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27 giugno 2020

Senza tregua (John Woo, 1993)

Senza tregua (Hard Target)
di John Woo – USA 1993
con Jean-Claude Van Damme, Yancy Butler
**1/2

Rivisto in DVD.

Giunta a New Orleans per rintracciare il padre senzatetto, una ragazza (Yancy Butler) assume il marinaio Chance Boudreaux (Van Damme) affinché la aiuti nella ricerca. Insieme scopriranno che l'uomo è rimasto vittima di una banda di criminali che organizzano vere e proprie "cacce all'uomo" per facoltosi clienti, scegliendo le loro prede fra i reietti della società. Il primo film americano di John Woo, dopo i successi hongkonghesi che gli valsero la chiamata a Hollywood, è un action movie chiaramente ispirato al classico "La pericolosa partita" del 1932. La trama è semplice e lineare e i personaggi sono tagliati con l'accetta (basti pensare ai "cattivi" Lance Henriksen e Arnold Vosloo), ma la regia nelle scene d'azione, pur lontane dai livelli dei film precedenti, è sicuramente un valore aggiunto, anche perché in esse si percepisce tutta l'artigianalità hongkonghese (siamo in epoca pre-digitale!). I ralenti, la camera mobile, la fotografia colorata (di Russell Carpenter) e gli elementi simbolici (la colomba bianca) compensano dunque in parte i difetti, a partire da un protagonista inespressivo (ma atletico e tamarro: un JCVD che non si limita a dare calci, ma spara con pistole e fucili a pompa, va in moto e a cavallo, e prende a pugni e poi morde un serpente a sonagli!). Lo scontro finale avviene in una vecchia fabbrica abbandonata che funge da magazzino per mascheroni e carri di carnevale. Kasi Lemmons è la poliziotta Marie, Wilford Brimley il vecchio "zio" distillatore clandestino (con la calzamaglia rossa di Superpippo), mentre lo sceneggiatore Chuck Pfarrer interpreta la prima vittima dei cacciatori. Non fidandosi del tutto del regista, la casa di produzione gli affiancò Sam Raimi, pronto a subentrargli qualora ce ne fosse stato bisogno, e tagliò poi diverse sequenze considerate troppo violente per il pubblico americano per evitare il divieto ai minori (la versione giunta da noi, per fortuna, ne ha conservate alcune). Viste le difficoltà di adattarsi all'industria hollywoodiana, Woo impiegherà tre anni prima di dirigere un altro film.

10 giugno 2020

Senza esclusione di colpi (N. Arnold, 1988)

Senza esclusione di colpi (Bloodsport)
di Newt Arnold – USA 1988
con Jean-Claude Van Damme, Bolo Yeung
**

Visto in divx.

Addestrato da un maestro giapponese, e contro il volere dei suoi superiori, il pilota militare americano Frank Dux si reca a Hong Kong per partecipare al Kumitè, un torneo clandestino di arti marziali dove ogni tecnica è permessa. Dopo una serie di duri combattimenti, sconfiggerà in finale lo spietato Chong Li, campione in carica che non ha remore a uccidere i propri avversari. Grande successo popolare per il primo film da protagonista di Jean-Claude Van Damme (che in precedenza era apparso nel ruolo del cattivo in "Kickboxers"), prodotto dalla Cannon, specializzata in pellicole a basso costo, e ispirato alla (presunta) storia vera di un lottatore che ha collaborato alla sua realizzazione in qualità di fight coordinator. Se le scene ambientate durante il torneo si lasciano seguire con interesse, tutto il resto è quasi imbarazzante a livello di dialoghi, situazioni e personaggi: particolarmente stupidi, prima ancora che stereotipati, i due agenti dell'FBI (Norman Burton e un giovane Forest Whitaker, reduce peraltro da "Good morning Vietnam"!) sulle tracce di Frank, e soprattutto la giornalista Janice (Leah Ayres). Apprezzabile invece come il torneo non si focalizzi solo sul protagonista: ci vengono mostrati, seppure rapidamente, gli incontri di molti altri combattenti, alcuni dei quali ben caratterizzati con pochi tratti, tanto che è possibile stilare un tabellone degli incontri dal primo turno alla finale. Fra questi spicca l'amico wrestler Ray Jackson (Donald Gibb). Naturalmente siamo lontani dalla qualità delle coeve pellicole di arti marziali girate proprio ad Hong Kong: basti dire che la regia non si mostra per nulla interessata alla "continuità" durante i combattimenti, spezzandoli regolarmente con un montaggio che impedisce di seguire l'azione degli atleti (a partire dai calci di Van Damme). L'idea di base, oltre a rievocare il torneo Tenkaichi di "Dragon Ball", sarà poi riproposta (meglio) ne "La prova", un altro film di JCVD (questa volta nelle vesti anche di regista). La colonna sonora di Paul Hertzog comprende alcune canzoni (come "Fight to survive") cantate da Stan Bush. Nota: l'anno seguente (1989) i distributori italiani sceglieranno di intitolare allo stesso modo ("Senza esclusione di colpi") anche il film "No holds barred", trasmesso solo in tv, che segna il debutto come protagonista di Hulk Hogan.

