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4 novembre 2023

D&D: L'onore dei ladri (J. Goldstein, J. F. Daley, 2023)

Dungeons & Dragons: L'onore dei ladri
(Dungeons & Dragons: Honor Among Thieves)
di Jonathan Goldstein e John Francis Daley – USA 2023
con Chris Pine, Michelle Rodriguez
**

Visto in TV (Sky Cinema).

Il bardo ed ex spia Edgin (Chris Pine) e la guerriera Holga (Michelle Rodriguez), rivoltisi al furto, si alleano con il giovane stregone Simon (Justice Smith) e la druida mutaforma Doric (Sophia Lillis) per salvare Kira (Chloe Coleman), la figlia di Edgin, rapita dal truffatore Forge (Hugh Grant), che si è impadronito del potere in una città-stato con l'aiuto della perfida maga Sofina (Daisy Head). Chi cerca una trama sensata e personaggi originali rimarrà deluso. Chi si "accontenta" dell'avventura, della fantasia e della magia, invece, no. La vastità e la varietà del mondo, dei suoi scenari, delle creature e delle situazioni garantisce il divertimento, anche se a livello di sceneggiatura gli snodi sono meccanici e improbabili, il ritmo manca di respiro, e soprattutto tutto è ricolmo di umorismo e di battutine con occasionali dissonanze tonali quando si sfiorano temi seri o momenti di pathos. Insomma, un tipico prodotto da intrattenimento hollywoodiano. Che però, a differenza dei precedenti tentativi di portare al cinema il celebre gioco di ruolo (tre film usciti fra il 2000 e il 2012, di cui solo il primo in sala: il secondo solo in TV e il terzo direttamente nell'home video), questa volta ha riscosso un certo successo, se non di pubblico almeno di critica, anche per merito del buon cast (fa eccezione la bambina, tremenda). Regé-Jean Page è lo stregone Xenk Yendar, Bradley Cooper l'halfling Marlamin. Certo, sarebbe stato carino se la storia avesse fatto maggior riferimento alle dinamiche del gioco (di cui porta in scena comunque numerose creature, razze e oggetti magici). Tantissima CGI: le poche scene dal vivo sono state girate in Irlanda del Nord.

31 luglio 2023

Avatar 2 (James Cameron, 2022)

Avatar: La via dell'acqua (Avatar: The Way of Water)
di James Cameron – USA 2022
con Sam Worthington, Stephen Lang
**

Visto in TV (Disney+).

Per proteggere la propria famiglia – la moglie Neytiri (Zoe Saldana) e i quattro figli Neteyam, Lo'ak, Tuk e Kiri (Sigourney Weaver!), quest'ultima adottata – dalla vendetta del redivivo colonnello Quaritch (Stephen Lang), tornato su Pandora nel corpo clonato di un Na'vi insieme a una nuova forza di invasione terrestre, l'ex marine Jake Sully (Sam Worthington) – diventato nel frattempo un capoclan Na'vi col nome di Omaticaya – decide di abbandonare insieme a loro il mondo delle foreste e di stabilirsi presso le tribù indigene che vivono sulla costa, vicino alle barriere coralline. Qui i suoi figli imparano le usanze dei popoli marini, "la via dell'acqua", cercando di integrarsi fra loro. Ma il colonnello li rintraccia lo stesso, e lo scontro sarà inevitabile. L'enorme successo commerciale di "Avatar", nel 2009, aveva portato James Cameron a mettere quasi immediatamente in cantiere un sequel, anzi una serie di seguiti (ne sono previsti quattro, per ora), la cui lavorazione si è però protratta talmente a lungo che il primo di questi è uscito ben tredici anni dopo il prototipo. Tredici anni in cui il mondo del cinema è andato avanti, in molteplici direzioni: la febbre del 3D (che tanto aveva contribuito agli incassi del primo film), per esempio, è quasi svanita. Il che aveva spinto molti analisti a immaginare un sonoro flop per il secondo "Avatar", anche considerando il fatto che il primo aveva lasciato ben poco nell'immaginario collettivo. E invece, ancora una volta Cameron ha avuto ragione, almeno dal punto di vista commerciale: "La via dell'acqua" ha fatto sfracelli al botteghino, incassando oltre due miliardi di dollari in tutto il mondo. Tecnicamente impeccabile, narrativamente parlando però è carente quasi quanto il film precedente: una storia esile e poco interessante, situazioni stereotipate (i bulli, le dinamiche da teenager), dialoghi mediocri, personaggi debolmente o per nulla caratterizzati.

Il punto di forza, ancora una volta, sono le immagini: l'aspetto visivo è spettacolare, anche se tutto è CGI e animazione digitale, per una serie di scenari "esageratamente" belli ma anche incapaci di offrire autentici agganci emotivi. È videografica (nemmeno videoarte), non più cinema, e più che a un film sembra di assistere a uno screensaver o a uno di quei filmati dimostrativi che scorrono sugli schermi dei televisori messi in mostra nei negozi di elettronica. Così come è difficile riconoscere gli attori dietro i loro "avatar" digitali (ho scoperto che uno dei personaggi è interpretato da Kate Winslet soltanto leggendo i titoli di coda). Fra i soggetti affrontati, sorvolando sugli abusati temi sul concetto di famiglia, spicca quello dell'incontro fra le diverse culture, che riguarda sia i buoni (la famiglia di Sully che cerca di integrarsi dei Na'vi del mare) sia i cattivi (Quaritch e i suoi uomini cercano di "imparare a pensare come il nemico"). Continua invece a mancare ogni riflessione sull'identità, a dispetto del titolo della franchise. Riguardo al world building, si ripetono gli stessi temi del primo film, a partire dalla "comunione con la natura", che qui si riflette nel rapporto fra i clan del mare e i giganteschi tulkun, enormi cetacei "intelligenti e sensibili" a cui ovviamente i cattivi danno la caccia come, sulla Terra, fanno le baleniere. Sully resta ai margini di quasi tutta la pellicola, lasciando il proscenio ai figli, salvo affrontare il cattivo nel finale. Fra i nuovi personaggi spicca "Spider" (Jack Champion), il figlio del colonnello, cresciuto fra i Na'vi e diventato amico dei figli di Sully, che si aggira fra gli indigeni quale unico umano con una maschera per respirare (ricordando in questo la Sandy Cheeks di Spongebob!). Nonostante la lunga durata (oltre tre ore), il film è complessivamente inconcludente nel quadro più ampio (la nuova invasione terrestre non viene sventata) e fa solo da preambolo ai capitoli successivi. Premio Oscar per gli effetti speciali, più altre tre nomination (sonoro, scenografie e film, quest'ultima regalata).

2 maggio 2023

Passaggio a Nord-Ovest (King Vidor, 1940)

Passaggio a Nord-Ovest (Northwest Passage)
di King Vidor – USA 1940
con Spencer Tracy, Robert Young
**1/2

Visto in divx.

