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8 luglio 2023

Black Adam (Jaume Collet-Serra, 2022)

Black Adam (id.)
di Jaume Collet-Serra – USA 2022
con Dwayne Johnson, Aldis Hodge
**

Visto in TV (Sky Cinema).

Risvegliato da un'archeologa (Sarah Shahi) dopo cinquemila anni, l'antieroe Black Adam (Dwayne Johnson) deve proteggere la piccola nazione mediorientale di Kahndaq dalle mire di Sabbac (Marwan Kenzari), membro di un'organizzazione paramilitare che tramite una corona magica ha ottenuto il potere di sei demoni infernali. Ma prima dovrà vedersela con i supereroi della Justice Society – Hawkman (Aldis Hodge), Doctor Fate (Pierce Brosnan), Atom Smasher (Noah Centineo) e Cyclone (Quintessa Swindell) – , inviati dagli Stati Uniti nel Kahndaq per imprigionarlo. Versione "oscura" di Capitan Marvel (il personaggio Fawcett/DC, non l'omonimo della Marvel), di cui ha praticamente gli stessi poteri e la stessa origine, Black Adam avrebbe dovuto esserne l'antagonista in "Shazam!", prima che Johnson stesso suggerisse di renderlo protagonista di un film a parte, anche per sfruttare il successo del "Black Panther" della Marvel. Di buona fattura, e con una decente dose di azione supereroistica, il film soffre però per la mancanza di originalità e fatica a uscire dall'alveo della pellicola di genere: i temi "impegnati" come lo sfruttamento colonialista e imperialista delle risorse dei paesi poveri, o il contrasto fra l'etica dei supereroi "ufficiali" (che non uccidono) e quella degli antieroi (che non si trattengono dal ricorrere alla violenza), sono esposti in maniera didascalica e superficiale, mentre aspetti come l'adattamento al mondo moderno di qualcuno che proviene dal terzo millennio avanti Cristo sono completamente ignorati. Fra le citazioni e le strizzatine d'occhio: la musica di Ennio Morricone per il triello de "Il buono, il brutto e il cattivo", e un cameo di Henry "Fonzie" Winkler come zio di Atom Smasher, oltre a tanto metatesto (il personaggio di Amon (Bodhi Sabongui), ragazzino fan dei supereroi DC che insegna a Black Adam le regole per comportarsi come un personaggio dei fumetti). Nel controfinale, Black Adam incontra Superman, suggerendo un suo ritorno nei futuri film del DC Extended Universe.

10 dicembre 2022

The Batman (Matt Reeves, 2022)

The Batman (id.)
di Matt Reeves – USA 2022
con Robert Pattinson, Zoë Kravitz
**

Visto in TV (Now Tv).

Un misterioso killer, l'Enigmista (Paul Dano), sta uccidendo i più importanti funzionari (giudici e poliziotti) di Gotham City, accusandoli di essere corrotti e lasciando sul posto criptici messaggi destinati a Batman (Robert Pattinson). Questi indaga, aiutato dal commissario Gordon (Jeffrey Wright), l'unico fra la polizia a tollerare la presenza del vigilante, e dall'acrobatica ladra Selina Kyle, alias Catwoman (Zoë Kravitz): ma scoprirà suo malgrado torbide ombre nel passato del suo stesso padre, Thomas Wayne, fino ad allora ritenuto integerrimo... L'ennesimo rilancio cinematografico di Batman (la pellicola non ha nessun legame, almeno esplicito, con le incarnazioni più recenti, quelle in cui a interpretare l'uomo pipistrello c'erano Christian Bale e Ben Affleck, né con altri film del DC Extended Universe) è un lungometraggio cupo, pesante, con toni da noir (c'è anche la voce narrante fuori campo, che ricorda quella del Rorschach di "Watchmen") e inutilmente lungo: quasi tre ore per raccontare una storia dall'intreccio farraginoso, con dialoghi artefatti ed espositivi, scene d'azione noiose e un finale anticlimatico. Sotto il cielo di una Gotham oscura e piovosa c'è poco di fresco o di originale: gli stilemi e i riferimenti sono quelli anni ottanta (i fumetti di Frank Miller) e novanta ("Seven" di David Fincher), a partire da un Batman grosso, corazzato, violento e tormentato, che solo nel finale abbandonerà le sue ossessioni ("Io sono vendetta" è il modo in cui si presenta all'inizio, salvo cambiare prospettiva quando si troverà di fronte alla follia dei suoi avversari) e da una Selina Kyle che sembra uscire direttamente dal "Batman: Year One" di Miller/Mazzucchelli (che apparentemente è l'unico riferimento fumettistico per il personaggio al cinema). Pattinson convince quando è in maschera, nei panni dell'uomo pipistrello, molto meno come Bruce Wayne, troppo cupo e tormentato: i due personaggi dovrebbero essere più antitetici (ma forse lo diventeranno). In un certo senso il film rappresenta un'origin story per Batman, anche se in maniera obliqua: secondo i piani, dovrebbe essere il primo di una nuova trilogia. Insolito il casting, che rende irriconoscibili Andy Serkis (il maggiordomo Alfred) e Colin Farrell (il Pinguino), mentre John Turturro è il boss mafioso Carmine Falcone, legato a doppio filo alle origini sia di Batman che di Catwoman. La colonna sonora di Michael Giacchino gira a più riprese attorno all'Ave Maria di Schubert. Nel finale, comparsata per il Joker ad Arkham. Mediocre l'adattamento italiano, in grande difficoltà nel rendere i giochi di parole contenuti negli indovinelli dell'Enigmista.

14 luglio 2022

The Suicide Squad - Missione suicida (J. Gunn, 2021)

The Suicide Squad - Missione suicida (The Suicide Squad)
di James Gunn – USA 2021
con Idris Elba, Margot Robbie
*1/2

Visto in TV (Now Tv), con Sabrina.

La Task Force X (nome "ufficiale" della Suicide Squad, gruppo formato da supercriminali ai quali è stato offerto uno sconto di pena se collaboreranno con il governo degli Stati Uniti) viene inviata sull'isola latino-americana di Corto Maltese, dove c'è stato di recente un colpo di stato, per infiltrarsi e distruggere ogni traccia del misterioso "progetto Starfish", arma segreta messa a punto dallo scienziato pazzo Thinker (Peter Capaldi). A far parte della squadra, a questo giro, sono i mercenari rivali Bloodsport (Idris Elba) e Peacemaker (John Cena), l'uomo-squalo King Shark (doppiato in originale da Sylvester Stallone), l'ammaestratrice di topi Ratcatcher II (Daniela Melchior) e il folle Polka-Dot Man (David Dastmalchian), mentre Harley Quinn (Margot Robbie) e il suo mentore, il colonnello Rick Flag (Joel Kinnaman), si trovano già sul posto, essendo stati inviati con un precedente gruppo di cui sono i soli sopravvissuti. Secondo film della Suicide Squad dopo il precedente "Suicide Squad" (sì, i titolisti non hanno molta fantasia), terzo del DC Extended Universe con Harley Quinn (che nel frattempo è apparsa anche in "Birds of Prey"): si sperava in James Gunn, in trasferta dalla Marvel fra un episodio e l'altro di "Guardians of the Galaxy", perché facesse meglio di David Ayer (e non ci voleva poi molto), ma anche stavolta si resta delusi. Il divertimento ultraviolento e decerebrato è spacciato per irriverente, ma fra personaggi stupidi (e improbabili) al limite del demenziale, una trama generica, una fotografia sempre troppo scura e un doppiaggio italiano mediocre, per almeno tre quarti del film si fa fatica trovare un bandolo di interesse. Le gag sono infantili e, quasi sempre, non fanno ridere. E pure il personaggio di Harley Quinn sembra peggiorare di pellicola in pellicola: ormai è diventato solo una macchietta. Le cose migliorano un po' nel finale, con lo scontro con il mostruoso Starro il Conquistatore, gigantesco alieno a forma di stella marina (un vero e proprio kaiju, come commentano gli stessi personaggi del film). Nel cast anche Viola Davis, Michael Rooker, Alice Braga. Peacemaker tornerà in una serie tv. Come già nel "Batman" di Tim Burton, il nome Corto Maltese non è un omaggio diretto a Hugo Pratt: l'isola, infatti, era citata nel seminale "Il ritorno del cavaliere oscuro" di Frank Miller.

13 settembre 2021

Shazam! (David F. Sandberg, 2019)

Shazam! (id.)
di David F. Sandberg – USA 2019
con Zachary Levi, Asher Angel
**

Visto in TV (Netflix).

