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15 febbraio 2022

I gemelli (Ivan Reitman, 1988)

I gemelli (Twins)
di Ivan Reitman – USA 1988
con Arnold Schwarzenegger, Danny DeVito
*1/2

Rivisto in TV (Now Tv), per ricordare Ivan Reitman.

Nati in laboratorio come risultato di un esperimento scientifico, i gemelli Julius (Schwarzy) e Vincent (DeVito) sono stati separati alla nascita. Si ritroveranno per andare alla ricerca della madre. Per la prima volta Schwarzenegger è protagonista di una commedia (o quasi, visto che anche "Commando", dopo tutto, poteva essere definita tale), aprendosi una carriera che porterà avanti sporadicamente (con titoli come "Un poliziotto alle elementari" e "Junior", sempre diretti da Ivan Reitman), anche se naturalmente non manca una sottotrama più avventurosa/d'azione, quella legata al furto – da parte del fratello Vincent – di un'auto nel cui portabagagli c'è un motore d'aereo sperimentale trafugato da una spia industriale. L'umorismo è però di grana grossa, e di fatto si incentra su un'unica idea, certamente poco originale: quella di mettere a confronto due personaggi all'opposto per fisicità (Julius è "l'uomo perfetto", aitante e muscoloso; Vincent è basso, grasso, calvo) e personalità (Julius è intelligente ma ingenuo, avendo vissuto sempre su un'isola tropicale; Vincent è furbo, imbroglione, manipolatore). Nel complesso è una pellicola dozzinale, che offre un divertimento ingenuo e infantile senza particolare spessore. A parte i due protagonisti (meglio comunque DeVito: Schwarzy appare molto impacciato), gli altri personaggi sono macchiette insulse, a partire dai comprimari femminili (Kelly Preston e Chloe Webb). Marshall Bell è la spia killer, Bonnie Bartlett la madre dei gemelli. Da sottolineare la scena in cui Arnold se la ride davanti a un poster di "Rambo" con Sylvester Stallone. Reitman stava per realizzare un seguito a distanza di trent'anni ("Triplets", con Eddie Murphy nel ruolo di un terzo gemello) quando è morto.

22 dicembre 2020

Pericolosamente insieme (I. Reitman, 1986)

Pericolosamente insieme (Legal Eagles)
di Ivan Reitman – USA 1986
con Robert Redford, Debra Winger
**

Visto in divx.

Il rampante procuratore distrettuale Tom Logan (Redford) e l'avvocato difensore Laura Kelly (Debra Winger) uniscono le forze per difendere una ragazza, Chelsea Deardon (Daryl Hannah), dall'accusa di aver ucciso un collezionista d'arte per recuperare un quadro di suo padre, celebre pittore morto in un incendio (doloso?) diciotto anni prima. Al primo film "serio" della sua carriera (ovvero non prettamente comico, anche se non mancano tocchi da commedia screwball nel rapporto fra i due protagonisti), Reitman firma un thriller giudiziario scritto da Jim Cash e Jack Epps, Jr., la coppia di sceneggiatori di "Top gun". Nonostante però le buone prove degli interpreti (in particolare di un Redford molto in forma), il film soffre per una storia poco interessante, che fatica a decollare e a catturare l'attenzione dello spettatore. Ed è un peccato, visto che l'alchimia fra i due legali (inizialmente rivali, e poi alleati) è ben costruita, e che il mistero della colpevolezza o meno di Chelsea si trascina a lungo, man mano che gli altri possibili "cattivi" (Terence Stamp, John McMartin) vengono trovati uccisi. Nel cast anche Brian Dennehy (il detective Cavanaugh) e Roscoe Lee Browne (il giudice). Nel progetto originale i due avvocati avrebbero dovuto essere entrambi maschi (interpretati da Dustin Hoffman e Bill Murray) e la pellicola sarebbe stata simile a un buddy movie poliziesco. Quando è subentrato Redford, il tono è diventato quello di una commedia romantica e sofisticata nello stile dei classici con Spencer Tracy e Katharine Hepburn (il riferimento d'obbligo è "La costola di Adamo"). La colonna sonora è di Elmer Bernstein, alla sua ultima collaborazione con Reitman. Sui titoli di coda si sente "Love Touch" di Rod Stewart. Nota: esiste una versione alternativa, montata per la tv americana, con un finale radicalmente diverso.

