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15 marzo 2020

Skyline cruisers (Wilson Yip, 2000)

Skyline cruisers (San tau chi saidoi)
di Wilson Yip – Hong Kong 2000
con Leon Lai, Jordan Chan, Shu Qi
*1/2

Rivisto in DVD, in originale con sottotitoli.

Tre anni dopo un colpo andato male e in cui ha perso la sua fidanzata, il ladro iper-tecnologico Mac (Leon Lai) si è trasferito in Australia e ha messo insieme una nuova squadra, formata dall'amico Bird (Jordan Chan) e dai giovani Sam (Sam Lee) e Michelle (Michelle Saram). Tormentato dal passato e roso dai sensi di colpa, accetta l'incarico di recuperare il prototipo di un nuovo farmaco contro il cancro, sottratto dal perfido dottor Kam al suo legittimo scopritore. Ma dopo essersi introdotto nel laboratorio segreto di Kam in Malesia, anche con l'aiuto di una bella e misteriosa spia (Shu Qi) incontrata sul posto, scoprirà di essere stato ingannato... Concepito inizialmente come seguito di un film di tre anni prima, "Downtown torpedoes" di Teddy Chan, questa pellicola realizzata da Yip dopo i successi di critica "Bullets over summer" e "Juliet in love" si iscrive nel filone delle rapine sofisticate e tecnologiche di certi film hollywoodiani dell'epoca (in una delle prime scene, il direttore di una banca afferma che i loro sistemi di sicurezza "fanno impallidire quelli di Mission: Impossible I e II"). E dal punto di vista tecnico non sarebbe neanche male, pur con una regia un po' derivativa. Peccato che sia anche estremamente noiosa, senza appigli emotivi, con una trama inutilmente confusa e pretenziosa, e colpi di scena di cui non importa niente a nessuno. D'altronde, come capita spesso in questo genere di film, l'oggetto del contendere (il farmaco) è solo un MacGuffin, una scusa per inscenare lunghissime sequenze prive di tensione (ma fotografate benissimo!), all'insegna di gadget high-tech il cui funzionamento non viene nemmeno spiegato: insomma, un elaborato (e vuoto) esercizio di stile. Sprecato il cast, a partire da una Shu Qi imbrigliata in un personaggio mai approfondito. Jordan Chan e Sam Lee avevano già recitato per Yip in "Bio-zombie". Accattivante il look di Michelle Saram, con i capelli corti e arancioni.

6 ottobre 2016

The assassin (Hou Hsiao-hsien, 2015)

The assassin (Cike nie yinniang)
di Hou Hsiao-hsien – Taiwan/Cina/HK 2015
con Shu Qi, Chang Chen
*1/2

Visto al cinema Palestrina.

La giovane Nie Yinniang (Shu Qi), addestrata fra le montagne all'arte della spada da una monaca taoista (Fang-yi Sheu), torna in patria con il compito di assassinare il cugino Tian Ji'an (Chang Chen), governatore militare della provincia di Weibo che si ribella all'autorità della corte imperiale. Ma non avrà il cuore di portare a termine la missione, anche perché proprio Tian era stato il suo promesso sposo. HHH ha impiegato oltre cinque anni di lavoro per adattare un racconto popolare cinese del nono secolo dopo Cristo (ambientato al tempo della dinastia Tang). Il regista taiwanese si è sempre contraddistinto per un cinema molto attento alla forma, e la tendenza raggiunge qui forse il suo apice. L'aspetto visivo è senza dubbio affascinante: costumi, scenografie e paesaggi naturali mozzano il fiato per la loro bellezza, e la contemplazione è favorita dal ritmo lento e ieratico e dalla regia elegante e misurata (quantomeno curiosa, però, la scelta del formato 4:3). Ma la struttura narrativa è confusa, imperfetta o, nel migliore dei casi, enigmatica: e manca del tutto il coinvolgimento emotivo nelle vicende dei personaggi, anche perché i loro comportamenti sono presentati senza motivazioni o appigli (a parte il vago contesto storico, riassunto brevemente all'inizio della pellicola). Pertanto, nonostante i tanti elogi ricevuti dalla critica, si rimane annoiati e delusi di fronte a un film che getta nel mix un po' di tutto ma senza approfondire nulla e lasciando irrisolti molti fili: intrighi militari, politici, sentimentali, arti marziali e persino magia nera. È comunque sempre un piacere rivedere sullo schermo la bellissima Shu Qi (che per HHH aveva già recitato in "Millenium mambo" e "Three times"), anche se stavolta non ha occasione di mostrare il suo sorriso. Premio per la miglior regia al festival di Cannes. Interessante la colonna sonora di Lim Giong. Il doppiaggio italiano lascia inspiegabilmente delle parole in inglese ("Lord Tian").

