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24 luglio 2021

Tenet (Christopher Nolan, 2020)

Tenet (id.)
di Christopher Nolan – USA/GB 2020
con John David Washington, Elizabeth Debicki
**1/2

Visto in TV (Now Tv).

Un agente della CIA (Washington: il nome del personaggio non viene mai pronunciato nel film, è semplicemente "il protagonista") è reclutato da Tenet, una misteriosa organizzazione che indaga su armi e altri oggetti caratterizzati da "entropia invertita", ovvero capaci di muoversi all'indietro nel tempo (per esempio, i proiettili viaggiano dal bersaglio fino alla pistola che li ha sparati). A quanto pare questi oggetti e la loro tecnologia provengono dal futuro, e il responsabile della loro importazione nel presente (dove potrebbero causare una guerra nucleare) è l'oligarca russo Andrei Sator (Kenneth Branagh). Per avvicinarlo, il protagonista – coadiuvato dal collega Neil (Robert Pattinson) – utilizza la moglie dell'uomo, Kat (Elizabeth Debicki), con cui è in rotta, coinvolgendola in una pericolosa missione... Il nuovo, cervellotico film di Nolan, sulla falsariga di "Inception", "Memento" e "The Prestige", si basa essenzialmente su un gimmick che, devo dirlo, è a suo modo affascinante: quello di combinare sequenze e scene d'azione in modalità palindromica (ovvero, che si possono leggere da entrambi i versi). Non solo gli oggetti, ma anche alcuni personaggi si muovono indietro nel tempo, mentre altri vanno normalmente in avanti: la loro interazione dà così vita a sequenze curiose (e spesso difficili da interpretare, anche se gli effetti speciali fanno il loro meglio per darcene una rappresentazione visiva), come un inseguimento in auto o una battaglia campale (con "manovra a tenaglia temporale") dove non sempre le cause precedono gli effetti. Molte di queste scene le rivedremo due volte, prima in un "senso" e poi nell'altro: e naturalmente c'è anche un combattimento a mani nude del protagonista contro sé stesso (che, dal suo punto di vista, avviene in momenti diversi). Al di là di questa trovata, però, e nonostante l'eccellente confezione tecnica (premiata con l'Oscar per i migliori effetti visivi e una nomination per le scenografie), il film non ha molti motivi di interesse: le svolte sono meccaniche, improbabili e spesso puramente funzionali alla trama, i personaggi e le loro caratterizzazioni mancano di profondità o sono quelli di un thriller di spionaggio come tanti, e lo stesso vale per le numerose location internazionali (fra cui spicca la Costiera Amalfitana). Il titolo del film rivela in sé l'ispirazione della sceneggiatura: la celebre frase palindromica latina "Sator Arepo Tenet Opera Rotas", di cui la parola "Tenet" è il centro attorno cui avviene l'inversione, e le altre sono disseminate come strizzatine d'occhio per tutta la pellicola (Sator è l'antagonista, Arepo il falsario che ha contraffatto il disegno di Goya con cui l'oligarca russo tiene legata a sé la moglie, l'Opera è ovviamente quella del teatro di Kiev in cui è ambientata la scena iniziale, Rotas è la struttura-caveau nell'aeroporto di Oslo in cui i nostri devono introdursi). Nel cast anche Dimple Kapadia (la trafficante di armi indiana), Aaron Taylor-Johnson (il comandante delle truppe nella battaglia finale) e, in un cameo, Michael Caine (l'agente del controspionaggio inglese). L'idea di mostrare eventi – come esplosioni e crolli di edifici – "al contrario" (l'effetto reverse) è comunque vecchia come il cinema, visto che ne fecero uso già i fratelli Lumière in "Demolizione di un muro" (1896!)

6 settembre 2017

Dunkirk (Christopher Nolan, 2017)

Dunkirk (id.)
di Christopher Nolan – GB/USA/F/NL 2017
con Fionn Whitehead, Cillian Murphy
**

Visto al cinema Colosseo, con Sabrina.

