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20 settembre 2023

Dust in the wind (Hou Hsiao-hsien, 1986)

Dust in the wind (Lian lian feng chen)
di Hou Hsiao-hsien – Taiwan 1986
con Wang Chien-wen, Hsin Shu-fen
**

Rivisto in divx, in originale con sottotitoli inglesi.

Amici e "fidanzatini" sin dall'infanzia, il giovane Wan (Wang Chien-wen) e la compagna Huen (Hsin Shu-fen) si trasferiscono dopo la scuola dal villaggio natale di Jiufen nella capitale Taipei, in cerca di lavoro. Ma le cose non andranno come previsto. E mentre Wan svolge il servizio militare, verrà a sapere che Huen ha sposato un altro. Basato sui ricordi d'infanzia dello sceneggiatore Wu Nien-jen (che inizia qui una collaborazione con Hou Hsiao-hsien che proseguirà con "Città dolente" e "Il maestro burattinaio"), è il terzo capitolo di una trilogia di "memorie" firmata dal regista, dopo "In vacanza dal nonno" (che si ispirava all'infanzia di un altro sceneggiatore, Chu Tien-wen) e "A time to live, a time to die" (sulle esperienze dello stesso HHH). I tre film sono piuttosto simili, caratterizzati da una struttura episodica, con momenti di "slice of life" che mettono in evidenza le difficoltà della crescita, dei rapporti con i genitori e con il mondo esterno, in chiave anti-nostalgica (il periodo dell'adolescenza è tutt'altro che edulcorato). Questo, però, è forse il meno riuscito dei tre, e non solo perché molti temi erano già stati affrontati nei lavori precedenti: anche per via del realismo di fondo, si ha la sensazione che la narrazione salti di palo in frasca, i personaggi non sono mai pienamente caratterizzati e il risultato è alquanto noioso. Ottime, come sempre, regia e atmosfera (la pellicola fu acclamata per il ritratto di una Taiwan rurale e quasi dimenticata), nonché le prove di attori in gran parte non professionisti, tranne qualche comprimario. Li Tian-lu, che interpreta il nonno di Wan, sarà riutilizzato da HHH in altri due film. La storia si svolge negli anni settanta, quando Jiufen era un villaggio in gran parte minerario. Il film che viene proiettato sui teloni nella piazza del paese è "Beautiful Duckling" di Li Hsing. La colonna sonora è di Chen Ming-Chang, al suo esordio come compositore cinematografico.

11 febbraio 2023

A time to live, a time to die (Hou Hsiao-hsien, 1985)

Ricordi dell'infanzia (Tong nien wang shi)
di Hou Hsiao-hsien – Taiwan 1985
con Yu An-shun, Tien Feng, Mei Fang
***

Rivisto su YouTube, in originale con sottotitoli inglesi.

Il piccolo Hsiao (chiamato da tutti "Ah-ha") cresce nella Taiwan degli anni cinquanta e sessanta, dove suo padre si è trasferito nel 1947 fuggendo dalla Cina continentale. Diviso in due parti, nelle quali il protagonista ha rispettivamente dieci e diciotto anni, il film è ispirato alle memorie di gioventù del regista stesso, e rappresenta il secondo tassello di una trilogia di "ricordi dell'infanzia" dopo il precedente "In vacanza dal nonno" (basato sulle memorie dello sceneggiatore Chu Tien-wen, collaboratore abituale di HHH) e prima del successivo "Dust in the wind" (basato su quelle dell'altro co-sceneggiatore Wu Nien-jen). La quotidianità di un microcosmo domestico e rurale, le difficoltà economiche e politiche, i lutti in famiglia (nelle due sezioni Hsiao perde rispettivamente il padre, malato di tubercolosi, e poi la madre, per un tumore alla gola), i rapporti con la nonna svampita (che progetta in continuazione di tornare "in patria", ovvero in Cina), la sorella maggiore, i tre fratelli, gli amici, le ragazze... tutto contribuisce a una narrazione delicata e avvolgente, con un ritmo naturale e mai noioso, dove l'insieme è la somma delle parti. E le ripetute inquadrature dei medesimi ambienti (la strada fuori dalla casa di famiglia, con il grande albero che la sovrasta; gli interni domestici, come la stanza con la scrivania del padre), lungo il trascorrere degli anni, donano un legame emotivo al tutto. Più che nostalgico o celebrativo, lo sguardo rivolto al passato è rievocativo, triste e malinconico (la crescita del protagonista va di pari passo con gli inevitabili cambiamenti e la dissoluzione famigliare), mai edulcorato (in particolare nella seconda parte, quando Hsiao finisce sulla "cattiva strada", fra ribellioni a scuola e risse fra bande rivali). Commovente il finale. Il titolo inglese (scritto a volte anche come "The time to live and the time to die") è ispirato a quello di un film di Douglas Sirk del 1958, noto in Italia come "Tempo di vivere".

