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2 marzo 2021

Fantasma d'amore (Dino Risi, 1981)

Fantasma d'amore
di Dino Risi – Italia/Francia/Germania 1981
con Marcello Mastroianni, Romy Schneider
**1/2

Visto in TV (RaiPlay).

Il commercialista Nino Monti (Mastroianni), sposato e senza figli, conduce una vita tranquilla e ordinaria. Quando si imbatte per caso in Anna (Romy Schneider), suo antico amore di gioventù, in lui si risvegliano ricordi e passioni. Ma la vicenda si complica in più direzioni: dapprima scopre che di Anna ce ne sono due, una ancora bella e fresca, sposata con un ricco nobile, e un'altra vecchia e malata, quasi irriconoscibile e persino ripugnante. E poi un amico medico gli rivela che la donna in realtà è morta tre anni prima: che dunque si tratti del frutto della sua immaginazione, o addirittura di un fantasma tornato per vendicarsi di antichi torti? Da un romanzo di Mino Milani, ambientato in una Pavia brumosa e invernale (la fotografia è di Tonino Delli Colli), una pellicola d'atmosfera e malinconica, che si dipana sul filo dei ricordi e del mistero (inizialmente sembra voler intavolare una riflessione sul "tempo che ci fa invecchiare, che ci consuma", poi subentra una trama da giallo parapsicologico). Il fascino non manca, grazie ai temi, all'ambientazione, alla regia composta e a una grande coppia di interpreti. Ma qualche svolta non del tutto imprevedibile e un finale ambiguo e forse superfluo (che ricorda "Il gabinetto del dottor Caligari") fanno abbassare un po' il giudizio. Eva Maria Meineke è Teresa, la moglie di Nino. Michael Kroecher è Don Gaspare, inquietante figura mistica di prete/mago che cita Nostradamus e Coleridge. L'immagine del volto di Anna che fissa Nino da sotto l'acqua ricorda l'Ofelia di Millais o le tante figure acquatiche e semi-divine della mitologia. Nella colonna sonora di Riz Ortolani spicca il clarinetto di Benny Goodman.

17 luglio 2020

Ciao pussycat (Clive Donner, 1965)

Ciao pussycat (What's new pussycat)
di Clive Donner – USA/Francia 1965
con Peter O'Toole, Peter Sellers
*1/2

Visto in divx alla Fogona, con Sabrina e Marisa.

Il britannico Michael James (Peter O'Toole), redattore per una rivista di moda a Parigi, esita a sposarsi con la sua eterna fidanzata Carole (Romy Schneider) perché non vuole rinunciare alle avventure quotidiane con le numerose altre donne che gli girano attorno (e che chiama tutte con il vezzegiativo “Pussycat”). Fra queste: la spogliarellista Liz (Paula Prentiss), perennemente depressa e incline al suicidio; la ninfomane Renée (Capucine), paziente dello psicanalista Fritz Fassbender (Peter Sellers), a sua volta ossessionato dal sesso e geloso dei successi di Michael; e la paracadutista Rita (Ursula Andress), che gli piomba giù letteralmente dal cielo. Pochade scollacciata che ha i suoi pregi essenzialmente nel gruppo di interpreti, fra i quali spicca Woody Allen, autore anche della sceneggiatura, alla sua prima esperienza nel cinema (prima di esordire l'anno successivo anche alla regia) nei panni di Victor, l'amico imbranato di Michael e Carole (battuta cult: "Ho trovato lavoro in un locale di striptease, aiuto le ragazze a spogliarsi e a vestirsi. 24 franchi a settimana" - "Non sono molti" - "Beh, è quanto posso spendere..."). Nel complesso una farsa di scarso valore che ironizza sulle dipendenze sessuali ma anche (e soprattutto) sulla psicanalisi, leitmotiv di tutto il cinema di Allen, con Sellers nei panni di un terapeuta che ha più problemi dei suoi stessi pazienti. Camei di Richard Burton e Françoise Hardy. Il tema musicale, cantato da Tom Jones, è di Burt Bacharach. Inizialmente i protagonisti avrebbero dovuto essere Warren Beatty e Groucho Marx.

26 luglio 2019

Katia, regina senza corona (R. Siodmak, 1959)

Katia, regina senza corona (Katia)
di Robert Siodmak – Francia 1959
con Romy Schneider, Curd Jürgens
*1/2

Visto in TV, con Sabrina.