Christopher Nolan si dà per la prima volta al genere bellico, raccontando un fondamentale episodio della seconda guerra mondiale, l'evacuazione di Dunkerque (ma perché la versione italiana non ha reintitolato il film con il nome francese della località?), nota anche come Operazione Dynamo, quando nel 1940 centinaia di migliaia di soldati britannici e francesi, riuniti sulla spiaggia e circondati da ogni lato dalle truppe tedesche, furono portati in salvo via mare attraverso la Manica fino alle coste inglesi. La vicenda è raccontata in parallelo attraverso tre linee narrative, dedicate rispettivamente alla terra ("Il molo"), all'acqua ("Il mare") e all'aria ("Il cielo"), che si svolgono rispettivamente nell'arco di una settimana, di un giorno e di un'ora, e che si intersecano solo nel finale. Ma nonostante la grande maestria tecnica, la pellicola ha un problema (peraltro da sempre il tallone d'achille di Nolan): non emoziona. La storia del giovane soldato semplice Tommy (Fionn Whitehead) che cerca disperatamente di trovare una via di fuga, e quella dei due piloti della RAF (Jack Lowden e Tom Hardy), che sorvolano lo stretto della Manica, si dipanano in maniera meccanica, con svolte prevedibili quando non del tutto convincenti. Solo il segmento della nave civile del pescatore Dawson (Mark Rylance), reclutato dalla marina militare per portare soccorso ai soldati, che con il figlio Peter (Tom Glynn-Carney) e l'amico George (Barry Keoghan) salpa per Dunkerque, raccogliendo durante il tragitto un soldato sotto shock (Cillian Murphy), fornisce qualche "aggancio" emotivo. Per il resto, interessante il capovolgimento della consueta epica della guerra: qui l'eroismo è tutto dei civili, mentre i militari sono guidati dal puro istinto di conservazione (al punto che, nel finale, alcuni di loro sono in preda alla paura e all'umiliazione per essere "semplicemente sopravvissuti", temendo di essere accolti in patria come sconfitti). Non si tratta però di una pellicola antibellica, per colpa della retorica patriottica. Grande spettacolone, con sequenze e inquadrature magistrali (le file di soldati sulla spiaggia, il cielo e il mare visto dagli aeroplani, l'affondamento delle navi), ma senza una vera anima: l'estrema cura nella precisione matematica della messa in scena non basta a produrre coinvolgimento. Anche perché manca in gran parte il contesto storico e politico della situazione. Interessante la colonna sonora di Hans Zimmer, di intensità continuamente crescente (e che ingloba anche il ticchettio di un orologio), pure se alla lunga rintronante. Apprezzabile la scarnezza dei dialoghi, con lunghe sequenze quasi mute. Nel cast anche Kenneth Branagh (il comandante della marina), James D'Arcy e Harry Styles.

14 agosto 2016

Insomnia (Christopher Nolan, 2002)

Insomnia (id.)
di Christopher Nolan – USA 2002
con Al Pacino, Robin Williams
**

Rivisto in divx.

Due poliziotti di Los Angeles vengono inviati in uno sperduto villaggio dell'Alaska per indagare sull'omicidio di una ragazza. Uno dei due è Will Dormer (Al Pacino), autentica celebrità del mondo investigativo, ammirato come un eroe dalla giovane detective locale Ellie Burr (Hilary Swank), che ha addirittura scritto la sua tesi su di lui. Dormer sta però attraversando un brutto momento: sotto pressione perché inquisito dagli affari interni che lo sospettano di aver manomesso le prove in alcune indagini, teme che il collega Hap Eckhart (Martin Donovan) possa deporre contro di lui. Nel corso di un appostamento per catturare l'assassino della ragazza, Dormer uccide senza volerlo proprio Eckhart, e in preda ai sensi di colpa simula che il proiettile sia stato sparato dall'uomo cui stanno dando la caccia. Ma questi, lo scrittore Walter Finch (Robin Williams), ha visto tutto e ne approfitta per ricattare il detective, chiedendo il suo aiuto per essere scagionato e far ricadere le accuse su qualcun altro... Remake di un omonimo film norvegese del 1997, il terzo lungometraggio di Nolan è anche l'unico per il quale il regista non figura come scrittore (anche se pare abbia comunque contribuito alla versione finale della sceneggiatura). Più che sulla trama poliziesca, con forti venature noir, la pellicola si concentra nella progressiva discesa del protagonista in un inferno personale, fra rabbia repressa, sensi di colpa e dubbi morali, il tutto accompagnato da uno stato di salute (mentale e fisica) messo a dura prova dall'incapacità di dormire, non essendo abituato al fatto che a latitudini elevate il sole non tramonta quasi mai, e dunque il cielo è luminoso anche di notte. Dormer si ritrova così a lottare non solo con la tentazione e la corruzione, ma anche contro le proprie allucinazioni e i propri fantasmi. Più lineare degli altri lavori di Nolan, il thriller è caratterizzato da un andamento lento, da musica d'atmosfera e dai paesaggi freddi e spettrali di un Artico inospitale, anche se l'originale componente dostoevskiana del prototipo norvegese risulta attenuata da uno script un po' macchinoso e dall'ingombrante presenza delle star hollywoodiane. Al fianco di un ottimo Pacino che mostra nel volto la progressiva stanchezza fisica e morale, non convince fino in fondo Robin Williams nell'insolito ruolo del cattivo.

