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1 settembre 2019

Una gita scolastica (Pupi Avati, 1983)

Una gita scolastica
di Pupi Avati – Italia 1983
con Carlo Delle Piane, Tiziana Pini
***

Rivisto in divx, per ricordare Carlo Delle Piane.

In punto di morte, l'ultraottantenne Laura rivive in sogno un episodio chiave della sua gioventù: la gita scolastica della sua classe di liceo, la terza G del Liceo Galvani di Bologna, avvenuta nel 1914 (e dunque alla vigilia della prima guerra mondiale), quando lei e i suoi compagni di classe, trenta studenti in tutto (maschi e femmine) accompagnati da due professori, si recarono (a piedi!) fino a Firenze, attraversando i fiumi, i campi e i boschi dell'Appennino. Il viaggio in sé, prima ancora che la destinazione, rappresentò un episodio di svolta per la sua crescita e quella dei suoi compagni, e come tale è raccontato con nostalgica malinconia e tutta la magia di un passato mai dimenticato, fra speranze (e delusioni) d'amore, scoperte, avventure e rimpianti. Vero protagonista della vicenda, però, è Carlo Balla (Delle Piane), il timido e impacciato professore di lettere che guida la comitiva, innamorato della bella professoressa di disegno Serena Stanzani (Pini), per difendere la quale, accusata di un flirt con uno studente, si sacrificherà nel finale. Prima commedia di Pupi Avati (che in precedenza si era dedicato a pellicole horror gotiche e grottesche), scritta insieme al fratello Antonio, con toni leggeri, affabili e agrodolci, sentimentali ma non retorici, che convivono in una forma stranamente accattivante, fra il bucolico, il poetico e l'irreale (i personaggi sono avvolti da quella magia dell'"incanto" di cui il professor Balla – alla ricerca, forse, di un personale "posto delle fragole" – parla ai suoi studenti all'inizio del viaggio). E chissà che il ricordo (o il sogno) di Laura non abbia trasfigurato la realtà, avvolgendola di un'aura mitica. Importante, come sempre nei film del regista, il legame con il proprio territorio (l'Emilia-Romagna): i personaggi transitano, fra gli altri luoghi, per l'attuale Sasso Marconi (dove incontrano l'inventore Guglielmo Marconi) e per Porretta Terme. Carlo Delle Piane, premiato con il Nastro d'Argento come miglior attore (il film ricevette in tutto cinque riconoscimenti), era già alla sesta collaborazione con Avati, per il quale resterà un attore feticcio. Uno dei ragazzi è interpretato dal futuro regista e sceneggiatore Giovanni Veronesi. Fra gli altri studenti si riconoscono Nik Novecento (all'esordio), Marcello Cesena e Lidia Broccolino (Laura da giovane). L'albergatore nano è Bob Tonelli, altro habitué dei film di Avati. Le canzoni "L'incanto" e "A tu per tu", cantate dai ragazzi (ma presenti nella colonna sonora di Riz Ortolani anche in versione strumentale), sono interpretate da Rossana Casale.

26 luglio 2014

Ultimo minuto (Pupi Avati, 1987)

Ultimo minuto
di Pupi Avati – Italia 1987
con Ugo Tognazzi, Elena Sofia Ricci
**

Visto in divx, con Sabrina.

