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6 novembre 2022

Cars 3 (Brian Fee, 2017)

Cars 3 (id.)
di Brian Fee – USA 2017
animazione digitale
**1/2

Visto in TV (Disney+).

Il campione delle corse automobilistiche Saetta McQueen deve vedersela con un nuovo rivale, il giovane Jackson Storm, e in generale con una nuova generazione di piloti che minacciano di spodestare le vecchie glorie come lui. Sull'orlo del pensionamento, è costretto dal suo nuovo sponsor Sterling ad affidarsi ai consigli della "coach motivazionale" Cruz Ramirez. Ma sarà invece McQueen a ispirare Cruz a diventare a sua volta una pilota e a scendere in pista per vincere la gara contro Storm. Il terzo capitolo di "Cars", il primo non diretto dal veterano e creativo John Lasseter ma dall'esordiente Brian Fee (in un insolito parallelo con la trama del film stesso!), è decisamente migliore del secondo (forse perché, come il primo, torna a essere un lungometraggio sportivo a tutti gli effetti e a concentrarsi quasi esclusivamente sul protagonista) e affronta un tema interessante e, a suo modo, pregnante: quando giunge il momento di "appendere le gomme al chiodo"? L'arrivo di nuovi e sempre più aggressivi rivali, che fanno ricorso a metodi di allenamento ultramoderni e contro i quali gli anziani campioni non possono più competere, rappresenta un momento di crisi che va affrontato nel migliore dei modi: c'è chi abbandona la lotta, chi non rinuncia a gareggiare e chi, più saggiamente, riesce a riciclarsi in una nuova forma, come quella del mentore nei confronti di una nuova generazione. Nonostante la semplicità estetica (i personaggi di "Cars", per evidenti ragioni di design, non sono certo i più ispirati a livello grafico fra tutte le franchise della Pixar) e una generale limitatezza di scenari per quello che sembrava in tutto un film minore, ancora una volta si resta colpiti di come la sceneggiatura sappia affrontare questioni mature senza banalizzarle, coinvolgendo al tempo stesso gli spettatori di ogni età in una vicenda sportiva intrigante, condita da personaggi simpatici e buone caratterizzazioni (comprese le new entry). Non so se ci saranno ulteriori episodi ma, se così non fosse, per Saetta questa è un'ottima uscita di scena.

9 dicembre 2019

Anno 2000 - La corsa della morte (P. Bartel, 1975)

Anno 2000 - La corsa della morte (Death Race 2000)
di Paul Bartel – USA 1975
con David Carradine, Sylvester Stallone
***

Visto in divx.

In un futuro in cui gli Stati Uniti sono diventati una dittatura, l'annuale corsa automobilistica da una costa all'altra del paese – cui prendono parte pochi selezionati piloti, ciascuno affiancato da un navigatore di sesso opposto – è l'unico svago concesso alle masse oppresse: una gara ricca di violenza, anzi pensata apposta per permettere di darle sfogo, i cui concorrenti "segnano punti" se falciano i passanti che trovano sulla loro strada, con i punteggi massimi riservati all'uccisione di bambini e di anziani. Fra i favoriti della corsa c'è il veterano Frankenstein (David Carradine), misterioso pilota mascherato che ha subito così tanti incidenti da essere stato "ricucito" insieme più volte (o almeno così si dice). A sua insaputa, la sua nuova navigatrice Annie Smith (Simone Griffeth) fa parte di un gruppo di ribelli, guidato dall'anziana Abramina Lincoln, che intende sabotare la corsa. B-movie prodotto da Roger Corman che, nonostante l'evidente budget al risparmio, è diventato di culto: con pieno merito, visto che pur essendo girato con estrema semplicità, è assai divertente e pieno di idee tanto buffe quanto efficaci. Stupidamente (e volutamente) ironico, il film è violento ma anche cartoonistico, colorato e campy, con i diversi piloti con i loro variopinti veicoli che ricordano i concorrenti delle "Wacky Races": abbiamo il gangster italo-americano Mitraglia Joe (Sylvester Stallone), principale rivale di Frankenstein; e poi la cowgirl Calamity Jane (Mary Woronov), la nazista Grimilde e l'antico romano Cesare (rispettivamente Matilda e Nerone nell'originale). Ci sono persino scene alla Wile Coyote (il finto tunnel), così come numerose sequenze splatter (le vittime travolte sulla strada) e di nudo, la satira dei mass media e quella socio-politica, che svelano a tratti un'insolita profondità dietro l'ingenua superficie. Fra le tante gag: la "bomba a mano" di Frankenstein e la propaganda dei presidente che nega l'esistenza dei ribelli e attribuisce ai "francesi" tutte le azioni della resistenza, e persino la colpa del dissesto finanziario del paese (nel finale c'è una frase che, estrapolata dal suo contesto, è davvero surreale: "Neanche i francesi, con tutto il loro bieco potere, sono stati capaci di distruggere Frankenstein, che è la personificazione di tutte le nostre virtù nazionali!"). Il regista Bartel ebbe qualche contrasto con Corman (che preferiva che il film fosse più violento e meno ironico, e che lo aveva messo in cantiere per bruciare sul tempo l'uscita nelle sale di "Rollerball", pellicola con uno spunto molto simile). Diversi i sequel/remake, fra cui "Death Race" (2008) di Paul W.S. Anderson con Jason Statham e "Death Race 2050" (2017), sempre prodotti da Corman.

