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15 marzo 2020

Skyline cruisers (Wilson Yip, 2000)

Skyline cruisers (San tau chi saidoi)
di Wilson Yip – Hong Kong 2000
con Leon Lai, Jordan Chan, Shu Qi
*1/2

Rivisto in DVD, in originale con sottotitoli.

Tre anni dopo un colpo andato male e in cui ha perso la sua fidanzata, il ladro iper-tecnologico Mac (Leon Lai) si è trasferito in Australia e ha messo insieme una nuova squadra, formata dall'amico Bird (Jordan Chan) e dai giovani Sam (Sam Lee) e Michelle (Michelle Saram). Tormentato dal passato e roso dai sensi di colpa, accetta l'incarico di recuperare il prototipo di un nuovo farmaco contro il cancro, sottratto dal perfido dottor Kam al suo legittimo scopritore. Ma dopo essersi introdotto nel laboratorio segreto di Kam in Malesia, anche con l'aiuto di una bella e misteriosa spia (Shu Qi) incontrata sul posto, scoprirà di essere stato ingannato... Concepito inizialmente come seguito di un film di tre anni prima, "Downtown torpedoes" di Teddy Chan, questa pellicola realizzata da Yip dopo i successi di critica "Bullets over summer" e "Juliet in love" si iscrive nel filone delle rapine sofisticate e tecnologiche di certi film hollywoodiani dell'epoca (in una delle prime scene, il direttore di una banca afferma che i loro sistemi di sicurezza "fanno impallidire quelli di Mission: Impossible I e II"). E dal punto di vista tecnico non sarebbe neanche male, pur con una regia un po' derivativa. Peccato che sia anche estremamente noiosa, senza appigli emotivi, con una trama inutilmente confusa e pretenziosa, e colpi di scena di cui non importa niente a nessuno. D'altronde, come capita spesso in questo genere di film, l'oggetto del contendere (il farmaco) è solo un MacGuffin, una scusa per inscenare lunghissime sequenze prive di tensione (ma fotografate benissimo!), all'insegna di gadget high-tech il cui funzionamento non viene nemmeno spiegato: insomma, un elaborato (e vuoto) esercizio di stile. Sprecato il cast, a partire da una Shu Qi imbrigliata in un personaggio mai approfondito. Jordan Chan e Sam Lee avevano già recitato per Yip in "Bio-zombie". Accattivante il look di Michelle Saram, con i capelli corti e arancioni.

20 ottobre 2019

Juliet in love (Wilson Yip, 2000)

Juliet in love (Chu Lai Yip yu Leung San Pak)
di Wilson Yip – Hong Kong 2000
con Francis Ng, Sandra Ng
***

Rivisto in DVD, in originale con sottotitoli inglesi.

Per ripagare un grosso debito di gioco a un boss della triade (Simon Yam), lo scalcinato scommettitore Jordan (Francis Ng) accetta di prendersi cura per qualche giorno di un neonato, figlio dell'amante del boss, la cui esistenza deve essere nascosta alla legittima consorte. Ad aiutarlo ad accudire il bimbo ci sarà Judy (Sandra Ng), hostess di un ristorante che è stata lasciata dal marito dopo aver subito l'asportazione del seno in seguito a un tumore. Insieme, i due scopriranno di essere anime gemelle e di potersi aggrappare l'uno all'altra per rimanere a galla in un mare di solitudine. Come nel precedente "Bullets over summer", Wilson Yip esplora il concetto di famiglia da un punto di vista del tutto originale e relativo. Sia Judy che Jordan hanno perso, per motivi vari, i loro veri congiunti e vivono da soli (a parte le sporadiche amicizie o l'ambiente lavorativo): ma entrambi, durante i pochi giorni di convivenza, scoprono di non desiderare altro che far parte ancora di un nucleo familiare, al di là delle difficoltà e delle pressioni sociali. Per la donna, privata del seno e dunque della sua femminilità (anche la voce si è fatta decisamente maschile), accudire il bambino è anche un modo per esaudire un desiderio intimo di maternità. Se il film sembra a tratti sfilacciato, la sua anima è sincera e toccante, grazie anche a due ottimi interpreti. Il finale è inevitabilmente tragico, ma venato di poetica surrealtà (le chiavi di casa, simbolo della convivenza domestica, che si materializzano nella toppa della porta). Tats Lau è l'amico di Jordan, Heung Hoi il padre di Judy (che beve solo Coca-Cola: "No Coke, no hope" è il suo motto), Lam Suet lo sgherro del boss, Eric Kot l'istruttore di guida innamorato di Judy.