18 novembre 2020

Ghostbusters II (Ivan Reitman, 1989)

Ghostbusters II - Acchiappafantasmi II (Ghostbusters II)
di Ivan Reitman – USA 1989
con Bill Murray, Sigourney Weaver
**

Visto in TV.

A cinque anni di distanza (in tempo reale!) dagli eventi del primo film, terminata l'emergenza soprannaturale causata da Gozer, gli Acchiappafantasmi sono finiti "zampe all'aria" e hanno dovuto trovarsi nuovi lavori. Ma quando una strana melma rosa che scorre nei sotterranei di New York, generata dai pensieri e dalle energie negative degli abitanti della città, comincia a catalizzare nuovi fenomeni ectoplasmatici, i nostri eroi tornano prepotentemente in azione. E scopriranno che la melma è legata all'arrivo in città di un antico dipinto in cui risiede lo spirito di Vigo, "flagello della Carpazia e travaglio della Moldavia", un antesignano di Dracula che progetta di tornare in vita reincarnandosi in Oscar, il figlioletto di Dana Barrett (Sigourney Weaver). Avrò visto il primo "Ghostbusters" decine di volte, sin dalla sua uscita al cinema, ma confesso che per qualche strano motivo non mi era capitato di (voler) guardare il secondo: ho rimediato adesso, con oltre trent'anni di ritardo, in previsione dell'arrivo di un nuovo capitolo nel 2021. Meno divertente del precedente, ne ripropone la medesima struttura e addirittura le stesse situazioni con minime variazioni (per esempio: anziché in prigione, i nostri vengono chiusi in manicomio da un funzionario ottuso e troppo zelante, da cui vengono fatti uscire quando il sindaco di New York non sa più che pesci pigliare; e a camminare per le strade della città come novello Godzilla, al posto dell'uomo della pubblicità dei marshmallow, stavolta è direttamente la Statua della Libertà). Non c'è da stupirsi: nonostante il successo al botteghino, gli attori e il regista non avevano intenzione di "tornare sul luogo del delitto" (Bill Murray, in particolare, si era dichiarato contrario e si era addirittura ritirato dalle scene per quattro anni), e accettarono di realizzare il sequel solo su insistenza dei produttori. Anche la lavorazione della pellicola fu travagliata, con numerose scene riscritte, scartate o modificate a tempo di record. La sceneggiatura (ancora una volta opera di Ramis e Aykroyd) sembra citare, fra le altre cose, il film "Blob". Gli effetti speciali digitali, opera della Industrial Light & Magic, furono supervisionati da Dennis Muren nel generale disinteresse da parte di Reitman.

Anche se non tutto è da buttare (per chi ama i personaggi e il loro mondo c'è comunque di che divertirsi), il problema è il tono ambivalente: da un lato i protagonisti sono cresciuti e maturati, appaiono meno irriverenti e hanno un bambino cui badare (c'è chi ha definito il film "Four ghostbusters and a baby"); dall'altro, visto che nel frattempo la franchise era rimasta popolare grazie al cartone animato "The real ghostbusters" (il che spiega l'inserimento di alcune scene con il fantasmino Slimer o il fatto che Winston non abbia i baffi), il target si è abbassato e i contenuti sono diventati autoreferenziali e ripetitivi, con tutti i difetti di un sequel che non osa distaccarsi dal suo prototipo (o cercare di superarlo). Il risultato non è mai in grado di lasciare a bocca aperta o di sorprendere genuinamente (con pochissime eccezioni: suggestiva, per esempio, la scena in cui il Titanic attracca al porto con il suo carico di fantasmi). Anche il rapporto romantico fra Peter (Murray) e Dana convince poco, forse perché fra i due attori (e i rispettivi, diversissimi, stili di recitazione) non c'è grande alchimia. Se dal primo film tornano tutti i principali interpreti (Dan Aykroyd, Harold Ramis, Ernie Hudson, Rick Moranis, Arnie Potts, e persino David Margulies nel ruolo del sindaco), fra le new entry spicca Peter MacNicol nella parte di Janosz, il restauratore di origine est-europea che corteggia Dana e che viene "posseduto" da Vigo (interpretato a sua volta dal wrestler Wilhelm von Homburg, anche se la voce in originale è quella di Max von Sydow). Protagonista, a ben vedere, è inoltre la stessa città di New York, persino più che nel primo episodio. Nonostante qualche scivolone sui riferimenti culturali (leggi qui), l'adattamento italiano è ricco di frasi e battute memorabili quanto il film precedente ("Ottimo Louis, breve ma affossante", "Momenti di melma", "Noi redivivi... Loro redimorti!"). I personaggi pronunciano esplicitamente per la prima volta anche il celebre slogan "E chi chiamerai?" ("Who you gonna call?"), dalla canzone di Ray Parker Jr. I numerosi tentativi di realizzare un terzo capitolo non porteranno a nulla per molti anni, fino allo sfortunato reboot al femminile del 2016. Nel 2021, come detto, sarà Jason Reitman (il figlio di Ivan, che in questo film interpreta il bambino che insulta i Ghostbusters alla festa!) a firmare un nuovo sequel ufficiale.

