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16 luglio 2023

L'imperatrice Yang Kwei-fei (K. Mizoguchi, 1955)

L'imperatrice Yang Kwei-fei (Yokihi)
di Kenji Mizoguchi – Giappone 1955
con Machiko Kyo, Masayuki Mori
***

Rivisto in divx, in originale con sottotitoli inglesi.

Poco prima di morire, l'imperatore cinese Xuan Zong (Masayuki Mori) – appartenente alla dinastia Tang e vissuto nell'ottavo secolo – ricorda il periodo più felice della sua esistenza, quello trascorso al fianco della bellissima Yang Kwei-fei (Machiko Kyo), umile ragazza di campagna che era stata condotta a corte dall'eunuco Kao (Eitaro Shindo) allo scopo di fargli dimenticare la precedente consorte defunta. Colpito non solo dalla sua bellezza, ma anche dalla sincerità e dalla sensibilità affine per la musica e le arti, Xuan Zong ne fece la sua compagna, favorendo anche la scalata sociale della sua famiglia, in primis il cugino Yang Kuo-chung (Eitaro Ozawa). L'avidità e l'ambizione di questi, però, scatenerà una rivolta della popolazione, guidata dal generale An Lu-shan (So Yamamura). E la stessa Kwei-fei, pur di salvare l'imperatore, accetterà di farsi uccidere. L'intera vicenda è raccontata in flashback, nel ricordo dell'imperatore poco prima di ricongiungersi "spiritualmente" con l'adorata moglie. Primo degli unici due film a colori girati da Mizoguchi (l'altro è "Nuova storia del clan Taira", dello stesso anno), il film è una coproduzione fra la giapponese Daiei e l'hongkonghese Shaw & Sons (la futura Shaw Brothers), anche se cast e troupe sono interamente nipponici, e racconta di personaggi realmente esistiti: Yang Guifei (questa la romanizzazione moderna del suo nome), in particolare, è considerata una delle "quattro grandi bellezze" dell'antica Cina, al fianco di altre figure storiche e/o leggendarie. La prima parte della pellicola è romantica e quasi fiabesca, con echi in particolare di "Cenerentola" (la ragazza maltrattata dalla propria famiglia, e messa a lavorare nelle cucine dalle sorellastre, che però conquista il favore di un sovrano); la parte centrale, la migliore (con la visita in segreto e in anonimato alla festa popolare), mostra l'evoluzione del rapporto fra i protagonisti, con la presenza della donna che aiuta l'imperatore a liberarsi dalle costrizioni della vita di corte, dove anche lui è di fatto prigioniero di norme e regole alle quali non può contravvenire; quella conclusiva, infine, si concentra sugli eventi storici, ma è evidente che non siano questi al centro dell'interesse di Mizoguchi, che infatti sorvola rapidamente sull'evolversi politico e militare della situazione, in favore dei conflitti morali ed emozionali, culminando nel tema a lui caro del sacrificio femminile. Il consueto sobrio formalismo del regista giapponese è accompagnato stavolta da un certo gusto barocco, dovuto forse all'ambientazione cinese, complici anche i colori che donano una qualità pittorica all'immagine. Nel 1962 gli Shaw Brothers realizzeranno un remake in lingua cinese del film, diretto da Li Han-hsiang e distribuito all'estero col titolo "The magnificent concubine".

8 giugno 2023

Weathering with you (Makoto Shinkai, 2019)

Weathering with you - La ragazza del tempo (Tenki no ko)
di Makoto Shinkai – Giappone 2019
animazione tradizionale
**

Visto in TV (Netflix).

In una Tokyo sferzata da una pioggia incessante e innaturale, il sedicenne Hodaka, liceale scappato da casa e in cerca di lavoro, conosce Hina, una ragazza in grado di "portare il sereno" attraverso le sue preghiere al cielo. I due decidono di sfruttare la cosa, offrendo a pagamento le capacità di Hina a chiunque desideri qualche ora di sole. Ma il continuo ricorso ai poteri della ragazza – che è l'equivalente moderno delle antiche "sacerdotesse atmosferiche", destinate a sacrificarsi per il bene della comunità – fa sì che lei, lentamente, cominci a scomparire... Il soggetto sembra tratto da una light novel, ma è farina originale del sacco di Shinkai, con tutti i suoi pregi e difetti: una suggestiva fusione fra il realismo del quotidiano, il timido romanticismo adolescenziale e suggestioni mistiche o fantastiche, ma anche situazioni forzate, poetismo d'accatto, personaggi stereotipati o non molto caratterizzati, e uno sviluppo che procede a tentoni, perdendo interesse man mano che si va verso il finale. Di contro, la fattura tecnica è ottima, in particolare l'animazione e gli sfondi (per quanto fin troppo fotorealistici), mentre il character design resta un po' anonimo. Mediocri e di maniera anche le (non necessarie) canzoni. Un film da godersi e poi dimenticare a stretto giro di posta. Brevi cameo per i protagonisti di "Your name.", il precedente (e più fortunato) lavoro di Shinkai.

28 aprile 2023

Brooklyn (John Crowley, 2015)

Brooklyn (id.)
di John Crowley – GB/Irlanda/Canada 2015
con Saoirse Ronan, Emory Cohen
**

Visto in divx.

