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18 novembre 2015

Così fan tutti (Agnès Jaoui, 2004)

Così fan tutti (Comme une image)
di Agnès Jaoui – Francia 2004
con Marilou Berry, Agnès Jaoui
***

Rivisto in DVD.

La giovane Lolita (Marilou Berry), aspirante cantante d'opera in grave carenza di autostima, ha un difficile rapporto con il padre Étienne (Jean-Pierre Bacri), egocentrico scrittore di successo. Perennemente infelice e complessata per il proprio peso, è convinta che le persone attorno a lei la frequentino soltanto per ottenere qualcosa del suo padre famoso. In effetti non ha del tutto torto: è quello che fa anche la sua insegnante di canto, Sylvia (Agnès Jaoui), che spera – attraverso la frequentazione della famiglia Cassard – di far salire le quotazioni del marito Pierre (Laurent Grévill), a sua volta scrittore ma di scarsa fama. Secondo film diretto dalla Jaoui dopo il magnifico "Il gusto degli altri", al pari di quello ha il suo punto di forza nella sceneggiatura (come sempre scritta a quattro mani insieme al marito Bacri) che, attraverso dialoghi pungenti ma realistici come nella miglior tradizione del cinema francese, si dedica allo studio psicologico di personaggi ricchi di sfumature e di difetti. Fra questi spicca la protagonista, infelice, paranoica e complessata ma con il disperato desiderio di essere amata (dal padre, dall'insegnante, dagli amici, da un ragazzo) in maniera sincera e non per convenienza. Il tema principale della pellicola, infatti, è quello dell'opportunismo (ecco cosa "fan tutti"!): l'adulazione o il finto interesse come metodo per ottenere vantaggi. È così che Sylvia, che in realtà non vorrebbe dedicare tempo ai suoi studenti, si preoccupa invece dei loro concerti fuori dalle lezioni; o che Pierre abbandona l'amico di sempre, Félix, e la sua vecchia editrice, Édith, per frequentare nuovi ambienti a lui meno consoni (compresa una sofferta apparizione in tv): emblematica la scena in cui, invitato a pranzo da Étienne, accetta con entusiasmo anche se non sopporta di mangiare il coniglio; di contro, il giovane Sébastien (Keine Bouhiza) è l'unico che non scende a compromessi (lui, che il coniglio non gli piace, lo dice chiaramente!), tanto da rifiutare un lavoro procuratogli dal padre di Lolita: eppure anche lui ha cambiato il proprio nome – quello vero è Rachid – per venire incontro alle aspettative degli altri (ironico, dunque, che Étienne continui a non ricordarselo e lo chiami Fabien). Attorno a loro, una nutrita galleria di personaggi minori – dalla giovane moglie salutista di Étienne all'amico ex-terrorista che ora dipende da lui – completano l'affresco corale. Il titolo italiano, che si discosta dall'originale ("Come un'immagine", titolo del libro scritto da Pierre), è stato forse scelto perché nella colonna sonora ci sono brani da "Così fan tutte": ma oltre a Mozart, si ascoltano anche alcuni bei pezzi di Monteverdi e di Haendel.

27 giugno 2013

Quando meno te lo aspetti (A. Jaoui, 2013)

Quando meno te lo aspetti (Au bout du conte)
di Agnès Jaoui – Francia 2013
con Arthur Dupont, Agathe Bonitzer
**1/2

Visto al cinema Apollo.

