Visualizzazione post con etichetta Hackman. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Hackman. Mostra tutti i post

31 dicembre 2022

Frankenstein Junior (Mel Brooks, 1974)

Frankenstein Junior (Young Frankenstein)
di Mel Brooks – USA 1974
con Gene Wilder, Marty Feldman
****

Rivisto in DVD.

Il dottor Frederick von Frankenstein (Gene Wilder), nipote del celebre scienziato che anni prima creò il famigerato mostro, non sembra interessato a seguire le tracce del suo antenato, di cui quasi si vergogna (tanto da cambiare la pronuncia del suo stesso cognome). Almeno fino a quando non entra in possesso del suo diario, con le indicazioni dettagliate su come dare vita alla creatura. A quel punto, la tentazione di riprodurne gli esperimenti sarà troppo forte per resisterle... Pare che l'idea di realizzare una parodia del classico "Frankenstein" di James Whale (includendovi anche elementi dei successivi sequel, in particolare "La moglie di Frankenstein", da cui proviene la scena dell'eremita cieco, e "Il figlio di Frankenstein", da cui deriva il personaggio dell'ispettore Kemp) sia stata di Wilder, co-sceneggiatore del film insieme a Mel Brooks (al quarto lungometraggio: è senza dubbio il suo capolavoro). Grazie all'eccellente cast di interpreti, alla qualità delle battute, alla riproduzione delle atmosfere dell'originale (mediante la fotografia in bianco e nero, lo stile di inquadrature degli anni trenta, la colonna sonora e persino il riutilizzo di alcune scenografie dell'epoca, come le attrezzature del laboratorio realizzate da Kenneth Strickfaden), il risultato è al tempo stesso avvincente ed esilarante, da considerare una delle migliore parodie (nel senso che non stravolge o banalizza il materiale di cui si prende gioco, ma gli rende un fedele e affettuoso omaggio, con una stupefacente attenzione ai dettagli) e uno dei film più divertenti di tutti i tempi, tanto nella versione originale quanto in quella italiana, splendidamente adattata da Mario Maldesi, le cui battute (spesso "rimodellate") sono a tratti persino più memorabili di quelle originali (a partire dal leggendario "Lupo ululà... Castello ululì"). Grazie anche agli eccellenti doppiatori (come Oreste Lionello su Frankenstein, Gianni Bonagura su Igor, Livia Giampalmo su Inga), tantissime gag, semplici frasi o scambi di battute sono rimaste impresse nelle orecchie, nella memoria e nell'immaginario degli spettatori italiani, come ben pochi altri film possono vantare. Da "Si... può... fare!" a "Che lavoro schifoso!" - "Potrebbe essere peggio" - "E come?" - "Potrebbe piovere!"; da "Ma è un malocchio questo!" - "E questo no?" a "Il destino è quel che è, non c'è scampo più per me!"; da "Rimetta... a posto... la candela!" a "Presto! Dategli un... sedadavo!", e potrei continuare per ore, citando praticamente tutto il film (senza dubbio uno dei lungometraggi più "citabili" di sempre!). A proposito dell'adattamento italiano, consiglio la lettura del bell'articolo di Evit pubblicato sul suo blog "Doppiaggi italioti". Dicevamo del cast: al fianco dell'ottimo Wilder, estremamente espressivo nel ruolo dello scienziato pazzo, c'è uno straordinario Marty Feldman nei panni del servo Igor ("Gobba? Quale gobba?"), forse il personaggio più divertente del film (è il suo ruolo più noto). Il mostro è interpretato da Peter Boyle, che gli dona un vasto range di emozioni e stravolge in chiave comica i manierismi che furono di Boris Karloff. Non è da meno il comparto femminile, che comprende Teri Garr (l'assistente Inga: "Allora avrebbe un enorme Schwanzstück!"), la sempre meravigliosa Madeline Kahn (Elizabeth, la fidanzata del dottore, che nel finale sfoggia le celebri mèches de "La moglie di Frankenstein") e Cloris Leachman ("Frau Blucher!", il cui nome è sempre seguito dal nitrire dei cavalli). Infine, da citare Kenneth Mars (l'ispettore Kemp) e naturalmente Gene Hackman (quasi irriconoscibile sotto il trucco dell'eremita cieco). Da notare che si tratta di uno dei rarissimi film di Mel Brooks in cui il regista non recita. Oltre alle gag verbali, non da meno sono quelle visive, alcune delle quali (spesso con protagonista Igor) facevano scoppiare dal ridere gli stessi attori sul set, costringendoli a rigirare intere scene. Fra le molte sequenze delle pellicole originali virate in parodia, oltre alla suddetta dell'eremita, da ricordare quella della bambina presso il lago. Il risultato è così divertente e, soprattutto, memorabile, che ormai è quasi impossibile guardare di nuovo i classici film della Universal senza ridere involontariamente a ogni scena. Nomination agli Oscar per la sceneggiatura e il sonoro. Dal 2007 esiste anche un musical teatrale.