Grazie alla magia di un antico e misterioso mago (Djimon Hounsou), il quattordicenne Billy Batson (Asher Angel) diventa in grado di trasformarsi in un supereroe (Zachary Levi) con un nutrito ventaglio di superpoteri. Peccato che, anche in un corpo adulto e muscoloso, la sua mente resti quella di un bambino... Dopo aver cercato – insieme al fratello adottivo Freddy (Jack Dylan Grazer), entusiasta patito di fumetti – di comprendere meglio quali siano le proprie capacità, dovrà usarle per combattere il malvagio dottor Sivana (Mark Strong), che ha risvegliato i demoni che personificano i sette peccati capitali. Il personaggio al centro di questo film (che fa parte dell'universo DC, lo stesso di Batman e Superman, come ci confermano i numerosi riferimenti a questi due eroi) ha una lunga e curiosa storia alle spalle: nato negli anni quaranta sulla carta stampata con il nome di "Captain Marvel", per un decennio fu il fumetto di supereroi più venduto in assoluto, surclassando come popolarità anche Superman. La DC Comics, però, fece causa alla casa che lo pubblicava, la Fawcett, sostenendo che fosse una copia del suo personaggio. E negli anni settanta, ironicamente, ne acquisì i diritti, integrandolo nel proprio universo. Nel frattempo, però, era nata la Marvel: e intitolare un albo a fumetti con il nome della propria principale concorrente non era forse il caso. Così l'albo è stato rinominato "Shazam!" (la parola che Billy grida per trasformarsi, acronimo di coloro da cui prende le abilità: Salomone, Hercules, Atlante, Zeus, Achille e Mercurio) mentre il personaggio continuava a chiamarsi "Capitan Marvel", almeno fino agli anni duemila, quando quest'ultimo nome (che nel frattempo è andato a designare anche diversi eroi della Casa delle Idee: vedi per esempio il recente film con Brie Larson) è stato abbandonato, e ora l'eroe si chiama ufficialmente Shazam. Alla cosa si fa riferimento comicamente nella sceneggiatura, con Freddy che suggerisce a Billy diversi "nomi da supereroe" che non fanno mai presa (da Captain Sparklefingers a Mister Philadelphia, da Red Cyclone a Maximum Voltage).

Il tema del ragazzino che si ritrova all'improvviso nel corpo di un supereroe è indubbiamente l'aspetto più interessante della pellicola, ma la sceneggiatura di Henry Gayden ci gioca solo fino a un certo punto: per fare un esempio recente, una situazione analoga era stata raccontata molto meglio in "Jumanji: Benvenuti nella giungla". Non aiuta il fatto che Asher Angel sia già praticamente un teenager, quindi più grande del Billy Batson dei fumetti che era solo un bambino, e dunque il suo comportamento infantile quando è trasformato in Shazam (vedi le esclamazioni "Santa polenta!") sembrano fuori luogo. Ma l'impostazione comica e parodistica ha il suo perché e nel complesso risulta divertente e gradevole, con echi del vecchio telefilm "Ralph supermaxieroe" (Shazam è goffo e impacciato, quasi a disagio quando usa i suoi poteri) mescolati con l'ossessione dei ragazzi per la popolarità e i social (Billy e Fred pubblicano le proprie imprese su YouTube). In generale, la scoperta delle proprie capacità e di come usarle è una chiara metafora della crescita e dell'ingresso nell'età adulta. Sarebbe bastato questo, e invece il film la appesantisce con l'insistenza sul tema della famiglia (sia il buono che il cattivo hanno alle spalle una storia di incomprensione e di esclusione: in generale, le due backstory parallele sono la cosa meno riuscita della pellicola), anche se in qualche modo era connaturato anche al fumetto: vedi la "Marvel family" che appare nel finale, con i fratelli e le sorelle adottive di Billy – oltre a Freddy, anche Mary (Grace Fulton), Darla (Faithe Herman), Eugene (Ian Chen) e Pedro (Jovan Armand) – che a loro volta vengono dotati di poteri per aiutare il protagonista nella sua battaglia. Fra i punti negativi anche l'inevitabile ossessione per l'inclusività (neanche a sceglierli apposta, del gruppo fanno "democraticamente" parte un nero, un asiatico, un latino-americano... inoltre uno è disabile, uno è ciccione, uno è video-dipendente...) e il fatto che i "sette peccati capitali" siano solamente dei generici mostroni. La storia si svolge a Filadelfia. Un sequel ("Shazam! Fury of the Gods") è in arrivo nel 2023.

5 luglio 2021

Wonder Woman 1984 (P. Jenkins, 2020)

Wonder Woman 1984 (id.)
di Patty Jenkins – USA 2020
con Gal Gadot, Kristen Wiig
*1/2

Visto in TV (Now Tv).

Nel 1984, Diana Prince/Wonder Woman vive a Washington e lavora come archeologa per i musei dello Smithsonian. Quando scopre che un antico manufatto (di origine "divina") ha la facoltà di esaudire i desideri di chi lo possiede (ma esigendo qualcosa in cambio), dovrà battersi con l'imprenditore intrallazzatore Maxwell Lord (Pedro Pascal), che intende utilizzarlo per avverare i sogni di chiunque in cambio del potere personale – la stessa Diana sarà tentata di riportare in vita il suo amore di un tempo, il pilota Steve Trevor (Chris Pine) – e con la sua collega frustrata Barbara Minerva/Cheetah (Kristen Wiig), che ha ottenuto forza e capacità simili alle sue. La scelta di ambientare la seconda pellicola "a solo" di Wonder Woman negli anni ottanta (la prima si svolgeva durante la Grande Guerra), oltre a facilitare la progressione cronologica delle origini del personaggio in maniera simile a quanto accaduto per gli X-Men (il prossimo film si svolgerà verosimilmente ai giorni nostri), consente di collegare il suo tema conduttore (la tentazione di ricorrere alle scorciatoie verso il successo, e l'illusione che sia possibile "avere qualunque cosa, basta solo volerla") all'edonismo rampante di quel decennio: di fatto Max Lord (il personaggio migliore del film), uomo d'affari arruffone e imbonitore televisivo, è una sorta di Donald Trump di minor successo, mentre gli unici spunti della vicenda che giustificano narrativamente l'operazione sono gli inevitabili rimandi alla guerra fredda (o meglio, ai suoi ultimi scampoli) e a Ronald Reagan. Per il resto, il 1984 è reso semplicemente attraverso l'uso di colori vivaci e primari negli abiti e nelle scenografie, e da un'atmosfera un po' campy che ricorda quella dei film di Superman con Christopher Reeve. Peccato che la trama, oltre che leggera ed escapista, sia esile e superficiale, che la pellicola manchi di ritmo e si dilunghi troppo (dopo un'ora non è ancora successo nulla: paradossalmente, proprio negli anni ottanta le pellicole d'azione erano decisamente più rapide, e non spalmavano su due ore e mezza una storia che bastava a riempirne la metà), che le scene d'azione siano fiacche e che l'abuso di effetti digitali renda tutto finto, donando al film l'aspetto di un videogioco. Inoltre la sceneggiatura manca di verve e risulta ingessata nei suoi messaggi (come quelli femministi: gli uomini sono quasi tutti pappagalli o molestatori, per strada o sul lavoro) e nel bilancino del politically correct, così distante dall'ironia e dell'anarchia dei migliori film d'azione dei veri anni ottanta (si confronti il combattimento nel centro commerciale con quello analogo di "Commando", per dirne uno!). La retorica hollywoodiana (vedi l'improbabilissima e insopportabile risoluzione finale in cui tutti rinunciano ai propri desideri) fa il resto. Da notare che, a parte i rimandi al primo film di WW, la pellicola è del tutto standalone, senza alcun riferimento al DC Extended Universe (perché si svolge in altra epoca, certo, ma anche perché dopo il fallimento di "Justice League" si è scelto di non inseguire più la Marvel nel progetto di un universo condiviso e di realizzare pellicole più indipendenti le une dalle altre). Cameo sui titoli di coda per Lynda Carter, la Wonder Woman della serie tv degli anni settanta, nei panni della leggendaria amazzone Asteria.

28 giugno 2021

Lego Batman - Il film (Chris McKay, 2017)

Lego Batman - Il film (The Lego Batman Movie)
di Chris McKay – USA/Danimarca 2017
animazione digitale
**

Visto in TV (Netflix).

Spin-off di "The Lego Movie" dedicato a uno dei personaggi che più aveva suscitato simpatia in quella pellicola, ovvero la versione "mattoncino" di Batman, che rispetto alla sua controparte fumettistica è particolarmente sborone. Con un'elevata opinione di sé, e abituato a lavorare da solo, scoprirà di aver bisogno anche lui di un gruppo di amici, o di una "famiglia" (composta dal maggiordomo Alfred, dal "figlio adottivo" Dick alias Robin, e dalla nuova commissaria Barbara Gordon alias Batgirl), per sconfiggere il Joker e il nutrito gruppo di "supercattivi" (provenienti da differenti franchise: abbiamo fra gli altri Sauron, Voldemort, King Kong e i Dalek) che questi ha portato a Gotham dalla Zona Fantasma. Colorato, infantile e campy come il telefilm degli anni sessanta (che infatti è citato a più riprese: dal "bat-repellente per squali" alle onomatopee che appaiono durante le scazzottate), il film è divertente e non privo di gag e battute indovinate, anche se un po' troppo citazioniste; peccato però che il messaggio (l'importanza di una famiglia, appunto, e il fatto che l'unione faccia la forza) sia insistito eccessivamente, ripetuto in continuazione ed esplicitato allo sfinimento, dal primo all'ultimo fotogramma. Persino il rapporto fra Batman e Joker è rappresentato all'insegna della dipendenza dell'uno dall'altro (la loro è una vera e propria "relazione", che Batman all'inizio vuole negare e poi finisce per riconoscere). Come nel prototipo, l'animazione è tutta digitale (niente stop motion), il che a mio parere ne diminuisce il valore.