Innamorata dello zar Alessandro II (Jürgens), la giovane principessa decaduta Ekaterina "Katia" Dolgorukova (Schneider) ne diventa la protetta e l'amante, restando al suo fianco durante i suoi tentativi di riformare l'impero (abolendo il servaggio e concedendo una costituzione al popolo), ma dovrà assistere impotente al suo assassinio per mano di rivoluzionari fomentati dai suoi stessi ministri. Remake di un film del 1938 con Danielle Darrieux, la pellicola si ispira alla biografia di Katia scritta dalla principessa rumena Martha Bibescu e romanza diversi dettagli della vicenda reale, mantenendo però intatti i principali eventi storici. Come risultato, il film soffre per una certa mancanza di equilibrio, essendo quasi diviso in due: una prima parte più romantica e sentimentale, incentrata sul rapporto fra i due protagonisti, e una seconda più storica e politica, con lo zar che deve far fronte alle rivolte popolari e ai complotti di corte, in particolare quelli del ministro della polizia Koubaroff (Pierre Blanchar). Poco ispirato, ma si salvano la regia competente di Siodmak (al secondo film francese dopo essere tornato in Europa) e gli interpreti. La Schneider, all'epoca solo ventunenne, era già celebre per le pellicole in cui aveva vestito i panni di un'altra "sovrana", l'imperatrice Sissi (Elisabetta d'Austria). Monique Mélinand è la zarina Maria, Françoise Brion la rivoluzionaria Sofia Perovskaya.

5 novembre 2018

La piscina (Jacques Deray, 1969)

La piscina (La piscine)
di Jacques Deray – Francia 1969
con Alain Delon, Romy Schneider
*1/2

Visto in TV.

Ospiti in una villa con piscina sulla Costa Azzurra durante le vacanze estive, la pace dei coniugi Jean-Paul (Alain Delon) e Marianne (Romy Schneider) è turbata dall'arrivo inatteso di Harry (Maurice Ronet), vecchio amico dell'uomo ed ex amante della donna, insieme alla sua figlia diciottenne Penelope (Jane Birkin). La presenza di Harry suscita la gelosia di Jean-Paul, che forse anche per questo motivo trasferisce le proprie attenzioni sulla ragazza... Scritto da Deray insieme a Jean-Claude Carrière (che hanno fatto una sorta di incrocio fra "I diabolici" e "Un uomo a nudo"), un film pruriginoso nella prima parte (con la macchina da presa che indugia sui corpi seminudi dei protagonisti), troppo tirata per le lunghe con le sue descrizioni dei noiosi riti di seduzione dell'alta borghesia, e che nel finale vira verso il thriller, quando le tensioni sotterranee finiscono con l'esplodere (senza comunque rinunciare a un'atmosfera sospesa e di continua attesa). I protagonisti sono tutte figure vuote, annoiate e insignificanti (come rivelano anche i loro mestieri: il pubblicitario e scrittore fallito, l'autore di canzonette...), senza un vero legame con il mondo esterno (ma anche i rapporti fra di loro sono esili, al punto che servirà una tragedia per far riavvicinare almeno un poco i due coniugi). Delon e la Schneider (che erano stati una coppia nella vita reale fino a pochi anni prima) esibiscono una discreta alchimia, Ronet non si fa notare, mentre la Birkin appare svagata e fuori parte nel ruolo della ragazza candida e ingenua. Musica di Michel Legrand. Rifatto da Luca Guadagnino nel 2015 ("A bigger splash").

9 dicembre 2016

Boccaccio '70 (Monicelli, Fellini, Visconti, De Sica, 1962)

Boccaccio '70
di Mario Monicelli, Federico Fellini, Luchino Visconti, Vittorio De Sica – Italia 1962
con Peppino De Filippo, Anita Ekberg, Sophia Loren
**

Visto in divx.

Ideato da Cesare Zavattini (non nuovo a questo tipo di progetti: si vede che amava particolarmente le pellicole collettive), un film in quattro episodi – ciascuno di circa 50 minuti: il totale supera le tre ore, decisamente troppe – che intende aggiornare le novelle del Boccaccio e il loro tema (l'amore e il sesso) alla contemporaneità. Il risultato, però, francamente non è esaltante: la pellicola tira per le lunghe soggetti che forse meritavano maggior concisione (oppure, se proprio si volevano approfondire i personaggi, dei film a sé stanti) e non si amalgamano fra loro, risultando interessante principalmente per i nomi coinvolti e come documento di costume. Gli episodi di Fellini e di Visconti, comunque, spiccano sugli altri e non tradiscono le caratteristiche più tipiche dei loro autori.