Walter Ferroni (Ugo Tognazzi), da molti anni general manager e factotum di una squadra di calcio di provincia (mai nominata: ma il modello, i colori e lo stadio sono quelli del Vicenza), viene messo da parte dal nuovo presidente (Lino Capolicchio), imprenditore giovane e rampante che intende gestire la società in maniera moderna e "trasparente". Vista la carenza di risultati, però, il presidente sarà costretto a richiamarlo a bordo per salvare la squadra dalla retrocessione. Una pellicola sul calcio visto non dal campo da gioco ma dal lato manageriale, "dietro le quinte" se vogliamo. Benché poco memorabile e priva di particolari guizzi (la sceneggiatura è scritta a sei mani da Pupi Avati, dal fratello Antonio e dal giornalista sportivo Italo Cucci), è da apprezzare per il tentativo di raccontare il mondo dello sport da una prospettiva cinica e realistica, senza toni da commedia o esagerazioni sopra le righe: Ferroni, che ama alla follia la sua squadra ed è disposto a sacrificare ogni cosa per essa (persino la propria famiglia), è un "maneggione" che non lascia nulla al caso: detta le tattiche all'allenatore-fantoccio, controlla lo stile di vita dei giocatori, cura i contatti con i giornalisti e la tifoseria, "aggiusta" fraudolentemente i bilanci e non esita a ricorrere ad accordi sottobanco con gli scommettitori o con altre squadre quando c'è bisogno del punticino decisivo per evitare la Serie B... ma dimostra anche di intendersi parecchio di pallone, quando lancia in prima squadra, nella partita decisiva, una giovane promessa diciassettenne al posto del bomber veterano e corrotto (Massimo Bonetti) che pure è fidanzato con sua figlia Marta (Elena Sofia Ricci). Non manca, come in ogni film di Avati, un retrogusto amaro e nostalgico ("Il vero calcio era quello degli anni '50...", afferma un personaggio). Diego Abatantuono interpreta, in una manciata di scene, il talent scout. Camei per Aldo Biscardi, Enrico Ameri, Enrico Mentana e Ferruccio Gard. Il protagonista del film è dichiaratamente ispirato a figure come Italo Allodi o Luciano Moggi.

26 dicembre 2013

Regalo di Natale (Pupi Avati, 1986)

Regalo di Natale
di Pupi Avati – Italia 1986
con Carlo Delle Piane, Diego Abatantuono
***1/2

Visto in TV, con Marisa.

A Bologna, nella notte di Natale, quattro amici di lunga data (Diego Abatantuono, Gianni Cavina, Alessandro Haber e George Eastman) si ritrovano dopo parecchi anni per giocare a poker in una lussuosa villa fuori città. L'intenzione è quella di spennare un "pollo" di passaggio, un bizzarro e ricco industriale dai modi eccentrici (lo straordinario Carlo Delle Piane, premiato a Venezia come miglior attore): ma non tutto è come sembra, e nel corso della nottata verranno alla luce vecchi rancori e nuovi retroscena. Uno dei film più celebri e belli di Avati, che innesta sul tema dell'amicizia – costante di gran parte del cinema italiano – una riflessione amara e malinconica sul fallimento, la solitudine e la discontinuità fra passato e presente, per non parlare dell'abile costruzione della suspense legata alla partita a poker: la posta si alza vertiginosamente man mano che il gioco procede, fino al punto di non ritorno, con tanto di colpo di scena finale. Se la sceneggiatura asciutta e precisa (dello stesso Avati) è efficace nello scavare a fondo nei personaggi (Franco è il proprietario di un cinema di Milano, l'unico del gruppo che ha fatto fortuna; Ugo è un conduttore di scalcinate televendite su una tv locale; Lele è un giornalista e critico cinematografico fallito, con una passione per John Ford; Stefano è il gestore di una palestra gay), attraverso l'unità di tempo e d'azione (a parte i brevi incipit che presentano i personaggi e alcuni flashback che illustrano le ragioni della rivalità tra Franco e Ugo – per colpa di una donna, ovviamente, interpretata da Kirstina Sevieri – quasi tutta la pellicola è ambientata al tavolo da gioco) riesce a mescolare abilmente commedia e dramma. Fu grazie a questo film che Abatantuono cominciò ad abbandonare lo stereotipo del "terrunciello" e a farsi apprezzare anche come attore drammatico. Musiche di Riz Ortolani. Con un seguito nel 2004, "La rivincita di Natale".

3 aprile 2009

Noi tre (Pupi Avati, 1984)

Noi tre
di Pupi Avati – Italia 1984
con Cristopher Davidson, Dario Parisini
**1/2

Rivisto in divx.