12 marzo 2019

Bullets over summer (Wilson Yip, 1999)

Bullets over summer (Baau lit jing ging)
di Wilson Yip – Hong Kong 1999
con Francis Ng, Louis Koo
***1/2

Rivisto in DVD, in originale con sottotitoli inglesi.

Sulle tracce di Dragon (Joe Lee), pericoloso e spietato rapinatore di banche, la coppia di poliziotti formata dal "duro" e irascibile Mike (Francis Ng) e dal più giovane e immaturo Brian (Louis Koo) decide di tenere sotto sorveglianza 24 ore su 24 la casa del suo presunto fornitore di armi, piazzandosi in un appartamento al sesto piano nel condominio di fronte. Questo è abitato da un'anziana signora (Law Lan) che soffre di demenza senile, e che si convince che i due detective siano i suoi nipoti, tornati dopo tanto tempo a trovarla. Mentre l'indagine si impantana su false piste (si scopre che l'uomo sorvegliato, alla fine, era quello sbagliato), i poliziotti cominciano ad affezionarsi alla vecchietta, a lasciarsi coinvolgere nelle beghe del condominio e a formare una vera e propria famiglia insieme a lei e a due ragazze appena conosciute: Yen (Michelle Saram), una studentessa dalla vita scapestrata, per Brian; e Yuen (Stephanie Lam), la commessa di una lavanderia, incinta e lasciata dal suo fidanzato, per Mike. E proprio quando ormai il vero motivo della loro missione sembrava dimenticato, questo si manifesta all'improvviso quando il ricercato, per una serie di coincidenze, si materializza nell'appartamento della nonnina... Il primo vero capolavoro di Wilson Yip, una pellicola sorprendente e drammatica che cambia più volte direzione e che dietro la forma del film poliziesco affronta il tema della famiglia da un'angolazione davvero particolare. La scena del pranzo è il clou di tutto: attorno al tavolo abbiamo una serie di individui che in realtà non hanno nessun legame di sangue fra loro (anzi, fino a pochi giorni prima non si conoscevano nemmeno), eppure si percepisce la tensione del "nucleo familiare" messo in pericolo dall'irruzione dei banditi e dalla violenza dei gangster. Anche perché i protagonisti sono tutti soli, orfani o abbandonati, e proprio per questo sono portati a dare ancora più valore al fragile legame appena formato. Lo stile di regia e la fotografia colorata sono chiaramente debitori al cinema di Martin Scorsese (e non a caso un poster di "Taxi driver" con Robert De Niro, assieme a quelli di altre pellicole americane come "Natural born killers" e "La sottile linea rossa", fa capolino nell'appartamento dell'uomo sotto sorveglianza). Ottimi tutti gli interpreti. Peccato solo per il finale, dove la storia si sfilaccia un pochino. Yip confermerà subito il suo talento drammatico nel successivo "Juliet in love".

1 novembre 2018

Bio-zombie (Wilson Yip, 1998)

Bio-zombie (Sheng hua shou shi)
di Wilson Yip – Hong Kong 1998
con Jordan Chan, Sam Lee, Angela Tong
**1/2

Rivisto in DVD, in originale con sottotitoli inglesi.

I commessi di un centro commerciale – fra i quali Woody Invincible (Jordan Chan) e l'amico Crazy Bee (Sam Lee), impiegati di un negozio di Video CD pirata, e Rolls (Angela Tong), ragazza che lavora in un beauty shop – devono far fronte a un'epidemia di zombie scatenata da un'arma chimica irachena (!). Il primo film a portare Wilson Yip all'attenzione della critica comincia come una parodia del genere (sui titoli di testa ci sono addirittura spettatori che parlano fra loro), con personaggi comici o sgangherati e situazioni che fanno il verso al classico "Zombi" di Romero (quello ambientato, per l'appunto, in un grande magazzino). Ma pur essendo girato con un budget poverissimo (siamo di fronte a un vero e proprio B-movie che non si fa scrupolo di sconfinare nel trash) e presentando la stessa vena dissacrante di titoli come "L'alba dei morti dementi" ("Shaun of the dead") e delle prime pellicole di Peter Jackson ("Splatters - Gli schizzacervelli"), man mano che la storia procede ci rendiamo conto di stare assistendo ad uno zombie movie con tutte le carte in regola, con energia e ritmo da vendere, e che le battute e gli sberleffi non vanno a detrimento della tensione. Il bel finale nichilista, infine, suggella il tutto. Come in Romero, l'ambientazione vuole far riflettere sulla società consumistica, e gli zombie continuano a compiere le stesse azioni che facevano quando erano umani: mangiare, fare shopping, cercare l'amore della propria vita. Non mancano riferimenti al mondo dei videogiochi (con schermate che presentano i personaggi e scritte in sovrimpressione sullo schermo).

