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5 aprile 2021

Triple agent (Éric Rohmer, 2004)

Triple agent - Agente speciale (Triple Agent)
di Éric Rohmer – Francia 2004
con Katerina Didaskalou, Serge Renko
**1/2

Visto in TV (RaiPlay), in originale con sottotitoli.

La pittrice greca Arsinoe (Katerina Didaskalou) e suo marito Fiodor Voronin (Serge Renko), esule russo, vivono a Parigi nella seconda metà degli anni Trenta. Fiodor, che prima di lasciare il proprio paese aveva militato nell'armata bianca durante la guerra civile in opposizione ai bolscevichi, lavora ora per l'associazione degli espatriati russi e sembra sempre molto informato sui fatti e i retroscena politici che scuotono l'Europa e le varie diplomazie. Al punto che molti, e a volte anche la moglie, sospettano che si tratti di una spia e che faccia il doppio (o il triplo!) gioco. Ma a favore di chi? Dei comunisti sovietici? Dei nazisti tedeschi? O del governo francese? Ispirato a una storia vera (quella di Nikolai Skoblin, ex generale della Russia bianca e agente segreto sovietico, coinvolto nella misteriosa sparizione di un altro generale esule a Parigi e poi a sua volta sparito nel nulla), un film intelligente e dai risvolti interessanti con cui Rohmer, dopo "La nobildonna e il duca", torna ad affrontare a proprio modo un periodo cruciale della storia europea, anche se come sempre nel suo cinema c'è parecchia artificiosità e una forte preponderanza dei dialoghi. Anche grazie all'inserimento di materiali di repertorio (cinegiornali degli anni 1936-1940), i complessi eventi socio-politici dell'epoca (le dinamiche di governo interne alla Francia, con il tentativo del Fronte Popolare di opporsi all'avanzata fascista; la guerra civile in Spagna; i rapporti fra la Germania nazista, l'URSS e le altre potenze europee alla vigilia della guerra) fanno da sfondo alle vicende "interne" narrate soprattutto dal punto di vista ingenuo e disincantato di Arsinoe, che ne ignora i retroscena e non è al corrente delle attività del marito, di cui le giungono a tratti solo voci e accenni da parte di amici o colleghi. L'ambiguità di Fiodor ("A volte è più intelligente dire la verità che mentire, perché nessuno ti crederà"), che sembra nascondere qualcosa o simulare anche quando apparentemente parla con sincerità (non solo di politica, ma anche di arte, viaggi o progetti di vita) e che si barcamena fra punti di vista contrapposti (non esitando a discutere con colleghi zaristi, vicini di casa comunisti, amici o parenti di varie estrazioni), lascia la moglie – e noi spettatori! – nel dubbio fino alla fine (si è parlato di "opacità delle motivazioni umane"), e la sua scomparsa finale cela un enigma destinato a non essere svelato del tutto. Alla fine il valore maggiore del film sta soprattutto nel calare lo spettatore in un particolare contesto, fornendo (attraverso i dialoghi) spunti e informazioni su un periodo critico ben preciso ma poco noto della storia europea. Nel cast anche Cyrielle Clair, Grigori Manukov e Dimitri Rafalsky.

5 maggio 2020

Véronique et son cancre (E. Rohmer, 1958)

Véronique et son cancre
di Éric Rohmer – Francia 1958
con Nicole Berger, Alain Delrieu
**

Visto su YouTube, in originale con sottotitoli.

Véronique (Berger) dà ripetizioni a uno svogliato bambino delle elementari, aiutandolo a fare i compiti a casa (dapprima quelli di matematica, con la divisione fra frazioni, e poi un tema scritto). Il bimbo sembra poco propenso (e poco interessato) a imparare, anche se ogni tanto fa delle osservazioni curiose e sensate, per esempio sull'effettivo valore di quello che sta imparando e su quanto potrà servirgli da adulto, e la ragazza si trova spesso in difficoltà, anche perché a sua volta non ha sempre la risposta giusta da dare alle sue domande. Inoltre, anche quando vorrebbe suggerirgli le soluzioni, deve trattenersi perché la madre del piccolo si è raccomandata che non faccia i compiti al suo posto. Ultimo corto di Rohmer prima di esordire nel lungometraggio con "Il segno del leone", fa parte del miniciclo dedicato a "Charlotte e Véronique" (di cui però è il meno interessante del gruppo) ed è stato girato nell'appartamento di Claude Chabrol. È poco più di una curiosità, anche se fa riflettere sul sistema educativo, mettendo a confronto due personaggi che, pur stando sui lati opposti della barricata, non vedono entrambi l'ora che la lezione finisca per potersi dedicare a ciò che gli interessa veramente. Da notare le inquadrature dei piedi di Véronique sotto il tavolo, mentre si libera delle scarpe troppo strette. Stella Dassas interpreta la madre del bambino. La parola francese "cancre", nel titolo, significa "somaro, scansafatiche".