Nell'estate del 1770, accompagnato dal padre, il quattordicenne Wolfgang Amadeus Mozart giunge in Italia e viene ospitato dall'anziano conte Pallavicini in una villa nella campagna emiliana, dove trascorre le giornate in attesa di un esame che dovrà sostenere presso l'Accademia Filarmonica di Bologna. Immerso in un ambiente per lui misterioso ed estraneo, fra la quiete dei boschi e le cupe stanze della grande casa, dopo un'iniziale ostilità il giovane musicista stringe una forte amicizia con Giuseppe, il figlio del conte, e si innamora (per la prima volta) di Antonia Leda, una ragazza che abita nei dintorni. I tre coetanei diventano inseparabili, al punto che "Amadè" medita persino di fallire volontariamente l'esame per poter rimanere per sempre in quel luogo, come per prolungare indefinitamente il momento magico dell'adolescenza e rinunciare così a quella carriera da compositore che sembra invece stare tanto a cuore a suo padre. Uscito nello stesso anno dell'"Amadeus" di Miloš Forman, con il quale ha però ben poco in comune, la pellicola di Avati è un film intimo e psicologico, incentrato soprattutto sui sentimenti e sulle dinamiche della fanciullezza (il fatto che uno dei protagonisti sia Mozart è in realtà del tutto marginale), che si fa apprezzare anche per l'ambientazione (mitiche le risse con i figli dei fattori) e per una punta di grottesco. Al racconto di formazione si sovrappongono infatti le vicende che vedono come protagonisti i personaggi di contorno, su tutti il vecchio conte (interpretato da Carlo Delle Piane), che ha terrore della morte e mangia la terra della sua proprietà per esorcizzare la paura di abbandonarla, e il cugino folle e dall'animo romantico (Gianni Cavina), che si aggira sperduto fra visioni e allegorie.

18 settembre 2008

Il papà di Giovanna (Pupi Avati, 2008)

Il papà di Giovanna
di Pupi Avati – Italia 2008
con Silvio Orlando, Alba Rohrwacher
*1/2

Visto al cinema Plinius.

Siamo a Bologna, negli anni del fascismo. Per troppo amore nei confronti della figlia Giovanna (che frequenta lo stesso liceo nel quale lui insegna), un docente di storia dell'arte fà di tutto perché la ragazza, bruttina e introversa, riesca a socializzare con i compagni. Quando la psicolabile Giovanna ucciderà per gelosia la sua migliore amica e verrà internata in manicomio, il professore continuerà a starle vicino, forse perché nel frattempo si è reso conto che la colpa è proprio delle false illusioni che lui le aveva inculcato. Nel frattempo la guerra cambierà molte cose... Una discreta ricostruzione ambientale (ma la sceneggiatura cerca senza troppo successo di fondere i drammi privati con i grandi eventi storici) e l'ottima prova di Silvio Orlando (premiato a Venezia, in un ruolo che qualche decennio fa sarebbe stato di Carlo Delle Piane) salvano solo in parte un film che nella seconda metà si sfilaccia fra banalità psicologiche sui rapporti familiari e anonimi quadretti dell'Italia del dopoguerra. Brava anche la giovane Rohrwacher, mentre Francesca Neri (nei panni della madre di Giovanna) non aggiunge nulla alla pellicola ed Ezio Greggio (il poliziotto amico di famiglia) mostra tutta la sua inadeguatezza come attore drammatico: sembra sempre sforzarsi per mantenere sul viso un'espressione seria, e la scena in cui i partigiani lo processano è talmente fuori posto che forse Avati avrebbe fatto meglio a toglierla dal film (anche perché, come in fondo tutto il personaggio di Greggio, c'entra poco con il resto della storia). Da sottolineare un fastidioso product placement relativo a una marca di olio, visibile più di una volta sulla tavola del protagonista: al bando la pubblicità dal cinema!