12 settembre 2022

In vacanza dal nonno (Hou Hsiao-hsien, 1984)

In vacanza dal nonno (Dong dong de jiaqi)
di Hou Hsiao-hsien – Taiwan 1984
con Wang Chi-kuang, Li Shu-chen
***

Rivisto su YouTube, in originale con sottotitoli inglesi.

Mentre la madre è ricoverata in ospedale in città in attesa di una difficile operazione, l'undicenne Tong-tong e la sua sorellina di quattro anni Ting-ting trascorrono l'estate dal nonno in un villaggio di campagna. Qui vivranno giornate di spensieratezza, fra giochi, scherzi e amicizie con i bambini del luogo; ma assisteranno anche a piccoli e grandi drammi, momenti di vita ed enigmatiche "cose da grandi", il tutto mentre monta la tensione per la salute della madre lontana. Ispirato ai ricordi d'infanzia dello sceneggiatore Chu Tien-wen (che aveva già scritto con HHH il precedente "I ragazzi di Fengkuei", e che rimarrà un fedele collaboratore del regista per il resto della sua carriera), un film magico nella sua semplicità e nel minimalismo, che pure – nonostante il punto di vista sia quello infantile – non risulta mai banale e anzi affronta con profondità temi seri. Oltre ai giochi con gli amici (fra bagni nel fiume e scherzi con gli animali) e al rapporto con la sorellina piccola (che vorrebbe partecipare alle "avventure" dei bambini più grandi), Tong-tong è testimone del litigio fra lo zio Chang-ming, che ha messo incinta la fidanzatina Pi-yun, e il nonno Liu, medico del villaggio; delle scorribande di due ladri venuti da fuori, che trovano rifugio proprio a casa dello zio; e delle vicende legate ad Han-tzu, detta Dim-ma, la "pazza del villaggio", vittima di abusi ma che stringe un commovente sodalizio con la piccola Ting-ting (che la "adotta" come un surrogato della propria madre). Splendidi i bambini, in particolare la piccola Ting-ting con il suo sguardo corrucciato e tenero. Il soggetto ha ispirato, almeno in parte, quello de "Il mio vicino Totoro" di Hayao Miyazaki. Vincitore del premio della giuria al festival di Locarno, il film è anche il primo di una trilogia di "ricordi d'infanzia": sarà seguito infatti da "A time to live, a time to die" (basato sulle memorie dello stesso HHH) e "Dust in the wind" (basato su quelle del co-sceneggiatore Wu Nien-jen).

8 giugno 2021

I ragazzi di Fengkuei (Hou Hsiao-hsien, 1983)

I ragazzi di Fengkuei (Fenggui lai de ren)
di Hou Hsiao-hsien – Taiwan 1983
con Niu Doze, Lin Hsiu-ling
***

Visto in TV (RaiPlay), in originale con sottotitoli.