4 maggio 2020

La sonata a Kreutzer (E. Rohmer, 1956)

La sonata a Kreutzer (La sonate à Kreutzer)
di Éric Rohmer – Francia 1956
con Éric Rohmer, Françoise Martinelli
**

Visto su YouTube, in originale con sottotitoli inglesi.

Mediometraggio (poco più di 40 minuti) ispirato al racconto omonimo di Lev Tolstoj: un matrimonio infelice, che scorre sui binari dell'odio o dell'indifferenza, si accende di gelosia quando il marito (Éric Rohmer) scopre che la moglie (Françoise Martinelli) ha un amante (Jean-Claude Brialy). Come nel precedente corto "Berenice", anche in questo caso Rohmer adatta un testo letterario lasciando accompagnare le immagini dalla sola voce narrante fuori campo e dalla musica, compresa ovviamente la bellissima sonata per violino e pianoforte di Beethoven che dà il titolo al racconto (non c'è sonoro in presa diretta né doppiaggio). Rispetto al lavoro precedente la messa in scena è più matura e il coinvolgimento dello spettatore riesce più facile, ma i tre elementi (il girato, la musica e la voce fuori campo) scorrono quasi in parallelo senza una vera fusione. In ogni caso, al risultato manca la naturalezza delle successive opere del regista, e spesso le immagini sono molto più interessanti delle parole che le accompagnano: fra scene in interni e scorci di Parigi, si intravedono amici e colleghi di Rohmer, come Jean-Luc Godard e – nella scena ambientata nella redazione dei "Cahiers du cinéma" – André Bazin, Claude Chabrol e François Truffaut. Fra le curiosità, il gioco "psicologico" in cui bisogna completare i disegni di alcune forme geometriche.

2 maggio 2020

Berenice (Éric Rohmer, 1954)

Berenice (id.)
di Éric Rohmer – Francia 1954
con Teresa Gratia, Éric Rohmer
*1/2

Visto su YouTube, in originale con sottotitoli inglesi.

Un giovane gentiluomo, afflitto da varie manie e tare psicologiche che gli fanno spesso perdere il contatto con la realtà, si innamora della bella cugina Berenice e le chiede di sposarlo. Ossessionato dai bianchi denti di lei, dopo che la ragazza è morta per un attacco epilettico prima delle nozze, ne apre la tomba per estrarne appunto i denti... L'omonimo racconto dell'orrore di Edgar Allan Poe è recitato da una voce fuori campo, mentre le immagini ne illustrano la storia a modo loro, senza una vera corrispondenza né alcun tentativo di realismo o immedesimazione. Il risultato è curioso (Rohmer interpreta di persona il protagonista) ma lascia un po' il tempo che trova: oltre alla voce narrante la colonna sonora comprende solo musica classica (per archi e corale), mentre i personaggi non parlano mai, e l'insieme ricorda a tratti il cinema muto. Il cineasta ripeterà l'esperimento nel successivo "La sonata a Kreutzer", ma per fortuna nel prosieguo della sua carriera prenderà tutt'altre strade e sceglierà un altro stile. In ogni caso, le atmosfere sono più da dramma domestico che da horror. La fotografia è firmata dal futuro regista Jacques Rivette, allora amico e collega di Rohmer ai "Cahiers du cinéma".

Charlotte et son steak (Éric Rohmer, 1951)

Présentation, ou Charlotte et son steak
di Éric Rohmer – Francia 1951
con Jean-Luc Godard, Anne Couderet
**1/2

Visto in DVD, in originale con sottotitoli.

Questo cortometraggio di una decina di minuti, girato da Éric Rohmer nel 1951 con l'amico Jean-Luc Godard come protagonista (ai tempi i due erano ancora "soltanto" critici cinematografici), può essere considerato un precursore della Nouvelle Vague per lo stile semi-realistico, le riprese in esterni, l'utilizzo di attori dilettanti e i temi trattati. In un'ambientazione innevata (la didascalia introduttiva dice che siamo in Svizzera), il giovane Walter cerca di far ingelosire l'amica Charlotte (Anne Couderet) presentandole un'altra sua amica, Clara (Andrée Bertrand). Walter segue poi Charlotte fino a casa sua, dove la ragazza si prepara una bistecca. Quando ha finito di mangiare i due discutono, Charlotte afferma di non ricambiare l'amore di Walter, ma alla fine si baciano. Mai distribuito ufficialmente, il film venne proiettato soltanto dieci anni più tardi, nel 1961, con l'aggiunta di una colonna sonora (al piano, di Maurice Le Roux), quando venne gonfiato a 35mm, ridoppiato (con le voci dello stesso Godard, di Stéphane Audran e Anna Karina) e inserito retrospettivamente nella serie di corti (del 1957-58) che Rohmer e Godard avevano dedicato a una coppia di coinquiline parigine, Charlotte e Véronique. Assai gradevole nella sua leggerezza, si inserisce perfettamente nella linea poetica e artistica dei due cineasti e della Nouvelle Vague ("il cinema come continuazione della realtà e della vita, finestra aperta sul mondo, trasparenza del vero"). Si tratta del secondo lavoro da regista di Rohmer (il primo, il corto "Journal d'un scélérat" del 1950, libero adattamento di "Femmine folli" di Stroheim, è probabilmente andato perduto).

