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12 novembre 2022

Dolce inganno (George Stevens, 1937)

Dolce inganno (Quality Street)
di George Stevens – USA 1937
con Katharine Hepburn, Franchot Tone
**1/2

Rivisto in DVD.

Nell'Inghilterra di inizio Ottocento, la giovane Phoebe (Katharine Hepburn) soffre una delusione d'amore quando il dottor Brown (Franchot Tone), il gentiluomo di cui era invaghita e dal quale si aspettava una proposta di matrimonio, sceglie invece di abbandonarla per arruolarsi e partire per le guerre napoleoniche. Quando l'uomo tornerà, dieci anni dopo, Phoebe gli farà credere di essere la propria nipote Livy, più giovane e sbarazzina, e cercherà di sedurlo per vendicarsi di lui, non immaginando che invece Brown nel frattempo ha messo chiarezza nei propri sentimenti e ha deciso di sposare proprio la "vecchia" Phoebe... Da un'opera teatrale di J. M. Barrie (l'autore di "Peter Pan"), già portata al cinema in versione muta nel 1927, una commedia degli equivoci romantica e delicata, tutta ambientata in un quartiere, anzi in una strada (Quality Street, appunto), popolata da giovani e vecchie zitelle che sognano avventure sentimentali e spettegolano su ogni cosa. Attorno alla splendida Hepburn, che veicola tante emozioni allo stesso tempo, si aggirano infatti parenti e amiche impertinenti e curiose, mentre la trovata del travestimento, per quanto inverosimile (come può Phoebe sembrare una versione più giovane di sé stessa con tanta facilità? Risposta: è la magia del teatro!), fornisce il necessario spunto per movimentare la vicenda. Non manca poi una robusta dose di comicità, offerta soprattutto dai personaggi del sergente reclutatore (Eric Blore) e della cuoca di casa (Cora Witherspoon). Nel buon cast anche Fay Bainter (Susan, la sorella maggiore di Phoebe) ed Estelle Winwood (Mary, una delle vicine impiccione). Ottima la regia di Stevens.

30 gennaio 2022

Primo amore (George Stevens, 1935)

Primo amore (Alice Adams)
di George Stevens – USA 1935
con Katharine Hepburn, Fred MacMurray
**1/2

Rivisto in DVD.

Pur di famiglia povera, Alice Adams (una Katharine Hepburn giovane, bella e radiosa) ama la vita dell'alta società e cerca di "abbeverarsene" in ogni modo, frequentandone i rappresentanti e infiltrandosi alle feste, fingendo di essere ricca e benestante a sua volta. Quando si innamora (ricambiata) del bell'Arthur Russell (Fred MacMurray), cercherà di nascondergli il suo umile stato sociale. Che però verrà alla luce nel corso di una disastrosa cena in famiglia. Da un romanzo di Booth Tarkington (vincitore del premio Pulitzer nel 1922 e già portato sullo schermo in un film muto del 1923), una variante della storia di Cenerentola: ma più che l'aspetto romantico, in fondo poco originale, a renderla interessante è la lettura socio-economica, con la sottotrama del tentativo del padre di Alice (Fred Stone) di trasformarsi da impiegato in imprenditore, finendo con l'alienarsi per ripicca il suo ex datore di lavoro. "I francesi sono famosi per la cucina, gli italiani per la musica... e gli americani? Per gli affari", dice Alice ad Arthur, durante una delle loro vacue conversazioni. E il film, uscito poco dopo la Grande Depressione, insiste su questo punto, portando in primo piano le aspirazioni imprenditoriali ed economiche, le insicurezze finanziarie e le disuguaglianze sociali che ogni cittadino americano e ogni famiglia dell'epoca doveva fronteggiare. Il lieto fine relativo alla love story (non presente nel romanzo) fu imposto dai produttori che temevano la reazione del pubblico a un finale troppo "realistico", contro il volere di attrice e regista. La pellicola ricevette due nomination agli Oscar (quelle per il miglior film e per la miglior attrice protagonista). Stevens fu scelto come regista perché George Cukor e William Wyler (le prime scelte della Hepburn) non erano disponibili: i due lavoreranno poi insieme in altri due film.

2 maggio 2021

Una magnifica avventura (G. Stevens, 1937)

Una magnifica avventura (A damsel in distress)
di George Stevens – USA 1937
con Fred Astaire, Joan Fontaine
**1/2

Visto in TV (RaiPlay).