13 luglio 2021

Gangster story (Arthur Penn, 1967)

Gangster story (Bonnie and Clyde)
di Arthur Penn – USA 1967
con Warren Beatty, Faye Dunaway
***

Visto in divx alla Fogona, con Marisa, Alberto, Eva, Elena, Andrea.

La storia vera di Bonnie Parker e Clyde Barrow, celebre coppia di rapinatori di banche che all'inizio degli anni trenta, quando l'America doveva ancora riprendersi dalla Grande Depressione, scorrazzò e terrorizzò gli stati del sud con le loro imprese, accattivandosi peraltro la simpatia dei molti contadini e abitanti locali che erano stati "rovinati" proprio dagli istituti di credito. Con una regia vivace e nervosa, un ritmo scatenato e una colonna sonora che ricorda le commedie slapstick (soprattutto nelle scene delle scorribande e degli inseguimenti in auto fra i campi di grano), il film ne traccia un ritratto romantico e simpatetico, come di personaggi in cerca d'amore e di libertà, pur non edulcorando le scene violente e di sangue, e mette di converso in cattiva luce le forze dell'ordine che danno loro la caccia, tanto da suscitare le proteste della famiglia dello sceriffo Frank Hamer (Denver Pyle), rappresentato come inetto e vendicativo. Si parte dall'incontro casuale fra i due protagonisti, quando Bonnie (Faye Dunaway), cameriera che sogna una vita migliore, incontra Clyde (Warren Beatty), reduce da un paio d'anni di galera per alcune rapine precedenti, e non esita a seguirlo per accompagnarlo nelle sue imprese criminali. La banda – cui si unirà il meccanico-autista Clarence Moss (Michael J. Pollard), il fratello maggiore di Clyde, Buck (Gene Hackman), e la moglie di quest'ultimo, Bianca (Estelle Parsons) – metterà a segno numerosi colpi e diventerà talmente "popolare" e mediatica (grazie anche alle numerose fotografie che essi stessi si scattavano, o agli scritti che Bonnie inviava talvolta ai giornali) da attirare l'attenzione su di sé come "nemici pubblici numeri uno". Il che si tradurrà non solo nel grande dispiego di poliziotti sulle loro tracce ma anche nell'elevato numero di “imitatori”, altri criminali che approfitteranno del nome della banda Darrow per attribuire loro anche le proprie rapine. Inevitabile, in ogni caso, il finale tragico, che contribuirà a portare i personaggi nella storia (o nella leggenda) americana, al pari di altri celebri bande criminali del passato (come quelle di Jesse James o di Butch Cassidy). Ottimi gli interpreti, giovani e carismatici. In un ruolo minore e semi-comico (l'uomo cui viene rubata la macchina), sorprende di vedere il volto di Gene Wilder. Nonostante qualche polemica per la presupposta glorificazione del crimine e della violenza, la pellicola ottenne un grande successo di pubblico e di critica, con dieci nomination ai premi Oscar (fra cui quelle per il miglior film, la regia, la sceneggiatura, i costumi, e ben cinque riservate agli attori), vincendo le statuette per l'attrice non protagonista (Parsons) e per la fotografia (di Burnett Guffey). Al cinema Bonnie e Clyde avevano già ispirato più o meno indirettamente altri film, come "La donna del bandito" di Nicholas Ray, "Sono innocente" di Fritz Lang e "La sanguinaria" di Joseph H. Lewis.

19 agosto 2018

Sotto tiro (Roger Spottiswoode, 1983)

Sotto tiro (Under fire)
di Roger Spottiswoode – USA 1983
con Nick Nolte, Joanna Cassidy
**1/2

Visto in divx alla Fogona.