23 agosto 2013

Metade fumaca (Yip Kam-hung, 1999)

Metade fumaca (Ban zhi yan)
di Yip Kam-hung – Hong Kong 1999
con Eric Tsang, Nicholas Tse
**1/2

Visto in divx alla Fogona, in originale con sottotitoli.

Dopo aver trascorso trent'anni in Brasile, l'anziano gangster Mountain Leopard (Eric Tsang) torna a Hong Kong con l'intenzione di uccidere il suo antico rivale Nine Dragons (i nomi derivano dai tatuaggi che i due recano sulla schiena) e di ritrovare la donna (Shu Qi) che lui gli aveva sottratto. Qui stringe amicizia con il giovane delinquentello Smokey (Nicholas Tse), al quale chiede aiuto per portare a termine il proprio compito. Ma le cose non stanno come sembrano... Struggente e spiazzante melò che rivela le sue carte poco a poco e che gioca su più piani: inizialmente quello del conflitto generazionale, con il contrasto fra i mafiosi della vecchia guardia – che si mettono il parrucchino, si tingono i capelli, indossano abiti sgargianti per sembrare più giovani – e i nuovi malavitosi, che parlano inglese e non rispettano più i codici d'onori di un tempo; ma soprattutto quello della memoria, visto che il protagonista soffre di Alzheimer e cerca disperatamente di aggrapparsi ai pochi ricordi che ancora gli rimangono, su tutti il volto della donna amata, da lui incontrata nello spazio di una notte i cui eventi potrebbero non essersi svolti esattamente come va raccontando. Falsi ricordi, falsi eroismi e false vendette fanno da sfondo alla storia di un'amicizia fra due "outcast", l'uomo venuto da lontano (e ormai inevitabilmente fuori posto in una città che è cambiata) e il ragazzo che cerca di sopravvivere in una giungla urbana che probabilmente non è fatta per lui, anima fragile e sensibile che protegge le prostitute (lui stesso è figlio di una donna di strada e di un padre ignoto che cerca continuamente senza successo) e che è innamorato di una giovane poliziotta (Kelly Chen). Nell'insolito cast ci sono anche Anthony Wong (il gangster chiacchierone) e Sandra Ng (la donna capobanda). Il titolo significa "mezza sigaretta" e fa riferimento al mozzicone che Mountain Leopard ha conservato come ricordo della donna che ama. Bella la fotografia di Peter Pau, già responsabile di quella di "The killer".

2 febbraio 2012

Sex and Zen II (Chin Man Kei, 1996)

Sex and Zen II (Yu pu tuan II: yu nu xin jing)
di Chin Man Kei – Hong Kong 1996
con Loretta Lee, Shu Qi
**

Visto in divx.

