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6 marzo 2020

Sui marciapiedi (Otto Preminger, 1950)

Sui marciapiedi (Where the sidewalk ends)
di Otto Preminger – USA 1950
con Dana Andrews, Gene Tierney
***

Visto in divx.

Mark Dixon (Dana Andrews) – poliziotto rude e dai modi spicci, che già è stato retrocesso di rango per via dei suoi metodi violenti contro i criminali – uccide senza volerlo un sospetto (Craig Stevens) che era andato a interrogare, e si premura di nascondere le prove. Ma quando dell'omicidio verrà accusato un innocente (Tom Tully), padre dell'ex moglie della vittima (Gene Tierney) di cui nel frattempo si è innamorato, roso dai sensi di colpa cercherà dapprima di far cadere la responsabilità su un gangster (Gary Merrill), e poi mediterà di andare incontro alla morte. Da una sceneggiatura di Ben Hecht, un poliziesco cupo e notturno, venato di sfumature ambigue: non c'è divisione netta fra il bene e il male, e il protagonista ha almeno tanti difetti quanti pregi. Man mano che la storia procede, in effetti, veniamo a conoscenza di alcuni retroscenza, come il fatto che sia figlio di un criminale e dunque che è continuamente in lotta fra gli istinti (che lo portano a volersi salvare, anche a costo di agire fuori dalla legge) e un desiderio quasi esistenziale di espiazione (delle proprie colpe, ma anche di quelle degli altri). Forse un po' macchinoso, specialmente nel finale (in parte imposto dal codice Hays), ma comunque ricco di fascino noir e soprattutto con una trama per nulla prevedibile da parte dello spettatore. I due attori protagonisti avevavo già lavorato insieme e con lo stesso regista nel fortunato "Vertigine" ("Laura"). Nel cast anche Bert Freed (Klein, il partner di Dixon), Karl Malden (il tenente Thomas) e Ruth Donnelly (la proprietaria del locale dove Dixon va con Morgan). Nella versione originale il gangster Carter si chiama Scalisi ed è italo-americano.

2 aprile 2010

Il cielo può attendere (E. Lubitsch, 1943)

Il cielo può attendere (Heaven can wait)
di Ernst Lubitsch – USA 1943
con Don Ameche, Gene Tierney
**

Visto in DVD.

Alla sua dipartita, l'anziano gentiluomo Henry Van Cleve (Don Ameche, chiamato "Enrico" nella versione doppiata in italiano) si presenta alle porte dell'inferno, convinto di essere destinato lì a causa di tutti gli errori commessi in vita. Dopo aver ascoltato la sua storia, però, il diavolo (Laird Cregar) lo reindirizza al paradiso. L'unico film girato da Lubitsch in technicolor è francamente una delusione: l'intrigante cornice soprannaturale (con il diavolo – "sua eccellenza" – in giacca e cravatta e il suo sontuoso ufficio) è limitata ai primi e agli ultimi minuti, mentre quasi tutto il film racconta invece in flashback la biografia del protagonista (dalla nascita fino alla morte a settant'anni), un donnaiolo scapestrato e impenitente, almeno fino a quando non incontra la bellissima ragazza (Gene Tierney) che diventerà sua moglie e gli farà mettere la testa a posto. Il problema è che, rispetto alle pellicole degli anni venti e trenta, siamo in pieno codice Hays. E le ingerenze della produzione (che imposero a Lubitsch, fra l'altro, un finale diverso, censurando quello in cui veniva giustificato il titolo del film; cito dal Mereghetti: "mentre viene autorizzato dal Diavolo a prendere l'ascensore per il Paradiso, Van Cleve vede passare una bella donna e, strizzando l'occhio allo spettatore, decide di seguirla: come dice il titolo, "il cielo può attendere") ne smorzano tutta l'ironia e l'impertinenza, rendendo la storia un po' scialba e persino vagamente moralista. Peccato. Non male gli attori, soprattutto i tanti comprimari e caratteristi: dal nonno simpatetico (Charles Coburn), al cugino "perbene" Alberto (Allyn Joslyn), dai genitori (Louis Calhern e Spring Byington) ai suoceri (Eugene Pallette e Marjorie Main). E naturalmente la Tierney è splendida come sempre.

