Visualizzazione post con etichetta Ford. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ford. Mostra tutti i post

25 luglio 2019

La carovana dei mormoni (J. Ford, 1950)

La carovana dei mormoni (Wagon Master)
di John Ford – USA 1950
con Ben Johnson, Ward Bond
**

Rivisto in TV.

Due giovani cowboy che commerciano in cavalli (Ben Johnson e Harry Carey Jr.) vengono assoldati da una comunità di mormoni per guidare la loro carovana verso ovest, attraverso il deserto dello Utah, fino alla valle che intendono colonizzare. Dovranno però fare i conti con una banda di fuorilegge che si nasconderanno fra loro per sfuggire alle forze dell'ordine. Western "on the road" sul tema della (più o meno pacifica) convivenza: i mormoni, dallo stile di vita rigoroso e integerrimo, si troveranno a dividere il cammino non solo con i due protagonisti, ma dapprima con un medico-ciarlatano e le sue due accompagnatrici, e poi con la gang familiare dei Clegg (il patriarca e i quattro figli-nipoti), per non parlare del breve incontro con gli indiani (anche se i pellerossa dimostreranno di non avere alcuna ostilità nei loro confronti). Insolitamente quieto e blando, il western tratteggia queste dinamiche sullo sfondo della lenta marcia attraverso il deserto, il passaggio dei guadi e dei fiumi, le pause per riposarsi o per concedersi qualche momento di svago (il ballo, i corteggiamenti fra i cowboy e le ragazze). Ford lo considerava uno dei suoi lavori preferiti. Rivisto oggi, però, offre ben poco di memorabile e risulta basilare per storia e personaggi (dei due protagonisti non sappiamo assolutamente nulla), anche perché (a differenza per esempio di "Ombre rosse") è quasi privo di epicità e di figure carismatiche. Ward Bond è il capo dei mormoni, Charles Kemper il patriarca dei banditi, Joanne Dru l'assistente del dottore. La pellicola ha ispirato una serie televisiva, "Carovana" (o "Carovane verso il west"), con lo stesso Bond.

11 giugno 2019

Il traditore (John Ford, 1935)

Il traditore (The Informer)
di John Ford – USA 1935
con Victor McLaglen, Margot Grahame
***

Visto in TV.

Nella Dublino del 1922, scossa dalle lotte per l'indipendenza, l'energumeno e sempliciotto Gypo Nolan (McLaglen) si arrabatta come può, dopo essere stato espulso da un gruppo di ribelli dell'IRA per non avere avuto il cuore di giustiziare una spia. In un momento di debolezza, accecato dalle venti sterline di taglia (con le quali progetta di andarsene in America insieme all'amata Katie), si trasforma lui stesso in delatore, denunciando alla polizia inglese il suo miglior amico Frankie (Wallace Ford). Ma funestato dai sensi di colpa, si ubriacherà e sperpererà tutto il denaro in bagordi e in atti di generosità, prima di essere catturato e processato dai ribelli... Uno dei primi grandi successi di Ford, che gli valse il premio Oscar come miglior regista (oltre a quelli a McLaglen come miglior attore, a Dudley Nichols per la sceneggiatura non originale e a Max Steiner per la colonna sonora): si tratta del secondo adattamento del romanzo omonimo di Liam O'Flaherty, dopo una versione inglese del 1929 di Arthur Robison. Ambientato tutto in una notte, e praticamente in tempo reale, per le strade nebbiose di una Dublino di periferia, fra bettole e nascondigli di vario genere, è il ritratto di un personaggio ricco di contrasti, forte fisicamente ma debole di spirito, egoista ma dal cuore d'oro, che commette un atto di tradimento (verso l'amico e verso la "causa" dei patrioti) per poi chiedere perdono in lacrime. Insieme al muto "Gloria" del 1926, il film rappresentò l'apice della fama per il caratterista McLaglen. Nel cast anche Preston Foster, Heather Angel, Donald Meek e Una O'Connor. Ford tornerà a raccontare la rivoluzione irlandese due anni più tardi, nel meno noto "L'aratro e le stelle".

17 febbraio 2019

La pattuglia sperduta (John Ford, 1934)

La pattuglia sperduta (The Lost Patrol)
di John Ford – USA 1934
con Victor McLaglen, Boris Karloff
**1/2

Visto in TV, in originale con sottotitoli.

