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8 luglio 2023

Black Adam (Jaume Collet-Serra, 2022)

Black Adam (id.)
di Jaume Collet-Serra – USA 2022
con Dwayne Johnson, Aldis Hodge
**

Visto in TV (Sky Cinema).

Risvegliato da un'archeologa (Sarah Shahi) dopo cinquemila anni, l'antieroe Black Adam (Dwayne Johnson) deve proteggere la piccola nazione mediorientale di Kahndaq dalle mire di Sabbac (Marwan Kenzari), membro di un'organizzazione paramilitare che tramite una corona magica ha ottenuto il potere di sei demoni infernali. Ma prima dovrà vedersela con i supereroi della Justice Society – Hawkman (Aldis Hodge), Doctor Fate (Pierce Brosnan), Atom Smasher (Noah Centineo) e Cyclone (Quintessa Swindell) – , inviati dagli Stati Uniti nel Kahndaq per imprigionarlo. Versione "oscura" di Capitan Marvel (il personaggio Fawcett/DC, non l'omonimo della Marvel), di cui ha praticamente gli stessi poteri e la stessa origine, Black Adam avrebbe dovuto esserne l'antagonista in "Shazam!", prima che Johnson stesso suggerisse di renderlo protagonista di un film a parte, anche per sfruttare il successo del "Black Panther" della Marvel. Di buona fattura, e con una decente dose di azione supereroistica, il film soffre però per la mancanza di originalità e fatica a uscire dall'alveo della pellicola di genere: i temi "impegnati" come lo sfruttamento colonialista e imperialista delle risorse dei paesi poveri, o il contrasto fra l'etica dei supereroi "ufficiali" (che non uccidono) e quella degli antieroi (che non si trattengono dal ricorrere alla violenza), sono esposti in maniera didascalica e superficiale, mentre aspetti come l'adattamento al mondo moderno di qualcuno che proviene dal terzo millennio avanti Cristo sono completamente ignorati. Fra le citazioni e le strizzatine d'occhio: la musica di Ennio Morricone per il triello de "Il buono, il brutto e il cattivo", e un cameo di Henry "Fonzie" Winkler come zio di Atom Smasher, oltre a tanto metatesto (il personaggio di Amon (Bodhi Sabongui), ragazzino fan dei supereroi DC che insegna a Black Adam le regole per comportarsi come un personaggio dei fumetti). Nel controfinale, Black Adam incontra Superman, suggerendo un suo ritorno nei futuri film del DC Extended Universe.

28 maggio 2023

Ant-Man and the Wasp: Quantumania (P. Reed, 2023)

Ant-Man and the Wasp: Quantumania (id.)
di Peyton Reed – USA 2023
con Paul Rudd, Jonathan Majors
*1/2

Visto in TV (Disney+).

Risucchiati per errore nel cosiddetto "regno quantico", il mondo subatomico già menzionato nei precedenti due film, Scott Lang/Ant-Man (Paul Rudd) e i suoi famigliari – la figlia tredicenne Cassie (Kathryn Newton), la compagna Hope/Wasp (Evangeline Lilly), e i genitori di lei Hank Pym (Michael Douglas) e Janet van Dyne (Michelle Pfeiffer) – devono vedersela con la minaccia di Kang il Conquistatore (Jonathan Majors), viaggiatore spaziotemporale e distruttore di interi universi, esiliato laggiù dai suoi stessi alter ego delle altre dimensioni. La terza pellicola "a solo" del più insignificante degli Avengers (anche se condivide il titolo con Wasp: ma nell'economia della vicenda Hope è forse il personaggio meno importante di tutti, persino in confronto a Cassie o Janet) ha essenzialmente un solo pregio, quello di introdurre il nuovo grande cattivone del Marvel Cinematic Universe, colui che probabilmente sarà destinato a fare da filo conduttore nella nuova "fase" cinematografica della casa delle idee. Per il resto, il film è deficitario narrativamente e nel montaggio, con una sceneggiatura noiosa e una scrittura mediocre, che sacrifica i personaggi (soprattutto gli eroi, protagonista compreso) in favore di un'ambientazione visivamente affascinante sì (merito della CGI), ma anche tutto sommato generica. Gli incredibili scenari del mondo quantico, e i suoi variopinti abitanti, rimangono solo a fare da sfondo a scene di esplorazione e combattimento che si trascinano stancamente, mentre i rapporti famigliari fra i personaggi non offrono niente di epocale, originale o stimolante. Fra i comprimari, dal primo film torna Darren Cross (Corey Stoll), stavolta nei panni di M.O.D.O.K., grottesco testone volante giustamente trattato in chiave comica; fra gli abitanti del mondo quantico spiccano invece la tosta guerriera ribelle Jentorra (Katy O'Brian), il bizzarro telepate Quaz (William Jackson Harper) e l'ambiguo Lord Krylar (Bill Murray, in un breve cameo che strizza troppo l'occhio allo spettatore).

13 marzo 2023

Black Panther: Wakanda Forever (R. Coogler, 2022)

Black Panther: Wakanda Forever (id.)
di Ryan Coogler – USA 2022
con Letitia Wright, Tenoch Huerta
*1/2

Visto in TV (Disney+).

Dopo l'improvvisa morte del re T'Challa in seguito a una misteriosa malattia, il Wakanda – ora governato dalla regina madre Ramonda (Angela Bassett) – deve difendere le proprie riserve di vibranio, prezioso minerale di origine meteoritica che fa gola a numerose nazioni straniere. A proporre al paese africano un'insolita alleanza è Namor (Tenoch Huerta Mejía), sovrano mutante di Talokan, un regno sottomarino segreto, che progetta di attaccare il mondo di superficie per vendicarsi dell'imperialismo e del colonialismo del passato. Ma quando Shuri (Letitia Wright), sorella minore di T'Challa e principessa del Wakanda, impedirà a Namor di uccidere la giovane scienziata Riri Williams (Dominique Thorne) che aveva messo a punto un innovativo rivelatore di vibranio, proprio una guerra fra Talokan e il Wakanda diventerà inevitabile... Sequel del "Black Panther" del 2018, sostanzialmente modificato rispetto ai piani originari in seguito all'inattesa scomparsa, per un tumore, del protagonista Chadwick Boseman (al quale il film è dedicato: la pellicola si apre con il funerale di T'Challa e si conclude con alcune sue immagini ricordate da Shuri, due sequenze che fungono da evidente omaggio all'attore prima ancora che al personaggio). Il costume e il titolo di Pantera Nera passano qui sulle spalle di Shuri (come, a un certo punto, avveniva anche nei fumetti), benché la ragazza ci metta il suo tempo: passano quasi due ore di pellicola prima che decida di elaborare il lutto e di assumere il ruolo, e comunque non senza aver ceduto prima al desiderio di vendetta. Per gran parte del film, dunque, l'impronta è quasi corale, con un nutrito gruppo di personaggi – quasi esclusivamente donne di colore – che guidano la vicenda a rotazione: Shuri, Ramonda, Riri, ma anche il capitano delle guardie Okoye (Danai Gurira) e l'ex spia – e amante di T'Challa – Nakia (Lupita Nyong'o), oltre ad altre guerriere minori. In (inutili) ruoli di contorno ci sono Martin Freeman (l'agente della CIA Ross) e Julia Louis-Dreyfus (la contessa De Fontaine, il suo capo). Namor e gli "atlantidei" (fra i quali Attuma e Namora, figurine prive di caratterizzazione e di ruolo nella storia) sono immaginati come discendenti degli antichi maya. E viene svelata una (improbabilissima) origine del nome stesso "Namor" (mentre "Sub-Mariner" non viene mai usato). Detto ciò, il film è troppo lungo, noioso, con una regia insipiente, soprattutto nelle scene d'azione, un ritmo diseguale e pieno di tempi morti, un pessimo montaggio che gestisce goffamente i raccordi e una sceneggiatura retorica e infantile, che riempie il tutto di conflitti artificiali e fasulli. Male anche il doppiaggio italiano. Nel controfinale si scopre che T'Challa aveva un figlio segreto con il suo stesso nome: un escamotage per poter tornare ad avere in futuro una Pantera Nera di sesso maschile, ovviamente. Assai generose le cinque nomination agli Oscar (ma l'unica statuetta vinta è stata quella per i costumi).