16 settembre 2015

Racconto d'autunno (Éric Rohmer, 1998)

Racconto d'autunno (Conte d'automne)
di Éric Rohmer – Francia 1998
con Marie Rivière, Béatrice Romand
***1/2

Rivisto in DVD.

La vedova Magali (Romand) vive in campagna, nella regione dell'Ardèche, dove si occupa della propria vigna con cura e passione: ma comincia a soffrire di solitudine e a sentire la mancanza di un uomo. A sua insaputa, non una ma ben due amiche cercano dunque di combinarle un incontro. La libraia Isabelle (Rivière) mette un annuncio matrimoniale su un giornale locale e conosce così Gérard (Alain Libolt), interessante ingegnere di mezza età che frequenta per tre settimane prima di confessargli che la donna che dovrebbe incontrare non è lei ma l'amica. La studentezza di filosofia Rosine (Alexia Portal) progetta invece di "sistemare" Magali con Étienne (Didier Sandre), il suo avvenente ex professore ed ex amante, in modo di mettere insieme le due persone a cui tiene di più. "Ma non si può costringere la gente ad amarsi"... E il valzer di sentimenti e di intrighi, tutto condotto alle spalle della diretta interessata, si dipanerà come un gomitolo nella serata delle nozze di Émilia, la figlia di Isabelle. Rohmer porta a termine il bel ciclo dei "Racconti delle quattro stagioni" con l'ultima delle quattro pellicole, quella autunnale, tutta ambientata nel delizioso scenario della Valle del Rodano, su entrambe le sponde del fiume, fra campagne, colline e vigneti. Il tema della vendemmia è altamente simbolico: l'autunno è la stagione della vita in cui è necessario fare il raccolto di ciò che si è seminato in passato, per non ritrovarsi da soli nel successivo e gelido inverno. Abbiamo così una protagonista che va per i cinquant'anni (anche se appare ancora giovanile), energica e indipendente, ma anche sconfortata e stanca delle tante avversità della vita (anche i figli l'hanno abbandonata o stanno per farlo). "Voglio un vino che sappia invecchiare bene", dice a un certo punto uno dei personaggi: la metafora non potrebbe essere più esplicita. La consueta attenzione psicologica da parte della sceneggiatura di Rohmer è ben servita da attori che veicolano ogni dettaglio dei loro personaggi, non solo attraverso i dialoghi ma per una volta anche con il linguaggio del corpo, mentre la messa in scena assai semplice contrasta con la complessa ragnatela di macchinazioni e di rapporti sentimentali, quasi alla Beaumarchais o alla Marivaux. Su tutto aleggia un'atmosfera quotidiana, leggera e delicata, eppure ricca di sfumature e mai banale. La Rivière e la Romand sono fra le attrici che hanno lavorato più spesso con il regista.

30 settembre 2014

Racconto d'estate (Éric Rohmer, 1996)

Racconto d'estate, aka Un ragazzo, tre ragazze (Conte d'été)
di Éric Rohmer – Francia 1996
con Melvil Poupaud, Amanda Langlet
***1/2

Rivisto in DVD, con Eleonora, Ginevra, Giovanni, Paola, Marta, Esther e Beatrice.

Il giovane Gaspard (Melvil Poupaud) giunge a metà luglio in vacanza a Dinard, cittadina costiera della Bretagna, dove spera di "intercettare" la sua fidanzata, l'egocentrica Lena (Aurélia Nolin), reduce da un viaggio in Spagna senza di lui e ospite di alcuni cugini nelle vicinanze. Ma la ragazza si fa desiderare, e nel frattempo Gaspard stringe amicizia con la spigliata Margot (Amanda Langlet), cameriera in un ristorante, e attira l'attenzione della bella Solène (Gwenaëlle Simon). Al terzo film del ciclo "Racconti delle quattro stagioni", Rohmer torna a raccontare il mondo degli amori giovanili, e in particolare di quelli estivi, come aveva già fatto in passato (per esempio in "Pauline alla spiaggia", da cui non a caso ritorna l'attrice Amanda Langlet). Stavolta però il suo protagonista, l'introverso e indeciso Gaspard, pur trovandosi al centro di un vortice sentimentale del tutto inedito per lui (che aveva sempre pensato di non essere attraente), finirà col non concludere niente. Incapace di scegliere, progetta un viaggio romantico all'isola di Ouessant con ciascuna delle tre ragazze, ma naturalmente non vi andrà con nessuna. E alle complicazioni amorose preferirà la facile scappatoia fornitagli dalla passione per la musica. Spiagge oceaniche, canzoni "marinare" (una delle quali, "La filibustiére", sarà composta proprio da Gaspard, inizialmente per Lena e poi "dirottata" a Solène), lunghe discussioni sull'amicizia e l'amore fra Gaspard e la sua "confidente" Margot durante le loro passeggiate, un'ottima caratterizzazione psicologica dei quattro personaggi principali, una sceneggiatura ricca di dialoghi al tempo stesso realistici e altamente "lavorati": Rohmer al suo meglio, insomma. Il tutto è scandito da un cartello che, prima di ogni scena e come un calendario, segnala il giorno in cui ci troviamo, ricordando il passaggio del tempo che caratterizza ogni vacanza estiva (in tutto la vicenda occupa tre settimane, da lunedì 17 luglio a domenica 8 agosto). Forse il più bello dei quattro "racconti". Al suo arrivo nei cinema italiani, i distributori "bucarono" clamorosamente il collegamento con i precedenti film del ciclo (usciti appunto come "Racconto di primavera" e "Racconto d'inverno"), intitolandolo "Un ragazzo, tre ragazze". Soltanto con la successiva uscita in DVD, il film è stato ribattezzato "Racconto d'estate".