Ah-ching (Niu) e i suoi amici vivono nel villaggio costiero di Fengkuei, dove trascorrono il tempo bighellonando pigramente e facendo risse con altre bande di ragazzi. Decisi a mettere la testa a posto, si trasferiscono nella più grande città di Kaohsiung in cerca di lavoro. Ma anche qui non mancheranno le delusioni e le disavventure. Il quarto film di Hou Hsiao-hsien è il suo primo vero capolavoro. Scritto da Chu Tien-wen, con il quale il regista lavorerà in tutti i suoi film successivi (i due avevano già collaborato insieme alla sceneggiatura di "Growing up", uscito lo stesso anno e diretto da quel Chen Kunhou che qui è il responsabile della fotografia, film che secondo molti critici segna il punto d'avvio del Nuovo Cinema Taiwanese di cui proprio HHH – insieme ad Edward Yang – sarà uno dei principali esponenti), è un racconto di coming-of-age dai toni realistici, i cui i temi dell'amicizia e dell'adolescenza sono trasfigurati attraverso i ricordi d'infanzia. Il rapporto del protagonista con il proprio padre (divenuto disabile ma che continua a ricorrere nei suoi sogni e nelle memorie), quello con gli amici e quello con le ragazze (segnatamente Hsiao-hsing (Lin), fidanzata del vicino di casa che proviene dal loro stesso villaggio) è raccontato con sensibilità e attenzione, descrivendo personaggi e ambienti senza mai andare sopra le righe. Se i tre film precedenti di HHH, in particolare i primi due, obbedivano a loro modo a regole ed esigenze del cinema commerciale, qui si respira sincerità e un afflato personale senza filtri, come se i protagonisti fossero il regista stesso e i suoi collaboratori da giovani, spersi fra la fine della scuola, la spensieratezza dell'adolescenza, la speranza di un lavoro, l'inizio del servizio militare che incombe, nella disperata ricerca di un posto nel mondo e nella vita. E l'atmosfera è commentata e amplificata da una straordinaria colonna sonora a base di musica barocca (Bach e Vivaldi).

21 maggio 2021

Green, green grass of home (Hou Hsiao-hsien, 1982)

The green, green grass of home (Zai na he pan qing cao qing)
di Hou Hsiao-hsien – Taiwan 1982
con Kenny Bee, Chen Meifeng
**1/2

Visto in TV (RaiPlay), in originale con sottotitoli.

Il giovane Ta-nien (Kenny Bee) si trasferisce dalla città in un piccolo villaggio di campagna ai piedi delle montagne, per lavorare come insegnante in una scuola elementare. Al fianco dei suoi piccoli allievi riscoprirà il piacere di una vita semplice e serena, guidata dal quotidiano contatto con la natura. Il terzo film di Hou Hsiao-hsien costituisce un primo passo avanti del regista taiwanese, rispetto alle due commedie romantiche precedenti (da cui peraltro torna l'attore protagonista), verso un cinema più personale e meno legato a esigenze commerciali e a schemi preconfezionati. Primo di una serie di lavori nostalgici e semi-autobiografici sui temi dell'infanzia e dell'adolescenza (come i successivi "In vacanza dal nonno" e "A time to live, a time to die"), il lungometraggio si sofferma in modo particolare sul rapporto con la natura, per esempio attraverso il tentativo di Ta-nien di salvaguardare il ruscello locale, i cui pesci vengono avvelenati o pescati abusivamente con l'elettricità. A rappresentare invece le seduzioni della grande città c'è la ragazza che giunge da Taipei con l'intenzione di riportare con sé Ta-nien, senza però riuscire a ostacolare la sua love story con la graziosa collega Su-Yen (Chen Meifeng). I veri protagonisti della pellicola, però, sono i bambini, al centro di piccoli e grandi episodi, fra giochi e monellerie, amicizie e litigi, fughe e ribellioni verso i genitori, con echi dell'Ozu di "Buon giorno" e del Truffaut de "Gli anni in tasca". Bravi i piccoli attori, in particolare Chou Pin-chun e Cheng Chuan-wen.

20 maggio 2021

Cheerful wind (Hou Hsiao-hsien, 1981)

Cheerful wind, aka Play while you play (Feng er ti ta cai)
di Hou Hsiao-hsien – Taiwan 1981
con Feng Fei-fei, Kenny Bee
*1/2

Visto in divx, in originale con sottotitoli inglesi.