6 aprile 2021

Birds of prey (Cathy Yan, 2020)

Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn (Birds of Prey (and the Fantabulous Emancipation of One Harley Quinn))
di Cathy Yan – USA 2020
con Margot Robbie, Ewan McGregor
**

Visto in TV (Now Tv).

Lasciata dall'amato Joker, la psicopatica Harley Quinn (Margot Robbie) decide che è l'occasione giusta per cambiare vita e mettersi in proprio. Sulle tracce di un prezioso diamante/MacGuffin, inghiottito dalla giovane borseggiatrice Cassandra Cain (Ella Jay Basco) e concupito dal boss criminale Roman Sionis/Maschera Nera (Ewan McGregor), sarà costretta ad allearsi con altre super(anti-)eroine, quali Black Canary (Jurnee Smollett-Bell), la Cacciatrice (Mary Elizabeth Winstead) e la detective di polizia Renee Montoya (Rosie Perez). Narrato (in maniera disgiunta) dalla protagonista in prima persona, e rivolgendosi direttamente agli spettatori, un film che rispetto al precedente "Suicide Squad" – dove era stato introdotto il personaggio – schiaccia più esplicitamente sul pedale della commedia action/supereroistica alla "Deadpool" (o "Kick-Ass"): un divertimento decerebrato (e femminista: le eroine sono tutte donne, i cattivi tutti uomini e spesso picchiati senza pietà), stupido e irriverente, certo, ma pur sempre divertimento. Il ritmo frenetico senza pause, la natura anarchica del personaggio principale, i costumi punk e colorati, il profluvio di gag e battutine (anche visive: si pensi alle tante scritte o ai disegnini in sovrimpressione), un pizzico di understatement e i tocchi cinici e grotteschi arricchiscono una trama generica che sembra solo un pretesto per far interagire i vari personaggi. Anche le sequenze d'azione non vanno prese sul serio: l'abbondante violenza, in fondo, è sempre da cartone animato. Fra le tante citazioni, da segnalare quella alla Marilyn de "Gli uomini preferiscono le bionde". Pur essendo ambientato a Gotham City, nel film non appaiono né il Joker né Batman (ma sono menzionati). Harley Quinn, senza le Birds of Prey, tornerà in "The Suicide Squad - Missione suicida".

10 ottobre 2019

Joker (Todd Phillips, 2019)

Joker (id.)
di Todd Phillips – USA 2019
con Joaquin Phoenix, Robert De Niro
***1/2

Visto al cinema Colosseo.

Aspirante comico e cabarettista dalla salute mentale cagionevole, Arthur Fleck (Phoenix) lavora come clown per negozi e ospedali e ha ricevuto soltanto calci dalla vita. In un mondo senza empatia, sottoposto a frustrazioni e pressioni sociali di ogni tipo, finirà con l'esplodere, trovando nella violenza una valvola di sfogo e trasformando ogni tragedia in una ragione di riso. Origin story per lo psicopatico e acerrimo nemico di Batman: ma chi pensasse di trovarsi di fronte a un cinecomic come tanti altri, tutto azione, battutine ed effetti speciali, si sbaglia di grosso. Pur ambientato a Gotham City, e con apparizioni di personaggi quali Thomas Wayne (il padre di Bruce) nonché – fugacemente – del suo figlioletto e del maggiordomo Alfred, non c'è quasi nulla che rimandi al colorato universo dei supereroi in calzamaglia. Siamo più dalle parti di pellicole scorsesiane come "Taxi driver", con la sua analisi del disagio sociale e dei meccanismi della violenza, e di "Re per una notte", fonti di ispirazione talmente evidenti da essere esplicitate con la presenza di Robert De Niro nel ruolo di un anchorman televisivo che ricorda moltissimo proprio il secondo dei film citati. Frase cult: "Quando ero un bambino e dicevo alle persone che volevo fare il comico, tutti ridevano. Adesso invece nessuno ride". Qualche (ottusa) polemica in patria, con l'accusa di aver voluto far empatizzare il pubblico con un criminale e giustificare le ragioni delle sue azioni, che peraltro si dipanano in un contesto dai toni esasperati ma realistici, in una città sconvolta dalle tensioni sociali: tanto che le imprese del Joker hanno una forte risonanza fra le classi più disagiate, fomentando un movimento di rabbia e di protesta i cui membri indossano maschere da pagliaccio che sembrano alludere a quelle di Guy Fawkes dei vari Anonymous od Occupy Wall Street. Il classico accostamento fra l'apparente leggerezza e ilarità della figura del clown con la tristezza e la violenza è, ancora una volta, quanto mai efficace. E accettando la propria identità di Joker (quello di Arthur Fleck, come scopre il protagonista, in fondo non è mai stato il suo vero nome), il personaggio rinasce a una nuova vita che saprà sollevarlo dalle umiliazioni, sia pure provocando morte e violenza, in cui sguazza ridendo e ballando. In mezzo al caos e alla distruzione, assistiamo fugacemente anche alle origini di Batman (con l'assassinio dei genitori di Bruce Wayne). Phillips, anche sceneggiatore (insieme a Scott Silver), si è forse ispirato a storie a fumetti come "The killing joke" di Alan Moore: prima di questa pellicola, la sua carriera di regista era stata assolutamente mediocre (i suoi lavori più famosi sono le commedie come "Una notte da leoni" e similari). Stratosferica la prova di Phoenix, che per interpretare la parte è dimagrito di 24 chili (un tour de force che ricorda quello di De Niro in un'altra pellicola di Scorsese, "Toro scatenato"): forse quest'anno l'Oscar per il miglior attore è già prenotato. Nel frattempo il film, che potrebbe diventare il primo di una serie di lungometraggi dark e a sé stanti sui personaggi più tenebrosi dell'Universo DC, ha vinto a sorpresa il Leone d'Oro a Venezia. E pur essendo stato girato a basso budget (relativamente parlando, s'intende), ha riscosso un ottimo successo di pubblico. Dopo le delusioni al botteghino e le stroncature della critica per molte pellicole che scimmiottavano quelle della concorrente Marvel, la Warner sembra aver compreso che è meglio ridimensionare la natura interconnessa del DC Extended Universe e realizzare invece film che abbiano una propria identità autonoma: anche per questo motivo si è scelto di non ricorrere a Jared Leto, che aveva interpretato il Joker in "Suicide Squad" (il personaggio, in passato, ha avuto naturalmente anche i volti – fra gli altri – di Jack Nicholson e di Heath Ledger). Da notare come la copia vista al cinema avesse molte scene "localizzate" in italiano (lettere, giornali e biglietti da visita).

9 luglio 2019

Aquaman (James Wan, 2018)

Aquaman (id.)
di James Wan – USA 2018
con Jason Momoa, Amber Heard
*1/2

Visto in TV.

Figlio di un abitante della superficie e di una regina del regno sommerso di Atlantide, e dunque "ponte fra terra e mare", il forzuto Arthur Curry (Jason Momoa) è il supereroe noto come "Aquaman" (già apparso nel film del 2017 "Justice League", appartenente come questo al cosiddetto DC Extended Universe). Per impedire al suo fratellastro Orm (Patrick Wilson) – che aspira a unificare tutte le tribù sottomarine sotto il ridicolo nome di "Ocean Master" – di dichiarare guerra alla superficie, Arthur è costretto a rivendicare il trono di Atlantide: e a questo scopo, con l'aiuto della principessa Mera (Amber Heard), si lancia alla ricerca del leggendario tridente di re Atlan. Dal fumetto della DC Comics creato da Mort Weisinger e Paul Norris, un film che può contare su tanti effetti speciali, su spettacolari scene sottomarine (a tratti con "vibrazioni" che ricordano il "Ponyo" di Miyazaki: ma la sensazione di assistere a una pellicola d'animazione può far venire in mente anche il "Nemo" della Pixar) e su un protagonista dall'innegabile carisma fisico (stendiamo un velo pietoso invece sulla caratterizzazione psicologica). Peccato però che soggetto, sceneggiatura e dialoghi siano a livelli più che basilari e che in due ore manchi la minima sorpresa (con l'unica eccezione, forse, della scena legata alle origini del villain minore Black Manta). Tutto sembra già visto: l'origine del personaggio, la quest, le prove che deve superare, lo scontro finale con il cattivo (ma non troppo: c'è una sorta di riconciliazione finale). I pochi temi che avrebbero meritato un approfondimento (l'inquinamento dei mari da parte degli esseri umani, la ricerca di vendetta di Black Manta) sono soltanto abbozzati, e il grande sfoggio di tecnica e di budget non aiuta a superare la noia. Fra le location spicca una Sicilia più idilliaca che realistica. Willem Dafoe è Vulko, il mentore dell'eroe; Nicole Kidman è la regina Atlanna, sua madre; Dolph Lundgren è Nereus, il padre di Mera.

16 settembre 2018

Lanterna Verde (Martin Campbell, 2011)

Lanterna Verde (Green Lantern)
di Martin Campbell – USA 2011
con Ryan Reynolds, Blake Lively
**1/2

Visto in TV.