4 aprile 2010

Racconto d'inverno (Éric Rohmer, 1992)

Racconto d'inverno (Conte d'hiver)
di Éric Rohmer – Francia 1992
con Charlotte Véry, Hervé Furic
**1/2

Rivisto in DVD.

Alla fine di un amore estivo, la giovane Félicie sbaglia stupidamente a dare il proprio indirizzo al cuoco giramondo Charles: i due, così, non si risentono più e Félicie si ritrova a crescere da sola la bambina che, mesi dopo, nasce da quella fugace relazione. Passano cinque anni: durante l'inverno, nel periodo natalizio, la ragazza abbandona il suo fidanzato Loïc per andare a vivere in un'altra città con Maxence, presso il cui salone lavora come parrucchiera; ma dopo qualche giorno lascia anche lui e torna a casa dalla sua famiglia, consapevole di "non amare abbastanza" nessuno dei due uomini. Alla fine, quasi per caso o forse per premonizione, rincontrerà Charles sull'autobus e potrà riannodare le fila di un amore che, nonostante la lontananza, non si era mai interrotto. Il secondo capitolo dei "Racconti delle quattro stagioni" ha lo stesso titolo di una commedia di Shakesperare (che Félicie e Loïc vanno a vedere a teatro, e di cui Rohmer ci propone un lungo estratto): come quella, parla di personaggi creduti scomparsi, morti o in esilio, che ritornano al momento opportuno, dopo un lungo periodo di assenza in cui sono stati gettati i semi per una nuova e inevitabile fioritura. Il clima freddo e piovoso, fra neve, ghiaccio, nebbia, guanti e giacconi, è infatti soltanto uno scenario che circonda dall'esterno i personaggi, i quali invece al loro interno ribollono di continui mutamenti che attendono di venire alla luce: Félicie, affezionata ma non innamorata dei suoi pretendenti (l'intellettuale Loïc e il pratico Maxence, diversissimi anche per carattere e per fisico: il contrasto fra i due è evidente dalla quantità di libri nella casa del primo e dalle librerie vuote in quella del secondo, oltre che dalle scene parallele con gli ospiti a cena), può apparire ai loro occhi confusa, come una donna che non sa cosa vuole: e invece ha le idee ben chiare, che rende esplicite quando dichiara di non poter vivere con qualcuno che non ama alla follia, anche se costui non esiste o è solo idealizzato (di Charles non sappiamo quasi nulla: a parte il finale, lo vediamo soltanto nei primi, magnifici, cinque minuti del film, quando le immagini del loro incontro e del loro amore scorrono senza parole come in un filmino delle vacanze con un rapido montaggio). Nel cuore di Félicie non c'è posto per nessun altro, e la bambina è il laccio indissolubile che lo lega a lui. La sceneggiatura, all'insegna del realismo e dell'introspezione, dedica la consueta attenzione alle psicologie e alla descrizione dei personaggi, offre anche un sottotesto religioso, esagera con le citazioni letterarie (d'altronde, l'inverno è la stagione più adatta alla lettura) e filosofiche (la scommessa di Pascal ritorna da "La mia notte con Maud") ma è forse meno brillante rispetto a quella degli altri tre film del ciclo.

12 gennaio 2010

Racconto di primavera (E. Rohmer, 1990)

Racconto di primavera (Conte de printemps)
di Éric Rohmer – Francia 1990
con Anne Teyssèdre, Florence Darel
***

Rivisto in DVD.