19 febbraio 2019

Death race (Paul W.S. Anderson, 2008)

Death Race (id.)
di Paul W. S. Anderson – USA 2008
con Jason Statham, Tyrese Gibson
**

Visto in TV.

In un futuro in cui il sistema carcerario è in mano a corporazioni private che organizzano cruente ed estreme competizioni fra detenuti da trasmettere in diretta televisiva, l'ex pilota automobilistico Jensen Ames (Jason Statham) viene imprigionato ingiustamente con l'accusa di avere ucciso sua moglie, e convinto a partecipare alla Death Race, una corsa che mette in palio la libertà. Gareggiando con la falsa identità del pilota mascherato Frankenstein, dovrà vedersela con agguerriti avversari – fra cui Machine Gun Joe (Tyrese Gibson), Pachenko (Max Ryan) e il cinese 14K (Robin Shou) – in una gara caratterizzata, oltre che dalla velocità, anche da armi e trappole mortali di ogni genere... Ispirato a una pellicola di culto prodotta nel 1975 da Roger Corman ("Anno 2000: La corsa della morte"), da cui però elimina tutti gli elementi di satira e kitsch, un action movie che fonde scenari da B-movie carpenteriano (il setting ricorda "1997: Fuga da New York") e da sport distopico ("Rollerball", "L'implacabile") con il mix di adrenalina, donne e motori tipico di serie come "Fast and furious". Nulla di particolarmente originale o profondo (e il finale è un po' semplicistico e anticlimatico), ma l'azione e lo spettacolo non mancano. Il muscoloso Statham fa il suo come sempre (anche se Corman avrebbe voluto inizialmente Tom Cruise per questo remake). La "cattiva", ovvero la direttrice del carcere, è Joan Allen. Nel cast anche Ian McShane (Coach, il capo meccanico), Natalie Martinez (Case, la navigatrice) e Jason Clarke (il secondino). Sotto la maschera di Frankenstein, nelle sequenze introduttive, c'è David Carradine, protagonista del film originale. Visto il buon successo al botteghino, negli anni seguenti sono usciti (ma solo in home video) vari prequel, sequel e reboot.

17 ottobre 2017

La corsa più pazza d'America 2 (Hal Needham, 1984)

La corsa più pazza d'America n. 2 (Cannonball Run II)
di Hal Needham – USA/HK 1984
con Burt Reynolds, Dom DeLuise
*1/2

Rivisto in divx.

