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24 febbraio 2019

Mr. Holmes (Bill Condon, 2015)

Mr. Holmes - Il mistero del caso irrisolto (Mr. Holmes)
di Bill Condon – GB/USA 2015
con Ian McKellen, Milo Parker
**

Visto in TV.

Nel 1947, uno Sherlock Holmes novantatreenne (Ian McKellen), che si è ritirato a vivere in campagna da quasi trent'anni, si diletta di apicoltura e soffre di amnesia senile, cerca di ricordare i dettagli dell'ultimo caso a cui aveva lavorato e che aveva coinvolto l'infelice Ann Kelmot (Hattie Morahan). Ad aiutarlo a rimettere insieme i pezzi del puzzle c'è Roger (Milo Parker), il figlio della sua domestica Mrs. Munro (Laura Linney). Il bravo McKellen torna a recitare per Bill Condon dopo "Demoni e dei", e la sua presenza è il principale pregio di un film delicato che cerca di mostrare uno Sherlock Holmes diverso da tutti quelli che abbiamo visto sullo schermo: non solo anziano (anzi, decrepito: anche gli eroi immortali e più classici invecchiano!) e con problemi di memoria, ma anche idiosincratico rispetto alle sue caratteristiche "mediatiche" (cappello, pipa, ecc.), che afferma essere invenzioni o "licenze poetiche" del dottor Watson per abbellire i suoi racconti. C'è persino una scena in cui si reca al cinema per assistere alla versione filmata del romanzo ispirato al caso cui sta lavorando (l'attore protagonista è Nicholas Rowe, che aveva interpretato il detective in "Piramide di paura"). La trama gialla, invece, è solo un pretesto: i veri temi sono appunto la memoria e la vecchiaia, capace di cancellare anche i sensi di colpa. Suggestivi i bei paesaggi della costa meridionale della Gran Bretagna (con le bianche scogliere di Dover), anche se la fotografia è patinata e convenzionale. La sottotrama dedicata alla trasferta in Giappone (nel cast c'è anche Hiroyuki Sanada), invece, sembra un riempitivo e lascia il tempo che trova.

24 agosto 2018

Basil l'investigatopo (aavv, 1986)

Basil l'investigatopo (The Great Mouse Detective)
di Ron Clements, Burny Mattinson, David Michener,
John Musker – USA 1986
animazione tradizionale
**

Rivisto in TV.

Parodia "topesca" di Sherlock Holmes, ispirata a una serie di libri per bambini di Eve Titus e ambientata nella Londra vittoriana. Basil (il nome è un omaggio all'attore Basil Rathbone, che interpretò proprio il personaggio di Conan Doyle in una serie di film degli anni trenta e quaranta) è un topo detective, la cui tana è situata proprio sotto l'appartamento del "vero" Sherlock in Baker Street. A lui si rivolge la piccola Olivia, il cui padre – un giocattolaio – è stato rapito da un misterioso pipistrello. Insieme al dottor Topson, Basil scoprirà che dietro il rapimento c'è il malvagio Professor Rattigan, che intende costringere il padre di Olivia a costruire un robot con le fattezze della Regina per trasferire a sé tutti i suoi poteri. Cartone animato senza infamia e senza lode, ma con alcuni meriti: nella sua semplicità (e poca originalità: qualche anno prima c'era stato lo Sherlock Holmes "canino" di Hayao Miyazaki, e la stessa Disney aveva realizzato una parodia a fumetti del personaggio con le storie di Ser Lock) è comunque gradevole e accattivante, e contribuì a rimettere in carreggiata il reparto animazione della Disney che negli anni precedenti aveva vissuto tempi grigi, toccando il fondo con il colossale flop di "Taron e la pentola magica". Tanto che il nuovo management dell'epoca, proprio in virtù del moderato successo di "Basil" (e del contemporaneo "Fievel" di Don Bluth), si convinse a dare il via libera a nuovi progetti, e questo portò al Rinascimento Disney a partire dal 1989 con "La sirenetta". Fra i quattro registi, oltre al veterano Mattinson e al misconosciuto Michener, figurano proprio i due nomi che più di altri saranno legati al periodo successivo, ovvero la coppia Clements-Musker (che dirigeranno, oltre alla "Sirenetta", anche "Aladdin" ed "Hercules"). Musiche di Henry Mancini, con alcune canzoni non proprio eccezionali. I personaggi, naturalmente, sono tutti corrispettivi di quelli delle reali storie di Holmes. Fra i doppiatori originali, spicca Vincent Price nel ruolo del cattivo. Nella scena del duello all'interno del Big Ben, gli ingranaggi in movimento sono stati disegnati al computer in wireframe.