Russell Price (Nolte), affermato fotoreporter che gira il mondo per catturare immagini di guerra con grande sprezzo del pericolo ma poco interesse per i reali motivi dei conflitti, si reca in Nicaragua per documentare la rivoluzione sandinista in atto contro la dittatura del presidente Anastasio “Tacho” Somoza, sostenuto dalla CIA ma in crescente difficoltà. Inizialmente neutrale e interessato soltanto a fotografare il leader dei ribelli (il comandante Rafael, una carismatica figura alla “Che” Guevara), senza volerlo Russell si lascerà coinvolgere sempre di più dalle ragioni del popolo in rivolta, finendo per aiutarne la causa grazie a una fotografia fasulla che mostra Rafael ancora in vita dopo la sua morte. E le cose precipiteranno quando il suo collega ed amico Alex (Gene Hackman) – con il quale è in rivalità per la stessa donna, Claire (Cassidy) – viene ucciso a sangue freddo dai soldati di Somoza. Il dittatore tenterà di insabbiare tutto, ma proprio le immagini scattate da Russell riveleranno la verità e daranno l'ultima spallata al regime, facendogli perdere i consensi del governo statunitense. Fra finzione e realtà (la vicenda è ispirata alla storia vera del giornalista Bill Stewart), un interessante film su una delle tante rivoluzioni dell'America latina nella seconda metà del ventesimo secolo, vista attraverso gli occhi di un giornalista che si illude che documentare la realtà con il suo obiettivo lo metta al riparo dallo schierarsi o dal dover compiere una scelta di campo. Jean-Louis Trintignant è l'ambiguo ma affabile Marcel Jazy, spia francese che agisce dietro le quinte per mantenere Somoza al potere. Ed Harris è il mercenario Oates che, incurante di ogni ideale e di ogni valore (come, in fondo, inizialmente è lo stesso Russell, tanto che i due sono amici), si presta alle maggiori nefandezze quasi senza badare alla parte da cui sta, al punto da festeggiare alla fine la vittoria dei ribelli nonostante abbia combattuto contro di loro. Buona la regia, la fotografia e le interpretazioni. Interessante la colonna sonora di Jerry Goldsmith con Pat Metheny (una traccia della quale è stata riciclata da Quentin Tarantino in "Django Unchained").

17 dicembre 2017

Senza via di scampo (R. Donaldson, 1987)

Senza via di scampo (No Way Out)
di Roger Donaldson – USA 1987
con Kevin Costner, Gene Hackman
**

Visto in divx.

L'ufficiale di marina Tom Farrell (Costner), convocato a Washington nell'entourage del potente segretario alla difesa David Brice (Hackman), viene incaricato da questi di scoprire l'identità di una fantomatica spia russa che si nasconderebbe fra il personale del Pentagono, cui vorrebbe addossare la colpa dell'omicidio della sua amante Susan Atwell (Sean Young). A ucciderla è stato in realtà lo stesso Brice, in preda a uno scatto di gelosia dopo aver scoperto che la donna aveva trascorso il weekend con un altro uomo. Ignora però che quest'ultimo era proprio Tom: il quale, costretto a indagare su sé stesso, cercherà disperatamente una prova che possa scagionarlo prima che la sua identità venga rivelata. Dal romanzo "The big clock" di Kenneth Fearing, già portato mirabilmente sullo schermo da John Farrow nel 1948 ("Il tempo si è fermato"), un remake che ne sposta il setting dal mondo dell'editoria a quello politico-militare, mutandone le atmosfere noir in un thriller da guerra fredda. Ma il meccanismo narrativo funziona solo in parte: molte sono le svolte inverosimili o incoerenti, i personaggi mancano di credibilità e l'insieme è tenuto a galla soltanto dal buon ritmo (non aiuta il fatto che le ricerche avvengano per mezzo di computer e sistemi informatici che all'epoca potevano sembrare rivoluzionari ma oggi appaiono lenti e datati). Unica sorpresa – superflua e alquanto fine a sé stessa, però – il colpo di scena finale sulla vera identità di Tom. Will Patton è Scott Pritchard, il braccio destro tuttofare (e gay) di Brice. Nel cast anche George Dzundza, Howard Duff e la modella somala Iman.

4 dicembre 2012

Potere assoluto (Clint Eastwood, 1997)

Potere assoluto (Absolute Power)
di Clint Eastwood – USA 1997
con Clint Eastwood, Gene Hackman
**1/2

Rivisto in TV, con Sabrina.