11 novembre 2014

Memento (Christopher Nolan, 2000)

Memento (id.)
di Christopher Nolan – USA 2000
con Guy Pearce, Carrie-Anne Moss
***1/2

Rivisto in DVD, con Giovanni, Costanza, Paola, Marta, Esther, Beatrice, Daniela, Alessandro, Florian, Sabine, Sabrina.

A causa di un colpo alla testa che gli ha procurato un trauma al cervello, l'ex detective assicurativo Leonard Shelby (Pearce) ha perso la facoltà di immagazzinare nuove memorie. Ricorda tutto fino al momento dell'incidente, ma ogni informazione successiva svanisce dalla sua mente dopo cinque minuti, e questo gli rende difficile non soltanto vivere (deve continuamente annotarsi le cose più importanti, scattare fotografie delle persone che incontra, del motel dove alloggia o di dove ha parcheggiato la macchina) ma ancor più compiere la missione cui si è dedicato anima e corpo: trovare l'uomo responsabile del suo incidente, nonché l'assassino di sua moglie, e vendicarsi. Il film che ha lanciato la carriera di Nolan, tratto da un racconto scritto da suo fratello Jonathan, è un originalissimo thriller a "incastro": per mettere lo spettatore nei panni del protagonista, infatti, la storia è raccontata al contrario, ovvero in una serie di brevi sequenze montate cronologicamente a ritroso e non più lunghe di cinque minuti, in modo che anche il pubblico non sappia cosa è accaduto in precedenza e – proprio come Leonard – ignori come sia giunto in un certo luogo, se ha già conosciuto le persone che incontra, se queste gli siano amiche o meno. Il tema centrale della memoria – quando i ricordi ci tradiscono, ci si può affidare ai fatti? Come essere certi che anche questi non siano stati falsificati, manipolati o, più semplicemente, interpretati in maniera anomala? – è inizialmente lo spunto per un'insolita indagine poliziesca; ma presto si trasforma in un viaggio esistenziale, dimostrando come a volte perdersi nell'oblio (più o meno volutamente: si pensi ai tanti alcolizzati che bevono appunto "per dimenticare") o, al contrario, farvi fronte con la ragione e il "metodo" possa diventare a sua volta una ragione di vita. Tanti i colpi di scena, ottimamente serviti da una sceneggiatura cervellotica ma impeccabile (che alle sequenze a ritroso alterna spezzoni, girati in bianco e nero e stavolta nel corretto ordine cronologico, che mostrano Lenny in una stanza d'albergo parlare al telefono con qualcuno, raccontandogli la sua esperienza – quando lavorava alla ricerca di frodi assicurative – con un uomo che aveva a sua volta un disturbo della memoria) e da attori con la giusta dose di ambiguità (Carrie-Anne Moss nei panni di Natalie, Joe Pantoliano in quelli di Teddy). Memorabile (è la parola giusta!) la trovata dei tatuaggi, con cui il protagonista imprime sulla propria pelle, man mano che le trova, le informazioni sull'uomo che sta cercando, ricoprendo il proprio corpo di scritte e appunti. La prima scena, che mostra una Polaroid che si sviluppa (riprodotta però a ritroso), è una perfetta similitudine della memoria che svanisce. Nomination (strameritate) agli Oscar per la sceneggiatura e il montaggio. Nel cofanetto DVD è stata inserita anche una versione del film con montaggio "cronologico", inverso cioè a quello dell'edizione cinematografica: si guadagna in linearità ma ovviamente si perdono la suspense e tutte le sorprese.

Qui c'è una tabella che riassume la complessa struttura del film.

8 novembre 2014

Interstellar (Christopher Nolan, 2014)

Interstellar (id.)
di Christopher Nolan – USA/GB 2014
con Matthew McConaughey, Anne Hathaway
***

Visto al cinema Uci Bicocca.