Gran parte dei film di Éric Rohmer, il grande regista della nouvelle vague scomparso ieri all'età di 89 anni e che ho voluto ricordare riguardandomi uno dei suoi lavori da me preferiti, sono suddivisi programmaticamente in cicli tematici, pur essendo godibili anche come pellicole a sé stanti. Dopo il ciclo dei "Sei racconti morali" e quello delle "Commedie e proverbi", nel 1990 il cineasta francese ne iniziò uno nuovo, denominato "Racconti delle quattro stagioni", dove i titoli dei lungometraggi non si riferiscono solo al periodo dell'anno nel quale le storie sono ambientate, ma anche – metaforicamente – a un determinato momento della vita dei personaggi. In questo primo film, per esempio, le protagoniste si trovano ad attraversare una fase di cambiamento (entrambe si sentono trascurate dai rispettivi ragazzi) che potrebbe forse portare alla fioritura di nuovi rapporti sentimentali. Jeanne, una giovane insegnante di filosofia, e Natasha, una studentessa di pianoforte, si conoscono per caso a una festa e diventano subito amiche e confidenti. La prima, che ha prestato il proprio appartamento alla cugina, viene ospitata per qualche giorno dalla seconda, che in seguito la invita anche a trascorrere insieme a lei un weekend nella casa di famiglia in campagna. Che il sogno di Natasha sia quello di far scoccare un colpo di fulmine fra l'amica e il padre divorziato, con la giovane amante del quale, Eve, non va assolutamente d'accordo? Come suo solito, Rohmer gira un film assai "parlato", dove i personaggi discutono a cuore più o meno aperto di sentimenti, filosofia, comportamenti, gusti, manie, ossessioni, ricordi, e che vivono la propria vita più mentalmente e intellettualmente che fisicamente... Questo contribuisce a tracciarne un vibrante quadro psicologico, approfondendoli e rendendoli distanti dalle solite macchiette delle pellicole a sfondo romantico. Jeanne, ordinata e controllata, non sopporta il caos e l'intrusione nelle vite degli altri, cerca di non lasciarsi coinvolgere dalla complessa situazione familiare di Natasha e finisce col mantenere il proprio status quo (un fidanzato che non vediamo mai, con il quale forse non c'è perfetta sintonia), rinunciando all'opportunità di cambiare vita che la primavera le aveva offerto. Natasha, spigliata e immatura, si lascia invece trasportare in maniera quasi impulsiva dalle proprie simpatie e antipatie, come quando fa la guerra alla "saccente" Eve (che accusa persino di aver rubato una collana; ma il vero timore è che le sottragga il padre, non a caso il fidanzato di Natasha ha quasi la stessa età del genitore). Ecco dunque che i ciliegi in fiore, i cambi d'abiti negli armadi, i lavori di giardinaggio e tutti gli elementi che indicano che la primavera è arrivata non si traducono in luoghi comuni o in scelte scontate, ma diventano sintomi dell'irrequietezza e della ricerca di un nuovo equilibrio che però non viene mai raggiunto. Alla fine, dopo una serie di litigi, incomprensioni e rifiuti, la situazione torna la stessa di partenza, come se "non fosse successo niente". Le occasioni di cambiamento non sono state colte: ma chissà che sotto il terreno non ci siano germogli già pronti a sbocciare. Controllatissima ed essenziale la regia, che si concede appena un paio di lenti zoom e si preoccupa di mostrare il più possibile l'ambiente attorno ai personaggi, come le diverse case in cui vivono. Davvero convincenti gli attori, in particolare le due protagoniste (molto bella la distaccata Teyssèdre, con la sua acconciatura da maschietto; spontanea e comunicativa la giovane Darel). E assai indovinata, seppure ridotta ai minimi termini, anche la colonna sonora, dove spicca la deliziosa sonata per pianoforte e violino di Beethoven intitolata appunto "La primavera".

13 gennaio 2009

La marchesa von... (Éric Rohmer, 1976)

La marchesa von... (Die Marquise von O...)
di Éric Rohmer – Francia/Germania 1976
con Edith Clever, Bruno Ganz
***1/2

Visto in DVD.

Il primo film di Rohmer di ambientazione storica, vincitore del premio della giuria al festival di Cannes, è un affascinante ritratto della condizione femminile nel passato, tra violenza e amore, psicologia e pragmatismo, tratto da una novella del 1808 di Heinrich von Kleist. La vicenda si svolge alla fine del diciottesimo secolo, nel pieno delle guerre napoleoniche, in una città dell'Italia settentrionale assaltata dalle truppe russe. La figlia del comandante della cittadella, aggredita da alcuni soldati ma salvata proprio da un ufficiale dell'esercito invasore (interpretato dall'ottimo Bruno Ganz), scopre di essere misteriosamente rimasta incinta. Nessuno crederà alla sua innocenza, nemmeno la sua stessa famiglia, e così sarà costretta a pubblicare un annuncio nel quale chiede pubblicamente al "colpevole" di venire allo scoperto. Il folgorante stile puro e rigoroso dei precedenti "racconti morali" di Rohmer viene magistralmente trasposto nel passato, grazie a scenografie, dialoghi e attori che concorrono tutti insieme alla riuscita di un film neoclassico, teatrale, pittorico e letterario prima ancora che cinematografico (non a caso è una delle pellicole preferite, per sua stessa dichiarazione, da Peter Greenaway). Notevoli per esempio le citazioni di quadri, come "L'incubo" di Johann Heinrich Füssli nella scena del risveglio di Giulietta. La storia della marchesa e della sua gravidanza inconsapevole, "come la vergine Maria", diventa il pretesto per sferrare una forte critica ai valori della società borghese, al trionfo delle apparenze e all'ipocrisia del moralismo. Buono il cast, che comprende anche Peter Lühr (il padre), Edda Seippel (la madre) e Otto Sander (il fratello: quest'ultimo avrebbe poi recitato con Bruno Ganz anche ne "Il cielo sopra Berlino"), tutti di estrazione teatrale. Il film venne girato in tedesco, ma sul DVD della Bim ci sono solo le versioni doppiate in italiano e in francese. A quanto pare, anche la pellicola di Pappi Corsicato "Il seme della discordia" è ispirata alla stessa fonte letteraria.