Il quarto lungometraggio della Jaoui, scritto come i precedenti insieme al marito Jean-Pierre Bacri, è nuovamente un film corale in forma di commedia, dove le storie di numerosi personaggi (forse fin troppi) si intersecano fra loro, tra sogni premonitori e profezie di morte, echi di celebri favole che si rispecchiano nella realtà e problemi quotidiani di lavoro, amore e amicizia. Questa volta, come accennato sin dai titoli di testa, il filo conduttore sono le fiabe. Laura (Bonitzer), figlia di un ricco industriale, sogna (letteralmente) l'arrivo di un principe azzurro: lo incontrerà a una festa, nei panni di Sandro (Dupont), giovane compositore di musica contemporanea, insicuro e balbuziente. Il loro idillio verrà però messo a dura prova quando lei comincerà a sentire il fascino tenebroso di Maxime Wolf (Benjamin Biolay), critico e produttore musicale. Nel frattempo Pierre (Bacri), scontroso padre di Sandro che dirige una scuola guida, pur essendo un uomo razionale si scopre turbato dall'avvicinarsi della data – il 14 marzo – che quarant'anni prima una "veggente" gli aveva predetto come giorno della sua morte. Marianne (Jaoui), attrice fallita e ora animatrice in una scuola elementare (dove sta allestendo una recita, naturalmente di argomento fiabesco), è invece alle prese con l'improvvisa vocazione religiosa della figlia piccola, Nina. Attorno a loro si muovono amici (Clémence, violoncellista innamorata di Sandro; Julien, violinista che Sandro dovrebbe sostituire su consiglio di Wolf), genitori (Guillaume, il padre di Laura, imprenditore accusato dalla stampa di inquinare l'ambiente; Fanfan, la madre di Laura, dall'aspetto "magicamente" ancora giovane), vecchi coniugi (Éric, ex marito di Marianne, che non approva l'ossessione religiosa di Nina; Jacqueline, ex moglie di Pierre e madre di Sandro) e nuovi compagni (Éléonore, che si trasferisce con le sue due bambine a casa di Pierre)... Più dispersivo de "Il gusto degli altri", il film si lascia comunque apprezzare per le ottime interpretazioni (su tutti Bacri), per gli intriganti rimandi al mondo delle fiabe (Laura che come Cappuccetto Rosso si perde nel bosco e viene diretta dal "Lupo" – ossia Wolf – per la strada più lunga, salvo poi ritrovarlo a casa della zia; sua madre che rimira la propria giovinezza allo specchio, come la matrigna di Biancaneve, e si vede poi invecchiata improvvisamente all'annuncio del fidanzamento della figlia; Sandro che deve fuggire dalla festa a mezzanotte e perde una scarpa sulla scalinata, come Cenerentola) e soprattutto per la sceneggiatura, ficcante nei dialoghi e attenta alle caratterizzazioni dei personaggi, che riesce bene a districarsi fra le numerose vicende: a quella principale di Laura (che, da fanciulla ingenua e disincantata, sarà portata da Wolf a perdersi nei meandri della "vita reale") e di Sandro (combattuto fra la carriera, gli amori, le amicizie e il rapporto con il padre), fanno da buon accompagnamento quelle di Marianne (che deve superare la paura di guidare) e di Pierre (che deve addirittura vincere la paura di vivere); vicende che si risolveranno tutte nella medesima notte, quella "fatidica" del 14 marzo.

10 febbraio 2011

Il gusto degli altri (Agnès Jaoui, 2000)

Il gusto degli altri (Le goût des autres)
di Agnès Jaoui – Francia 2000
con Jean-Pierre Bacri, Anne Alvaro
***1/2

Rivisto in DVD, con Ilaria e Costanza.

Il rozzo industriale Jean-Jacques Castella (Jean-Pierre Bacri), costretto a prendere lezioni di inglese per poter concludere un affare importante, si innamora della sua insegnante Clara Delvaux (Anne Alvaro), attrice teatrale che però lo disprezza per i suoi modi grezzi e la mancanza di cultura. Ma alla fine entrambi, partiti da un atteggiamento di chiusura verso il mondo dell'altro, impareranno a mettersi in discussione. Splendida commedia sull'importanza di accettare il prossimo, scoprire il valore del confronto e superare i pregiudizi (Clara non ritiene verosimile che a Castella possano piacere il teatro d'avanguardia o i quadri dei suoi amici, ed è convinta che faccia finta di apprezzarli solo per ruffianeria; d'altronde lei stessa, parlando del proprio mestiere di attrice, afferma: "La cosa che mi da più fastidio è dipendere dal gusto degli altri"). La pellicola, dall'impianto corale, segue da vicino non solo i due protagonisti ma anche i molti personaggi che circolano attorno a loro: la moglie di Castella, Angélique (Christiane Millet), svampita arredatrice d'interni, innamorata del suo cagnolino e refrattaria alle opinioni altrui; la barista Manie (Agnès Jaoui), spacciatrice di droga a tempo perso e con una disinvolta vita sentimentale; il metodico autista di Castella, Bruno (Alain Chabat), che si fida troppo del mondo e delle persone intorno a lui; la guardia del corpo Franck (Gérard Lanvin), ex poliziotto che – al contrario – sfoggia un carattere cinico e sempre pronto a pensare il peggio di tutti; e ancora l'entourage di artisti snob che circonda Clara, la sorella di Castella, il suo assistente... Il punto di forza del film è senza dubbio la sceneggiatura, ricca di momenti esilaranti, dialoghi imprevedibili ma anche profonde caratterizzazioni psicologiche: è opera della coppia (anche nella vita) Jaoui/Bacri, già sceneggiatori per Resnais ("Parole, parole, parole...") e Klapisch ("Aria di famiglia"): per lei è anche l'esordio come regista, mentre lui si conferma un attore di primordine, in grado di spaziare con disinvoltura dal comico al tragico. L'ottimo Alain Chabat, come sempre, è un valore aggiunto.