23 maggio 2020

Kickboxers (Corey Yuen, 1986)

Kickboxers - Vendetta personale (No retreat, no surrender)
di Corey Yuen Kwai – USA 1986
con Kurt McKinney, Jean-Claude Van Damme
**

Visto in divx.

Trasferitosi con la famiglia da Los Angeles a Seattle, dopo che il padre è stato costretto a chiudere la propria palestra di karate per pressioni della malavita organizzata, il giovane Jason (Kurt McKinney) si ritrova vittima dei bulli locali. Ma grazie al "fantasma" di Bruce Lee, che lo addestra alle arti marziali, diventerà più forte e saprà anche difendere la comunità quando gli stessi gangster cercheranno di appropriarsi della nuova palestra che frequenta, sconfiggendo sul ring il temibile lottatore russo Ivan Krushensky (Jean-Claude Van Damme) in un incontro di full contact. Primo film americano di Corey Yuen, su un canovaccio (scritto dallo stesso regista insieme al produttore Ng See-yuen) che ricorda in parte "Karate Kid" e in parte i moltissimi film hongkonghesi a base di scontri fra palestre rivali (a cominciare da alcune pellicole dello stesso Bruce Lee, qui nume tutelare del protagonista, che ne è un fan al punto da rendere omaggio alla sua tomba che si trova proprio a Seattle). Le ingenuità nella scrittura della storia e dei personaggi, abbastanza stereotipati, nonché la generale immaturità cinematografica sono compensate da una sincerità di fondo e, soprattutto, dalla buona rappresentazione dei combattimenti, che lo rendono a suo modo apprezzabile (e con un feeling molto anni Ottanta). Degna di nota, naturalmente, è la presenza di Van Damme nei panni del cattivo: per JCVD si trattava del primo ruolo significativo nel mondo del cinema dopo piccole parti come comparsa o come stuntman. Pare che sul set ebbe problemi con il regista e gli altri attori perché pretendeva di portare effettivamente a segno i suoi colpi, anziché rimanere a distanza dall'avversario. Esistono due sequel, senza alcun legame con questo a livello di trama. Il fantasma di Bruce Lee è interpretato dal coreano Kim Tai-chung, non particolarmente somigliante ma che aveva già impersonato il lottatore in alcune scene de "L'ultimo combattimento di Chen" (rimasto incompiuto alla morte di Lee) e nel suo seguito "L'ultima sfida di Bruce Lee".

14 dicembre 2014

La prova (Jean-Claude Van Damme, 1996)

La prova (The quest)
di Jean-Claude Van Damme – USA 1996
con Jean-Claude Van Damme, Roger Moore
**1/2

Rivisto in TV.

Negli anni venti, in una città segreta nel cuore del Tibet, viene organizzato un grande torneo di arti marziali al quale partecipano sedici campioni provenienti da ogni parte del mondo. In sostituzione del rappresentante americano, il pugile Maxie Devine (James Remar), si presenta Christopher Dubois (Van Damme), saltimbanco di strada reduce da mille peripezie (fuggito dalla propria patria perché nei guai con i gangster e la polizia, viene imprigionato dai pirati e poi venduto come schiavo su un'isola del sud-est asiatico, dove è addestrato all'arte del muay thai). Il premio per il vincitore è un'enorme statua d'oro che rappresenta un drago: ma per conquistarla, Dubois dovrà sconfiggere numerosi avversari, ciascuno in rappresentanza di una diversa nazione e dotato di una tecnica differente (il cinese usa il wushu, il giapponese il sumo, il francese il savate, il russo il sambo, il brasiliano la capoeira, il greco il pancrazio, ecc.). L'esordio di Van Damme alla regia ricorda nella trama il suo primo successo da attore, "Senza esclusione di colpi", anch'esso incentrato su un torneo di combattimenti a tecnica libera, ma a differenza di quello può contare su una buona confezione (ottima la fotografia, suggestivi gli scenari esotici). Prima che cominci il torneo, c'è una parte (forse un po' troppo lunga) che introduce il personaggio nel setting della Grande Depressione e ci mostra come arriva in Tibet, in compagnia del trafficante-contrabbandiere Lord Dobbs (Roger Moore) e della bella giornalista Carrie Newton (Janet Gunn). Ma è solo dall'inizio dei vari scontri che la pellicola decolla veramente, ricordando a tratti videogiochi come "Street Fighter" (per la caratterizzazione dei diversi personaggi) o il torneo Tenkaichi di "Dragon Ball" (assistiamo qui a tutti gli incontri, non solo a quelli che coinvolgono il protagonista: gli ottavi di finale, i quarti, le due semifinali e la finale contro il campione mongolo). Per i fan di Van Damme, ma non solo.

2 settembre 2012

I mercenari 2 (Simon West, 2012)

I mercenari 2 (The Expendables 2)
di Simon West – USA 2012
con Sylvester Stallone, Jean-Claude Van Damme
**1/2

Visto al cinema Uci Bicocca, con Sabrina, Elena, Monica e Roberto.

