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26 agosto 2020

I cavalieri dalle lunghe ombre (W. Hill, 1980)

I cavalieri dalle lunghe ombre (The Long Riders)
di Walter Hill – USA 1980
con James Keach, David Carradine
***

Visto in TV.

Negli anni successivi alla guerra civile, in un Missouri che cova ancora rancore verso i vincitori yankee, la banda guidata dai fratelli Jesse e Frank James rapina banche, treni e diligenze. Sono rispettati e protetti dalla loro stessa comunità, ma gli uomini dell'agenzia Pinkerton sono sulle loro tracce: e dopo una sanguinosa imboscata, i membri sopravvissuti decidono di separarsi... Forse il miglior film su Jesse James, personaggio che al cinema (insieme alla sua banda) è stato portato innumerevoli volte (da "Jess il bandito" di Henry King, con il suo sequel di Fritz Lang, al recente "L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford" di Andrew Dominik). I toni sono al contempo epici, avventurosi, intimi e quotidiani, e la fedeltà storica (che sconfina nel mito) non manca, compresi i dettagli dell'assassinio a tradimento di Jesse. Ma a rendere particolare questa versione è un'insolita caratteristica: tutti i gruppi di fratelli che compaiono nella storia sono interpretati da fratelli anche nella vita reale. E così Stacy e James Keach impersonano Frank e Jesse James; David, Keith e Robert Carradine sono i fratelli Younger (rispettivamente Cole, Jim e Bob); Dennis e Randy Quaid sono i fratelli Miller (Ed e Clell); Christopher e Nicholas Guest sono i fratelli Ford (Charlie e Robert). Il tutto contribuisce a donare alla pellicola un'atmosfera "familiare" e idilliaca, che rende al meglio i momenti di quiete fra un colpo e l'altro della banda, i battibecchi fra i personaggi, l'amicizia, gli innamoramenti e le tentazioni di una vita più tranquilla. In effetti l'idea di realizzare il film fu proprio dei fratelli Keach, che scrissero la sceneggiatura a partire da un testo teatrale dello stesso James, coinvolgendo poi i Carradine e i Quaid, e infine individuando in Walter Hill il regista più adatto (dopo che George Roy Hill aveva rifiutato). La regia è sempre in controllo della materia, alternando scene dal ritmo compassato ad altre più energiche e violente: l'intera sequenza della rapina a Northfield, in particolare, con il suo montaggio frammentato, ricorda il cinema di Sam Peckinpah, mentre l'impianto corale della pellicola e la struttura narrativa "libera" sono quasi altmaniane. Il cast è molto ampio, al punto che è difficile considerare Jesse James il protagonista del film. James Whitmore Jr. è Rixley, l'agente della Pinkerton, Pamela Reed è la prostituta Belle Starr. Ruoli anche per Harry Carey Jr., James Remar, Kevin Brophy e Felice Orlandi. Bella la colonna sonora di Ry Cooder, alla prima di molte collaborazioni con Hill.

29 aprile 2020

Mississippi adventure (Walter Hill, 1986)

Mississippi Adventure (Crossroads)
di Walter Hill – USA 1986
con Ralph Macchio, Joe Seneca
**1/2

Visto in TV.

Grande appassionato di blues, il chitarrista diciassettenne Eugene (Ralph Macchio) individua in una casa di riposo il vecchio musicista nero Willie Brown (Joe Seneca) e lo fa fuggire dall'istituto, per recarsi con lui in Mississippi sulle tracce della mitica "canzone perduta" di Robert Johnson. Dopo molte avventure lungo la strada (che daranno ad Eugene l'esperienza necessaria a diventare un vero "uomo del blues"), accompagnati per un breve tratto da una coetanea del ragazzo, l'autostoppista Frances (Jami Gertz), i due giungeranno fino al crocicchio dove Johnson e lo stesso Brown vendettero l'anima al diavolo per poter suonare meglio di chiunque al mondo. Qui Eugene, vincendo una sfida musicale contro un chitarrista rock (interpretato da Steve Vai), aiuterà l'amico a rompere il patto che aveva firmato col demonio (Robert Judd). Road movie che trasuda amore per il delta blues e tutto il suo folklore, sul canovaccio della coppia maestro-allievo, con quest'ultimo che impara dalla strada (e dalla vita) quello che non si può apprendere dalla scuola o dai libri. Fra realtà (ma il vero Willie Brown è morto nel 1952) e leggenda (il "mito" del crocicchio del diavolo, legato indissolubilmente alla figura di Robert Johnson), una pellicola calda e piacevole, condita da molta bella musica. La colonna sonora è curata da Ry Cooder, mentre Joe Seneca interpreta personalmente le proprie canzoni. Il protagonista Ralph Macchio, che a dire il vero appare un po' spaesato, era reduce dal successo di "Karate Kid". Nella sfida finale, Eugene vince la gara grazie ai suoi studi di musica classica: esegue infatti con la chitarra elettrica un capriccio di Paganini!

11 giugno 2013

Strade di fuoco (Walter Hill, 1984)

Strade di fuoco (Streets of fire)
di Walter Hill – USA 1984
con Michael Parè, Diane Lane
**

Rivisto in TV.