13 novembre 2020

Ghostbusters (Ivan Reitman, 1984)

Ghostbusters - Acchiappafantasmi (Ghostbusters)
di Ivan Reitman – USA 1984
con Bill Murray, Dan Aykroyd, Harold Ramis
***

Rivisto in TV, con Sabrina.

Cacciati dall'università, tre eccentrici ricercatori – Peter Venkman (Murray), Raymond Stantz (Aykroyd) ed Egon Spengler (Ramis) – decidono di mettere in pratica i propri studi sul paranormale trasformandosi in cacciatori professionisti di fantasmi ("Ghostbusters", appunto, chiamati nel doppiaggio italiano sempre "Acchiappafantasmi"). Il momento non potrebbe essere più propizio, visto che le strade e gli edifici di New York sembrano traboccare di ectoplasmi e presenze spiritiche: la colpa è di "Gozer il gozeriano", antica divinità sumera che sta progettando il proprio ritorno sulla Terra... Da un'idea originale di Dan Aykroyd (ispirata al cartoon Disney "Topolino e i fantasmi" del 1937 e ai film comici sul paranormale con Bob Hope e Abbott & Costello degli anni '40 e '50), che avrebbe voluto interpretarla con l'amico John Belushi e che, dopo la morte di quest'ultimo, riscrisse la sceneggiatura insieme ad Harold Ramis, una commedia entrata nella storia del cinema fantastico e diventata un fenomeno culturale per il suo indovinato mix di ironia, leggerezza e understatement e per aver completamente rinnovato un genere popolare, dando vita ai blockbuster horror-comici e aprendo la strada a numerosi epigoni. I quattro acchiappafantasmi (al trio succitato si aggiungerà infatti il nero Winston Zeddemore (Ernie Hudson), personaggio che era stato pensato per Eddie Murphy ma che sembra francamente superfluo e aggiunto solo per adempire alla "quota minoranze") agiscono più come pompieri (d'altronde la loro sede è una stazione in disuso dei vigili del fuoco) o disinfestatori (con tanto di veicolo ed equipaggiamento apposito, nonché sede ufficiale e spot pubblicitari) che come "tradizionali" indagatori del paranormale, sfruttando attrezzature basate sulla scienza (in particolare la fisica nucleare: memorabili gli "invertitori protonici" e le trappole) anziché formule magiche o rituali esoterici. Il contrasto fra il realismo del contesto (quasi una banalità del quotidiano) e la natura magica, demoniaca o fantastica delle minacce non potrebbe essere più stridente. Un esempio è proprio Gozer il distruggitore: la sua forma finale (che non è l'uomo Michelin, come molti spettatori italiani hanno pensato, anche se ad esso effettivamente si ispira) viene preannunciata da svariate inquadrature della pubblicità dei marshmallow (le famigerate "toffolette" delle strisce dei Peanuts, descritte impropriamente come "gnocchi di lichene" nei dialoghi), con tanto di nome o marchio fittizio "Stay Puft". Le scene in cui il gigantesco personaggio cammina e semina il panico per le strade di New York sembrano peraltro ispirate ai classici film di mostri come "Godzilla".