A metà Settecento, mentre nei territori del Nuovo Mondo infuria la guerra franco-indiana (che mette di fronte inglesi e francesi, entrambi alleati con differenti tribù di nativi), il giovane Langdon Towne (Robert Young), aspirante artista cacciato da Harvard dopo essere caduto in disgrazia per aver sbeffeggiato il governatore del New Hampshire, si arruola nei rangers guidati dal maggiore Robert Rogers (Spencer Tracy) e parte insieme a loro in una spedizione ai confini col Canada per affrontare gli indiani Abenachi, alleati dei francesi. Il viaggio sarà lungo e difficile: e soltanto grazie all'intraprendenza di Rogers (che spesso deve però faticare per convincere i suoi uomini, spossati e affamati, a proseguire il cammino), Langdon e un gruppo di altri soldati riusciranno a sopravvivere. Dal romanzo storico di Kenneth Roberts (di cui porta sullo schermo solo la prima delle due parti di cui è composto: paradossalmente, la ricerca del "passaggio a Nord-Ovest" che collega l'Oceano Atlantico al Pacifico avviene nella seconda), ispirato ad eventi e personaggi reali, un filmone epico e d'avventura tutto girato in esterni (in Idaho e Oregon) e in technicolor, che celebra il coraggio e l'ardimento dei primi coloni di quelli che ancora non erano gli Stati Uniti. I rangers di Rogers compiono imprese di ogni genere (dal trasportare le proprie canoe su una collina per evitare uno sbarramento nemico sul fiume, alla "Fitzcarraldo"; al guadare un fiume in piena formando una catena con i propri corpi; dal distruggere un villaggio indiano sterminandone gli abitanti; al sopravvivere per giorni interi marciando senza cibo né acqua), senza però che l'agiografia sovrasti gli aspetti più deleteri dei personaggi. Tracy è il mattatore, mentre Young, che all'inizio sembrava il protagonista, pian piano perde importanza all'interno di una storia corale. Nel cast anche Walter Brennan (l'amico di Langdon che si arruola con lui), Nat Pendleton, Ruth Hussey. Vidor avrebbe voluto dirigere un seguito per adattare la seconda parte del romanzo, ma non se ne fece niente.

31 marzo 2023

Cabiria (Giovanni Pastrone, 1914)

Cabiria
di Giovanni Pastrone – Italia 1914
con Umberto Mozzato, Bartolomeo Pagano
***

Visto su YouTube.

Nel terzo secolo avanti Cristo, la piccola Cabiria (Lidia Quaranta) – figlia di un ricco nobile catanese – è rapita dai pirati fenici e venduta a Cartagine come schiava. Il sacerdote Karthalo progetta di sacrificarla al dio Moloch, ma sarà salvata dal romano Fulvio Axilla (Umberto Mozzato) e dal suo fedele servo Maciste (Bartolomeo Pagano). La sua storia si intreccia con le vicende della guerra fra romani e cartaginesi, e coinvolge molte importanti figure storiche: da Asdrubale ad Annibale, da Archimede a Scipione, da Massinissa (Vitale De Stefano) a Sofonisba (Italia Almirante Manzini). Il più importante film muto italiano è anche il primo vero grande kolossal della storia del cinema, una pellicola influente che ha ispirato cineasti come David Wark Griffith (per il suo "Intolerance") e ha di fatto canonizzato le due ore (abbondanti) di durata come lungometraggio cinematografico. A dire il vero, l'anno precedente c'era stato già il "Quo vadis?" di Enrico Guazzoni, al quale "Cabiria" è debitore in molte cose (compreso il personaggio di Maciste, ispirato all'Ursus del romanzo di Sienkiewicz). Ma Pastrone – e la torinese Itala Film, che produsse la pellicola – alzano notevolmente la posta: il film è sontuoso sotto ogni aspetto, dai curatissimi costumi alle sofisticate scenografie teatrali di Luigi Romano Borgnetto e Camillo Innocenti (da ricordare soprattutto l'esterno e l'interno del tempio di Moloch, con l'enorme faccione e la statua che divora i ragazzi da sacrificare: Fritz Lang se ne ricorderà nel suo "Metropolis"; ma anche i palazzi di Asdrubale e Siface, nonché le scene di battaglia e quelle in esterni, girate per esempio sulle Alpi o nel deserto algerino), dagli effetti visivi e fotografici (opera dello spagnolo Segundo de Chomón, che iniziò proprio allora una collaborazione con le case di produzione italiane) all'uso pionieristico del carrello nelle inquadrature (per la prima volta si fa un utilizzo estensivo di movimenti – pur lenti – di macchina in avanti e in indietro, e non solo lateralmente o verticalmente). Tutto questo compensa una trama piuttosto episodica (siamo ancora in una fase di passaggio dal cinema delle attrazioni – la locandina parla di "visione storica" – a quello più prettamente narrativo) e non troppo originale, per la quale Pastrone si ispirò non solo al citato "Quo vadis?" ma anche e soprattutto ai romanzi "Cartagine in fiamme" di Emilio Salgari e "Salammbô" di Gustave Flaubert.

L'enorme successo (anche internazionale: divenne il primo film proiettato alla Casa Bianca!) fu dovuto inoltre all'intuizione di fondere l'intrattenimento "basso" e popolare – come quello cinematografico era ancora percepito – con velleità artistiche di più alto livello: venne infatti coinvolto il poeta Gabriele d'Annunzio (che nei cartelli e nei materiali promozionali è talvolta indicato come il principale autore della pellicola!), che collaborò alla scrittura degli intertitoli, con uno stile estremamente "aulico", e alla scelta dei nomi dei personaggi (compresi Cabiria e Maciste, due nomi che resteranno nella storia del cinema e della cultura italiana). Proprio il forzuto Maciste diventerà un beniamino del pubblico: interpretato da uno scaricatore del porto di Genova, sarà riproposto per tutti gli anni dieci e venti in una serie di pellicole di grande successo e di ambientazione contemporanea, mentre negli anni sessanta, invece, si riavvicinerà alle sue origini con una serie di peplum a tema mitologico. Costata ben un milione di lire dell'epoca (venti volte il costo di un normale film), la versione originale di "Cabiria" durava oltre tre ore, anche se ne circolavano versioni più corte, e poteva contare (pur trattandosi di un film muto) su una colonna sonora per coro e orchestra, composta per l'occasione e da eseguirsi in maniera "sincronizzata" con la proiezione. Commissionata al compositore Ildebrando Pizzetti, fu in realtà realizzata quasi interamente (a parte la "Sinfonia del fuoco" che doveva accompagnare la scena del sacrificio a Moloch) dal suo allievo Manlio Mazza. Oggi "Cabiria" può apparire un film datato sotto molti aspetti (dopotutto, già l'anno seguente "Nascita di una nazione" di Griffith cambiava radicalmente il linguaggio del cinema attraverso il montaggio), ma se lo si guarda nella giusta prospettiva rappresenta ancora un'esperienza estremamente appagante. Curiosità: il museo del cinema di Torino, all'interno della Mole Antonelliana, ospita tuttora numerosi documenti e oggetti di scena della pellicola, compresa la gigantesca statua del dio Moloch usata nella scena del sacrificio.

4 marzo 2023

Il mostro dei mari (Chris Williams, 2022)

Il mostro dei mari (The sea beast)
di Chris Williams – USA/Canada 2022
animazione digitale
**1/2

Visto in TV (Netflix).