28 dicembre 2011

Sherlock Holmes: Gioco di ombre (Guy Ritchie, 2011)

Sherlock Holmes: Gioco di ombre (Sherlock Holmes: A Game of Shadows)
di Guy Ritchie – GB/USA 2011
con Robert Downey jr., Jude Law
**

Visto al cinema Colosseo, con Marisa.

Secondo episodio della nuova franchise cinematografica che rilegge il personaggio creato da Conan Doyle in chiave action e post-moderna, ovvero con l'enfasi rivolta più all'azione e ai combattimenti che non al giallo e dell'indagine psicologica. Come risultato, sembra quasi di assistere a un'avventura dell'agente 007 ambientata a fine ottocento anziché a un tradizionale "caso" del più celebre detective vittoriano (non c'è nessun mistero da risolvere, per esempio: sappiamo già dall'inizio chi è il colpevole!). Come nella prima pellicola del ciclo, il punto di forza sono gli interpreti: la coppia Holmes-Watson sorregge tutto il film, fra bizze, frecciate e slanci di amicizia che adombrano una relazione omoerotica (basti vedere come l'investigatore reagisce al matrimonio del fedele compagno di mille avventure). Questa volta i due se la devono vedere apertamente con il loro avversario per eccellenza, il professor Moriarty, che – attraverso una serie di attentati attribuiti agli anarchici e il sabotaggio di una conferenza di pace – complotta per alterare gli equilibri del delicato scacchiere politico europeo e far scoppiare una “guerra mondiale”, allo scopo di arricchirsi attraverso il commercio di armi e di materie prime. Naturalmente fallirà: ma la guerra – come spiega nel finale lo stesso “Napoleone del crimine” – è soltanto rimandata, visto che prima o poi si scatenerà anche senza il suo intervento. A parte il bel finale, con il confronto e lo scontro fra Holmes e Moriarty in Svizzera, il film non fa segnare molti progressi rispetto al capitolo precedente, anzi ne è un'involuzione, catalogabile senza troppi rimorsi sotto la voce del puro intrattenimento. E a tratti addirittura annoia per via del ritmo senza respiro, della successione di botti e inseguimenti, e dell'eccesso di ralenti e di effetti speciali che lasciano poco spazio alla riflessione e all'approfondimento di trama e ambientazione. Di Conan Doyle stavolta non rimane granché, anche se lo scontro finale alle cascate di Reichenbach è ovviamente tratto dal celeberrimo racconto "L'ultima avventura", quello con cui lo scrittore cercò – senza successo – di disfarsi del suo personaggio più famoso. Quanto al resto del cast, da segnalare Stephen Fry (che con Jude Law aveva già avuto a che fare in “Wilde”) nei panni del fratello di Holmes, Mycroft, e Jared Harris in quelli di Moriarty. Di ritorno dal primo film, Rachel McAdams rimane in scena solo per pochi minuti prima che il suo personaggio venga inutilmente ucciso: nel principale ruolo femminile le subentra la “zingara” Noomi Rapace, ma nel cambio direi che ci si perde. L'anonima colonna sonora è nobilitata dalle note di Mozart (il finale del “Don Giovanni”) e Schubert (“La trota”).

7 febbraio 2010

Senza indizio (Thom Eberhardt, 1988)

Senza indizio (Without a clue)
di Thom Eberhardt – GB 1988
con Michael Caine, Ben Kingsley
**1/2

Visto in divx.