Convinto per un equivoco che la giovane e capricciosa aristocratica Alyce Marshmorton (Joan Fontaine) si sia innamorata di lui, l'attore americano Jerry Halliday (Fred Astaire) – di passaggio in Inghilterra insieme al proprio addetto stampa (George Burns) e alla sua inetta segretaria (Gracie Allen) – si introduce nella dimora di campagna di lei, il castello di Tottney, popolato da nobili eccentrici. Dopo una lunga serie di fraintendimenti, i due si innamoreranno veramente. Commedia musicale spigliata e divertente, la prima recitata da Astaire per la RKO senza l'abituale partner Ginger Rogers (e la seconda in cui è diretto da George Stevens), liberamente ispirata a un romanzo di P.G. Wodehouse ("Una damigella in pericolo") che qualche anno prima era approdato anche a teatro, e con canzoni e musiche di Ira e George Gerschwin (che morì durante le riprese, quattro mesi prima dell'uscita della pellicola in sala). Degne di note soprattutto le scenografie e le coreografie, come quella (assai lunga ed elaborata) del ballo al luna park, fra scivoli, nastri trasportatori, piattaforme rotanti e specchi deformanti, che valse l'Oscar a Hermes Pan. Più che con Joan Fontaine (che non sapeva ballare), Astaire si esibisce "in trio" con Burns e Allen (coppia comica sulle scene del vaudeville, oltre che nella vita): esilarante soprattutto Gracie, totalmente clueless rispetto a ciò che le capita attorno. Nel cast anche Montagu Love (Lord Marshmorton, il padre di Alyce), Constance Collier (la zia Caroline), Ray Noble (il cugino Reggie), Reginald Gardiner (il maggiordomo Keggs) e Harry Watson (il giovane valletto Albert): questi ultimi due, che hanno scommesso su chi Alyce sposerà (se Jerry o Reggie), tramano continuamente dietro le quinte, favorendo od ostacolando – a seconda delle circostanze – la relazione fra i due innamorati. Fra le canzoni e le sequenze di ballo, da ricordare "Put Me to the Test", "Things Are Looking Up", "A Foggy Day (in London Town)" e "Nice Work If You Can Get It".

27 ottobre 2020

Follie d'inverno (George Stevens, 1936)

Follie d'inverno (Swing time)
di George Stevens – USA 1936
con Fred Astaire, Ginger Rogers
**

Visto in divx.

Per dimostrare al padre della propria fidanzata Margaret (Betty Furness) di essere in grado di cavarsela nella vita, il ballerino di varietà John Garnett (Fred Astaire), detto "Lucky", parte per New York in cerca di fortuna. Qui si innamora però di Penny Carroll (Ginger Rogers), una graziosa istruttrice di danza, insieme alla quale viene scritturato per esibirsi in un locale notturno di lusso, il Sandalo d'Argento. Il sesto film della coppia Astaire/Rogers è una commedia degli equivoci poco originale e ancor meno divertente, con gag alquanto blande che punteggiano il solito percorso romantico dei protagonisti che procede fra alti e bassi, baruffe e riappacificazioni. A salvare la pellicola, manco a dirlo, sono i numeri musicali (con canzoni di Jerome Kern e Dorothy Fields quali "The Way You Look Tonight", che vinse l'Oscar, e "A Fine Romance") e soprattutto quelli di ballo, quattro sequenze elegantissime e una migliore dell'altra. Si va dalla polka "Pick Yourself Up", danzata da Fred e Ginger alla scuola di ballo, al brano che dà il titolo al film, "Waltz in Swing Time", composto da Robert Russell Bennett a partire da vari temi di Kern; dall'assolo di Lucky durante la serata di gala al Sandalo d'Argento, l'elaborata "Bojangles of Harlem", dove Astaire (in blackface) balla il tip tap anche con la propria ombra (anzi, con tre ombre!), fino a "Never Gonna Dance", forse il momento più magico di tutti, la danza nella sala da ballo ormai vuota, quando i due innamorati si dicono addio. Se dunque narrativamente la pellicola lascia abbastanza a desiderare, dal punto di vista della danza è considerata dagli esperti del genere come una delle migliori della coppia. In alcune scene, come quella ambientata durante una nevicata, Astaire con il cappello a bombetta assomiglia a Stan Laurel: e proprio a questa sequenza sotto la neve si deve forse lo strano titolo italiano. Curiosità: quando Lucky canta la serenata a Penny mentre lei si sta facendo uno shampoo, sulla testa della Rogers fu messa della... panna montata! Da notare il tema del gioco d'azzardo che scorre in sottofondo per tutta la pellicola: "Pop" (Victor Moore), l'amico del protagonista nonché spalla comica insieme all'attempata Mabel Anderson (Helen Broderick), è un accanito giocatore; e lo stesso Lucky prima vince al gioco, per poi perderlo di nuovo, il contratto dell'orchestra di Ricardo Romero (Georges Metaxa), altro pretendente di Penny, che dovrebbe accompagnare musicalmente le loro esibizioni. Le coreografie sono ideate in collaborazione con Hermes Pan. È l'unico film della coppia diretto da George Stevens, che lavorerà poi separatamente con Fred in "Una magnifica avventura" (1937) e con Ginger in "Una donna vivace" (1938).

