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10 luglio 2023

Lola (Andrew Legge, 2022)

Lola (id.)
di Andrew Legge – GB/Irlanda 2022
con Emma Appleton, Stefanie Martini
**1/2

Visto in TV (RaiPlay).

Agli inizi degli anni quaranta, nella campagna inglese, le sorelle Thomasina (Emma Appleton) e Martha (Stefanie Martini) Hanbury inventano "Lola", una macchina che può ricevere trasmissioni radiofoniche e televisive dal futuro. Dapprima si appassionano alla cultura e alla musica del tardo ventesimo secolo (in particolare a David Bowie, la cui canzone "Space Oddity" diventa per loro una sorta di inno personale e liberatorio), ma poi cominciano a usare la macchina per intercettare i notiziari bellici, con l'intento di aiutare il proprio paese a sconfiggere i tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Per una serie di paradossi, però, proprio le loro azioni porteranno invece i nazisti ad avere la meglio e a conquistare la Gran Bretagna, creando una distopia anche dal punto di vista culturale, dove la stessa musica pop si ammanta di toni fascisti... Realizzato durante il lockdown, in bianco e nero e in forma quasi amatoriale, usando cineprese 16mm e lenti d'epoca, nonché molto materiale di repertorio (riprese con Churchill e Hitler, per esempio, ma anche scene di folla, di guerra e di bombardamenti), un film di fantastoria che ricorre alla trovata del found footage (si finge cioè che tutto il girato sia opera delle sorelle stesse, giunto in qualche modo fino ai giorni nostri), anche se per una volta questa non è fine a sé stessa ma parte integrante della storia stessa e strumento essenziale per la risoluzione finale del paradosso. Il tutto è semplice (il film dura poco più di un'ora) ma a suo modo ingegnoso, e affascinante dal punto di vista fantascientifico, oltre che coerente nello stile. Il regista, anche sceneggiatore, è all'esordio. Interessante anche la colonna sonora di Neil Hannon, che fonde anacronisticamente suggestioni punk e glam rock.

28 luglio 2022

L'avventura del ragazzo del palo elettrico (S. Tsukamoto, 1987)

L'avventura del ragazzo del palo elettrico (Denchu kozo no boken)
di Shinya Tsukamoto – Giappone 1987
con Nuriaki Senba, Shinya Tsukamoto, Tomorowo Taguchi
**1/2

Rivisto su YouTube, in originale con sottotitoli.

Hikari (Nuriaki Senba), liceale con un palo della luce che gli fuoriesce dalla schiena (!), cosa per cui viene bullizzato dai compagni di scuola, si ritrova trasportato di 25 anni nel futuro e scopre che la Terra è stata invasa dai vampiri Shinsengumi. Questi (fra cui Tomorowo Taguchi e lo stesso regista) tramano per oscurare per sempre il cielo (sono vulnerabili alla luce del sole) e dare vita a un vero e proprio regno delle tenebre, grazie a una speciale macchina che trae la sua energia dal corpo umano, segnatamente da quello della virginea Eva (Kei Fujiwara). Hikari li affronterà con l'aiuto di un'insegnante (Nobu Kanaoka) e di un altro "ragazzo del palo elettrico" proveniente da un'epoca precedente... Mediometraggio (dura 45 minuti) con cui uno Tsukamoto alle prime armi, dopo il corto "Phantom of regular size", continua a fare le prove generali per "Tetsuo". È girato (in Super8) in modo quasi ridicolmente amatoriale, ma l'inventiva è tale da superare i difetti: strane ibridazioni fisiche, suggestioni manga e cyberpunk, musica rock e commistioni horror, il tutto raccontato con un linguaggio che sfrutta fino in fondo gli strumenti della settima arte, dalla fotografia (iperfiltrata) al montaggio (ultraframmentato), passando per l'animazione stop motion e, naturalmente, effetti speciali artigianali. Non manca nemmeno una certa consapevolezza di quanto il risultato finale sia surreale e (in)volontariamente ridicolo, nella caratterizzazione dei personaggi e nelle allusioni sessuali ("Hikari, mostrami la forza del tuo palo elettrico!"). E naturalmente, l'assurda premessa (il palo della luce) va letta in chiave metaforica: la luce che spazza via le tenebre e, con esse, i vampiri. Non per tutti i gusti, ovviamente, ma accattivante nella sua assurdità e interessante per riscoprire i primi passi del regista. Una curiosità: il nome dei vampiri Shinsengumi deriva da un corpo speciale di samurai nato alla fine dello shogunato Tokugawa, a metà Ottocento. I sottotitoli della versione passata a "Fuori orario" danno il titolo al singolare ("L'avventura del ragazzo del palo elettrico"): quello al plurale ("Le avventure...") proviene invece dal DVD.

14 aprile 2022

The Adam project (Shawn Levy, 2022)

The Adam Project (id.)
di Shawn Levy – USA 2022
con Ryan Reynolds, Walker Scobell
*1/2

Visto in TV (Netflix).

Il dodicenne Adam Reed (Walker Scobell) riceve la visita di sé stesso adulto (Ryan Reynolds), proveniente dal futuro grazie a un "jet temporale", che chiede il suo aiuto per impedire che i viaggi del tempo – resi possibili dalle ricerche del loro padre (Mark Ruffalo) – vengano inventati. Pellicola d'azione fantascientifica dove tutto è al minimo comune denominatore: la regia, la produzione, la recitazione, la sceneggiatura (con dialoghi didascalici e una buona dose di retorica a tema famigliare, per non parlare del finale iper-prevedibile). Fra personaggi e situazioni scontate (i bulli a scuola, la mamma single, i cattivi generici con motivazioni altrettanto generiche), cerca di vivacizzare la trama con tentativi di umorismo goffo da film Marvel: vedi i battibecchi di Adam con sé stesso, o con il padre. Nonostante i concetti scientifici (i paradossi sono evitati spiegando che la linea temporale cambia solo quando si torna nel proprio "tempo stabilito") e gli effetti speciali, tutto sembra su scala piccola, e non mancano buchi logici o semplicemente personaggi che si comportano in modo stupido. Nei dialoghi si citano "Terminator" e "Ritorno al futuro". Jennifer Garner è la madre di Adam, Zoe Saldana la moglie, Catherine Keener la cattiva. Di fatto un tv movie. Il progetto originale, risalente a dieci anni prima, prevedeva Tom Cruise come protagonista.

10 aprile 2022

Donnie Darko (Richard Kelly, 2001)

Donnie Darko (id.)
di Richard Kelly – USA 2001
con Jake Gyllenhaal, Jena Malone
***

Rivisto in TV (Prime Video).

Liceale con problemi psichiatrici, Donnie Darko (Jake Gyllenhaal) riceve una notte la visita soprannaturale di "Frank", un individuo con un (mostruoso) costume da coniglio, che gli annuncia che la fine del mondo è prossima: mancano solo 28 giorni, 6 ore e spiccioli... La notte stessa, il motore di un aereo di linea piomba misteriosamente giù dal cielo, schiantandosi sulla casa dei Darko, e precisamente sulla stanza del ragazzo. E nei giorni che seguono, nel corso di un progressivo "distacco dalla realtà", il traumatizzato Donnie – che si è salvato soltanto perché era fuori di casa, in preda a un consueto sonnambulismo – compie una serie di atti vandalici (istigato da "Frank") ai danni della scuola e degli adulti ipocriti che lo circondano, si innamora di Gretchen (Jena Malone), una ragazza appena arrivata nel quartiere, e si lascia ossessionare dal concetto dei viaggi nel tempo, che potrebbe spiegare molte delle cose strane che gli accadono intorno... Da una sceneggiatura scritta dal regista stesso (all'esordio) subito dopo essersi diplomato alla scuola di cinema, un film bizzarro e unico nel suo genere: un thriller enigmatico che innesta suggestioni e angosce disturbanti, alla David Lynch, su uno scenario da tipica commedia scolastica liceale, con tanto di rapporti con gli amici, i famigliari, gli insegnanti in una piccola cittadina (in Virginia). Passato quasi inosservato alla sua uscita, si conquisterà rapidamente la fama di cult movie per il fascino che esercita su uno spettatore al quale vengono forniti numerosi elementi che sembrano acquistare significato soltanto con il senno di poi, al termine del "loop" temporale, o con una seconda visione (altamente ripagante: è un film che andrebbe certamente visto più di una volta). Eccezionale il comparto attoriale: Jake Gyllenhaal era quasi agli esordi, sua sorella Maggie interpreta la sorella maggiore dello stesso Donnie, i genitori sono Holmes Osborne e l'ottima Mary McDonnell, mentre fra i comprimari troviamo nomi noti come Drew Barrymore (l'insegnante di letteratura), anche produttrice, e Patrick Swayze (il "guru" del pensiero attitudinale), oltre a Katharine Ross (la terapista), Beth Grant (l'insegnante bigotta) e Jolene Purdy (la compagna introversa). Nella colonna sonora di Michael Andrews, anche canzoni dei Tears for Fears (compresa una cover di "Mad World"), Joy Division, Echo & the Bunnymen. Curiosità: il film si svolge nell'arco di 28 giorni (dal 2 ottobre 1988 al 30, Halloween): lo stesso periodo di tempo impiegato da Kelly prima per scriverlo e poi per girarlo. Nel 2009, senza il contributo del regista originale, è uscito "S. Darko", un sequel dedicato alla sorella minore di Donnie, Samantha.