Non avendo vinto la corsa precedente, lo sceicco Abdul Ben Falafel (Jaime Farr) organizza una nuova edizione della "Cannonball Run" e mette in palio un milione di dollari per il vincitore che completerà il percorso dalla California al Connecticut. A partecipare si ripresentano quasi tutti gli equipaggi già visti nel primo film, con piccole variazioni. J.J. McClure (Burt Reynolds) e l'amico Victor/Capitan Chaos (Dom DeLuise), anziché un'ambulanza, guidano stavolta un mezzo militare, travestiti da un generale dell'esercito e dal suo attendente. E imbarcano pure un paio di suore (finte anch'esse, benché inizialmente i due piloti non lo sappiano: Shirley MacLaine e Marilu Henner). Sammy Davis Jr. e Dean Martin si camuffano da poliziotti. Jackie Chan, in una Mitsubishi ancora più accessoriata della precedente Subaru (può andare pure sott'acqua!), ha come co-pilota il gigantesco Arnold (Richard Kiel). Le supersexy Susan Anton e Catherine Bach passano da una vettura all'altra. I giovani Mel Tillis e Tony Danza guidano una speciale limousine in compagnia di un orangotango (che finge di esserne il pilota). E infine lo stesso sceicco corre insieme al suo schiavo biondo (Doug McClure) e al dottor Van Helsing (Jack Elam), già visto nel precedente film. L'interferenza di alcuni gangster italo-americani (fra i quali Henry Silva e Michael V. Gazzo), che intendono rapire lo sceicco per conto del loro boss Don Don Cannelloni (Charles Nelson Reilly), mette a repentaglio la corsa. Ma grazie all'aiuto di Frank Sinatra (che interpreta sé stesso), i "cannonballisti" si coalizzano e riusciranno a salvare il loro amico. Solito cast all star (ci sono anche Terry Savalas, Ricardo Montalbán, Jim Nabors) per una replica senza troppa fantasia del film precedente, leggermente migliore come caratterizzazione dei personaggi ma, se possibile, ancora più stupida e cartoonistica (le gag sono ripetitive e infantili: vedi i trucchi alla Dick Dastardly – ganci, trappole, calamite – che i mafiosi mettono in atto per tentare di rapire lo sceicco). Triste pensare che si tratti dell'ultima apparizione sul grande schermo per Dean Martin e Frank Sinatra. In ogni caso, è un film innocuo: se ci si accontenta di poco, ci si può pure divertire. I nomi delle due finte suore, Betty e Veronica, sono un omaggio al fumetto "Archie", assai popolare negli USA.

16 ottobre 2017

La corsa più pazza d'America (Hal Needham, 1981)

La corsa più pazza d'America (The Cannonball Run)
di Hal Needham – USA/HK 1981
con Burt Reynolds, Dom DeLuise
*1/2

Rivisto in divx.