All'inizio degli anni Cinquanta, la giovane e sensibile Eilis (Saoirse Ronan) decide di abbandonare il piccolo villaggio irlandese in cui è nata e vissuta per andare in cerca di fortuna e di una nuova vita in America. La traversata in piroscafo e i primi passi a Brooklyn, dove risiede in un pensionato femminile e lavora come commessa in un grande magazzino, saranno difficili; ma pian piano la timida e insicura ragazza riuscirà a trovare un proprio spazio vitale nel nuovo mondo, e persino un fidanzato, l'italiano Tony (Emory Cohen), che sposerà in segreto. Ma quando la morte improvvisa della sorella Rose la costringerà a un breve ritorno in Irlanda, la nostalgia e l'infatuazione per un ragazzo locale, Jim (Domhnall Gleeson), rischieranno di mettere a repentaglio il suo progetto di vita... Da un romanzo di Colm Tóibín, sceneggiato da Nick Hornby, una pellicola romantica e di coming-of-age con una protagonista contesa fra due mondi, la patria di nascita (cui è legata e affezionata ma dove è anche prigioniera di obblighi familiari e sociali, ed è limitata da persone e ambienti chiusi, gretti e meschini) e quella d'adozione (dove non mancano le difficoltà, ma anche le opportunità e le possibilità di scoprire e realizzare veramente sé stessa, lasciando da parte le insicurezze). La regia dell'irlandese Crowley è un po' ingessata, ma d'altro canto l'intero film è un po' troppo formale stilisticamente, con una recitazione trattenuta, una fotografia patinata e una colonna sonora di maniera: certo, il tutto è voluto (come spesso nel cinema britannico) e ha anche un suo lento e freddo fascino. Peccato per qualche stereotipo di troppo (vedi per esempio gli italo-americani). Nel cast anche Jim Broadbent (il prete) e Julie Walters (la proprietaria del pensionato). Grande successo critico, con tre nomination agli Oscar (per il film, l'attrice e la sceneggiatura).

24 aprile 2023

Un'estate d'amore (I. Bergman, 1951)

Un'estate d'amore (Sommarlek)
di Ingmar Bergman – Svezia 1951
con Maj-Britt Nilsson, Birger Malmsten
***

Visto in divx.

Quando la danzatrice Marie (Maj-Britt Nilsson), poco prima delle prove di un importante balletto a teatro, riceve per posta il diario di Henrik (Birger Malmsten), il ragazzo che tredici anni prima aveva amato durante una vacanza estiva ed era morto improvvisamente, tutti i ricordi di quell'estate tornano di colpo a investirla. A quel tempo la giovane Marie era una ragazza solare e piena di vita, sempre pronta a ridere e a scherzare. La relazione con il più cupo Henrik, in vacanza con il suo cane nello stesso tratto di mare, nacque infatti per gioco, salvo farsi più profonda nel giro di pochi giorni, al punto da sviluppare sogni di fidanzamento e matrimonio: ma dopo la morte del ragazzo, in seguito a una caduta da uno scoglio, Marie divenne malinconica e introversa, perdendo ogni interesse e ragione di vita a lungo termine che non fosse la sua carriera di danzatrice, di fatto erigendo un muro, chiudendo una parte di sé e rimuovendo le emozioni. La lettura del diario le risveglia, la manda in crisi e le consente finalmente di "elaborare il lutto" e di aprirsi a una nuova vita. Nella sua apparente semplicità (nonostante la struttura a flashback), uno dei film più immersivi e psicologicamente profondi del primo periodo bergmaniano: aiutato da un'eccellente prova della protagonista, che veicola moltissime emozioni diverse, il regista si concentra sull'attenzione ai dettagli, che siano i primi piani su volti e oggetti (come nelle magistrali sequenze che vedono Marie da sola davanti allo specchio del trucco) o gli accenni "premonitori" (i molti presagi di morte attorno a Henrik) anche nelle sequenze più leggere e sbarazzine (tutta la parte della vacanza estiva sembra anticipare certe cose di Rohmer). E anche se all'apparenza nel soggetto – l'amore giovanile – non c'è molta differenza rispetto agli altri lavori di inizio carriera, per molti versi si può dire che lo "stile" di Bergman, dal punto di vista sia formale (notevole la fotografia di Gunnar Fischer) che contenutistico, quello che porterà avanti per il resto della carriera (da "Il posto delle fragole" – a proposito, anche qui c'è un "fragoleto" segreto – a "Persona"), nasca qui. Georg Funkquist è lo "zio" Erland, Stig Olin il maestro di danza, Alf Kjellin il giornalista Nyström.

15 marzo 2023

Fucking Åmål (Lukas Moodysson, 1998)

Fucking Åmål - Il coraggio di amare (Fucking Åmål)
di Lukas Moodysson – Svezia 1998
con Alexandra Dahlström, Rebecka Liljeberg
***1/2

Rivisto in divx.

La sedicenne Agnes (Liljeberg), intelligente e introversa, è segretamente innamorata della compagna di classe Elin (Dahlström), bella e popolare ma annoiata e insoddisfatta della propria vita. All'apparenza le due non potrebbero essere più diverse: ma in qualche modo faranno amicizia, e proprio il loro coraggioso "coming out" lesbico le aiuterà a rivendicare orgogliosamente la propria identità. Ambientata nella piccola cittadina di Åmål, che ingiuriano in continuazione e da cui sognano di fuggire (e i cui abitanti, inizialmente, se la presero con il titolo dissacrante), l'opera prima del regista svedese Lukas Moodysson è un credibile e realistico ritratto dei tormenti dell'adolescenza alla scoperta di sé e dei propri sentimenti, in un contesto caratterizzato dalla crudeltà e dai pregiudizi dei coetanei, dall'angoscia del non sentirsi (ri)amati, dalla vergogna per le proprie emozioni, dalle esigenze di rispondere alle aspettative degli altri (la famiglia in primis, ma anche gli amici e i compagni di scuola). Pur guardando stilisticamente a Lars von Trier (estetica povera, camera a mano, immagini sgranate, quasi come un film Dogma), Moodysson gira in maniera più leggera e sincera, focalizzandosi sui suoi personaggi e sul loro microcosmo sociale-scolastico senza inutili sovrastrutture, aiutato dall'ottima prova dei giovani interpreti (solo le due protagoniste erano attrici professioniste). E il lieto fine, in cui le due ragazze si incamminano orgogliosamente mano nella mano per i corridoi della scuola, sfidando ogni giudizio, scalda il cuore. Il film è noto anche con il titolo "Show me love", dalla canzone di Robyn sui titoli di coda.