8 marzo 2022

Bill & Ted face the music (D. Parisot, 2020)

Bill & Ted Face the Music (id.)
di Dean Parisot – USA 2020
con Keanu Reeves, Alex Winter
**

Visto in TV (Prime Video).

Venticinque anni dopo il loro trionfale concerto alla "Battaglia dei complessi", non solo Bill (Winter) e Ted (Reeves) non hanno sfondato (come sembrava dai titoli di coda di "Un mitico viaggio"), ma i Wyld Stallyns si sono sciolti e i due ragazzi – ormai uomini adulti – non sono mai riusciti a scrivere la canzone che, secondo la previsione dell'ormai defunto Rufus (George Carlin, che appare in una breve scena sotto forma di ologramma), avrebbe dovuto unire tutta l'umanità. Dal futuro giunge la figlia di Rufus, Kelly (Kristen Schaal), per metterli in guardia: se non scriveranno e suoneranno la canzone entro il pomeriggio, l'intera realtà spazio-temporale collasserà su sé stessa. Grazie alla solita macchina del tempo, i due amici inizieranno a viaggiare nel futuro, cercando il momento in cui avranno già scritto la canzone: incontreranno così diverse versioni di sé stessi, sempre più bizzarre e originali. Contemporaneamente, le loro figlie – Theadora "Thea" Preston (Samara Weaving) e Wilhelmina "Billie" Logan (Brigette Lundy-Paine) – viaggiano nel passato per "reclutare" alcuni dei più famosi musicisti e riformare così la band: Jimi Hendrix, Louis Armstrong, Wolfgang Amadeus Mozart, Ling Lun (flautista cinese del 2600 a.C.) e Grom (una batterista preistorica). Saranno tutti uccisi da Dennis Caleb McCoy (Anthony Carrigan), terminator-robot cattivo inviato dalla Grande Leader del futuro (Holland Taylor), e si ritroveranno così all'inferno, da cui però evaderanno grazie a una vecchia amica, la Morte (William Sadler), che riprenderà a sua volta il proprio posto come bassista nella band... Terzo capitolo, realizzato a quasi trent'anni di distanza dai precedenti, di una saga comico-musicale-fantascientifica che in Italia è sempre passata sotto silenzio (il primo film, "Bill & Ted's Excellent Adventure", non è nemmeno mai stato doppiato nella nostra lingua!). L'impressione è quella di una reunion nostalgica, rispettosa, a tratti anche divertente, ma forse non necessaria: riprende elementi dalle prime due pellicole (rispettivamente i viaggi nel tempo e quelli nell'aldilà), ripercorre territori già noti, gioca con le aspettative dei fan ma fa poco per accattivarsi l'interesse dei neofiti. Oltre a Reeves, Winter e Sadler, si rivedono altri attori dei primi due film, come Hal Landon Jr. (il padre di Ted) e Amy Stoch (Missy, che stavolta sposa il fratello minore di Ted), mentre le principesse Joanna ed Elizabeth sono interpretate stavolta da Jayma Mays ed Erinn Hayes. Fra i camei: il rapper Kid Cudi e il rocker Dave Grohl. La sceneggiatura è sempre di Chris Matheson ed Ed Solomon. In positivo: le due figlie dei nostri eroi, di fatto la loro versione femminile (e "smart"). In negativo: la mancanza di interazione dei personaggi storici fra di loro e con il mondo moderno, ma soprattutto il passo indietro a livello di colonna sonora (il che, in un film incentrato proprio sulla musica, è un difetto non da poco). Il doppiaggio italiano annacqua e banalizza il linguaggio sgangherato dei personaggi.

22 febbraio 2022

Ovunque nel tempo (Jeannot Szwarc, 1980)

Ovunque nel tempo (Somewhere in time)
di Jeannot Szwarc – USA 1980
con Christopher Reeve, Jane Seymour
**1/2

Visto in divx.

Innamoratosi (solo guardando un suo ritratto!) di Elise McKenna (Jane Seymour), attrice teatrale vissuta a inizio secolo, il commediografo Richard Collier (Christopher Reeve) viaggia indietro nel tempo con la forza della mente, ritrovandosi così nel 1912 nell'albergo che l'aveva ospitata... Da un romanzo di Richard Matheson ("Appuntamento nel tempo"), anche sceneggiatore, una pellicola romantico-fantastica nella vena di classici degli anni '30-50 come "Sogno di prigioniero", "Il ritratto di Jennie", "Pandora" o "Il fantasma e la signora Muir" (con il quale condivide il finale): la celebrazione dell'amor fou che supera le barriere del tempo e dello spazio. Anche se c'è di mezzo, appunto, un viaggio nel tempo, la pellicola tecnicamente non è fantascientifica: il fenomeno è spiegato semplicemente con la forza dell'autosuggestione o dell'ipnotismo, in grado di permettere il balzo se ci si trova nel luogo giusto e con la corretta predisposizione d'animo. E naturalmente non manca il paradosso del loop in cui si smarrisce il rapporto di causa ed effetto: da dove proviene, per esempio, l'orologio che Elise da anziana dona a Richard e che poi lo stesso Richard le restituisce? Christopher Plummer è Robinson, l'impresario di Elise, che ostacola la relazione fra lei e Richard perché teme (o "sa") che questa porrà fine alla sua carriera. Nel cast anche Bill Erwin, Teresa Wright e George Voskovec. Matheson stesso appare in un cameo. La colonna sonora di John Barry comprende anche una variazione della rapsodia di Rachmaninov su un tema di Paganini.

26 novembre 2021

The Lego Movie 2 (Mike Mitchell, 2019)

The Lego Movie 2 - Una nuova avventura
(The Lego Movie 2: The Second Part)
di Mike Mitchell [e Trisha Gum] – USA/Danimarca 2019
animazione digitale
***

Visto in TV (Netflix).

Era difficile fare un seguito all'altezza di "The Lego Movie", uno dei più brillanti film di animazione degli ultimi anni, ma Phil Lord e Christopher Miller (che stavolta lasciano la regia nelle competenti mani di Mike Mitchell, limitandosi ai ruoli di sceneggiatori e produttori) ci sono riusciti. E visto che il finale del lungometraggio precedente ne svelava la reale natura (si trattava soltanto del gioco di un bambino con i pezzi del suo Lego), è proprio da lì che si riparte. Stavolta il piccolo Finn deve vedersela con sua sorella minore Bianca, che vuole giocare con lui. E così gli alieni fatti di Duplo invadono il suo mondo e ne "rapiscono" alcuni personaggi, portandoli con sé nel Sistema Sorellare. Naturalmente Emmet parte al loro salvataggio, aiutato dall'avventuriero spaziale Rex (una parodia di tutti i personaggi interpretati dal doppiatore Chris Pratt), mentre Wyldstyle, Batman, Unikitty e gli altri amici si trovano ad affrontare creature bizzarre e glitterate, cercando al contempo di evitare che si verifichi il catastrofico Armammageddon (ovvero la rabbia della mamma che metterà fine al gioco se i due figli litigheranno troppo)... Anche se le carte sono più scoperte, con numerose scene girate in live action che punteggiano la pellicola (Maya Rudolph è la madre, mentre del padre – Will Ferrell – si sente solo la voce fuori campo), l'avventura e il divertimento continuano a non mancare, soprattutto perché le dinamiche del gioco (e quelle fra fratelli) non smettono di guidare una narrazione che non si prende mai sul serio e che stavolta viene creata da due immaginazioni che si scontrano fra loro – cambiando continuamente la prospettiva e le carte in tavola – anziché da una sola. Anzi, è interessante notare le differenze fra il modo di giocare di Finn, che vorrebbe essere duro, adulto e post-apocalittico, e quello "femminile" della sorella (che essendo più piccola, non si fa problemi a contaminare l'universo Lego con altri giocattoli o materiali, come adesivi e brillantini). I temi a questo giro sono quelli della crescita, della cooperazione, dell'accettare una parte diversa di sé (non sempre essere cupi e cool a oltranza è la scelta giusta), e che "non tutto è meraviglioso" (ribaltando, o aggiornando, il messaggio-tormentone del primo film). A tratti ci si commuove persino (come quando la frase "Avete cominciato voi" acquista improvvisamente un nuovo significato). Quanto al lato citazionistico, da segnalare la comparsata di Bruce Willis, i riferimenti ai film sui viaggi nel tempo e quelli a tutti gli attori che hanno interpretato Batman. Orecchiabili (e spassosissime) le canzoni, come "La canzone che ti resta in testa" e, soprattutto, quella della Regina "Non cattiva". All'inizio del film, una frase ("Batman è partito per un'avventura per conto suo") fa riferimento allo spin-off ("Lego Batman - Il film") uscito nel frattempo.