Divertente parodia che gioca sul capovolgimento dei ruoli della coppia Sherlock Holmes/John Watson. Qui infatti la vera mente del duo è il dottor Watson (Kingsley), capace di formidabili deduzioni che "suggerisce" al compagno di nascosto, mentre Holmes (Caine) altri non è che un attore fallito, donnaiolo e ubriacone, assoldato dal primo per interpretare il ruolo del detective davanti alla polizia e all'opinione pubblica. Ora però il geloso e frustrato Watson non sopporta più che il compagno inetto venga portato in trionfo dagli ammiratori, e vorrebbe "licenziarlo" per vedersi finalmente riconoscere i propri meriti. Ma quando il buon dottore sembrerà scomparire nelle acque del Tamigi dopo uno scontro con il perfido professor Moriarty, l'incapace Holmes sarà costretto in qualche modo a risolvere il mistero da solo... Una fenomenale coppia di attori che dimostrano di essere anche dotati di una notevole vis comica (ma ci sono pure Jeffrey Jones nei panni dell'ispettore Lestrade e la graziosa Lysette Anthony in un ruolo ambivalente) e una sceneggiatura scoppiettante e ricca di gag (come quella di "Arty Morty", l'anagramma del nome di Moriarty) sono i punti di forza di una commedia gialla che, oltre a divertire lo spettatore, riesce con successo a dire qualcosa di nuovo sui miti creati da Arthur Conan Doyle. L'incapacità di Watson di sbarazzarsi del personaggio fittizio da lui stesso creato è un chiaro riferimento a quello che, nella vita reale, accadde a Doyle stesso.

10 gennaio 2010

Sherlock Holmes (Guy Ritchie, 2009)

Sherlock Holmes (id.)
di Guy Ritchie – USA 2009
con Robert Downey jr., Jude Law
**1/2

Visto al cinema Colosseo, con Monica e Marisa.

Di fronte a un avversario che sembra dotato di poteri esoterici e soprannaturali (lord Blackwood, appartenente a una loggia massonica e apparentemente resuscitato dopo la morte), persino il razionale Sherlock Holmes si trova in difficoltà: ma grazie alle sue straordinarie capacità (non solo intellettive, ma anche fisiche), e con l'aiuto del fedele dottor Watson (in procinto di sposarsi e di abbandonare l'appartamento di Baker Street che condivideva con l'amico) e dell'affascinante ladra-spia Irene Adler, riuscirà a risolvere il mistero. Ritchie "modernizza" il personaggio creato da Arthur Conan Doyle, ringiovanendolo e rendendolo protagonista, più che di un giallo, di un vero e proprio action movie vittoriano, con frenetiche scene d'azione, scazzottate, esplosioni e dialoghi brillanti (vedi i continui battibecchi fra lui e Watson). Eppure il film funziona e mostra una propria coerenza interna che lo rende assai gradevole: l'intrattenimento e il divertimento non mancano, la sceneggiatura non trascura alcun dettaglio, e alla fine i conti tornano. Quanto alla rivisitazione di un personaggio classico, non me la sento di accusare il regista di lesa maestà, visto che – seppur trasfigurati – gli elementi classici dei racconti di Conan Doyle ci sono tutti (tranne il cappello e mantellina scozzese, e la frase "Elementare, Watson"), a partire dalle eccezionali capacità deduttive di Holmes e dalle sue conoscenze scientifiche, per finire con la citazione di decine di elementi o di personaggi, anche minori, dell'universo originale. E una lettura attenta dei racconti potrebbe riservare qualche sorpresa a coloro che pensano che Ritchie si sia preso troppe libertà. Che Holmes usi la sua intelligenza anche per combattere non mi ha dato fastidio, e nemmeno lo stile "moderno" di regia e montaggio, che ben si sposa con i toni generali della pellicola. Ottimi gli attori: oltre ai due mattatori Downey jr. e Law (entrambi bravissimi e in grado di caratterizzare i loro personaggi a tutto tondo), mi ha fatto piacere rivedere Rachel McAdams (che seguo dai tempi di "Mean Girls"). Il personaggio di Irene Adler compariva in un solo racconto di Conan Doyle, ma il suo nome ricorderà qualcosa ai lettori degli X-Men (Chris Claremont lo aveva attribuito alla veggente Destiny). Ma è bella, soprattutto, l'ambientazione: una Londra sporca, piovosa e piena di cantieri navali, ponti in costruzione, fabbriche, stabilimenti chimici, mattatoi, mercati, banchi dei pegni, carrozze, chiatte sul fiume, brulicante di vita e di attività.

