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9 aprile 2019

Il grande gioco (Robert Siodmak, 1954)

Il grande giuoco (Le grand jeu)
di Robert Siodmak – Francia/Italia 1954
con Jean-Claude Pascal, Gina Lollobrigida
**

Visto in TV.

Disposto a tutto pur di compiacere Silvia (Lollobrigida), la donna che ama, il ricco avvocato Pierre Martel (Pascal) dilapida per lei i propri averi. Finito in disgrazia, è costretto a fuggire da Parigi e a rifugiarsi in Algeria, dove attende inutilmente che Silvia lo raggiunga. Deluso, si arruola nella legione straniera. Ma quattro anni più tardi gli sembra di riconoscere le sembianze della donna in Elena, una prostituta incontrata per le strade di una città nel deserto... Remake di uno dei più celebri film di Jacques Feyder ("La donna dai due volti", 1934), fra i capostipiti del realismo poetico, con la Lollo in una doppia parte nel ruolo che nell'originale fu di Marie Bell. Ma vent'anni non sono trascorsi invano: e se i temi della pellicola tutto sommato valgono ancora la visione (l'amour fou, con Pierre innamorato più di un ideale che di una donna vera; anime perdute che si ritrovano in capo al mondo, ovvero in mezzo al deserto; il senso di fatalità, che porta i personaggi a lasciarsi trasportare dal destino, esemplificato dal gioco con le carte – il "grande gioco" del titolo, appunto – con cui Blanche (Arletty), la proprietaria del locale dove si radunano i soldati, prevede loro il futuro), tutto ora è più blando e sembra avere meno spessore e significato. Siodmak, dopo una serie di ottimi film noir, aveva lasciato Hollywood per tornare in Europa nel 1952: girò questo film in Francia, prima di ristabilirsi definitivamente in Germania.

8 aprile 2019

La donna dai due volti (J. Feyder, 1934)

La donna dai due volti (Le grand jeu)
di Jacques Feyder – Francia 1934
con Pierre Richard-Willm, Marie Bell
**1/2

Visto in divx, in originale con sottotitoli inglesi.

Scapestrato rampollo di una ricca famiglia parigina, Pierre Martel (Richard) deve lasciare il paese per via dei debiti contratti per mantenere nel lusso la viziata amante Florence (Bell). Abbandonato dalla donna, l'uomo si arruola nella legione straniera. Anni dopo, crede di riconoscerla in Irma (sempre Bell), ballerina in un locale in Marocco: in effetti le due ragazze sono identiche, a parte i capelli e la voce... Fra i film più apprezzati e importanti di Feyder, considerato il capostipite del "realismo poetico" (Marcel Carné, qui aiuto regista, ne prese ispirazione e ne subì l'influenza per i suoi film successivi), un melodramma permeato di romanticismo e fatalismo (il "grande gioco" del titolo originale è quello con le carte con cui Madame Blanche, la padrona del locale, prevede il futuro a Pierre). Se il titolo italiano sembra anticipare l'Hitchcock de "La donna che visse due volte", anche il tema è quello delle seconde possibilità, di cui il concetto stesso di legione straniera (che consentiva a chiunque di tirare una riga sugli errori del passato e di rifarsi una vita) è uno dei simboli più significativi. A pochi anni dall'invenzione del sonoro, la scelta di differenziare le due donne interpretate da Marie Bell attraverso la voce (Irma è "doppiata" da Claude Marcy: più volte Pierre le chiede di non parlare, per non rompere l'incantesimo che lo fa pensare a Florence) riscosse consensi e stupore. Françoise Rosay è Madame Blanche, Georges Pitoëff è l'amico russo Nicolas. Rifatto nel 1954 da Robert Siodmak ("Il grande gioco") con Gina Lollobrigida.

4 giugno 2008

Marocco (Josef von Sternberg, 1930)

Marocco (Morocco)
di Josef von Sternberg – USA 1930
con Marlene Dietrich, Gary Cooper
***

Visto in DVD.

Il primo film americano di Marlene Dietrich (e il secondo, dopo “L'angelo azzurro”, dei sette che reciterà per la regia di von Sternberg) è una pellicola romantica che a tratti sembra quasi un “Casablanca” ante litteram ma che a conti fatti poggia su una trama piuttosto lineare. Marlene è una disillusa cantante di cabaret che si rifugia in una cittadina del Marocco, dove si innamora a prima vista di un giovane soldato della legione straniera (Cooper), nonostante la corte che le viene fatta da un ricco pittore (Adoplhe Menjou). Inizialmente priva di fiducia verso il genere maschile (ma anche Cooper è discretamente misogino, pur essendo ritratto come un Don Giovanni), finirà con l'abbandonare ogni cosa per seguire il soldato, incamminandosi nel finale a piedi nudi nel deserto del Sahara. Se qualcuno si chiedesse perché certi personaggi diventano icone del cinema, per capirlo gli basterebbe guardare il primo numero musicale del film, quello in cui la Dietrich si esibisce in marsina e cilindro (con sottotesti lesbici nemmeno poi tanto nascosti, visto che riceve un fiore da una spettatrice e la bacia sulla bocca). Sternberg, come di consueto, fa un ottimo lavoro con luci, scenografie e movimenti di macchina (i bei carrelli all'arrivo dei soldati in città e al momento della loro partenza), mentre restano memorabili alcuni frammenti di dialogo: “C'è una legione straniera anche per le donne. Ma noi non abbiamo uniformi, né bandiere, né medaglie quando siamo coraggiose, né bende quando ci feriamo”.