25 dicembre 2022

Guardiani della galassia Holiday Special (J. Gunn, 2022)

Guardiani della galassia Holiday Special
(The Guardians of the Galaxy Holiday Special)
di James Gunn – USA 2022
con Pom Klementieff, Dave Bautista
*1/2

Visto in TV (Disney+).

In occasione delle festività natalizie, per fare un regalo al loro amico Peter Quill (Chris Pratt), gli alieni Mantis e Drax hanno la bella pensata di recarsi sulla Terra e rapire Kevin Bacon (sé stesso), convinti – dai racconti dello stesso Peter – che si tratti di un leggendario eroe terrestre. Quando scopriranno che si tratta solo di un attore, ne resteranno delusi: ma questo non riuscirà a rovinare lo spirito gioioso delle feste... Secondo "special" televisivo per il Marvel Cinematic Universe: dopo quello di Halloween ("Licantropus"), ecco quello natalizio. Ma se il primo era quantomeno decente (diciamolo: un vero film, nonostante la breve durata) e a suo modo anche divertente, questo è assolutamente insulso, pur essendo scritto e diretto dallo stesso autore dei lungometraggi canonici dei Guardiani della galassia. Senza particolari qualità produttive, e anzi quasi imbarazzante come livello di recitazione e di effetti visivi, alterna gag stupide e infantili a situazioni semplicistiche e retoriche (come ogni prodotto natalizio hollywoodiano, d'altronde). Le disavventure degli alieni alle prese con le strane usanze terrestri, o quelle dell'autoironico Bacon (la cosa migliore del film) proiettato in un mondo di strane creature fantascientifiche, non appaiono di certo né originali né trascendentali. Da segnalare due brevi inserti in animazione rotoscope. Gunn ha dichiarato di essere un fan del famigerato "Star Wars Holiday Special", il che spiega molte cose. Nella versione italiana, le canzoni (eseguite dagli Old 97 e da Bacon stesso) non sono tradotte né sottotitolate, scelta inspiegabile visto che, la prima in particolare, si interlacciano ai dialoghi dei personaggi.

10 dicembre 2022

The Batman (Matt Reeves, 2022)

The Batman (id.)
di Matt Reeves – USA 2022
con Robert Pattinson, Zoë Kravitz
**

Visto in TV (Now Tv).

Un misterioso killer, l'Enigmista (Paul Dano), sta uccidendo i più importanti funzionari (giudici e poliziotti) di Gotham City, accusandoli di essere corrotti e lasciando sul posto criptici messaggi destinati a Batman (Robert Pattinson). Questi indaga, aiutato dal commissario Gordon (Jeffrey Wright), l'unico fra la polizia a tollerare la presenza del vigilante, e dall'acrobatica ladra Selina Kyle, alias Catwoman (Zoë Kravitz): ma scoprirà suo malgrado torbide ombre nel passato del suo stesso padre, Thomas Wayne, fino ad allora ritenuto integerrimo... L'ennesimo rilancio cinematografico di Batman (la pellicola non ha nessun legame, almeno esplicito, con le incarnazioni più recenti, quelle in cui a interpretare l'uomo pipistrello c'erano Christian Bale e Ben Affleck, né con altri film del DC Extended Universe) è un lungometraggio cupo, pesante, con toni da noir (c'è anche la voce narrante fuori campo, che ricorda quella del Rorschach di "Watchmen") e inutilmente lungo: quasi tre ore per raccontare una storia dall'intreccio farraginoso, con dialoghi artefatti ed espositivi, scene d'azione noiose e un finale anticlimatico. Sotto il cielo di una Gotham oscura e piovosa c'è poco di fresco o di originale: gli stilemi e i riferimenti sono quelli anni ottanta (i fumetti di Frank Miller) e novanta ("Seven" di David Fincher), a partire da un Batman grosso, corazzato, violento e tormentato, che solo nel finale abbandonerà le sue ossessioni ("Io sono vendetta" è il modo in cui si presenta all'inizio, salvo cambiare prospettiva quando si troverà di fronte alla follia dei suoi avversari) e da una Selina Kyle che sembra uscire direttamente dal "Batman: Year One" di Miller/Mazzucchelli (che apparentemente è l'unico riferimento fumettistico per il personaggio al cinema). Pattinson convince quando è in maschera, nei panni dell'uomo pipistrello, molto meno come Bruce Wayne, troppo cupo e tormentato: i due personaggi dovrebbero essere più antitetici (ma forse lo diventeranno). In un certo senso il film rappresenta un'origin story per Batman, anche se in maniera obliqua: secondo i piani, dovrebbe essere il primo di una nuova trilogia. Insolito il casting, che rende irriconoscibili Andy Serkis (il maggiordomo Alfred) e Colin Farrell (il Pinguino), mentre John Turturro è il boss mafioso Carmine Falcone, legato a doppio filo alle origini sia di Batman che di Catwoman. La colonna sonora di Michael Giacchino gira a più riprese attorno all'Ave Maria di Schubert. Nel finale, comparsata per il Joker ad Arkham. Mediocre l'adattamento italiano, in grande difficoltà nel rendere i giochi di parole contenuti negli indovinelli dell'Enigmista.

26 ottobre 2022

Licantropus (Michael Giacchino, 2022)

Licantropus (Werewolf by Night)
di Michael Giacchino – USA 2022
con Gael García Bernal, Laura Donnelly
**

Visto in TV (Disney+).

Alla morte di Ulysses Bloodstone, leader di una setta segreta che da secoli dà la caccia a mostri e varie creature soprannaturali, un gruppo di "cacciatori" si raduna per scegliere il suo successore, colui che deterrà il potere della Bloodstone, pietra magica in grado di influenzare la psiche dei suddetti mostri. Fra i candidati, che dovranno competere fra loro dando la caccia a una bestia catturata per l'occasione (il tutto ricorda il classico "La pericolosa partita" del 1932), ci sono anche Elsa (Laura Donnelly), figlia ripudiata di Ulysses, e Jack (Gael García Bernal), che in realtà è a sua volta un mostro, per la precisione un licantropo, un lupo mannaro che si trasforma nelle notti di luna piena, e che si è introdotto nella setta con l'unico scopo di liberare l'oggetto della caccia, il suo amico Ted (ovvero l'Uomo-Cosa!). Primo "special televisivo" per il Marvel Cinematic Universe, di un'ora scarsa di durata e pubblicato in streaming sulla piattaforma Disney+ sotto Halloween: lo stile e l'estetica sono quelli dei vecchi film di mostri della Universal, tanto da essere girato quasi tutto in bianco e nero (a parte i riflessi rossi emanati dalla Bloodstone, e il breve finale a colori che richiama "Il mago di Oz", con tanto di canzone "Somewhere over the rainbow" a sottolinearlo). Il titolo italiano, "Licantropus", è il nome con cui il personaggio dei fumetti era stato pubblicato nel nostro paese: faceva parte di un gruppo di character horror (come anche Dracula, la Mummia vivente e lo stesso Uomo-Cosa) con cui la Marvel aveva provato a differenziare la propria offerta negli anni settanta, uscendo dall'alveo dei "semplici" supereroi. Rispetto ai normali film del MCU, questo speciale è decisamente su piccola scala, alquanto esile e superficiale (le caratterizzazioni dei personaggi latitano: gli altri cacciatori di mostri, in particolare, sono macchiette senza profondità), ma quantomeno divertente da vedere per una serata fra amici. Harriet Sansom Harris è Verusa, vedova di Ulysses e matrigna di Elsa. Alla regia c'è il compositore (!) Michael Giacchino.

