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25 novembre 2008

Margherita Gautier (G. Cukor, 1936)

Margherita Gautier (Camille)
di George Cukor – USA 1936
con Greta Garbo, Robert Taylor
***

Rivisto in DVD.

In quella che forse è la sua migliore interpretazione, anche perché diretta da un signor regista, la Garbo veste un ruolo che sembra essere stato scritto su misura per lei, quello della "Signora delle camelie" del romanzo di Dumas figlio. La storia, già portata sullo schermo numerose volte, viene addolcita nel finale con l'aggiunta della riconciliazione fra Armand e Margherita appena prima della morte della donna, ma mantiene tutte le sue caratteristiche tragiche e romantiche e l'ambientazione parigina di metà ottocento. Cukor, dal canto suo, ci aggiunge vivacità e passione, mentre la colonna sonora prende a prestito le note de "La Traviata" di Verdi e la fotografia di Karl Freund ammanta di luce quasi eterea i primi piani degli attori. Non male i comprimari, su tutti Henry Daniell (il barone), Laura Hope Crews (Prudence) e Rex O'Malley (Gaston): ma c'è anche Lionel Barrymore nel ruolo del padre di Armand, che chiede a Margherita di rinunciare al suo amore. Ottimi anche i dialoghi, con drammatiche anticipazioni del futuro ("Io sono sempre bella quando sto per morire") e riferimenti ad altre versioni della stessa storia ("Dopo la mia morte, qualcuno finirà per metterlo all'asta", dice Margherita parlando del romanzo di Manon Lescaut).

19 novembre 2008

Anna Karenina (C. Brown, 1935)

Anna Karenina (id.)
di Clarence Brown – USA 1935
con Greta Garbo, Fredric March
*1/2

Visto in DVD.

Per amore di un giovane ufficiale dell'esercito, la bella moglie di un politico di San Pietroburgo abbandona la famiglia e il figlioletto. Ma quando verrà lasciata a sua volta dall'amante, sceglierà il suicidio gettandosi sotto un treno. Ho poco da dire su questo film: nonostante la bella ambientazione e il fascino della Garbo, mi è parso un adattamento piuttosto scialbo del romanzo di Lev Tolstoj, del quale conserva a grandi linee la trama principale, limitando però lo spazio riservato alle figure secondarie (come Kitty o Levin) e soprattutto appiattendo l'emotività della vicenda. I sentimenti dei personaggi rimangono distanti dallo spettatore, anche a causa dell'interpretazione troppo "fredda" da parte degli attori (il migliore mi è sembrato Basil Rathbone nel ruolo di Karenin, il marito di Anna). La "divina", cui si devono comunque alcuni buoni momenti nel film (la sua prima apparizione, quando emerge fra i vapori del treno alla stazione, e il primo piano finale, mentre sta meditando il suicidio), aveva già vestito i panni del personaggio in una versione muta uscita nel 1927 che prevedeva due diversi finali, uno lieto e uno tragico, a seconda delle preferenze del pubblico e degli esercenti.

12 novembre 2008

La regina Cristina (R. Mamoulian, 1933)

La regina Cristina (Queen Christina)
di Rouben Mamoulian – USA 1933
con Greta Garbo, John Gilbert
***

Visto in DVD.

Succeduta giovanissima al padre Gustavo Adolfo sul trono di Svezia, proprio nel bel mezzo della Guerra dei Trent'Anni, la sensibile sovrana Cristina ama l'arte e la poesia più della guerra e deve cercare di conciliare il desiderio di libertà e di indipendenza personale con le necessità di stato. Il suo tragico amore per un ambasciatore spagnolo la porterà a scegliere l'abdicazione e l'esilio. Un film costruito completamente sulla figura della Garbo (che scelse personalmente regista e comprimari, scartando per esempio un attore "ingombrante" come Laurence Olivier) e nel quale la "divina" fornisce una delle sue interpretazioni più memorabili. Ma anche l'ambientazione, le scenografie e i costumi sono belli, così come i dialoghi di Samuel N. Behrman e la regia di Mamoulian. Mi sono piaciute, su tutte, le scene nella locanda, quella della rinuncia al trono e il celeberrimo zoom finale sul suo primo piano pensieroso sulla prua della nave. Da notare anche i sottotesti omosessuali del personaggio principale: Cristina va in giro vestita da uomo, viene scambiata per un ragazzo, ha probabilmente una relazione con la contessa Eva e non dice di no quando l'albergatore – credendola un uomo – si offre di mandarle della "compagnia" in camera. Ovviamente il film è uscito prima dell'entrata in vigore del codice Hays.

5 novembre 2008

Mata Hari (G. Fitzmaurice, 1931)

Mata Hari (id.)
di George Fitzmaurice – USA 1931
con Greta Garbo, Ramon Novarro
**

Visto in DVD.