Durante la prima guerra mondiale, una pattuglia di soldati inglesi a cavallo, smarriti nel deserto della Mesopotamia, si rifugia presso un'oasi. Qui vengono presi di mira da cecchini arabi che li uccidono uno a uno. Da un romanzo di Philip MacDonald (già adattato in un film muto britannico del 1929: questo è tecnicamente un remake), una pellicola bellica del tutto particolare, visto che – tranne per una breve scena nel finale – i nemici non appaiono praticamente mai: sono delle presenze minacciose ma invisibili, incombenti forze del destino o della natura come gli indiani di "Ombre rosse": ogni tanto uno dei loro colpi di fucile abbatte uno dei soldati della pattuglia, nel frattempo resi progressivamente più ansiosi (se non addirittura pazzi) dall'assedio, dall'attesa, dal caldo e dai propri fantasmi. Nei tempi morti, il cameratismo, le chiacchiere, il confronto fra le diverse filosofie di vita ci aiutano a conoscere meglio i vari componenti del gruppo, fra cui (oltre al sergente interpretato da Victor McLaglen) spicca Sanders (Boris Karloff), ossessionato dalla religione. Fra gli altri interpreti ci sono Wallace Ford, Reginald Denny, J.M. Kerrigan, Billy Bevan e Alan Hale. Curiosità: il protagonista del film del 1929 era Cyril McLaglen, fratello di Victor. La stessa storia ispirerà il film sovietico "Sangue sulla sabbia", il bellico "Sahara" e il western "Nuvola nera". La colonna sonora di Max Steiner fu candidata all'Oscar.

5 gennaio 2009

Ombre rosse (John Ford, 1939)

Ombre rosse (Stagecoach)
di John Ford – USA 1939
con John Wayne, Claire Trevor
****

Rivisto in DVD, con Martin.

A bordo della diligenza che deve attraversare il territorio minacciato dagli Apache del terribile Geronimo, oltre al postiglione Buck (Andy Devine) e allo sceriffo Curly Wilcox (George Bancroft), ci sono anche Ringo, un fuorilegge accusato ingiustamente di omicidio e in cerca di vendetta (John Wayne); Dallas, una prostituta scacciata dalla città (Claire Trevor); Doc Boone, un medico alcolizzato (Thomas Mitchell); Lucy Mallory, la moglie incinta di un ufficiale dell'esercito (Louise Platt); Hatfield, un giocatore d'azzardo di lei invaghito (John Carradine); Henry Gatewood, un banchiere disonesto in fuga con il denaro della sua cassaforte (Benton Churchill); e il signor Peacock, un pavido e insignificante commerciante di liquori (Donald Meek) di cui tutti continuano a dimenticare il nome. Senza la scorta della cavalleria, il gruppo dovrà superare numerose traversie prima di giungere a destinazione a Lordsburg, dove Ringo potrà finalmente affrontare i suoi nemici. La celebre sequenza dell'attacco degli indiani (che nell'edizione italiana dà anche il titolo alla pellicola, uno dei pochi casi in cui quello nostrano è anche migliore dell'originale), in realtà non dura più di dieci minuti: ma il montaggio, le inquadrature (famosa quella da sotto la diligenza), gli stunt, la dinamicità e la tensione la rendono indimenticabile. Non che il resto del film sia da meno, con l'antitesi fra lo spazio chiuso della carrozza e l'ampiezza degli orizzonti esterni, con la grande umanità dei personaggi e la sceneggiatura che vuole gli elementi ripudiati dalla società (il fuorilegge, la prostituta, il medico ubriaco) risultare molto più utili di altri nel momento del bisogno: la loro non è tanto una riabilitazione (tranne forse nel caso del dottore), quanto la dimostrazione dell'assurdità dei pregiudizi, un atto d'accusa contro l'emarginazione e l'ipocrisia sociale (emblematica, al riguardo, la scena in cui proprio il "rispettabile" banchiere viene arrestato con le manette destinate al fuorilegge).