Impegnato a svaligiare una lussuosa villa, un anziano ladro di gioielli (interpretato dallo stesso Eastwood) si nasconde dietro un falso specchio ed è testimone dell'assassinio di una donna, amante del Presidente degli Stati Uniti (Gene Hackman), da parte degli agenti addetti alla sua sicurezza. Costretto alla fuga (i servizi segreti cercano infatti di addossare a lui la responsabilità), lotterà per dimostrare la propria innocenza, e nel frattempo proverà a recuperare il rapporto con la figlia, giovane avvocatessa che disapprova il suo stile di vita. Un thriller teso e appassionante, sceneggiato da William Goldman a partire da un romanzo di James Baldacci, in cui il cattivo è nientemeno che la massima carica dello stato, ritratto come un uomo ipocrita e corrotto, mentre l'eroe è un fuorilegge che dimostra però molta più integrità morale del suo rivale: una situazione simile (con il "buono" che è un bandito e il "cattivo" che in teoria è il tutore della legge) a quella proposta cinque anni prima, in chiave western, nel capolavoro di Clint, "Gli spietati", dove pure il nostro eroe se la vedeva con Hackman. Certo, la sospensione dell'incredulità è necessaria, alcuni snodi sono un po' forzati, la risoluzione è troppo improvvisa, e al tema della riconciliazione famigliare viene dato a tratti uno spazio eccessivo (anche se la figura del padre che si tramuta nell'angelo custode della figlia, a insaputa di lei, è perfettamente in linea con il cinema di Eastwood), ma Clint dimostra per l'ennesima volta di conoscere bene le regole del gioco e di saper sfornare una pellicola d'intrattenimento con i fiocchi, seppur forse meno ambiziosa di altri suoi lavori. Nell'ottimo cast, anche Ed Harris (l'ostinato detective che indaga sul caso), Laura Linney (la figlia di Luther), Judy Davis (il capo dello staff presidenziale), Scott Glenn (uno degli agenti segreti) ed E.G. Marshall (l'anziano "nume tutelare" del presidente, alla sua ultima apparizione sul grande schermo). Eastwood, come suo solito, è anche autore delle musiche.

30 marzo 2009

Bersaglio di notte (Arthur Penn, 1975)

Bersaglio di notte (Night moves)
di Arthur Penn – USA 1975
con Gene Hackman, Jennifer Warren
**1/2

Visto in divx.

Harry Moseby, ex giocatore di football e ora detective privato da quattro soldi, viene incaricato di ritrovare una sedicenne scappata di casa. Il caso sembra semplice: Harry rintraccia la ragazza presso il patrigno, che vive con la sua compagna allevando delfini fra le isolette della Florida, e la convince a tornare in California dalla madre. Ma non è finita qui, anzi è solo l'inizio di un intrigo che si lascerà dietro una scia di sangue... Un bel noir, quasi esistenzialista e con una struttura da giallo chandleriano, che potrebbe fare il paio con "Il lungo addio" di Altman o con "Chinatown" di Polanski. Al centro del film, più che la vicenda investigativa, c'è soprattutto il protagonista, un "perdente" che nel proprio lavoro è un mediocre, che scopre che la moglie lo tradisce e che non può contare nemmeno sugli amici. Sullo sfondo scorrono gli anni settanta, con tutte le loro insicurezze (era l'epoca post-Watergate), gli scontri generazionali (la ragazzina, una lolita seduttrice interpretata da una giovanissima Melanie Griffith, appare quasi come un'aliena ai personaggi della generazione precedente), i complotti di una realtà traditrice, la decostruzione del mito del detective infallibile (Harry è tutt'altro che perfetto, e le soluzioni dei misteri gli sfuggono di mano per poi piombargli addosso nel modo più amaro e inaspettato. Come il giocatore di scacchi che cita in una scena, il quale non si accorge che con la mossa giusta avrebbe potuto vincere la partita, Harry non si rende conto di come stanno realmente le cose fino a quando non è troppo tardi). La sceneggiatura si concede qualche "sberleffo cinefilo" (la moglie di Harry va al cinema con l'amante a vedere "La mia notte con Maud" di Rohmer, ma il protagonista preferisce non accompagnarli: "Perché pagare per sbadigliare?"). Nel cast c'è anche James Woods, pure lui a inizio carriera, nei panni del meccanico Quentin.

8 gennaio 2009

Pronti a morire (Sam Raimi, 1995)

Pronti a morire (The quick and the dead)
di Sam Raimi – USA 1995
con Sharon Stone, Gene Hackman
**1/2

Rivisto in DVD, con Hiromi.