Da secoli i cacciatori di mostri solcano il mare a bordo dei loro velieri per dare la caccia alle gigantesche creature che infestano le acque, venendo ricompensati dalla famiglia reale per ogni preda uccisa, visto che la loro attività consente al commercio (e dunque al regno) di prosperare. La piccola orfana Maisie Brumble, che li ammira incondizionatamente, sogna da sempre di diventare anche lei una cacciatrice come furono i suoi genitori, spinta dalla brama di avventura e incurante dei rischi ("Vivi una grande vita e muori di una grande morte", è il loro motto). Per questo motivo si imbarca clandestinamente sull'Inevitabile, la nave del leggendario capitano Crow, da sempre ossessionato dal desiderio di catturare il mostro più grande di tutti, la crudele Furia Rossa. Accolta nell'equipaggio, la bambina finisce sotto la riluttante protezione del figlio adottivo di questi, il lanciere Jacob. Insieme, Jacob e Maisie scopriranno però che la verità sui mostri non è quella che da sempre si tramanda... Enorme successo per questo film di animazione al computer, a metà strada fra "Dragon Trainer" e "I pirati dei Caraibi", con evidenti ispirazioni da "Moby Dick" e "L'isola del tesoro". L'animazione è davvero eccellente, e la cosa non stupisce più: ma i personaggi sono alquanto stereotipati (a cominciare dalla bambina), e la storia si muove su binari prevedibili, compreso il moderno revisionismo sui temi dell'eroismo e il messaggio contro l'imperialismo (il re e la regina sono ovviamente modellati sui reali di Spagna). L'afflato avventuroso, le scene di caccia in mare e quelle dei combattimenti con i mostri (e fra i mostri stessi: lo scontro fra la Furia Rossa e il granchio gigante sembra provenire da "King Kong" o da uno dei film di Ray Harryhausen) valgono comunque la visione. Pessimo il doppiaggio italiano (inascoltabile, in particolare, Diego Abatantuono che dà la voce al capitano Crow). Un sequel, neanche a dirlo, è già in cantiere.

18 febbraio 2023

Un milione di anni fa (Don Chaffey, 1966)

Un milione di anni fa (One Million Years B.C.)
di Don Chaffey – GB 1966
con Raquel Welch, John Richardson
*1/2

Visto su YouTube, per ricordare Raquel Welch.

In un mondo primitivo e selvaggio, il cavernicolo Tumak (John Richardson) è scacciato dalla sua tribù (quella delle "rocce"), ma viene accolto da un'altra (quella delle "conchiglie"), dove conosce la bella Loana (Raquel Welch). Capostipite del filone "preistorico" (anche se a tutti gli effetti è un remake di una precedente pellicola americana del 1940, "Sul sentiero dei mostri"), questo film è degno di nota per due cose soltanto: i dinosauri e/o mostri giganti realizzati in stop motion da Ray Harryhausen, e la notevole presenza di Raquel Welch in bikini di pelliccia, che divenne all'istante un sex symbol e un'icona di costume degli anni sessanta (il ruolo era stato inizialmente offerto a Ursula Andress, che lo rifiutò). Per il resto, la trama è esile e fumettistica, e la ricostruzione storica è risibile e colma di anacronismi, a cominciare dall'assurdo titolo (un milione di anni?) e dalla convivenza fra uomini e dinosauri. Parlando di quest'ultimi: oltre a un allosauro, un paio di pteranodonti, un triceratopo e un ceratosauro (che lottano fra loro), ci sono anche varie creature con fattezze di animali giganti (mostri-pesci, tartarughe, serpenti, iguane, tarantole...). Da notare il contrasto fra le due tribù: quella di Tumak (con i capelli scuri) è più violenta, quella di Loana (con i capelli biondi) più civilizzata. Il film è privo di dialoghi: a parte un narratore "documentaristico" nelle scene iniziale, tutti i personaggi si esprimono solo tramite singole parole (i loro nomi, per lo più) e suoni gutturali. Gli esterni sono stati girati alle isole Canarie. Naturalmente l'eruzione vulcanica e il terremoto nel finale sono realizzati con modellini ed effetti pionieristici (che ricordano il cinema muto dei primordi). Nonostante i suoi molti difetti, la pellicola ebbe un grande successo di pubblico, divenne un fenomeno culturale e portò alla realizzazione di seguiti, imitazioni e parodie: rivista oggi, purtroppo, sembra essa stessa una parodia (nello stile di Mel Brooks).

25 giugno 2022

Armour of God (Jackie Chan, 1986)

Armour of God (Long xiong hu di)
di Jackie Chan – Hong Kong 1986
con Jackie Chan, Alan Tam
**1/2

Rivisto in DVD, in originale con sottotitoli inglesi.

Per mettere le mani su pezzi mancanti dell'"Armatura di Dio", potente e leggendario manufatto, i membri di un bizzarro culto religioso si rivolgono ad Asian Hawk (Jackie Chan), ex musicista e ora ladro internazionale di antichità, sequestrando Laura/Lorelei (Rosamund Kwan), la fidanzata del suo miglior amico Alan (Alan Tam), per convincerlo a collaborare. Ma Jackie, insieme a questi e alla bella May (Lola Forner), figlia dell'aristocratico collezionista che gli ha "prestato" alcuni pezzi dell'Armatura, sgominerà la setta. Girato in Europa (in Francia, Austria, ma soprattutto in Yugoslavia, ovvero a Zagabria e in Slovenia, dove si trova il castello nella roccia che ospita la setta, Castel Lueghi), il film fa parte delle pellicole "esotiche" di Jackie Chan degli anni ottanta, quelle cioè ambientate al di fuori del consueto scenario cinese o hongkonghese (si pensi anche a "Il mistero del conte Lobos"), ma strizza anche l'occhio ai film d'azione-avventura alla Indiana Jones, in particolare nell'incipit che vede il nostro alle prese con una tribù africana, alla quale sottrae la "sacra spada" che non è altro che una delle parti dell'Armatura di Dio. Questa, nel prosieguo della vicenda, si rivela essere poco più che un McGuffin, un pretesto narrativo per portare avanti una trama da fumetto, ricca di ingenuità a livello di trama, gag e personaggi (ma non è una novità per il cinema di HK dell'epoca). Se dobbiamo trovargli un vero difetto, però, è l'assenza di combattimenti rilevanti prima degli ultimi minuti, quando Jackie si batte prima contro i membri della setta (vestiti da frati cappuccini, con le classiche tonache) e poi contro quattro amazzoni di colore con tacchi a spillo (!), in una delle sequenze più bizzarre della sua filmografia ("Sorry!"). Abbondano invece gli stunt, dagli inseguimenti in auto al balzo conclusivo su un pallone aerostatico. E proprio una delle acrobazie della scena iniziale ha rischiato di costare la vita al buon Jackie, come mostrato anche nei bloopers sui titoli di coda: un salto da un muro in rovina a un albero, complice la rottura di un ramo, si è concluso con una caduta contro le rocce che gli ha causato una frattura al cranio: è stato l'incidente più grave della sua carriera. Forse anche per questo, il film ha avuto un grande riscontro in patria e diventò all'epoca il campione d'incassi di tutti i tempi a Hong Kong. In Italia, invece, è rimasto inedito. Due seguiti: "Operation Condor" nel 1991 e "Chinese zodiac" nel 2012. La modella spagnola Lola Forner aveva già recitato insieme a Jackie nel suddetto "Conte Lobos".

9 maggio 2022

L'eroe dei due mondi (Lu Yang, 2021)

L'eroe dei due mondi (Ci sha xiao shuo jia, aka A writer's odissey)
di Lu Yang – Cina 2021
con Lei Jiayin, Dong Zijian
**

Visto in TV (Prime Video).