Al successo del film hanno contribuito le ottime prove attoriali, in parte improvvisate (su tutte quella di Bill Murray, che dà vita a un personaggio perennemente disincantato e sarcastico; ma i tre protagonisti si divisero i ruoli a seconda del carattere dei personaggi: Venkman, con la sua parlantina e la battuta sempre pronta, è il frontman o il "venditore" del gruppo; Raymond è il tecnico mani-in-pasta, nonché il più ingenuo, idealista ed entusiasta dei tre; Egon, infine, è il teorico, l'intellettuale che si basa stoicamente sui fatti), con un cast che comprende una Sigourney Weaver bella come non mai in un raro – per lei – ruolo da commedia (Dana Barrett, musicista che abita nell'edificio dove si manifesta Gozer, nonché prima cliente dell'agenzia dei nostri eroi), Rick Moranis (Louis Tully, il suo buffo e inetto vicino di casa: i due vengono "posseduti" dai lacché demoniaci della divinità sumera, trasformandosi negli strumenti del suo ritorno, rispettivamente il "Guardia di porta" e il "Mastro di chiavi"), Annie Potts (Janine, la segretaria) e William Atherton (Walter Peck, l'ottuso agente per la protezione ambientale). David Margulies è il sindaco di New York, la modella androgina Slavitza Jovan interpreta Gozer nella forma originale, Michael Ensign il manager dell'hotel, Alice Drummond la bibliotecaria (cito anche questi perché, pur apparendo soltanto in poche scene, lasciano un forte ricordo nello spettatore). E naturalmente ci sono i personaggi realizzati attraverso gli effetti speciali, su tutti l'ingordo e dispettoso fantasmino verde Slimer (che diventerà una mascotte ricorrente nella serie animata che sarà tratta dal film) e i due cani-gargoyle demoniaci al servizio di Gozer. A divertire è anche la scoppiettante sceneggiatura, piena di frasi e battute da "citare" a memoria (è uno dei film più ricchi in assoluto da questo punto di vista, grazie anche a un ottimo lavoro di adattamento e doppiaggio nella versione italiana), come "Non incrociare i flussi. Sarebbe male", "Faccio sempre confusione tra il bene e il male", "Mi ha smerdato" ("He slimed me", in originale), "Venimmo, vedemmo, e lo inculammo!", "Ben arguito, ma errato", "Chiamalo fato, chiamala fortuna...", "Ma questa è la fiera del precotto!", "Abbiamo un problema in comune: lei", "Digli del plum cake", "Colleziono spore, muffe e funghi", "Ok, chi ha portato il cane?", "Un deficiente ha portato un coguaro a una festa, e si è inferocito", e persino le frasi di Gozer come "Sei tu un dio?" e "Scegliete e perite" sono memorabili.

L'ampio e dispendioso uso di effetti speciali, anche digitali (oltre a modellini e pupazzi), fu una novità per una commedia, genere all'epoca non associato ai blockbuster hollywoodiani: vennero realizzati da diversi studi, coordinati da Richard Edlund. L'aspetto di Slimer (un omaggio postumo a John Belushi) fu creato da Steve Johnson, mentre Randy Cook si occupò dei due cani demoniaci Zuul e Vinz, animati in stop motion. A parte le scene girate in studio a Hollywood, molte riprese furono effettuate direttamente in luoghi più o meno celebri di New York, come la biblioteca pubblica, il municipio, il Lincoln Center e Columbus Circle. La sede dei Ghostbusters è nel quartiere Tribeca, mentre l'edificio di Gozer si trova in Central Park West. Il logo del film con il fantasmino nel segnale di divieto, riconoscibilissimo, fu disegnato dall'art director Michael C. Gross e fece la fortuna del merchandising associato (si tratta di uno dei primi esempi hollywoodiani, dopo "Guerre stellari", di pellicola che generò enormi profitti anche al di fuori delle sale, sotto forma di giocattoli o altri prodotti). La colonna sonora è di Elmer Bernstein, ma ad essere rimasta celebre è la canzone "Ghostbusters" di Ray Parker Jr., una grande hit all'epoca (spudoratamente ispirata a "I Want a New Drug" di Huey Lewis and the News, che fece causa). Girato in piena era Reagan, il film ha anche una lettura "politica", con la libera impresa privata minacciata dall'ingerenza della burocrazia (in un certo senso è l'agente dell'ENPA, Peck, il vero antagonista) e in grado di salvare la situazione quando le autorità governative si dimostrano impotenti. Reitman, Murray e Ramis avevano già lavorato insieme in "Polpette" e "Stripes - Un plotone di svitati", mentre Murray e Aykroyd (così come Belushi e Murphy, che avrebbero dovuto far parte del progetto) erano apparsi ovviamente insieme nel cast del "Saturday Night Live". Il ruolo di Louis, andato poi a Moranis, era stato pensato inizialmente per John Candy. Il titolo "Ghostbusters" è coincidentalmente simile a quello di una serie televisiva del 1975, "The ghost busters", che sarà rilanciata nel 1986 in forma di cartone animato sull'onda dell'enorme successo del film. Di converso, per distinguersi da questa, la serie animata ufficiale tratta dalla pellicola si chiamerà "The real ghostbusters". Oltre a dar vita a una vera e propria franchise (anche con fumetti e videogiochi), il film avrà un sequel nel 1989 (con lo stesso cast) e uno sfortunato reboot virato al femminile nel 2016. E nel 2021, Covid permettendo, dovrebbe uscire un nuovo film diretto da Jason Reitman, figlio del regista originale.