12 maggio 2008

Reinette e Mirabelle (E. Rohmer, 1987)

Reinette e Mirabelle (4 aventures de Reinette et Mirabelle)
di Éric Rohmer – Francia 1987
con Joëlle Miquel, Jessica Forde
**

Visto in DVD.

Reinette e Mirabelle sono due ragazze ventenni: la prima vive in campagna ed è un'aspirante pittrice, la seconda è parigina e studia etnologia. Si incontrano casualmente e fanno rapidamente amicizia, al punto che Mirabelle invita Reinette a dividere con sé il suo appartamento di Parigi. Attraverso quattro brevi scenette, quasi dei cortometraggi, Rohmer le rende protagoniste di piccoli episodi di vita vissuta e ne mette a confronto le diverse filosofie di vita. Reinette è semplice, idealista, ha fiducia nelle persone e non smette di parlare, mentre Mirabelle è più pacata, cinica e sofisticata. Peccato però che il film scorri via in maniera piuttosto piatta e che le vicende di cui sono protagoniste le due ragazze siano troppo minimaliste per suscitare interesse nello spettatore. Soltanto l'ultimo episodio, quello con Fabrice Luchini nei panni del direttore di una galleria d'arte, sorprende per simpatia e curiosità, grazie anche al suo finale folgorante. Ne "L'ora blu", l'unico episodio che si svolge in campagna, Reinette cerca di far sì che Mirabelle possa assaporare quel breve attimo di assoluto silenzio che si verifica prima dell'alba, quando gli animali notturni cessano ogni attività e gli uccelli diurni non hanno ancora iniziato a cantare (ma lo spunto ricorda troppo "Il raggio verde"); ne "Il cameriere del caffè", Reinette è alle prese con un cameriere eccentrico e sgarbato; ne "Il mendicante, la cleptomane e l'imbrogliona", le due ragazze vivono tre brevi incontri con bizzarri personaggi e discutono di morale, di generosità e di giustizia; ne "La vendita del quadro", Reinette deve portare un suo dipinto a una galleria d'arte, ma ha scommesso con Mirabelle che non aprirà bocca per tutta la giornata. Per fortuna, di fronte a un gallerista ancora più loquace e didascalico di lei, le parole non saranno necessarie.

5 gennaio 2008

L'amico della mia amica (E. Rohmer, 1987)

L'amico della mia amica (L'ami de mon amie)
di Éric Rohmer – Francia 1987
con Emmanuelle Chaulet, Sophie Renoir
***

Rivisto in DVD.

Ultimo film della serie "Commedie e proverbi" del regista francese, prende spunto dal detto "Gli amici dei miei amici sono miei amici" e lo sviluppa quasi vertiginosamente in una vicenda di cui le simmetrie e le geometrie sono il punto di forza. Blanche, la protagonista, stringe amicizia con Lea (molti film di Rohmer cominciano nello stesso modo, con un incontro casuale che si trasforma rapidamente in una forte amicizia: vedi per esempio "Reinette e Mirabelle") e fa conoscenza anche con il suo ragazzo Fabien e con l'amico Alexandre. Nonostante una cotta iniziale per quest'ultimo, è di Fabien che poi si innamora (ricambiata), dopo averlo frequentato con regolarità approfittando di un periodo di vacanza dell'amica. Non sa bene come comportarsi: anche se il rapporto fra Lea e Fabien non è poi così idilliaco, lui è pur sempre "l'amico della sua amica". E si domanda tristemente "Non capisco perché una non debba star bene con un innamorato come quando sta con un amico". Ma poiché Lea si innamora a sua volta di Alexandre, alla fine tutto si aggiusterà. Commedia sentimentale estremamente leggera (il regista si limita a mostrare la "superficie dei sentimenti", senza scavare più di tanto nel profondo dei personaggi), è caratterizzata dalla sua forte ambientazione: lo scenario è infatti quello dei quartieri di Clergy-Pontoise, una delle tante "ville nouvelle" nei dintorni di Parigi, città moderna costruita ex novo, le cui architetture quasi astratte riflettono le dinamiche amorose dei protagonisti e ne scandiscono il ritmo di vita (gli edifici offrono ogni sorta di intrattenimento per il tempo libero, e la vita sociale è organizzata attraverso feste e incontri immancabilmente a casa "di amici di amici"). Proprio come nel "Così fan tutte" di Mozart, altra opera "geometrica" per eccellenza, le coppie si smontano e si ricompongono fino a raggiungere nel finale la struttura ideale per ciascuno dei personaggi. Completamente priva di musica, la pellicola fa un forte uso dei costumi e del colore: si veda, per esempio, nella scena finale l'accoppiamento dei colori degli abiti dei quattro protagonisti (due azzurri, due verdi). Simpatici gli attori, e in particolar modo le giovani attrici. Come suo solito, Rohmer fa ricorso a interpreti sempre inediti: l'unica che ritorna da un film precedente, in un ruolo minore, è Anne-Laure Meury, che era stata vista bambina in "La moglie dell'aviatore".