"Renzo e Luciana", di Mario Monicelli (**), con Marisa Solinas e Germano Gilioli
La segretaria Luciana e il fattorino Renzo sono costretti a tenere nascosto il loro amore e persino a sposarsi in segreto, per non farsi licenziare dall'azienda dove entrambi lavorano. In nome dell'amore, sapranno però ribellarsi al moralismo ipocrita che li circonda. Ambientato in una Milano di periferia, fredda e ostile, l'episodio più (neo)realista e meno divertente del film (venne persino eliminato dalla versione internazionale della pellicola), interessante come spaccato sociale degli anni sessanta ma non particolarmente avvincente. Tratto dal racconto "L'avventura di due sposi" di Italo Calvino, dall'antologia "Gli amori difficili", sceneggiato dallo stesso Calvino con Giovanni Arpino e Suso Cecchi d'Amico. Il titolo è un evidente richiamo ai "Promessi sposi".

"Le tentazioni del dottor Antonio", di Federico Fellini (***), con Peppino De Filippo e Anita Ekberg
Antonio Mazzuolo è un rigido e inflessibile fustigatore della morale altrui. Indignato perché di fronte alle sue finestre è stato installato un cartellone pubblicitario con una seducente pin-up, fa di tutto per farlo rimuovere. Ma l'immagine lo ossessiona al punto da comparire anche nei suoi sogni... La prima parte costruisce il protagonista e la sua crociata contro tutto ciò che è immorale o "pornografico" (dalle coppiette che si appartano, alle riviste vendute nelle edicole). La seconda, di registro onirico, è surreale e allucinata, con una Ekberg gigante che cammina di notte per le strade di Roma. Alla sceneggiatura hanno contribuito Ennio Flaiano e Tullio Pinelli. La colonna sonora di Nino Rota comprende la canzoncina-jingle "Bevete più latte!", un vero tormentone. Primo lavoro di Fellini a colori (anticipando di tre anni "Giulietta degli spiriti").

"Il lavoro", di Luchino Visconti (**1/2), con Tomas Milian e Romy Schneider
Finito sui giornali per uno scandalo con ragazze squillo, il giovane e scapestrato conte Ottavio deve vedersela con l'ira flemmatica della moglie tedesca Pupe, che vorrebbe lasciarlo e cercarsi un lavoro (anche se si preoccupa: "I lavoratori si annoiano? Ma fino all'angoscia?"). L'episodio più esistenzialista e nichilista del lotto, ambientato tutto nei vasti saloni della dimora milanese del conte, che mette a confronto le vacue preoccupazioni di quest'ultimo con quelle della consorte, degli avvocati e della servitù (tutti personaggi che sembrano muoversi – e vivere – su piani paralleli e mai destinati a incontrarsi veramente). La sceneggiatura, di Visconti e Suso Cecchi d'Amico, è ispirata alla novella di Guy de Maupassant "Sul bordo del letto".

"La riffa", di Vittorio De Sica (**), con Sophia Loren e Luigi Giuliani
A Lugo, durante una fiera di paese, una lotteria clandestina mette in palio una notte d'amore con la bellissima maggiorata Zoe, imbonitrice di un baraccone di tiro a segno. A vincere sarà il timido sacrestano locale, ma la donna preferirebbe fuggire con il giovane allevatore che poco prima l'aveva salvata dalla carica di un toro... Sceneggiato dallo stesso Zavattini, poco più di una barzelletta tirata per le lunghe, con la Loren (e la sua carica erotica) assoluta protagonista, in un mondo di piccola gente di paese, contadini e allevatori che per trasorrere una notte con lei farebbero follie. La musica è di Armando Trovajoli.

11 luglio 2006

Guardato a vista (Claude Miller, 1981)

Guardato a vista (Garde à vue)
di Claude Miller – Francia 1981
con Lino Ventura, Michael Serrault
***

Visto in DVD, con Albertino.

La sera del 31 dicembre, a poche ore dalla mezzanotte, un poliziotto (Lino Ventura) in un commissariato francese di provincia torchia un rispettabile notaio (Michel Serrault) sospettato di aver ucciso due bambine. Da un romanzo di John Wainwright (“Stato di fermo”), un thriller psicologico che appartiene a quel particolare genere che si definisce "cinema da camera", dove l'azione si svolge tutta fra quattro mura o in un luogo circoscritto: la regia non è teatrale, come capita spesso in questi casi, ma la pellicola è comunque incentrata su pochi personaggi e su un'ambientazione scarna e quasi soffocante. Man mano che le ore passano e l'interrogatorio procede, la verità viene lentamente a galla, anche se non mancano colpi di scena fino all'ultima inquadratura. Ottimi gli attori e la sceneggiatura, che sposta lentamente e abilmente l'attenzione dai delitti alla descrizione del microcosmo familiare del notaio e al suo rapporto con la moglie (Romy Schneider), il vero motore della vicenda. Ne esiste un remake made in USA, "Under suspicion" (2000) con Gene Hackman, Morgan Freeman e Monica Bellucci, che non ho visto.