Hal Jordan (un Reynolds autoironico), pilota coraggioso, sbruffone e spericolato, viene scelto da un alieno morente come nuovo membro delle Lanterne Verdi, un corpo di protettori intergalattici che difendono l'Universo da ogni possibile minaccia e che traggono i loro poteri – convogliati attraverso un anello e appunto una lanterna – dall'energia (verde) della Volontà. Dopo aver fatto i conti con le proprie insicurezze, dovrà battersi contro il mostruoso Parallax, una creatura che sfrutta invece l'energia (gialla) della Paura e che minaccia di distruggere la Terra. Dal fumetto supereroistico-fantascientifico della DC Comics, una pellicola d'azione spigliata e simpatica, che intrattiene senza troppe pretese e senza tradire il personaggio e la sua implausibile mitologia (i guardiani del pianeta Oa, il "giuramento" da recitare mentre si ricarica l'anello, ecc.). In patria non ha avuto successo (e questo ha portato alla cancellazione di un previsto sequel), eppure i dialoghi più divertenti della media, l'elogio della fantasia (Hal "materializza" con il proprio anello qualsiasi cosa riesca a immaginare), la capacità di non prendersi sul serio e un feeling quasi da anni ottanta lo rendono un film decisamente più gradevole del previsto, e anche gli attori non sono male: Blake Lively è Carol, la ragazza di cui Hal è innamorato; Mark Strong è Sinestro, il capo delle Lanterne Verdi (ma destinato a diventare il loro più grande nemico, come suggerisce la scena nei titoli di coda); Peter Sarsgaard è Hector Hammond, scienziato che acquisisce poteri psichici per mezzo di Parallax; e Tim Robbins è suo padre, un senatore. Tecnicamente (proprio come i Batman di Christopher Nolan) il film non fa parte del DC Extended Universe, essendo uscito prima della sua istituzione formale nel 2013. Il personaggio dovrebbe fare la sua apparizione ufficiale nel DCEU solo con l'imminente "Green Lantern Corps", la cui uscita è prevista per il 2020.

10 settembre 2018

Justice League (Zack Snyder, 2017)

Justice League (id.)
di Zack Snyder [e Joss Whedon] – USA 2017
con Ben Affleck, Henry Cavill, Gal Gadot
*1/2

Visto in TV, con Sabrina.

Dopo la morte di Superman (raccontata in "Batman v Superman: Dawn of Justice", di cui questo film è letteramente il sequel), il mondo è piombato nell'incertezza e nel caos, e di questo approfitta il malvagio alieno Steppenwolf (Ciarán Hinds), che attacca la Terra con l'intenzione di distruggerla. Per opporsi a lui, Bruce Wayne/Batman (Ben Affleck) raduna una squadra di supereroi di cui fanno parte Diana Prince/Wonder Woman (Gal Gadot), l'atlantideo Arthur Curry/Aquaman (Jason Momoa), il giovane velocista Barry Allen/Flash (Ezra Miller) e l'ingegnerizzato Victor Stone/Cyborg (Ray Fisher). Dopo aver imparato a fare squadra, i cinque riusciranno anche a resuscitare Clark Kent/Superman (Henry Cavill), che li aiuterà a sconfiggere il nemico. Il supergruppo per eccellenza dei fumetti della DC Comics (che, analogamente agli Avengers della Marvel, raduna tutti gli eroi più importanti del proprio universo: mancano ancora Green Lantern, Martian Manhunter e pochi altri, ma sicuramente nei prossimi film ci sarà spazio anche per loro) viene introdotto al cinema in una pellicola formulaica e priva della minima originalità, a partire da un antagonista quanto mai generico, le cui noiosissime scene sullo schermo grondano talmente tanta computer grafica che sembra di assistere a un videogioco anziché a un film. Già sconfitto in un'era remota da un'alleanza di tutti i popoli della Terra (comprese le Amazzoni e gli Atlantidei), stavolta per fermare Steppenwolf e il suo esercito bastano sei eroi, alcuni dei quali senza poteri (Batman) o alle prime armi (Flash). Se Affleck continua a interpretare un Batman vecchio, massiccio e milleriano, per gli altri personaggi abbiamo caratterizzazioni semplicissime (Wonder Woman e Superman fanno molti passi indietro rispetto ai film precedenti) o stereotipate (Aquaman è sborone, Cyborg è antagonista, Flash è socialmente inetto). Quanto alla resurrezione di Superman, questa avviene come se nulla fosse, a parte un primo e breve disorientamento. Fra le poche battute memorabili, la risposta di Bruce Wayne a Flash: "Quali hai detto che sono i tuoi superpoteri?" "Sono ricco". Piccole parti per il cast di contorno dell'uomo d'acciaio (Amy Adams è Lois Lane, Diane Lane è Ma' Kent), del cavaliere oscuro (Jeremy Irons è Alfred, J. K. Simmons è il commissario Gordon) e di Wonder Woman (Connie Nielsen è Ippolita). Dopo il flop di critica di "Batman v Superman", giudicato troppo cupo, il film è stato alleggerito nei toni rispetto allo script iniziale (grazie all'intervento di Joss Whedon, che si è occupato anche della post-produzione e della regia delle scene aggiuntive al posto di Snyder) nella speranza di imitare la Marvel, con il risultato però di una notevole perdita di spessore (si salvano in parte le interazioni fra i vari personaggi). A questo punto, sarebbe stato forse meglio imboccare direttamente la via della commedia, magari sulla falsariga della "Justice League International" di Keith Giffen e J.M. De Matteis, che alla fine degli anni ottanta realizzarono una sequenza di albi a fumetti fortemente autoironica. Belli i titoli di testa, con una versione acustica (di Sigrid) di "Everybody knows" di Leonard Cohen. Costato uno sproposito (ben 300 milioni di dollari), il film ha deluso al botteghino facendo meno sfracelli del previsto. Nel 2021 è stata resa disponibile in TV la "director's cut" (4 ore!) di Snyder.

4 settembre 2018

Wonder Woman (Patty Jenkins, 2017)

Wonder Woman (id.)
di Patty Jenkins – USA 2017
con Gal Gadot, Chris Pine
**1/2

Visto in TV, con Sabrina.

Già introdotta nel DC Extended Universe (l'universo cinematografico della DC Comics) nel precedente "Batman v Superman: Dawn of Justice", Wonder Woman, la supereroina per eccellenza (creata nei fumetti negli anni quaranta), è protagonista di una pellicola che ne racconta le origini, svelando anche il retroscena della fotografia – vista nel film precedente – che la ritraeva ai tempi della prima guerra mondiale. Rispetto alla complessità, alla cupezza e all'eccessiva drammaticità degli altri film del DC Universe, qui tutto è più leggero e lineare, ma non è affatto un difetto (anzi, consente di apprezzare la pellicola anche a sé stante, slegata dalla continuity e dai rapporti con gli altri lungometraggi). E l'ambientazione temporale durante la Grande Guerra è quanto meno originale e ben sfruttata. Diana fa parte del mitico popolo delle Amazzoni, donne guerriere che risiedono sull'isola di Themyscira nel Mar Egeo, nascosta al mondo esterno da un incantesimo di Zeus, dove si addestrano al combattimento in attesa dello scontro finale con il loro arcinemico (nientemeno che Ares, dio della guerra). Quando sull'isola, per la prima volta dopo secoli, giungono accidentalmente alcuni uomini, fra cui il soldato americano Steve Trevor (Chris Pine), portando notizie del grande conflitto in corso, la giovane Diana si convince che si tratti dell'opera di Ares. Armata di spada, scudo e del suo laccio magico, decide così – nonostante l'opposizione di sua madre, la regina Ippolita – di seguire Steve nel mondo degli uomini. Parteciperà alle vicende della prima guerra mondiale, affrontando i soldati tedeschi, il terribile Dottor Poison, e soprattutto Ares redivivo, anche se questi le spiegherà che gli uomini si battono e si uccidono per propria scelta, senza alcun bisogno del suo intervento. Osannato negli Stati Uniti come primo film di supereroi "femminista" (si noti come anche la regista sia una donna), in realtà il fatto che la protagonista sia di genere femminile è del tutto incidentale (e ha ragione James Cameron quando osserva un po' polemicamente come il film, a differenza per esempio dei suoi "Aliens" e "Terminator 2", non sia particolarmente innovativo nel rappresentare un'eroina forte ed emancipata). Il vero tema centrale è semmai quello dell'origine del male, della guerra e del libero arbitrio, e da questo punto di vista lo script ha il pregio di non banalizzare l'argomento, pur calandolo in un contesto di divertimento action ed escapista. Nel ruolo dell'eroina, la modella israeliana Gal Gadot convince molto più di quanto non avesse fatto in "Batman v Superman". Il resto del cast è adeguato, con una menzione speciale per il cattivo David Thewlis. Fra le Amazzoni si riconoscono Connie Nielsen (Ippolita) e Robin Wright (Antiope), mentre fra i compagni di missione di Diana e Steve ci sono Saïd Taghmaoui ed Ewen Bremner. Già in cantiere un sequel, ma nel frattempo Wonder Woman è apparsa (al fianco degli altri eroi DC) anche in "Justice League".

10 dicembre 2017

Suicide Squad (David Ayer, 2016)

Suicide Squad (id.)
di David Ayer – USA 2016
con Will Smith, Margot Robbie
*1/2

Visto in divx.

