nonché da un maturo utilizzo del montaggio (lo stacco serve a collegare quello che accade all'interno e all'esterno della casa, mantenendo la continuità dell'azione: si pensi al pompiere che esce dalla finestra della stanza e che poi ritroviamo sulla scala appesa alla parete esterna) e della profondità di campo (l'uomo e la bambina, accompagnati dai pompieri, si avvicinano alla macchina da presa, passando da un campo lungo a un primo piano). Di fatto un mix fra documentario e cinema di finzione, "Fire!" ispirerà uno dei lavori più celebri dell'americano Edwin S. Porter, "Life of an American Fireman" del 1903.

27 agosto 2019

The big swallow (James Williamson, 1901)

Il grande morso (The big swallow, 1901)
di James Williamson – GB 1901
con Sam Dalton

Visto su YouTube.

Un uomo (l'attore Sam Dalton), ripreso dalla macchina da presa, fa ampi cenni di voler essere lasciato in pace. L'inquadratura, invece, si avvicina sempre più, fino a diventare un primo piano e ad andare ancora oltre. A un certo punto la bocca dell'uomo copre tutto lo schermo, e il cameraman e la macchina da presa ne vengono inghiottiti! Brillante cortometraggio che non soltanto sfrutta (è una delle prime volte!) un carrello e la profondità di campo per avvicinarsi sempre di più al personaggio, ma si svolge anche sul piano metacinematografico (in quegli anni poteva cominciare ad essere frequente che un cineoperatore filmasse i passanti per la strada, magari senza la loro autorizzazione). La rottura del "quarto muro", con lo svelamento della finzione cinematografica, viene svolta in maniera impressionistica e surreale, a un livello concettuale ben più sofisticato e moderno dei trucchi da prestigiatore (per esempio) di Méliès. Eppure, nonostante la complessità dell'idea, quello che accade sullo schermo è perfettamente intuibile dallo spettatore (anche se magari, a un certo punto, questi avrà sospettato di essere lui stesso destinato a essere fagocitato dal personaggio). Il film (nonostante in teoria la macchina da presa non dovrebbe esserci più, essendo stata ingoiata!) termina con il carrello che torna indietro, mostrando il nostro amico masticare con soddisfazione ciò che ha appena inghiottito. L'uso dei primi piani e delle inquadrature ravvicinate rimarrà una caratteristica costante dei lavori di molti pionieri del cinema britannico.

20 agosto 2019

Attack on a China Mission (J. Williamson, 1900)

Attack on a China Mission
di James Williamson – GB 1900
con Mr. James, Mr. Lepard, Florence Williamson
***

Visto su YouTube.

In questo celebre e innovativo film, James Williamson – uno dei pionieri inglesi della "scuola di Brighton" – raffigura un presunto episodio della rivolta dei Boxer in Cina, con l'assalto dei ribelli cinesi a una missione occidentale. Dopo aver messo in salvo le donne e i bambini, il missionario tenta di battersi da solo contro i nemici, ma ne è sopraffatto. Per fortuna arriva un gruppo di marinai, che con i loro fucili attaccano e sconfiggono i Boxer. Dinamismo, azione, tensione e coinvolgimento crescente in poco più di 60 secondi: ma quello che rende davvero interessante la pellicola è il fatto che è il frutto del montaggio di quattro sequenze diverse: a due inquadrature dell'esterno della casa, dove si svolge l'azione, si oppongono due sequenze che mostrano l'arrivo prima dei Boxer e poi dei marinai, ripresi da angolazioni diverse presso il cancello della tenuta. All'epoca, la stragrande maggioranza dei film prodotti era il frutto di una singola ripresa, e se anche quando presente un intervento di montaggio si trattava di un "montaggio invisibile", fatto direttamente in macchina (arrestando la ripresa e poi facendola ripartire), come nei trucchi o negli effetti di sparizione e di trasformazione tipici di Georges Méliès. In questo caso, invece, lo scopo è puramente drammatico e le sequenze mostrano gli eventi da differenti prospettive e con differenti inquadrature (c'è persino un campo e controcampo!), compiendo un passo fondamentale verso il linguaggio del cinema narrativo moderno che avrà in D. W. Griffith il suo principale innovatore. Da apprezzare anche il dinamismo della messa in scena, con personaggi che corrono e che entrano nell'inquadratura non semplicemente dai lati, ma sfruttando tutta la profondità della scenografia. Se poi aggiungiamo l'elevato numero di comparse (almeno una ventina di attori) e il realismo della scena di battaglia, possiamo renderci conto di quanto questo piccolo film fosse ambizioso sotto tutti i punti di vista. Nonostante la cura dei dettagli (c'è un'insegna bilingue), ovviamente non è stato girato in Cina ma in Gran Bretagna (l'edificio che si vede è tutto fuorché orientale!)