Le cose sulla Terra vanno male: un'infestante "piaga" distrugge tutti i raccolti (ad eccezione del mais, ma anche quello pare avere vita breve), mentre sferzanti tempeste di sabbia rendono l'atmosfera polverosa e la vita sempre più difficile. La popolazione è declinata, e l'umanità ha smesso di rivolgere gli occhi al cielo per concentrarsi sulla terra: la carenza di cibo rende indispensabile la formazione di agricoltori, a scapito di scienziati e ingegneri (a scuola viene persino insegnato che le missioni sulla Luna furono una messinscena). Eppure, operante in una base segreta, la NASA esiste ancora, e sotto la guida del professor Brand (Michael Caine) sta mettendo a punto un incredibile missione alla ricerca di un nuovo pianeta dove trasferire la razza umana. Sfruttando un wormhole (un cunicolo quadrimensionale) nei pressi di Saturno, è infatti possibile raggiungere un'altra galassia dove potrebbero esserci numerosi sistemi solari adatti a ospitare la vita. L'ex astronauta Cooper (McConaghey) guida una di queste spedizioni, di cui fa parte anche Amelia (Anne Hathaway), la figlia del professor Brand. Vari fenomeni relativistici lo terranno però lontano dalla Terra più a lungo di quanto preventivato, mentre sul suo pianeta di origine la figlia Murphy (Jessica Chastain) dovrà fare i conti con la sua assenza. Christopher Nolan torna al cinema con una pellicola ambiziosa e complessa, un film di hard science fiction (entro certi limiti: siamo pur sempre a Hollywood) che si iscrive nel solco di "2001: Odissea nello spazio", di "Incontri ravvicinati del terzo tipo" e di "Contact". L'esplorazione dell'ignoto e l'avventura nello spazio non hanno l'alone romantico della space opera, ma l'ansia disperata di chi cerca un nuovo spazio in cui vivere o almeno sopravvivere: da qui il parallelo con i pionieri americani, un tema cardine nella cultura statunitense (e pressoché assente dalla nostra). Altri elementi che dipingono un futuro quanto mai simile al passato sono quelli della natura che si ribella all'uomo: è citata di sfuggita, per esempio, la grande carestia irlandese che fece milioni di vittime a metà dell'ottocento. Teorie scientifiche di difficile comprensione (e per questo motivo, non approfondite più di tanto sullo schermo), rapporti familiari (tutto ruota, in fondo, attorno alla relazione fra Cooper e la figlia Murphy), suggestioni di possibile vita extraterrestre (esseri a cinque dimensioni, addirittura!) e di legami empatici che trascendono lo spazio e il tempo; e anche sane e vecchie dinamiche di amore, coraggio e meschineria nello spazio, con personaggi (quello interpretato da Matt Damon, per esempio) che tirano fuori il meglio o il peggio di sé quando si ritrovano a dover compiere scelte difficili e non preventivate. Apprezzabile il design e il mood generale della pellicola: non siamo di fronte alla fantascienza fracassona delle pellicole d'azione per teenager, e al realismo dei veicoli spaziali e della tecnologia si affianca un tono più esistenziale e riflessivo che frenetico e spettacolare (anche se non mancano sequenze di suspense di questo tipo). Ci si lascia un po' andare giusto con il design e il concept dei robot, TARS, CASE e KIPP, comunque decisamente originali, dotati di personalità "programmabili" e, per fortuna, non malvagi (niente HAL 9000: il male proviene qui tutto dagli uomini, che "lo portano con sé"). Il film è stato scritto da Nolan, come al solito, insieme al fratello Jonathan. Nel cast anche Casey Affleck, Wes Bentley, David Gyasi ed Ellen Burstyn.

4 settembre 2012

Il cavaliere oscuro - Il ritorno (C. Nolan, 2012)

Il cavaliere oscuro - Il ritorno (The Dark Knight Rises)
di Christopher Nolan – USA 2012
con Christian Bale, Joseph Gordon-Levitt
**1/2

Visto al cinema Colosseo.

Sono passati otto anni dalla conclusione del precedente film di Batman: Gotham City è ormai in pace e libera dalla criminalità, l'uomo pipistrello ha cessato di apparire in pubblico e Bruce Wayne – ferito nel fisico e nello spirito – vive come un recluso nella sua lussuosissima villa. Ma la minaccia di Bane, mercenario-terrorista dalle forza sovrumana e dalle misteriose origini che si impadronisce della città, instaurando una dittatura e scatenando una rivoluzione anarchica e "proletaria", costringerà l'eroe a tornare in azione, aiutato da un giovane poliziotto orfano (un'inedita e originale rivisitazione del personaggio di Robin), da un'affascinante gatta ladra (ovvero Catwoman: ma com'è consuetudine nella franchise di Nolan, i nomi dei fumetti vengono usati raramente) e dai soliti alleati (il commissario Gordon, l'inventore Fox, il maggiordomo Alfred). La conclusione della trilogia si trascina un po' troppo a lungo e tradisce qualche momento di stanca, ma sfocia in un finale ad alta tensione e impatto emotivo (che per un attimo lascia anche incerti sulla sorte di Batman stesso), tanto che gli si può perdonare qualche cliché (per esempio la bomba termonucleare con il timer, la cui minaccia viene sventata solo all'ultimo secondo). Come sempre il punto di forza sta nella caratterizzazione dei personaggi, che non tradisce quella originale dei comics ma è arricchita da una dimensione a più ampio raggio e parecchio sofferta (la figura di Bruce Wayne, in particolare, è qui ancora più interessante di quella del suo alter ego mascherato). I temi del sacrificio, della vendetta, della libertà e della necessità del male sono riproposti in maniera non banale. Non mancano scene puramente spettacolari e ad alto impatto visivo – siamo pur sempre di fronte a un blockbuster hollywoodiano, per quanto d'autore – come la distruzione dello stadio da football o quelle che coinvolgono il Batwing, così come è buona la sequenza dell'evasione di Bruce dalla prigione (fisica e mistica) dove Bane lo ha rinchiuso dopo il loro primo scontro. Certo però che questa volta Nolan non riesce a superare sé stesso: si tratta probabilmente del film meno interessante della trilogia, cupo e monolitico come i precedenti ma assai meno originale e intrigante, soprattutto per colpa di una sceneggiatura che avrebbe forse meritato qualche ulteriore revisione (il modo in cui Bane esce di scena, per esempio, è decisamente anticlimatico). A fianco dei reduci delle prime due pellicole (Christian Bale, Gary Oldman, Morgan Freeman, Michael Caine, più una breve comparsata di Cillian Murphy) compaiono diversi volti nuovi: il Bane di Tom Hardy punta tutto sulla fisicità (e su una voce cavernosa, affossata dal mediocre doppiaggio italiano), mentre la Selina Kyle di Anne Hathaway non è nulla di trascendentale, e l'ambigua Miranda Tate di Marion Cotillard fatica a comunicare qualcosa allo spettatore. Meglio il Blake/Robin interpretato da Joseph Gordon-Levitt, a tratti coprotagonista (ma mai in costume). Ma alla fine la vera protagonista risulta essere la città di Gotham, con la sua anima apocalittica, violenta e anarchica, isolata dal mondo e scenario ideale delle avventure di un supereroe che con essa si identifica alla perfezione.

