Visualizzazione post con etichetta Lenzi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Lenzi. Mostra tutti i post

9 marzo 2023

Il coltello di ghiaccio (Umberto Lenzi, 1972)

Il coltello di ghiaccio
di Umberto Lenzi – Italia/Spagna 1972
con Carroll Baker, Alan Scott
**1/2

Visto in TV (RaiPlay).

La giovane inglese Martha Caldwell (Carroll Baker), diventata muta a tredici anni per un trauma in seguito all'incidente ferroviario in cui sono morti i suoi genitori, è ospite nella villa fra i Pirenei dello zio Ralph (George Rigaud), anziano professore esperto di occultismo. Quando nella zona cominciano a verificarsi strani omicidi, apparentemente opera di una setta satanica e le cui vittime sono ragazze come lei, il suo medico curante Laurent (Alan Scott) inizia a preoccuparsi della sua incolumità... Giallo-thriller con evidente ispirazione a "La scala a chiocciola" di Siodmak (vedi l'handicap della protagonista). Ma l'ambientazione, un villaggio nella Spagna settentrionale avvolto nella nebbia, e il nutrito numero di personaggi da sospettare – in primis proprio il medico, il dottor Laurent, ma anche l'autista dello zio, l'ambiguo Marcos (Eduardo Fajardo), per non parlare dell'ispettore Duran (Franco Fantasia), del sindaco, del prete del villaggio, e naturalmente dello stesso zio – fanno sì che la pellicola, nonostante alcuni difetti (l'abuso di zoom, o la recitazione sopra le righe, per esempio), funzioni bene proprio come giallo. Lo sviluppo lascia infatti lo spettatore sulle spine riguardo l'identità del colpevole fino alla fine, fra evidenti red herring (il giovane hippie satanista che si accampa nel cimitero) e indizi più sottili, rendendo impossibile fissarsi su un solo sospetto. E la risoluzione finale coglie in effetti di sorpresa, ricontestualizzando comunque immagini e flashback visti in precedenza (a partire dal ricordo ricorrente di una cruenta corrida). Si tratta della quarta e ultima collaborazione fra Lenzi e la Baker. Nel cast anche Evelyn Stewart (la cugina di Martha, prima vittima dell'assassino), Mario Pardo (il giovane drogato), Lorenzo Robledo (il vice ispettore), Silvia Monelli (la governante), Rosa Marìa Rodriguez (Christina, la nipote del prete). Il titolo proviene da una frase attribuita ad Edgar Allan Poe (ma in realtà apocrifa): "La paura è un coltello di ghiaccio che lacera i sensi fino al fondo della coscienza".

8 marzo 2023

Una pistola per cento bare (U. Lenzi, 1968)

Una pistola per cento bare
di Umberto Lenzi – Italia/Spagna 1968
con Peter Lee Lawrence, John Ireland
*1/2

Visto in TV (RaiPlay).

Il giovane Jim (Peter Lee Lawrence), testimone di Geova refrattario per fede all'uso della violenza, si trasforma in pistolero per vendicare la morte dei suoi genitori, uccisi nel loro ranch da un gruppo di quattro assassini. Dopo aver rintracciato ed eliminato i primi tre, scopre che il quarto, il texano Corbett (Piero Lulli), è a capo di una banda che progetta di rapinare la banca di un villaggio. Si trasferisce dunque lì, in attesa dei banditi, e viene incaricato di difendere la città insieme a un misterioso predicatore itinerante (John Ireland). Spaghetti western (il secondo di Lenzi, dopo "Tutto per tutto") piuttosto convenzionale, nonostante le premesse particolari che però non hanno grande rilevanza nel resto della storia. Nei primi minuti gli eventi si succedono molto in fretta (persino sui titoli di testa), per poi rallentare nella parte centrale. I personaggi sono stereotipati e senza una grande personalità, e molti elementi sembrano introdotti tanto per far numero (il gruppo di pazzi incarcerati, per esempio). Franco Pesce è il vecchietto cassamortaro. Inutile la figura femminile (Gloria Osuna). Qualche (non certo imprevedibile) colpo di scena nel finale.

7 aprile 2019

Orgasmo (Umberto Lenzi, 1969)

Orgasmo (aka Paranoia)
di Umberto Lenzi – Italia 1969
con Carroll Baker, Lou Castel
*1/2

Visto in TV.

