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9 agosto 2018

L'amante perduta (Jacques Demy, 1969)

L'amante perduta (Model Shop)
di Jacques Demy – USA 1969
con Gary Lockwood, Anouk Aimée
**

Visto in divx.

George (Gary Lockwood), giovane architetto disoccupato, insofferente alle regole e al conformismo della società, incontra una donna misteriosa (Anouk Aimée), affascinante e più grande di lui, che lavora come "modella" – con il nome di Lola – presso uno studio fotografico dove è possibile scattare foto pornografiche alle ragazze. Innamoratosene all'istante (forse perché, essendo francese, rappresenta per lui un altro mondo, lontano e diverso da quello – legato ai genitori, ai valori e alle costrizioni della società – in cui si sente un pesce fuor d'acqua), trascorrerà con lei l'ultima notte prima di partire sotto le armi per il Vietnam. Il primo film di Demy in lingua inglese, pur essendo girato e ambientato a Los Angeles, fa parte dello stesso universo narrativo dei precedenti lavori, tanto che Anouk Aimée riprende essenzialmente il ruolo che aveva già interpretato nel suo film d'esordio, "Lola, donna di vita". Gli stessi ingredienti che però rendevano leggeri e disinvolti ma anche intensi e struggenti i film francesi non sembrano funzionare in ugual maniera nel setting americano. Nonostante l'agilità della sceneggiatura (che si svolge nell'arco di 24 ore, seguendo in continuazione il girovagare del protagonista maschile per le strade periferiche di una Los Angeles assolata) e i riferimenti alla contemporaneità (le contestazioni giovanili, la guerra in Vietnam, la liberazione sessuale), il film appare banale ("Solo l'amore ti fa andare avanti nella vita") e inconcludente come, in fondo, è il suo protagonista: un giovane indeciso sul proprio futuro, idealista e poco incline ai compromessi, che non intende farsi schiacciare dagli ingranaggi della società ma al contempo non ha la minima idea di cosa fare e di come vivere. Lockwood era noto al pubblico essenzialmente per "2001: Odissea nello spazio". Alexandra Hay è la fidanzata che lavora come modella per la pubblicità. Gli amici musicisti di George sono i membri della band Spirit, che firma la colonna sonora del film.

13 novembre 2009

Lady Oscar (Jacques Demy, 1979)

Lady Oscar (id.)
di Jacques Demy – Francia/Giappone 1979
con Catriona MacColl, Barry Stokes
**

Visto in divx.

Oscar François de Jarjayes, allevata come un maschio dall'inflessibile genitore, è il comandante delle guardie della regina Maria Antonietta alla raffinata corte di Versailles alla fine del diciottesimo secolo. Combattuta fra la fedeltà alla sovrana e l'amore che prova segretamente per il conte Fersen (l'amante svedese della regina), chiede il trasferimento nelle guardie francesi: qui entrerà in contatto con il mondo esterno e con gli ideali della rivoluzione, rendendosi conto delle sofferenze del popolo e partecipando – a fianco dell'amico d'infanzia André, che l'ha sempre amata – alla presa della Bastiglia. Tratto dal manga "Versailles no bara" di Ryoko Ikeda, che ha ispirato anche la celebre serie a cartoni animati, questa coproduzione franco-nipponica (girata in inglese) è una pellicola su commissione e poco ispirata, opera di un Demy già in fase calante. Comunque non è del tutto disprezzabile, almeno per le buone scenografie, i costumi e la cura dei lati più "frivoli" e romantici della storia. Se la sceneggiatura presta infatti una certa attenzione alle vicende personali e sentimentali di Oscar (ritratta come un personaggio molto fragile e insicuro, che nasconde a fatica la propria femminilità dietro le apparenze mascoline; l'elemento dominante nella coppia Oscar-André, a differenza che nel manga, è senza dubbio il secondo), meno approfondite e decisamente più superficiali sono invece quelle storico-politiche (gli eventi della rivoluzione francese sono per lo più riassunti da una voce fuori campo). D'altronde da un autore come Demy, da sempre più interessato alle tribolazioni intime e sentimentali dei suoi personaggi che al contesto sociale in cui essi vivono, c'era anche da aspettarselo: se si fosse voluto un respiro più epico e tragico, bisognava cercare altrove. Il cambiamento di Oscar, con la sua decisione di schierarsi dalla parte del popolo, seppur ampiamente anticipato, è raccontato in maniera un po' sbrigativa. E personaggi come la regina, il re e Fersen non sono che macchiette che scompaiono presto dalla storia, abbandonati prima del finale senza che ne venga mostrato il destino. Parimenti, anche figure come Jeanne (l'ambiziosa lavandaia che diventa un'arrampicatrice sociale) e sua sorella Rosalie fanno poco più che una comparsa. Il film, comunque, bene o male resta a galla per merito del tocco leggero del regista. Il finale è sicuramente la parte più debole, anche perché irrisolto: dopo l'assalto alla Bastiglia, che si compie in pochi secondi, Oscar sopravvive (a differenza che nel manga) perché la conclusione originale sembrava troppo tragica agli sceneggiatori. L'attrice che interpreta la protagonista, l'inglese Catriona MacColl, era al suo debutto (ma fu criticata perché "non abbastanza androgina"), mentre Oscar da bambina è una undicenne Patsy Kensit. Fra le scene più curiose, quella in cui Maria Antonietta vorrebbe inscenare una rappresentazione del "Barbiere di Siviglia" di Beaumarchais; fra quelle più "scandalose", la sequenza in cui Oscar si mostra a seno nudo e quella in cui – con l'intenzione di allontanare un suo pretendente (che peraltro si rivela invece più che interessato alle perversioni... non per nulla afferma di leggere Sade) – bacia sulla bocca una dama a corte, esplicitando così il sottotesto lesbico del personaggio.