Xinhui (Feng Fei-fei), fotografa in un'agenzia di pubblicità, si innamora di Jintai (Kenny Bee), medico tirocinante che ha perso la vista in un incidente ed è in attesa di un trapianto di cornea. E dopo l'operazione che lo guarisce gli promette di sposarlo, rinunciando così al fidanzamento con il collega e regista Chieh-wen (Anthony Chan), con cui conviveva da tempo. Poco da segnalare in questa commedia romantica episodica e formulaica, secondo lavoro di Hou Hsiao-hsien, che ripropone il terzetto di attori del precedente e gemello "Cute girl" negli stessi ruoli (lui, lei, l'altro). Nessuno dei possibili spunti viene approfondito – la cecità di Jintai, il tema dell'immagine (le fotografie) o del suono (la lettura dei libri ai ciechi), i rapporti con i genitori, il desiderio di lei di viaggiare e visitare il mondo prima di sposarsi, per non parlare del momento metacinematografico all'inizio, con i personaggi impegnati nelle riprese dello spot pubblicitario – e mancano persino gag o equivoci sostenuti a lungo che possano ravvivare la trama (come il fatto che inizialmente Jintai non conosce l'aspetto di Xinhui). La ricerca di valori aggiunti o di significati con il senno di poi (considerando la successiva filmografia del regista) è piuttosto vana: è una pellicola leggera e a tratti gradevole (anche per le numerose canzoni nella colonna sonora), ma dimenticabile.

4 maggio 2021

Cute girl (Hou Hsiao-hsien, 1980)

Cute girl, aka Lovable you (Jiushi liuliu de ta)
di Hou Hsiao-hsien – Taiwan 1980
con Feng Fei-fei, Kenny Bee
**

Visto in TV (RaiPlay), in originale con sottotitoli.

Wen-wen (Feng Fei-fei), figlia di un ricco industriale, decide di trascorrere dalla zia in campagna i suoi ultimi giorni di "libertà" prima di accettare il matrimonio combinato che le è stato organizzato dalla famiglia. Laggiù, però, si innamora di Daigang (Kenny Bee), geometra che sta progettando la costruzione di un'autostrada. Tornati a Taipei, Daigang farà di tutto per sabotare le nozze della fanciulla... Il primo film di Hou Hsiao-hsien si iscrive nella tradizione della commedia romantica, di cui rispetta quasi tutti i luoghi comuni, almeno nella prima parte: già, perché nella seconda si fa più originale, a partire dal fidanzato di Wen-wen, Qian (Anthony Chan), che anziché rivale diventa amico di Daigang e gli lascia il campo libero, per terminare con un colpo di scena che assicura il lieto fine, sovvertendo il luogo comune del giovane povero che viene rifiutato dalla famiglia ricca di lei. Leggera e moderatamente sbarazzina, la pellicola è comunque poco degna di nota se non fosse per il nome del regista e degli attori (Kenny Bee, cantante hongkonghese e pop star al pari della sua co-protagonista, continuerà a recitare nei film di HHH), in un momento in cui il cinema di Taiwan, dominato da commediole di questo tipo, doveva ancora evolversi e raggiungere la notorietà internazionale (con i film d'autore dello stesso Hou, di Edward Yang e di Tsai Ming-liang).

6 ottobre 2016

The assassin (Hou Hsiao-hsien, 2015)

The assassin (Cike nie yinniang)
di Hou Hsiao-hsien – Taiwan/Cina/HK 2015
con Shu Qi, Chang Chen
*1/2

Visto al cinema Palestrina.

La giovane Nie Yinniang (Shu Qi), addestrata fra le montagne all'arte della spada da una monaca taoista (Fang-yi Sheu), torna in patria con il compito di assassinare il cugino Tian Ji'an (Chang Chen), governatore militare della provincia di Weibo che si ribella all'autorità della corte imperiale. Ma non avrà il cuore di portare a termine la missione, anche perché proprio Tian era stato il suo promesso sposo. HHH ha impiegato oltre cinque anni di lavoro per adattare un racconto popolare cinese del nono secolo dopo Cristo (ambientato al tempo della dinastia Tang). Il regista taiwanese si è sempre contraddistinto per un cinema molto attento alla forma, e la tendenza raggiunge qui forse il suo apice. L'aspetto visivo è senza dubbio affascinante: costumi, scenografie e paesaggi naturali mozzano il fiato per la loro bellezza, e la contemplazione è favorita dal ritmo lento e ieratico e dalla regia elegante e misurata (quantomeno curiosa, però, la scelta del formato 4:3). Ma la struttura narrativa è confusa, imperfetta o, nel migliore dei casi, enigmatica: e manca del tutto il coinvolgimento emotivo nelle vicende dei personaggi, anche perché i loro comportamenti sono presentati senza motivazioni o appigli (a parte il vago contesto storico, riassunto brevemente all'inizio della pellicola). Pertanto, nonostante i tanti elogi ricevuti dalla critica, si rimane annoiati e delusi di fronte a un film che getta nel mix un po' di tutto ma senza approfondire nulla e lasciando irrisolti molti fili: intrighi militari, politici, sentimentali, arti marziali e persino magia nera. È comunque sempre un piacere rivedere sullo schermo la bellissima Shu Qi (che per HHH aveva già recitato in "Millenium mambo" e "Three times"), anche se stavolta non ha occasione di mostrare il suo sorriso. Premio per la miglior regia al festival di Cannes. Interessante la colonna sonora di Lim Giong. Il doppiaggio italiano lascia inspiegabilmente delle parole in inglese ("Lord Tian").