24 luglio 2021

Tenet (Christopher Nolan, 2020)

Tenet (id.)
di Christopher Nolan – USA/GB 2020
con John David Washington, Elizabeth Debicki
**1/2

Visto in TV (Now Tv).

Un agente della CIA (Washington: il nome del personaggio non viene mai pronunciato nel film, è semplicemente "il protagonista") è reclutato da Tenet, una misteriosa organizzazione che indaga su armi e altri oggetti caratterizzati da "entropia invertita", ovvero capaci di muoversi all'indietro nel tempo (per esempio, i proiettili viaggiano dal bersaglio fino alla pistola che li ha sparati). A quanto pare questi oggetti e la loro tecnologia provengono dal futuro, e il responsabile della loro importazione nel presente (dove potrebbero causare una guerra nucleare) è l'oligarca russo Andrei Sator (Kenneth Branagh). Per avvicinarlo, il protagonista – coadiuvato dal collega Neil (Robert Pattinson) – utilizza la moglie dell'uomo, Kat (Elizabeth Debicki), con cui è in rotta, coinvolgendola in una pericolosa missione... Il nuovo, cervellotico film di Nolan, sulla falsariga di "Inception", "Memento" e "The Prestige", si basa essenzialmente su un gimmick che, devo dirlo, è a suo modo affascinante: quello di combinare sequenze e scene d'azione in modalità palindromica (ovvero, che si possono leggere da entrambi i versi). Non solo gli oggetti, ma anche alcuni personaggi si muovono indietro nel tempo, mentre altri vanno normalmente in avanti: la loro interazione dà così vita a sequenze curiose (e spesso difficili da interpretare, anche se gli effetti speciali fanno il loro meglio per darcene una rappresentazione visiva), come un inseguimento in auto o una battaglia campale (con "manovra a tenaglia temporale") dove non sempre le cause precedono gli effetti. Molte di queste scene le rivedremo due volte, prima in un "senso" e poi nell'altro: e naturalmente c'è anche un combattimento a mani nude del protagonista contro sé stesso (che, dal suo punto di vista, avviene in momenti diversi). Al di là di questa trovata, però, e nonostante l'eccellente confezione tecnica (premiata con l'Oscar per i migliori effetti visivi e una nomination per le scenografie), il film non ha molti motivi di interesse: le svolte sono meccaniche, improbabili e spesso puramente funzionali alla trama, i personaggi e le loro caratterizzazioni mancano di profondità o sono quelli di un thriller di spionaggio come tanti, e lo stesso vale per le numerose location internazionali (fra cui spicca la Costiera Amalfitana). Il titolo del film rivela in sé l'ispirazione della sceneggiatura: la celebre frase palindromica latina "Sator Arepo Tenet Opera Rotas", di cui la parola "Tenet" è il centro attorno cui avviene l'inversione, e le altre sono disseminate come strizzatine d'occhio per tutta la pellicola (Sator è l'antagonista, Arepo il falsario che ha contraffatto il disegno di Goya con cui l'oligarca russo tiene legata a sé la moglie, l'Opera è ovviamente quella del teatro di Kiev in cui è ambientata la scena iniziale, Rotas è la struttura-caveau nell'aeroporto di Oslo in cui i nostri devono introdursi). Nel cast anche Dimple Kapadia (la trafficante di armi indiana), Aaron Taylor-Johnson (il comandante delle truppe nella battaglia finale) e, in un cameo, Michael Caine (l'agente del controspionaggio inglese). L'idea di mostrare eventi – come esplosioni e crolli di edifici – "al contrario" (l'effetto reverse) è comunque vecchia come il cinema, visto che ne fecero uso già i fratelli Lumière in "Demolizione di un muro" (1896!)

9 febbraio 2021

Mr. Peabody e Sherman (Rob Minkoff, 2014)

Mr. Peabody e Sherman (Mr. Peabody & Sherman)
di Rob Minkoff – USA 2014
animazione digitale
**

Visto in TV (Now Tv).

Mr. Peabody, cane super-intelligente, e Sherman, il bambino da lui adottato, viaggiano nel tempo grazie alla macchina inventata dal primo, il Tornindietro (Wayback Machine, nell'originale). Ma quando Sherman, contravvenendo agli ordini del "genitore", la mostra a una compagna di scuola, Penny, cominciano i guai... Il film, primo lavoro interamente in animazione di Rob Minkoff dai tempi de "Il re leone", è ispirato a un segmento contenuto nella serie cult degli anni '60 "Le avventure di Rocky & Bullwinkle" (da cui in precedenza erano già stati tratti tre film parzialmente o completamente in live action). I personaggi sono simpatici e la storia è vivace, ma la trama avventurosa tradisce un po' lo spirito libero, quando non anarchico e assurdo, dell'originale, che lo rendeva stranamente accattivante anche per gli spettatori adulti: qui tutto è a misura di bambino, dal ritratto delle epoche passate alle caratterizzazioni dei personaggi (che, a parte i protagonisti, lasciano a desiderare: stereotipatissima per esempio la "cattiva" Mrs. Grunion, assistente sociale che vuole sottrarre Sherman al genitore adottivo), senza parlare degli scontati (per un prodotto hollywoodiano) messaggi edificanti sui rapporti di amicizia e di genitorialità. Fra le epoche che i nostri eroi visitano ci sono la rivoluzione francese (con Maria Antonietta e Robespierre), l'antico Egitto (con il faraone bambino Tutankhamon), la Firenze del Rinascimento (con Leonardo Da Vinci e una Monna Lisa bizzosa che fa le linguacce) e la guerra di Troia (con Agamennone). Inevitabili anche i paradossi temporali, peraltro risolti un po' troppo facilmente. In seguito al buon riscontro critico è stata realizzata una serie tv, "Mr. Peabody & Sherman Show".

18 dicembre 2020

Palm Springs (Max Barbakow, 2020)

Palm Springs - Vivi come se non ci fosse un domani (Palm Springs)
di Max Barbakow – USA 2020
con Andy Samberg, Cristin Milioti
**1/2

Visto in TV (Prime Video), con Sabrina.