La "Cannonball Run" è una corsa automobilistica clandestina che vede improbabili equipaggi attraversare gli Stati Uniti, dalla costa est a quella ovest, sfrecciando sulle strade ben oltre i limiti di velocità consentiti (e utilizzando ogni sorta di trucchi e di travestimenti per eludere controlli e sanzioni). Ispirato a una competizione realmente esistente (alla quale Burt Reynolds e il regista Hal Needham si erano già rifatti per realizzare il precedente "Il bandito e la madama" e il suo seguito "Una canaglia a tutto gas", con grande successo di pubblico) e prodotto dalla Golden Harvest di Hong Kong (che intendeva espandersi oltre i propri confini, e che approfittò dell'occasione per presentare al pubblico americano il suo divo di punta, Jackie Chan), il film è quasi una versione dal vivo del cartone animato "Wacky Races" (che a sua volta si rifaceva al classico "La grande corsa" di Blake Edwards), anche se indubbiamente meno divertente e con parecchio meno fantasia. Il cast, vasto e corale, comprende numerosi nomi noti, che in diversi casi si divertono a ironizzare su sé stessi e sugli stereotipi del genere. Seguiamo così i meccanici J.J. McClure (Burt Reynolds) e Victor Prinzin (Dom DeLuise), che corrono a bordo di una finta ambulanza, con tanto di medico (il ributtante Jack Elam) e di paziente (la bella fotografa Farrah Fawcett). Il giocatore d'azzardo Sammy Davis Jr. e il dongiovanni incallito Dean Martin, in Ferrari, si travestono invece da preti cattolici; le vamp Adrienne Barbeau e Tara Buckman, in una Lamborghini nera, sfruttano il loro fascino femminile per far colpo sui tutori della legge; e così via. In gara, fra gli altri, anche uno sceicco arabo (Jamie Farr) in Rolls Royce, due sempliciotti texani (Terry Bradshaw e Mel Tillis) su una Chevrolet truccata, i cinesi Jackie Chan (appunto) e Michael Hui (identificati nei dialoghi come giapponesi) in una Subaru high tech e computerizzata, e Roger Moore (o qualcuno che si fa passare per lui), che fa il verso a sé stesso e sul suo ruolo di James Bond, naturalmente in una Aston Martin super-accessoriata. Arthur J. Foyt è il membro del comitato per la sicurezza sulle strade che cerca ripetutamente e senza successo di interrompere la corsa, Bianca Jagger la sorella dello sceicco, Peter Fonda il capo dei teppisti in moto che scatenano una rissa cui prendono parte tutti i concorrenti (e dove Jackie Chan ha brevemente modo di dare sfoggio delle sue arti marziali). Demenziale e sgangherato (il titolo italiano lo accomuna alle tante pellicole del filone "...più pazzo del mondo"), con una comicità infantile e scontata (l'unico vero colpo di genio sono le dirompenti apparizioni di "Capitan Chaos", l'alter ego supereroistico dello squilibrato Dom DeLuise), il film riscosse comunque un buon successo al botteghino, il che portò alla realizzazione di due sequel. Nota finale: fu proprio da questa pellicola che Chan prese l'idea di inserire, durante i titoli di coda dei suoi film successivi, i blooper e le scene sbagliate.

8 gennaio 2014

Cars 2 (John Lasseter, 2011)

Cars 2 (id.)
di John Lasseter [e Brad Lewis] – USA 2011
animazione digitale
**

Visto in TV.

Forse le idee cominciano a scarseggiare, o forse anche alla Pixar (ormai legata a doppio filo alla Disney) hanno scoperto che buoni personaggi e buone ambientazioni possono essere sfruttate per più di un film, dando ufficialmente vita a delle franchise. E così, dopo quello che a lungo era rimasto come un caso isolato ("Toy Story 2"), ecco che Lasseter e soci hanno iniziato a offrire al pubblico sequel (e prequel) dei loro titoli più popolari: si comincia con "Cars 2", che sarà poi seguito da "Toy Story 3", da "Monster University" e dall'imminente "Alla ricerca di Dory". Questa volta il protagonista non è Saetta McQueen, auto da corsa impegnata in una sfida di velocità con il rivale italiano Francesco Bernoulli, bensì il suo scalcinato amico Carl Attrezzi, detto "Cricchetto". Quella che era la spalla comica del film precedente si ritrova invischiata in una vicenda di spionaggio internazionale, affiancando una coppia di agenti segreti inglesi che indagano su misteriosi sabotaggi ai danni delle automobili da corsa che usano carburanti alternativi. Le prime sequenze della pellicola, che mostrano la spia Finn McMissile in azione (in puro stile James Bond), lasciano pensare che si tratti di una parodia, e che magari stiamo osservando un "film nel film" guardato dai nostri eroi, un po' come l'incipit di "Toy Story 2" si rivelava un videogioco. Invece è tutto "vero", e la sceneggiatura porterà Saetta, Cricchetto e gli altri amici in giro per il mondo, con McQueen impegnato su circuiti di diverse città (Tokyo, l'italiana Portocorse – un incrocio fra Portofino e Montecarlo! – e Londra) mentre il carro attrezzi è al centro dell'intricata trama principale. Il divertimento non manca, gli stereotipi internazionali "rivisitati" in chiame automobilistica pure (i cliché su giapponesi, francesi, italiani e inglesi si sprecano: a Tokyo ci sono lottatori di sumo, sushi e wasabi, macchinette distributrici e water tecnologici; a Parigi, mimi, baguette e torri Eiffel; in Italia, piazze con monumenti, famiglie numerose, rubacuori e cibo buono; a Londra, Big Ben, la guida sul lato sbagliato della strada, Bobbies e guardie reali), così come le strizzatine d'occhio (chi è appassionato di automobili si divertirà certamente a riconoscere marche e modelli esistenti, ciascuno associato a un personaggio adeguato: dalle utilitarie giapponesi alle vetture da corsa o da rally, dalla vecchie Topolino alle raffinate auto del controspionaggio inglese, dal Papa – con tanto di Papamobile – alla regina Elisabetta, per finire con i mafiosi che ovviamente sono vecchi "catorci", pieni di malanni e spesso d'oltrecortina), la morale è ovviamente presente (l'elogio dell'amicizia, del coraggio, dell'essere sé stessi, ecc.), quello che forse manca è una seconda chiave di lettura. Solo entertainment, dunque, sia pure ai massimi livelli tecnici (che non è poco). In ogni caso, è stato il primo film Pixar non baciato dalla fortuna critica.