11 ottobre 2022

Morbius (Daniel Espinosa, 2022)

Morbius (id.)
di Daniel Espinosa – USA 2022
con Jared Leto, Matt Smith
*1/2

Visto in TV (Netflix).

In cerca di una cura per la malattia ematica che lo tormenta dalla nascita, il medico Michael Morbius (Jared Leto) si inietta il DNA di un pipistrello e diventa così un vampiro, assetato di sangue ma dotato di forza e agilità sovrumane, oltre che di capacità sensoriali accresciute. Dovrà vedersela con Milo (Matt Smith), suo fratello adottivo, che ha subito la stessa trasformazione ma ha molti meno scrupoli nel nutrirsi di sangue umano. Ispirato a un personaggio Marvel decisamente minore (nato sui fumetti come nemico dell'Uomo Ragno: è il secondo, dopo Venom, a ricevere l'onore di un film tutto suo), un horror d'azione noioso e senza molte qualità, strano incrocio fra il Dottor Jekyll e Mister Hyde e un Dracula in salsa supereroistica. Gli attori si impegnano (meglio Smith di Leto, comunque; un dimesso Jared Harris è il padre adottivo di Michael e Milo, mentre la comprimaria femminile, Adria Arjona, è insignificante) e gli effetti speciali fanno il loro lavoro (nelle scene di combattimento impazza il "bullet time", ma c'è anche un interessante uso del colore durante il movimento dei personaggi): il problema è una sceneggiatura senza idee originali, con una trama costruita su mille cliché e personaggi dalle caratterizzazioni piatte, semplicistiche o ballerine. La nave dove Morbius si trasforma per la prima volta si chiama Murnau, evidente omaggio al regista di "Nosferatu" (uscito esattamente 100 anni prima!). Pochi gli accenni (a Venom e a Spider-Man) che fanno capire di trovarci in un universo condiviso: ma nelle scene in mezzo ai titoli di coda compare l'Avvoltoio (Michael Keaton) già visto in "Spider-Man: Homecoming".

23 settembre 2022

Thor: Love and Thunder (Taika Waititi, 2022)

Thor: Love and Thunder (id.)
di Taika Waititi – USA 2022
con Chris Hemsworth, Christian Bale
*1/2

Visto in TV (Disney+).

Dopo un periodo trascorso nello spazio, un Thor sempre più magniloquente, stupido e fanfarone (Chris Hemsworth) torna sulla Terra per affrontare Gorr (Christian Bale), il "macellatore di dei", che intende sterminare tutte le divinità dell'universo. Con l'aiuto di Jane Foster (Natalie Portman), la sua ex che ha ottenuto dal redivivo martello Mjolnir la capacità di trasformarsi in una variante di Thor al femminile, nonché della Valchiria (Tessa Thompson) e dell'alieno Korg, il nostro eroe cercherà di impedire al nemico di raggiungere Eternità, entità cosmica in grado di esaudire i desideri. Il quarto lungometraggio dedicato al dio del tuono, il secondo diretto da Taika Waititi dopo "Thor: Ragnarok", è uno dei film del Marvel Cinematic Universe più brutti di sempre. Il finale (leggermente) a sorpresa, e in generale tutto ciò che ruota attorno all'antagonista (che però si vede troppo poco), non bastano a nobilitare una trama semplicistica e retorica, dei dialoghi mediocri, un umorismo la cui qualità va dall'infantile all'imbarazzante (intendiamoci: è sempre lo stesso umorismo goffo e adolescenziale di tutti i film Marvel, ma stavolta appare di livello ancora più basso, vedi per esempio la scena in cui Thor viene denudato da Zeus), personaggi vacui dalla caratterizzazione ondivaga o esilissima, una recitazione scadente, una colonna sonora orribilmente random, la brutta CGI e in generale l'estetica da videogioco. L'atmosfera, per la maggior parte della pellicola, è quella di uno scherzo continuo, una buffonata con occasionali momenti "seri" (la malattia di Jane, le origini di Gorr) che generano una tremenda dissonanza tonale. E se il tutto è impossibile da prendere sul serio, manca anche quel senso di divertimento spontaneo e scanzonato che rendeva gradevole il precedente episodio. Fra le cose potenzialmente interessanti (ma trattate come una barzelletta), la "gelosia" fra le varie armi di Thor, come quella che l'ascia Stormbreaker prova verso Mjolnir, mentre la breve sequenza ambientata nella dorata città degli dei (dal ridicolo nome di Omnipotence City) sembra la parodia di un film di Tarsem Singh o del "Gods of Egypt" di Alex Proyas. Pochi o irrilevanti, stavolta, i collegamenti con gli altri film Marvel (giusto la presenza, all'inizio, dei Guardiani della Galassia), mentre abbondano quelli ai precedenti capitoli di Thor. Le due capre, oltre che dalla mitologia norrena, provengono dalla run nei comics di Walt Simonson. E a proposito di fumetti: Eternità è del tutto travisato e banalizzato. Giusto una nota di costume gli elementi di "inclusività" (il girl power, la Valchiria lesbica, l'omosessualità della razza di Korg: dettagli inutili ai fini della storia, almeno questi ultimi due, nient'altro che queerbaiting, che però sono stati censurati in alcune edizioni all'estero). Russell Crowe è uno Zeus buffone e poco cerimonioso (che nei titoli di coda invita Ercole alla vendetta contro Thor), Matt Damon, Sam Neill e Luke Hemsworth ritornano (da "Thor: Ragnarok") in un cameo nel ruolo degli attori asgardiani nell'unica scena in cui si fa riferimento (ovviamente ironico) a Odino e Loki.

24 luglio 2022

Doctor Strange nel multiverso della follia (S. Raimi, 2022)

Doctor Strange nel multiverso della follia (Doctor Strange in the Multiverse of Madness)
di Sam Raimi – USA 2022
con Benedict Cumberbatch, Elizabeth Olsen
**

Visto in TV (Disney+).