Dopo la morte di Superman in "Dawn of Justice", il governo statunitense è rimasto senza supereroi al proprio servizio (la nascita della Justice League è ancora di là da venire). E allora la funzionaria Amanda Waller (Viola Davis) ha la pensata di reclutare un pugno di supercriminali, ricattandoli per costringerli a far parte di una "Task Force X" in caso di necessità contro minacce metaumane (termine che indica chi è dotato di superpoteri nell'universo della DC Comics). Ne fanno parte il cecchino infallibile Deadshot (Will Smith), la folle Harley Quinn (Margot Robbie), ex psicologa innamorata del Joker, il rapinatore australiano Capitan Boomerang (Jai Courtney), il piromane represso El Diablo (Jay Hernandez) e il mostruoso uomo-coccodrillo Killer Croc (Adewale Akinnuoye-Agbaje), a cui si unisce in seguito la guerriera giapponese Katana (Karen Fukuhara). Guidati dal colonnello Rick Flag (Joel Kinnaman), membro delle forze speciali, il gruppo viene inviato a Midway City, città messa a ferro e fuoco dal potere mistico dell'Incantatrice (Cara Delevingne), con lo scopo di portare in salvo un misterioso ostaggio... In attesa del debutto cinematografico del gruppo dei buoni (la Justice League, appunto, che giungerà nelle sale l'anno successivo), la DC scalda i motori con quello dei cattivi, ispirandosi da un lato al concept di "Quella sporca dozzina" e dall'altro alla trama di "Fuga da New York" (c'è persino la capsula esplosiva iniettata nel corpo dei prigionieri per costringerli a collaborare!). Nonostante il buon successo di pubblico, i risultati non sono eclatanti: la sceneggiatura è contorta ma anche infantile e prevedibile, la regia anonima, il montaggio poco equilibrato (c'è la sensazione che manchino diverse scene di raccordo). E se i personaggi (introdotti quasi tutti all'inizio, con veloci presentazioni/origini) sono sicuramente più interessanti della storia stessa, il continuo cambio di focus impedisce di approfondire ognuno di loro al di là di una caratterizzazione superficiale (lo stesso vale per l'antagonista, quanto mai generico per motivazioni e obiettivi). Con una sola eccezione, Harley Quinn: se l'insieme sembra a tratti superiore alla somma delle parti e la pellicola offre comunque una sorta di scanzonato e anarchico divertimento, il merito è esclusivamente suo. In effetti, nel cast il nome di richiamo doveva essere quello di Will Smith, ma la vera star si rivela appunto Margot Robbie, che dà vita a un personaggio punk, folle, esuberante. E il suo rapporto con il Joker (qui all'esordio nella versione di Jared Leto, otto anni dopo la morte di Heath Ledger), psicopatico arcinemico di Batman (che – interpretato da Ben Affleck – fa un paio di veloci comparsate, al pari di Flash) è forse la cosa più interessante della pellicola (lo era anche nei fumetti, in particolare in quelli di Paul Dini e Bruce Timm ispirati alla serie animata di Batman, dove è nato originariamente il personaggio di "Arlecchina"). Harley lo chiama con il vezzeggiativo "puddin'", lasciato insopportabilmente in inglese nell'adattamento italiano.

2 aprile 2016

Batman v Superman: Dawn of Justice (Z. Snyder, 2016)

Batman v Superman: Dawn of Justice (id.)
di Zack Snyder – USA 2016
con Ben Affleck, Henry Cavill
**1/2

Visto al cinema Colosseo.

Nell'ambito del popolare filone supereroistico, il 2016 sarà ricordato come l'anno in cui i due principali universi fumettistici e cinematografici hanno offerto per la prima volta al pubblico pellicole crossover, incentrate su uno dei più diffusi cliché del genere: quello degli scontri fra eroi (anziché fra un eroe e un criminale), vere e proprie battaglie fra differenti filosofie o modus operandi, situazione che nei comics sembra spesso imprescindibile – anche se magari dovuta a un fraintendimento o a un'incomprensione – prima della formazione di un'alleanza contro un nemico comune. Fra qualche mese toccherà alla Marvel, con la "Civil War" che vedrà i Vendicatori dividersi in due fazioni rivali (guidate rispettivamente da Captain America e Iron Man); nel frattempo, però, è il turno della DC, che mette di fronte i suoi due personaggi più celebri, ovvero Batman contro Superman. Formalmente il film è un sequel de "L'uomo d'acciaio", la pellicola dello stesso Zack Snyder che raccontava le origini di Superman, alla quale si ricollega la scena iniziale della battaglia fra l'eroe e l'astronave kryptoniana del generale Zod e da cui eredita tutto il cast relativo a Metropolis (Henry Cavill come Clark Kent/Superman, Amy Adams come Lois Lane, Laurence Fishburne come Perry White, Diane Lane e Kevin Costner – in un cameo – come i genitori di Clark). Quello di Gotham City, invece, è del tutto inedito, visto che il film rappresenta un nuovo inizio per l'uomo pipistrello e non è direttamente legato alla trilogia del cavaliere oscuro di Christopher Nolan: in particolare abbiamo Ben Affleck (che sostituisce Christian Bale) nei panni di Bruce Wayne/Batman e Jeremy Irons (al posto di Michael Caine) in quelli di Alfred. Le origini di Batman (ambientate nel 1981: il cinema davanti al quale passano il piccolo Bruce e i suoi genitori annuncia l'uscita dell'"Excalibur" di John Boorman) sono rapidamente riproposte nella sequenza dei titoli di testa.

Entrambi creati negli anni trenta, e legati in seguito da una forte amicizia e da un reciproco rispetto sulle pagine delle loro storie a fumetti, Superman e Batman rappresentano in realtà due concetti estremamente diversi di supereroe: stupisce come solo negli anni ottanta, in particolare nella seminale miniserie di Frank Miller "Il ritorno del cavaliere oscuro", i due personaggi siano stati messi per la prima volta in forte contrapposizione, impegnati in una lotta senza esclusione di colpi le cui sequenze hanno notevolmente ispirato anche i realizzatori di questo film (le scene in cui Batman indossa l'armatura corazzata per poter fronteggiare la potenza di Superman, non prima di essersi equipaggiato con armi e proiettili alla kryptonite per indebolire il suo avversario, provengono direttamente dalle tavole di Miller). Qui le loro differenze sono evidenziate dal concetto di dio (Superman) contro uomo (Batman). Il primo, "venuto dal cielo" (essendo un alieno) e dai poteri immensi e quasi senza limiti, è visto e percepito dall'umanità come un salvatore, una figura quasi religiosa; e le analogie teologiche permeano gran parte della trama (il "cattivo" del film, un giovane e megalomane Lex Luthor, le cavalca a spron battuto), tanto che le autorità si interrogano persino sul proprio diritto a ingabbiare e limitare una forza tanto grande e superiore. L'uomo pipistrello, privo di veri superpoteri e mosso dagli istinti umani più viscerali e innati (il desiderio di vendetta e di giustizia), invece, incarna l'umanità nei suoi tratti migliori e peggiori, in un delicato equilibrio fra bene e male che lui stesso a volte mette in discussione. Il conflitto fra i due personaggi si gioca dunque sul piano morale e filosofico prima ancora che su quello fisico (anche su questo, comunque, ci sono sottigliezze che li mettono in contrapposizione: Batman, per esempio, ha spesso la barba incolta, mentre l'aspetto di Superman è impeccabile). L'ottimismo, la fiducia, l'illusione e la speranza sono le armi che li dovrebbero unire: e quando vengono a mancare (tanto all'uno quanto all'altro, a seconda dei momenti) li pongono in guerra diretta fra loro.

Naturalmente, pur essendo personaggi iconici di un medesimo genere narrativo, Batman e Superman hanno anche un differente "raggio d'azione": fronteggiano minacce diverse e vivono in setting assai distanti. I poteri di Superman gli permettono di affrontare nemici altrettanto potenti, minacce cosmiche ed extraterrestri, pericoli di natura globale (alle quali non sempre presta la sufficiente attenzione: le sue debolezze umane – come l'amore per Lois Lane – lo portano a trascurare a volte le conseguenze delle proprie azioni e a non prendere in considerazione le responsabilità che un tale potere gli dona; d'altro canto, proprio il suo retaggio umano – simboleggiato per esempio dai genitori adottivi – contribuisce a farne l'eroe che è). Batman, invece, si muove fra le strade e i vicoli bui di Gotham City, affronta un sottobosco criminale di piccolo calibro o al limite, quando si tratta dei suoi nemici più noti e pittoreschi, di psicopatici. La scena introduttiva, quella in cui Bruce Wayne assiste quasi impotente alla distruzione provocata dallo scontro fra Superman e l'astronave del generale Zod, lo mette bene in evidenza. Il contrasto fra questi due mondi, che avrebbe potuto essere illustrato in chiave ingenua e camp (come, in un certo senso, avviene nel film della Marvel), è trattato in maniera quanto mai realistica, sfociando in una pellicola che ha sì i suoi momenti d'azione, le sue lunghe scazzottate fra esseri dotati di poteri fantastici, i tanti momenti di sospensione dell'incredulità, ma è anche complessivamente cupa, oscura e pessimista, con l'umanità che si interroga sulla reale natura e pericolosità di questi eroi (a volte percepiti anch'essi come criminali, temuti o anche solo semplicemente contestati dal pubblico, guardati con sospetto e diffidenza dalle autorità), sulle orme di un'altra classica serie degli anni ottanta, quel "Watchmen" di Alan Moore cui il film reca un omaggio esplicito (sulle mura di un edificio abbandonato si intravede la frase "Quis custodiet ipsos custodes?" di Giovenale).