La trama del secondo episodio di "Sex and zen" (prodotto da Wong Jing, prolifico filmmaker hongkonghese specializzato in pellicole trash e di exploitation) non ha legami con il precedente, anche se non mancano alcuni deboli riferimenti interni. Ispirato dalle imprese di Lawrence Ng nel primo film, infatti, il ricco e potente Sai Moon Kin (Elvis Tsui) fortifica la propria virilità e si pone l'obiettivo di conquistare più donne possibile, non esitando ad approfittare anche della giovane e bellissima moglie (Shu Qi) del suo figlio ritardato. Ma ignora che questa è in realtà una perfida strega, la "Signora del Miraggio", che ha il potere di risucchiare le energie di tutti coloro con cui fa l'amore, uomini o donne che siano. A sconfiggerla ci penserà l'altra figlia di Sai, Yiau (Loretta Lee), che si veste da ragazzo e indossa una cintura di castità, aiutata da un misterioso giustiziere, Uomo di Ferro, e da un giovane studente lascivo con il membro di metallo (alla "Tetsuo"). Dopo un inizio grezzo e grottesco, ricco di gag bizzarre e demenziali quanto e più quelle del primo film (la gara di eiaculazione ce la potevano risparmiare!), i toni della pellicola virano decisamente verso il fantasy/horror nello stile di "Storia di fantasmi cinesi", seppur con una robusta dose di sesso (ma sempre nei limiti del softcore). E non manca un certo fascino visivo, fra creature demoniache e spettrali, veli fluttuanti, una fotografia colorata ed eterea. Ingegnosa la trovata del veleno che condanna a morte chi lo ingerisce a meno che non faccia l'amore con una donna entro un'ora, e memorabile il duello finale all'ultimo orgasmo fra Loretta Lee e Shu Qi. In effetti, i fan di quest'ultima – tra cui c'è anche il sottoscritto – non resteranno delusi: la splendida interprete, a inizio carriera (si tratta praticamente del suo debutto), si concede allo spettatore con generosità ed è protagonista delle sequenze più hot. D'altronde, prima di diventare una diva mainstream, si è fatta le ossa proprio con pellicole come queste, e per lungo tempo ha faticato a togliersi di dosso la fama di attrice di film "Category III". Anche Elvis Tsui, che interpretava il mercante di seta nel film precedente, è uno dei volti (e corpi) maschili più noti del genere: sarà l'unico attore ad apparire in tutti e tre i capitoli della serie (pur interpretando personaggi sempre diversi).

20 dicembre 2011

Look for a star (Andrew Lau, 2009)

Look for a star (Yau lung hei fung)
di Andrew Lau – Hong Kong 2009
con Andy Lau, Shu Qi
*1/2

Visto in divx, in originale con sottotitoli inglesi.

Ispirata alla vera storia d'amore fra il milionario Stanley Ho (proprietario, fra le altre cose, di alberghi e sale da gioco a Macao, dove il film è ambientato) e la sua quarta moglie, Angela Leong, la pellicola si presenta come la tipica commedia romantica hongkonghese, dalla trama esile e basata soltanto sulle star (mai titolo fu più indovinato!). L'unica particolarità è che in questo caso le love story raccontate sono ben tre, che procedono in parallelo fino alla risoluzione finale. Alla vicenda principale, in cui il milionario Sam Ching (Andy Lau) si innamora della bella Milan (Shu Qi), ballerina in un cabaret e croupier nell'albergo di cui lo stesso Sam è proprietario, si intrecciano anche quella – la più interessante delle tre – fra Jo (Denise Ho), l'elegante e androgina segretaria dello stesso Sam, e Lin Jiu, un operaio cinese (Zhang Hanyu); e quella – che invece è la meno significativa – fra Tim (Lam Kar Wah), l'autista di Sam, e la ragazza-madre Shannon (Zhang Xinyi). Anche gli ostacoli che si frappongono al raggiungimento del lieto fine sono sempre gli stessi, le differenze di classe sociale e il fatto di provenire da mondi separati e distinti: Sam è ricco e Milan è povera; Jo è educata e in carriera, Jiu è grezzo e disoccupato; Tim è indipendente, Shannon ha un figlio a carico. La risoluzione (almeno per due conflitti su tre) avverrà negli studi di una pacchiana trasmissione televisiva. Se il sorriso della bellissima Shu Qi resta comunque un buon motivo per vedere il film, per il resto la pellicola non offre molti elementi memorabili, se non la resa romantica e colorata di Macao by night e certi momenti comici con Denise Ho.