Per proteggere la giovane America Chavez (Xochitl Gomez), teenager in grado di aprire "varchi" fra gli universi paralleli che compongono il Multiverso, da Wanda/Scarlet Witch (Elizabeth Olsen), che intende assorbirne i poteri per trasferirsi in un mondo alternativo in cui potrà vivere felice con i propri figli Billy e Tommy (che in realtà non esistono: li aveva creati con la propria magia nella serie televisiva "WandaVision"), il Dottor Strange (l'ottimo Cumberbatch) si getta alla ricerca del Libro dei Vishanti, il contraltare al Darkhold, il volume di incantesimi maledetti il cui utilizzo ha reso appunto cattiva Wanda. Il secondo film "a solo" del Dottor Strange (ma il personaggio nel frattempo ha avuto ruoli, anche di primo piano, nei film di Thor, degli Avengers e di Spider-Man) è una scorribanda attraverso alcuni (pochi, per la verità, e nemmeno tanto "folli", a dispetto del titolo) universi paralleli. Fra questi spicca Terra-838 (esattamente come nei fumetti, ogni mondo ha un proprio numero di catalogazione: quello del "normale" MCU è chiamato Terra-616, anche se in precedenza questa era la denominazione dell'universo dei comics, non di quello dei film), dove facciamo la conoscenza degli Illuminati, il gruppo di leader di supereroi di cui fanno parte il barone Mordo (Chiwetel Ejiofor, qui stregone supremo), Black Bolt/Freccia Nera (Anson Mount), Maria Rambeau/Captain Marvel (Lashana Lynch), Peggy Carter/Captain Carter (Hayley Atwell), Reed Richards/Mister Fantastic (John Krasinski), e Charles Xavier/Professor X (Patrick Stewart), tutte versioni alternative degli omonimi personaggi già apparsi in film e serie televisive precedenti. Degne di nota sono le apparizioni di Reed Richards e Charles Xavier, in quanto introducono ufficialmente nel MCU (seppure in un mondo parallelo, appunto) le franchise dei Fantastici Quattro e degli X-Men, i cui diritti cinematografici sono stati di recente riacquisiti dalla Marvel. Visivamente spettacolare (anche se forse mi aspettavo di più: le sequenze "alla Ditko" ambientate in dimensioni surreali dove le normali leggi della fisica non hanno valore sono molto poche e brevi), il film soffre per la sceneggiatura mediocre e schematica di Michael Waldron, con banalità come la cattiva che si tradisce praticamente subito, dicendo un nome che non dovrebbe conoscere, e il finale anticlimatico in cui si pente all'istante perché i suoi figli hanno paura di lei vedendola fare cose... da cattiva. E quelli che potevano essere gli spunti più interessanti (il concetto che i sogni sono finestre sulle altre realtà) vengono quasi subito messi da parte (se escludiamo l'accenno allo "sleepwalking": ma perché non chiamarlo sonnambulismo?). Inoltre ormai non stiamo nemmeno più parlando di film a sé stanti: sono in tutto e per tutto puntate di un enorme telefilm, sempre più a uso e consumo di un appassionato che dovrebbe essersi sciroppato tantissimi antefatti per comprendere o gustarsi appieno l'insieme (ormai i riferimenti non puntano nemmeno soltanto ai 27 (!) film precedenti del MCU, ma anche alle serie televisive, come appunto "WandaVision" ma anche "Loki" o "Inhumans": chi, come me, non guarda queste ultime, si sente tagliato fuori da molte cose). Alla regia c'è Sam Raimi, di ritorno alla Marvel dopo i tre "Spider-Man" con Tobey Maguire: il buon Sam fa quello che può, ma mentirei se dicessi che la sua mano si riconosce. Dal film precedente del Dottor Strange tornano Benedict Wong (complessivamente inutile), Rachel McAdams (con un ruolo invece di primo piano) e Michael Stuhlbarg (solo una comparsata).

22 luglio 2022

Spider-Man: No way home (Jon Watts, 2021)

Spider-Man: No way home (id.)
di Jon Watts – USA 2021
con Tom Holland, Zendaya, Willem Dafoe
**1/2

Visto in TV (Now Tv).

Avendo Mysterio rivelato a tutto il mondo la sua identità segreta al termine del precedente "Spider-Man: Far from home" (si noti come tutti e tre i film di Spider-Man finora coprodotti dalla Marvel abbiano la parola "home" nel titolo), Peter Parker (Holland) scopre che la propria vita – sia quella da supereroe che quella privata – si è fatta ormai molto difficile, e lo stesso vale per i suoi amici più cari (MJ e Ned). Decide così di chiedere aiuto al Dottor Strange (Benedict Cumberbatch), affinché cancelli con un incantesimo la sua identità segreta dalla memoria di tutti. Per un errore, però, l'incantesimo produce un effetto ben diverso, attirando dal Multiverso (l'insieme di dimensioni alternative che compongono l'universo Marvel) tutti i personaggi che, in un modo o nell'altro, sono a conoscenza del fatto che Peter Parker è l’Uomo Ragno. Fra questi, in particolare, una serie di "cattivi" visti nelle incarnazioni precedenti della franchise, molti dei quali strappati al loro continuum un attimo prima della morte per opera dei rispettivi Peter: rivediamo così il folle Goblin (Willem Dafoe, dallo "Spider-Man" di Sam Raimi del 2002), il Dottor Octopus (Alfred Molina, da "Spider-Man 2"), l'Uomo Sabbia (Thomas Haden Church, da "Spider-Man 3"), Lizard (Rhys Ifans, da "The amazing Spider-Man" del 2012) ed Electro (Jamie Foxx, da "The amazing Spider-Man 2", con un aspetto ridisegnato). Inizialmente Peter proverà ad aiutarli o a farseli amici, ma quando gli si rivolteranno contro (Goblin in particolare, che provoca la morte di zia May) dovrà affrontarli con l'aiuto delle proprie controparti, vale a dire gli Spider-Man interpretati da Tobey Maguire (nei film di Sam Raimi usciti dal 2002 al 2007) e Andrew Garfield (in quelli di Marc Webb usciti nel 2012 e 2014). Enorme successo commerciale (è stato il film con i maggiori incassi al botteghino in epoca di pandemia) per la pellicola del personaggio forse più grandiosa e ambiziosa nelle sue intenzioni, che recupera e fonde insieme le più recenti incarnazioni del Tessiragnatele (rivelando che ogni reboot costituisce un universo alternativo, un concetto con cui i lettori dei fumetti Marvel erano già familiari, fra retcon e "What if...") ispirandosi forse al successo del film d'animazione "Spider-Man: Un nuovo universo" che era basato su un'idea simile. E naturalmente è un'occasione ghiotta per rivedere alcuni dei migliori attori delle pellicole precedenti (su tutti Dafoe e Molina) e per far interagire in una serie di imbarazzanti siparietti (che vorrebbero essere comici) i tre attori che hanno incarnato Peter Parker nel ventunesimo secolo (confermando, se ce n'era bisogno, che Holland è di gran lunga il migliore dei tre). Tutto ciò, però, rende inevitabile il fatto che il film non sia godibile a sé stante: per apprezzarlo appieno bisogna essere un "Marvel zombie", o quantomeno un nerd che si sia sciroppato tutti i film precedenti, non solo quelli del Marvel Cinematic Universe (vedi anche i mille riferimenti a Daredevil, Nick Fury, gli Avengers o Thanos) ma addirittura quelli fuori continuity. Se ci aggiungiamo qualche svolta un po' forzata, troppe strizzatine d'occhio e un brusco rallentamento nella parte centrale, il risultato è tutt'altro che perfetto, per quanto resti godibile (gli Spider-Man sono comunque superiori alla media degli altri film Marvel). Per la prima volta, anche in questo universo, abbiamo la celebre frase "Da un grande potere derivano grandi responsabilità", che dona all'intera trilogia finora realizzata il sapore della origin story. Il reset finale, che consentirà alla franchise, se lo vorrà, di ripartire ancora una volta (quasi) da zero, ricorda invece certe retcon proposte anche nei fumetti e spesso male accolte dai lettori (come il famigerato "Soltanto un altro giorno", One More Day, di Straczynski e Quesada). Nella scena mid-credits, apparizione a sorpresa del Venom interpretato da Tom Hardy (il che non ha senso: Eddie Brock non conosceva l'identità di Spider-Man!), che lascia un pezzo di simbiota nel MCU. Nel cast, tornano dai film precedenti Marisa Tomei (May), Zendaya (MJ, che in questo universo sta Michelle Jones e non per Mary Jane), Jacob Batalon (Ned, con il cognome Leeds confermato), Jon Favreau (Happy Hogan), mentre J.K. Simmons, senza bisogno di salti dimensionali, è J. Jonah Jameson.

14 luglio 2022

The Suicide Squad - Missione suicida (J. Gunn, 2021)

The Suicide Squad - Missione suicida (The Suicide Squad)
di James Gunn – USA 2021
con Idris Elba, Margot Robbie
*1/2

Visto in TV (Now Tv), con Sabrina.

