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10 gennaio 2021

Atlantic City, U.S.A. (Louis Malle, 1980)

Atlantic City, U.S.A. (Atlantic City)
di Louis Malle – Canada/Francia 1980
con Burt Lancaster, Susan Sarandon
***

Visto in TV, con Sabrina.

In una città in declino, che ha conosciuto tempi migliori (il boom turistico all'inizio del Novecento e il periodo del proibizionismo, quando fu sede delle attività di celebri bande di gangster), l'anziano Lou Pasco (Burt Lancaster), ex delinquente di mezza tacca, sogna l'occasione di riscatto quando entra per caso in possesso di una partita di droga che Dave (Robert Joy), un giovane ladruncolo, ha sottratto a una banda di spacciatori. Quando questi ultimi si presenteranno per riprendersela, Lou dovrà proteggere l'ex moglie di Dave, l'aspirante croupier Sally (Susan Sarandon), di cui è innamorato, dalla loro vendetta. Gangster movie minimalistico, intimo e romantico, malinconico ritratto di un mondo allo sbando, che guarda al passato mentre sta per essere spazzato via dall'imminente futuro (la demolizione dei vecchi edifici per fare posto alla costruzione di nuovi alberghi e casinò, come quelli di Donald Trump). Prigioniero di un personaggio che forse non è mai stato, Lou (come la città stessa) si illude di tornare agli antichi splendori al fianco di Sally, giovane ragazza che vuole viaggiare e fare esperienze, anche se alla fine si renderà conto che il proprio posto è insieme alla coetanea Grace (Kate Reid), vedova di un suo vecchio amico, al cui servizio si è dedicato. Nel cast anche Michel Piccoli (il mentore di Sally, che oltre a guidarla nel corso da croupier le insegna il francese e le fa ascoltare "Casta diva") e Hollis McLaren (la sorella hippie della ragazza, incinta di Dave). Scritta da John Guare, la pellicola ebbe un ottimo riscontro critico: vinse il Leone d'Oro a Venezia (ex aequo con "Gloria" di Cassavetes) e fu candidata a cinque premi Oscar (nelle cinque maggiori categorie: film, regia, sceneggiatura, attore e attrice).

28 agosto 2012

Il danno (Louis Malle, 1992)

Il danno (Fatale, aka Damage)
di Louis Malle – Francia/GB 1992
con Jeremy Irons, Juliette Binoche
**1/2

Visto in divx alla Fogona, con Marisa.

Il politico Stephen Fleming (Irons), la cui vita è sempre stata morigerata e "priva di passione", intreccia una relazione clandestina con Anna Barton (Binoche), la fidanzata del figlio Martyn, verso la quale prova una vera ossessione. Finirà in tragedia. Tratto da un romanzo di Josephine Hart e interpretato in maniera intensa e al contempo misurata da due ottimi attori (ma anche il cast di contorno non è male, a cominciare da Miranda Richardson nei panni della moglie; il figlio è invece Rupert Graves), il penultimo lavoro di Malle è un film dalle atmosfere fredde e torbide (che non poteva non ambientarsi in Inghilterra) su una passione insana e distruttrice. Pur se il punto di vista è costantemente quello dell'uomo, il motore della vicenda è la donna, il cui passato scabroso (il "danno" al quale si fa riferimento nel titolo è il suicidio del fratello di Anna, uccisosi da adolescente per amore di lei) l'ha portata a fuggire ogni forma di possessività: è per questo motivo che non intende rinunciare alla relazione con l'uomo più maturo persino mentre sta organizzando il matrimonio con il figlio. Una scena madre che lascia un po' perplessi (quella della caduta di Martyn dalla tromba delle scale) e un eccesso di "costruzione" narrativa a tavolino sono compensati dalla buona indagine psicologica nell'animo del protagonista, dall'eleganza formale (la mano del grande regista, nella messa in scena, si vede) e dall'atmosfera generale di "discesa all'inferno". Particina, nel finale, per David Thewlis nei panni di un poliziotto.