14 settembre 2007

Gli amori di Astrea e Céladon (E. Rohmer, 2007)

Gli amori di Astrea e Céladon (Les amours d'Astrée et Céladon)
di Éric Rohmer – Francia 2007
con Andy Gillet, Stéphanie de Crayencour
*1/2

Visto al cinema Arlecchino, con Hiromi, in originale con sottotitoli
(rassegna di Venezia)

Grande delusione per quest'ultimo Rohmer, un'esile e implausibile storiellina ambientata in una Gallia bucolica e arcadica (è tratta da un testo del seicento) fra pastorelle in tunica, ninfe e druidi: Astrea, che ama il pastore Céladon, si convince che costui la tradisca. Céladon, da lei cacciato, tenta il suicidio tuffandosi in un fiume ma viene salvato da una comunità di druidi e torna dalla sua amata celandosi sotto le false spoglie di una fanciulla... costumi ridicoli, attori inadeguati e fuori parte, dialoghi letterari, vetusti e illogici (ci sono persino druidi che predicano il cristianesimo): l'aria che si respira è quella di una recita amatoriale di paese, priva di credibilità e insoddisfacente sotto ogni punto di vista.

3 luglio 2007

Il raggio verde (Éric Rohmer, 1986)

Il raggio verde (Le rayon vert)
di Éric Rohmer – Francia 1986
con Marie Rivière, Béatrice Romand
***1/2

Visto in DVD.

Il quinto episodio della serie "Commedie e proverbi", curiosamente ispirato a un romanzo di Jules Verne, è considerato uno dei capolavori di Rohmer e ha vinto il Leone d'Oro a Venezia. È caratterizzato da dialoghi molto realistici, con le voci dei personaggi che si sovrappongono mentre parlano, il che fa pensare che gran parte dei discorsi sia stata improvvisata sul tema, come confermerebbe il ringraziamento alla Rivière "per il testo e l'interpretazione" nei titoli di coda. La protagonista, Delphine, è una ragazza solitaria e complessata, vegetariana e irrequieta, un po' chiusa e asociale. Rimasta sola a Parigi alla vigilia delle vacanze estive (le scene di lei che cammina per le strade assolate, osservando i cittadini che prendono il sole sulle rive della Senna, mi hanno ricordato il film d'esordio dello stesso Rohmer, il bellissimo "Il segno del leone"), cerca inutilmente di trovare rifugio nella compagnia di amiche o di sconosciuti, in mare o in montagna. Le verrà in aiuto un insolito fenomeno atmosferico (descritto nel libro di Verne da cui anche il film prende il titolo), il bagliore verde chiaro dell'ultimo raggio del sole che tramonta dietro l'orizzonte, visibile soltanto in condizioni particolari: si dice che chi lo vede diventi capace di leggere con chiarezza nei propri sentimenti e in quelli altrui. Un'attenta e precisa caratterizzazione psicologica, l'abile maestria narrativa del regista, l'attenzione minimalista ai particolari e le interpretazioni di attori in gran parte non professionisti contribuiscono a rendere questo film un vero gioiellino, con un finale che scalda il cuore.

4 giugno 2007

Le notti della luna piena (E. Rohmer, 1984)

Le notti della luna piena (Les nuits de la pleine lune)
di Éric Rohmer – Francia 1984
con Pascale Ogier, Fabrice Luchini
***

Visto in DVD.

Commedie e proverbi, quarto capitolo. Stavolta l'ispirazione proviene da un motto popolare, "Chi ha due donne perde l'anima, chi ha due case perde il senno". La vivace e mondana Louise si divide infatti fra la casa in periferia dove abita con il suo fidanzato Remy (un Tcheky Karyo giovanissimo!) e un piccolo appartamento in centro a Parigi, che le fa da "base" per i suoi divertimenti notturni. Troppo convinta dei propri sentimenti e di quelli degli altri, e inconsapevole del rischio che corre, nel tentativo di rivendicare la propria indipendenza e di cercare la libertà troverà però – in un finale triste e amaro che, se possibile, rende ancora più piacevole e realistica la pellicola – solo la solitudine. Rohmer descrive emozioni e sentimenti dirigendo gli attori con la consueta eleganza e mettendo in scena un'insolita struttura ciclica: la pellicola racconta praticamente una notte sola al mese, quella – lo capiremo poi – del plenilunio. Come sostiene un personaggio, infatti, "nelle notti di luna piena nessuno dorme: nemmeno chi è andato a letto". Ottimo Fabrice Luchini nei panni dell'amico-consigliere di Louise, innamorato di lei. Il titolo del film potrebbe aver ispirato quello del terzo numero di Dylan Dog, uscito solo due anni più tardi.

