Visualizzazione post con etichetta Weerasethakul. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Weerasethakul. Mostra tutti i post

26 agosto 2021

Tropical malady (A. Weerasethakul, 2004)

Tropical malady (Satpralat)
di Apichatpong Weerasethakul – Thailandia 2004
con Banlop Lomnoi, Sakda Kaewbuadee
**

Visto in divx, in originale con sottotitoli.

Il film è diviso in due parti che raccontano storie separate e apparentemente slegate l'una dall'altra: la prima segue la relazione fra il contadino Tong (Kaewbuadee) e il soldato della pattuglia forestale Keng (Lomnoi), ex commilitoni che rimangono amici e infine scoprono di amarsi; la seconda, narrata come se fosse una fiaba e praticamente muta (con tanto di didascalie in sovrimpressione), ci mostra un soldato nella giungla (sempre Lomnoi) alle prese con lo spirito di una tigre (sempre Kaewbuadee) che lo tormenta. Lento, magico, sfuggente, ma anche estremamente noioso, il lungometraggio è a tutti gli effetti un precursore del successivo (e premiato a Cannes) "Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti" (c'è già un accenno a tale zio in una linea di dialogo di Tong, personaggio che tornerà a sua volta nel film seguente). Se la prima parte incuriosisce nel suo mix di modernità e tradizioni e consente di stringere un legame empatico con i suoi personaggi (in maniera non dissimile da altro cinema del sud-est asiatico, per esempio quello taiwanese di Tsai Ming-liang o quello filippino di Lav Diaz, con cui condivide tempi dilatati e sospesi), a tratti fa però già intravedere la deriva "fuffosa" e antinarrativa che prenderà in seguito. E infatti la soporifera seconda parte smarrisce inevitabilmente la presa sullo spettatore, nonostante le suggestioni soprannaturali e oniriche e l'affascinante ambientazione nella giungla notturna; suggestioni che però puntano solo sull'immagine e non si traducono in sostanza né narrativa né emozionale.

11 giugno 2010

Lo zio Boonmee... (A. Weerasethakul, 2010)

Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti
(Loong Boonmee raleuk chat)
di Apichatpong Weerasethakul – Thailandia 2010
con Thanapat Saisaymar, Jenjira Pongpas
*1/2

Visto al cinema Anteo, in originale con sottotitoli (rassegna di Cannes).

L'anziano Boonmee, gravemente malato, gestisce una fattoria ai margini della giungla con l'aiuto di immigrati laotiani. Qui riceve la visita della cognata Jen e del nipote Tong, ma soprattutto quelle del fantasma della moglie, morta diciannove anni prima, e del figlio, che era scomparso nella foresta e che ora ritorna trasformato in uno scimmione dagli occhi rosso fuoco. Dopo una lunga scena apparentemente slegata dal resto (ma che, alla luce del fin troppo esplicito titolo del film, potrebbe essere interpretata come un momento di una vita passata) in cui un'antica principessa cerca di ritrovare la gioventù e la bellezza facendosi possedere da uno spirito-pesce, vediamo Boonmee e i suoi cari addentrarsi nella giungla fino a una grotta dove l'uomo si lascerà morire, circondato da presenze ancestrali e primitive. Dopo il funerale, Jen e Tong (diventato ora un monaco) si "sdoppieranno". L'incomprensibile (in tutti i sensi) Palma d'Oro di Cannes 2010 è un film ermetico e animista che alterna sequenze realistiche e concrete con altre fiabesche e oniriche, cercando di costruire un'atmosfera sospesa e magica che però elude costantemente lo spettatore, senza mai dare l'impressione di sviluppare in maniera sensata i temi della morte, della memoria e della trasformazione. Proprio la contaminazione di momenti prosaici e realisti con altri più surreali e inquietanti gioca a sfavore della pellicola, che alla fine non risulta né carne né pesce. Il ritmo è lentissimo (come il modo di parlare e di muoversi dei personaggi), lo stile impescrutabile (cosa c'entrano i fermo immagine con i soldati e l'uomo travestito – questa volta apertamente, si vede anche la lampo! – da gorilla?), i costumi ridicoli (l'uomo-scimmia sembra un incrocio fra un Wookie con i peli neri e il testimonial del Crodino), e regia e fotografia non impressionano in alcun modo. Non sempre l'atmosfera basta a salvare un film o a fornire una chiave di lettura, soprattutto quando allo spettatore è preclusa qualsiasi connessione emotiva con i personaggi e gli eventi.