La Task Force X (nome "ufficiale" della Suicide Squad, gruppo formato da supercriminali ai quali è stato offerto uno sconto di pena se collaboreranno con il governo degli Stati Uniti) viene inviata sull'isola latino-americana di Corto Maltese, dove c'è stato di recente un colpo di stato, per infiltrarsi e distruggere ogni traccia del misterioso "progetto Starfish", arma segreta messa a punto dallo scienziato pazzo Thinker (Peter Capaldi). A far parte della squadra, a questo giro, sono i mercenari rivali Bloodsport (Idris Elba) e Peacemaker (John Cena), l'uomo-squalo King Shark (doppiato in originale da Sylvester Stallone), l'ammaestratrice di topi Ratcatcher II (Daniela Melchior) e il folle Polka-Dot Man (David Dastmalchian), mentre Harley Quinn (Margot Robbie) e il suo mentore, il colonnello Rick Flag (Joel Kinnaman), si trovano già sul posto, essendo stati inviati con un precedente gruppo di cui sono i soli sopravvissuti. Secondo film della Suicide Squad dopo il precedente "Suicide Squad" (sì, i titolisti non hanno molta fantasia), terzo del DC Extended Universe con Harley Quinn (che nel frattempo è apparsa anche in "Birds of Prey"): si sperava in James Gunn, in trasferta dalla Marvel fra un episodio e l'altro di "Guardians of the Galaxy", perché facesse meglio di David Ayer (e non ci voleva poi molto), ma anche stavolta si resta delusi. Il divertimento ultraviolento e decerebrato è spacciato per irriverente, ma fra personaggi stupidi (e improbabili) al limite del demenziale, una trama generica, una fotografia sempre troppo scura e un doppiaggio italiano mediocre, per almeno tre quarti del film si fa fatica trovare un bandolo di interesse. Le gag sono infantili e, quasi sempre, non fanno ridere. E pure il personaggio di Harley Quinn sembra peggiorare di pellicola in pellicola: ormai è diventato solo una macchietta. Le cose migliorano un po' nel finale, con lo scontro con il mostruoso Starro il Conquistatore, gigantesco alieno a forma di stella marina (un vero e proprio kaiju, come commentano gli stessi personaggi del film). Nel cast anche Viola Davis, Michael Rooker, Alice Braga. Peacemaker tornerà in una serie tv. Come già nel "Batman" di Tim Burton, il nome Corto Maltese non è un omaggio diretto a Hugo Pratt: l'isola, infatti, era citata nel seminale "Il ritorno del cavaliere oscuro" di Frank Miller.

29 giugno 2022

Freaks out (Gabriele Mainetti, 2021)

Freaks out
di Gabriele Mainetti – Italia 2021
con Aurora Giovinazzo, Franz Rogowski
**

Visto in TV (Prime Video).

Nella Roma occupata dai nazisti, durante la seconda guerra mondiale, quattro freak di un circo, dotati di "superpoteri" – il forzuto "uomo bestia" Fulvio (Claudio Santamaria), l'albino Cencio (Pietro Castellitto) in grado di comunicare con gli insetti, il nano Mario (Giancarlo Martini) dal corpo magnetico, e la giovane Matilde (Aurora Giovinazzo) che controlla l'elettricità – devono vedersela con il tedesco Franz (Franz Rogowski), pianista con sei dita e capace di scrutare nel futuro, che intende reclutarli per impedire il crollo del Terzo Reich. Il secondo film di Mainetti, dopo il successo di "Lo chiamavano Jeeg Robot", è un'altra variante "all'italiana" del cinema di supereroi, ma con molte più ambizioni: la collocazione storica e la combinazione di eventi bellici ed elementi fantastici fanno pensare a un mix fra "Il labirinto del fauno" di Del Toro, i film della Marvel e i "Bastardi senza gloria" di Tarantino, mentre la presenza dei freak e del circo ricordano certe cose di Jodorowsky ("Santa sangre") o De la Iglesia ("Ballata dell'odio e dell'amore"). Il problema è che il film ha il difetto di... provarci un po' troppo. La confezione è troppo patinata e ricercata, fra effetti speciali e fotografia ipercorretta che gli donano un'estetica fredda, finta e fastidiosa; i dialoghi sono espositivi (e la presa diretta li rende a tratti difficili da capire, anche perché spesso coperti dalla musica o dai rumori); personaggi e situazioni sono artificiali o infantili; e le caratterizzazioni sono schematiche e prive di sottigliezza (vedi per esempio i nazisti tutti cattivissimi – a proposito, è possibile che a Roma ci siano solo nazisti, e nemmeno un fascista? – o i partigiani menomati che cantano "Bella ciao"). Il personaggio più interessante è comunque l'antagonista, Franz (e la sequenza migliore quella delle sue allucinazioni sotto l'influsso dell'etere): e però, nessuno, nemmeno lui, si rende conto che il potere di vedere il futuro sarebbe molto più importante degli altri per vincere la guerra? Troppo lunga e fracassona la battaglia finale. Giorgio Tirabassi è Israel, direttore della compagnia circense, Max Mazzotta è il Gobbo, capo dei partigiani.

3 maggio 2022

Venom: La furia di Carnage (A. Serkis, 2021)

Venom: La furia di Carnage (Venom: Let there be Carnage)
di Andy Serkis – USA 2021
con Tom Hardy, Woody Harrelson
**

Visto in TV (Netflix).

La convivenza simbiotica fra il giornalista Eddie Brock (Tom Hardy) e l'alieno Venom prosegue fra alti e bassi: la loro è quasi la parodia di una storia d'amore (con tanto di dichiarazione nel finale), compresa di litigi, separazioni, scuse e riconciliazioni. In questo secondo lungometraggio dedicato al personaggio Marvel (nato nei fumetti come nemico dell'Uomo Ragno: e nella scena sui titoli di coda si rimanda proprio al finale di "Spider-Man: Far From Home", aprendo la via all'integrazione di Venom nel Marvel Cinematic Universe), la minaccia è costituita da Cletus Kasady (Woody Harrelson), folle serial killer condannato a morte. Ma prima che possa essere giustiziato, viene contaminato dal sangue di Venom, sviluppando a propria volta un simbionte alieno senziente, Carnage, assai simile ma ben più cattivo e letale del "genitore", nonché in cerca di vendetta insieme alla sua alleata Shriek (Naomie Harris). Come succedeva già nel primo film, si continua a offrire un intrattenimento disimpegnato che però risulta stranamente accattivante (dico stranamente perché i personaggi di Venom, e di Carnage soprattutto, nei comics erano monocordi e noiosi). Il meglio è dato dai battibecchi fra Brock e Venom, mentre le scene d'azione sono puro caos ed energia, senza troppa logica o sofisticazione. A parte gli effetti speciali, tutto il film sembra un po' al risparmio. Cast assai ridotto: oltre ai personaggi già citati, ci sono solo il poliziotto Patrick Mulligan (Stephen Graham), l'ex fiamma di Eddie Anne (Michelle Williams) e il suo nuovo fidanzato Dan (Reid Scott). Lo scontro finale nella chiesa (dove Carnage e Shriek si vogliono sposare al suono del "Lacrimosa" di Mozart), e in particolare la scena delle campane, citano la storia a fumetti in cui l'Uomo Ragno si separò definitivamente dal suo costume alieno (che poi diede vita proprio a Venom).

25 febbraio 2022

Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli (D. D. Cretton, 2021)

Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli
(Shang-Chi and the Legend of the Ten Rings)
di Destin Daniel Cretton – USA 2021
con Simu Liu, Awkwafina
**

Visto in TV (Disney+).