1 marzo 2011

New York, I love you (aavv, 2009)

New York, I love you
di registi vari – USA/Francia 2009
film a episodi
*1/2

Visto in divx, in originale con sottotitoli.

Tre anni dopo l'interessante "Paris, je t'aime", il produttore Emmanuel Benbihy mette in cantiere un altro "film collettivo" dedicato a una città e al tema dell'amore, dando ufficialmente il via a una serie destinata ad arricchirsi di altri lungometraggi. Più che a un film a episodi, il risultato assomiglia a una pellicola corale alla Robert Altman, perché i vari segmenti non sono separati l'uno dall'altro (mancano persino i titoli per distinguerli, mentre i vari registi vengono citati solo nei titoli di coda) e si fondono insieme attraverso sequenze di transizione (girate da Randy Balsmeyer) con alcuni personaggi ricorrenti che interagiscono con i protagonisti degli altri episodi. Purtroppo il risultato finale lascia abbastanza a desiderare: il film è decisamente più piatto e noioso del precedente, non emoziona praticamente mai, la fantasia – a parte rari casi – latita, e si respira in continuazione quell'aria stanca e pretenziosa delle peggiori pellicole indipendenti americane. E dire che i registi sono quasi tutti molto giovani: che tristezza! Gli episodi migliori sono quelli di Shunji Iwai, Fatih Akin e Joshua Marston; i peggiori, quasi da pistola alla tempia, quelli di Shekhar Kapur (scritto da Anthony Minghella, scomparso da poco, cui è dedicato l'intero film) e Brett Ratner. Anche in questo caso due segmenti sono stati eliminati dal montaggio finale: erano diretti da Scarlett Johansson (al suo debutto come regista) e dal russo Andrei Zvyagintsev.

1) segmento di Jiang Wen, con Hayden Christensen e Andy Garcia (*1/2)
Un ladruncolo cerca di sedurre una ragazza (Rachel Bilson), ma questa è l'amante di un professore universitario che si rivela essere un ladro abile quanto e più di lui. Poco accattivante e con personaggi decisamente antipatici.

2) segmento di Mira Nair, con Natalie Portman e Irrfan Khan (*1/2)
Un commerciante indiano di diamanti discute di usanze religiose con una giovane cliente ebrea che sta per sposarsi. Un episodio poco interessante e di cui mi sfugge il senso, a parte qualche luogo comune sulla multiculturalità.

3) segmento di Shunji Iwai, con Orlando Bloom e Christina Ricci (**1/2)
Un compositore di colonne sonore, costretto dal suo produttore a leggersi i classici di Dostoevskj in pochi giorni, si innamora della giovane agente con la quale parla solo per telefono. L'episodio più coinvolgente e più "colto". Sullo schermo televisivo scorrono immagini del film Ghibli "I racconti di Terramare".

4) segmento di Yvan Attal, con Maggie Q ed Ethan Hawke (**)
Diviso in due parti, entrambe incentrate su incontri casuali fra sconosciuti che fumano fuori da un ristorante: uno scrittore cerca di sedurre una ragazza ma alla fine lei gli rivela di essere una escort; una donna (Robin Wright Penn) fa delle avances a un uomo (Chris Cooper), ma poi scopriremo che si trattava di suo marito. Due vignette costruite solo sui dialoghi e sul colpo di scena finale. Meglio la prima, comunque.

5) segmento di Brett Ratner, con Anton Yelchin e James Caan (*)
Un farmacista propone a uno studente, mollato dalla sua ragazza alla vigilia del ballo scolastico, di invitare al suo posto la propria figlia. Lei (Olivia Thirlby) si presenta su una sedia a rotelle, ma alla fine rivelerà di essere solo un'attrice. Insulso e di cattivo gusto.