Ospite a un matrimonio perché fidanzato con una delle damigelle, Nyles (Samberg) sta vivendo in un loop temporale da quando è entrato in una misteriosa grotta nel deserto, nei pressi del resort di Palm Springs dove si svolge la cerimonia: ogni giorno per lui si ripete infatti uguale al precedente. Ma una sera, senza volerlo, trascina con sé nella grotta anche Sarah (Milioti), la depressa sorella maggiore della sposa. E da allora saranno in due a rivivere la medesima giornata, attraversando varie fasi (dalla depressione al cazzeggio, dall'esplorazione all'innamoramento, dai tentativi di suicidio a quelli di trovare una via per rompere l'incantesimo). Un soggetto senza troppa originalità (è l'ennesima variazione di "Ricomincio da capo", alias "Il giorno della marmotta": non a caso le prime parole con cui Nyles comincia la sua giornata sono "Buongiorno, marmottina!", rivoltegli dalla fidanzata Misty) ma con una sceneggiatura vivace e personaggi divertenti. Rispetto al classico con Bill Murray ci sono alcune differenze: intanto si inizia in media res (Nyles ha già vissuto la giornata migliaia o forse milioni di volte); poi il protagonista non è prigioniero da solo nel loop ma può portarci altre persone (oltre a Sarah c'è anche il vendicativo Roy, interpretato da J.K. Simmons); e infine, anziché un misterioso evento karmico, la via di fuga è offerta dalla scienza (fisica quantistica ed... esplosivi!). Per il resto gli ingredienti sono quelli attesi: riflessioni sul senso della vita, sull'amore e sul giusto approccio all'esistenza (una serena accettazione, un moderato cinismo, o un'ostinata ricerca di una via di fuga per andare avanti?). A un certo punto, dopo essersi innamorati, i due protagonisti si trovano di fronte a un dilemma: meglio vivere per l'eternità in un contesto statico con la persona amata, oppure evolvere insieme, anche se col rischio prima o poi di perdersi? Camila Mendes e Tyler Hoechlin sono gli sposini, Meredith Hagner è (l'infedele) Misty, Peter Gallagher il padre della sposa, June Squibb la nonna (dalle cui parole si potrebbe sospettare che anche lei sia prigioniera nel loop). Nella colonna sonora anche "The partisan" di Leonard Cohen e "Cloudbusting" di Kate Bush. Il regista Max Barbakow e lo sceneggiatore Andy Siara, entrambi all'esordio nel lungometraggio, erano compagni di studi all'American Film Institute.

10 dicembre 2020

Terminator: Destino oscuro (Tim Miller, 2019)

Terminator: Destino oscuro (Terminator: Dark Fate)
di Tim Miller – USA 2019
con Mackenzie Davis, Natalia Reyes
*1/2

Visto in TV (Now Tv).

La soldatessa umana "potenziata" Grace (Mackenzie Davis) giunge nel 2020 dal futuro con lo scopo di proteggere l'operaia messicana Dani Ramos (Natalia Reyes), futura leader della resistenza umana, dal Terminator Rev-9 (Gabriel Luna) che è stato inviato per ucciderla. Ad aiutarla c'è anche la guerrigliera Sarah Connor (una rediviva Linda Hamilton), che credeva di aver sventato l'avvento delle macchine nel precedente "Terminator 2" (salvo scoprire che il futuro è sì cambiato, ma non di molto: al posto di Skynet ci sarà un'altra rete informatica malvagia, Legion: cambia il nome ma non la sostanza), nonché "Carl" (Arnold Schwarzenegger), un modello T-800 che dopo aver finalmente ucciso John Connor nel 1998 è rimasto nel nostro continuum temporale e ha sviluppato una coscienza. Il sesto film di "Terminator" è l'ennesimo reboot della serie: come il quinto ("Terminator Genisys") decide di ignorare del tutto il terzo e il quarto capitolo (nonché la serie televisiva "The Sarah Connor Chronicles") e di ripartire direttamente dal secondo. Di fatto fa (male) le stesse cose che aveva fatto il già non trascendentale "Genisys", con l'aggravante di giungere dopo (e di essere prodotto da Cameron, che ha anche contribuito al soggetto). Questa tendenza di Hollywood a guardare sempre al passato ma in modo selettivo, scegliendo di ignorare i propri passi falsi nascondendo la polvere sotto il tappeto (vedi anche i casi di Spider-Man e dei Ghostbusters) è davvero antipatica: con che spirito si guarderà ormai un film o ci si affezionerà ai suoi personaggi, sapendo che se la pellicola non andrà bene al botteghino sarà "cancellata" da quella successiva? E fosse almeno un bel film: tutto sa invece di già visto, dal Terminator buono (ma in "T2" Schwarzy era stato riprogrammato, non sviluppava da solo un'improbabilissima coscienza umana!) a quello cattivo capace di rigenerarsi e composto da metallo liquido (che qui sembra catrame nero, e ha la caratteristica di poter separare il proprio scheletro dal resto del corpo). Oltre a non essere originale, poi, il lungometraggio non ha nulla della forza creativa o della potenza visionaria del miglior Cameron: le situazioni non sorprendono, le sequenze d'azione annoiano, i personaggi sono derivativi (compresa l'agguerrita Dani) e la fantasia non vola mai (e per un film di fantascienza questo è un peccato mortale). Aggiungiamoci una regia anonima e dei dialoghi scontati e adolescenziali. Fra i pochi spunti interessanti (ma non approfonditi): l'accenno alle macchine che prendono il posto degli operai nelle fabbriche e l'aggancio al tema (di attualità) dell'immigrazione clandestina dal Messico agli Stati Uniti. Da segnalare anche la sequenza iniziale con i robot cattivi che escono dal mare, in stile sbarco in Normandia. La scelta anticlimatica di uccidere John Connor a inizio film è stata poi molto criticata: come per la morte di Newt in "Alien³", ci si sbarazza con troppa noncuranza di un personaggio chiave delle pellicole precedenti. Curiosità: a pronunciare la frase-tormentone "I'll be back" ("Torno presto", in italiano) stavolta è Linda Hamilton, non Schwarzenegger. Visto il finale aperto (il "destino oscuro" rappresentato dal cupo futuro delle macchine non viene sventato: tutto il film racconta solo della fuga dei nostri eroi dal Terminator cattivo, senza peraltro mai un piano preciso per sconfiggerlo), i produttori pensavano di rendere questo film il primo di una nuova trilogia (tanto per cambiare: era l'intenzione anche del quarto e del quinto capitolo!), ma il meritatissimo flop al botteghino ha bloccato ogni piano. E chissà che il settimo film, se mai ci sarà, non resetterà di nuovo tutto.

12 settembre 2020

I banditi del tempo (Terry Gilliam, 1981)

I banditi del tempo (Time Bandits)
di Terry Gilliam – GB 1981
con Craig Warnock, David Rappaport
***

Rivisto in TV.

Bambino sognatore e appassionato di storia, ma trascurato dai genitori, il piccolo Kevin (Craig Warnock) viene coinvolto da una banda di nani – in grado di viaggiare nel tempo grazie a una mappa che indica tutti i "buchi" temporali rimasti nel tessuto del creato – in una sarabanda di avventure attraverso varie epoche. I nani, che hanno trafugato la mappa all'"essere supremo" per il quale lavoravano, intendono usarla per compiere furti qua e là (sottraggono per esempio il bottino di guerra di Napoleone e il tesoro di Agamennone): ma il Male (David Warner), una sorta di diavolo, intende appropriarsene per sovvertire l'universo e ricrearlo in forma tecnologica. Scritto da Terry Gilliam insieme a Michael Palin, suo ex compagno al tempo dei Monty Python (e che appare in un paio di scenette cameo in compagnia di Shelley Duvall), un film che mescola in maniera assai creativa suggestioni fiabesche e avventurose provenienti dalle fonti più disparate: l'incipit con i nani che escono dall'armadio evoca al contempo J.R.R. Tolkien ("Lo Hobbit") e C.S. Lewis ("Le cronache di Narnia"), altri elementi ricordano "Alice nel paese delle meraviglie", "Il mago di Oz" (il volto fluttuante dell'essere supremo) o "I viaggi di Gulliver". Il risultato è un pastiche un po' episodico, che svaria in più direzioni e non privo di anacronismi, ma ricco di inventiva visionaria e surreale (valorizzata dal buon valore produttivo: la fotografia è di Peter Biziou), senza contare l'humour nero, dissacrante e satirico tipico dei Monty Python (vedi lo sfrenato consumismo dei genitori di Kevin, ossessionati dagli elettrodomestici, che alla fine vengono puniti come nelle fiabe). Fra le epoche attraversate ci sono le guerre napoleoniche in Italia (la battaglia di Castiglione) con Ian Holm nei panni di Bonaparte (un ruolo che l'attore aveva già interpretato nella serie televisiva "Napoleone e le donne" del 1974, e che riprenderà ne "I vestiti nuovi dell'imperatore" nel 2001), il medioevo inglese (con John Cleese, altro ex Monty Python, nel ruolo di un comico Robin Hood), il Titanic (mitica la battuta "Cameriere, altro champagne. Con molto ghiaccio!") e l'antica Grecia (con Sean Connery nei panni di un eroico Agamennone che uccide un minotauro), prima di trasferirci in ambito fantasy nella cosiddetta "era delle leggende", al di fuori della storia conosciuta, dove i protagonisti affronteranno orchi e giganti prima di essere catturati dal Male e imprigionati nella fortezza delle tenebre eterne. Per salvarli, dovrà intervenire di persona l'essere supremo (un dimesso e irresistibile Ralph Richardson). La banda dei nani è composta da David Rappaport (Randall), Kenny "C1-P8" Baker (Fidgit), Malcolm Dixon (Strutter), Mike Edmonds (Og), Jack Purvis (Wally) e Tiny Ross (Vermin): c'è chi ha visto nei sei nani un riferimento ai sei membri dei Monty Python. Peter Vaughan e Katherine Helmond sono l'orco e sua moglie, Jim Broadbent il presentatore dello show televisivo. Micene e il regno di Agamennone sono stati ricostruiti in Marocco, nelle stesse località dove Connery aveva già girato "L'uomo che volle farsi re". La canzone sui titoli di coda, "Dream Away", è composta da George Harrison, l'ex Beatle che ha finanziato la pellicola con la sua casa di produzione indipendente HandMade Films.