I "sacrificabili" sono tornati! Come nel primo capitolo, Sylvester Stallone (autore anche della sceneggiatura, ma non della regia che stavolta ha lasciato a Simon West) ha riunito attorno a sé un nutritissimo roster di star del cinema d'azione degli anni ottanta, veri "pezzi da museo" (come recita ironicamente una delle tante battute del film) e totem di un'epoca in cui questo genere puntava le proprie carte sugli scontri fisici e non sugli effetti speciali generati al computer. Inutile aggiungere che la pellicola, per i nostalgici e i fan di quel tipo di film, è imperdibile quanto la precedente, pur scontando il rischio della ripetizione; ma rispetto al primo capitolo i dialoghi sono conditi da maggior humour: tanti gli in-jokes, in particolare, che riguardano Schwarzenegger ("Sono tornato!"). Se Jet Li esce di scena dopo poche sequenze, in compenso rispetto al precedente episodio Schwarzy e Bruce Willis hanno maggior spazio – e partecipano al combattimento finale – e soprattutto fanno la loro comparsa Chuck Norris (memorabile la sua entrata, accompagnata dal refrain de "Il buono, il brutto, il cattivo" di Morricone e seguita dall'attore stesso che racconta una delle tante "leggende urbane" che circolano in internet su di lui: "Una volta sono stato morso da un cobra. Ma dopo cinque giorni di dolore atroce... il cobra è morto") e Jean-Claude Van Damme nei panni del "cattivo", lo spietatissimo Jean Vilain (si chiama proprio così!). Questi ha deciso di impadronirsi delle riserve di plutonio che i sovietici hanno nascosto in una miniera bulgara, ma troverà sulla sua strada i nostri eroi, decisi a vendicare la morte del più giovane di loro (il "pivello" Liam Hemsworth). Tutto il cast (completato da Jason Statham, Dolph Lundgren, Terry Crews, Randy Couture e da una donna, Nan Yu) è protagonista di sparatorie, combattimenti e inseguimenti senza soluzione di continuità e ad alto livello di testosterone: il film mantiene tutte le sue promesse, che non comprendevano certo raffinati momenti di introspezione psicologica. Peccato solo che Schwarzy e Norris abbiano girato le loro scene in pochi giorni (e si vede: entrano ed escono dalla storia in maniera un po' casuale). Fra le performance migliori, quelle di Lundgren e Van Damme. Un terzo episodio è in cantiere: i produttori hanno già contattato Steven Seagal, Mel Gibson e altri ancora.

27 dicembre 2009

JCVD (Mabrouk El Mechri, 2008)

JCVD - Nessuna giustizia (JCVD)
di Mabrouk El Mechri – Belgio/Francia 2008
con Jean-Claude Van Damme, François Damiens
**

Visto in DVD, con Albertino e Ghirmawi.

Depresso perché Steven Seagal gli soffia le parti migliori nei film di serie B e sotto stress perché impegnato in una difficile causa in tribunale con l'ex moglie a proposito dell'affidamento della figlia, Jean-Claude Van Damme rimane coinvolto in una rapina in un ufficio postale, dove viene preso come ostaggio. All'esterno però la polizia, viste le sue difficoltà economiche, è convinta che sia proprio lui ad aver organizzato il colpo... L'attore belga interpreta sé stesso, star in declino di pellicole d'azione a basso budget, in questo strano film semi-autobiografico che nelle intenzioni degli sceneggiatori originali avrebbe dovuto essere una commedia auto-ironica (forse non dissimile per certi versi dal "Last action hero" con Arnold Schwarzenegger), quasi una satira sull'impotenza dell'eroe d'azione in una situazione di vita reale, e che invece il regista franco-algerino El Mechri (con velleità autoriali, ispirato anche dal cinema di Spike Jonze e Charlie Kaufman) ha trasformato in un cervellotico miscuglio fra l'autoanalisi, il metacinema (si disquisisce per esempio di John Woo, la cui carriera hollywoodiana è cominciata dirigendo proprio il buon Jean-Claude in "Senza tregua") e un tradizionale heist movie, complicando il tutto – già che c'era – con una scansione cronologica non lineare e con bizzarri inserti postmoderni (frasi e citazioni da Shakespeare; un lungo monologo, avulso da tutto il resto, in cui Van Damme si confessa a cuore aperto davanti allo schermo; echi di Godard e di Tarantino; riflessioni più o meno filosofiche sulla popolarità e la caducità del successo; ripetizioni delle medesime sequenze da diversi punti di vista; persino alcuni passaggi metafisici). Ma il risultato è inferiore alla somma delle parti, anche perché purtroppo Van Damme non sa recitare (tranne che con i calci): il paragone con "The wrestler", che qualcuno ha azzardato, non sta in piedi. Insopportabile la fotografia, esageratamente desaturata. Nella realtà l'attore non ha una figlia, ma solo un figlio maschio.