Dopo le quote neri ("Black Panther") e donne ("Captain Marvel", "Black Widow"), l'Universo Cinematico Marvel si occupa anche degli asiatici, andando a ripescare un personaggio che ebbe una certa popolarità negli anni Settanta, grazie a una bella serie a fumetti scritta da Doug Moench e disegnata da Paul Gulacy, Mike Zeck e Gene Day: Shang-Chi, "Master of Kung-fu", creato (da Steve Englehart e Jim Starlin) sull'onda della mania per le arti marziali istigata in quel decennio dai film di Bruce Lee e dalla serie televisiva "Kung fu" con David Carradine. Il personaggio originale era legato strettamente al mondo immaginario ideato dallo scrittore inglese Sax Rohmer, di cui al tempo la Marvel aveva acquisito i diritti, che ora ha perduto. Ecco perché suo padre, in questa rivisitazione, non è più il leggendario Fu Manchu ma un più "anonimo" villain, Xu Wenwu (Tony Leung Chiu-wai), fusione di diversi personaggi classici Marvel: il suddetto Fu Manchu, Master Khan (l'arcinemico di Iron Fist) e il Mandarino (avversario di Iron Man). Quest'ultimo era già stato introdotto in "Iron Man 3", ma con il twist che si trattava solo di un attore che ne recitava la parte: tale sciroccato attore, interpretato da Ben Kingsley, fa una comparsata anche qui in un ruolo comico. Tornando a Shang-Chi (il non trascendentale Simu Liu), è appunto il figlio di un signore della guerra che ha acquisito enormi poteri (e l'immortalità) grazie ai magici Dieci Anelli, artefatti di misteriosa natura. Addestrato dal genitore a diventare un killer, Shang-Chi si ribella a lui e cercherà di fermarlo, insieme alla sorella Xialing (Zhang Meng'er) e all'amica Katy (Awkwafina), quando l'uomo – convinto che lo spirito della moglie defunta (Fala Chen) sia tenuto prigioniero nel suo villaggio di origine – lo assalterà per liberare un potente demone. La fusione fra il genere supereroistico e quello del Wuxia e delle arti marziali è tutto sommato intrigante, il ritmo non latita e anche i combattimenti, per una volta, sono meno noiosi del solito (ma sempre troppo lunghi e "digitali"). Ma se l'immaginario e le scenografie risultano gradevoli, purtroppo i personaggi sono banali e poco approfonditi: il migliore è quello più low-key, ovvero la Katy interpretata dalla simpatica Awkwafina, mentre nel comparto attoriale, oltre a Kingsley e all'ottimo Leung, spiccano Michelle Yeoh nel ruolo della zia del protagonista e Yuen Wah in quello del capo del villaggio – nascosto fra le montagne e popolato da creature magiche e mitologiche – da cui proveniva sua madre. Per il resto, tutto (umorismo compreso) sa di pre-confezionato e di dimenticabile: il solito telefilm. Tenui anche i legami con il resto del MCU: a parte il suddetto rimando al Mandarino, abbiamo un casuale riferimento a Thanos e una breve apparizione di Wong (l'assistente del Dottor Strange) e di Abominio. Fra i mercenari al servizio di Wenwu spicca Razorfist (Florian Munteanu). E nella scena a metà dei titoli di coda appaiono brevemente anche Bruce Banner e Carol Danvers.

26 gennaio 2022

Black Widow (Cate Shortland, 2021)

Black Widow (id.)
di Cate Shortland – USA 2021
con Scarlett Johansson, Florence Pugh
**1/2

Visto in TV (Disney+).

La Vedova Nera è sempre stato uno dei personaggi meno interessanti della Marvel (o almeno del suo Cinematic Universe), ma questo film prova – e in qualche modo ci riesce – a darle un po' di spessore, fornendoci il suo background e affiancandole una sorta di "famiglia". Il termine va fra virgolette, visto che si tratta, come lei, di spie russe inviate negli Stati Uniti sotto copertura: il "padre" è Alexei, alias il super-soldato Red Guardian (David Harbour), la risposta sovietica a Capitan America; la "madre" è Melina (Rachel Weisz), scienziata che ha collaborato al progetto con cui il perfido Dreykov (Ray Winstone), il cattivo di turno, controlla chimicamente la mente di un vero e proprio esercito di "Vedove", ragazze addestrate al combattimento e private della volontà e del libero arbitrio per essere usate come spie killer; e fra queste, almeno all'inizio, c'è anche Yelena (Florence Pugh), la "sorella minore" di Natasha Romanoff (Scarlett Johansson), con la quale si riunirà per trovare l'ubicazione della Stanza Rossa, il laboratorio segreto di Dreykov, e affrontare l'antico nemico. La vicenda si svolge durante il periodo in cui gli Avengers erano separati, ovvero dopo gli eventi di "Captain America: Civil War". Francamente mi aspettavo di peggio, da quello che prometteva di essere in tutto e per tutto un film Marvel minore: il soggetto è compatto e coerente (e più che un film di supereroi, sembra uno di spionaggio alla James Bond), la sceneggiatura affronta in maniera intrigante il tema della famiglia (vera o meno che sia) e non si perde in mille rivoli (anche se i tentativi di umorismo sono un po' goffi, specialmente riguardo alla personalità di Yelena: ma la presa in giro delle "pose eroiche" di Natasha è indovinata), e i personaggi sono pochi ma buoni: l'unico altro antagonista è Taskmaster, che si rivela essere la figlia di Dreykov (Olga Kurylenko). Peccato per le solite noiosissime scene di combattimento (ma la colpa è anche degli effetti speciali digitali, meno buoni del solito) e per l'orribile adattamento italiano (che fastidio continuare a sentire "Avengers" e soprattutto "Captain America", in inglese!). O-T Fagbenle è il "trovarobe" Rick Mason, William Hurt appare brevemente come generale Ross. Probabilmente la pellicola segna l'addio della Johansson al MCU, visto che il personaggio di Natasha è uscito di scena in "Avengers: Endgame": questo va considerato il suo canto del cigno. Nella scena che segue i titoli di coda, da collocarsi dopo il suddetto film, la contessa Valentina Allegra de Fontaine incarica Yelena di uccidere Clint Barton (gli sviluppi si vedranno nella serie tv "Hawkeye").

10 gennaio 2022

Origini segrete (D. Galán Galindo, 2020)

Origini segrete (Orígenes secretos)
di David Galán Galindo – Spagna 2020
con Javier Rey, Brays Efe
**

Visto in TV (Netflix).

Per indagare su un serial killer che uccide le sue vittime "ricreando" le origini dei più celebri supereroi americani (da Hulk a Iron Man, da Batman all'Uomo Ragno), il detective madrileno David (Javier Rey) è costretto a chiedere l'aiuto di Jorge Elías (Brays Efe), appassionato cultore di comics e proprietario di un negozio di fumetti, nonché figlio del suo predecessore Cosme (Antonio Resines). Simpatica pellicola spagnola che da un lato ricorda i polizieschi alla "Seven" (con il killer che segue una particolare ossessione e semina indizi), dall'altro si iscrive al filone che cala gli elementi supereroistici nella realtà (alla "Unbreakable", con cui ha molto in comune). Nonostante evidenti limiti di scrittura e di respiro, si lascia guardare con interesse. Fra le tematiche: il riscatto e l'orgoglio dei nerd (anche il capo della sezione omicidi, la bella Norma (Verónica Echegui), è patita di manga e fa la cosplayer) e il concetto di eroe in un mondo dove non tutto è bianco o nero.

12 novembre 2021

Eternals (Chloé Zhao, 2021)

Eternals (id.)
di Chloé Zhao – USA 2021
con Gemma Chan, Richard Madden
**

Visto al cinema Colosseo.