12 settembre 2008

Il segreto di una donna (O. Preminger, 1949)

Il segreto di una donna (Whirlpool)
di Otto Preminger – USA 1949
con Gene Tierney, José Ferrer
**1/2

Visto in DVD.

Anna, bella e fragile moglie di un ricco psicanalista, è segretamente una cleptomane: pur di non rivelarlo al marito, preferisce affidarsi alle cure di un misterioso individuo, il dottor Korvo, astrologo e ipnotizzatore. Costui la plagia lentamente e riesce addirittura a farla accusare di omicidio, ma il marito (Richard Conte) e un anziano poliziotto (Charles Bickford) cercheranno di scoprire la verità. Raffinato noir che difetta forse di tensione (l'innocenza di Anna, per gli spettatori, non è mai in dubbio come invece per i personaggi della pellicola) ma è girato con grande stile da parte del regista, che fa abbondante uso dei primi piani e può contare sull'ottima fotografia in bianco e nero di Arthur Miller. Ingenuità psicanalitiche a parte, la sceneggiatura (di Ben Hecht) punta tutto sulla descrizione dei rapporti di forza e di debolezza fra i personaggi: nella prima parte mette al centro dell'attenzione quello interpretato da Gene Tierney e rivela come il suo matrimonio apparentemente perfetto non sia tutto rose e fiori. Nella seconda sale invece alla ribalta il folle Korvo, disposto ad auto-ipnotizzarsi pur di sopportare il dolore di un'operazione chirurgica necessaria per crearsi un alibi. Bello il finale, con la figura della donna uccisa che torna a vivere e a confrontarsi con l'assassino attraverso il suo ritratto e la sua voce, incisa su un disco. Cinque anni prima la Tierney aveva già collaborato con Preminger nel ben più memorabile "Vertigine" (e anche lì c'era di mezzo un ritratto...).

9 ottobre 2007

Il vendicatore di Jess il bandito (F. Lang, 1940)

Il vendicatore di Jess il bandito (The return of Frank James)
di Fritz Lang – USA 1940
con Henry Fonda, Gene Tierney
**

Rivisto in VHS.

Alla notizia dell'uccisione a tradimento di suo fratello Jesse da parte del "codardo" Bob Ford, il bandito Frank James abbandona la fattoria dove si era rifugiato sotto falso nome e riprende le armi per andare a caccia dei responsabili, non prima di aver compiuto l'ennesima rapina ai danni della compagnia ferroviaria. Sequel del popolare "Jess il bandito" di Henry King, uscito l'anno prima, il quarto film americano di Lang è anche il suo primo film a colori. Ma il western non sembra un genere nelle sue corde (anche se devo ancora vedere il suo secondo tentativo, "Rancho Notorious") e il film appare di routine, con poca atmosfera. La pellicola mantiene i toni, le ambientazioni, il tema musicale e gran parte degli attori e dei caratteristi del prototipo: fra i nuovi personaggi ci sono un giovane compagno di Frank e l'ingenua ma ostinata giornalista interpretata dalla deliziosa Gene Tierney, alla sua prima apparizione sullo schermo. Interessante, comunque, la descrizione morale del protagonista, ritratto come un fuorilegge "onesto" che lotta per la giustizia e si difende dagli intrighi delle malvagie ferrovie: inizialmente Frank ha fiducia nella legge federale, e solo quando il governatore concede la grazia ai fratelli Ford decide di prendere la vendetta nelle sue mani. Fra le scene più interessanti c'è lo spettacolo teatrale inscenato da Bob e Charlie Ford, mentre la lunga sequenza del processo finale a Frank va troppo spesso sopra le righe e piega verso la commedia.