5 novembre 2008

White Dragon (Wilson Yip, 2004)

White Dragon (Fei hap siu baak lung)
di Wilson Yip – Hong Kong 2004
con Cecilia Cheung, Francis Ng
*1/2

Visto in divx.

La frivola e graziosa Phoenix Black assume segretamente l'identità dell'eroina White Dragon per combattere il sicario cieco Penne di Pollo, che ha minacciato di uccidere il principe che lei vorrebbe sposare. Ma una forzata convivenza fra i due nemici li farà innamorare. Wilson Yip è un autore da tenere sott'occhio, visto che in passato ha dimostrato di saper sfornare veri capolavori. Ma questo demenziale film in costume dai toni moderni e giovanilistici, che parte come una teen comedy travestita da wuxia e si sviluppa poi secondo i più scontati dettami delle storie d'amore, è essenzialmente una stupidaggine. Gli attori fanno quello che possono: ma l'umorismo non coglie mai nel segno, il lato sentimentale è stucchevole, e i combattimenti – gag a parte – sono uguali a quelli visti in mille altre pellicole del genere. Curiose, comunque, alcune trovate che collegano l'ambientazione feudale con il mondo moderno: dallo stile sbarazzino (che cita videoclip e videogame: il massimo lo si raggiunge quando una scena viene "riavvolta" e poi mostrata di nuovo, come in "Funny games") agli anacronismi (compaiono pattini a rotelle, boutique alla moda, panini di McDonald's). La protagonista suona il violino tradizionale cinese come se fosse una chitarra elettrica e intona la nona di Beethoven con il flauto; e nel finale il cattivo viene scoperto grazie a indagini scientifiche alla CSI.

21 ottobre 2007

SPL (Wilson Yip, 2005)

SPL (Sha Po Lang)
di Wilson Yip – Hong Kong 2005
con Simon Yam, Donnie Yen, Sammo Hung
**1/2

Visto in divx alla Fogona, in originale con sottotitoli.

Avevo un po' perso di vista Wilson Yip, che dopo i due capolavori "Bullets over summer" e "Juliet in love" della fine degli anni '90 si era dato a un cinema più commerciale e meno soddisfacente (vedi l'inutile "Skyline cruisers"). Anche se non all'altezza dei due splendidi film prima citati, questo "SPL" si è rivelato un ottimo e vibrante poliziesco d'azione su classici temi del cinema hongkonghese: amicizia e solidarietà, onore e rispetto, giustizia e vendetta, con alcune svolte narrative inaspettate e un trio di ottimi attori del genere: Simon Yam fa il suo mestiere come al solito, Donnie Yen è sempre bravissimo nei combattimenti e nella coreografia delle scene d'azione (girati in maniera classica e senza inutili movimenti di camera che li rendano confusi, anche se poi nel resto del film qualche tocco autoriale c'è eccome), mentre vedere Sammo Hung nella parte del cattivo (con tanto di pizzetto e sigaro) fa uno strano effetto, ma se la cava egregiamente.
Qi Sha, Po Jun e Tan Lang sono tre stelle che, secondo l'astrologia cinese, possono determinare il destino degli esseri umani a seconda del loro allineamento. Pur di arrestare Wong Po, un criminale cui danno la caccia da oltre tre anni, l'ispettore Chan e i suoi uomini non esitano a fabbricare false prove contro di lui, anche perché il tempo stringe: Chan è alla vigilia della pensione e un tumore al cervello lo sta uccidendo. I suoi metodi sleali non vanno a genio al nuovo caposquadra Ma (il vero protagonista positivo della vicenda), ma nemmeno lui riesce ad fermare la catena di sanguinose vendette incrociate. Oltre alla relatività del bene e del male (i "buoni" non sono migliori dei "cattivi"), la pellicola affronta a più riprese il tema della paternità, già caro a Yip sin da "Juliet in love": Chan ha adottato la figlia di due testimoni che Wong ha fatto assassinare; lo stesso Wong desidera sopra ogni altra cosa avere un bambino; quasi tutto il film si svolge il giorno della festa del papà (nel 1997, anno del ricongiungimento di Hong Kong con il suo "genitore", la Cina), con uno degli uomini di Chan che sta per rivedere per la prima volta dopo molti anni la giovane figlia, e un altro che ha rotto da tempo i rapporti con il proprio padre. L'inizio e il finale, in riva al mare, sono quasi "Kitaniani" e incorniciano una storia dove poesia e violenza vanno di pari passo.