Cupo, "realistico", filosofico, dicevamo (i critici, che l'hanno stroncato, l'hanno accusato di essere "poco divertente"). Tuttavia resta un film d'azione, dinamico, fracassone e ad alto impatto visivo. La sceneggiatura (di Chris Terrio e David S. Goyer) ha certo le sue pecche: buchi logici o passaggi un po' precipitosi, cose che avvengono soltanto perché fanno comodo allo script per procedere da un punto a un altro. D'altro canto, ci sono anche piccoli colpi di genio (come mettere in relazione il fatto che la madre di Batman e quella adottiva di Superman hanno lo stesso nome: Martha). La regia di Zack Snyder non è niente di che, ma almeno per una volta non fa danni. Altalenante il comparto attoriale, dove Affleck in particolare non mi è dispiaciuto (nel cast di supporto, fra gli altri, c'è pure Holly Hunter nei panni della senatrice June Finch). A un certo punto, quasi a sorpresa e fuori contesto, appare anche Wonder Woman (interpretata da Gal Gadot), che si allea agli altri due eroi nella lotta finale contro Doomsday, scatenato da Luthor per sconfiggere definitivamente Superman (e chi ha letto i fumetti, segnatamente quelli di Dan Jurgens, a quel punto si immagina facilmente il finale: il sacrificio e la morte di Superman, fra l'altro, si ricollegano alla lettura cristologica del personaggio; e gli ultimi fotogrammi svelano già la sua inevitabile resurrezione). Si intravedono, inoltre, Flash, Aquaman e Cyborg. Ed ecco che il sottotitolo del film ("Dawn of Justice") acquista un nuovo significato: la pellicola funge da buildup per la nascita della Justice League, protagonista di film futuri. In effetti, insieme a "L'uomo d'acciaio", essa dà vita al cosiddetto "DC Extended Universe", franchise che nelle intenzioni dovrebbe rivaleggiare con il "Marvel Cinematic Universe" e di cui sono già in lavorazione numerosi capitoli in uscita nei prossimi anni (e chissà che la bizzarra sequenza onirica/futuristica non preannunci qualcosa: "Crisis", magari?). Ultime note: Lex Luthor (Jesse Eisenberg), come detto, è giovane, rampante, considerevolmente folle; e perde i capelli non perché diventa calvo, ma perché glieli rasano a zero quando finisce in prigione! Nei titoli di coda, fra i tanti fumettisti ringraziati, spiccano i citati Frank Miller e Dan Jurgens. Infine, per chi si chiedesse chi ha la meglio fra Batman e Superman senza volersi sciroppare due ore e mezza di film: beh, a tutti gli effetti vince Batman.

9 maggio 2015

Catwoman (Pitof, 2004)

Catwoman (id.)
di Pitof – USA 2004
con Halle Berry, Sharon Stone
*

Rivisto in TV.

Patience Phillips (Halle Berry), mediocre impiegata del reparto advertising di una corrotta industria di cosmetici, viene uccisa quando scopre inavvertitamente che il nuovo prodotto che il suo capo (Lambert Wilson) sta per lanciare sul mercato provoca dipendenza e pericolosi effetti collaterali. Ma torna magicamente in vita grazie al potere soprannaturale di un gatto, cambiando personalità (da timida, goffa e asociale, diventa aggressiva, atletica e sicura di sé) e trasformandosi nella supereroina Catwoman. Del celebre avversario di Batman rimane solo il nome e – rispetto alla precedente versione, quella dei film di Tim Burton – parzialmente le origini e il costume sadomaso (qui però molto più brutto e volgare, con un orrido reggiseno di pelle). Il resto è tutto riletto all'insegna di un divertimento infantile e stereotipato, con un personaggio dalla doppia personalità (più che dalla doppia identità) che deve capire la "nuova" sé stessa, e nel frattempo – fra un furto di gioielli (di cui si pente!) e qualche occasionale atto eroico – combatte contro la vera cattiva: la moglie del suo ex boss (Sharon Stone). Il film ha avuto una lunga gestazione (era in progetto addirittura dalla metà degli anni novanta, come spin-off della serie di Tim Burton, che avrebbe dovuto dirigerlo di persona con Michelle Pfeiffer come protagonista), ma il risultato ha scontentato tutti. Da un lato risulta scollegato dal materiale di partenza (non si respira mai "aria di supereroi", nome e caratterizzazione del personaggio sono diversi, non vi è alcun accenno a Gotham City né a qualsiasi altro elemento dell'universo batmaniano o DC), dall'altro trama e comprimari – a cominciare dal poliziotto Tom Lone (Benjamin Bratt) di cui Patience si innamora – sono inflazionati e insulsi. Pitof, regista francese che si era fatto notare in patria con l'interessante "Vidocq", ricorre a una camera molto mobile e a una fotografia iperfiltrata, ma per il resto dimostra di avere poche idee. Detestato da pubblico e critica (che lo ha definito il più brutto film di supereroi degli ultimi vent'anni: non è vero, quello è "Elektra"), il lungometraggio ha "trionfato" ai Rapsberry Awards, gli anti-Oscar per i peggiori film dell'anno. E Halle Berry, che pochi anni prima aveva vinto proprio l'Academy Award con "Monster's Ball", è stata una delle poche attrici a presentarsi alla cerimonia dei Razzie per ricevere il premio, dimostrando se non altro una certa autoironia.

24 giugno 2013

L'uomo d'acciaio (Zack Snyder, 2013)

L'uomo d'acciaio (Man of steel)
di Zack Snyder – USA 2013
con Henry Cavill, Amy Adams
**

Visto al cinema Colosseo.

È il film con cui la DC Comics ha dato il via ufficiale al proprio "Extended Universe", nel tentativo di imitare la concorrente Marvel e di riscuotere un analogo successo con una serie di pellicole intrecciate fra di loro. E naturalmente non si poteva iniziare che con il supereroe DC per eccellenza, vale a dire Superman. Prodotto da Christopher Nolan, e dunque idealmente imparentato – sin dalla scelta di non mettere il nome dell'eroe nel titolo – con la trilogia de "Il cavaliere oscuro", questo reboot ci ricorda perché l'uomo d'acciaio sia – oltre che il primo e più famoso supereroe del comicdom americano – anche uno dei personaggi su cui è più difficile scrivere una buona storia. Il regista Zack Snyder e lo sceneggiatore David S. Goyer se la cavano limitando al minimo gli elementi iconici della saga (niente Lex Luthor, niente kryptonite, persino niente Clark Kent: solo nell'ultimissima scena – quasi un contentino – il nostro eroe inforca gli occhiali e si presenta al Daily Planet per farsi assumere come giornalista) e ponendo il personaggio di fronte ad avversari del tutto pari a lui per forza e poteri, ovvero ad altri kryptoniani (cosa che già accadeva, comunque, nel "Superman II" del 1980, di cui questo è quasi un remake). Il cattivo, il generale Zod (responsabile anche della morte del padre di Kal-El), è infatti scampato a sua volta, con un pugno di sottoposti, alla distruzione del suo pianeta d'origine: e vorrebbe "trasformare" la Terra in un nuovo Krypton, alterandone massa e atmosfera ed eliminandone tutti gli abitanti. Ma Superman, ormai terrestre d'adozione, saprà fermarlo. Se a livello di script si è lavorato per sottrazione, e tutto sommato direi che la scelta è stata giusta (ma non mancano i soliti e triti riferimenti cristologici, visto che il buon Kal-El, inviato dal padre a "salvare" il mondo, ha 33 anni), come spesso capita nei lavori di Snyder la cosa migliore di un film prevedibilmente fracassone è l'aspetto visivo: la regia irrequieta e la fotografia plumbea (di Amir Mokri) giocano a "simulare" il cinema d'autore o il documentario, attraverso immagini spesso sfocate o sovraesposte e inquadrature imperfette o traballanti, il tutto per dare maggior "realismo" alla pellicola: e devo ammettere che, dopo un primo impatto negativo, il risultato non è poi male e aiuta a rendere digeribili anche l'orgia di effetti visivi e le lunghe e noiose scene d'azione (che si riducono essenzialmente a prolungate scazzottate fra kryptoniani). Come nella trilogia nolaniana su Batman, il costume dell'eroe e in generale tutta l'estetica del film è più dark e meno fumettosa rispetto al passato. E sempre come nei film di Nolan, si fa ampio ricorso ad attori famosi nei ruoli dei comprimari: spiccano su tutti Russell Crowe e Kevin Costner nei panni dei due "padri" di Superman, rispettivamente Jor-El (in versione "ologramma" nelle scene successive alla distruzione di Krypton) e Pa' Kent (in numerosi flashback della vita di Clark da bambino e da ragazzo); Diane Lane è Ma' Kent; Laurence Fishburne è Perry, il direttore del Daily Planet. Se Amy Adams è una Lois Lane un po' sciacquetta, convincono Michael Shannon negli ingrati panni del cattivo Zod e anche il belloccio e muscoloso Henry Cavill in quelli di un Superman almeno un po' più espressivo dell'ultima volta (dimentichiamoci in fretta di Brandon Routh, per favore!).

