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7 agosto 2015

Ondine - Il segreto del mare (Neil Jordan, 2009)

Ondine - Il segreto del mare (Ondine)
di Neil Jordan – Irlanda 2009
con Colin Farrell, Alicja Bachleda
**

Visto in divx alla Fogona, con Marisa, Sabrina e Marco, in originale con sottotitoli.

Un pescatore irlandese (Farrell), uscito in mare, trova nella sua rete una ragazza: che si tratti di una creatura acquatica, magicamente trasformata in essere umano? Mescolando concretezza e suggestione, Jordan racconta una fiaba moderna con echi delle leggende irlandesi che si sovrappongono alle tragedie e ai problemi quotidiani (il protagonista, Syracuse – che tutti chiamano “Circus” per prendersi gioco di lui – è un ex alcolizzato, la sua bambina è gravemente malata, e sullo sfondo si affrontano questioni come l'immigrazione clandestina, il traffico di droga, le famiglie disfunzionali...). In tutto questo, suggestionati dai magnifici scenari costieri dell'isola (fotografati da Christopher Doyle), si può accettare la spiegazione razionale che giunge nel finale, oppure fingere che tutto sia come nell'immaginazione infantile della figlia del protagonista, ovvero che Ondine, la ragazza pescata dal padre, sia una "selkie", una donna-pesce che ha nascosto la propria “pelle di foca” e si è innamorata di un uomo. Certo, strane cose accadono in sua presenza: con il suo canto magico (in realtà, una canzone dei Sigur Rós) sembra attirare i pesci, consentendo al pescatore di catturare quelle prede che solitamente gli sfuggono; per non parlare dei desideri che, da lei espressi, si avverano nel giro di poco tempo... L'attrice Alicja Bachleda, ai tempi delle riprese, era la compagna di Colin Farrell. Nel cast, nei panni del prete da cui si confessa Syracuse, si riconosce Stephen Rea, il protagonista del maggior successo di Jordan, “La moglie del soldato”.

19 marzo 2013

In compagnia dei lupi (Neil Jordan, 1984)

In compagnia dei lupi (The Company of Wolves)
di Neil Jordan – GB 1984
con Sarah Patterson, Angela Lansbury
***

Rivisto in DVD, con Giovanni e Paola.

Una ragazzina che abita in una casa nel bosco sogna di vivere in un villaggio medievale di contadini e di trovarsi alle prese con un branco di lupi mannari. La sua storia è inframmezzata dalle favole che le racconta la nonna, anche queste in tema. Tratto da alcuni racconti di Angela Carter (contenuti nell'antologia "La camera di sangue"), che ha contribuito all'adattamento cinematografico (ispirandosi anche a una versione radiofonica precedente), il film è una rivisitazione in chiave gotica e quasi horror della fiaba di Cappuccetto Rosso nella versione di Charles Perrault (anche se non mancano, qua e là, accenni ad altre celebri favole, da Biancaneve a la Bella Addormentata nel Bosco, ad Alice). Inevitabili, e anzi preponderanti, le suggestioni psicanalitiche e le allusioni al tema dello sviluppo della sessualità: la pellicola fa riferimento a più riprese al passaggio all'età adulta, con i lupi mannari che insidiano e in fondo attraggono la bambina che si addentra da sola nel bosco, pur messa in guardia dai genitori e dalla nonna sul "male" che alberga negli stranieri, ovvero negli uomini adulti. Simboli ed elementi come il colore rosso, il sangue sulla neve o i corpi che si trasformano, d'altronde, parlano chiaro. Ambigua e fascinosa l'atmosfera onirica (come detto, tutta la vicenda è in realtà sognata dalla protagonista), con la trasfigurazione dell'infanzia (i giocattoli abbandonati nel bosco, gli animali) e lo sviluppo delle prime pulsioni adulte (il rossetto, lo specchio), ammantate da una sorta di realismo magico che a tratti ricorda certe pellicole dell'est europeo (Švankmajer, Jireš: il film è particolarmente debitore a "Le fantasie di una tredicenne" di quest'ultimo). Non eccelsi gli effetti speciali (siamo nell'era pre-digitale): le trasformazioni degli uomini in lupi, per esempio, risultano inferiori a quella vista tre anni prima ne "Un lupo mannaro americano a Londra". Nel cast, anche Terence Stamp e Stephen Rea (habitué, quest'ultimo, del regista).

25 maggio 2009

La moglie del soldato (N. Jordan, 1992)

La moglie del soldato (The crying game)
di Neil Jordan – GB 1992
con Stephen Rea, Jaye Davidson
***1/2

Rivisto in DVD, con Marisa e altra gente.