4 ottobre 2010

Inception (Christopher Nolan, 2010)

Inception (id.)
di Christopher Nolan – USA 2010
con Leonardo DiCaprio, Ken Watanabe
***

Visto al Medusa Multisala di Rozzano, con Martin, Eliana e Gabriele.

Il tormentato Dom Cobb (DiCaprio) lavora come spia industriale grazie a un fenomenale apparecchio che consente a lui e ai suoi complici di entrare nella mente delle persone mentre dormono, muovendosi in un "sogno condiviso" ed estraendo dal loro subconscio le informazioni desiderate. Ma il potente uomo d'affari Saito (Ken Watanabe) lo assume per portare a termine un incarico ben più difficile: effettuare un "innesto", ovvero impiantare un'idea nella testa di un suo concorrente, facendogli credere che sia invece sorta in modo spontaneo. La vittima designata è Robert Fischer (Cillian Murphy), erede di un potente impero finanziario, che Saito vuole spingere a dividere il gruppo dopo la morte del padre. Della squadra che parte per la missione, oltre a Cobb e allo stesso Saito, fanno parte la giovane Ariadne (Ellen Page) in qualità di architetto dei sogni (ovvero costruttrice di labirinti: nomen omen); Arthur (Joseph Gordon-Levitt), socio e collaboratore di Cobb; il falsario e imitatore Eames (Tom Hardy); e il chimico Yusuf (Dileep Rao). La missione è resa ancora più difficile, oltre che dalla sua complessità (tre livelli di sogni, ciascuno contenuto dentro un altro) e dalle bellicose difese del subconscio di Robert, anche dalle interferenze di Mal (Marion Cotillard), "ombra" della defunta moglie di Cobb e creata dai suoi sensi di colpa (un elemento, questo, che accomuna il personaggio a quello che lo stesso DiCaprio aveva interpretato in "Shutter Island" di Martin Scorsese).

Realizzato dopo una lunga gestazione (il progetto risaliva a dieci anni prima, e pare che sia stato ispirato al regista dalla lettura di alcuni racconti di J. L. Borges), il film è assai complesso e stratificato ma per fortuna non risulta mai confuso: la straordinaria abilità di narratore di Nolan fa sì che lo spettatore abbia sempre ben chiara la situazione, evitando l'impressione di trovarsi di fronte a qualcosa di eccessivamente illogico o assurdo. Come ha scritto Iosif, "dei film che mostrano e abitano i sogni è forse il meno onirico": una volta accettate le regole del gioco (la cosiddetta sospensione dell'incredulità), la storia si muove su binari solidi e coerenti. Anche per questo motivo, e perché si tratta fondamentalmente di un thriller di spionaggio (seppure sui generis), è inutile fare paragoni con pellicole più visionarie o psicanalitiche come "Se mi lasci ti cancello", "L'arte del sogno", "Paprika" o "Surviving life", che trattano parimenti il tema del viaggio nei sogni o nel subconscio. Non per nulla qui è fondamentale il ruolo dell'architetto, che deve costruire un ambiente il più realistico possibile per ingannare la vittima e non fargli capire di trovarsi in un sogno. Proprio come deve essere un ottimo thriller, la pellicola cattura l'interesse dello spettatore dall'inizio alla fine senza concedere un attimo di tregua, anche se forse non emoziona fino in fondo: proprio l'eccessivo rigore della messa in scena e la solidità dell'impalcatura finiscono per limitare il coinvolgimento emotivo. Si ammira la maestria di Nolan nel gestire un soggetto intricato e ricco di "scatole cinesi", ma il film non ci dice veramente nulla di interessante sul tema dei ricordi o dei sogni.

