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27 agosto 2022

Street without end (Mikio Naruse, 1934)

Street without end (Kagirinaki hodo)
di Mikio Naruse – Giappone 1934
con Setsuko Shinobu, Sozo Okada
**

Visto in divx, con cartelli in inglese.

Sugiko (Setsuko Shinobu) e Kesako (Chiyoko Katori), due amiche che lavorano come cameriere in un bar, hanno la possibilità di "elevarsi" socialmente quando la prima è chiesta in moglie da Hiroshi (Sozo Okada), ricco rampollo di una famiglia nobile, e alla seconda viene offerto di diventare attrice cinematografica. Ma le cose non funzioneranno: Sugiko è guardata con sospetto e poi rifiutata dalla madre e dalla sorella di Hiroshi, che non tollerano che una ragazza lavoratrice e di bassa estrazione entri a far parte della loro famiglia; e Kesako si trova a disagio nel mondo fasullo e dorato del cinema, preferendo alla fine sposarsi con l'amico di sempre Shinkichi (Shinichi Himori). L'ultimo film muto di Naruse, nonché l'ultimo realizzato per la Shochiku prima di passare a quella che diventerà la Toho, è uno shomingeki (storie di gente comune) tratto da un serial di Komatsu Kitamura (già autore dei soggetti di alcune pellicole di Ozu del primo periodo). La storia, a dire il vero, è un po' ondivaga e sfilacciata, e ricicla insieme tanti temi standard del genere: Sugiko che vuole sacrificarsi per la famiglia, e in particolare per il fratello minore Koichi (Akio Isono), cui vuole pagare gli studi; il conflitto fra la vita moderna e le antiche tradizioni, come i valori feudali che regnano nella famiglia di Hiroshi, il che si traduce in rapporti di classe (la servitù di casa è vista dall'alto in basso, tanto che Sugiko è criticata dalla suocera perché la tratta da "uguale") e atteggiamenti sprezzanti e altezzosi. Una didascalia, a un certo punto, rende esplicito il tema centrale: "Ancora oggi, in Giappone, la nozione "feudale" di famiglia schiaccia l'amore puro dei giovani". Tutto alquanto generico, nonostante la buona prova degli attori e la regia dinamica. Ma la scena in cui Sugiko, con orgoglio, lascia Hiroshi e la sua famiglia e ribatte a testa alta alla suocera e alla sorella, è potente. Piccole parti per Chishu Ryu (il talent scout cinematografico), Ichiro Yuki (il primo ragazzo di Sugiko) e Tomio Aoki (il bambino che risponde al telefono).

18 aprile 2022

Sogni di una notte (Mikio Naruse, 1933)

Every-night dreams (Yogoto no yume)
di Mikio Naruse – Giappone 1933
con Sumiko Kurishima, Tatsuo Saito
**1/2

Visto su YouTube, in originale con sottotitoli.

Per poter mantenere il figlio Fumio (Teruko Kojima), che è costretta a crescere da sola dopo essere stata abbandonata dal marito, Omitsu (Sumiko Kurishima) lavora come cameriera e intrattenitrice in una bettola frequentata soprattutto da marinai. Quando il marito Mizuhara (Tatsuo Saito) torna a casa dopo tre anni, la donna accetta di riaccoglierlo, nella speranza di ricominciare una nuova vita. L'uomo, però, fatica a trovare lavoro, essendo debole e gracile: e pur di procurarsi il denaro che possa permettere alla moglie di abbandonare un mestiere fonte di umiliazioni e attenzioni non gradite, decide di dedicarsi al crimine... Ambientato in un Giappone in preda alla povertà e alla depressione, questo intenso melodramma (neo)realista è forse fra i film più importanti del periodo muto di Naruse (periodo del quale, peraltro, sono sopravvissuti pochi titoli, solo cinque su 24). Il finale tragico e commovente, in particolare, con la madre che implora il figlio di crescere "forte" per non fare la fine del padre, è ancora oggi di grande impatto, così come la descrizione delle difficoltà della famiglia di mantenere l'onestà e la dignità di fronte alle avversità economiche e sociali. Stilisticamente, la regia di Naruse è già elegante, e fa uso di zoom, movimenti di macchina e un montaggio rapido (in particolare nella sequenza della rapina), mentre i personaggi sono ben descritti e si fondono con l'ambiente circostante. Takeshi Sakamoto è il "Capitano", l'avventore del bar che mette i suoi occhi su Omitsu. Jun Arai e Mitsuko Yoshikawa sono i vicini di casa.

17 gennaio 2022

Apart from you (Mikio Naruse, 1933)

Apart from you (Kimi to wakarete)
di Mikio Naruse – Giappone 1933
con Sumiko Mizukubo, Akio Isono
**1/2

Visto in divx, in originale con sottotitoli.

L'anziana geisha Kikue (Mitsuko Yoshikawa) fa questo lavoro per mantenere il figlio Yoshio (Akio Isono) e permettergli di studiare. Disapprovando il mestiere della madre, di cui si vergogna, Yoshio smette di andare a scuola e si unisce a una banda di balordi. Assistendo però agli sforzi di Terugiku (Sumiko Mizukubo), giovane collega di Kikue cui è legato da un legame di affetto e che a sua volta fa la geisha per mantenere la famiglia e per proteggere la sorella minore dallo stesso destino, Yoshio comprenderà infine il valore del sacrificio della madre. Soggetto "mizoguchiano" ma con lieto fine, per un melodramma per certi versi retorico e convenzionale (la trama ricorda molte pellicole giapponesi dell'epoca) ma con una notevole caratterizzazione dei personaggi e con una forte intensità emotiva (si pensi al confronto fra Terugiku e la sua famiglia, quando accusa i genitori per la propria sorte). E stilisticamente sono da apprezzare i movimenti di macchina (come gli zoom e i primi piani: a volte gli attori sembrano quasi guardare direttamente in faccia gli spettatori) e il montaggio, specie nella parte finale. Pur trattandosi di un muto, la pellicola presenta a tutti gli effetti il linguaggio moderno del cinema sonoro. Anche il realismo e il pragmatismo nel descrivere il mondo delle geishe, lontano da ogni romanticismo forzato, non sono banali. Tomio "Tokkan Kozo" Aoki, nel consueto ruolo del monello combinaguai, è il fratellino di Terugiku.