4 settembre 2012

Il cavaliere oscuro - Il ritorno (C. Nolan, 2012)

Il cavaliere oscuro - Il ritorno (The Dark Knight Rises)
di Christopher Nolan – USA 2012
con Christian Bale, Joseph Gordon-Levitt
**1/2

Visto al cinema Colosseo.

Sono passati otto anni dalla conclusione del precedente film di Batman: Gotham City è ormai in pace e libera dalla criminalità, l'uomo pipistrello ha cessato di apparire in pubblico e Bruce Wayne – ferito nel fisico e nello spirito – vive come un recluso nella sua lussuosissima villa. Ma la minaccia di Bane, mercenario-terrorista dalle forza sovrumana e dalle misteriose origini che si impadronisce della città, instaurando una dittatura e scatenando una rivoluzione anarchica e "proletaria", costringerà l'eroe a tornare in azione, aiutato da un giovane poliziotto orfano (un'inedita e originale rivisitazione del personaggio di Robin), da un'affascinante gatta ladra (ovvero Catwoman: ma com'è consuetudine nella franchise di Nolan, i nomi dei fumetti vengono usati raramente) e dai soliti alleati (il commissario Gordon, l'inventore Fox, il maggiordomo Alfred). La conclusione della trilogia si trascina un po' troppo a lungo e tradisce qualche momento di stanca, ma sfocia in un finale ad alta tensione e impatto emotivo (che per un attimo lascia anche incerti sulla sorte di Batman stesso), tanto che gli si può perdonare qualche cliché (per esempio la bomba termonucleare con il timer, la cui minaccia viene sventata solo all'ultimo secondo). Come sempre il punto di forza sta nella caratterizzazione dei personaggi, che non tradisce quella originale dei comics ma è arricchita da una dimensione a più ampio raggio e parecchio sofferta (la figura di Bruce Wayne, in particolare, è qui ancora più interessante di quella del suo alter ego mascherato). I temi del sacrificio, della vendetta, della libertà e della necessità del male sono riproposti in maniera non banale. Non mancano scene puramente spettacolari e ad alto impatto visivo – siamo pur sempre di fronte a un blockbuster hollywoodiano, per quanto d'autore – come la distruzione dello stadio da football o quelle che coinvolgono il Batwing, così come è buona la sequenza dell'evasione di Bruce dalla prigione (fisica e mistica) dove Bane lo ha rinchiuso dopo il loro primo scontro. Certo però che questa volta Nolan non riesce a superare sé stesso: si tratta probabilmente del film meno interessante della trilogia, cupo e monolitico come i precedenti ma assai meno originale e intrigante, soprattutto per colpa di una sceneggiatura che avrebbe forse meritato qualche ulteriore revisione (il modo in cui Bane esce di scena, per esempio, è decisamente anticlimatico). A fianco dei reduci delle prime due pellicole (Christian Bale, Gary Oldman, Morgan Freeman, Michael Caine, più una breve comparsata di Cillian Murphy) compaiono diversi volti nuovi: il Bane di Tom Hardy punta tutto sulla fisicità (e su una voce cavernosa, affossata dal mediocre doppiaggio italiano), mentre la Selina Kyle di Anne Hathaway non è nulla di trascendentale, e l'ambigua Miranda Tate di Marion Cotillard fatica a comunicare qualcosa allo spettatore. Meglio il Blake/Robin interpretato da Joseph Gordon-Levitt, a tratti coprotagonista (ma mai in costume). Ma alla fine la vera protagonista risulta essere la città di Gotham, con la sua anima apocalittica, violenta e anarchica, isolata dal mondo e scenario ideale delle avventure di un supereroe che con essa si identifica alla perfezione.

17 marzo 2009

Watchmen (Zack Snyder, 2009)

Watchmen (id.)
di Zack Snyder – USA 2009
con Patrick Wilson, Malin Akerman
**

Visto al cinema Orfeo.

In un 1985 parallelo e cupissimo, dove l'America è ancora guidata da Nixon e ha vinto la guerra del Vietnam grazie agli straordinari poteri del Dottor Manhattan (un superuomo la cui esistenza ha però condotto il pianeta sull'orlo di un conflitto nucleare con l'Unione Sovietica), gli altri supereroi – in realtà semplici vigilantes mascherati, privi di superpoteri – sono ormai fuorilegge e invisi al pubblico. L'unico che non si è ritirato a vita privata è il manicheo Rorschach, che indagando sulla misteriosa morte di un collega, apparentemente ucciso da un "killer di maschere", riunirà i suoi vecchi compagni e scoprirà un terribile piano per distruggere il mondo... o forse per salvarlo.

Faccio parte di coloro che ritengono "Watchmen" (scritto magistralmente da Alan Moore e illustrato con precisione da Dave Gibbons) il più bel fumetto di tutti i tempi, per talmente tanti motivi – storici, culturali, formali e contenutistici – che sarebbe troppo lungo elencarli qui. Basti dire che racconta una storia di supereroi, in chiave metaforica, calandola in un contesto realistico mai visto prima nell'ambito del genere mainstream per eccellenza del fumetto nordamericano. Assieme ad altre opere cardine degli anni ottanta (come quelle di Frank Miller o dei fratelli Hernandez) ha avuto il merito di dimostrare come setting e personaggi superomistici potessero essere usati anche al di fuori del mondo puerile, colorato e fantascientifico che li aveva ospitati fino ad allora (e smascherandone in questo modo la natura folle e assolutistica), qualcosa di cui il cinema si è accorto con almeno vent'anni di ritardo (se mai se ne è accorto: un Nolan non fa primavera...). Alla notizia che il film tratto da questo caposaldo dell'arte sequenziale sarebbe stato diretto da Zack Snyder, ho subito temuto il peggio. Nulla in "300", il suo lavoro precedente, faceva infatti pensare che sarebbe stato capace di affrontare le finezze di un testo come quello di Alan Moore (che dopo le delusioni precedenti ha rifiutato polemicamente di essere accreditato nei titoli della pellicola, come d'altronde aveva fatto con "V per Vendetta" e farà in occasione di altri futuri adattamenti cinematografici delle sue opere). Quella di Snyder mi sembrava una scelta dovuta solo a motivi di marketing ("Se ha ottenuto successo facendo un film tratto da un fumetto, facciamogliene fare un altro, anche se non c'entra nulla con il precedente"). E purtroppo i timori si sono rivelati fondati: la pellicola non "respira" e brilla di luce riflessa, un nano che si appoggia sulla spalla del gigante Moore. Per questo motivo, nella recensione che segue ne sottolineerò soprattutto i difetti, dando i pregi (che pure ci sono, ma derivano tutti dal materiale originale) per scontati.

Si ha un bel dire che un film deve essere giudicato a sé stante, senza fare troppi paragoni con l'opera di partenza: quando questa è un capolavoro assolutamente perfetto, è difficile dimenticarsene. In realtà, ciò che si richiede è che l'opera cinematografica abbia una propria identità e sia valida in quanto tale, anche perché spesso l'eccessiva fedeltà al materiale originale può appiattire il risultato, rovinarne il ritmo o – nel caso più estremo – rendere il film superfluo. Snyder ha scelto di restare assai fedele alla trama del fumetto (a dire il vero il finale è cambiato in peggio, diventando più "realistico" ma anche più contraddittorio e illogico), riproponendone pari pari molte scene, sequenze, dialoghi e inquadrature, ma si conferma un cineasta grossolano, attento solo alla struttura esteriore della vicenda e interessato più a elaborare lo storyboard delle scene d'azione che a interrogarsi sui significati del testo originale, sull'opportunità di includere o meno un particolare dettaglio, una chiave di lettura, una metafora. I pregi della pellicola stanno quasi esclusivamente nella capacità di far "risuonare" qualcosa nella mente dello spettatore che ha letto il fumetto (come nel caso degli splendidi titoli di testa, la cosa migliore del film e forse l'unico momento in cui riesce a sintetizzare i contenuti originari, generando da essi qualcosa di nuovo e di emozionante). Tutte le modifiche (che si tratti di singole frasi aggiunte, di piccoli cambiamenti alla trama, di differenti scelte di regia, di decisioni su cosa sacrificare e cosa mantenere) sembrano invece infelici, arbitrarie o anche sciatte, a partire dal combattimento iniziale fra il Comico e il suo assassino (dove non si capisce perché Blake faccia resistenza e lotti anziché consegnarsi volontariamente alla morte). E persino l'ambientazione temporale, che comunque ha un suo fascino, in un certo senso sembra "sbagliata": per il lettore del fumetto, gli anni '80 erano l'attualità e avevano una valenza storica e simbolica ben precisa; nel film, invece, quel periodo è vissuto come distante e in chiave "vintage", e per lo spettatore non si differenzia dai decenni immediatamente precedenti: tanto che, per dargli più caratterizzazione, è necessario l'inserimento di personaggi come Andy Warhol e Lee Iacocca e l'utilizzo di un'invadente colonna sonora a base di Bob Dylan e Leonard Cohen (c'è persino "99 Luftballoons" di Nena!). La sceneggiatura, dopo un buon inizio, procede con l'unico scopo di stimolare il desiderio dello spettatore di rivedere questa o quella scena del fumetto prendere vita sullo schermo.