Jody (Forest Whitaker), un soldato di colore stanziato in Irlanda del Nord, viene sequestrato da un gruppo di terroristi dell'IRA che intendono usarlo come pedina di scambio per chiedere agli inglesi la liberazione di uno dei loro capi. Durante la prigionia Jody stringe amicizia con Fergus, uno dei suoi carcerieri, al quale chiede di recarsi a trovare la sua donna, Dil, dopo che lui sarà stato ucciso. Quando Fergus cerca di tranquillizzarlo ("Non è detto che ti uccideremo"), Jody commenta amaramente: "Non ne potrete fare a meno: è nella vostra natura". E proprio i temi dell'identità e della natura delle persone, esemplificati dalla celebre favola morale dello scorpione e della rana, sono al centro di questo magnifico film, senza dubbio il capolavoro di Neil Jordan, capace di sorprendere, di avvincere e di far riflettere: l'identità di chiunque è infatti complessa e sfaccettata, e per arrivare a comprendere la propria natura è necessario un lungo cammino, una sorta di evoluzione (si pensi alla frase di San Paolo citata da Fergus: "Quando ero bambino, ragionavo da bambino; ma quando sono diventato grande, non ho più ragionato da bambino..."). Ma se è difficile accettare sé stessi, capire gli altri è ancora più ostico a causa di condizionamenti sociali, ideologici, politici o sessuali: e alla fine di una persona si finiscono col vedere soltanto quegli aspetti che meglio si adattano ai pregiudizi che abbiamo già in partenza. L'osservazione superficiale e schematica porta così a dividere l'umanità, a seconda dei punti di vista, in buoni e cattivi, normali e anormali, perbene e criminali, occupanti e resistenti, tutori dell'ordine e terroristi, vittime e sfruttatori, amanti e amici, uomini e donne, perdendo di vista le sfumature. Eppure Jung affermava che in ogni uomo è presente una parte femminile, e in ogni donna una parte maschile; e lo stesso concetto si ritrova nel simbolo dello yin e dello yang.

Spesso la ricerca della propria identità porta a una strada senza uscita (Jude, interpretata da Miranda Richardson, è ormai così calata nel ruolo di guerrigliera da usare la propria femminilità soltanto al servizio della causa; nonostante sfrutti le proprie forme per attirare Jody in trappola, non si vede più come una donna: "ho cambiato look perché volevo un aspetto più duro"). D'altra parte, le semplici apparenze ingannano: un terrorista omofobico (la scena in cui Fergus deve aiutare Jody a espletare le sue funzioni corporali è fondamentale e anticipatrice!) può rivelarsi un individuo sensibile e aperto, così come una persona fragile, in cerca di identità e di amore ("Uno è appena un po' gentile con me, e sono tutta sua" dice Dil), può esprimere sicurezza e spavalderia dietro vesti particolari e risultare invece invece spersa e spaesata dopo un semplice taglio di capelli e un cambio d'abiti.
Naturalmente il lungometraggio è diventato celebre per l'inaspettato colpo di scena a metà pellicola, al punto da essere ormai un titolo regolarmente citato (al fianco de "I soliti sospetti", "Il sesto senso" e "Fight club") quando si parla di pellicole caratterizzate da un plot twist folgorante. Ma sebbene la sceneggiatura (premiata con l'Oscar) sia costruita in modo tale da arrivare a stupire lo spettatore in quel particolare momento, il film mantiene la propria forza e validità anche se lo si guarda conoscendo già il "segreto" di Dil (che da allora, peraltro, è stato rivelato e spoilerato in numerosi altri film, serie televisive e fumetti).
Il titolo originale della pellicola è quello della canzone che si sente nel film in tre versioni diverse: in quella cantata nel locale da Dil (in realtà da Kate Robbins), in quella originale di Dave Berry su una vecchia musicassetta, e in quella di Boy George nei titoli di coda. Ma la bella colonna sonora comprende anche pezzi come "When a man loves a woman" e "Stand by your man".

13 ottobre 2007

Il buio nell'anima (N. Jordan, 2007)

Il buio nell'anima (The brave one)
di Neil Jordan – USA 2007
con Jodie Foster, Terrence Howard
*1/2

Visto al cinema Apollo.

Sono andato a vedere questo film perché mi era stato consigliato da Martin, e anche perché da anni ormai attendo che Neil Jordan torni a realizzare una pellicola del livello del suo capolavoro, "La moglie del soldato". Anche stavolta, però, le attese sono state deluse. Il film infatti è un thriller assolutamente convenzionale, nulla di più che un'ennesima variante al femminile de "Il giustiziere della notte", con una morale giustizialista e una sceneggiatura piena di coincidenze e di snodi improbabili. La Forster, in un ruolo forte e mascolino, è la conduttrice di un programma radiofonico che gira per la città di New York con un registratore per catturare suoni e voci, un personaggio che inizialmente può ricordare quello di "Lisbon story" di Wenders. Dopo essere rimasta vittima di una violenta aggressione nella quale il suo fidanzato perde la vita, comincia a trasformarsi: acquista illegalmente una pistola e quando si trova ad assistere a due reati violenti non esita a uccidere i criminali. Diventa così una sorta di "angelo della vendetta" (come nel film di Ferrara), un vigilante sul quale anche la polizia comincia a indagare. Il film non è privo di tensione e di impatto emotivo, grazie anche alla violenza e alla durezza di certe scene (su tutte, l'aggressione iniziale), ma la trama non esita a tirare in mezzo banali elementi da tv movie come bambini da proteggere, amori interrazziali e così via, e quasi tutti i passaggi fondamentali della vicenda sono implausibili, poco realistici o costruiti a tavolino.