Gli Eterni, razza di alieni immortali dotati di straordinari poteri, vengono inviati in tempi antichi sulla Terra dai loro colossali padroni, i Celestiali, affinché proteggano l'umanità dai mostruosi Devianti. E nel corso dei millenni, vivendo sul nostro pianeta (e affezionandosi ai suoi abitanti), ne fanno avanzare l'evoluzione tecnologica e culturale, dando fra l'altro origine a svariati miti e leggende. Ma quando, ai giorni nostri, scopriranno la vera natura della loro missione, saranno costretti a prendere una decisione drastica... Pur avendo anche avuto l'onore, in Italia, di una collana a fumetti personale di grande formato ai tempi dell'Editoriale Corno, gli Eterni sono sempre stati un gruppo di personaggi minori della Marvel, benché alcuni di essi (Sersi, Gilgamesh) abbiano fatto parte occasionalmente persino dei Vendicatori. Creati da Jack Kirby a metà degli anni Settanta, erano stati inizialmente immaginati come abitanti di un mondo a parte, separato dal resto dell'Universo Marvel: i temi grandiosi ed epici delle loro storie, con riferimenti alle religioni e alle antiche civiltà, ma anche la narrazione confusa, psichedelica e fin troppo ambiziosa, mal si accordava con le vicende degli altri supereroi, generando incoerenze (per dirne una: la presenza dei "veri" déi dell'Olimpo nelle storie di Thor) che autori successivi – da Roy Thomas a Neil Gaiman – hanno cercato di sanare. La scelta di affidare la regia del film a loro dedicato a Chloé Zhao, finora nota per pellicole d'autore intimistiche e documentaristiche (gli ottimi "The rider" e "Nomadland"), sembrava voler mitigare questi aspetti, riducendo almeno in parte la grandiosità della visione di Kirby e donando maggiore umanità e spessore ai personaggi. Peccato che la missione sia fallita: alla resa dei conti, "Eternals" (come al solito il titolo rimane in inglese, per questioni di marketing: nel doppiaggio, però, vengono chiamati "Eterni") è il solito polpettone supereroistico, lungo e pesante, a base di noiose scazzottate fra tizi con superpoteri (e con occasionali battutine forzate o riferimenti autoreferenziali al MCU che sembrano fuori posto in una storia per lo più "seria" e a sé stante); un film che mentre lo si guarda può anche coinvolgere: ma una volta terminato, se si riflette, ci si accorge di non aver assistito a niente di particolarmente innovativo o memorabile. È un prodotto fatto a tavolino, con ingredienti soppesati uno a uno, anche interessanti ma mal amalgamati.

I dieci Eterni di cui seguiamo le vicende, alternandoci fra il presente e i flashback ambientati nelle diverse epoche (dall'antica Mesopotamia al crollo dell'impero azteco) sono Ikaris (Richard Madden), dai poteri simili a Superman (cosa sottolineata nei dialoghi!), la trasmutatrice Sersi (Gemma Chan), la guaritrice Ajak (Salma Hayek), la guerriera Thena (Angelina Jolie), il forzuto Gilgamesh (Don Lee), la creatrice di illusioni nonché eternamente giovane Sprite (Lia McHugh), il manipolatore mentale Druig (Barry Keoghan), la velocista Makkari (Lauren Ridloff), il lanciatore di proiettili di energia Kingo (Kumail Nanjiani) e il creatore di armi e tecnologia Phastos (Brian Tyree Henry). In molti casi, i loro nomi lasciano capire a quali divinità o leggende hanno dato origine (Icaro, Circe, Atena, Mercurio, ecc.). Poco rimane però della caratterizzazione originale del fumetto, come dimostra il caso di Sersi, la vera e propria protagonista della pellicola, che perde tutti gli elementi che la rendevano unica e particolare come personaggio (nei comics era maliziosa e manipolatrice). L'ossessione hollywoodiana di questi tempi per l'inclusività, poi, porta a cambiamenti di sesso (Ajak e Makkari sono donne) e alla presenza di eroi neri, asiatici, indiani (Kingo, che si diletta come attore di Bollywood!), e persino gay (Phastos, il "primo supereroe dichiaratamente omosessuale della Marvel") o affetti da handicap (Makkari è muta). La cosa si è ritorta contro la stessa Marvel: per un motivo o per l'altro, il film è stato bandito o boicottato in Cina e in molti paesi del Medio Oriente. Nel complesso, come tentativo di "film Marvel d'autore", è un fallimento: il Thor di Kenneth Branagh e l'Hulk di Ang Lee avevano bilanciato meglio le esigenze del cinecomic con lo stile e la creatività dei rispettivi registi. Della Zhao restano l'uso dei paesaggi (gran parte della pellicola è stata girata in esterni), la fotografia naturalistica, e l'attenzione agli elementi etnici e globali. Nonostante il cast non brillante (fra i migliori: Keoghan, McHugh e sì, la Jolie) e le caratterizzazioni un po' semplicistiche dei protagonisti, è da apprezzare il fatto che questi supereroi/divinità sono imperfetti, al punto da dividersi in fazioni, combattersi fra loro o persino scegliere di ritirarsi dalla lotta. Nel finale, a sorpresa e a beneficio dei Marvel fan, ci sono apparizioni per Eros/Starfox e Pip il Troll, nonché per Dane Whitman/Cavaliere Nero (Kit Harington): agganci per un possibile sequel o semplicemente per altri film ambientati nel MCU.

13 settembre 2021

Shazam! (David F. Sandberg, 2019)

Shazam! (id.)
di David F. Sandberg – USA 2019
con Zachary Levi, Asher Angel
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Visto in TV (Netflix).

Grazie alla magia di un antico e misterioso mago (Djimon Hounsou), il quattordicenne Billy Batson (Asher Angel) diventa in grado di trasformarsi in un supereroe (Zachary Levi) con un nutrito ventaglio di superpoteri. Peccato che, anche in un corpo adulto e muscoloso, la sua mente resti quella di un bambino... Dopo aver cercato – insieme al fratello adottivo Freddy (Jack Dylan Grazer), entusiasta patito di fumetti – di comprendere meglio quali siano le proprie capacità, dovrà usarle per combattere il malvagio dottor Sivana (Mark Strong), che ha risvegliato i demoni che personificano i sette peccati capitali. Il personaggio al centro di questo film (che fa parte dell'universo DC, lo stesso di Batman e Superman, come ci confermano i numerosi riferimenti a questi due eroi) ha una lunga e curiosa storia alle spalle: nato negli anni quaranta sulla carta stampata con il nome di "Captain Marvel", per un decennio fu il fumetto di supereroi più venduto in assoluto, surclassando come popolarità anche Superman. La DC Comics, però, fece causa alla casa che lo pubblicava, la Fawcett, sostenendo che fosse una copia del suo personaggio. E negli anni settanta, ironicamente, ne acquisì i diritti, integrandolo nel proprio universo. Nel frattempo, però, era nata la Marvel: e intitolare un albo a fumetti con il nome della propria principale concorrente non era forse il caso. Così l'albo è stato rinominato "Shazam!" (la parola che Billy grida per trasformarsi, acronimo di coloro da cui prende le abilità: Salomone, Hercules, Atlante, Zeus, Achille e Mercurio) mentre il personaggio continuava a chiamarsi "Capitan Marvel", almeno fino agli anni duemila, quando quest'ultimo nome (che nel frattempo è andato a designare anche diversi eroi della Casa delle Idee: vedi per esempio il recente film con Brie Larson) è stato abbandonato, e ora l'eroe si chiama ufficialmente Shazam. Alla cosa si fa riferimento comicamente nella sceneggiatura, con Freddy che suggerisce a Billy diversi "nomi da supereroe" che non fanno mai presa (da Captain Sparklefingers a Mister Philadelphia, da Red Cyclone a Maximum Voltage).