25 dicembre 2012

Ralph Spaccatutto (Rich Moore, 2012)

Ralph Spaccatutto (Wreck-It Ralph)
di Rich Moore – USA 2012
animazione digitale
***1/2

Visto al cinema Colosseo, con Sabrina.

Ralph Spaccatutto è il "cattivo" di un vecchio videogioco arcade, "Felix Aggiustatutto", dove ha il compito di danneggiare un palazzo che l'eroe dovrà appunto rimettere a posto. Il suo sogno è però quello di diventare un "buono", per ricevere rispetto, onori e magari anche una medaglia come quelle che Felix vince ogni volta che completa la sua missione. Decide così di trasferirsi in un altro videogame, visto che – quando la sala giochi è chiusa – i personaggi sono liberi di interagire fra loro e di spostarsi da un ambiente all'altro. Costruito su un'idea simile a quella di "Toy Story" (i giocattoli, se non ci sono bambini o esseri umani attorno, si animano e conducono una vita propria), è forse il primo lungometraggio in animazione digitale della Disney a reggere il confronto con quelli della Pixar: guarda caso, c'è John Lasseter come produttore esecutivo. L'effetto nostalgia (la maggior parte dei videogame sono coin-op "vecchio stile"), le apparizioni di personaggi dei titoli più svariati (da Pac-Man a Q*bert, da Street Fighter a Tapper), le citazioni rivolte ai videogiocatori di lunga data (il "Konami code" che Re Candito utilizza come combinazione, o i graffiti sulle pareti della stazione centrale quali "Aerith lives" e "All your base are belong to us") e la grafica accattivante sono solo ciliegine sulla torta di un film comunque apprezzabilissimo anche da chi non conosce i videogiochi: colorato, dinamico, coinvolgente, divertente, con almeno un plot twist (la rivelazione dell'identità del cattivo) che giunge inaspettato benché preparato con largo anticipo, e a tratti anche commovente, per come sa trattare in maniera fresca e leggera i classici temi dell'amicizia, dell'autostima e dell'accettazione del proprio ruolo. Non si può che concordare con la recensione di Variety: "With plenty to appeal to boys and girls, old and young, Walt Disney Animation Studios has a high-scoring hit on its hands in this brilliantly conceived, gorgeously executed toon, earning bonus points for backing nostalgia with genuine emotion". Fra le scene cult sono da ricordare la riunione dei cattivi (fra i quali si riconoscono uno dei fantasmini di Pac-Man, Zangief e M. Bison di Street Fighter, Bowser di Super Mario Bros.) e il riferimento (non fine a sé stesso, peraltro, ma del tutto funzionale alla trama) all'esplosiva combinazione fra Coca-Cola e Mentos. I tre videogame in cui si svolge l'azione, diversissimi fra loro per mood e stile grafico (e ai quali è possibile giocare veramente, sul sito ufficiale del film), sono ispirati rispettivamente a "Donkey Kong" (Felix Aggiustatutto), a "Call of Duty" (Hero's Duty) e a "Super Mario Kart" (Sugar Rush): e proprio nel caramelloso mondo di quest'ultimo – dove Ralph stringerà amicizia con la pestifera Vanelope Von Schweetz, aspirante pilota emarginata dagli altri perché ritenuta un glitch, un errore di programmazione – è ambientata gran parte della pellicola; dal suo canto, invece, Felix (colpito dalla "alta definizione" del suo volto!) si innamorerà della militaresca protagonista del fantascientifico "Hero's Duty". Nella colonna sonora di Henry Jackman spicca la canzone (sui titoli di coda) "Sugar Rush" del gruppo idol giapponese AKB48. Il regista ha diretto in precedenza episodi de "I Simpson" e "Futurama".