3 novembre 2008

La favolosa storia di Pelle d'Asino (J. Demy, 1970)

La favolosa storia di Pelle d'Asino (Peau d'âne)
di Jacques Demy – Francia 1970
con Catherine Deneuve, Jean Marais
**1/2

Visto in divx, in originale con sottotitoli inglesi.

In fuga dal proprio castello perché il padre – rimasto vedovo – intendeva sposarla, una principessa si traveste con la pelle di un asino miracoloso e si adatta a fare i lavori più umili. Ma il principe di un regno vicino è l'unico a riconoscerne la bellezza e se ne innamora: convocherà allora a corte tutte le ragazze del paese per scegliere fra loro la propria sposa, ovvero colei alla quale si infilerà alla perfezione un anello al dito. Dal racconto di Charles Perrault, che oltre ai temi edipici ha anche alcuni elementi in comune con "Cenerentola", Demy realizza una fiaba musicale (le canzoni sono del solito Michel Legrand) teatrale e sfarzosa, colorata e allegra, con scenografie e costumi bizzarri, magie e curiosi anacronismi (telefoni, libri con poesie del futuro, nel finale persino un elicottero), ghirlande di fiori e vetrate, veli e animali impagliati, cavalli e servitori dipinti di rosso o di blu, abiti del colore del cielo, del sole o della luna, animali incantati, fate bizzose, megere che sputano rospi e buffi scienziati che indagano sul mal d'amore. La scena in cui la principessa prepara la torta per il principe, cantando e "sdoppiandosi", è degna dei migliori momenti dei classici disneyani. Nel cast ci sono anche Jacques Perrin (il principe), Delphine Seyrig (la fata madrina) e Sacha Pitoëff (il primo ministro).

31 ottobre 2008

Les demoiselles de Rochefort (J. Demy, 1967)

Josephine (Les demoiselles de Rochefort)
di Jacques Demy – Francia 1967
con Catherine Deneuve, Françoise Dorléac
****

Visto in divx, in originale con sottotitoli inglesi.

Semplicemente una delizia, dall'inizio alla fine. Il secondo musical di Demy, rispetto a "Les parapluies de Cherbourg", è più svagato e leggero e anche più simile nell'impianto ai classici musical hollywoodiani: ci sono coreografie, balli nelle strade e nelle piazze e persino la partecipazione di Gene Kelly! Il feeling resta comunque indiscutibilmente francese ed europeo. Anche la musica di Michel Legrand è più varia e vivace, più ritmica e meno triste, e ingloba jazz e musica classica. Con la precedente (e anche con "Lola"), la pellicola condivide inoltre l'appartenenza a un unico universo romantico (come lasciano capire alcune frasi che fanno riferimento diretto ai personaggi degli altri lungometraggi). Le due protagoniste sono le sorelle – anche nella realtà – Deneuve e Dorléac, qui nei panni di Delphine e Solange, "nate sotto il segno dei gemelli", che insegnano rispettivamente danza e musica e sognano di trovare l'amore ideale e di abbandonare la piccola città costiera di Rochefort per andare a Parigi, la capitale dell'arte. Ma nel week-end, per la festa che si terrà in piazza, giungono due camionisti-imbonitori con il loro stand di motociclette: abbandonati dalle proprie ragazze (che preferiscono i marinai, altra costante dei film di Demy), i due chiedono alle gemelle di esibirsi sul palco del loro stand in un numero di canto e ballo per attirare i clienti. Nel contempo, Delphine e Solange si innamorano rispettivamente di un soldato-poeta-pittore (che l'ha ritratta in un quadro, senza conoscerla) e di un affascinante compositore americano; e anche la loro madre ritrova il suo antico fidanzato, Simon Dame, che aveva lasciato a causa del suo nome insopportabile ("Non avrei mai potuto farmi chiamare Madame Dame!"). Un cast fenomenale (ci sono anche Michel Piccoli, Danielle Darrieux, George Chakiris e Jacques Perrin), le geometrie delle inquadrature, la regia ariosa, gli abiti e le scenografie dai colori sgargianti, i toni romantici, tristi, gioiosi e frivoli, le accattivanti melodie di Legrand (citato anche nel testo di una canzone), con temi distribuiti equamente tra tutti i numerosi personaggi che li cantano e li ballano in allegria (e le varie coppie condividono gli stessi temi musicali!), la bellezza delle ragazze di quegli anni: tutto concorre a farne un film piacevolissimo. Da "Lola" recupera la struttura a molti personaggi che si incontrano, si separano e si ritrovano, con segreti e destini che li legano a loro insaputa fino alla risoluzione finale, fra amori lasciati e ritrovati, sognati, idealizzati o che si materializzano. Notevole, fra le tante, la scena della cena in famiglia, dove i personaggi non cantano ma i dialoghi sono tutti in rima.