In cerca della figlioletta rapita sei anni prima, un uomo, John Guan (Lei Jiayin), viene contattato da Jay Moore (Yu Hewei), presidente di una mega-corporazione, che gli propone un patto: lo aiuterà a ritrovare sua figlia se lui, in cambio, ucciderà un giovane scrittore (Dong Zijian) il cui romanzo fantasy – in progress, e diffuso a puntate sui social media – sembra ripercuotersi sulla realtà. Ogni volta infatti che il "cattivo" della storia, la divinità guerrafondaia Lord Redmane, viene ferito o si ammala, anche la salute di Moore peggiora. Da un racconto di Shuang Xuetao, un film fantasy complesso e caleidoscopico, ma anche infantile nelle caratterizzazioni e assai confuso nella sceneggiatura e nella messa in scena. Notevole però lo sforzo produttivo, con un profluvio di effetti speciali digitali di buona fattura. L'alternanza fra le scene ambientate nel mondo reale (dove peraltro alcuni personaggi, Guan compreso, hanno strani poteri: il protagonista, per esempio, ha una mira infallibile quando lancia pietre o altri piccoli oggetti) e quelle del romanzo fantasy (dove l'eroe del racconto, il giovane Leon – alter ego dello scrittore stesso –, affronta numerose creature fantastiche grazie a un'armatura demoniaca senziente, vagamente alla Go Nagai) è il filo conduttore di tutta la vicenda, ma il meccanismo si trascina in modo non sempre accattivante. Il cattivo Jay Moore (Li Mu nella versione cinese) e la sua multinazionale Aladdin sono chiaramente ispirati a Jack Ma e al gruppo Alibaba (che peraltro ha finanziato la pellicola!). Nel cast anche Yang Mi (la dirigente di Aladdin che si allea con Guan) e Wang Shengdi (Tangerine, la bambina).

9 aprile 2022

Gods of Egypt (Alex Proyas, 2016)

Gods of Egypt (id.)
di Alex Proyas – USA/Australia 2016
con Nikolaj Coster-Waldau, Brenton Thwaites
**1/2

Visto in TV (Netflix).

In un antico Egitto immaginario e mitologico, uomini e dèi (che sono alti il doppio dei mortali, hanno oro anziché sangue nelle vene, e possono trasformarsi in creature metalliche e ibride uomo-animale) convivono pacificamente e in prosperità, grazie all'illuminata saggezza del re Osiride. Quando il suo malvagio fratello Seth (Gerard Butler) ne usurpa il trono, accecando ed esiliando il legittimo erede Horus (Nikolaj Coster-Waldau), signore dell'aria, il paese piomba in rovina. Ad aiutare Horus a reclamare il trono sarà un mortale, l'orgoglioso e coraggioso ladruncolo Beck (Brenton Thwaites), in cerca di un modo per riportare in vita la ragazza che ama, Zaya. La mitologia egiziana è solo un pretesto per mettere in scena un'avventura fantasy e d'azione, ambientata in un mondo fantastico e soprannaturale, dove l'influenza delle divinità sulla vita degli uomini è quanto mai concreta (il "cattivo" Seth impone ai mortali di dover pagare in denaro o altre ricchezze il passaggio nell'aldilà). Flop al botteghino e stroncato dalla critica, il film in realtà è molto divertente se si sta al gioco: non ci si aspetti una particolare profondità, ma un puro e adrenalinico intrattenimento, senza sovrastrutture o significati retorici al di là dei luoghi comuni del genere (l'amicizia, la vendetta, l'amore). Visivamente straripante, con un'estetica visionaria che fa quasi pensare più a "Scontro tra Titani" o al Tarsem Singh di "Immortals" che non alle cupezze neo-noir di Proyas (ma senza l'inconsistenza "fuffosa" del regista indiano), il lungometraggio reinterpreta a proprio modo temi e spunti derivanti dalla mitologia (Ra, il dio del Sole, che ogni notte si batte contro il demone del caos e dell'oscurità Anofi; la Sfinge, con i suoi misteriosi enigmi; Anubi e il mondo dei morti) ma si concede anche lunghe ed elaborate sequenze d'azione, affogate in un mare di scenari in computer grafica. Eppure, a differenza di altre pellicole del genere, non ci si annoia, almeno non sempre. L'intento di Proyas era quello di realizzare una pellicola ad alto budget che non si fondasse su franchise pre-esistenti, ma il riscontro del pubblico non c'è stato. Geoffrey Rush è Ra, Élodie Yung è la dea dell'amore Hathor, Chadwick Boseman il dio della saggezza Thoth, Courtney Eaton la schiavetta Zaya (difficile non tenere gli occhi puntati sulla sua... scollatura).

4 gennaio 2022

Un viaggio a quattro zampe (C.M. Smith, 2019)

Un viaggio a quattro zampe (A Dog's Way Home)
di Charles Martin Smith – USA 2019
con Jonah Hauer-King, Ashley Judd
**

Visto in TV (Rai 1), con Sabrina.

Per tornare a casa dal suo padrone Lucas (Hauer-King), che l'ha adottata, la cagnolina randagia Bella affronta da sola un lungo viaggio di 650 chilometri, dal New Mexico al Colorado, attraversando (nel corso di oltre due anni) città e parchi naturali e affrontando i pericoli della natura e dell'uomo. Sulla falsariga di "Torna a casa, Lassie", un film d'avventura con protagonista canino: poco originale e pieno di cliché, ma anche moderatamente realistico, ottimamente realizzato e – quando sono di scena gli animali – avvincente e a tratti commovente. Se non mancano inevitabili tocchi di retorica, la sceneggiatura non è però del tutto superficiale e infantile, visto che non si premura di nascondere o edulcorare aspetti negativi o paurosi, come la morte. Memorabile l'amicizia fra Bella e un cucciolo di puma, da lei soprannominata "Gattina Gigante", fra le montagne del Colorado. La voce narrante della protagonista, che si rivolge agli spettatori, in originale è di Bryce Dallas Howard. Gli altri animali invece non parlano. Nel cast "umano" anche Ashley Judd, Alexandra Shipp, Edward James Olmos, Brian Markinson e Wes Studi.

26 novembre 2021

The Lego Movie 2 (Mike Mitchell, 2019)

The Lego Movie 2 - Una nuova avventura
(The Lego Movie 2: The Second Part)
di Mike Mitchell [e Trisha Gum] – USA/Danimarca 2019
animazione digitale
***

Visto in TV (Netflix).