27 gennaio 2012

Arrivederci ragazzi (L. Malle, 1987)

Arrivederci ragazzi (Au revoir les enfants)
di Louis Malle – Francia/Germania 1987
con Gaspard Manesse, Raphaël Fejtö
***

Rivisto in divx, con Marisa.

Per il Giorno della Memoria, ho rivisto questo classico film di Louis Malle, vincitore fra l’altro del Leone d’Oro al Festival di Venezia. Nell’inverno del 1943, nella Francia occupata dai tedeschi, il piccolo Julien Quentin è inviato dalla sua famiglia a frequentare un collegio religioso. Qui stringe una profonda amicizia con il coetaneo Jean Bonnet, il cui vero nome è Jean Kippelstein: si tratta infatti di un ebreo, accolto sotto falso nome dal direttore del collegio per proteggerlo dalle persecuzioni naziste. Ma sarà tutto inutile, visto che una mattina di gennaio la Gestapo farà irruzione nell’istituto e porterà via Jean insieme ad altri due ragazzi e al direttore della scuola (che saluterà gli alunni con la frase che dà il titolo alla pellicola). Ispirato a un’esperienza vissuta in prima persona dal regista (che a 11 anni fu testimone di eventi del tutto simili a quelli descritti sullo schermo), attraverso i dispetti e l’amicizia dei bambini il film fa riflettere sull’insensatezza dell’odio degli adulti e delle tragedie della storia. La cura nella descrizione delle dinamiche e delle psicologie infantili (che fa accomunare il film a tante altre pellicole francesi ambientate in scuole o collegi, da “Zero in condotta” a “I quattrocento colpi”, da “Essere e avere” al recente “La classe”) si sposa con la descrizione dell’Olocausto da un punto di vista personale e individuale, rendendo la tragedia ancora più ingiusta, assurda e incomprensibile perché osservata con gli occhi di un bambino. Da notare che si tratta di una coproduzione franco-tedesca. Malle aveva già affrontato il periodo storico e il tema del collaborazionismo nel precedente "Cognome e nome: Lacombe Lucien".

4 febbraio 2009

Place de la République (L. Malle, 1974)

Place de la République (id.)
di Louis Malle – Francia 1974
con attori non professionisti
**

Visto in DVD, in originale con sottotitoli.

Per una decina di giorni, Malle e i suoi due operatori hanno ripreso e intervistato i passanti in Place de la République, nel tentativo di documentare la vita, le esperienze, le speranze e le paure dei parigini. La gente comune, che a volte non si rende nemmeno conto di essere filmata, parla a ruota libera di felicità, lavoro, vecchiaia, malattie, guerra, religione, disoccupazione e altro. Curioso, forse un po' lungo. Sarebbe interessante confrontarlo con un film identico girato oggi: il risultato sarebbe diverso?

20 ottobre 2008

Humain, trop humain (L. Malle, 1974)

Humain, trop humain
di Louis Malle – Francia 1974
con attori non professionisti
**

Visto in DVD, in originale con sottotitoli.

Girato in una fabbrica di automobili francese, questo documentario mostra gli operai che lavorano alla catena di montaggio e le varie fasi di assemblaggio delle vetture, senza alcun commento tranne il rumore di fondo. Gli unici dialoghi sono quelli che si sentono nella breve sequenza in cui i nuovi modelli vengono presentati al pubblico durante una fiera di settore. Anche se efficace nel mostrare da vicino le condizioni di lavoro nella fabbrica, dopo un po' si comincia a guardarlo distrattamente. Non manca però una certa suggestione ipnotica, e naturalmente in alcuni momenti non si può non pensare al Chaplin di "Tempi moderni".

12 dicembre 2007

Fuoco fatuo (Louis Malle, 1963)

Fuoco fatuo (Le feu follet)
di Louis Malle – Francia 1963
con Maurice Ronet, Alexandra Stewart
**1/2

Visto in DVD.