Naturalmente è da sottolineare l'evidente parallelo fra il funzionamento del mondo dei sogni e il linguaggio del cinema: grazie al montaggio, infatti, anche in un film – proprio come in un sogno – i personaggi possono ritrovarsi di colpo in un ambiente diverso senza che venga mostrato come ci siano arrivati, oppure il tempo può scorrere in maniera alterata o non lineare. Anche per questo motivo è quasi inutile chiedersi se l'intera vicenda narrata in "Inception" sia soltanto un sogno del protagonista (come suggerirebbero alcuni dettagli) o no. In fondo quello che conta è il livello più "esterno" della narrazione: che questo sia un sogno o una sceneggiatura scritta da Nolan, per lo spettatore che differenza fa? Un particolare lascerebbe comunque pensare che alla fine Cobb si ritrovi effettivamente nella "realtà": riesce infatti a vedere finalmente in volto i propri figli, mentre è tipico dei sogni non riuscire mai a portare a termine un'azione anche molto semplice (e infatti, tutte le volte che i figli comparivano durante le sue missioni, il subconscio gli impediva di vederli in volto). Nel ricco cast ci sono parti anche per Pete Postlethwaite (il vecchio Fischer, padre di Robert); Michael Caine (il suocero e mentore di Cobb) e Tom Berenger (Peter Browning, il padrino di Robert e socio di suo padre). Curiosa la scelta di utilizzare la canzone "Non, je ne regrette rien" per il conto alla rovescia prima del risveglio, visto che la Cotillard aveva da poco interpretato proprio un biopic su Edith Piaf. Fra i mille spunti inseriti nel film (persino citazioni da Kubrick – la stanza con il letto del padre di Robert ricorda il finale di "2001" – e da Welles – la girandola in cassaforte è come la slitta di "Quarto potere"), non mancano le paradossali scale di Penrose rese celebri dai dipinti di M. C. Escher: a proposito, nel realizzare la colonna sonora il compositore Hans Zimmer si è sarebbe ispirato, per sua ammissione, proprio al libro di Douglas Hofstadter "Gödel, Escher, Bach".

29 agosto 2008

Il cavaliere oscuro (C. Nolan, 2008)

Il cavaliere oscuro (The Dark Knight)
di Christopher Nolan – USA 2008
con Christian Bale, Heath Ledger
***

Visto al cinema Colosseo, con Marisa.