Una bionda pistolera senza nome (quasi una versione femminile di Clint Eastwood) giunge in una cittadina di frontiera dove spadroneggia il tirannico John Herod, con il quale ha un misterioso conto da regolare. Per ottenere la sua vendetta, è costretta a partecipare a un torneo a base di duelli che il padrone della città ha organizzato per il proprio divertimento. Fra i numerosi iscritti ci sono anche il figlio di Herod (un giovanissimo Leonardo DiCaprio) e un predicatore che un tempo era stato un fuorilegge (Russell Crowe). Con il suo consueto stile vivace e sopra le righe (pallottole seguite dall'inquadratura durante il loro movimento e che lasciano buchi nei corpi dai quali filtra il sole), Raimi gira un western divertente e insolito che si ispira più alle pellicole italiane che non a quelle classiche americane: non a caso il regista ha voluto molti professionisti nostrani come collaboratori (il montatore Piero Scalia, il direttore della fotografia Dante Spinotti) e cita persino il celebre flashback dell'impiccagione di "C'era una volta il west". L'altra fonte di ispirazione, probabilmente, sono i videogiochi e gli anime giapponesi: la struttura del torneo, per esempio, ricorda il tenkaichi budokai di "Dragonball": anche in questo caso, non stupisce che il film sia una coproduzione fra Stati Uniti e Giappone. Nel ricco cast ci sono anche Lance Henriksen (il gicoatore d'azzardo) e Gary Sinise (il padre della protagonista).

17 maggio 2008

Stringi i denti e vai (R. Brooks, 1975)

Stringi i denti e vai (Bite the bullet)
di Richard Brooks – USA 1975
con Gene Hackman, James Coburn
*1/2

Visto in divx.

All'inizio del novecento, un giornale organizza una grande corsa attraverso il west, con settecento miglia da percorrere a cavallo: vi partecipano nove concorrenti, fra i quali due vecchi amici che hanno combattuto a Cuba con Theodore Roosevelt (l'animalista Hackman e lo scommettitore incallito Coburn), un'ex prostituta che intende liberare il proprio uomo, condannato ai lavori forzati (Candice Bergen), un gentleman inglese, un messicano con il mal di denti, un giovane sbruffone e un anziano cowboy pieno di acciacchi. Un film lungo e meno divertente di quanto mi aspettassi: c'è da dire che comunque non amo molto le pellicole incentrate sulle corse (tipo i vari “Cannonball Run”). Il titolo si riferisce al bossolo di proiettile con il quale il messicano (che cura il suo dolore con pastiglie di eroina!) copre il dente malato. I vari concorrenti, pur in competizione fra loro, si aiutano a vicenda lungo il tragitto salvandosi dai vari pericoli che affrontano. Il film ha costituito probabilmente la fonte di ispirazione primaria per “Steel Ball Run”, la settima serie del manga "Le bizzarre avventure di JoJo".

25 settembre 2007

Il colpo – Heist (D. Mamet, 2001)

Il colpo (Heist)
di David Mamet – USA 2001
con Gene Hackman, Delroy Lindo
**

Visto in DVD, con Hiromi.

Come si evince sin dal titolo, e in particolare da quello originale, si tratta di un film incentrato completamente sull'ultima rapina messa a segno da un anziano "professionista" del furto e della truffa (Hackman), che in seguito intende ritirarsi a vita privata. Ma nella sua banda di soci fidatissimi stavolta c'è anche un giovane arrogante e inesperto, nipote del suo ricettatore (Danny DeVito), che non si fida completamente del vecchio ladro. All'elaboratissimo colpo segue poi l'inevitabile fase di tradimenti veri o falsi e di inganni incrociati per non dividere il bottino. Ma a differenza di pellicole quali "La stangata", "Inside man" o "La casa dei giochi" dello stesso Mamet, il meccanismo non funziona completamente: lo spettatore arriva ben presto a capire che gran parte dei colpi di scena che si accumulano e si moltiplicano strada facendo rappresentano elementi diversivi e fuorvianti e che fanno parte di un piano più ampio congegnato dal protagonista, tradimenti compresi. E così la tensione viene a mancare, e non resta che attendere pigramente i titoli di coda per mettere un punto fermo sulla vicenda. Buono il cast. Nota: quando il film uscì, molti lo lodarono confrontandolo con "Ocean's eleven", uscito quasi contemporaneamente e incentrato anch'esso su una "rapina perfetta": certo che se il termine di paragone era il film di Soderbergh, non era difficile uscirne vincitori...