19 marzo 2021

No blood relation (Mikio Naruse, 1932)

No blood relation (Nasanu naka)
di Mikio Naruse – Giappone 1932
con Yoshiko Okada, Yukiko Tsukuba
**

Visto su YouTube, con cartelli in inglese.

L'attrice Tamae (Yoshiko Okada), che sei anni prima aveva abbandonato il Giappone, il marito Atsumi (Shunyo Nara) e la figlia appena nata per andare a lavorare a Hollywood, torna in patria arricchita e col desiderio di riprendersi la bambina. Ma la piccola Shigeko, nel frattempo, si è affezionata a Masako (Yukiko Tsukuba), la seconda moglie di Atsumi nonché la donna che l'ha cresciuta. Con l'aiuto dell'avida suocera (Fumiko Katsuragi), e approfittando dell'assenza di Atsumi (incarcerato per bancarotta!), Tamae "rapisce" Shigeko. Ma dovrà fare i conti col fatto che a rendere veramente madre una donna non è l'aver dato alla luce un figlio, ma averlo allevato... Da un racconto di Shunyo Yanagawa, un melodramma muto nobilitato dalla regia dinamica di un giovane Naruse (si tratta del suo più antico lungometraggio tuttora esistente) con un montaggio rapido e numerosi zoom. Per il resto siamo dalle parti del classico racconto a tema sul conflitto fra povertà e ricchezza ma soprattutto fra tradizione e modernità, con la Okada nei panni della "cattiva" moga (la modern girl legata ai valori e allo stile di vita occidentale), anche se lo sguardo della macchina da presa riesce a mostrarcene anche il lato simpatetico. Curiosi i personaggi maschili di contorno: da Kusakabe (Joji Oka), reduce della Manciuria, alla coppia di ladri (Ichiro Yuki e Shozaburo Abe) che bazzicano intorno a Tamae, uno dei quali è suo fratello, protagonisti di occasionali sketch. La bambina è interpretata da Toshiko Kojima, il suo compagno di giochi (sempre intento a pescare, con scarsi risultati) è Tomio Aoki, il "Tokkan Kozo" di tanti film di Ozu.

2 gennaio 2021

Koshiben gambare (Mikio Naruse, 1931)

Flunky, work hard! (Koshiben gambare)
di Mikio Naruse – Giappone 1931
con Isamu Yamaguchi, Seiichi Kato
**1/2

Visto su YouTube, in originale con sottotitoli.

Questo cortometraggio muto di una trentina di minuti è il più antico film di Mikio Naruse a essere sopravvissuto (i suoi lavori precedenti sono tutti andati perduti). E per certi versi si discosta dalle pellicole per cui sarà noto in seguito (in particolare dopo la guerra), ovvero drammatici shomingeki sulle tribolazioni delle donne e delle classi più disagiate: qui siamo dalle parti della commedia, anche se non mancano un pizzico di satira sociale e, nel finale, una piega funesta. Il protagonista è uno spiantato agente di assicurazioni, che spera di convincere una ricca signora a stipulare una polizza contro gli infortuni per i suoi cinque figli. Per ingraziarsi la famiglia e superare così la concorrenza di un agente rivale, non esita a umiliarsi, giocando la cavallina con i bambini: e nel far questo, trascura il proprio figlio Susumu, intraprendente monello attaccabrighe che finisce investito da un treno... A parte il finale tragico, i toni ricordano quelli di altre commedie giapponesi dell'epoca incentrate sui bambini e sul rapporto fra genitori e figli, a partire dal capolavoro di Yasujiro Ozu "Sono nato, ma...", anche se le gag comiche sono sempre velate di una certa tristezza di fondo. Ed è proprio con Ozu che Naruse, anche se meno noto di lui in occidente, sarà costantemente paragonato nel prosieguo della sua carriera. Poco dopo questo film, probabilmente realizzato su commissione per conto della Shochiku, si trasferirà alla casa produttrice Toho, dove girerà i suoi lavori sonori e più personali (dal 1935 al 1967). Il suo stile ricorda in effetti quello di Ozu (a partire da sobrietà e minimalismo), mentre i soggetti affrontati sono spesso malinconici e pessimisti come nel cinema di Mizoguchi, con il tema della consapevolezza della transitorietà delle cose (mono no aware) che fa spesso capolino. Già in questo lavoro dei primordi, pur così breve e atipico (e decisamente più spigliato), si possono comunque apprezzare le qualità di una regia attenta ai dettagli, l'ottima direzione degli attori e il montaggio espressionista (ci sono persino alcuni "effetti speciali" nel momento in cui il padre viene a sapere dell'incidente del figlio), con il tutto che concorre al ritratto di un ambiente, il Giappone degli anni trenta, in cui povertà e desiderio di riscatto socio-economico convivevano nelle fasce più umili della popolazione.