Siberia (Abel Ferrara, 2020)
Siberia (id.)
di Abel Ferrara – Italia/Germania/Messico 2020
con Willem Dafoe, Dounia Sichov
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Visto in TV (RaiPlay).
Un uomo (Dafoe), isolatosi dal mondo per sfuggire ai fantasmi di morte del proprio passato, gestisce una baita sperduta in mezzo a un paesaggio innevato. Perseguitato da allucinazioni e visioni di vario genere, parte – con la slitta trainata dai suoi cani – per un viaggio che è soprattutto mentale, attraversando una natura impervia e ostile (che rappresenta il suo subconscio) e cercando di fare i conti con la propria vita. Incontrerà il proprio alter ego, rivedrà i genitori defunti, l'ex moglie, il figlio, passando per scenari freddi e cupi e altri insoliti e surreali (compreso un deserto africano e un pascolo primaverile). Un film bizzarro, surreale, onirico, pieno di non sequitur e salti narrativi, come la psiche del protagonista: ha però un suo strano fascino, che ne sostiene la visione fino in fondo, nonostante alcuni passaggi a vuoto nei (pochi) dialoghi (vedi quello con l'ex moglie, pieno di luoghi comuni come "L'unica mia colpa è quella di amarti troppo"). Ferrara, che ha scritto la sceneggiatura insieme al terapista Chris Zois, si sarebbe ispirato al "Libro rosso" di Carl Gustav Jung, ma è difficile capire come. Per il sempre ottimo Dafoe si tratta della sesta collaborazione con il regista italoamericano: nella versione italiana del film ha un accento molto marcato, essendosi doppiato da solo. Le riprese sono state effettuate per lo più in Alto Adige (e infatti i paesaggi di montagna non ricordano affatto la Siberia, che d'altronde è un luogo mentale più che reale).