10 aprile 2007

Il fantasma e la signora Muir (J. L. Mankiewicz, 1947)

Il fantasma e la signora Muir (The ghost and Mrs. Muir)
di Joseph L. Mankiewicz – USA 1947
con Gene Tierney, Rex Harrison
***1/2

Rivisto in DVD, con Albertino e Cristina.

Uno dei film più romantici che abbia mai visto, la storia dell'amicizia e dell'amore "impossibile" fra una vedova e il fantasma di un burbero marinaio che abita la dimora in cui lei si è trasferita dopo la morte del marito: un vero e proprio inno all'amore che riesce a vincere le barriere del mondo fisico e materiale e persino quelle del tempo e della morte, folle e surreale come avrebbe potuto concepirlo Buñuel e al tempo stesso concreto e pragmatico (la donna, priva di mezzi di sostentamento e con figlioletta a carico, aspira a essere libera tanto economicamente quanto socialmente). Mankiewicz si rivela un autentico "pittore dell'immaginario" (la definizione viene dal castorino di Alberto Morsiani) e sfrutta alcuni temi gotici e soprannaturali tipici delle pellicole horror non per incutere paura (il tono del film è quasi immediatamente quello del fantasy romantico) bensì per affascinare lo spettatore. La vicenda è incentrata completamente sui due protagonisti: gli altri personaggi, dalla bambina (una Natalie Wood ancora giovanissima) alla cameriera fedele, dai soffocanti parenti al bellimbusto imbroglione (George Sanders), sono solo comparse della loro storia. Buona la regia, con le onde del mare che simboleggiano lo scorrere del tempo, ed eccellenti i due interpreti, quanto mai indovinati. Il bellissimo e commovente finale – difficile trattenere una lacrima – è stato dichiaratamente citato da Don Rosa nel nono capitolo della Saga di Paperon de' Paperoni (l'unico esempio di fumetto disneyano, che io sappia, nel quale si assiste alla morte di un personaggio e se ne vede addirittura il cadavere).

17 agosto 2006

Il castello di Dragonwyck (J. L. Mankiewicz, 1946)

Il castello di Dragonwyck (Dragonwyck)
di Joseph L. Mankiewicz – USA 1946
con Vincent Price, Gene Tierney
**1/2

Visto in DVD alla Fogona.

È il film d'esordio di Mankiewicz, fino ad allora solo sceneggiatore e produttore. Ispirato in parte alla fiaba di Barbablù, si presenta come un noir gotico ricco di fascino e atmosfera, nel quale più che la protagonista (la bella Gene Tierney) spicca il personaggio di Vincent Price, nobile latifondista fascinoso e folle che si atteggia a padrone feudale nel cuore degli Stati Uniti (siamo a metà del diciannovesimo secolo). Ossessionato dal potere e dal desiderio di tramandare il proprio nome, ha gioco facile nel sedurre l'ingenua ragazza venuta dalla campagna che sogna a occhi aperti il lusso rappresentato dalla solennità del suo castello, dagli abiti, dalla servitù. Grande importanza viene data ai conflitti di classe (fra il nobile e la ragazza, gli agricoltori, il giovane medico), ma non mancano nemmeno alcuni tocchi che, in un altro film, si potrebbero definire da horror: il maniero è oscuro e maledetto, è stato testimone di vicende tragiche e crudeli e nelle sue sale risuona il canto di un fantasma. La sceneggiatura (dello stesso Mankiewicz) è tratta da un romanzo di Anya Seton. I genitori di Gene Tierney sono interpretati da Walter Huston e Anne Revere. Musiche di Alfred Newman. Fra i produttori, oltre a Darryl F. Zanuck, figurerebbe Ernst Lubitsch, ma non è accreditato: in effetti in un primo momento il film avrebbe dovuto essere diretto proprio da Lubitsch, con Gregory Peck come protagonista, ma il grande regista dovette rinunciare per motivi di salute (sarebbe morto l'anno seguente).