6 aprile 2020

Stripes (Ivan Reitman, 1981)

Stripes - Un plotone di svitati (Stripes)
di Ivan Reitman – USA 1981
con Bill Murray, Harold Ramis
*1/2

Visto in divx.

Di fronte ai continui fallimenti, dopo aver perso il lavoro e la ragazza, il tassista John Winger (Bill Murray) decide di arruolarsi nell'esercito e convince l'amico Russell Ziskey (Harold Ramis) a fare lo stesso. L'addestramento sarà duro e difficile, per via della naturale irriverenza dell'indisciplinato John, dell'imbranataggine dei suoi commilitoni e dei continui contrasti con il rigido sergente istruttore Hulka (Warren Oates). Ma dopo molte disavventure, Winger e i compagni si dimostreranno degli eroi durante un'incursione fuori programma in Cecoslovacchia, a bordo di un innovativo "veicolo d'assalto urbano" (di fatto un camper corazzato!), per recuperare gli uomini del proprio plotone finiti per errore oltre la cortina di ferro a causa dell'insipienza del capitano Stillman (John Larroquette). Pensato inizialmente come film parodistico per la coppia di comici Cheech & Chong, che rifiutarono di interpretarlo senza un maggiore controllo creativo, il secondo film di Reitman con Bill Murray come protagonista dopo "Polpette" (di cui è quasi una versione adulta, con i soldati al posto dei bambini del campo estivo) è una spuntata satira dei film di ambientazione militare. Nonostante l'ampio spazio lasciato all'improvvisazione degli attori – fra i quali figurano John Candy, John Diehl, Conrad Dunn e Judge Reinhold – non si sfugge dai luoghi comuni e manca una precisa idea di fondo: è debole sia la satira antimilitarista (alla "MASH") che l'anarchia demenziale (alla "Animal House"). Ramis, anche co-sceneggiatore, era alla prima vera prova da attore cinematografico. P. J. Soles e Sean Young sono le due ragazze della polizia militare che amoreggiano con i nostri eroi. L'edizione "Director's cut" contiene una sequenza aggiuntiva in cui John e Russell, sotto LSD, si paracadutano fra un gruppo di guerriglieri in America Centrale. Il trio Reitman/Murray/Ramis, naturalmente, farà il botto tre anni più tardi con "Ghostbusters".

27 marzo 2020

Polpette (Ivan Reitman, 1979)

Polpette (Meatballs)
di Ivan Reitman – Canada 1979
con Bill Murray, Harvey Atkin
**

Visto in divx.

È tempo di vacanze al campo estivo per bambini "Stella del Nord", dove l'istrionico capo istruttore Tripper (Bill Murray, al suo primo ruolo da protagonista) gestisce le numerose attività dedicate ai piccoli ospiti, tiene a bada i suoi imbranati assistenti, amoreggia con la collega Roxanne (Kate Lynch), organizza scherzi ai danni del direttore del campeggio Morty (Harvey Atkin), e stringe una particolare amicizia con uno dei bimbi, l'introverso Rudy (Chris Makepeace), aiutandolo a uscire dal suo guscio. A metà strada fra la commedia anarchica alla Altman (è quasi una versione più infantile e innocua di "MASH"), o addirittura alla "Porky's", e un racconto di coming-of-age, il terzo film di Ivan Reitman fu il suo primo lavoro a riscuotere una qualche notorietà, tanto da dar vita a ben tre sequel (solo il terzo capitolo, però, riprende un personaggio dell'originale). Ma nonostante la trascinante presenza di Murray, al film manca un po' di tutto, da un umorismo davvero efficace (le gag sono spuntate) alla corrosività. Eppure, tutto sommato, riesce a trasmettere l'atmosfera conviviale di un campo estivo dove, tra scherzi e sfide sportive (vedi la rivalità con il vicino campo Mohawk), possono nascere amicizie e amori. Da salvare anche il rapporto – più simile a quello tra due amici che non tra un padre e un figlio – fra Tripper e il piccolo Rudy. "Polpette" è il nomignolo con cui gli istruttori si rivolgono ai bambini. Fra gli sceneggiatori spicca Harold Ramis, che già aveva lavorato con Murray a teatro ("The Second City") e in radio ("The National Lampoon Radio Hour"), e che resterà un frequente collaboratore sia dell'attore che del regista (per esempio nei successivi "Stripes" e "Ghostbusters"). L'anno precedente Reitman aveva prodotto "Animal House", co-sceneggiato da Ramis: la scena del discorso motivazionale di Tripper ricorda quella di John Belushi. La pellicola è stata girata in Ontario, sul lago Hurricane.