Il difetto principale, comunque, rimane il regista, che esagera con i ralenti, mirati a "congelare" la sequenza filmica per riprodurre in maniera esatta le vignette del fumetto (cosa che poteva avere un senso con i disegni di Miller, che si basano soprattutto sull'espressività, sulle pose precise dei personaggi e sul dinamismo, non certo con quelli di Gibbons, dove è l'insieme dei piccoli dettagli ad avere importanza); che è incapace di cogliere le simmetrie, i rimandi interni e i giochi di specchi (se apre il film con lo smile insanguinato, perché non lo chiude con lo stesso simbolo anziché con l'inquadratura del diario di Rorschach?); che avrebbe fatto meglio a tagliar via del tutto alcuni personaggi fondamentali, anziché introdurli senza poi sfruttarli pienamente (come il primo Gufo Notturno o lo psicanalista di Rorschach) o addirittura presentarli solo alla fine senza un adeguato aggancio emotivo (il giornalista di destra e il suo assistente scemo; l'edicolante e il bambino). Forse nel DVD verranno inserite le immancabili scene aggiuntive che li riguardano, è vero, ma il fatto che siano state tagliate tutte le parti con i personaggi "normali" (sullo schermo ci sono sempre e solo i sei supereroi protagonisti) dimostra come in fondo regista e produttori le ritenessero – assolutamente a torto – meno importanti, per esempio, di scene d'azione come quelle con Rorschach in prigione. Sul mancato inserimento del fumetto di pirati, vera e propria chiave di lettura metafumettistica del "Watchmen" originale, non me la sento invece di infierire. Mantenerlo tale e quale, in fondo, non avrebbe significato granché: semmai si poteva trasformarlo in un telefilm.

Le speranze che il film si rivelasse per il cinema di supereroi l'equivalente di quello che l'opera di Moore ha rappresentato per il fumetto svaniscono presto: si tratta di un lungometraggio che non farà storia e che probabilmente verrà dimenticato dal grande pubblico nel giro di qualche mese, fagocitato da nuove uscite più popolari: un deciso spreco di potenzialità. Certo, alcune cose buone ci sono comunque, come la resa di personaggi in bilico fra il bene e il male, l'atmosfera opprimente, la cura nelle scenografie e – tutto sommato – l'intero apparato tecnico (la fotografia, i costumi e gli effetti speciali). Mancano invece le emozioni che comunicavano certi passaggi della pagina scritta e disegnata (il racconto di Rorschach sulle sue origini, il dialogo fra Laurie e il Dottor Manhattan su Marte, il Comico sfregiato in Vietnam...: momenti indimenticabili nella versione fumettistica, quando non veri e propri pugni nello stomaco, che qui invece risultano anestetizzati e non si stagliano rispetto a ciò che li circonda). Snyder dà spesso la sensazione di non aver affatto colto lo spirito del testo di Moore, ma in un paio di punti c'è anche il sospetto che il travisamento sia anche colpa dell'edizione italiana (a proposito, davvero pessimo il doppiaggio): i supereroi chiamati "Watchmen" come se fosse questo il nome del loro gruppo (e senza alcun accenno, in tutto il film, alla frase di Giovenale "Quis custodiet ipsos custodes?" da cui proviene il titolo originale dell'opera), l'annuncio della candidatura di Ronald Reagan (anziché Robert Redford: altrimenti dove sarebbe la satira?) a presidente degli Stati Uniti, e così via. Il cast mi è parso adeguato, con nota di merito per Malin Akerman nei panni di Silk Spectre, e il volto di Jackie Earle Haley (Rorschach) mi ha fatto pensare più di una volta a Clint Eastwood. Non mi è piaciuto invece Ozymandias, né come attore né come personaggio, ritratto in maniera esageratamente solenne.

14 novembre 2008

Constantine (Francis Lawrence, 2005)

Constantine (id.)
di Francis Lawrence – USA 2005
con Keanu Reeves, Rachel Weisz
**

Visto in DVD.

John Constantine è un personaggio ideato da Alan Moore nel periodo in cui lo scrittore inglese lavorava sulla testata "Swamp Thing". La popolarità del character, il cui aspetto era ispirato a quello del cantante Sting, spinse la DC Comics (non ancora Vertigo) a renderlo protagonista di una serie personale, "Hellblazer", una delle più fortunate dell'etichetta for mature readers della casa editrice. Di quel personaggio il film prende solo alcuni aspetti e ne cambia personalità, caratteristiche e setting: il Constantine cinematografico è americano e non inglese, veste come uno yuppie in giacca e cravatta e non in trench coat, lotta per conquistarsi un posto in paradiso anziché per puro spirito di avventura e per attrazione verso l'occulto, ed è molto meno cinico e sarcastico. Francamente, viste le premesse, mi aspettavo un totale disastro: e invece, se si dimentica qual è il materiale di origine e lo si guarda come una pellicola a sé stante, in fondo il film ha una bella atmosfera (non male nemmeno gli effetti speciali) e presenta diversi spunti interessanti. Constantine è ritratto come un esorcista laico, senza fede ("tu non credi, tu sai", gli dice un ambiguo angelo interpretato da Tilda Swinton) e alle prese con il tentativo, da parte del figlio di Satana, di invadere il mondo degli esseri umani, trasgredendo la regola che vieta a demoni e angeli di intervenire direttamente nelle vicende degli uomini. Nel complotto rimane coinvolta anche una poliziotta con poteri paranormali, convinta che il misterioso suicidio della sorella gemella sia stato dovuto a qualche intervento soprannaturale. L'originalità della pellicola sta nel mettere in scena una lotta fra il bene e il male nel quale l'eroe non parteggia per l'una o per l'altra parte (anzi, le disprezza entrambe) ma cerca di restare a galla nel mezzo. La sottotrama del tumore ai polmoni proviene dal primo celebre ciclo di albi scritto da Garth Ennis, anche se viene risolta in maniera ben più semplicistica. E alla fine Constantine smette di fumare: il "vero" John non l'avrebbe mai fatto.

27 ottobre 2008

Batman – Il film (L. Martinson, 1966)

Batman - Il film (Batman: The Movie)
di Leslie H. Martinson – USA 1966
con Adam West, Burt Ward
**1/2

Visto in DVD.

Da bambino non ero particolarmente appassionato ai telefilm di Batman degli anni sessanta, caratterizzati da un inconfondibile stile camp e responsabili di aver appiccicato al personaggio un'immagine kitsch che si sarebbe scrollato di dosso soltanto negli anni ottanta grazie a Frank Miller (ma il cinema se ne sarebbe accorto vent'anni più tardi, con le pellicole di Christopher Nolan: basti vedere come Joel Schumacher, e in parte anche Tim Burton, abbiano continuato ad avere come riferimento il pipistrello della tv e soprattutto i suoi villain). Solo adesso mi rendo conto di come quei telefilm, lungi dall'essere semplicemente stupidi, fossero invece una satira del genere supereroistico piena di autoironia e di sprezzo del ridicolo. Anche questo film, realizzato nell'intervallo fra la prima e la seconda stagione del serial televisivo allo scopo di lanciarlo all'estero (non a caso il piano criminale che Batman e Robin sono chiamati a sventare ha come obiettivo nientemeno che l'Organizzazione delle Nazioni Unite), è piuttosto divertente, grazie al fatto di non prendersi assolutamente sul serio. L'ingenuità e l'infantilismo sono così scoperti da non dare fastidio: al contrario, si intravede sempre la volontà del regista, dello sceneggiatore (Lorenzo Semple jr.) e degli attori di creare situazioni volutamente irrealistiche (e lo dichiara già la didascalia di apertura, un inno all'escapismo, al disimpegno e al puro intrattenimento). Agli elementi tipici della serie tv (gli assurdi bat-gadget con relativo cartellino con il nome, le pittoresche esclamazioni di Robin, i dialoghi pomposi, le immancabili scalate ai muri, le deliranti trappole dei criminali, le onomatopee disegnate sullo schermo, le inquadrature sghembe) si aggiungono scene di una comicità così demenziale da risultare irresistibili (lo squalo esplosivo, i sicari disidratati, e soprattutto la sequenza in cui Batman deve sbarazzarsi della bomba sulla banchina del molo). Come nella miglior tradizione degli episodi speciali, il Dinamico Duo deve affrontare un'insolita alleanza di supervillain: il Joker (Cesar Romero, che aveva rifiutato di radersi i suoi famosi baffi, chiaramente visibili attraverso il trucco), il Pinguino (un Burgess Meredith sopra le righe e vero leader del gruppo), l'Enigmista (Frank Gorshin, i cui indovinelli e le relative soluzioni, "le uniche possibili", sono di un'idiozia unica) e la Donna Gatto (Lee Meriwether, che sostituisce la Julie Newmar del telefilm, impegnata su un altro set). E quest'ultima, nei falsi panni della giornalista sovietica Kitka, riesce persino a sedurre Bruce Wayne, mostrando un lato vulnerabile della personalità dell'eroe e dando a West la possibilità di recitare in diverse scene anche senza la maschera.