31 luglio 2020

Un mitico viaggio (Peter Hewitt, 1991)

Un mitico viaggio (Bill & Ted's Bogus Journey)
di Peter Hewitt – USA 1991
con Keanu Reeves, Alex Winter
***1/2

Rivisto in DVD.

Secondo capitolo della saga iniziata con "Bill & Ted's Excellent Adventure", che abbandona i viaggi nel tempo per andare persino oltre, con traversie metafisiche attraverso la morte, l'inferno e il paradiso! Qualche anno dopo la loro prima avventura, Bill Preston (Alex Winter) e Ted Logan (Keanu Reeves) hanno terminato il liceo e trovato un lavoretto, ma cercano sempre di sfondare come musicisti (pur non avendo ancora imparato a suonare!). La loro grande possibilità è quella di partecipare alla "Battaglia dei complessi", un evento musicale che si terrà nella nativa cittadina di San Dimas e la cui vittoria, a loro insaputa, è destinata a plasmare l'intera società del futuro a loro immagine e somiglianza, come era stato anticipato da Rufus (George Carlin) nel precedente film. Per impedirlo, per mezzo della solita cabina telefonica temporale, dal ventiseiesimo secolo giungono due robot malvagi con le loro fattezze, incaricati dal perfido insegnante "Chuck" De Nomolos (Joss Ackland) di ucciderli e di prendere il loro posto, cambiando così il corso degli eventi. Ma anche defunti e trasformati in anime (con l'abbigliamento virato in bianco e nero), i due ragazzi rifiutano di arrendersi. E pur di tornare in vita sfidano la Morte (sconfiggendola, anziché agli scacchi come ne "Il settimo sigillo" di Bergman, a tutta una serie di giochi da tavolo: battaglia navale, Cluedo, Electric Football e Twister). Quindi attraversano un inferno tecnologico e personalizzato ("Allora le copertine dei dischi erano tutte stronzate!") e si introducono clandestinamente in paradiso, per chiedere a Dio di indirizzarli verso uno scienziato in grado di creare due robot buoni da contrapporre a quelli cattivi. Infine, dopo aver sconfitto tutti i nemici (non senza le solite trovate ai limiti del paradosso temporale) e dopo un corso intensivo di chitarra nel futuro, trionferanno al concerto con un grande discorso e un accorato inno al rock ("God gave Rock'n'Roll to you" dei Kiss), accompagnati da una band di cui fanno parte anche le fidanzatine medievali, "i due noi robot buoni", Storico/Station (lo scienziato extraterrestre di cui sopra, in realtà due creature che si uniscono in una sola), e naturalmente il Sinistro Mietitore. Sui titoli di coda, una serie di prime pagine di giornali ci fa la cronaca del successo planetario della loro musica, che porterà la pace nel mondo e lo guiderà verso la predetta utopia.

A differenza del primo film, tuttora inedito in Italia (così come la serie animata e quella in live action), questo secondo capitolo – un mio cult personale – è giunto anche da noi, anche se con una distribuzione limitata e un titolo che nasconde la sua vera natura: e non potendosi basare su un adattamento precedente, il doppiaggio si ingegna nel tradurre nel migliore dei modi lo sgangherato linguaggio dei due protagonisti, eccedendo talvolta nelle volgarità ("Quanto mi sto sulle palle!", "L'inferno è una gran cagata") ma facendo complessivamente un buon lavoro (per esempio rendendo "No way! - Yes way!" con "Non esiste! - Sì che esiste!"). Peccato per il nome della band, che da Wyld Stallyns diventa "Gli stalloni selvaggi". La sceneggiatura di Chris Matheson ed Ed Solomon (gli stessi dell'episodio precedente) non riposa sugli allori, riproponendo le stesse gag, ma innova ed espande l'universo fantascientifico che aveva creato: anziché ad eventi e personaggi storici si dedica a esplorare temi religiosi, soprannaturali e metafisici, e si fa più cupa, più bizzarra e anche più divertente, aggiungendo elementi in maniera creativa ma mantenendo la simpatia e la goofiness dei personaggi, ai quali aggiunge una spalla comica indimenticabile, il Sinistro Mietitore interpretato dallo strepitoso William Sadler. Certo, rimane un film demenziale e dal feeling decisamente anni '80, nonostante sia uscito agli inizi del decennio successivo (e questo forse ha influito sulla sua scarsa popolarità al di fuori degli USA). Fra le citazioni cinematografiche, oltre a Bergman, anche "Terminator", "Full Metal Jacket" (in uno degli inferni, quello con il colonnello dell'accademia militare in Alaska (Chelcie Ross) citato già nel precedente film), "Scala al paradiso" e "Star Trek" (Bill e Ted vengono uccisi nel deserto proprio nella location di un episodio con il capitano Kirk), mentre innumerevoli sono quelle musicali (a partire dalla frase "Ogni rosa ha la sua spina, come ogni giorno ha la sua alba, come ogni cowboy canta la sua triste, triste ballata", il segreto della vita per Ted, ripresa da una canzone dei Poison). Nel cast anche Pam Grier, mentre tornano Hal Landon Jr. (il capitano Logan) e Amy Stoch (la "matrigna" Missy). Il nome del cattivo De Nomolos è quello dello sceneggiatore Ed Solomon al contrario. Quasi trent'anni più tardi, a sorpresa ma lungamente atteso dai fan, arriverà un terzo film, "Bill & Ted Face the Music".

30 luglio 2020

Bill & Ted's excellent adventure (S. Herek, 1989)

Bill & Ted's Excellent Adventure
di Stephen Herek – USA 1989
con Alex Winter, Keanu Reeves
***

Rivisto in DVD, in originale con sottotitoli inglesi.

Bill S. Preston, Esquire (Alex Winter) e Ted "Theodore" Logan (un Keanu Reeves agli esordi) sono due liceali non esattamente acuti e brillanti, che vivono a San Dimas, cittadina in California. Poco portati per lo studio, il loro unico sogno è quello di formare una rock band, i Wyld Stallyns, anche se nessuno dei due è davvero capace di suonare decentemente la chitarra elettrica. Tuttavia, se non supereranno l'esame finale di storia (cosa non certo facile per chi crede che "Joan of Ark" sia la moglie di Noè), saranno bocciati: e di fronte a questa eventualità il padre di Ted minaccia di spedire il figlio in un'accademia militare in Alaska, separando così per sempre il duo. Per fortuna giunge loro un inatteso aiuto da Rufus (George Carlin), un uomo del futuro (!) che mette a loro disposizione una macchina del tempo (con l'aspetto di una cabina telefonica): grazie ad essa, Bill e Ted potranno viaggiare nelle diverse epoche del passato e portare nel presente alcune importanti figure storiche (Napoleone, Socrate, Billy the Kid, Gengis Khan, Giovanna d'Arco, Sigmund Freud, Beethoven e Abramo Lincoln) che, dopo aver trascorso alcune ore nel mondo moderno (compresa una movimentata visita al centro commerciale della città), li assisteranno nella loro presentazione a scuola. Mai tradotto o distribuito in Italia (a differenza del sequel che uscirà due anni più tardi, "Bill & Ted's bogus journey", intitolato da noi "Un mitico viaggio"), un autentico cult movie nonché mio particolare guilty pleasure: una commedia sui viaggi nel tempo, assolutamente da non prendere sul serio, che garantisce un divertimento ingenuo ma senza freni e che in patria, insieme per l'appunto al suo secondo capitolo (creativamente migliore, più cupo e complesso), nonché a una serie animata e una a fumetti, ha dato origine a un vero e proprio mito generazionale, capace di influenzare l'immaginario collettivo sotto molteplici aspetti. Quello della commedia demenziale – antesignana di cose come "Fusi di testa" o "Beavis & Butt-head" – è soltanto lo strato più superficiale (al di sotto c'è la satira della società moderna, del consumismo, della famiglia e del sistema scolastico), ma già da solo garantisce una notevole dose di divertimento per l'approccio scanzonato alla storia e ai classici temi della fantascienza e delle pellicole teen a sfondo scolastico.