26 dicembre 2022

Un amore tutto suo (Jon Turteltaub, 1995)

Un amore tutto suo (While you were sleeping)
di Jon Turteltaub – USA 1995
con Sandra Bullock, Bill Pullman
**1/2

Visto in TV (Disney+), con Sabrina, Eva e Alberto.

Dopo aver salvato la vita a Peter (Peter Gallagher), un uomo caduto sulle rotaie della metropolitana e finito in coma, per un equivoco la solitaria addetta alla biglietteria Lucy viene creduta la sua fidanzata, e come tale accolta con grande calore dalla famiglia di lui. Peccato che nel frattempo si innamori di Jack (Bill Pullman), il sospettoso fratello di Peter... Gradevole commedia romantica di ambientazione natalizia, che riesce a raccontare una storia dal finale scontato ma che, per arrivarci, deve percorrere un tragitto alquanto tortuoso. Bugie ed equivoci infatti si sprecano, tanto da parte di Lucy (che mantiene la finzione per non perdere l'affetto di una famiglia che non ha mai avuto) quanto da parte di Jack (che, pur innamoratosi a sua volta della ragazza, non intende tradire il fratello o mettere a repentaglio la sua felicità), e naturalmente le cose si complicano quando Peter, una volta uscito dal coma, si convince di essersi dimenticato di Lucy per via di un'amnesia e si dichiara deciso a sposarla comunque. Il mix di buoni sentimenti, patemi sentimentali e cliché festivi/natalizi è svolto con afflato e competenza, senza contare gli indovinati momenti umoristici. Il ruolo di protagonista era stato pensato inizialmente per Demi Moore o Julia Roberts. Nel cast anche Peter Boyle, Jack Warden, Glynis Johns e Michael Rispoli. La storia si svolge a Chicago.

20 dicembre 2022

Tuo, Simon (Greg Berlanti, 2018)

Tuo, Simon (Love, Simon)
di Greg Berlanti – USA 2018
con Nick Robinson, Logan Miller
**1/2

Visto in TV (RaiPlay).

Il diciassettenne Simon (Nick Robinson), all'ultimo anno di liceo, è segretamente gay: ma non ha il coraggio di dichiararlo né alla famiglia né agli amici. Il suo segreto verrà alla luce quando le mail che si scambia anonimamente con un compagno di scuola, gay come lui ma di cui ignora l'identità, verranno rese pubbliche da una terza persona... Tratto da un romanzo (di Becky Albertalli) di coming-of-age, un teen movie sui tormenti interiori di un adolescente alle prese con un mondo "eteronormale", in cui deve bilanciarsi fra le amicizie (che iniziano a colorarsi di sentimenti più forti), gli affetti familiari, la scuola e le emozioni non espresse. Una regia di stampo televisivo e giovani attori dai medesimi trascorsi tengono un po' a freno il risultato, ed è un peccato, visto che la sceneggiatura (inevitabile lieto fine "hollywoodiano" a parte) riesce a caratterizzare bene i personaggi e a mantenere l'attenzione dello spettatore entro i livelli di guardia, evitando tra l'altro le trappole dell'eccesso di sensazionalismo e quelle dell'estetica pop o fumettistica (ma non quelle del messaggio educativo o idealistico). Josh Duhamel e Jennifer Garner sono i genitori di Simon; Katherine Langford, Alexandra Shipp e Jorge Lendeborg Jr i suoi amici; Logan Miller il "nerd"; Tony Hale il vicepreside impiccione. In seguito al buon successo di pubblico, è stato realizzato un sequel sotto forma di serie tv ("Love, Victor"). La traduzione del titolo non è coerente con il film, durante il quale il modo in cui Simon firma le sue mail è reso sempre come "Con amore, Simon".

6 dicembre 2022

Licorice pizza (Paul T. Anderson, 2021)

Licorice pizza (id.)
di Paul Thomas Anderson – USA 2021
con Alana Haim, Cooper Hoffman
**

Visto in TV (Prime Video).

L'intraprendente quindicenne Gary Valentine (Cooper Hoffman) e la giovane fotografa Alana Kane (Alana Haim) si conoscono a Encino, in California, all'inizio degli anni settanta. La loro relazione, un po' d'amicizia e un po' romantica, si sviluppa lentamente fra alti e bassi. Episodico, nostalgico, semi-biografico (le vicende narrate si ispirano ai ricordi e agli episodi vissuti da un amico di Anderson, Gary Goetzman, attore bambino e poi imprenditore e produttore cinematografico), il film si iscrive in quel filone del cinema americano che da "American graffiti", passando per le pellicole di Linklater fino a "C'era una volta a Hollywood" di Tarantino, rivolge lo sguardo all'indietro verso un "passato dorato" che ultimamente si identifica appunto negli anni settanta. Fra gli episodi narrati ci sono le esperienze di Gary come attore teenager in programmi televisivi (come quelli di Lucille Ball), come venditore di materassi ad acqua (fugace "moda" negli Stati Uniti di quegli anni) e come gestore di una sala giochi (cioè di flipper: i video arcade erano di là da venire), mentre la più adulta Alana prova invece a gettarsi nell'attivismo politico. Ma il risultato è pretenzioso (come tutto il cinema di PTA) e caotico (si salta di palo in frasca), poco accattivante e dai toni altalenanti (momenti grotteschi e personaggi caricaturali si alternano ad altri che vorrebbero essere più intensi e sinceri). Francamente, questo tipo di cinema comincia a stufare: da un lato si guarda continuamente all'indietro, dall'altro accatasta – all'insegna del post-moderno – situazioni ed episodi in maniera random, prolungandone alcuni senza motivo e lasciando l'impressione di un'improvvisazione narrativa. Buona comunque la ricostruzione d'epoca, che rende bene l'atmosfera di quegli anni (grazie anche alla fotografia calda, alla colonna sonora, ai costumi e alle scenografie: quanti maglioncini a righe e carte da parati!). Mediocre l'adattamento italiano, che in realtà adatta ben poco, lasciando termini in inglese e nomi e riferimenti culturali non spiegati. Cooper Hoffman è il figlio di Philip Seymour Hoffman, Alana Haim una giovane musicista: per entrambi è l'esordio come attori. Piccole parti (per lo più macchiette) per Sean Penn (il divo Jack Holden, ispirato a William Holden), Tom Waits (il suo amico Rex Blau), Bradley Cooper (il produttore Jon Peters) e Benny Safdie (il politico gay Joel Wachs). Lo strano titolo (due ingredienti apparentemente inconciliabili?) non viene citato né spiegato durante il film: era il nome di una catena di negozi di dischi presente all'epoca nella California del Sud, che secondo Anderson ricorderebbe all'istante (solo a chi era lì, però) l'atmosfera di quei giorni. Flop al botteghino, ma apprezzato dalla critica (con tre nomination agli Oscar, per il film, la regia e la sceneggiatura).