3 febbraio 2019

Molta brigata vita beata (George Stevens, 1943)

Molta brigata vita beata (The more the merrier)
di George Stevens – USA 1943
con Charles Coburn, Jean Arthur, Joel McCrea
***

Visto in TV.

A causa della penuria di alloggi durante la guerra, Benjamin Dingle (Coburn), anziano ed eccentrico milionario in visita a Washington, convince la ritrosa contabile Connie Milligan (Arthur) ad affittargli una stanza del suo appartamento, di cui poi subaffitterà la metà – all'insaputa di lei – al giovane soldato Joe Carter (McCrea). E nonostante la difficile convivenza a tre, grazie ai maneggi di Dingle, fra i due ragazzi scatterà l'amore. Garbata e movimentata commedia "condominiale", in cui Stevens sfrutta a più riprese l'ambientazione in tempo di guerra, a fini comici (la ricerca della stanza, il soldato scambiato per una spia giapponese), romantici (si dice che a Washington, di quei tempi, ci fossero otto donne per ogni uomo) e drammatici (l'imminente partenza di Joe in missione, da cui potrebbe non tornare, aleggia come uno spettro sulla sua relazione con Connie). E la caratterizzazione dei tre personaggi, così diversi l'uno dall'altro (Dingle è intraprendente, senza freni, esuberante e pieno di idee; Connie è precisa, metodica, ma in fondo frustrata e in cerca d'amore; Joe è chiuso e riservato, ma anche sensibile e appassionato), porta avanti la trama quasi da sola. Richard Gaines è Charles J. Pendergast, il noioso e burocratico "fidanzato ufficiale" di Connie. Il motto pluricitato da Dingle è una frase dell'ammiraglio Farragut: "Al diavolo le torpedini [ossia le mine navali, ndr], e avanti tutta!". Da notare l'inquadratura in cui Connie e Joe sono nei propri letti, separati da un muro sottile (che Dingle farà poi demolire nel finale). In Italia il film è noto anche con il titolo originale. Sei nomination agli Oscar, fra cui miglior film, regia, attrice e sceneggiatura: Coburn vinse la statuetta per il miglior attore non protagonista. Rifatto nel 1966 ("Cammina, non correre") con Cary Grant.

27 dicembre 2018

La dominatrice (George Stevens, 1935)

La dominatrice (Annie Oakley)
di George Stevens – USA 1935
con Barbara Stanwyck, Preston Foster
**1/2

Visto in TV.

Annie Oakley, ragazza di campagna e tiratrice provetta, entra a far parte dello spettacolo itinerante di Buffalo Bill sul selvaggio west, dove si conquista lentamente il rispetto e l'ammirazione dei suoi colleghi maschi. Qui si invaghisce della star Toby Walker, scalzando ben presto il suo nome dai cartelloni. Ma se tutti credono che fra di loro ci sia un'accesa rivalità, o addirittura che si odino a morte, in realtà i due si amano in segreto... Biografia romanzata di una delle più celebri pistolere della sua epoca, realmente vissuta, che si esibì in tour anche in Europa davanti a re e imperatori. Un'ottima Stanwyck, decisa e sicura di sé ma anche dolce e innocente, rende giustizia a un personaggio forte e indipendente, mentre il tiratore damerino e sciovinista (almeno in apparenza) interpretato da Preston Foster è ispirato al vero marito di Annie, Frank Butler. Moroni Olsen è Buffalo Bill, Melvyn Douglas è l'impresario Jeff Hogarth (che si contende con Toby l'amore di Annie), Chief Thunderbird è Toro Seduto, Dick Elliott (non accreditato) è Ned Buntline, i cui romanzi pulp e le cui trovate pubblicitarie contribuiscono ad accrescere la fama di Annie e a fomentare in pubblico la sua rivalità con Toby (in maniera non dissimile dai feud dei lottatori di wrestling). In effetti, il tema della realtà e della finzione ricorre a più riprese: lo spettacolo di Buffalo Bill "ricostruisce" eventi del west (come gli assalti alle carovane) a beneficio degli spettatori, suscitando la perplessità di chi quegli eventi li ha realmente vissuti (come gli indiani). E le gare di tiro a segno sono soltanto elaborate pantomime, per quanto l'abilità dei tiratori sia indubbia. D'altronde siamo ormai alla fine dell'ottocento, quando il west sta uscendo dalla storia per diventare leggenda. Un po' sbilanciato sul versante romantico, il film scorre piacevolmente grazie alle buone interpretazioni e alla regia di Stevens, pur con qualche gag di troppo e qualche ingenuità figlia del suo tempo (vedi la rappresentazione di neri e indiani). Annie Oakley sarà al centro anche del musical (e film) "Anna prendi il fucile".