Il secondo film del ciclo del Batman di Nolan punta, sin dal titolo, su atmosfere cupe e notturne, sicuramente le più tragiche e disperate mai viste prima in una pellicola dell'uomo pipistrello. Si lega direttamente al lungometraggio precedente (concedendo anche una comparsata allo Spaventapasseri interpretato da Cillian Murphy) e ne riprende l'intero cast, fatta eccezione per la mediocre Katie Holmes, sostituita da Maggie Gyllenhall (e il personaggio femminile, pur restando il più debole del film, acquista importanza e peso nell'economia della vicenda). Restando in tema di attori, non si può non sottolineare come la prematura morte di Heath Ledger abbia ulteriormente catalizzato interesse intorno alla pellicola, dandogli la fama di "maledetta" (vedi anche l'incidente stradale di Morgan Freeman e i guai giudiziari di Bale) e contribuendo forse al suo spropositato successo al botteghino: per di più l'interpretazione di Ledger non è banale e rende il Joker un personaggio ancor più imprevedibile e folle di quanto non fosse nelle precedenti incarnazioni cinematografiche, televisive o fumettistiche, uscendo dai confini della macchietta in cui talvolta viene rinchiuso e trasformandosi in una variabile volatile e inafferrabile, priva di qualsivoglia empatia con il mondo che lo circonda, che attraversa l'intero film come una scheggia impazzita e del quale noi spettatori – ma anche gli altri personaggi – non arriviamo a saper nulla: né le origini, né le motivazioni, né il vero significato della sua anarchica voglia di distruzione. Ampio spazio è riservato invece al background del secondo supervillain del film, Harvey Dent alias Due Facce, interpretato con dinamismo dal bravo Aaron Eckhart e le cui origini, nel primo film di Schumacher, erano colpevolmente sbrigative: anche questo è un indice dell'estremo realismo al quale Nolan ha improntato il suo ciclo, che comprende una costruzione lenta e verosimile dei personaggi principali e di tutti quegli aspetti che fanno parte della "mitologia" del fumetto. Lo stesso realismo si trova nella rappresentazione della violenza, nella relativa mancanza di teatralità e di scenografie fumettistiche, nel rigetto del post-moderno (vivaddio!) e soprattutto nella descrizione della città di Gotham, a tratti – insieme ai suoi abitanti – vera protagonista della pellicola, quasi più di Batman stesso: una Gotham assai lontana da quel "parco dei divertimenti" che faceva da sfondo ai film di Burton e Schumacher e più simile a una città reale, quasi indistinguibile da New York o dalla Hong Kong che si vede nella breve trasferta asiatica di Batman. Ciò che più mi è piaciuto del film, comunque, è la sceneggiatura (anche perché sto attraversando una fase in cui dò meno importanza agli aspetti puramente tecnici di un film: forse anche per questo le lunghe scene d'azione – per quanto ben fatte e spettacolari – non mi hanno impressionato più di tanto). In particolar modo ho trovato davvero intriganti le tecniche di social engineering messe in atto dal Joker: dapprima elementari, come il ricatto a Batman affinché si smascheri o la richiesta alla popolazione di Gotham di ammazzare l'avvocato che stava per rivelare l'identità del pipistrello (due azioni, fra l'altro, in contraddizione fra loro, a dimostrare la schizofrenia anarcoide del villain), poi più sofisticate, come la possibilità offerta ai passeggeri di ciascuno dei due traghetti di salvarsi facendo affondare l'altro (una variante del "dilemma del prigioniero" usato nella teoria dei giochi). Nonostante il titolo, la storia non è tratta dal capolavoro di Miller "Il ritorno del cavaliere oscuro", anche se qua e là ne affiorano alcuni suggestioni: per esempio il proliferare di imitatori di Batman che ergono l'uomo-pipistrello suo malgrado a simbolo da imitare, proprio mentre Bruce Wayne vorrebbe invece cessare la sua crociata e favorire l'avvento di un eroe "legale" come Harvey Dent. Nel complesso, dunque, un ottimo film: anche se forse non superiore a "Batman begins".

13 maggio 2008

Batman begins (C. Nolan, 2005)

Batman begins (id.)
di Christopher Nolan – USA 2005
con Christian Bale, Liam Neeson
***

Rivisto in DVD, con Hiromi.

La nuova franchise cinematografica di Batman, che ha rinnovato il personaggio facendolo uscire dagli infantilismi barocchi del precedente ciclo di Burton e Schumacher, si apre con un cielo al tramonto sconvolto da stormi di pipistrelli. Dovendo ricominciare dalle origini, il talentuoso Nolan utilizza oltre un'ora di pellicola per narrare con uno stile lucido e cupo – e senza lesinare sorprese – come il giovane Bruce Wayne, sconvolto dalla morte dei genitori e dalla morsa di criminalità che avvolge Gotham, la sua città natale, abbia lentamente dato vita al suo terrificante alter ego. Il tema della paura è preponderante: è proprio il terrore che il protagonista vorrebbe incutere nel cuore dei suoi nemici a motivare la creazione del suo bizzarro travestimento. Tutti gli elementi caratteristici del personaggio vengono contestualizzati e presentati come tappe di un percorso che non può che sfociare nell'inevitabile risultato finale: la caverna sotterranea (scoperta sotto le fondamenta della villa di famiglia), la bat-mobile (un tank corazzato, non dissimile da quello descritto da Frank Miller ne "Il ritorno del Cavaliere Oscuro"), i molti gadget da battaglia (forniti da una sorta di "Q", interpretato da Morgan Freeman), le arti marziali e le tattiche da ninja (apprese dal mentore-rivale Ra's Al Ghul, un Liam Neeson che è anche il supercattivo dell'episodio). L'altro villain, tanto per insistere sul tema della paura, è lo Spaventapasseri, incarnato da un bravo Cillian Murphy che quando il film è uscito vedevo all'opera per la prima volta. Il ricco cast è completato da mostri sacri quali Michael Caine (il maggiordomo Alfred), Gary Oldman (un commissario Gordon che ha finalmente un ruolo di primo piano nelle avventure di Batman), Rutger Hauer (il direttore delle Wayne Enterprises) e Tom Wilkinson (il boss Carmine Falcone). Unico neo, invece, l'inadeguata Katie Holmes nei panni di una vecchia fiamma di Wayne, inutile presenza femminile in un film che non ne aveva certo bisogno. Rispetto alla Gotham di Tim Burton, la città di Nolan è più moderna e credibile, anche se forse meno fascinosa. Ma nel suo complesso il film è decisamente migliore di tutti quelli realizzati in precedenza sul personaggio, e Bale – pur non brillando particolarmente – surclassa ogni passata incarnazione dell'uomo pipistrello.