6) segmento di Allen Hughes, con Bradley Cooper e Drea de Matteo (*1/2)
Un uomo e una donna, mentre attraversano la città (in taxi, in metropolitana, a piedi), ripensano al loro precedente incontro e alla loro breve storia d'amore. Soporifero.

7) segmento di Shekhar Kapur, con Julie Christie e Shia LaBeouf (*)
Un'anziana cantante ritorna nell'albergo dell'Upper East Side che un tempo frequentava, dove incontra un giovane fattorino gobbo che alla fine si suicida: ma forse era già un fantasma. Nel cast anche John Hurt. Micidiale.

8) segmento di Natalie Portman, con Carlos Acosta e Taylor Geare (*1/2)
Un uomo di colore trascorre la giornata a Central Park con una bambina bionda, che alla fine scopriremo essere sua figlia. Sostanzialmente inutile. Credo che sia il debutto della Portman come regista.

9) segmento di Fatih Akin con Uğur Yücel e Shu Qi (**1/2)
Un pittore anziano e malato, ossessionato dalla bellezza di una ragazza che lavora in un'erboristeria di Chinatown, vorrebbe farle un ritratto. Ma quando lei accetterà di posare, lui sarà già morto. Emotivamente struggente: e poi c'è Shu Qi, che da sola vale l'intero film. Cameo di Burt Young.

10) segmento di Joshua Marston, con Eli Wallach e Cloris Leachman (**1/2)
Due vecchi coniugi, sposati da oltre sessant'anni, passeggiano fino alla spiaggia di Coney Island fra discussioni e borbottii. L'episodio più simpatico e sincero, con due eccezionali attori come valore aggiunto.

11) transizioni di Randy Balsmeyer, con Emilie Ohana, Eva Amurri, Justin Bartha (**)
Brevi scenette sparse fra un segmento e l'altro: mostrano in particolare una giovane filmmaker che riprende con la sua videocamera scene di vita per le strade di New York e incontra i personaggi degli episodi precedenti.

12 dicembre 2010

Meltdown 2 (Allun Lam, 1998)

Meltdown 2, aka The black sheep affair (Bi xie lan tian)
di Allun Lam – Hong Kong 1998
con Zhao Wen Zhuo, Shu Qi
*

Visto in DVD.

Un patriottico soldato dell'esercito cinese, eroico ma refrattario agli ordini e incline a mettersi nei guai, viene trasferito all'ambasciata di Lavernia, paese europeo (fittizio, la pellicola è stata girata in Ungheria) che faceva parte dell'Unione Sovietica. Qui ritroverà un vecchio amico e la sua ex ragazza, che era fuggita dalla Cina dopo le rivolte di piazza Tien An Men, ma dovrà anche vedersela con un pericoloso terrorista giapponese a capo di una setta di fanatici. Nonostante il titolo (negli Stati Uniti è noto anche come "Another Meltdown"), il film non c'entra nulla con il precedente "Meltdown" (alias "High Risk") che vedeva Jet Li come protagonista, benché la presenza del suo look-alike Zhao Wen Zhuo (ovvero Vincent Zhao, che già aveva sostituito il buon Jet nel quarto e nel quinto episodio della saga di "Once upon a time in China") potrebbe trarre in inganno uno spettatore distratto. In ogni caso non si tratta d'altro che di un noioso e improbabile action movie come tanti, reso ancora più insopportabile dai tocchi di propaganda nazionalista e – nella versione italiana – da un doppiaggio fiacco e dilettantesco, forse il peggiore che io abbia mai sentito in un film distribuito nei circuiti ufficiali (il livello è talmente basso e gli accenti dei doppiatori così evidenti da far sorgere persino il dubbio che si tratti di una parodia o di una volontaria presa in giro nei confronti dello spettatore). A salvare il tutto non bastano le coreografie di Ching Siu-tung nelle scene d'azione e la bellezza di Shu Qi, che restano comunque gli unici due motivi per vedere il film fino alla fine.