12 novembre 2022

Dolce inganno (George Stevens, 1937)

Dolce inganno (Quality Street)
di George Stevens – USA 1937
con Katharine Hepburn, Franchot Tone
**1/2

Rivisto in DVD.

Nell'Inghilterra di inizio Ottocento, la giovane Phoebe (Katharine Hepburn) soffre una delusione d'amore quando il dottor Brown (Franchot Tone), il gentiluomo di cui era invaghita e dal quale si aspettava una proposta di matrimonio, sceglie invece di abbandonarla per arruolarsi e partire per le guerre napoleoniche. Quando l'uomo tornerà, dieci anni dopo, Phoebe gli farà credere di essere la propria nipote Livy, più giovane e sbarazzina, e cercherà di sedurlo per vendicarsi di lui, non immaginando che invece Brown nel frattempo ha messo chiarezza nei propri sentimenti e ha deciso di sposare proprio la "vecchia" Phoebe... Da un'opera teatrale di J. M. Barrie (l'autore di "Peter Pan"), già portata al cinema in versione muta nel 1927, una commedia degli equivoci romantica e delicata, tutta ambientata in un quartiere, anzi in una strada (Quality Street, appunto), popolata da giovani e vecchie zitelle che sognano avventure sentimentali e spettegolano su ogni cosa. Attorno alla splendida Hepburn, che veicola tante emozioni allo stesso tempo, si aggirano infatti parenti e amiche impertinenti e curiose, mentre la trovata del travestimento, per quanto inverosimile (come può Phoebe sembrare una versione più giovane di sé stessa con tanta facilità? Risposta: è la magia del teatro!), fornisce il necessario spunto per movimentare la vicenda. Non manca poi una robusta dose di comicità, offerta soprattutto dai personaggi del sergente reclutatore (Eric Blore) e della cuoca di casa (Cora Witherspoon). Nel buon cast anche Fay Bainter (Susan, la sorella maggiore di Phoebe) ed Estelle Winwood (Mary, una delle vicine impiccione). Ottima la regia di Stevens.

20 ottobre 2022

Funeral march (Joe Ma, 2001)

Funeral march (Seung joi ngo sam)
di Joe Ma – Hong Kong 2001
con Eason Chan, Charlene Choi
**

Rivisto in DVD, in originale con sottotitoli inglesi.

Duan (Eason Chan) si occupa per lavoro di organizzare funerali, curando con sensibile meticolosità ogni particolare della cerimonia. Quando viene assunto da Yee (Charlene Choi), giovane ragazza malata di cancro, per preparare il suo stesso funerale, cerca in ogni modo di convincerla a non arrendersi e a sottoporsi all'operazione che potrebbe salvarle la vita, cosa verso cui Yee è riluttante anche per via del cattivo rapporto con il padre e la matrigna. I sentimenti per Duan le faranno ritrovare la voglia di vivere, ma il destino è in agguato... Una delicata storia di emozioni, sentimenti, riflessioni su vita, morte e amore. Alla sua uscita sembrò un film "profondo", ma sono bastati vent'anni per accorgersi dei suoi limiti: nonostante una buona regia (con alcune scene notevoli: su tutte la soggettiva nel finale), l'atmosfera fredda e composta e la recitazione trattenuta, va alla ricerca di una commozione facile e un po' ricattatoria, e soffre per una parte centrale in cui i personaggi – complice anche un'informazione non ancora rivelata allo spettatore – sembrano smarrire un po' la strada, mentre si danno da fare per capire se si amano e se devono stare insieme o no. Nota: stando ai miei database, avevo già visto questo film prima di aprire il blog (dunque fra il 2001 e il 2005) e mi era anche piaciuto, eppure non ne ricordavo una sola immagine o sequenza.

18 ottobre 2022

Il peccato di Lady Considine (A. Hitchcock, 1949)

Il peccato di Lady Considine (Under Capricorn)
di Alfred Hitchcock – GB 1949
con Ingrid Bergman, Joseph Cotten, Michael Wilding
**1/2

Visto in TV (Prime Video).