Ricco di gag, di giochi di parole, di trovate comiche legate alla cultura pop (con citazioni da "Doctor Who" o "Star Wars") o frutto originale della creatività degli autori (a volte anche stupida, certo, ma sempre comicamente contagiosa), il film ha saputo crearsi una fan base affezionata e duratura, come testimoniano le recenti menzioni in pellicole ad ampio budget quali "Ready Player One" e "Avengers: Endgame". Il motivo è chiaro: innanzitutto è facile affezionarsi a due protagonisti ingenui e simpatici, due slacker ignoranti e clueless ma sempre allegri e ottimisti, che quantomeno – per usare le parole di Socrate – "sanno di non sapere", e che parlano attraverso un linguaggio o slang del tutto particolare che fa ampio uso di aggettivi di valutazione esagerati o desueti (come "Excellent" o "Triumphant"), spesso comicamente rafforzati da avverbi come "Most" e "Totally". Bill e Ted si rivolgono agli altri con il termine "Dude", esclamano il proprio stupore con "No way!" (o "Yes way!"), si esprimono con versi di celebri canzoni rock, usano il gesto dell'air guitar come segno di approvazione, e coniano, come tormentone, le frasi "Be excellent to each other" e "Party on, dude!" che diventeranno le forme di saluto standard nella società del futuro. Il mondo da cui proviene Rufus, 700 anni più tardi, è infatti un'utopia che poggia le proprie fondamenta sulla musica e la filosofia dei Wyld Stallyns, per quanto assurdo e improbabile possa sembrare. Per questo motivo è necessario che i due ragazzi non vengano divisi e che passino l'esame di storia. La sceneggiatura, nata a partire da alcuni sketch comici scritti e interpretati al liceo, è di Chris Matheson (figlio di Richard Matheson!) e Ed Solomon, che firmeranno anche quelle dei seguiti. Fra gli aspetti più interessanti c'è il modo in cui sono concepiti i viaggi nel tempo, assolutamente lineari e a prova di paradosso (i rapporti causa-effetto sono sempre rispettati, anche quando la cronologia è invertita: se i due protagonisti hanno bisogno di qualcosa nel presente, gli basta decidere che nel futuro torneranno indietro a predisporre il tutto). Alcune scene sono state girate in Italia (il castello medievale, per esempio è l'Orsini-Odescalchi di Bracciano). Le carriere dei due protagonisti prenderanno strade differenti: Reeves diventerà una star, Winter finirà nel dimenticatoio. Ma nel 2020 i due si ritroveranno insieme a girare, trent'anni dopo, un terzo capitolo di "Bill & Ted".

17 febbraio 2020

Deadpool 2 (David Leitch, 2018)

Deadpool 2 (id.)
di David Leitch – USA 2018
con Ryan Reynolds, Josh Brolin
**1/2

Visto in TV.

In seguito alla morte improvvisa della sua compagna Vanessa (Morena Baccarin), Wade Wilson/Deadpool (Ryan Reynolds) cade in depressione e tenta inutilmente il suicidio. Dopo un fallimentare tentativo di entrare a far parte degli X-Men, l'anti-eroe trova una nuova ragione di vita: proteggere Russell Collins/Firefist (Julian Dennison), giovane mutante dai poteri pirocinetici, che è braccato da Cable (Josh Brolin), un killer cibernetico giunto dal futuro. Il secondo film dedicato al mercenario chiacchierone con il potere mutante di rigenerare le proprie ferite (il che lo rende praticamente immortale) è forse migliore anche del precedente. L'irriverenza del personaggio, fucina di gag e di battute dissacranti, continua a distaccarlo notevolmente dalla seriosità del panorama degli X-Men, un universo di cui però fa parte a pieno titolo. E l'insolita commistione di registri (il comico-demenziale e il tragico-melodrammatico), per quanto più sbilanciata sul primo versante, riesce a dare alla trama e ai personaggi quello spessore che era assente nel primo film. Anche le gag, quando non esagerano sul piano dell'umorismo scurrile e adolescenziale, riescono a strappare più di un sorriso, in particolare quelle metacinematografiche (oltre a essere consapevole di trovarsi in un film, Wade cita di continuo altre pellicole, lanciando non poche frecciatine ai titoli dell'Universo DC) e metafumettistiche. Per fronteggiare Cable, a un certo punto Deadpool forma una propria squadra di supereroi, X-Force: ma tranne la superfortunata Domino (Zazie Beetz), ci lasceranno tutti le penne piuttosto incerimoniosamente, prima ancora che inizi la missione. Dal primo episodio, in qualità di spalle, tornano Colosso e Testata Mutante Negasonica (che introduce la sua fidanzata Yukio), mentre fra gli avversari appaiono Black Tom Cassidy (Jack Kesy) e l'inarrestabile Fenomeno (con la voce, in originale, dello stesso Reynolds). Da notare che versioni differenti del Fenomeno e di Yukio erano già apparse in precedenti film degli X-Men (rispettivamente in "X-Men: Conflitto finale" e "Wolverine: L'immortale"), ma qui vengono bellamente ignorate. Belle le sequenze d'azione, con un utilizzo (scoperto e consapevole) del ralenti. Nel cast anche Eddie Marsan, Terry Crews e Rob Delaney. Brevissimi camei per Matt Damon e Brad Pitt. Nella scena post-credits vediamo Wade viaggiare nel tempo (e in altri film) per rimediare agli errori del passato (come uccidere la versione di sé stesso che era apparsa in "X-Men Le origini: Wolverine", e persino l'attore Ryan Reynolds prima che reciti in "Green Lantern"). Deadpool, Cable e Domino furono tutti creati da Rob Liefeld nei primi anni novanta: sembra quasi incredibile ritrovarli insieme trent'anni dopo in un film come questo.

2 novembre 2019

Stasis (Nicole Jones-Dion, 2017)

Un nuovo futuro (Stasis)
di Nicole Jones-Dion – USA 2017
con Anna Harr, Mark Grossman
*

Visto in TV.

Nel 2067, dopo una catastrofe nucleare che ha sterminato gran parte dell'umanità, la Terra è governata da una dittatura militare. Un gruppo di ribelli intende sfruttare i viaggi nel tempo per cambiare la storia: in realtà, a saltare indietro (fino al 2017) sono soltanto le coscienze, che vanno a occupare i corpi (gli "involucri") di altre persone nel momento della loro morte. La teenager ribelle Ava (Harr), vittima di un'overdose durante una festa, rimane però ancorata al mondo sotto forma di residuo (una sorta di fantasma) e assiste cosi, non vista, alle vicissitudini dell'agente Seattle, che ora occupa il suo corpo. L'idea alla base di questo B-movie, pur non originalissima (pesca un po' da tutto, da "Terminator" a "Matrix"), non sarebbe nemmeno male: ma è affossata da una realizzazione pedestre e soprattutto da una recitazione atroce, anche se gli interpreti (poco più che dilettanti) non sono certo aiutati da dialoghi banali e da una sceneggiatura (della stessa regista, all'esordio nel lungometraggio) incapace di sfruttare gli spunti migliori o di riflettere in maniera interessante sui temi introdotti. Un'occasione sprecata. Ridicola, nella versione italiana, la voce che pronuncia la traduzione di tutte le scritte e le didascalie che compaiono sullo schermo in inglese.

26 maggio 2019

See you yesterday (Stefon Bristol, 2019)

See you yesterday (id.)
di Stefon Bristol – USA 2019
con Eden Duncan-Smith, Danté Crichlow
*1/2

Visto in TV (Netflix).