Era difficile fare un seguito all'altezza di "The Lego Movie", uno dei più brillanti film di animazione degli ultimi anni, ma Phil Lord e Christopher Miller (che stavolta lasciano la regia nelle competenti mani di Mike Mitchell, limitandosi ai ruoli di sceneggiatori e produttori) ci sono riusciti. E visto che il finale del lungometraggio precedente ne svelava la reale natura (si trattava soltanto del gioco di un bambino con i pezzi del suo Lego), è proprio da lì che si riparte. Stavolta il piccolo Finn deve vedersela con sua sorella minore Bianca, che vuole giocare con lui. E così gli alieni fatti di Duplo invadono il suo mondo e ne "rapiscono" alcuni personaggi, portandoli con sé nel Sistema Sorellare. Naturalmente Emmet parte al loro salvataggio, aiutato dall'avventuriero spaziale Rex (una parodia di tutti i personaggi interpretati dal doppiatore Chris Pratt), mentre Wyldstyle, Batman, Unikitty e gli altri amici si trovano ad affrontare creature bizzarre e glitterate, cercando al contempo di evitare che si verifichi il catastrofico Armammageddon (ovvero la rabbia della mamma che metterà fine al gioco se i due figli litigheranno troppo)... Anche se le carte sono più scoperte, con numerose scene girate in live action che punteggiano la pellicola (Maya Rudolph è la madre, mentre del padre – Will Ferrell – si sente solo la voce fuori campo), l'avventura e il divertimento continuano a non mancare, soprattutto perché le dinamiche del gioco (e quelle fra fratelli) non smettono di guidare una narrazione che non si prende mai sul serio e che stavolta viene creata da due immaginazioni che si scontrano fra loro – cambiando continuamente la prospettiva e le carte in tavola – anziché da una sola. Anzi, è interessante notare le differenze fra il modo di giocare di Finn, che vorrebbe essere duro, adulto e post-apocalittico, e quello "femminile" della sorella (che essendo più piccola, non si fa problemi a contaminare l'universo Lego con altri giocattoli o materiali, come adesivi e brillantini). I temi a questo giro sono quelli della crescita, della cooperazione, dell'accettare una parte diversa di sé (non sempre essere cupi e cool a oltranza è la scelta giusta), e che "non tutto è meraviglioso" (ribaltando, o aggiornando, il messaggio-tormentone del primo film). A tratti ci si commuove persino (come quando la frase "Avete cominciato voi" acquista improvvisamente un nuovo significato). Quanto al lato citazionistico, da segnalare la comparsata di Bruce Willis, i riferimenti ai film sui viaggi nel tempo e quelli a tutti gli attori che hanno interpretato Batman. Orecchiabili (e spassosissime) le canzoni, come "La canzone che ti resta in testa" e, soprattutto, quella della Regina "Non cattiva". All'inizio del film, una frase ("Batman è partito per un'avventura per conto suo") fa riferimento allo spin-off ("Lego Batman - Il film") uscito nel frattempo.

15 novembre 2021

Viaggio verso Agartha (Makoto Shinkai, 2011)

Viaggio verso Agartha, aka I bambini che inseguono le stelle
(Hoshi wo ou kodomo)
di Makoto Shinkai – Giappone 2011
animazione tradizionale
**

Visto in TV (Netflix).

Dopo aver incontrato un misterioso giovane che proviene dal leggendario mondo sotterraneo di Agartha, la curiosa Asuna, ragazzina introversa che vive in un paese fra le montagne boscose, andrà alla sua esplorazione in compagnia del suo insegnante Morisaki, membro di un'organizzazione che da anni studia in segreto i misteri di Agartha e che intende riportare in vita la propria moglie defunta grazie alla magia che, si dice, è nascosta nel luogo più segreto e inaccessibile del sottosuolo... Il terzo lungometraggio animato di Makoto Shinkai è quello che più degli altri tradisce il suo debito verso Hayao Miyazaki e, più specificatamente, "Laputa" e "Nausicaä", film dai quali provengono numerosi elementi, sia narrativi che estetici. Per il resto, la vicenda di base – ispirata a svariati miti legati ai mondi sotterranei e alla possibilità di far tornare in vita le persone amate: si pensi a quello di Orfeo ed Euridice, o a quello giapponese, citato espressamente, di Izanagi e Izanami – si dipana come un racconto d'avventura che procede in maniera lineare, accatastando una situazione dopo l'altra in modo quasi improvvisato. A ogni svolta, infatti, saltano fuori nuovi personaggi e situazioni che poi escono di scena senza un motivo (Shun, il "gatto" Mimi, la bambina Mana), mentre il finale non completa l'arco narrativo della protagonista ma solo quello del professor Morisaki. E dunque, nonostante una parte iniziale (ambientata però nel mondo di superficie!) ricca di poesia e di fascino, che sembrava promettere molto di più, la pellicola – lunga ed estremamente densa – procede poi stancamente, a tratti persino annoiando, e delude in un finale fuffoso ed esoterico, dove le caratterizzazioni non convincono e temi importanti come la solitudine e l'accettazione della morte sono trattati in modo superficiale e raffazzonato. Persino l'interessante ambientazione, Agartha, rimane soltanto accennata (i suoi regni e villaggi, il declino, gli abitanti, le dinamiche interne) ma mai davvero sfruttata se non come sfondo e con aspetti incoerenti (qual è, per esempio, la fonte di luce?). Ottimi gli scenari, i paesaggi e i fondali, mentre il character design è un po' semplicistico (e molto, troppo, è di derivazione miyazakiana: vedi anche i mostri guardiani, le rovine, i cristalli magici). Esistono due versioni italiane, di cui la prima ha un pessimo doppiaggio: meglio la seconda, quella intitolata "I bambini che inseguono le stelle".

5 agosto 2021

Jumanji: The next level (J. Kasdan, 2019)

Jumanji: The Next Level (id.)
di Jake Kasdan – USA 2019
con Dwayne Johnson, Jack Black
**1/2

Visto in TV (Now Tv).

Qualche anno dopo la precedente avventura ("Jumanji: Benvenuti nella giungla"), il giovane Spencer (Alex Wolff) – insoddisfatto della propria vita nel mondo reale, insicuro di sé stesso e bramoso di tornare nei panni dell'aitante e coraggioso Dottor Bravestone (Dwayne Johnson) – recupera e ripara la vecchia console e comincia una nuova partita al videogioco di Jumanji. I suoi amici Martha, Fridge e Bethany si affrettano a tornare a loro volta nel gioco per aiutarlo, ma misteriosamente la console trascina insieme a loro anche altri due ignari "giocatori": il nonno di Spencer, Eddie (Danny DeVito), e il suo vecchio amico Milo (Danny Glover), cuochi in pensione che complicheranno non poco la partita per via della loro età avanzata e la mancanza di familiarità con le dinamiche dei videogiochi. Come se non bastasse, i nostri amici non si ritroveranno negli stessi "avatar" della volta precedente: questa volta nei panni di Bravestone c'è il vecchio Eddie e in quelli dello zoologo "Topo" (Kevin Hart) c'è lo svampito Milo, mentre Fridge interpreta il cartografo Oberon (Jack Black) e Spencer è un nuovo personaggio, la ladra Ming Piedelesto (Awkwafina). Bethany, infine, diventa addirittura un cavallo, Ciclone! Solo Martha e il vecchio amico Alex conserveranno i personaggi della prima volta (Karen Gillan e Nick Jonas). Anche la missione del gruppo è cambiata: l'avversario è il terribile Jurgen il Bruto (Rory McCann), mentre agli scenari della giungla si sostituiscono un deserto e una montagna innevata... Il nuovo capitolo di "Jumanji" utilizza gli stessi meccanismi del precedente ed è altrettanto divertente, anche se con meno originalità (tutto sa di già visto) e con qualche forzatura e lungaggine di troppo. Chi non avesse apprezzato il precedente, insomma, si astenga. L'unico nuovo motivo di interesse – a parte i due personaggi "anziani", insoliti in questo tipo di film – è quello di vedere mescolati e ridistribuiti gli avatar, anche se nel finale tornano nella configurazione "standard". Cameo (nel mondo reale) per Bebe Neuwirth, il cui personaggio Nora era la zia dei due bambini del primissimo "Jumanji", quello con Robin Williams. Visto che la struttura di base funziona ed è assai facile da reiterare all'infinito, sarebbe già in produzione un ulteriore sequel, nel quale si rivelerà che il "cattivo" Jurgen non era un PNG (personaggio non giocante) ma l'avatar di un altro, misterioso, giocatore.