Australia, 1831. Charles Adare (Wilding), gentiluomo irlandese giunto a Sydney per fare fortuna, conosce Sam Flusky (Cotten), ex galeotto che, scontata la pena, è diventato un ricco proprietario terriero. Questi lo assume per tenere compagnia alla moglie, Lady Henrietta Considine (Bergman), che vive isolata dalla società e soffre di depressione. La coppia, infatti, è tormentata da un tragico passato (lui fu condannato ai lavori forzati per aver ucciso in Europa il fratello di lei, che disapprovava la loro unione per via della differenza di classe: aristocratica la donna, un semplice stalliere l'uomo) e da un stigma sociale che non l'ha abbandonata nemmeno all'altro capo del mondo... Secondo film in technicolor di Hitchcock dopo il precedente "Nodo alla gola", nonché terzo e ultimo con la Bergman come protagonista (dopo "Notorious" e "Io ti salverò"), segna anche il breve ritorno di sir Alfred in Inghilterra, dove dirigerà ancora un altro film ("Paura in palcoscenico") prima di ritrasferirsi definitivamente a Hollywood. Si tratta di un melodramma romantico a sfondo storico-sociale, piuttosto sopra le righe e abbastanza lontano dai soliti thriller cari al regista (anche se non mancano paralleli con lavori realizzati in precedenza, si pensi a "Rebecca"): l'ottima qualità della regia, assai mobile ed elaborata, che fa ampio ricorso a lunghi piani sequenza, e l'uso dei colori, quasi pastello, dona all'insieme un'aura tutta particolare, al limite dell'astratto o dell'irreale, il che gli consente di superare i limiti di un soggetto – tratto da un romanzo di Helen Simpson – da soap opera (un mix fra "L'amante di Lady Chatterley" e certi polpettoni storici ambientati in luoghi esotici), evidenti per esempio nel personaggio della governante Milly (Margaret Leighton), la domestica di casa, ambigua e manipolatrice. Buone le prove degli attori: da ricordare il lungo monologo della Bergman in cui Henrietta confessa a Charles il proprio tragico passato. Il film è noto in Italia anche con il titolo "Sotto il capricorno", traduzione letterale dell'originale (il capricorno in questione è il tropico che attraversa l'Australia).

13 ottobre 2022

Entergalactic (Fletcher Moules, 2022)

Entergalactic (id.)
di Fletcher Moules – USA 2022
animazione tradizionale
**

Visto in TV (Netflix).

Lo street artist Jabari, celebre per il personaggio di Mr. Rager, i cui graffiti ricoprono i muri di New York, sta per cambiare la propria vita: si trasferisce in un nuovo appartamento a Manhattan, sta per trasformare Mr. Rager in un fumetto per un'importante casa editrice di comics, e si innamora della sua nuova vicina di casa, la fotografa Meadow, che a sua volta sta per presentare i propri lavori in una mostra collettiva... Se guardiamo soltanto al soggetto, alla sceneggiatura e ai personaggi, c'è davvero poco di memorabile in questo film d'animazione, ideato dal musicista e rapper Kid Cudi (al secolo Scott Mescudi, che nella versione originale dà anche la voce al protagonista; il cast comprende inoltre Jessica Williams, Timothée Chalamet, Tyrone Griffin Jr., Laura Harrier e Vanessa Hudgens) e che originariamente avrebbe dovuto essere una serie tv animata, prima di trasformarsi in uno "special": ci sono tutti i luoghi comuni della rom-com, la commedia romantica di ambientazione urbana, con i due personaggi che si incontrano, si innamorano, superano alcune incomprensioni e infine si ritrovano, attorniati dai soliti amici più o meno eccentrici che elargiscono consigli. A sollevare l'insieme non sono i contenuti, ma la forma: un'animazione moderna, colorata e gradevole, con uno stile di disegno che è una giusta via di mezzo fra il fotorealistico (c'è di mezzo il rotoscope?) e il cartoon (vedi anche le sequenze fantasiose ed espressionistiche). Aggiungiamoci una bella rappresentazione della vita culturale di New York, dell'ambiente circostante (Jabari si muove in bicicletta) e una colonna sonora sempre presente ma non troppo invadente, e il risultato è piacevole, anche se avrebbe potuto (e dovuto) osare di più, dando per esempio più spazio al personaggio di Mr. Rager (scollegato dal resto, tematicamente parlando: Jabari, d'altronde, sembra tutto tranne che un artista "arrabbiato"). Marginale anche la sottotrama legata all'app di incontri che tutti, tranne i due personaggi principali, usano.

29 agosto 2022

Io e Annie (Woody Allen, 1977)

Io e Annie (Annie Hall)
di Woody Allen – USA 1977
con Woody Allen, Diane Keaton
***1/2

Rivisto in divx.

Alvy Singer (Allen), comico e cabarettista newyorkese, ripercorre il proprio rapporto con le donne e in particolare quello con Annie Hall (Keaton), aspirante cantante del Wisconsin con cui ha convissuto, lasciandosi dopo un anno di relazione fra alti e bassi. Il film che ha definitivamente consacrato Woody Allen, fino ad allora noto per le sue commedie satiriche più o meno demenziali, di cui in un certo senso rappresenta artisticamente il punto d'arrivo: vinse l'Oscar (battendo nientemeno che "Guerre stellari") ed è tuttora considerato fra i suoi migliori lavori, se non il migliore in assoluto. La commedia romantica ed esistenziale vive sulle insicurezze, le nevrosi e le idiosincrasie del personaggio (magistralmente accentuate, nella versione italiana, dal doppiaggio di Oreste Lionello, che fu apprezzato dallo stesso Allen: "mi ha fatto sembrare migliore di quanto io sia"), intellettuale ebreo che disprezza gli intellettuali (celeberrima la scena della coda davanti al cinema, nella quale "materializza" dal nulla il sociologo Marshall McLuhan per mettere a tacere un saccente individuo che pontificava proprio su di lui), pessimista per natura (legge solo libri che contengono la parola "morte" nel titolo), che cerca di "elevare culturalmente" la sempliciotta e impulsiva Annie, spingendola a iscriversi all'università e ad andare in analisi (come lui, che va dallo psichiatra da quindici anni: "Gli concedo un altro anno, poi vado a Lourdes"). La sceneggiatura è ricchissima e frammentata, e passa da un momento all'altro senza pause e senza soluzione di continuità, in un susseguirsi di monologhi, flashback (cui spesso assistono, commentandoli, le versioni "attuali" dei personaggi) e istanti in cui il protagonista si rivolge direttamente al pubblico rompendo la quarta parete, dando vita a una serie di riflessioni esistenziali che forgiano non solo il personaggio (Alvy è un vero e proprio alter ego di Allen, nonché la naturale evoluzione delle figure interpretate nei film precedenti, in particolare il Sam Felix di "Provaci ancora, Sam") e il suo rapporto con i rappresentanti dell'altro sesso (ha ben due matrimoni alle spalle, prima ancora di incontrare Annie) ma anche quello con la stessa New York, "città morente" a cui fa da contraltare una California solare ma artificiale ed eccentrica. Anche il linguaggio cinematografico è decostruito attraverso l'uso occasionale dello split screen e persino una sequenza a cartoni animati (che parodizza la "Biancaneve" disneyana). Fra le battute più memorabili, quelle sul sesso: "Il sesso è stata la cosa più divertente che ho fatto senza ridere", "Non denigrare la masturbazione: è sesso con qualcuno che amo". In più, aforismi come quello (attribuito a Groucho Marx) che apre la pellicola, "Io non vorrei mai appartenere a nessun club che contasse tra i suoi membri uno come me", e la barzelletta sulle uova che la conclude ("Dottore, mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina" "Perché non lo interna?" "E poi a me le uova chi me le fa?"), con chiosa finale ("È quello che penso dei rapporti uomo-donna: e cioè che sono assolutamente irrazionali, e pazzi, e assurdi... ma credo che continuino perché la maggior parte di noi ha bisogno di uova"). Diane Keaton, deuteragonista perfetta, aveva già recitato con Allen nei precedenti "Il dormiglione" e "Amore e guerra" (nonché in "Provaci ancora, Sam"). Piccole parti per Tony Roberts, Carol Kane, Paul Simon, Janet Margolin, Shelley Duvall e Christopher Walken (il fratello sciroccato di Annie), nonché camei per Jeff Goldblum, Sigourney Weaver e Truman Capote. Oltre a quello per il miglior film, la pellicola vinse anche gli Oscar per la regia, la sceneggiatura (di Allen e Marshall Brickman) e l'attrice (Keaton).