La liceale Claudette "CJ" (Duncan-Smith) e il suo amico Sebastian (Crichlow), geni della scienza, mettono a punto una "macchina del tempo" (contenuta negli zaini che indossano) per la mostra scientifica della scuola. Quando il fratello maggiore di CJ, Calvin (Brian Bradley), viene ucciso in strada per errore dalla polizia che lo scambia per un rapinatore, i due ragazzi decidono di tornare indietro nel tempo per salvarlo. Ma ogni tentativo peggiorerà le cose... Prodotto da Spike Lee per Netflix, un tv movie che fonde un classico tema della fantascienza con un'ambientazione realistica e attenta alle questioni sociali (gli abusi e la violenza della polizia, il movimento "Black Lives Matter") e alla street culture (la storia si svolge a Brooklyn). Il risultato, però, non è particolarmente accattivante. La confezione e la qualità produttiva sono prettamente televisive, gli elementi fantascientifici sono quelli già visti mille volte (i paradossi nel rincontrare sé stessi o nel cambiare la storia), le dinamiche alquanto noiose, con contorno di luoghi comuni. E la sceneggiatura non sa nemmeno come concludere la vicenda (che infatti resta aperta). Di interessante c'è soltanto la conferma di come l'industria dell'intrattenimento americana (da Hollywood alle varie tv on demand come appunto Netflix) si rivolga ormai in maniera sempre più massiccia a un pubblico (adolescente) di minoranze etniche che solo qualche anno fa era del tutto trascurato. Il regista, anche sceneggiatore, ha ampliato un suo corto di due anni prima. Cameo di Michael J. Fox (che esclama "Grande Giove!") come professore dei due ragazzi.

2 maggio 2019

Avengers: Endgame (A. e J. Russo, 2019)

Avengers: Endgame (id.)
di Anthony e Joe Russo – USA 2019
con Robert Downey Jr., Chris Evans
***

Visto al cinema Colosseo.

Nel precedente "Avengers: Infinity War" (di cui questo film è il seguito diretto), il folle extraterrestre Thanos aveva usato il potere delle sei gemme dell'infinito per spazzare via (con uno schiocco di dita!) metà degli esseri viventi di tutto l'universo. Fra questi, anche tantissimi supereroi (in particolare Spider-Man, il Dottor Strange, Black Panther, Falcon, Bucky, Scarlet, Wasp, Nick Fury e tutti i Guardiani della Galassia tranne Rocket), nonché molti loro amici e familiari. I Vendicatori rimasti (Iron Man, "recuperato" nello spazio da Captain Marvel, oltre a Thor, Cap, Hulk e War Machine, con l'aggiunta di Nebula e Rocket) partono al contrattacco, ma la loro è una vittoria di Pirro: Thanos, ormai raggiunto il proprio scopo e ritiratosi "in pensione" su un lontano pianeta, si lascia uccidere senza opporre resistenza, consapevole che ciò che ha fatto non potrà più essere cancellato (l'ultimo suo atto con le sei gemme è stato quello di distruggerle). Tutto finito? No: cinque anni più tardi, Scott Lang fa ritorno dal regno quantico in cui lo avevamo lasciato alla fine di "Ant-Man and the Wasp" con una sconvolgente intuizione: le particelle Pym, le stesse che gli permettono di mutare le proprie dimensioni, potrebbero potenzialmente consentire di viaggiare nel tempo, e dunque di tornare nel passato per impadronirsi delle sei gemme. Non per cambiare il corso degli eventi (che – ci viene spiegato – non possono essere alterati) ma per riportare in vita tutti coloro che sono scomparsi. Ma nel frattempo gli eroi superstiti sono molto cambiati: se alcuni (Captain America, Vedova Nera, War Machine, Rocket, Nebula e un'ormai distante Captain Marvel) continuano la propria missione come sempre, altri si sono ritirati a vita privata. Tony Stark/Iron Man si è sposato con Pepper Potts ed è padre di una figlia); Bruce Banner/Hulk ha imparato a "fondere" le sue due personalità, dominando con il proprio cervello la parte più selvaggia (come nelle storie a fumetti scritte da Peter David); Thor si è lasciato andare alla depressione, e trascorre le giornate a bere birra e a guardare la tv (con tanto di panza!); e Clint Barton/Hawkeye è diventato un sanguinario vendicatore. Ma la possibilità di rimettere le cose a posto fa riunire il gruppo, che, suddiviso poi in vari team, torna indietro nel tempo a recuperare le diverse gemme, rivisitando luoghi e scenari visti nelle precedenti pellicole (la New York del 2012, durante "The Avengers"; l'Asgard del 2013, durante "Thor: The Dark World"; e il pianeta Morag del 2014, durante "Guardians of the Galaxy"). Come in "Ritorno al futuro", citato esplicitamente, i nostri eroi agiranno "dietro le quinte" degli eventi già narrati, e qualcuno dovrà affrontare sé stesso. C'è anche spazio per una capatina nel 1970, che dà a Tony l'opportunità di incontrare suo padre Howard. La missione ha successo, ma con un indesiderato effetto collaterale: anche il Thanos del 2014 giunge nel presente, deciso a sottrarre le gemme agli eroi, questa volta per distruggere l'universo del tutto (e poi ricostruirlo da zero). Ne consegue una battaglia finale cui partecipano davvero tutti, anche i personaggi scomparsi ed ora redivivi: uno scontro campale che si conclude vittoriosamente soltanto grazie ad un estremo sacrificio...

"Questa è la battaglia della nostra vita", dice Steve Rogers/Cap ai compagni. E infatti il quarto film degli Avengers nonché il ventiduesimo film dell'Universo Cinematico Marvel (MCU) è il punto d'arrivo cui tendevano tutti i precedenti, gran finale di una "saga" (quella delle gemme dell'infinito, appunto) durata oltre dieci anni e iniziata con il primo "Iron Man" nel 2008. Non a caso nel finale – insieme a tantissimi personaggi e comprimari apparsi nelle altre pellicole – rivediamo proprio il regista di quel film, Jon Favreau, nei panni dell'autista e amico di Tony Stark, Happy Hogan. Kolossal epico, monumento all'immaginario fantastico dell'ultimo decennio, campione d'incassi in tutto il mondo (ha superato persino "Avatar"!), atteso dai fan con trepidazione da un anno esatto (ovvero dal cliffhanger del precedente capitolo), il lungometraggio non delude di certo: le sue tre ore di durata (record per un film Marvel, giustificate anche dalla moltitudine di personaggi da giostrare e degli eventi di cui tirare le fila) sono assolutamente ben spese, senza mai provare la sensazione che gli sceneggiatori vogliano allungare il brodo. La prima parte, anzi, quella con i supereroi che devono affrontare le rispettive perdite, è a tratti toccante e coinvolgente, superando tutti i limiti dei film anteriori, a volte troppo fracassoni o di puro entertainment. Questo, a parte appunto la battaglia finale (comunque epica e spettacolare, entusiasmante soprattutto per chi ha visto tutti i capitoli precedenti), è invece più character-driven, e scava nelle psicologie dei vari eroi (con particolare attenzione per quelli che sono sempre stati le colonne portanti del MCU, ovvero Tony Stark e Steve Rogers), mostrandone le debolezze e sottolineandone le differenze (come la cialtroneria e i lati comici dei vari Thor, Ant-Man e Star-Lord). Spazio ridotto, invece, per il cattivo Thanos, più monodimensionale e stereotipato rispetto a "Infinity War". Grazie ai viaggi nel tempo, rivediamo anche molti personaggi e volti del passato, come Frigga, Loki, l'Antico. E ritornano, fra gli altri, la Valchiria, Okoye e Wong. Non tutti sono propriamente o formalmente reintrodotti, e dunque uno spettatore che si avvicinasse a questo film senza aver visto gran parte delle pellicole precedenti (o senza ricordarne ogni particolare) rischia di trovarsi spesso spiazzato, anche perché gli stessi protagonisti usano talvolta il nome proprio e talvolta quello di battaglia. Il lungometraggio, tuttavia, è decisamente ben equilibrato fra esigenze di trama, di approfondimento, di spettacolo e le immancabili strizzatine d'occhio per i fan dei comics (Cap che dice "Hail Hydra" o che solleva il martello di Thor, la figlia di Tony che si chiama Morgan, Clint armato di spada nei panni del Ronin: tutti riferimenti più o meno occulti a celebri storie a fumetti) o degli stessi film del MCU ("Io sono Iron Man"). E ci offre quella che è probabilmente l'ultima apparizione sullo schermo di Stan Lee, il creatore di quasi tutti questi personaggi (scomparso pochi mesi fa), in un cameo (insieme alla moglie) nei panni di un contestatore che sfreccia in auto davanti alla base militare negli anni '70).