Il tema del ragazzino che si ritrova all'improvviso nel corpo di un supereroe è indubbiamente l'aspetto più interessante della pellicola, ma la sceneggiatura di Henry Gayden ci gioca solo fino a un certo punto: per fare un esempio recente, una situazione analoga era stata raccontata molto meglio in "Jumanji: Benvenuti nella giungla". Non aiuta il fatto che Asher Angel sia già praticamente un teenager, quindi più grande del Billy Batson dei fumetti che era solo un bambino, e dunque il suo comportamento infantile quando è trasformato in Shazam (vedi le esclamazioni "Santa polenta!") sembrano fuori luogo. Ma l'impostazione comica e parodistica ha il suo perché e nel complesso risulta divertente e gradevole, con echi del vecchio telefilm "Ralph supermaxieroe" (Shazam è goffo e impacciato, quasi a disagio quando usa i suoi poteri) mescolati con l'ossessione dei ragazzi per la popolarità e i social (Billy e Fred pubblicano le proprie imprese su YouTube). In generale, la scoperta delle proprie capacità e di come usarle è una chiara metafora della crescita e dell'ingresso nell'età adulta. Sarebbe bastato questo, e invece il film la appesantisce con l'insistenza sul tema della famiglia (sia il buono che il cattivo hanno alle spalle una storia di incomprensione e di esclusione: in generale, le due backstory parallele sono la cosa meno riuscita della pellicola), anche se in qualche modo era connaturato anche al fumetto: vedi la "Marvel family" che appare nel finale, con i fratelli e le sorelle adottive di Billy – oltre a Freddy, anche Mary (Grace Fulton), Darla (Faithe Herman), Eugene (Ian Chen) e Pedro (Jovan Armand) – che a loro volta vengono dotati di poteri per aiutare il protagonista nella sua battaglia. Fra i punti negativi anche l'inevitabile ossessione per l'inclusività (neanche a sceglierli apposta, del gruppo fanno "democraticamente" parte un nero, un asiatico, un latino-americano... inoltre uno è disabile, uno è ciccione, uno è video-dipendente...) e il fatto che i "sette peccati capitali" siano solamente dei generici mostroni. La storia si svolge a Filadelfia. Un sequel ("Shazam! Fury of the Gods") è in arrivo nel 2023.

5 luglio 2021

Wonder Woman 1984 (P. Jenkins, 2020)

Wonder Woman 1984 (id.)
di Patty Jenkins – USA 2020
con Gal Gadot, Kristen Wiig
*1/2

Visto in TV (Now Tv).

Nel 1984, Diana Prince/Wonder Woman vive a Washington e lavora come archeologa per i musei dello Smithsonian. Quando scopre che un antico manufatto (di origine "divina") ha la facoltà di esaudire i desideri di chi lo possiede (ma esigendo qualcosa in cambio), dovrà battersi con l'imprenditore intrallazzatore Maxwell Lord (Pedro Pascal), che intende utilizzarlo per avverare i sogni di chiunque in cambio del potere personale – la stessa Diana sarà tentata di riportare in vita il suo amore di un tempo, il pilota Steve Trevor (Chris Pine) – e con la sua collega frustrata Barbara Minerva/Cheetah (Kristen Wiig), che ha ottenuto forza e capacità simili alle sue. La scelta di ambientare la seconda pellicola "a solo" di Wonder Woman negli anni ottanta (la prima si svolgeva durante la Grande Guerra), oltre a facilitare la progressione cronologica delle origini del personaggio in maniera simile a quanto accaduto per gli X-Men (il prossimo film si svolgerà verosimilmente ai giorni nostri), consente di collegare il suo tema conduttore (la tentazione di ricorrere alle scorciatoie verso il successo, e l'illusione che sia possibile "avere qualunque cosa, basta solo volerla") all'edonismo rampante di quel decennio: di fatto Max Lord (il personaggio migliore del film), uomo d'affari arruffone e imbonitore televisivo, è una sorta di Donald Trump di minor successo, mentre gli unici spunti della vicenda che giustificano narrativamente l'operazione sono gli inevitabili rimandi alla guerra fredda (o meglio, ai suoi ultimi scampoli) e a Ronald Reagan. Per il resto, il 1984 è reso semplicemente attraverso l'uso di colori vivaci e primari negli abiti e nelle scenografie, e da un'atmosfera un po' campy che ricorda quella dei film di Superman con Christopher Reeve. Peccato che la trama, oltre che leggera ed escapista, sia esile e superficiale, che la pellicola manchi di ritmo e si dilunghi troppo (dopo un'ora non è ancora successo nulla: paradossalmente, proprio negli anni ottanta le pellicole d'azione erano decisamente più rapide, e non spalmavano su due ore e mezza una storia che bastava a riempirne la metà), che le scene d'azione siano fiacche e che l'abuso di effetti digitali renda tutto finto, donando al film l'aspetto di un videogioco. Inoltre la sceneggiatura manca di verve e risulta ingessata nei suoi messaggi (come quelli femministi: gli uomini sono quasi tutti pappagalli o molestatori, per strada o sul lavoro) e nel bilancino del politically correct, così distante dall'ironia e dell'anarchia dei migliori film d'azione dei veri anni ottanta (si confronti il combattimento nel centro commerciale con quello analogo di "Commando", per dirne uno!). La retorica hollywoodiana (vedi l'improbabilissima e insopportabile risoluzione finale in cui tutti rinunciano ai propri desideri) fa il resto. Da notare che, a parte i rimandi al primo film di WW, la pellicola è del tutto standalone, senza alcun riferimento al DC Extended Universe (perché si svolge in altra epoca, certo, ma anche perché dopo il fallimento di "Justice League" si è scelto di non inseguire più la Marvel nel progetto di un universo condiviso e di realizzare pellicole più indipendenti le une dalle altre). Cameo sui titoli di coda per Lynda Carter, la Wonder Woman della serie tv degli anni settanta, nei panni della leggendaria amazzone Asteria.

28 giugno 2021

Lego Batman - Il film (Chris McKay, 2017)

Lego Batman - Il film (The Lego Batman Movie)
di Chris McKay – USA/Danimarca 2017
animazione digitale
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Visto in TV (Netflix).

Spin-off di "The Lego Movie" dedicato a uno dei personaggi che più aveva suscitato simpatia in quella pellicola, ovvero la versione "mattoncino" di Batman, che rispetto alla sua controparte fumettistica è particolarmente sborone. Con un'elevata opinione di sé, e abituato a lavorare da solo, scoprirà di aver bisogno anche lui di un gruppo di amici, o di una "famiglia" (composta dal maggiordomo Alfred, dal "figlio adottivo" Dick alias Robin, e dalla nuova commissaria Barbara Gordon alias Batgirl), per sconfiggere il Joker e il nutrito gruppo di "supercattivi" (provenienti da differenti franchise: abbiamo fra gli altri Sauron, Voldemort, King Kong e i Dalek) che questi ha portato a Gotham dalla Zona Fantasma. Colorato, infantile e campy come il telefilm degli anni sessanta (che infatti è citato a più riprese: dal "bat-repellente per squali" alle onomatopee che appaiono durante le scazzottate), il film è divertente e non privo di gag e battute indovinate, anche se un po' troppo citazioniste; peccato però che il messaggio (l'importanza di una famiglia, appunto, e il fatto che l'unione faccia la forza) sia insistito eccessivamente, ripetuto in continuazione ed esplicitato allo sfinimento, dal primo all'ultimo fotogramma. Persino il rapporto fra Batman e Joker è rappresentato all'insegna della dipendenza dell'uno dall'altro (la loro è una vera e propria "relazione", che Batman all'inizio vuole negare e poi finisce per riconoscere). Come nel prototipo, l'animazione è tutta digitale (niente stop motion), il che a mio parere ne diminuisce il valore.