4 agosto 2021

Jumanji: Benvenuti nella giungla (J. Kasdan, 2017)

Jumanji: Benvenuti nella giungla (Jumanji: Welcome to the Jungle)
di Jake Kasdan – USA 2017
con Dwayne Johnson, Jack Black
***

Visto in TV (Netflix).

Non un reboot, ma un vero seguito del "Jumanji" del 1995, che comincia esattamente dove quello era finito. Ma per adattarsi ai gusti moderni delle nuove generazioni, il board game incantato e misterioso che dà il titolo alla serie si tramuta magicamente nella... cartuccia di un videogioco. Risucchierà al proprio interno (nella stessa giungla dove era vissuto Alan Parrish nel primo film) dapprima il giovane Alex, e poi, vent'anni più tardi, un quartetto di liceali che si ritroveranno ad impersonare altrettanti "avatar" e a dover superare una missione avventurosa per poter tornare nel mondo reale. In tempi di remake selvaggi, meccanici e senza idee di pellicole classiche, questo è nel complesso un ottimo sequel, che diverte e intrattiene ma soprattutto che rispetta l'originale e lo innova al tempo stesso (cosa rara nel panorama hollywoodiano). Fra gli aspetti più indovinati ci sono proprio quelli legati alla natura del videogame (che sostituiscono gli elementi che erano tipici del gioco da tavola nel prototipo, come il tiro dei dadi). A cominciare dagli "avatar", appunto, i personaggi interpretati dai giocatori, tutti ovviamente con caratteristiche speculari a quelle reali dei quattro ragazzi (uno dei messaggi della pellicola, forse troppo ripetutamente esplicitato, è quello di andare oltre le apparenze e superare le proprie debolezze). E così il nerd Spencer (Alex Wolff) si ritrova nel corpo muscoloso e atletico di Dwayne "The Rock" Johnson; l'ochetta egocentrica e social-dipendente Bethany (Madison Iseman) finisce nei panni del barbuto e sovrappeso Jack Black; il campione di football Anthony (Ser'Darius Blain), che conta solo sulla prestanza fisica, diventa il "tappo" Kevin Hart; e l'insicura e introversa Martha (Morgan Turner) si tramuta nella discinta "ammazzauomini" Karen Gillan. Ad aiutarli ci sarà anche Alex, uno spericolato aviatore (Nick Jonas), in un ruolo parallelo a quello che fu di Robin Williams (con alcune differenze: stavolta, tornati nel mondo reale, tutti conserveranno la memoria dell'accaduto e non solo chi aveva iniziato la partita). Completano il cast Bobby Cannavale (il "cattivo" Van Pelt, il cui nome è un rimando al cacciatore del primo film) e Rhys Darby (Nigel, uno dei PNG, i "personaggi non giocanti" che ripetono a pappagallo sempre le stesse frasi). Altre caratteristiche mutuate dai videogiochi: il fatto che ognuno abbia tre vite, e l'elenco delle forze e dei punti deboli di ogni personaggio (utili o dannosi senza vie di mezzo). Nel complesso un film assai divertente (forse con qualche gag di troppo, come quelle sui peni: ma è evidente che gli attori se la siano spassata a recitare in parti così contro-tipo). Il regista è figlio di Lawrence Kasdan. Nonostante qualche iniziale critica all'annuncio del progetto (per la troppo breve distanza dalla morte di Robin Williams), la pellicola ha riscosso un grande successo al botteghino, il che ha portato a mettere subito in cantiere un ulteriore sequel, uscito nel 2019 ("Jumanji: The Next Level").

2 agosto 2021

Jumanji (Joe Johnston, 1995)

Jumanji (id.)
di Joe Johnston – USA/Canada 1995
con Robin Williams, Bonnie Hunt
**1/2

Rivisto in divx.

"Jumanji" (parola zulu di incerto significato) è un misterioso gioco da tavolo a tema africano, simile al gioco dell'oca, che magicamente materializza nel mondo reale gli animali selvaggi o i pericoli di varia natura (comprese alluvioni e terremoti!) che corrispondono alle varie caselle in cui si fermano le pedine. L'unico modo per far sparire questi effetti è quello di terminare il gioco con la vittoria di uno dei partecipanti. Purtroppo non è quanto accaduto al giovane Alan Parrish (Adam Hann-Byrd), che nel 1969 fu risucchiato "nella giungla" a causa di uno sfortunato tiro di dadi, uscendone fuori soltanto ventisei anni più tardi, e ormai adulto (Robin Williams), grazie all'intervento di Judy (una Kirsten Dunst tredicenne!), ragazzina ricca di immaginazione, e di suo fratello Peter (Bradley Pierce), due orfani giunti ad abitare nella sua vecchia casa e che hanno continuato la partita da lui interrotta. Ispirato a un libro illustrato di Chris Van Allsburg, un film d'avventura ricco di effetti speciali: gli animali selvaggi (leoni, rinoceronti, scimmie...), in particolare, sono tutti realizzati in computer grafica dalla Industrial Light & Magic, in uno dei primi casi di uso estensivo della CGI in un prodotto hollywoodiano: se visto oggi il realismo delle creature lascia un po' a desiderare, all'epoca fu decisamente rivoluzionario. Pur trattandosi di un film per famiglie, non mancano momenti spaventosi (i "pericoli" del gioco fanno a tratti davvero paura, così come l'anarchia e la distruzione che seminano nella cittadina) o più cupi (si parla esplicitamente della morte dei genitori); sul versante prettamente comico vanno invece annoverate le peripezie del poliziotto Carl Bentley (David Alan Grier) con la sua automobile progressivamente danneggiata dai vari animali. Bonnie Hunt è Sarah, l'amica che iniziò il gioco con Alan; Bebe Neuwirth è Nora, la zia dei due bambini; Jonathan Hyde interpreta il doppio ruolo del padre di Alan e del cacciatore di safari Van Pelt. Curiosità: come protagonista Tom Hanks era la prima scelta del regista, che temeva le proverbiali improvvisazioni di Williams. Amato dal pubblico (ma non altrettanto dalla critica), il lungometraggio darà origine a una serie televisiva animata (1996-98) e a una sorta di sequel spirituale ("Zathura" del 2005), prima di essere riletto in chiave moderna (un videogioco anziché un board game) a partire dal 2017 in una serie di nuovi film con Dwayne Johnson e Jack Black.

22 luglio 2021

Pirati (Roman Polanski, 1986)

Pirati (Pirates)
di Roman Polanski – Francia/Tunisia 1986
con Walter Matthau, Cris Campion
**

Rivisto in DVD.