Nota: La protagonista, figlia fra l'altro di Bulle Ogier, vinse il premio come miglior attrice a Venezia e morì tragicamente per un attacco di cuore (stando all'IMDb) pochi mesi dopo l'uscita del film, un giorno prima del suo ventiseiesimo compleanno.

8 aprile 2007

Pauline alla spiaggia (E. Rohmer, 1982)

Pauline alla spiaggia (Pauline à la plage)
di Éric Rohmer – Francia 1982
con Amanda Langlet, Arielle Dombasle
***

Visto in DVD.

"Chi parla troppo si danneggia" (Chrétien de Troyes): questo il motto alla base del terzo episodio della serie "Commedie e proverbi" di Rohmer. La trama vede come protagonista la quindicenne Pauline che all'inizio di settembre va a trascorrere gli ultimi giorni di vacanza al mare in compagnia della vistosa e provocante cugina Marion, da poco divorziata. Mentre assiste con distacco alle contorte vicende sentimentali della cugina, contesa fra il possessivo Pierre e l'"animo libero" Henri, ha l'occasione di fare anche lei le sue prime esperienze amorose con il coetaneo Sylvain, rimanendo peraltro coinvolta nel gioco di menzogne e tradimenti degli adulti. Un film effervescente e dinamico, con un'ottima caratterizzazione psicologica dei personaggi e una sceneggiatura da manuale, che si pone di diritto fra i più tipici e rappresentativi dell'universo sentimentale e borghese del regista francese. L'attrice Amanda Langlet tornerà quattordici anni dopo in un'altra pellicola rohmeriana ambientata sulla spiaggia, "Un ragazzo, tre ragazze" (ossia "Racconto d'estate").

4 aprile 2007

Il bel matrimonio (Éric Rohmer, 1982)

Il bel matrimonio (Le beau mariage)
di Éric Rohmer – Francia 1982
con Béatrice Romand, André Dussollier
**1/2

Visto in divx.

Il secondo film della serie "Commedie e proverbi" di Rohmer racconta la storia, essenziale come al solito, di Sabine, una ragazza che dopo una serie di relazioni poco solide decide di punto in bianco di volersi sposare: ma con chi? Letteralmente con il primo arrivato: non appena l'amica Clarisse le presenta il suo cugino Edmond, un giovane avvocato, Sabine si convince unilateralmente di aver trovato la persona giusta, quella che volente o nolente diventerà suo marito. Ma le sue fantasie si riveleranno soltanto illusioni quando Edmond si tirerà indietro. La personalità della protagonista, ostinata e volitiva studentessa d'arte che lavora malvolentieri in un negozio d'antiquariato di Le Mans, è il fulcro dell'intera pellicola: più che l'amore, Sabine sogna un matrimonio con un uomo "ricco e impegnato" che la renda paradossalmente più indipendente e libera di dar sfogo alla propria creatività. Il film è forse meno vivace di altri lavori di Rohmer, ma anche meno appesantito da inutili intellettualismi. Da sottolineare la prova (e la bella presenza) di Arielle Dombasle nei panni di Clarisse. Il proverbio che fa da cornice alla vicenda è "Quel esprit ne bat la campagne? Qui ne fait châteaux en Espagne?", tratto dalle fiabe di La Fontaine.

4 marzo 2007

La moglie dell'aviatore (E. Rohmer, 1981)

La moglie dell'aviatore (La femme de l'aviateur)
di Éric Rohmer - Francia 1981
con Philippe Marlaud, Marie Rivière
**

Visto in DVD, con Hiromi.

Primo film della serie "Commedie e proverbi", la nuova sequenza di sei pellicole con la quale Éric Rohmer – dopo l'esperienza dei lungometraggi storici in costume "La marchesa Von..." e "Perceval" – torna allo stile minimalista e naturalista di sentimenti e gelosie che aveva caratterizzato i suoi "Racconti morali". La storia, incentrata sul proverbio fittizio "Non è possibile non pensare a niente" (inventato dallo stesso Rohmer parafrasando una frase di Alfred de Musset), parla di François, un giovane che dopo aver visto uscire dalla casa della sua ragazza il suo ex amante, decide di pedinarlo per tutto il giorno in compagnia di una simpatica quindicenne incontrata per caso. La sera avrà un colloquio chiarificatore con la sua ragazza in una scena lunga e verbosa ma stranamente intrigante. Un film strano e delicato, a tratti incerto e a tratti solare, con personaggi ben descritti, vivi e "reali", ma che forse lascia un po' il tempo che trova.