24 agosto 2022

Listening (Kenneth Branagh, 2003)

Listening
di Kenneth Branagh – GB 2003
con Frances Barber, Paul McGann
**1/2

Visto su YouTube.

Un uomo (McGann) e una donna (Barber), ospiti di una struttura dove, per rilassarsi, è assolutamente vietato l'uso della parola, stringono un legame empatico. Cortometraggio (di 20 minuti) quasi senza dialoghi, che narra una storia d'amore accompagnata solo da sguardi e dai suoni della natura: insolitamente "minimalista" per Branagh, anche sceneggiatore, ma con un twist finale. Una pellicola delicata e al tempo stesso intensa, che distilla le sue emozioni contando proprio sull'assenza delle parole, poco nota (anche se ha vinto alcuni premi a vari festival internazionali) e di difficile reperibilità (la copia su YouTube è di scarsa qualità e con sottotitoli in greco), ma che rappresenta una pausa quanto mai benvenuta fra un filmone ipertrofico e un altro. Ottimi i due attori, attivi per lo più a teatro: ma McGann è noto anche come ottavo "Doctor Who". Nella colonna sonora c'è il secondo movimento del concerto "Emperor" di Beethoven.

5 aprile 2022

Alta fedeltà (Stephen Frears, 2000)

Alta fedeltà (High Fidelity)
di Stephen Frears – GB/USA 2000
con John Cusack, Iben Hjejle
***

Rivisto in TV (Disney+).

Dopo la rottura con la fidanzata Laura (Iben Hjejle), l'ansioso Rob Gordon (John Cusack), ex DJ, appassionato di musica e proprietario di un negozio di dischi nella periferia di Chicago, ripensa alle sue storie sentimentali passate e ai motivi per cui sono finite male. Per capirne le ragioni, decide di rintracciare le cinque ragazze che gli hanno spezzato di più il cuore: la "top five" delle rotture più dolorose. Insieme ai due dipendenti che lavorano nel suo negozio, il timido Dick (Todd Louiso) e l'esuberante Barry (Jack Black), è infatti solito passare il tempo snocciolando classifiche sulle cose più svariate: a cominciare dalla musica, certo (i dischi o le canzoni più belle su particolari temi), ma anche su tutti gli aspetti della sua vita privata. Dall'omonimo romanzo di Nick Hornby (che però era ambientato a Londra), una pellicola che trasuda amore, oltre che per i simpatici personaggi e per le loro vicende romantiche, soprattutto per la musica. Il negozio di Rob vende vinili e si rivolge ad appassionati consapevoli della grande musica del passato, che non inseguono soprattutto le mode, a costo di essere sbeffeggiati nei loro gusti dall'atteggiamento snob dei suoi commessi (in particolare dal provocatorio Barry): e il fascino per i vecchi dischi, le lunghe discussioni sugli artisti e sui concerti, i sogni di far parte di quel mondo porteranno Rob, nel finale, a lanciarsi persino a produrre il CD di due ragazzini che bazzicano il suo negozio (spesso rubando, più che comprando, gli album esposti). In linea con il romanzo di Hornby, cui è piuttosto fedele, il film è brillante e spigliato, condotto per mano da un protagonista insicuro e semi-depresso, che parla in camera direttamente con lo spettatore (rivelando, fra le varie cose, i segreti per realizzare una compilation ideale su cassetta) e ripercorre le sue storie passate, il tutto mentre cerca (e spera) disperatamente di ricucire i rapporti con Laura. Le sue ex ragazze sono interpretate, fra le altre, da Catherine Zeta-Jones, Lili Taylor e Joelle Carter. Tim Robbins è Ian/"Ray", la nuova fiamma di Laura; Lisa Bonet è la cantante Marie DeSalle; Joan Cusack (sorella di John) è Liz, amica di Laura e Rob; Bruce Springsteen ha un cameo nel ruolo di sé stesso. Ottimo Black. Ricchissima, ovviamente, la colonna sonora (per non parlare dei brani o dei dischi soltanto menzionati nei dialoghi): per selezionarne i contenuti, Frears e gli sceneggiatori hanno passato in rassegna circa 2000 canzoni!

28 marzo 2022

Noi siamo infinito (Stephen Chbosky, 2012)

Noi siamo infinito (The perks of being a wallflower)
di Stephen Chbosky – USA 2012
con Logan Lerman, Emma Watson, Ezra Miller
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Visto in TV (Prime Video).