Tom Cody (Michael Paré), ex soldato di ventura e delinquente, fa ritorno nella città dove è nato e che aveva abbandonato anni prima, richiamato dalla sorella Reva (Deborah Van Valkenburgh): dovrà salvare la sua ragazza di un tempo, la cantante rock Ellen (Diane Lane), che è stata rapita da una banda di motociclisti, i Bombers, guidati dal malvagio Raven (Willem Dafoe). Lo aiuteranno, fra gli altri, la soldatessa McCoy (Amy Madigan) e l'impresario Billy Fish (Rick Moranis). Terminata l'impresa, Cody se ne andrà via un'altra volta. Girato da Hill subito dopo "I guerrieri della notte", ne ricalca parecchi elementi (l'ambientazione urbana e notturna, le bande, l'esistenza ribelle e anarchica dei protagonisti) ma tralascia ancor di più la verosimiglianza per ammantare il tutto di un'irreale patina "fiabesca" (non a caso il sottotitolo della pellicola è "Una favola rock"). La città immaginaria dove si svolge l'azione è un misto di New York, Chicago e Los Angeles, e i personaggi sono quasi archetipi: l'eroe ribelle, la ragazza in pericolo, il cattivo, cui si aggiungono figure come il manager chiacchierone, la groupie e la donna soldato: tutte personaggi che non hanno altra caratterizzazione se non quella strettamente utile ai fini della trama, e che non ci immaginiamo possano vivere al di fuori della pellicola stessa. Hill dichiarò di aver voluto realizzare quello che da teenager avrebbe definito "il film perfetto", mettendoci dentro cose come "auto truccate, baci sotto la pioggia, neon, treni nella notte, inseguimenti ad alta velocità, risse, rock star, motociclette, battute dette in situazioni difficili, giubbotti di pelle e questioni di onore". Pur permeato da un'atmosfera anni '80 (in gran parte dovuta alla colonna sonora di Ry Cooder e Jim Steinman, mentre le canzoni di Ellen – in stile Bonnie Tyler – sono in realtà una combinazione fra le voci di Laurie Sargent e Holly Sherwood), la vera anima del film è anni '50, come risulta evidente da automobili, locali, abbigliamenti e capigliature retrò. I produttori Lawrence Gordon e Joel Silver e il co-sceneggiatore Larry Gross avevano lavorato con il regista già in "48 ore". Gli interpreti non sempre in parte (meglio il giovane Dafoe e Moranis che gli spaesati Parè, Lane e Madigan) e una sceneggiatura che fatica a ingranare (almeno fino al bel combattimento finale) "zavorrano" una pellicola che, pur godibile, lascia l'impressione di un'occasione sprecata. Fascinosa la fotografia notturna e colorata di Andrew Laszlo. Il titolo proviene da una canzone di Bruce Springsteen che avrebbe dovuto essere usata in apertura e in chiusura di film, ma venne poi rimpiazzata da "Tonight is What it Means to be Young". Nelle intenzioni di Hill, la pellicola avrebbe dovuto essere la prima di una trilogia: ma l'insuccesso al box office gli impedì di realizzare i sequel (anche se nel 2008 ne è uscito uno apocrifo, "Road to Hell").

22 febbraio 2010

I guerrieri della notte (Walter Hill, 1979)

I guerrieri della notte (The warriors)
di Walter Hill – USA 1979
con Michael Beck, James Remar
***

Rivisto in DVD, con Marisa, Ginevra, Eleonora e Marco.

Tutte le bande giovanili di New York (ciascuna rappresentata da nove membri) vengono convocate in un grande raduno nel Bronx dal carismatico Cyrus, che vuole proporre un'alleanza per conquistare la città. Fra di loro ci sono anche i Guerrieri, una gang di Coney Island dai caratteri tribali e multietnici, che indossano gilet di pelle rossa sul petto nudo. Ma Cyrus viene assassinato, e proprio i Guerrieri sono accusati di esserne i responsabili: in fuga attraverso un territorio ostile, in un'odissea notturna e disperata, dovranno lottare da soli contro tutte le altre bande nel tentativo di tornare sani e salvi a casa. Vero e proprio cult movie agli inizi degli anni ottanta, caposaldo del cinema d'avventura urbana e "carpenteriano" fin nel midollo, la pellicola di Hill si svolge tutta in una notte ed è ispirata nientemeno che alla "Anabasi" di Senofonte (dove si narra il viaggio di ritorno di un gruppo di mercenari greci che si erano recati in Persia per combattere al soldo di Ciro il grande e che, rimasti senza il loro capo e isolati dietro le linee nemiche, hanno dovuto affrontare difficoltà di ogni tipo per tornare in patria), come dimostra l'assonanza fra i nomi di Ciro e di Cyrus; e forse c'è anche un pizzico di Omero (la poliziotta che adesca nel parco ricorda Circe, le Lizzies sono le Sirene, i Rogues che attendono i Guerrieri a casa rappresentano i Proci). Indimenticabili le varie e pittoresche gang, ognuna con una propria "divisa", fra cui spiccano i Baseball Furies (con volto dipinto e mazza di legno) e i Punks (su pattini a rotelle), più molte altre che purtroppo vengono intraviste solo al raduno e non hanno l'occasione di combattere (come i Boppers, gli elegantoni neri con gilet viola che si scorgono durante i titoli di testa). Gran parte del viaggio di ritorno avviene in metropolitana, all'interno di carrozze deserte e ricoperte da graffiti. Fra i protagonisti spicca naturalmente Swan, il secondo in carica dei Guerrieri, che assume il comando dopo la scomparsa del capo e riesce a riportare i suoi uomini a casa. "Duro" e di poche parole, è sprezzante con le donne ma capace a suo modo di gesti di tenerezza. La frase-tormentone del cattivo che invita i nostri eroi allo scontro finale, prima della resa dei conti sulla spiaggia di Coney Island davanti alla grande ruota panoramica, si staglia con forza nella mente dello spettatore ed è diventata la più celebre del film, nonostante pare che sia stata improvvisata dall'attore David Patrick Kelly: "Guerrieri, giochiamo a fare la guerra?" (in originale era "Warriors, come out to play!"). Grandiosa la fotografia notturna di Andrew Laszlo e fondamentale la dinamica colonna sonora di Barry De Vorzon, oltre alle numerose canzoni alla radio che accompagnano la fuga dei Guerrieri e la caccia che viene data loro dalle altre bande.