21 novembre 2008

Viva erotica (Yee Tung-shing, 1996)

Viva erotica (Se qing nan nu)
di Derek Yee Tung-shing – Hong Kong 1996
con Leslie Cheung, Shu Qi
**1/2

Visto in divx, in originale con sottotitoli inglesi.

Sing, giovane regista dalle ambizioni autoriali i cui ultimi film sono stati però dei clamorosi insuccessi, accetta di girare un "Category III" (come vengono etichettate le pellicole hongkonghesi vietate ai minori, pornografiche o estremamente violente) su commissione per un produttore legato alle triadi. Viene costretto a tutta una serie di compromessi, compresa l'imposizione di un'amichetta del produttore – che recita da cani e per di più rifiuta di spogliarsi nelle scene di nudo – come attrice protagonista. Le tensioni all'interno della troupe e con lo svogliato cast rischiano di rendere la lavorazione un vero inferno, ma poco a poco Sing riesce a trovare la giusta alchimia di gruppo, a convincere gli attori a interpretare le parti con sentimento e ad accettare il fatto che anche il cinema porno ha una propria dignità artistica se realizzato con impegno e passione. Di pari passo, però, la sua relazione personale con la fidanzata (Karen Mok) sembra precipitare. La pellicola, che mostra un ritratto dolceamaro dell'industria cinematografica di Hong Kong (vi compaiono brevemente star come Anthony Wong, vengono citati Jackie Chan, Stephen Chow e Jet Li, il regista si sente dire che il suo film "non deve essere artistico come quelli di Wong Kar-wai, ma commerciale come quelli di Wong Jing!"), presenta anche diversi elementi semi-autobiografici, voluti o meno. Il grande Lau Ching Wan interpreta un regista chiamato proprio Derek Yee, che si toglie la vita dopo le critiche ai suoi ultimi lavori e la fine di una relazione omosessuale: anche se nelle intenzioni si trattava di un alter ego di Yee Tung-Shing, non si può non pensare alla fine dello stesso Leslie Cheung, gay e suicida nel 2003. E anche la storia di Miss Mango, alla quale Shu Qi dà vita con grazia e bravura (e mostrandosi spesso nuda, il che naturalmente è un valore aggiunto per la pellicola!), presenta molti punti in comune con quella della stessa attrice taiwanese. La dicotomia fra cinema impegnato e cinema commerciale (affrontata in maniera equilibrata, non con paranoie alla Medda) spunta fuori a più riprese: vedi l'amarezza di Sing quando vede frustrate le sue ambizioni artistiche perché al box office trionfano sesso e violenza; il fatto che, dopo la morte di Yee, il suo criptico film prima snobbato da tutti diventa un successo ("Presto batterà il record di Jackie"); o le parole del produttore che, di fronte a un film inguardabile, ordina di "tagliarlo e distribuirlo in Europa". C'è anche una citazione kubrickiana: una scena di sesso a tre velocizzata, con l'ouverture del Guglielmo Tell di Rossini in sottofondo.

22 agosto 2007

Three times (Hou Hsiao-hsien, 2005)

Three times (Zui hao de shi guang)
di Hou Hsiao-hsien – Taiwan 2005
con Shu Qi, Chang Chen
**1/2

Visto in divx alla Fogona, in originale con sottotitoli.

Kaohsiung, 1966, "un tempo per amare": il giorno prima di partire come militare, un giovane si innamora di una ragazza che lavora in una saletta da biliardo. Dadaocheng, 1911, "un tempo per la libertà": un giornalista liberale e patriota frequenta una cortigiana in una casa d'appuntamenti. Taipei, 2005, "un tempo per la gioventù": una cantante intreccia una relazione con un fotografo. Tre episodi ambientati in epoche differenti della storia di Taiwan, che narrano di tre storie d'amore con gli stessi attori protagonisti. Il minimalismo di HHH al suo apice, fra piccoli gesti e sentimenti appena accennati. I costumi, le scenografie, i lenti movimenti di macchina, la sublime bellezza di Shu Qi (che aveva già lavorato con il regista in "Millenium mambo"), i sentimenti rarefatti: tutto contribuisce a rendere il film bello e struggente. Importante il ruolo della colonna sonora: nel primo episodio, il ragazzo comunica attraverso le canzoni (dai brani tradizionali ai Beatles); il secondo è girato come se fosse un film muto (anche se a colori), con le frasi dei protagonisti scritte sui cartelli e una musica di sottofondo al posto di voci e rumori; il terzo, fra giovani soli che si parlano attraverso cellulari o computer, è punteggiato dalle fredde canzoni della protagonista.