Adolescente intelligente ma introverso, depresso e con tendenze suicide, Charlie (Logan Lerman) inizia il liceo senza amici e bullizzato dagli alunni più grandi. Ma tutto cambia quando conosce lo spigliato Patrick (Ezra Miller) e la sua sorellastra Sam (Emma Watson), studenti dell'ultimo anno, che lo introducono nella loro cerchia. Grazie ai nuovi amici, peraltro non esenti a loro volta da problemi e tormenti, Charlie uscirà dal guscio e saprà fare in qualche modo i conti con un tragico passato. Dal suo omonimo romanzo, Chbosky scrive e dirige una storia di coming-of-age che parte come una commedia scolastica adolescenziale ma si fa quasi subito dark ed esistenziale, mostrando il lato più oscuro dei personaggi e del loro difficile passaggio verso l'età adulta, fra piccoli e grandi drammi che solo il sostegno reciproco può aiutare a superare. L'amicizia con Patrick e l'amore verso Sam accompagnano Charlie durante il primo anno di liceo, insieme alle vicende scolastiche (la passione per la letteratura, incoraggiata dal professore di inglese), quelle famigliari (i rapporti con i fratelli) e ai traumatici ricordi del passato. Strutturata come un romanzo epistolare (Charlie scrive a un amico senza nome, raccontandogli le proprie vicende), la pellicola è ambientata all'inizio degli anni Novanta ed è accompagnata da una bella colonna sonora a base di rock (dove spicca "Heroes" di David Bowie, il brano che gli amici ascoltano mentre passano in macchina attraverso il tunnel) e da vari riferimenti culturali (come il "Rocky Horror Picture Show", alle cui rappresentazioni "dal vivo" – simbolo di apertura alla diversità e alla consapevolezza di sé stessi – il gruppo di amici partecipa in costume). Bravo e intenso il cast di giovani attori: Lerman e Miller sono ottimi, la Watson sorprende in un ruolo al di fuori della bolla di Harry Potter. Il titolo italiano è forse un po' troppo "mocciano" (o "mucciniano"?), ma si rifà alla battuta finale del film.

12 marzo 2022

West Side Story (Steven Spielberg, 2021)

West Side Story (id.)
di Steven Spielberg – USA 2021
con Ansel Elgort, Rachel Zegler
**

Visto in TV (Disney+).

Nel West Side newyorkese, durante gli anni Cinquanta, due bande giovanili (i Jets, bianchi, e gli Sharks, immigrati portoricani) si contendono un territorio in rovina, un pugno di isolati soggetti allo sgombero o alla demolizione. Nemmeno l'amore fra Tony (Elgort) e Maria (Zegler) potrà impedire che il circolo dell'odio e della vendetta sfoci in tragedia. Nuova versione cinematografica del celebre (e bellissimo) musical di Leonard Bernstein (con testi di Stephen Sondheim), rilettura quasi esplicita di "Romeo e Giulietta", questo film è forse un esempio perfetto di remake del tutto inutile: non solo non innova praticamente nulla rispetto alla pellicola di Robert Wise del 1961, di cui riprende mood, messa in scena e persino coreografie (tanto da rendere obbligatorio accreditare nei titoli di coda il coreografo originale, Jerome Robbins, al fianco di quelli moderni), ma risulta anche inferiore a essa sotto ogni aspetto, a partire dagli interpreti (meglio comunque la Zegler, che almeno sa cantare, del mediocre Elgort). Nonostante il regista dal nome importante, dunque, non c'è praticamente nessun motivo per preferire la visione di questa versione rispetto a quella di sessant'anni prima. Anziché attualizzare l'ambientazione (sarebbe stata un'idea niente male), il film riprende il setting degli anni '50 dell'originale, enfatizzando quanto meno l'aspetto del conflitto razziale, che risulta così predominante rispetto alla trama romantica o al tema della delinquenza giovanile. Fra una canzone e l'altra, lo sceneggiatore Tony Kushner aggiunge lunghi e inutili dialoghi che suonano però didascalici, fasulli o fuori registro rispetto al resto (non mancano anacronismi, anche per colpa del doppiaggio italiano, con termini come "eyeliner" o "distruzione reciproca assicurata" che mai avrebbero potuto essere usati da teenager degli anni Cinquanta) e soprattutto che fanno smarrire l'organicità dell'insieme, scollegando le parti musicali le une dalle altre. A tratti si ha addirittura l'impressione che al film interessino poco le canzoni, tanto che per paradosso potrebbero essere eliminate e la trama avrebbe ancora senso. Da notare come (non una o due, ma almeno una decina di volte!) i personaggi portoricani si dicano per i motivi più svariati che non devono parlare fra loro in spagnolo, come se i cineasti volessero giustificarsi davanti al pubblico (che paranoia!) del fatto che parlino e cantino in inglese. Per chi non avesse visto il film di Wise, comunque, la visione può risultare piacevole, visto che le canzoni ovviamente sono sempre molto belle, da "America" a "Tonight", da "Maria" a "Somewhere". Quest'ultima non è cantata da Tony e Maria, ma da un personaggio introdotto appositamente (e che sostituisce Doc), Valentina, proprietaria del negozio dove lavora Tony e interpretata da Rita Moreno, che nel film del 1961 era Anita. Ampliato anche lo spazio per il tenente Schrank (Corey Stoll) e per l'agente Krupke (Brian d'Arcy James). Ariana DeBose è Anita, Mike Faist è Riff, David Alvarez è Bernardo, Josh Andrés Rivera è Chino. Sette nomination agli Oscar (fra cui quelle per il film, la regia e la fotografia).

9 marzo 2022

Le piace Brahms? (Anatole Litvak, 1961)

Le piace Brahms? (Goodbye again)
di Anatole Litvak – USA/Francia 1961
con Ingrid Bergman, Yves Montand, Anthony Perkins
**1/2

Visto in divx.