Il capitano Red (Walter Matthau), capo di una ciurma di pirati e ripescato in mare dopo un naufragio in compagnia del giovane Jean-Baptiste detto "Ranocchio" (Cris Campion), fomenta una rivolta su una nave spagnola per impadronirsi di un prezioso trono d'oro che è stato trafugato in Sud America. A sette anni di distanza dal suo film precedente ("Tess" del 1979), Polanski torna al cinema con una pellicola leggera (l'intenzione era quella di omaggiare i film di cappa e spada come quelli con Errol Flynn e i romanzi d'avventura come "L'isola del tesoro") che aveva in cantiere da oltre un decennio: inizialmente avrebbe dovuto essere girato subito dopo "Chinatown" (1974), e ancora con Jack Nicholson come protagonista. I toni della vicenda sono cartoonistici, con un umorismo da fumetto e un'ironia scalcinata che sfiora a più riprese la parodia e il cinismo (il pranzo con il topo morto!), in maniera non dissimile da quanto già fatto in "Per favore non mordermi sul collo!". A parte l'istrionismo di Matthau, il cui personaggio comico-burbero è la cosa migliore della pellicola, il film sconta però una trama lenta e poco interessante e affonda nei cliché di genere, gli stessi peraltro che nemmeno vent'anni più tardi (insieme però all'innesto di temi soprannaturali e agli "effetti speciali") avranno grande successo nei film dei "Pirati dei Caraibi" con Johnny Depp (di cui questo è in molte cose un precursore: si pensi anche alla love story fra i due giovani comprimari). Chissà, con un diverso tempismo e con maggiore fortuna anche questo avrebbe potuto dar vita a una franchise (il lungometraggio comincia e finisce nello stesso modo, con Red e Ranocchio alla deriva in mezzo al mare su un'imbarcazione/zattera di fortuna, circondati da squali e con un tesoro a bordo): invece fu un sonoro flop al botteghino (complice anche l'elevato costo di realizzazione), fra i peggiori della carriera di Polanski. Nel cast anche Charlotte Lewis (Maria-Dolores, figlia del governatore di Maracaibo, di cui Ranocchio di innamora) e Damien Thomas (don Alfonso, capitano della nave spagnola). Le riprese sono state effettuate in Tunisia (il produttore è Tarak Ben Ammar), su un vascello costruito appositamente.

1 marzo 2021

Land of the lost (Brad Silberling, 2009)

Land of the Lost (id.)
di Brad Silberling – USA 2009
con Will Ferrell, Anna Friel
*1/2

Visto in TV (Netflix).

Grazie a un "amplificatore di tachioni" da lui inventato, lo scienziato-paleontologo Rick Marshall (Will Ferrell) viaggia non tanto nel tempo quanto in una confusa dimensione parallela dove coesistono passato, presente e futuro. E in compagnia della bella assistente Holly (Anna Friel), del buzzurro Will (Danny McBride) e dell'uomo-scimmia Chaka (Jorma Taccone), dovrà vedersela con dinosauri ed extraterrestri. Ispirato all'omonima serie televisiva del 1974 (in italiano "La valle dei dinosauri"), di cui finisce però per essere la parodia, un film d'avventura demenziale, infantile e sconclusionato. Credo che Ferrell, con il suo umorismo adolescenziale e deadpan, sia uno dei comici meno divertenti che esistano al mondo: insiste sempre sullo stesso tipo di battuta (spesso a sfondo volgare, sessuale o scatologico) e non fa mai ridere. Qui si salvano la curiosa e surreale ambientazione, a metà fra un videogioco (Holly sembra Lara Croft!), "King Kong", "Il pianeta delle scimmie" e "Il mondo perduto" di Conan Doyle (hanno un loro fascino, per esempio, le scene girate nel deserto del Mojave da dove spuntano rottami di auto e frammenti di resort di lusso) e tutto sommato il recupero dell'ingenuità tipica dei film e dei fumetti d'avventura di un tempo, col merito di non prendersi mai sul serio. Ma la trama in sé è quanto di più scontato ci sia, e soprattutto le gag, appunto, sono stupide, ripetitive e poco divertenti (a meno, forse, di guardarle in compagnia di amici alla ricerca di una comicità "so bad it's good": sotto questo aspetto in effetti ha i suoi fan). Nella prima e nell'ultima scena, il giornalista televisivo Matt Lauer interpreta sé stesso.

28 gennaio 2021

Scontri stellari oltre la terza dimensione (L. Cozzi, 1978)

Scontri stellari oltre la terza dimensione (Starcrash)
di Luigi Cozzi – USA/Italia 1978
con Caroline Munro, Marjoe Gortner
*1/2

Visto in TV (Prime Video).

La piratessa spaziale Stella Star (Caroline Munro), insieme al fido Akton (Marjoe Gortner), avventuriero dotato di poteri speciali, e al robot poliziotto Elle (Judd Hamilton), viene incaricata dall'imperatore cosmico (Christopher Plummer) di rintracciare il "pianeta fantasma" da cui il malvagio conte Zarth Arn (Joe Spinell) minaccia di distruggere l'universo con un'arma segreta. Nel corso delle sue avventure, spostandosi da un pianeta all'altro, Stella Star dovrà vedersela con tribù di amazzoni (guidate da Nadia Cassini) e uomini primitivi, sventare il tradimento del perfido Thor (Robert Tessier) e salvare il figlio dell'imperatore, Raima (David Hasselhoff), di cui si innamorerà. Realizzato sull'onda del successo di "Guerre stellari" (che richiama in parte già dal titolo: e ci sono anche spade laser), ma ispirato anche a "Flash Gordon", "Buck Rogers", "Barbarella", "Valerian" e mille altri film o fumetti di fantascienza (per lo più nell'ambito della space opera e della science fantasy), un colorato pastiche di Serie B che non si fa problemi a mostrarsi ridicolo, puerile, eccentrico e sopra le righe (e questo è un pregio, intendiamoci: è quasi una parodia!). D'altronde eravamo proprio in quel momento di passaggio in cui la fantascienza (e il cinema fantastico in generale), grazie al film di George Lucas, stava per affrancarsi dalle produzioni a basso budget per diventare sinonimo di blockbuster hollywoodiano con costi e incassi milionari. Qui, dai modellini chiaramente fasulli ai costumi discinti, dalle scenografie agli effetti speciali, per non parlare della recitazione, dei dialoghi, della storia e dei personaggi, tutto è così goffo e sconclusionato, pulp e campy, da farsi quasi voler bene per tenerezza. Stelle dai colori vivaci, cattivi da fumetto anni '30, buoni che esclamano "Per tutte le stelle!" o "Per l'universo!", poteri assurdi che vanno e vengono (l'imperatore che ferma il tempo), scienza che confina con la magia... e non dimentichiamo le battaglie fra astronavi e le sequenze con il colosso gigante e i robot animati a passo uno (alla Ray Harryhausen). Cozzi (che si firma con il suo pseudonimo inglese, Lewis Coates) contribuisce anche al soggetto, mentre la produzione è americana (Nat e Patrick Wachsberger). Il nome più noto fra quelli coinvolti è forse il compositore della colonna sonora, John Barry. Ridicolizzato alla sua uscita (e anche dopo), con gli anni il film ha naturalmente conquistato un proprio nucleo di fan.

15 novembre 2020

Da 5 bloods - Come fratelli (Spike Lee, 2020)

Da 5 bloods - Come fratelli (Da 5 Bloods)
di Spike Lee – USA 2020
con Delroy Lindo, Jonathan Majors
**1/2

Visto in TV (Netflix).