Nella Parigi del 1917, sconvolta dalla guerra, l'affascinante danzatrice esotica Mata Hari è in realtà una spia al servizio dei tedeschi. Grazie alla sua bellezza riesce a sedurre diplomatici e militari, istigandoli al tradimento o sottraendo loro informazioni riservate. Ma quando sarà lei a innamorarsi del giovane aviatore russo Rosanov, si tradirà e accetterà di finire davanti al plotone di esecuzione. Ispirato a un personaggio realmente esistito (la vera Mata Hari era una cortigiana e ballerina olandese, fucilata proprio nel 1917 dai francesi), è uno dei film che più hanno contribuito al mito di Greta Garbo. Ma non mi ha convinto del tutto: mi è sembrato l'equivalente degli star vehicles odierni, quelle pellicole costruite attorno a un divo ma che per il resto hanno poco valore. Lo dimostrerebbe anche un fatto curioso: il regista – il cui nome evidentemente contava poco o nulla rispetto a quello dell'attrice – non è nemmeno accreditato nei titoli di testa. Se i personaggi e i loro sentimenti sono tratteggiati con superficialità, Mata Hari – grazie alla prova della Garbo – rimane comunque impressa come una donna forte e manipolatrice, prototipo di tante altre spie al femminile che si vedranno in seguito sullo schermo, circondata da uomini fragili (come il suo vecchio amante, il generale Shubin, interpretato da Lionel Barrymore), ingenui (come il tenente Rosanov, che per tutta la pellicola non si rende conto di cosa stia succedendo), insensibili (l'agente del controspionaggio Dubois) o spietati (la spia tedesca Andriani).

24 ottobre 2008

Anna Christie (C. Brown, 1930)

Anna Christie (id.)
di Clarence Brown – USA 1930
con Greta Garbo, Charles Bickford
**

Visto in DVD.

"Portami un whisky", dice un ragazza appena entrata in un malfamato bar presso il porto di New York. Sono passati quindici minuti dall'inizio del film e la promessa che i produttori avevano lanciato sulle locandine, "Garbo talks!", viene mantenuta. Nella sua prima pellicola sonora, tratta da un dramma teatrale di Eugene O'Neill già portato sullo schermo nel 1923, la Garbo è una donna di origine svedese che nasconde a tutti, a cominciare dal padre (capitano di una chiatta che trasporta carbone) di non essere affatto quella "brava ragazza" che il genitore crede. Anna, infatti, fuma, beve ed è una ex prostituta che afferma di odiare tutti gli uomini. Ma di fronte all'amore del rude e ingenuo marinaio Matt, non saprà più nascondere la verità. Realizzata prima del codice Hays, la pellicola affronta temi controversi ma lo fa con dialoghi e situazioni all'acqua di rose ed è pure cinematograficamente poco interessante. Il personaggio della Garbo è combattuto fra un'ideologia proto-femminista ("Non ho padroni, io sono mia!") e il desiderio di una vita onesta (che non può che identificarsi nel matrimonio): la "divina" ricevette una nomination all'Oscar, ma vista oggi la sua interpretazione appare esageratamente carica.

Note: Già affermata come diva del muto, la Garbo rimandò il più a lungo possibile il proprio esordio nel cinema sonoro. Il suo film precedente, "The kiss" del 1929, fu in effetti l'ultima pellicola fatta uscire dalla MGM senza dialoghi. Nel 1931 realizzò una versione in tedesco di "Anna Christie", con attori e regista (Jacques Feyder) diversi dall'originale.

1 febbraio 2007

Ninotchka (Ernst Lubitsch, 1939)

Ninotchka (id.)
di Ernst Lubitsch – USA 1939
con Greta Garbo, Melvyn Douglas
**1/2

Visto in DVD, con Hiromi.

Ninotchka, austera e severissima ispettrice russa, viene inviata a Parigi per controllare l'operato di tre agenti incaricati di vendere i gioielli confiscati a una contessa. Si innamorerà proprio del frivolo aristocratico che tutela i diritti della nobildonna e si lascerà affascinare dallo stile di vita parigino. Come commedia romantica il film funziona benissimo, e non poteva essere altrimenti visto che il Lubitsch's touch è al servizio di una sceneggiatura realizzata in parte nientemeno che da Billy Wilder. Putroppo la pellicola è un po' appesantita da una satira politica (in chiave antibolscevica) fin troppo facile e superficiale, benché all'acqua di rose. È evidente che agli sceneggiatori (e a Lubitsch stesso) l'aspetto ideologico non stesse tanto a cuore e che badassero più al lato romantico della vicenda, eppure il tema politico non può essere ignorato ed è presente, anzi onnipresente, in tutto il film. Va comunque detto che non tutti gli strali sono scagliati contro la Russia dei soviet: il personaggio della contessa nostalgica, esule russa a Parigi, non è che ne esca nel migliore dei modi. E le simpatie maggiori sono riservate al conte di cui si innamora Ninotchka: ricco, gaudente, nullafacente, ma simpatico e disposto a godersi la vita, l'unico personaggio in tutto il film per il quale la politica non conta nulla e che per amore di Ninotchka sarebbe disposto ad abbracciare (senza la minima convinzione) qualsiasi ideale. Non mancano comunque scene divertenti anche in chiave politica, come quella in cui i tre agenti russi attendono alla stazione l'arrivo del misterioso inviato e credono di averlo individuato in una persona con una folta barba, rimanendo poi di stucco quando questa li saluta con il braccio teso e gridando "Heil Hitler!".