Un punto d'arrivo, dicevamo: con "Endgame" (titolo traducibile con "finale di partita", dal gergo degli scacchi e di alcuni sport) si chiude un ciclo di ventidue film, e diamo l'addio ad alcuni personaggi (o meglio, a questa particolare incarnazione). Nell'Universo Marvel (fumettistico o cinematografico, non importa), lo sappiamo bene, la morte non è mai definitiva. L'impressione è che si sia voluto sfruttare l'occasione per mettere la parola fine alla collaborazione con alcuni attori che da un lato stanno invecchiando e dall'altro sono diventati ormai troppo costosi per una franchise che ha scoperto di poter riscuotere incassi record al box office anche con interpreti meno noti o alle prime armi (il nuovo Spider-Man docet). Addio, dunque, a Robert Downey Jr., a Chris Evans e (forse) a Scarlett Johansson: se mai rivedremo sul grande schermo Iron Man, Cap e la Vedova Nera (e non ci sono molti dubbi a proposito!), si tratterà di nuove versioni, magari più giovani e "aggiornate". D'altronde il tintinnio sul finire dei titoli di coda (niente scena post-credit, per la prima volta!) suggerisce che un nuovo Iron Man sia già in costruzione da qualche parte. Cap ha già individuato in Sam Wilson il proprio successore, e forse tornerà anche la Visione (in fondo Gamora è già tornata, col trucco: la sua versione del 2014 ha preso il posto nei Guardiani della Galassia di quella defunta). E presto, nelle successive "fasi" del MCU, all'ensemble dovrebbero unirsi anche tutti quei personaggi (come gli X-Men e i Fantastici Quattro) i cui diritti erano della 20th Century Fox, acquisita recentemente dalla Disney. Forse il futuro del Marvel Universe sarà meno Avengers-centrico e più basato su pellicole stand-alone (come consiglierebbe il successo di "Black Panther"), e la cosa non mi dispiacerebbe (la sensazione di assistere ad episodi di un telefilm è sempre stato l'aspetto che ho gradito meno di questi film), ma dubito che si rinuncerà del tutto a fidelizzare i fan con la continuity, croce e delizia nonché caratteristica fondante anche dei comics. Salutano il MCU (almeno temporaneamente) anche i fratelli Anthony e Joe Russo, registi mestieranti senza infamia e senza lode (comunque meglio loro di Joss Whedon): i meriti del film stanno tutti nella sceneggiatura (qualche buco logico a parte), nella recitazione e negli effetti speciali, ingredienti dosati a livello superiore rispetto ai precedenti capitoli. Ma il valore maggiore sta proprio nel costituire un degno finale di una saga lunghissima, nel portare a termine estese sottotrame e percorsi individuali senza tradire le aspettative (a vari livelli) e, cosa non da poco, senza annoiare, anzi coinvolgendo e a tratti divertendo parecchio. Meritato "l'onore della firma" per i principali interpreti sui titoli finali. Ah, un ultimo appunto semi-ironico (ma non troppo): mezzo punto in più per aver menzionato, in mezzo a tanti celebri film sui viaggi nel tempo, il semisconosciuto – e inedito in Italia – ma mio personal cult "Bill & Ted's Excellent Adventure" (di cui proprio la Marvel pubblicò un adattamento a fumetti).

15 febbraio 2019

Terminator Genisys (Alan Taylor, 2015)

Terminator Genisys (id.)
di Alan Taylor – USA 2015
con Arnold Schwarzenegger, Emilia Clarke
*1/2

Visto in TV.

Nel 2029, mentre sta per scattare l'ultima offensiva contro le macchine che hanno decimato l'umanità, il capo della resistenza John Connor (Jason Clarke) invia indietro nel tempo fino al 1984 uno dei suoi soldati, il fido Kyle Reese (Jai Courtney), affinché protegga la propria madre Sarah Connor (Emilia Clarke) dalla minaccia del Terminator che la vuole uccidere. Ma rispetto al film originale di James Cameron, qualcosa nella linea temporale è cambiato: Kyle trova ad attenderlo un T-1000 (il robot di metallo liquido visto in "Terminator 2"), mentre Sarah è già stata salvata – e addestrata a combattere sin da quando aveva 9 anni – da un vecchio modello T-800 (Arnold Schwarzenegger), denominato "Guardiano". Insieme, Kyle, Sarah e il Guardiano (che la ragazza chiama "Papà": e le dinamiche fra lui e Kyle sono proprio quelle di un padre e di un fidanzato), cercheranno di impedire il "giorno del giudizio", che in questa nuova realtà temporale non avverrà nel 1997 ma è previsto per il 2017, quando il sistema operativo Genisys, che renderà connessi tutti i dispositivi elettronici del mondo, sarà messo online. Ad ostacolarli, questa volta, c'è nientemeno che lo stesso John Connor, trasformato in un inarrestabile ibrido uomo/macchina (T-3000). Reboot della saga che tenta di ripartire dagli elementi iconici dei primi due film (quelli diretti da Cameron) e di ignorare i due successivi (ma almeno il terzo non era certo inferiore a questo), oltre che di spostare di vent'anni in avanti il setting della vicenda. L'operazione puzza di una certa arroganza, fra continue strizzatine d'occhio alle prime due pellicole, una sceneggiatura contorta e meccanica, scene d'azione più noiose che avvincenti e un astruso rant contro il moderno mondo connesso e l'Internet delle Cose. Ed è dunque ironico che, visto il flop al botteghino in patria, il film (che nelle intenzioni avrebbe dovuto dare origine a una trilogia) sarà a sua volta ignorato dall'ennesimo reboot in programma, prodotto dallo stesso Cameron. Del cast, manco a dirlo, Schwarzy è sempre la punta di diamante, anche con le rughe e i capelli grigi ("Sono vecchio, non obsoleto"). In ogni caso, grazie alla computer grafica, appare anche in versione "giovane" (molte scene del primo film sono state ottimamente ricostruite). A differenza dei loro personaggi, e nonostante il cognome uguale, Jason Clarke ed Emilia Clarke non sono imparentati. J.K. Simmons è il poliziotto veterano O'Brien, che aiuta i nostri eroi perché li aveva già incontrati nel 1984.

2 gennaio 2019

ARQ (Tony Elliott, 2016)

ARQ (id.)
di Tony Elliott – USA/Canada 2016
con Robbie Amell, Rachael Taylor
**1/2

Visto in TV.

Renton (Amell), ingegnere che ha inventato una turbina per produrre energia infinita, e la sua compagna Hannah (Taylor) vengono aggrediti in casa da un gruppo di ribelli che si battono contro la corporazione che controlla le risorse dell'intero pianeta. Presto, però, scoprono di trovarsi all'interno di un loop temporale (di poche ore) che si ripete in continuazione, causato proprio dall'ARQ, l'invenzione di Renton. Dapprima è solo l'uomo a rendersene conto: poi, poco a poco, ne diventano consapevoli anche Hannah e i ribelli. E a ogni ciclo, nuovi segreti vengono alla luce, rivelando tradimenti, false identità o colpi di scena, facendo sì che nella successiva ripetizione i personaggi sappiano qualcosa in più e debbano comportarsi in maniera diversa (come in un videogioco, dove dopo ogni "morte" si torna a giocare cercando di evitare gli errori precedenti). Film di fantascienza a basso costo (una manciata di attori, riprese solo in interni e senza effetti speciali – l'ARQ è un semplice rullo che gira – se si eccettua una breve scena sul finale) e non troppo originale (lo spunto è lo stesso di "Ricomincio da capo", peraltro già ripreso più volte in chiave fantascientifica, per esempio in "Source code" o "Edge of tomorrow"), ma ben pensato e realizzato: comincia in medias res e scopre le sue carte gradualmente; e anche se si rivela un po' ripetitivo (per forza di cose), tiene lo spettatore sulle spine fino alla fine, senza smarrirsi o perdere coerenza. È il primo lungometraggio del regista (anche sceneggiatore) dopo due corti.