Quattro amici di colore, veterani della guerra del Vietnam – Paul (Delroy Lindo), Otis (Clarke Peters), Eddie (Norm Lewis) e Melvin (Isiah Whitlock Jr.) – tornano nel paese asiatico dopo svariati decenni con una duplice intenzione: ritrovare i resti del loro vecchio commilitone "Stormin'" Norman (Chadwick Boseman) per riportarli in patria, e soprattutto recuperare una cassa di lingotti d'oro che seppellirono all'epoca nella giungla. Ma anche i valori più cementati dell'amicizia e della fratellanza – e in generale i "legami di sangue": Paul è stato seguito da suo figlio David (Jonathan Majors), con il quale ha un rapporto difficile e ambivalente – saranno messi a dura prova dalla febbre dell'oro, che porta alla luce il peggio di ogni uomo, e dagli antichi traumi psicologici di una guerra "che non finisce mai". Lungo e ambizioso filmone d'avventura che Spike Lee sfrutta per intrecciare diverse tematiche che gli stanno a cuore: una riflessione sul ruolo dei neri durante il conflitto in Vietnam (mandati spesso allo sbaraglio e in missioni suicide, in nome di ideali che non gli appartenevano: erano gli anni in cui contemporaneamente in patria ribollivano le lotte per i diritti civili), il contrasto fra diverse filosofie di vita (fra gli amici, divisi fra solidarietà ed egoismo, c'è persino un sostenitore di Trump: naturalmente si tratta del più "matto" di tutti, perché per votare Trump bisogna essere pazzi), e in generale un parallelo con la situazione odierna (vedi i riferimenti al movimento "Black Lives Matter" nel finale, o il cappellino trumpiano "Make America Great Again" che passa da un cattivo all'altro come un trofeo). A questo scopo non esita a inserire nel calderone un po' di tutto, a volte in maniera pretestuosa, come filmati di repertorio o fotografie d'epoca, arricchendo uno stile che gioca con i formati dell'immagine (dal 4:3 delle scene ambientate nel passato, girate peraltro in 16mm, al widescreen per quelle nel presente, che a seconda delle necessità si alterna fra il 16:9 quando si è nella giungla a un più cinematografico 21:9 quando si è in città) e si concede persino occasionali freeze frame (le fotografie scattate da uno dei personaggi). Fra i molti riferimenti culturali: "Apocalypse now" (con tanto di Wagner!), "Il ponte sul fiume Kwai", Marvin Gaye ("What's going on"), Martin Luther King (il discorso del 4 aprile 1967). La retorica, l'eccesso di didascalismo e qualche colpo di scena telefonato nel finale non affossano un film comunque ricco e coinvolgente, ben scritto, diretto e recitato (su tutti svetta Lindo). Nel cast anche Jean Reno (il faccendiere francese che dovrebbe aiutare i nostri amici a esportare l'oro), Mélanie Thierry (la ragazza che si occupa di neutralizzare le mine inesplose) e Johnny Trí Nguyễn (la guida vietnamita). Curiosità: con l'eccezione di una singola immagine nel finale, Lee non ha voluto "ringiovanire" gli attori nelle sequenze in flashback (o "invecchiarli" in quelle nel presente), nonostante fra le due ci siano 45-50 anni di differenza, per evitare risultati poco gradevoli come quelli del film "The irishman" di Scorsese, lasciando allo spettatore il compito di immaginarli giovani quando serve (a proposito: le scene di battaglia sono realistiche e crudeli).

12 settembre 2020

I banditi del tempo (Terry Gilliam, 1981)

I banditi del tempo (Time Bandits)
di Terry Gilliam – GB 1981
con Craig Warnock, David Rappaport
***

Rivisto in TV.

Bambino sognatore e appassionato di storia, ma trascurato dai genitori, il piccolo Kevin (Craig Warnock) viene coinvolto da una banda di nani – in grado di viaggiare nel tempo grazie a una mappa che indica tutti i "buchi" temporali rimasti nel tessuto del creato – in una sarabanda di avventure attraverso varie epoche. I nani, che hanno trafugato la mappa all'"essere supremo" per il quale lavoravano, intendono usarla per compiere furti qua e là (sottraggono per esempio il bottino di guerra di Napoleone e il tesoro di Agamennone): ma il Male (David Warner), una sorta di diavolo, intende appropriarsene per sovvertire l'universo e ricrearlo in forma tecnologica. Scritto da Terry Gilliam insieme a Michael Palin, suo ex compagno al tempo dei Monty Python (e che appare in un paio di scenette cameo in compagnia di Shelley Duvall), un film che mescola in maniera assai creativa suggestioni fiabesche e avventurose provenienti dalle fonti più disparate: l'incipit con i nani che escono dall'armadio evoca al contempo J.R.R. Tolkien ("Lo Hobbit") e C.S. Lewis ("Le cronache di Narnia"), altri elementi ricordano "Alice nel paese delle meraviglie", "Il mago di Oz" (il volto fluttuante dell'essere supremo) o "I viaggi di Gulliver". Il risultato è un pastiche un po' episodico, che svaria in più direzioni e non privo di anacronismi, ma ricco di inventiva visionaria e surreale (valorizzata dal buon valore produttivo: la fotografia è di Peter Biziou), senza contare l'humour nero, dissacrante e satirico tipico dei Monty Python (vedi lo sfrenato consumismo dei genitori di Kevin, ossessionati dagli elettrodomestici, che alla fine vengono puniti come nelle fiabe). Fra le epoche attraversate ci sono le guerre napoleoniche in Italia (la battaglia di Castiglione) con Ian Holm nei panni di Bonaparte (un ruolo che l'attore aveva già interpretato nella serie televisiva "Napoleone e le donne" del 1974, e che riprenderà ne "I vestiti nuovi dell'imperatore" nel 2001), il medioevo inglese (con John Cleese, altro ex Monty Python, nel ruolo di un comico Robin Hood), il Titanic (mitica la battuta "Cameriere, altro champagne. Con molto ghiaccio!") e l'antica Grecia (con Sean Connery nei panni di un eroico Agamennone che uccide un minotauro), prima di trasferirci in ambito fantasy nella cosiddetta "era delle leggende", al di fuori della storia conosciuta, dove i protagonisti affronteranno orchi e giganti prima di essere catturati dal Male e imprigionati nella fortezza delle tenebre eterne. Per salvarli, dovrà intervenire di persona l'essere supremo (un dimesso e irresistibile Ralph Richardson). La banda dei nani è composta da David Rappaport (Randall), Kenny "C1-P8" Baker (Fidgit), Malcolm Dixon (Strutter), Mike Edmonds (Og), Jack Purvis (Wally) e Tiny Ross (Vermin): c'è chi ha visto nei sei nani un riferimento ai sei membri dei Monty Python. Peter Vaughan e Katherine Helmond sono l'orco e sua moglie, Jim Broadbent il presentatore dello show televisivo. Micene e il regno di Agamennone sono stati ricostruiti in Marocco, nelle stesse località dove Connery aveva già girato "L'uomo che volle farsi re". La canzone sui titoli di coda, "Dream Away", è composta da George Harrison, l'ex Beatle che ha finanziato la pellicola con la sua casa di produzione indipendente HandMade Films.