Nota: Poco prima dell'uscita del film nel nostro paese, Françoise Dorléac morì in un tragico incidente stradale. I distributori italiani ebbero allora la bella pensata di ridurre il suo ruolo, tagliando quasi quaranta minuti di pellicola, reintitolandola "Josephine" (che fra l'altro non era nemmeno il nome del personaggio interpretato dalla Deneuve, ma – come scrisse Kezich all'epoca – suonava "più malizioso") e doppiando tutte le canzoni in italiano. Tanto basta per tenersi alla larga dall'edizione nostrana e per guardarlo soltanto e rigorosamente in versione originale.

30 ottobre 2008

Les parapluies de Cherbourg (J. Demy, 1964)

Les parapluies de Cherbourg
di Jacques Demy – Francia 1964
con Catherine Deneuve, Nino Castelnuovo
***1/2

Visto in divx, in originale con sottotitoli inglesi.

A Cherbourg, cittadina costiera della Normandia, la diciassettenne Geneviève lavora come commessa nel negozio di ombrelli di sua madre e giura eterno amore al meccanico Guy. Ma quando questi è costretto a partire per la guerra in Algeria, lasciandola incinta, la ragazza si sposa con il distinto Roland, commerciante di diamanti. Geneviève e Guy si rincontreranno quattro anni più tardi, sotto la neve: giusto il tempo per un breve e formale addio. In questo geniale musical – forse il film più celebre di Demy, pervaso da un romanticismo esasperato, lirico e struggente – ogni singola linea di dialogo viene cantata, anche le frasi più insignificanti, mentre gli attori (doppiati) recitano come se si trattasse di una pellicola normale, senza balli o coreografie. Vinse la Palma d'Oro al Festival di Cannes e divenne il trampolino di lancio per la giovane e bellissima Deneuve (dall'aspetto quasi etereo: "come una vergine con bambino"), permettendo a Demy, con l'aiuto del fido compositore Michel Legrand, di realizzare finalmente quel musical all'europea che era un suo progetto sin dai tempi di "Lola" (di cui, in un certo senso, è un sequel: il personaggio di Roland era infatti il protagonista di quel primo lungometraggio, cui fa anche un diretto riferimento). Oltre alla trama, divisa in tre parti (la partenza, l'assenza, il ritorno), spiccano le scenografie che colorano la vera Cherbourg di tinte pastello o toni vivaci, fra porte, corridoi, muri e carte da parati rosa, verde, blu: anche gli ombrelli sono variopinti (almeno quelli esposti nel negozio di Geneviève: ma l'unico acquirente che si vede ne acquista uno nero), mentre il cielo è scosso dal maltempo, dalla pioggia o dalla neve (vedi la bellissima scena finale) e le strade acciottolate sono percorse da gruppi di marinai americani. Se già l'aspetto formale della pellicola fa gridare al capolavoro (l'attenzione ai dettagli, la cura dei costumi e delle scenografie, la colonna sonora), i contenuti non sono da meno, con momenti di sublime sentimentalismo ("Io che sarei morta per lui, perché non sono morta?"). Nonostante la prima impressione, il film è tutt'altro che zuccheroso e consolatorio: l'amore assoluto che viene cantato nella prima parte deve fare i conti con la sua progressiva degenerazione, e i sentimenti idealizzati lasciano il posto alla disillusione. In fondo, "la gente muore d'amore solo al cinema".