26 novembre 2008

Speed Racer (A. e L. Wachowski, 2008)

Speed Racer (id.)
di Andy e Larry Wachowski – USA 2008
con Emile Hirsch, Christina Ricci
*1/2

Visto in DVD, con Hiromi.

Per gli americani la serie animata giapponese "Mach Go Go Go" ("Superauto Mach 5") rappresenta quello che per noi italiani sono stati "Heidi" e "Goldrake", ossia uno dei primi anime (se non il primo) ad arrivare nel paese e a diventare oggetto di culto per un'intera generazione. Ecco spiegati i motivi per i quali i fratelli Wachowski hanno deciso di trarne un adattamento ipertecnologico, che si rivela colorato, psichedelico, cartoonesco, fracassone e infantile. La trama ruota attorno a un giovane pilota che, a bordo di una super vettura realizzata tutta in famiglia, sfida la potente scuderia di un corrotto magnate delle corse. Le movimentate gare, a base di scorrettezze di ogni tipo, sorpassi incredibili, acrobazie irrealistiche e mancanza di rispetto alle leggi della fisica, riescono talvolta a lasciare a bocca aperta, ma il resto del film è francamente noioso, visto che i Wachowski si dimostrano incapaci di creare una storia coerente, di sviluppare personaggi degni di nota, di costruire gag divertenti, insomma di offrire dei contenuti validi al pubblico. L'aspetto tecnico e formale della pellicola, invece, vale sicuramente la visione: di fatto si tratta di un film d'animazione, dove i volti e i corpi degli attori (che hanno recitato davanti al blue screen) sono inseriti in scenari e ambientazioni completamente ricostruiti al computer. È il trionfo del cinema virtuale, già sperimentato in "Sky Captain and the World of Tomorrow" e passato attraverso fasi come la trilogia di "Matrix" (degli stessi Wachowski) o "300", dove tutto è finto e dove, proprio per questo, non stupisce che i personaggi non siano soggetti alle leggi fisiche. Rispetto al passato, ormai, i rispettivi pesi della live action e degli effetti speciali sono ribaltati, e a tratti sembra di assistere a un videogioco, non a un film. Ma le leggi fisiche non valgono più nemmeno per i registi o per la macchina da presa: essendo virtuale, questa può essere posizionata idealmente ovunque, compiere acrobazie pari a quelle delle autovetture in corsa, sovrapporre campi a controcampi, annullare le distanze passando in un millisecondo da un punto all'altro, roteare a 360 gradi su uno sfondo digitale, senza alcuna limitazione. In futuro, non ho dubbio, autori di valore ci andranno a nozze. Eppure, film come questo (e come il mediocre e già citato "Sky Captain") dimostrano anche come il vero valore del cinema continuerà a risiedere nelle storie, nei personaggi, nelle sceneggiature. Trascurando i contenuti e basandosi solo sulla forma, un film brutto non cesserà mai di essere tale. E nel frattempo, il ricco cast (ci sono anche Susan Sarandon, Benno Fürmann e Moritz Bleibtreu) sembra sprecato: il migliore (a parte lo scimpanzé ^^) è comunque John Goodman, nei panni del padre del protagonista.