13 aprile 2009

Ancora vivo (Walter Hill, 1996)

Ancora vivo (Last man standing)
di Walter Hill – USA 1996
con Bruce Willis, Christopher Walken
**1/2

Visto in divx, con Giovanni.

Per la trama del suo "Per un pugno di dollari", Sergio Leone si era ispirato (senza dichiararlo) a "La sfida del samurai" di Akira Kurosawa. Walter Hill fa lo stesso (ma segnalando il debito nei credits), trasportando la vicenda fra i gangster negli anni trenta e chiudendo quindi una specie di cerchio, visto che il lungometraggio giapponese era probabilmente influenzato a sua volta dal romanzo "Red Harvest" di Dashiell Hammett (in italiano, "Piombo e sangue"). La storia è quella di un individuo senza nome (nel film, a un certo punto, si fa chiamare John Smith), probabilmente un killer in fuga, che giunge in una cittadina texana non distante dal confine con il Messico dove spadroneggiano due bande di contrabbandieri in lotta fra loro, guidate rispettivamente dall'irlandese Doyle e dall'italiano Strozzi. Alleandosi ora con l'una ora con l'altra, facendo il doppio gioco e provocando sanguinose vendette, il protagonista farà divampare ai massimi livelli la feroce guerra fra le bande, portandole così a distruggersi a vicenda. Girato da Hill con un occhio verso il cinema di Tarantino e uno verso quello di Hong Kong (le sparatorie sembrano uscire da una pellicola di John Woo, con Bruce Willis che impugna due pistole alla volta come Chow Yun Fat), il film è scorrevole, anche se un po' monotono, e può contare su una fotografia che rende con efficacia la calura dell'ambiente e l'aria permeata di sabbia del deserto. Fra i personaggi minori rimangono impressi i due capibanda, le rispettive donne (vere vittime della violenza dei gangster), i pochi abitanti neutrali del villaggio, che in qualche modo aiutano l'opera di repulisti del protagonista (il locandiere, lo sceriffo), e soprattutto Hickey, il braccio destro di Doyle, interpretato da Christopher Walken.

11 gennaio 2007

Driver l'imprendibile (W. Hill, 1977)

Driver l'imprendibile (The Driver)
di Walter Hill – USA 1977
con Ryan O'Neal, Bruce Dern, Isabelle Adjani
**1/2

Visto in DVD.

Il "cowboy" è un autista provetto che i banditi assoldano per guidare le loro auto durante la fuga. La sua fama è giunta anche alle orecchie della polizia, ma nessuno è mai riuscito a incastrarlo. Pur di assicurarlo alla giustizia, un detective poco ligio ai regolamenti stringe un patto con una banda di rapinatori dal grilletto facile, consentendo loro di organizzare liberamente un colpo in banca. Ma le cose non vanno come previsto. Un classicone, fonte di ispirazione per numerosi altri film, telefilm e cartoni animati (da "Riding Bean" a "The transporter"). Fosse girato oggi, sarebbe una bessonata piena di azione e di umorismo. Hill usa invece uno stile piuttosto sobrio, quasi da noir, persino nei numerosi inseguimenti automobilistici, spericolati e realistici, dove le acrobazie dipendono esclusivamente dall'abilità del pilota e non dalle caratteristiche e dalla potenza della macchina. I suoi personaggi sono solitari, mantengono sempre il sangue freddo e addirittura non hanno nome: interpretano soltanto dei ruoli ("l'autista", "il detective", "la giocatrice", "la mediatrice"), come in un gioco senza fine fra guardie e ladri, dove non possono esserci né vinti né vincitori. O'Neal e la Adjani (pallida e fascinosa, come sempre) mantengono la stessa espressione per tutto il film.