29 ottobre 2008

La grande peccatrice (Jacques Demy, 1963)

La grande peccatrice (La baie des anges)
di Jacques Demy – Francia 1963
con Claude Mann, Jeanne Moreau
**1/2

Visto in divx, in originale con sottotitoli inglesi.

Contagiato da un amico con la passione per il gioco d'azzardo, un giovane impiegato di banca si reca a Nizza per frequentarne il casinò. Qui conosce un'accanita giocatrice che ha abbandonato il marito e la famiglia per seguire la sua irrefrenabile compulsione per la roulette. Uniti dal comune amore per il gioco e da un'attrazione reciproca, i due trascorreranno insieme alcuni giorni: ma la loro relazione sarà destinata a durare? A differenza del precedente "Lola", il secondo lungometraggio di Demy è praticamente incentrato su due soli personaggi: Jean, affascinato da uno stile di vita lussuoso e opulento (che "sembra uscito da un romanzo americano") ma con i piedi per terra e capace di fermarsi al momento giusto, quando sa che sta per cominciare a perdere; e Jacqueline, che non gioca per il denaro ma per l'emozione dell'azzardo, apparentemente incapace di amare qualcuno. Sullo sfondo si vedono scorci della Promenade des Anglais di Nizza (su cui si apre la "baia degli angeli" del titolo originale), gli alberghi di Montecarlo, i locali della Costa Azzurra. Bravi gli attori (la Moreau è particolarmente sexy). Ma la pellicola, seppur intrigante, è forse un po' monotona, con lunghe e ripetute scene tutte uguali in cui i due protagonisti giocano alla roulette, vincendo somme enormi per poi perderle rapidamente, a seconda di come vuole un imperscrutabile destino.

28 ottobre 2008

Lola, donna di vita (Jacques Demy, 1961)

Lola, donna di vita (Lola)
di Jacques Demy – Francia 1961
con Anouk Aimée, Marc Michel
***

Visto in divx, in originale con sottotitoli inglesi.

Ho deciso di andare alla scoperta di Demy, un autore che da tempo mi incuriosiva ma di cui non avevo mai visto niente, famoso per i suoi film romantici, fiabeschi e musicali. E ho cominciato con "Lola", il suo primo lungometraggio, che nelle intenzioni originali avrebbe dovuto essere – manco a dirlo – una commedia musicale: ma il regista fu costretto a togliere le musiche per problemi di budget (sostituendole con brani classici, come l'Allegretto della settima sinfonia di Beethoven) e nella pellicola resta così una sola canzone, la bella "C'est moi, c'est Lola". Il progetto di realizzare un musical alla francese, comunque, sarebbe stato solo rimandato di qualche anno (fino a "Les parapluies de Cherbourg" del 1964). Ambientato nell'arco di tre sole giornate a Nantes, non lontano dal luogo di nascita del regista, il film segue le vicende di Lola, ballerina di cabaret che spera di ritrovare un giorno Michel (l'uomo che ama sin da ragazza e che sette anni prima era fuggito lasciandola incinta), e di Roland, un giovane irrequieto e annoiato che sogna di partire per mete lontane e che si innamora, non ricambiato, di lei. Attorno ai due protagonisti si muove tutta una serie di personaggi uniti da aspirazioni, timori, desideri o destini in comune: fra questi spiccano un misterioso cowboy in abito bianco e cadillac decappottabile, che potrebbe forse essere il redivivo Michel; il marinaio americano Franky, di stanza a Nantes e occasionale compagno di Lola; la raffinata signora Desnoyers, che ha abbandonato il marito perché giocava d'azzardo (argomento che verrà sviluppato nel successivo film di Demy, "La grande peccatrice"); e sua figlia Cécile, quattordicenne di buone maniere. La sceneggiatura sembra giocare col loro, mettendo in scena coincidenze, incroci e parallelismi e legandoli attraverso nomi, conoscenze, esperienze, passioni, luoghi, frasi e oggetti. Quasi tutti i personaggi, infine, sembrano costantemente in procinto di partire dalla città, minacciano di farlo o lo fanno effettivamente al termine della pellicola. Il film, che si dipana con una disinvoltura quasi onirica che ricorda le giostre del luna park, è introdotto da un proverbio cinese ("Pianga chi vuole, rida chi può") ed è dedicato a Max Ophüls (forse pensando a "La ronde"). Inoltre anticipa molti temi e situazioni che caratterizzeranno le opere successive di Demy: in fondo sembra proprio un musical senza canzoni.