Il soggetto è adattato da un racconto di Maupassant, "Boule de suif", che ha ispirato anche "Oyuki la vergine" di Kenji Mizoguchi. Messaggio sociale a parte – ma le dicotomie fra i personaggi sono numerose: di natura legale (sceriffo/fuorilegge), morale (prostituta/donna perbene), politica (unionista/confederato), caratteriale (coraggioso/pavido), ecc. – il film è un capolavoro anche come opera di puro intrattenimento. Credo che nessuna pellicola sia più adatta a rappresentare nella sua totalità il cinema western classico: il microcosmo dei personaggi a bordo della diligenza sembra davvero un campionario degli archetipi del genere. E per non farsi mancare niente, nel film ci sono anche messicani, indiani, stazioni di posta, saloon, villaggi bruciati, guadi, un duello nella main street cittadina e naturalmente gli splendidi scenari naturali della Monument Valley, dove Ford girava per la prima volta (e mai nome fu più azzeccato: alcune conformazioni rocciose sembrano davvero castelli o cattedrali). Alcune curiosità: nell'edizione italiana, tutti i nomi di persona sono curiosamente in versione "autarchica" (Carlo, Filippo, Enrico, ecc.). La combinazione di carte che l'avversario di Ringo sta giocando al tavolo da poker prima del duello è la cosiddetta "mano del morto" (una doppia coppia di assi e otto), ovvero quella che secondo la leggenda aveva in mano Wild Bill Hickok prima di essere colpito alle spalle dal suo assassino. Oltre ad aver trasformato istantaneamente John Wayne in una star, "Ombre rosse" è stato anche il primo western sonoro di Ford. Personalmente non è uno dei miei registi preferiti, ma non ho il minimo dubbio nell'etichettare questo film come un capolavoro assoluto.

27 ottobre 2006

Il massacro di Fort Apache (John Ford, 1948)

Il massacro di Fort Apache (Fort Apache)
di John Ford – USA 1948
con John Wayne, Henry Fonda
***

Visto in DVD.

Un classico di Ford che presenta – in versione romanzata – uno degli episodi più celebri delle guerre contro gli indiani, la battaglia con gli Apache di Cochise e Geronimo. Se John Wayne interpreta un capitano di cavalleria che conosce molto bene i "selvaggi" e desidera instaurare con loro una trattativa di pace, il vero protagonista del film (pur se in negativo) è Henry Fonda nei panni del colonnello appena assegnato al forte, un uomo orgoglioso e ambizioso che disprezza gli indiani ed è convinto di poterli sconfiggere facilmente per coprirsi di gloria e farsi così assegnare a incarichi più prestigiosi. Ma non otterrà altro che la sconfitta e il massacro dei propri soldati in un finale amaro e tutt'altro che glorioso, privo del consueto "arrivano i nostri", con Cochise e i suoi guerrieri che svaniscono lentamente, vittoriosi, fra le nuvole di polvere. Comincerà una nuova era di guerra, che coinvolgerà anche i "pacifisti" come Wayne e che vedrà il colonnello ricordato come un eroe. Per una volta, anche se lo sguardo di Ford è naturalmente tutto puntato sui bianchi, la consueta divisione in buoni e cattivi è tutt'altro che marcata e c'è una discreta sensibilità verso i pellerossa. Del film mi sono piaciute le consuete caratteristiche dei western fordiani. Oltre alla maestria tecnica (e agli stupendi paesaggi della Monument Valley, corredati da altrettanto stupende nuvole che nel bianco e nero risaltano ancora di più) c'è la coralità della vicenda, che segue i numerosi personaggi durante la loro quotidiana vita al forte: il giovane tenente appena giunto dall'accademia, il suo amore con la figlia del colonnello (Shirley Temple!), i rudi sergenti cui sono affidati i momenti più comici della storia, le reclute da addestrare, il vecchio dottore, l'infido agente del governo, il tragico ex comandante del forte che morirà alla vigilia del suo trasferimento, le mogli rimaste ad attendere durante la battaglia, la cameriera messicana, ecc. ecc.). Per oltre un'ora, all'inizio, non si parla poi né di guerre né di massacri: al forte è tempo di risate, di danze e di balli, di corteggiamenti e di battibecchi, in un misto di leggerezza e dramma davvero indimenticabile. Molti personaggi e situazioni mi hanno ricordato alcuni episodi di Tex: non c'è dubbio che questo tipo di film ne abbia costituito una grande fonte di ispirazione.

11 aprile 2006

Uomini alla ventura (John Ford, 1952)

Uomini alla ventura (What price glory)
di John Ford – USA 1952
con James Cagney, Don Dailey, Corinne Calvet
**1/2

Visto in DVD, con Martin.