25 maggio 2006

Femmina folle (John M. Stahl, 1945)

Femmina folle (Leave Her to Heaven)
di John M. Stahl – USA 1945
con Gene Tierney, Cornel Wilde
***

Visto in DVD.

Ancora un film con Gene Tierney. Questa volta più che un noir è un bel melodrammone hollywoodiano a tinte forti, incentrato sulla gelosia folle e possessiva di una donna che ama così intensamente il proprio uomo da non sopportare di dividerlo con nessun altro, rendendo la sua vita e quella di chi gli sta intorno un vero inferno. Oltre che dalla torbida psicologia della protagonista, il film è caratterizzato da una splendida fotografia a colori (di Leon Shamroy, premiato con l'Oscar) che mette in risalto i bellissimi scenari naturali sullo sfondo della vicenda, in particolare lo chalet con il lago fra le montagne nel Maine. E proprio i colori così accesi e caldi si contrappongono invece alla fredda durezza della protagonista, capace di vere nefandezze. Nonostante certe ingenuità e le costrizioni del codice Hays, alcune scene (come quella in cui Ellen si getta dalle scale e naturalmente quella in barca sul lago) non si dimenticano facilmente, così come il senso di morte che incombe su tutta la storia. Oltre alla statuetta per la fotografia, il film ricevette tre nomination agli Oscar per la Tierney (che ebbe problemi mentali anche nella vita vera), per la scenografia e per il sonoro. Nel cast appaiono anche Jeanne Crain (Ruth, la sorella di Richard) e Vincent Price (il procuratore). Nota: era uno dei film elogiati da Martin Scorsese nel suo bellissimo documentario "Un viaggio nel cinema americano". Mi ricordo che all'epoca mi ero fatto un appunto mentale, proponendomi di vederlo non appena ce ne fosse stata l'occasione. E ho fatto bene.

25 aprile 2006

Vertigine (Otto Preminger, 1944)

Vertigine (Laura)
di Otto Preminger – USA 1944
con Dana Andrews, Gene Tierney
***1/2

Visto in DVD alla Fogona.

Illuminato dalla magnetica bellezza di Gene Tierney, il più celebre noir di Otto Preminger è un intrigante giallo ricco di colpi di scena, un meccanismo perfetto e geniale con una prima parte raccontata in flashback attraverso i resoconti dei vari testimoni interrogati dal detective Mark McPherson (Dana Andrews). Questi è un "duro" che pian piano si innamora della donna sul cui omicidio sta indagando, Laura Hunt, brillante pubblicitaria in carriera uccisa da un colpo d'arma da fuoco nel proprio appartamento, e della quale non sa nulla se non ciò che gli narrano le persone che l'hanno conosciuta in vita. Un ottimo cast (ci sono anche un ambiguo e raffinato Clifton Webb e un giovane e già sornione Vincent Price) al servizio di una storia che regge benissimo la tensione senza risultare né ingenua né stereotipata. Splendido bianco e nero, magnifici costumi e grande maestria registica di Preminger: se Hollywood è diventata grande, è stato soprattutto grazie al serbatoio di autori europei da cui si riforniva in quegli anni. La sceneggiatura (con echi, nella prima parte, di “Quarto potere”) è tratta da un romanzo di Vera Caspary. Inizialmente – visti i contrasti fra Preminger e il produttore Darryl F. Zanuck – avrebbe dovuto dirigerlo Rouben Mamoulian, che però non si trovò a proprio agio con gli attori scelti (in particolare con Webb, i cui modi effemminati destavano perplessità anche fra i produttori, ma che Preminger seppe valorizzare a dismisura). Fondamentale la colonna sonora di David Raksin, con il celebre “tema di Laura” che divenne poi una canzone di successo. Il regista riutilizzerà la Tierney ne "Il segreto di una donna" e, ancora insieme con Dana Andrews, nel poliziesco "Sui marciapiedi".