Katrine West (Carroll Baker, al primo di quattro film con Lenzi), ricca americana divenuta vedova da poco, giunge in Italia per trascorrere alcuni giorni in una villa isolata in campagna. Qui conosce il giovane e sfacciato musicista Peter Donovan (Lou Castel), che si trasferirà a vivere da lei, portando con sé anche la "sorella" minore Eva (Colette Descombes). Ne nascerà un ménage à trois a tinte sempre più forti: i due fratelli (che tali non sono) renderanno Katrine progressivamente succube, anche grazie all'uso di droghe e pillole varie, sequestrandola di fatto nella sua stessa villa e tormentandola (con sesso, whisky e rock'n'roll!) con l'intenzione di spingerla verso la follia e il suicidio. Una buona regia e una discreta atmosfera (che ricorda in parte "Angoscia" e "La piscina") non salvano il film da una sceneggiatura dozzinale, anche perché il montaggio e l'organizzazione della storia lasciano alquanto a desiderare, e tutto è pensato solo in funzione del doppio (o triplo?) colpo di scena nel finale. Tino Carraro è Brian, l'avvocato di Kate. La doppiatrice Tina Lattanzi è una delle due zie zitelle. Musiche di Piero Umiliani. Anche se è indicato nei titoli come assistente alla regia, non è chiaro se Bertrand Tavernier abbia davvero lavorato alla pellicola. Il film venne distribuito all'estero con il titolo "Paranoia", il che provocherà qualche confusione quando l'anno dopo Lenzi girerà con la Baker un altro film intitolato proprio "Paranoia".

21 ottobre 2017

Roma a mano armata (Umberto Lenzi, 1976)

Roma a mano armata
di Umberto Lenzi – Italia 1976
con Maurizio Merli, Tomas Milian
**1/2

Rivisto in divx, per ricordare Umberto Lenzi.

Il commissario Tanzi della squadra mobile di Roma, un duro dai modi spicci e che mal digerisce le attenuanti sociali e i cavilli legali che riportano in libertà i criminali che arresta (paradossalmente, o forse non tanto, la sua compagna Anna (Maria Rosaria Omaggio) fa la consulente psicologica per il tribunale dei minori, e proprio le sue perizie svolgono un ruolo chiave nel rimettere in liberta i giovani delinquenti), dà disperatamente la caccia al gangster "marsigliese" Ferrender. Per rintracciarlo, tiene d'occhio alcuni dei suoi complici, come il rapinatore Savelli (Biagio Pelligra) e soprattutto il "gobbo" Moretto (Tomas Milian), che si rivelerà essere l'avversario più pericoloso. Ispirato a "Roma violenta" di Marino Girolami, uscito l'anno prima e di cui riprende lo schema e i temi (oltre che il protagonista, il commissario interpretato da Maurizio Merli, anche se qui si chiama Tanzi e non Betti), è il film che ha lanciato Lenzi come uno dei maestri del poliziottesco all'italiana (anche se il regista aveva già girato thriller e noir urbani come "Milano odia: la polizia non può sparare" e "Il giustiziere sfida la città"), nonché la summa di tutto il genere: un film violento e dall'atmosfera tesa, ben girato (sin dalla sequenza di apertura, una soggettiva in auto per le strade di Roma, con la macchina da presa che si sofferma sulle insegne delle banche e gli istituti di credito, per proseguire con scene d'azione e inseguimenti spettacolari), che sfrutta ampiamente l'ambientazione capitolina (di cui mostra vari scorci e quartieri periferici), un buon cast (Giampiero Albertini è Caputo, il vice di Tanzi; Arthur Kennedy è il questore; Luciano Catenacci è il faccendiere Gerace; e ci sono anche Ivan Rassimov e Gabriella Lepori). Il plot a tratti pare sfilacciarsi, con diversi episodi – molti dei quali ispirati a fatti di cronaca reali – e sottotrame non strettamente legate fra loro (Tanzi, che a un certo punto per via dei suoi metodi viene "retrocesso" dai superiori all'ufficio licenze, continua a ritrovarsi "per caso" sempre in mezzo all'azione, opposto a giovani delinquenti, bande di violentatori, pazzi drogati o spietati rapinatori), anche se il finale riesce poi a tirare le fila di tutto. Fondamentale la presenza di Tomas Milian (che con Lenzi, quello stesso anno, creerà il personaggio di "Er Monnezza"), indimenticabile criminale proletario e deforme, dissacrante e carismatico, che lavora al mattatoio e ha sempre la battuta pronta, anche per merito del doppiaggio di Ferruccio Amendola. Per gran parte del pubblico, nel vederlo contrapposto a un commissario inflessibile e giustizialista, veniva spontaneo fare il tifo per lui (forse anche per questo fra Merli e Milian, sul set, c'era una forte rivalità). Nonostante qui muoia, il personaggio ricomparirà nel successivo "La banda del gobbo", dove si rivelerà essere il fratello der Monnezza. Il commissario Tanzi, invece, tornerà ne "Il cinico, l'infame, il violento" (sempre insieme a Milian). Belle le musiche di Franco Micalizzi. Il nome del marsigliese Ferrender è ispirato a quello di un vero gangster dell'epoca, Jacques Berenguer.