22 agosto 2007

Three times (Hou Hsiao-hsien, 2005)

Three times (Zui hao de shi guang)
di Hou Hsiao-hsien – Taiwan 2005
con Shu Qi, Chang Chen
**1/2

Visto in divx alla Fogona, in originale con sottotitoli.

Kaohsiung, 1966, "un tempo per amare": il giorno prima di partire come militare, un giovane si innamora di una ragazza che lavora in una saletta da biliardo. Dadaocheng, 1911, "un tempo per la libertà": un giornalista liberale e patriota frequenta una cortigiana in una casa d'appuntamenti. Taipei, 2005, "un tempo per la gioventù": una cantante intreccia una relazione con un fotografo. Tre episodi ambientati in epoche differenti della storia di Taiwan, che narrano di tre storie d'amore con gli stessi attori protagonisti. Il minimalismo di HHH al suo apice, fra piccoli gesti e sentimenti appena accennati. I costumi, le scenografie, i lenti movimenti di macchina, la sublime bellezza di Shu Qi (che aveva già lavorato con il regista in "Millenium mambo"), i sentimenti rarefatti: tutto contribuisce a rendere il film bello e struggente. Importante il ruolo della colonna sonora: nel primo episodio, il ragazzo comunica attraverso le canzoni (dai brani tradizionali ai Beatles); il secondo è girato come se fosse un film muto (anche se a colori), con le frasi dei protagonisti scritte sui cartelli e una musica di sottofondo al posto di voci e rumori; il terzo, fra giovani soli che si parlano attraverso cellulari o computer, è punteggiato dalle fredde canzoni della protagonista.

14 giugno 2007

Le voyage du ballon rouge (Hou Hsiao-hsien, 2007)

Le voyage du ballon rouge
di Hou Hsiao-hsien – Francia 2007
con Juliette Binoche, Fang Song
**

Visto al cinema Arcobaleno, in v. orig. sottotitolata.
(rassegna di Cannes)

Anche Hou Hsiao-hsien, dopo Tsai Ming-Liang con il suo "Che ora è laggiù?", va a girare in Francia. A differenza del compare taiwanese, che aveva mantenuto stile, lingua e personaggi, HHH però realizza un film francofono in tutto e per tutto, a cominciare dalla protagonista, una grande Juliette Binoche che recita soprattutto con la voce (veste i panni di una doppiatrice di marionette). Se mai il film dovesse essere distribuito nelle sale italiane doppiato, sarebbe quasi meglio che non uscisse affatto. Il film narra di una donna superimpegnata, delle sue beghe condominiali con il vicino-affittuario, del suo figlioletto che suona il pianoforte e della nuova babysitter, una ragazza cinese che studia cinema all'università e che intende realizzare un remake de "Il palloncino rosso", il celebre cortometraggio di Albert Lamorisse del 1956 nel quale un palloncino seguiva un bambino per le strade di Parigi. A dire il vero, a me il titolo ha ricordato invece il film iraniano di Jafar Panahi "Il palloncino bianco" (a sua volta ispirato al corto di Lamorisse), forse perché i rumori del traffico della prima parte e le scene girate in strada (con alcuni passanti occasionali che guardano addirittura in macchina) mi hanno fatto pensare a un altro classico di Panahi, "Lo specchio". In ogni caso, il film trascorre via senza impressionare più di tanto. Non è brutto, intendiamoci, ma fra tanto minimalismo e poeticità (le scene con il palloncino) non dice in fondo nulla di interessante. Da notare che si tratta del primo e unico film di Hou Hsiao-hsien dal 1983 a oggi senza l'apporto del fido Chu Tien-wen alla sceneggiatura (che è firmata da HHH stesso e da François Margolin).