25 maggio 2007

Ricky Bobby (Adam McKay, 2006)

Ricky Bobby - La storia di un uomo che sapeva contare fino a uno (Talladega nights: The ballad of Ricky Bobby)
di Adam McKay – USA 2006
con Will Ferrell, John C. Reilly
*1/2

Visto in DVD, con Albertino.

Commedia ambientata nel mondo delle corse automobilistiche Nascar, quei monotoni e infiniti giri di pista che tanto appassionano gli americani. Will Ferrell veste i panni di un ignorante pilota del profondo sud che deve vedersela con un raffinato rivale francese e omosessuale, proveniente dalla Formula 1 (interpretato da Sacha Baron Cohen, il migliore del cast). Se il primo ha chiamato i suoi due figli "Walker" e "Texas Ranger" ed è convinto che l'America abbia donato al mondo il cibo cinese, il secondo guida mentre beve il caffé, ascolta Mozart o legge "L'Étranger" di Camus. Ma il film è la solita miscela di luoghi comuni su sfida e amicizia, rivisitato con un umorismo che punta tutto su battute a sfondo sessuale, e non può non infastidire chi cerca anche in una commedia demenziale un briciolo di genialità. Adam McKay (al terzo film, tutti con Ferrell come protagonista e co-sceneggiatore) ha lavorato in precedenza per lo show comico televisivo "Saturday Night Live": lo stile è quello. Nel cast anche John C. Reilly e Amy Adams.

1 ottobre 2006

Cars - Motori ruggenti (J. Lasseter, 2006)

Cars – Motori ruggenti (Cars)
di John Lasseter [e Joe Ranft] – USA 2006
animazione digitale
***

Visto al cinema Europlex, con Saveria e Stefano.

In un mondo dove le automobili – e i mezzi di trasporto in generale – sono "antropomorfe" (non esistono piloti umani), l'auto da corsa Saetta McQueen (il cognome è un evidente omaggio all'attore Steve McQueen, grande appassionato di automobili, ma anche all'animatore della Pixar Glenn McQueen) ha fame di sponsor e di vittorie: metterà da parte l'arroganza e la frenesia e imparerà l'umiltà quando sarà costretto a risiedere per una settimana nell'isolata cittadina di Radiator Springs, nel bel mezzo del deserto, adeguandosi ai suoi ritmi lenti e trovando amicizia (Carl Attrezzi detto "Cricchetto", fra gli altri; ma c'è anche Luigi, una Fiat 500 italiana!) e amore (Sally Carrera). La cosa che più stupisce nei film della Pixar è la commistione fra una tecnica di animazione al computer sbalorditiva (di molto, ma molto, superiore a tutti i potenziali concorrenti) e storie e personaggi ben più curati e approfonditi rispetto ai prodotti DreamWorks, Disney, Fox, e via dicendo. Persino gli stereotipi non sembrano tali perché rivestiti di nuovo materiale. Lasseter, che torna alla regia dopo sette anni sia pure coadiuvato da Joe Ranft, ha evidentemente un debole per l'umanizzazione di personaggi di plastica o di metallo: dopo lampadine e giocattoli, è la volta delle automobili. Il film è lungo (oltre due ore), sfiora quasi la monotonia (in scena ci sono solo macchine: quando non sono semplici automobili, sono camion, trattori o elicotteri) e forse manca un po' di umorismo, ma i personaggi sono simpatici, vivi e ben caratterizzati. E l'inevitabile messaggio morale sullo sfondo, per una volta, è ampiamente condivisibile: anche un auto da corsa ha bisogno qualche volta di rallentare per godersi il paesaggio. Belle le canzoni, brutto il doppiaggio italiano: nella versione originale il protagonista aveva la voce di Owen Wilson, ma soprattutto Doc Hudson aveva quella di Paul Newman (anch'egli grande appassionato di corse). Il successo porterà alla realizzazione di sequel e spin-off.

In sala il film era preceduto dall'ennesimo cortometraggio "sperimentale" Pixar: "One Man Band", di Mark Andrews e Andrew Jimenez. Eccezionale! Quattro minuti di puro divertimento con due suonatori ambulanti che si contendono una moneta che una bambina è disposta a elargire loro.