16 novembre 2016

Dave - Presidente per un giorno (Ivan Reitman, 1993)

Dave - Presidente per un giorno (Dave)
di Ivan Reitman – USA 1993
con Kevin Kline, Sigourney Weaver
**1/2

Rivisto in TV, con Sabrina.

Il presidente degli Stati Uniti Bill Mitchell (Kevin Kline) ha un collasso mentre si "intrattiene" con una segretaria, e il capo dello staff della Casa Bianca Bob Alexander (Frank Langella), che nutre a sua volta ambizioni politiche, pensa bene di tenere segreta la cosa e di sostituirlo con un sosia perfetto, l'impersonatore Dave Kovic (sempre Kline). Questi dovrebbe limitarsi a fare il fantoccio, controllato dietro le quinte da Bob: ma si appassiona all'incarico e inizia a macinare idee, rivoltando come un calzino la politica corrotta del vero Mitchell sul welfare. Lentamente sia l'opinione pubblica che la first lady Ellen (Sigourney Weaver) cominciano ad essere conquistati dal suo misterioso cambiamento... Fra un film di Frank Capra e una rilettura de "Il prigioniero di Zenda" (o, se vogliamo, di "Kagemusha"), una favoletta a sfondo politico con venature romantiche (il coinvolgimento della first lady, che si innamora del sosia dopo che i rapporti con il vero marito si erano raffreddati, fa pensare al celebre caso seicentesco di Martin Guerre, ma anche al furto dell'identità di Kosaku Kawajiri da parte di Yoshikage Kira nel manga "Le bizzarre avventure di JoJo"). La sceneggiatura di Gary Ross è ingenua ma gradevole, con un mood e una leggerezza molto anni trenta. L'estroso Kline ruba la scena a tutti, ma è indimenticabile Langella nei panni del cattivo. Nel cast anche Kevin Dunn (il capo della comunicazione), Ving Rhames (la guardia del corpo), Laura Linney (la segretaria) e Ben Kingsley (il vicepresidente), più varie celebrità nel suolo di sé stessi (fra gli altri Arnold Schwarzenegger, Larry King, Jay Leno, Oliver Stone, più diversi senatori). Chi ha scelto il sottotitolo italiano probabilmente aveva visto solo i primi dieci minuti.

18 ottobre 2008

La mia super ex-ragazza (I. Reitman, 2006)

La mia super ex-ragazza (My super ex-girlfriend)
di Ivan Reitman – USA 2006
con Luke Wilson, Uma Thurman
**1/2

Visto in divx.

Una ragazza scaricata, si sa, può diventare pericolosamente vendicativa. Ma se si tratta anche di una supereroina dotata di poteri straordinari e incredibilmente gelosa, possessiva e psicopatica, allora sono davvero guai. Lo scopre suo malgrado Matt, il protagonista di questo film, quando decide di troncare la relazione con la formidabile G-Girl, il cui amore nei suoi confronti si tramuta presto in un odio profondo e che comincia a perseguitarlo in tutti i modi (mandandogli l'automobile in orbita o gettandogli uno squalo vivo in camera). Da questo semplice spunto nasce un filmetto piacevole che gioca in maniera inedita con i cliché del supereroe – ci sono pure l'identità segreta, il nome allitterato (Jenny Johnson) e l'arcinemico (un genio del crimine segretamente innamorato di lei) – fondendoli con quelli della commedia romantica e mostrando persino i risvolti più problematici della vita sessuale di un supereroe. Pur non essendo un capolavoro, la pellicola mi ha divertito e i personaggi mi sono sembrati ben delineati: la Thurman dà vita a un'eroina ossessiva, nevrotica e un po' stronza, mentre Anna Faris è adorabile, come sempre, nei panni di una collega innamorata di Matt. Attenzione: a un certo punto, uno dei protagonisti spoilera "La moglie del soldato"! Sempre meglio di "Hancock", in ogni caso.