3 agosto 2014

Un posto al sole (George Stevens, 1951)

Un posto al sole (A place in the sun)
di George Stevens – USA 1951
con Montgomery Clift, Elizabeth Taylor, Shelley Winters
***1/2

Visto in divx alla Fogona, con Eva e Marisa.

Quando George Eastman (Clift), giovane di bassa estrazione che lavora nella fabbrica di un ricco zio, si innamora (ricambiato) della bella ereditiera Angela Vickers (Taylor), si rende conto di avere a portata di mano una formidabile scorciatoia verso la ricchezza e l'alta società. Pur di non perdere l'occasione, progetta di uccidere l'operaia Alice (Winters), che ha malauguratamente messo incinta e che pretende un matrimonio riparatore. Non ne avrà il coraggio, ma Alice morirà lo stesso cadendo accidentalmente nel lago durante una gita in barca. Accusato di omicidio, George ammetterà dentro di sé la propria colpevolezza e accetterà la condanna alla sedia elettrica. Da un romanzo di Theodore Dreiser, già portato sullo schermo nel 1931 da Josef von Sterberg ("Una tragedia americana"), una delle pellicole più celebrate e significative sul sogno americano e sulla corruzione che esso può recare con sé (Charles Chaplin, dopo averlo visto, lo definì "Il più grande film sull'America mai girato"). E questo nonostante la sceneggiatura privilegi, almeno a un livello superficiale, l'analisi psicologica a quella sociale, cercando di mostrare le ragioni di tutti. Montgomery Clift, con la sua recitazione interiore e sotto le righe (frutto del "metodo Stanislavskij"), fece scalpore e divenne – insieme a James Dean e Marlon Brando – uno degli attori simbolo della Hollywood degli anni cinquanta. Qui tratteggia alla perfezione un personaggio più "normale" che cattivo: un ragazzo semplice, sensibile, educato, che però cade vittima di una tentazione diabolica e irresistibile per liberarsi di un ostacolo che gli "tarperebbe le ali". La regia di Stevens sottolinea ogni passaggio della vicenda, e in particolare gli stati d'animo dei personaggi, attraverso la forza delle immagini più che quella delle parole: si pensi ai primi piani prolungati, in particolare quello sul volto di George quando comincia a concepire il suo piano, sottolineato soltanto dalla musica della colonna sonora. Interessanti anche le sovrimpressioni, anch'esse con lo scopo di illustrare sentimenti e motivazioni (a volte addirittura inconscie) dei personaggi, come nel caso in cui l'immagine della madre (con cui ha appena parlato al telefono) permane sulle scene della festa alla quale George sta partecipando. Proprio il background del protagonista non è di poco conto nell'economia della sua personalità: la famiglia metodista e ultrareligiosa, che lo ha portato con sé nelle sue missioni sin da quando era un bambino, ha creato una sorta di "tappo" che l'improvviso contatto con un mondo fatto di ricchezza, di lusso e di feste ha fatto saltare. Da notare che persino i ricchi parenti di George lo tengono a distanza, trattandolo con una certa snobberia, cosa che non gli impedisce di provare attrazione per quella vita. Il film vinse sei premi Oscar, fra cui quelli per la regia e la sceneggiatura. Curiosità: ben prima di diventare famoso come Perry Mason, Raymond Burr interpreta qui il procuratore distrettuale.

3 luglio 2007

Una donna vivace (G. Stevens, 1938)

Una donna vivace (Vivacious Lady)
di George Stevens – USA 1938
con Ginger Rogers, James Stewart
*1/2

Visto in DVD, con Albertino.

Incaricato di riportare al paese il cugino "scavezzacollo" (James Ellison) che bazzica i night club di New York, un giovane professore di botanica (James Stewart) finisce per innamorarsi a sua volta di una bionda ballerina di varietà, sposandola immediatamente. Non avrà però il coraggio di dirlo ai genitori e all'ex fidanzata (Frances Mercer), e la farà passare per una sua nuova studentessa. Una commedia romantica degli equivoci senza particolare verve, nonostante l'impegno e la simpatia di Ginger Rogers (già diretta da George Stevens due anni prima in "Follie d'inverno", insieme a Fred Astaire) e la presenza di un ottimo caratterista come Charles Coburn nella padre del padre (nonché direttore dell'università). Musiche di Roy Webb. Per Stewart ("raccomandato" proprio dalla Rogers, che al tempo frequentava), fu uno dei primi ruoli da protagonista.