5 gennaio 2007

The prestige (Christopher Nolan, 2006)

The prestige (id.)
di Christopher Nolan – USA/GB 2006
con Christian Bale, Hugh Jackman
***1/2

Visto al cinema President.

Grande film: se dopo "Memento" e "Batman begins" ci fossero stati ancora dubbi sul valore di Nolan, questo pellicola li spazza via definitivamente. Ambientata nella Londra vittoriana alla fine del diciannovesimo secolo, racconta la feroce rivalità fra due illusionisti che competono fra loro in una spirale di odio e vendetta, al punto che non basta più dimostrare di essere il migliore ma bisogna anche distruggere fisicamente l’avversario, annientarne la reputazione, rubargli i trucchi del mestiere, fino a sacrificare sé stessi, la propria vita e la propria identità. Ed esattamente come un prestigiatore, anche Nolan gioca con gli spettatori, manipolandoli ed ingannandoli, facendo loro credere di aver già capito tutto a metà film e naturalmente sorprendendoli nel finale. Tutto questo grazie a un'enorme quantità di indizi e di dettagli che rivelano il loro reale significato soltanto con il senno di poi, magari addirittura ripensandoci a qualche giorno di distanza dalla visione del film.
Intrigante e ricco di colpi di scena, oltre a essere un film che non si dimentica tanto facilmente è anche uno che andrebbe immediatamente rivisto per coglierne tutti gli aspetti, come "Il sesto senso" o "I soliti sospetti". Anche la costruzione narrativa è insolita: gran parte delle vicende ci vengono narrate attraverso un lungo flashback nel quale un personaggio legge il diario di un altro che a sua volta legge gli appunti del primo, e questo fa sospettare in più punti di trovarsi di fronte al classico "narratore inattendibile". Al termine, poi, rimane il dubbio sul genere cui appartiene questo film: realistico o fantastico? In fondo alcuni temi sarebbero adatti per un fumetto di supereroi, un settore del quale sia "Wolverine" Jackman che "Batman" Bale hanno esperienza. Dei due protagonisti, comunque, meglio il primo. Il cast è completato da Michael Caine (bravo come al solito), Scarlett Johansson (insipida come al solito), Piper Perabo (purtroppo in una parte assai breve) e la straordinaria coppia David Bowie/Andy Serkis nei panni dello scienziato Nikola Tesla e del suo assistente. Proprio Tesla e le sue invenzioni sono la chiave di volta della storia: ed è ironico che sia uno scienziato, per di più realmente esistito, a fungere da deus ex machina per introdurre in maniera sottile e misteriosa (il funzionamento della sua macchina, se poi funziona realmente, non viene mai spiegato) la "vera magia" in un mondo dove tutte le illusioni non sono altro che trucchi da palcoscenico, sofisticati macchinari, giochi di abilità o eccellenti capacità manuali. La presenza di Tesla a fianco dei prestigiatori mi ha ricordato il mondo di Hirohiko Araki, l'autore de "Le bizzarre avventure di JoJo", grande appassionato di illusionismo ma anche cultore del rivoluzionario scienziato: un film come questo gli sarà sicuramente piaciuto.

5 luglio 2006

Following (Christopher Nolan, 1998)

Following (id.)
di Christopher Nolan – Gran Bretagna 1998
con Jeremy Theobald, Alex Haw
**

Visto in DVD, con Albertino.

Un aspirante scrittore disoccupato comincia senza motivo a pedinare le persone per la strada. Incontra così un misterioso individuo che entra nelle case vuote per rubare ma soprattutto per studiare la personalità dei loro abitanti (un po' come in "Ferro 3"). Ben presto rimane coinvolto in un misterioso complotto. L'opera d'esordio di Christopher Nolan è un insolito noir urbano girato con pochi mezzi e nei ritagli di tempo (sia gli attori che i membri della troupe avevano altri lavori e potevano dedicare alla pellicola soltanto poche ore alla settimana. Per questo motivo, nonostante il film sia piuttosto breve, la lavorazione è durata oltre un anno). Come in "Memento", il regista gioca con la struttura narrativa e temporale, rifiutandosi di montare le scene nel corretto ordine cronologico e lasciando allo spettatore il compito di concatenare cause ed effetti. Il risultato è molto interessante, anche se la trama non è particolarmente originale e – quando tutti i pezzi del puzzle vanno a posto – lascia un po' di delusione. Anche se ambientato a Londra, il film potrebbe benissimo svolgersi a New York o in un'altra città americana. È quasi un peccato averlo visto "con il senno di poi": mi piacerebbe sapere cosa ne avrei pensato se lo avessi visto prima di "Memento" e senza conoscere il regista.