Paula (Ingrid Bergman), arredatrice d'interni, quarantenne e divorziata, ha una relazione che si trascina da cinque anni con Roger (Yves Montand), commerciante dongiovanni che non ha nessuna intenzione di sposarla, anche perché ama sentirsi libero di vivere numerose altre scappatelle, sapendo però di poter sempre tornare da lei. Quando la donna comincia a essere corteggiata da Philip (Anthony Perkins), l'irrequieto e perdigiorno figlio venticinquenne di una sua ricca cliente (Jessie Royce Landis), comincia a mettere in discussione la propria vita... Dal romanzo "Aimez-vous Brahms?" di Françoise Sagan, un (melo)dramma sentimentale ed esistenziale che si regge soprattutto sulla bravura dei tre interpreti, oltre che sullo sfumature psicologiche di personaggi prigionieri dei propri ruoli, confusi nei propri sentimenti, in cerca di un'impossibile felicità e ossessionati dall'età (c'è chi vuole essere più giovane, come Roger, e chi vuole essere più vecchio, come Philip). È un film di sentimenti incerti e maturi al tempo stesso, che l'ambientazione parigina ammanta di fascino e intellettualismo, facendolo forse sembrare più profondo di quanto non sia (la storia è in realtà molto lineare e, in fondo, prevedibile). Il malinconico finale, che richiama l'incipit, mostra che non è cambiato nulla, se non una consapevolezza più acuta e triste della vecchiaia e dell'importanza di un legame anche fragile per vincere la solitudine (tutto il contrario, dunque, dell'idealizzazione dell'amore). La frase del titolo, gettata lì con nonchalance da Philip per invitare Paula a un concerto, è un modo per chiedere alla donna se ama davvero il suo compagno. E proprio la musica di Brahms (in particolare il bellissimo ed espressivo terzo movimento della terza sinfonia) ricorre più volte, arrangiata in modi diversi (diventa persino una canzone jazz!), per l'intera pellicola. Il doppiaggio italiano modifica il nome di Roger Demarest in Renzo Demarco.

22 febbraio 2022

Ovunque nel tempo (Jeannot Szwarc, 1980)

Ovunque nel tempo (Somewhere in time)
di Jeannot Szwarc – USA 1980
con Christopher Reeve, Jane Seymour
**1/2

Visto in divx.

Innamoratosi (solo guardando un suo ritratto!) di Elise McKenna (Jane Seymour), attrice teatrale vissuta a inizio secolo, il commediografo Richard Collier (Christopher Reeve) viaggia indietro nel tempo con la forza della mente, ritrovandosi così nel 1912 nell'albergo che l'aveva ospitata... Da un romanzo di Richard Matheson ("Appuntamento nel tempo"), anche sceneggiatore, una pellicola romantico-fantastica nella vena di classici degli anni '30-50 come "Sogno di prigioniero", "Il ritratto di Jennie", "Pandora" o "Il fantasma e la signora Muir" (con il quale condivide il finale): la celebrazione dell'amor fou che supera le barriere del tempo e dello spazio. Anche se c'è di mezzo, appunto, un viaggio nel tempo, la pellicola tecnicamente non è fantascientifica: il fenomeno è spiegato semplicemente con la forza dell'autosuggestione o dell'ipnotismo, in grado di permettere il balzo se ci si trova nel luogo giusto e con la corretta predisposizione d'animo. E naturalmente non manca il paradosso del loop in cui si smarrisce il rapporto di causa ed effetto: da dove proviene, per esempio, l'orologio che Elise da anziana dona a Richard e che poi lo stesso Richard le restituisce? Christopher Plummer è Robinson, l'impresario di Elise, che ostacola la relazione fra lei e Richard perché teme (o "sa") che questa porrà fine alla sua carriera. Nel cast anche Bill Erwin, Teresa Wright e George Voskovec. Matheson stesso appare in un cameo. La colonna sonora di John Barry comprende anche una variazione della rapsodia di Rachmaninov su un tema di Paganini.

30 gennaio 2022

Primo amore (George Stevens, 1935)

Primo amore (Alice Adams)
di George Stevens – USA 1935
con Katharine Hepburn, Fred MacMurray
**1/2

Rivisto in DVD.

Pur di famiglia povera, Alice Adams (una Katharine Hepburn giovane, bella e radiosa) ama la vita dell'alta società e cerca di "abbeverarsene" in ogni modo, frequentandone i rappresentanti e infiltrandosi alle feste, fingendo di essere ricca e benestante a sua volta. Quando si innamora (ricambiata) del bell'Arthur Russell (Fred MacMurray), cercherà di nascondergli il suo umile stato sociale. Che però verrà alla luce nel corso di una disastrosa cena in famiglia. Da un romanzo di Booth Tarkington (vincitore del premio Pulitzer nel 1922 e già portato sullo schermo in un film muto del 1923), una variante della storia di Cenerentola: ma più che l'aspetto romantico, in fondo poco originale, a renderla interessante è la lettura socio-economica, con la sottotrama del tentativo del padre di Alice (Fred Stone) di trasformarsi da impiegato in imprenditore, finendo con l'alienarsi per ripicca il suo ex datore di lavoro. "I francesi sono famosi per la cucina, gli italiani per la musica... e gli americani? Per gli affari", dice Alice ad Arthur, durante una delle loro vacue conversazioni. E il film, uscito poco dopo la Grande Depressione, insiste su questo punto, portando in primo piano le aspirazioni imprenditoriali ed economiche, le insicurezze finanziarie e le disuguaglianze sociali che ogni cittadino americano e ogni famiglia dell'epoca doveva fronteggiare. Il lieto fine relativo alla love story (non presente nel romanzo) fu imposto dai produttori che temevano la reazione del pubblico a un finale troppo "realistico", contro il volere di attrice e regista. La pellicola ricevette due nomination agli Oscar (quelle per il miglior film e per la miglior attrice protagonista). Stevens fu scelto come regista perché George Cukor e William Wyler (le prime scelte della Hepburn) non erano disponibili: i due lavoreranno poi insieme in altri due film.