Non è un western, ma un film di guerra, considerato fra le pellicole "minori" di Ford. Temevo fosse retorico e guerrafondaio, invece si tratta di uno studio di caratteri che mi è piaciuto parecchio per la sua alternanza fra i toni leggeri e da commedia (prevalenti in quasi tutta la prima ora di film) e i momenti drammatici degli scontri in prima linea, dove peraltro più che la demonizzazione del nemico predomina un senso di impotenza nei confronti di un destino imperscrutabile (che si manifesta anche sotto forma degli ordini improvvisi da parte del comando). Cagney e Dailey sono due ufficiali amici-rivali che si stabiliscono, con il loro battaglione, in un paesino della Francia durante la prima guerra mondiale. Mentre attendono senza troppa impazienza di entrare in azione. si punzecchiano, litigano per la stessa donna (all'inizio per evitare il matrimonio con lei, poi per il motivo contrario), e cercano di addestrare meglio che possono una compagnia di soldati giovanissimi. I personaggi sono simpatici: devo dire che stavolta l'abitudine di Ford di stemperare con leggerezza e umanità ogni situazione mi è sembrata particolarmente appropriata. Ottimo Cagney, molto gigione ma un signor attore.

2 aprile 2006

Sfida infernale (John Ford, 1946)

Sfida infernale (My Darling Clementine)
di John Ford – USA 1946
con Henry Fonda, Victor Mature, Linda Darnell
***

Visto in DVD, con Martin.

Di passaggio per l'Arizona, l'ex sceriffo – e ora mandriano – Wyatt Earp (Henry Fonda) accetta di indossare nuovamente la stella per scoprire chi ha rubato il suo bestiame e, soprattutto, ucciso il suo fratello più giovane. Stringerà amicizia con Doc Holliday (Victor Mature), ex medico riciclatosi in pistolero, alcolizzato e malato di tubercolosi, che gli darà man forte contro i fratelli Clanton, con i quali si sfiderà all'O.K. Corral. Uno dei più celebri episodi della storia del west, raccontato in chiave romantica e trasfigurata, in uno dei più amati e rappresentativi film di John Ford. Di certo c'è tutto quello che ci si aspetta: sceriffi e saloon, ballerine e maestrine, pistoleri e ladri di bestiame, misfatti e vendette. E tecnicamente Ford è davvero grandissimo (le sue inquadrature sono sempre eccellenti, l'uso degli spazi e la costruzione delle scene anche, per non parlare dei paesaggi e dell'atmosfera). E allora allora perché non mi ha entusiasmato? Mi è piaciuto, sì, ma non quanto altri classici western di quell'epoca (da "Mezzogiorno di fuoco" a "Un dollaro d'onore"). Insomma, perché Ford non riesce a entrare nel novero dei miei registi preferiti? Forse quello che lo frena ai miei occhi è l'ingenuità "hollywoodiana" dei suoi film, i personaggi un po' troppo bonari, poco ambigui anche quando cercano di esserlo (Victor Mature non è mai convincente come Doc Hollyday. Perfetto, invece, Henry Fonda). Forse non riesco a sentirne l'epicità, la caratteristica per me più importante in un western, che pure molti dicono che ci sia. Non ci trovo tragedia, né malinconia, né potenza, né furore. Sicuramente non ci trovo tensione, semmai fra i pregi dei film c'è la rappresentazione della tranquillità morale degli "uomini onesti che lottano per la pace e il progresso". Restano l'ottima fotografia in b/n, i bei paesaggi della Monument Valley, quei cieli stupendi pieni di nuvole luminose anche di notte, le inquadrature dello sceriffo seduto sotto il portico ai bordi della strada, i piccoli momenti umoristici che precedono la tempesta ("Sei mai stato innamorato, Mac?" "No, ho fatto il barista tutta la vita"). E il rendersi conto che il film, più che sulla sfida citata nel titolo italiano (che occupa soltanto gli ultimi dieci minuti), è in realtà incentrato sull'amicizia fra Earp e Holliday, sul rapporto fra gli uomini e le loro donne, sui valori della famiglia: forse il titolo originale (con l'altrettanto celebre canzone sui titoli di testa e di coda) era più sincero. Questo fa riferimento a Clementine Carter (Cathy Downs), la fidanzata di Holliday di cui anche Earp si invaghisce, anche se il ruolo femminile più memorabile è quello di Chihuahua (Linda Darnell), la cantante e prostituta messicana innamorata di Doc. Il produttore Darryl F. Zanuck fece tagliare 30 minuti dal girato di Ford, che sono andati perduti. Naturalmente la sparatoria contro i Clanton e i personaggi di Wyatt Earp e Doc Holliday saranno al centro di numerose altre pellicole, da "Sfida all'O.K. Corral" di John Sturges (1957) ai più recenti "Tombstone" (1993) e "Wyatt Earp" (1994).