24 marzo 2017

Il trucido e lo sbirro (Umberto Lenzi, 1976)

Il trucido e lo sbirro
di Umberto Lenzi – Italia 1976
con Tomas Milian, Claudio Cassinelli
**

Rivisto in divx, per ricordare Tomas Milian.

Per rintracciare una bambina di dodici anni che è stata sequestrata, il commissario Antonio Sarti (Cassinelli) fa evadere di prigione il ladruncolo di borgata Sergio Marazzi detto "Er Monnezza" (Milian), che ben conosce l'ambiente della malavita romana. Insieme i due, con l'aiuto più o meno spontaneo di altri tre rapinatori e lavorando al di fuori delle regole, riusciranno a rintracciare il capo della banda, il pericoloso Brescianelli (Henry Silva), che si è fatto una plastica facciale per non essere riconosciuto, e a salvare la bambina. Il film con cui Milian ha dato vita a uno dei suoi personaggi più iconici nasce come uno dei tanti poliziotteschi all'italiana, pieno di azione e di violenza (sparatorie, pestaggi, inseguimenti, agguati, rapine) e di riferimenti ai fatti di cronaca dell'epoca (i sequestri di persona, il terrorismo, lo spaccio di droga), contaminandolo però con una dose di sarcasmo e di ironia che in seguito (proprio come era accaduto con gli spaghetti western) diventerà preponderante. Se la parte iniziale del film – a parte lo spiazzante incipit che per un attimo fa credere allo spettatore di assistere proprio a un western: ma è soltanto una pellicola proiettata nel cinema della prigione! – sembra imbastire le carte per un (in)solito buddy movie, con lo scontro di personalità fra lo "sbirro" (un commissario di polizia dai modi spicci e dall'attitudine "scomoda", tanto da essere stato trasferito dai suoi superiori in Sardegna e richiamato nella Capitale solo perché non sanno più quali pesci prendere) e il "trucido" (il delinquentello rozzo e volgare ma simpatico, pieno di risorse, di buon cuore e sempre con la battuta pronta), il prosieguo cambia leggermente le carte in tavola e fa lentamente emergere il personaggio del "Monnezza" come protagonista assoluto, mentre il poliziotto si rivela un character di poca originalità e spessore. Meglio di lui i comprimari, dai tre ambigui alleati della coppia – il Calabrese (Biagio Pelligra), il Cinico (Claudio Undari/Robert Hundar) e Vallelunga (Giuseppe Castellano) – ai vari cattivi (su tutti Henry Silva, naturalmente, il cui volto sembra davvero il frutto di una plastica facciale; ma ci sono anche una serie di caratteristi, come Ernesto Colli, Tano Cimarosa, Massimo Bonetti, e naturalmente Nicoletta Machiavelli nei panni di Mara, la donna di Brescianelli). Mediocre nel soggetto (la bambina rapita è pure malata!) e nella sceneggiatura (che si sviluppa attraverso una serie di episodi poco collegati fra loro, anche se il ritratto della malavita romana che ne esce – dove tutti i delinquenti hanno soprannomi coloriti, come "Il roscietto", "Il tunisino", ecc. – è comunque suggestivo), il film è riscattato dalla regia energetica di Lenzi (che aveva già diretto Milian nel seminale "Milano odia: la polizia non può sparare"), dalla solida confezione (compresa la colonna sonora di Bruno Canfora) e dal carisma dell'attore cubano. In ogni caso, alla popolarità del personaggio principale, che diventerà un'icona del cinema italiano di genere e tornerà in altri tre sequel (progressivamente meno gialli e più comici), dona un contributo non indifferente lo scoppiettante doppiaggio di Ferruccio Amendola.