2 maggio 2006

Visible secret (Ann Hui, 2001)

Visible Secret (Youling renjiang)
di Ann Hui – Hong Kong 2001
con Eason Chan, Shu Qi
***

Visto in DVD, in originale con sottotitoli in inglese.

Un'affascinante ghost story "d'autore", urbana e soprannaturale, bella soprattutto sul piano estetico/visivo. Come molti horror orientali, più che sugli effettacci gioca sulle atmosfere: di solito questi film mi annoiano, invece in questo caso mi ha coinvolto e i personaggi mi sono piaciuti, anche se alcuni colpi di scena sono decisamente prevedibili. Ha forse il difetto di fare poca paura, ma si concentra più sul lato intimo e sentimentale. Eason Chan, un giovane parrucchiere, conosce una misteriosa ragazza che afferma di poter vedere con l'occhio sinistro i fantasmi che si aggirano tra la gente comune. I due cominciano a essere perseguitati dallo spettro di un uomo morto decapitato quindici anni prima in un incidente automobilistico: ma qual è il segreto che li lega fra loro? Nonostante le somiglianze nella trama, il mood del film è comunque molto diverso da quelli de "Il sesto senso" e "The eye". Shu Qi, già bella di suo, è addirittura bellissima in versione dark e con il trucco pesante, oppure con gli occhiali scuri o ancora con la benda da pirata. Ottima e inquietante la fotografia, che rende coloratissime anche le scene notturne. Nota: esiste anche un seguito, sempre con Eason Chan ma senza Shu Qi, ma pare che abbia poco a che vedere con il primo.

29 aprile 2006

The transporter (L. Leterrier, C. Yuen, 2002)

The Transporter (id.)
di Louis Leterrier e Corey Yuen Kwai – Francia/USA 2002
con Jason Statham, Shu Qi
**1/2

Visto in DVD, qualche tempo fa.

Avendo appena visto il seguito, forse è il caso di scrivere qualche parola anche sull'originale. All'epoca mi aveva attratto soprattutto per la presenza (un po' sprecata, a dire il vero) di Shu Qi, graziosissima attrice cinese che avevo scoperto per la prima volta in "Gorgeous" con Jackie Chan e poi amato soprattutto in "Millennium Mambo" di Hou Hsiao-Hsien. In Italia è nota anche per "So close", ma in patria ha recitato in una marea di altri titoli (fra cui il romanticissimo melò "City of glass" di Mabel Cheung).
Il film, come da previsioni, è una bessonata che si lascia guardare con gusto soprattutto grazie alla simpatia dell'attore protagonista, una via di mezzo fra Bruce Willis e Jean Reno: un mercenario il cui compito è quello di trasportare merce di qualsiasi tipo senza fare mai domande. Ispirato forse al "Riding Bean" dei manga di Kenichi Sonoda (ma più probabilmente a "Driver l'imprendibile" di Walter Hill), il personaggio si vanta di seguire sempre le regole che si autoimpone sul lavoro. Naturalmente, quando le trasgredisce per la prima e unica volta si metterà nei guai. Ricco di esagerati inseguimenti in auto sullo sfondo della campagna francese (a Besson evidentemente piacciono queste cose, vedi anche "Taxxi"), lo script è forse un po' povero (il seguito è meglio, da questo punto di vista), ma tutto sommato va bene così.