13 dicembre 2009

Piramide di paura (B. Levinson, 1985)

Piramide di paura (Young Sherlock Holmes)
di Barry Levinson – USA 1985
con Nicholas Rowe, Alan Cox
**

Rivisto in VHS, con Elena, Marisa, Alberto ed Eva.

Il giovane John Watson, appena giunto in un college di Londra per studiare medicina, stringe amicizia con il coetaneo Sherlock Holmes, aspirante detective, e viene da questi coinvolto in un'indagine su una misteriosa serie di omicidi commessi per mezzo di un veleno che provoca allucinazioni incredibilmente realistiche. I due ragazzi scopriranno l'esistenza di una setta segreta di origine egiziana che celebra i propri riti sacrificali in una piramide sepolta sotto la città. La sceneggiatura di Chris Columbus non solo racconta il primo incontro fra i due leggendari personaggi (nonché quelli con l'ispettore Lestrade e soprattutto con il perfido Moriarty, la cui identità è svelata nel controfinale), ma rivela anche l'origine di molte caratteristiche del protagonista dei racconti di Arthur Conan Doyle (il cappello, la pipa, la scelta di vivere in solitudine). Più che un giallo, il film è una pellicola d'avventura per un pubblico di adolescenti, sul filone dei "Goonies" (scritto anch'esso da Columbus): non particolarmente profonda, ma può contare su un'ambientazione accattivante e su ottimi effetti speciali (spettacolare, in particolare, il cavaliere che fuoriesce dalla vetrata della chiesa, realizzato da una Pixar che allora era una divisione della Lucasfilm). Alcune sequenze delle allucinazioni, con gli oggetti che si animano, fanno davvero paura! La cerimonia nella piramide ricorda quella di "Indiana Jones e il tempio maledetto": non a caso produce Spielberg.

25 novembre 2006

Il fratello più furbo di Sherlock Holmes (G. Wilder, 1975)

Il fratello più furbo di Sherlock Holmes (The adventure of Sherlock Holmes' smarter brother)
di Gene Wilder – GB/USA 1975
con Gene Wilder, Marty Feldman
*1/2

Visto in DVD, con Albertino.

Sigerson Holmes, fratello "più furbo" di Sherlock, viene coinvolto da una misteriosa donna in una pericolosa avventura, nel corso della quale si troverà ad affrontare il nemico giurato di suo fratello, il professor Moriarty. Scritto e diretto da Wilder e girato soltanto un anno dopo il capolavoro di Mel Brooks "Frankenstein Junior", ne ripropone il trio di protagonisti (oltre a Wilder e Feldman c'è anche Madeline Khan), ma il risultato non è certo allo stesso livello. Lo stile, simile a quello brooksiano, punta tutte le sue carte sulla parodia e sulle gag sguaiate infilate una dietro l'altra, ma non tutte le battute funzionano, anzi sono poche quelle che fanno davvero ridere (per esempio, la scena del telegramma cifrato). Gran parte della vicenda è ambientata nel mondo del teatro e dell'opera, ma anche in questo caso molte trovate sono fiacche (si pensi a cosa avevano saputo fare, in situazioni simili, i fratelli Marx in "Una notte all'opera"!).
Nota: curiosamente, anche nella "realtà" Sherlock Holmes aveva un fratello: Mycroft, più anziano di lui e impiegato nei servizi segreti britannici. Nel film non se ne fa menzione, né è chiaro se Wilder si sia ispirato a questo personaggio per il suo Sigerson (ma ne dubito).