Alain, ex alcolizzato, fatica a tornare alla sua vita precedente, si sente fuori posto nell'attiva e gaudente società parigina e preferirebbe quasi non dover lasciare la clinica di Versailles dove è stato disintossicato. Medita così di suicidarsi dopo essere passato per l'ultima volta a salutare gli amici di un tempo. Tratto da un romanzo di Drieu de la Rochelle ispirato alla storia vera del suo amico Jacques Rigaut, il bel film di Malle è freddo ma intenso, disperato ma lucido, costruito tutto intorno a un personaggio angosciato, sperso e spaesato che preferisce "fermarsi" piuttosto che andare avanti e invecchiare. "Non ho voglia di tornare alla vita", dice al medico ottimista che lo aveva in cura. Pessimista e inerte, non riesce a essere scosso neppure dagli amici (un egittologo borghese con una splendida moglie; un gruppo di poeti squattrinati, suoi ex compagni di bagordi, fra i quali c'è anche Jeanne Moreau; un paio di attivisti politici clandestini). Ogni cosa sembra sfuggirgli dalle mani: non riesce più a desiderare nulla e addirittura le donne gli fanno paura, a lui che un tempo era tanto piacente. Che abbia programmato da tempo e con freddezza il suicidio è evidente da tanti piccoli particolari: la data segnata sullo specchio, i molti accenni alla sua "partenza", lo scarso interesse a riallacciare una relazione con la moglie o con le altre donne della sua vita, i tentativi di tracciare un bilancio della propria esistenza ("Non ho fatto altro che aspettare che succedesse qualcosa"). Le frasi del protagonista (che rendono evidente l'origine letteraria della pellicola) si fanno via via più indicative man mano che il film procede verso la conclusione, fino al biglietto che lascia prima di compiere l'ultimo gesto: "I nostri legami sono diventati deboli, mi uccido per renderli più forti".

26 giugno 2007

Les amants (Louis Malle, 1958)

Les amants (id.)
di Louis Malle – Francia 1958
con Jeanne Moreau, Jean-Marc Bory
***

Visto in DVD.

Jeanne (la coincidenza fra i nomi della protagonista e dell'attrice non è forse casuale), annoiata dalla vita in provincia e stufa di un marito che la trascura, comincia a frequentare assiduamente l'alta società parigina e intreccia una relazione con un fascinoso giocatore spagnolo di polo. Ma sarà soltanto un casuale incontro con un giovane archeologo, completamente al di fuori della sua abituale cerchia di conoscenze, a farle scoprire l'amore, consumato al chiaro di luna in una notte intensa e sensuale, e a spingerla ad abbandonare d'impulso il marito, la casa e la famiglia. Film liberatorio e "scandaloso" (in Italia venne ovviamente censurato, senza contare il fatto di aver lasciato il titolo in originale, cosa all'epoca senza dubbio più unica che rara; negli Stati Uniti fu accusato addirittura di pornografia e soltanto la Corte Suprema dichiarò innocente il proprietario di un cinema che aveva osato proiettarlo), incorniciato dalla bella musica da camera di Brahms e da una voce fuori campo dal tono letterario e forse un po' superflua, ha messo in scena secondo Truffaut "la prima notte d'amore mai vista nel cinema francese", in cui la Moreau interpreta senza remore una novella madame Bovary che lotta (anche inconsapevolmente) contro le costrizioni sociali, borghesi e di facciata.

27 febbraio 2007

Ascensore per il patibolo (L. Malle, 1958)

Ascensore per il patibolo (Ascenseur pour l'echafaud)
di Louis Malle – Francia 1958
con Jeanne Moreau, Maurice Ronet
***

Visto in DVD, con Hiromi.

La moglie di un industriale convince l'amante ad assassinare il marito: ma l'uomo, dopo aver commesso il delitto, rimane imprigionato nell'ascensore mentre sta fuggendo, mettendo in moto tutta una serie di tragici eventi. Un noir disperato, teso e avvincente, modernissimo tanto nella narrazione quanto nella messa in scena. Alcuni snodi della vicenda appaiono forse un po' forzati, ma è il prezzo da pagare per rendere l'idea che il caso e il destino governino le sorti di tutti i personaggi. Per molti versi anticipa la stagione della nouvelle vague ("À bout de souffle" di Godard uscirà soltanto due anni dopo). Ovviamente è anche il film d'esordio di Malle (aveva solo 24 anni), nonché quello che ha reso celebre l'allora giovanissima Jeanne Moreau, grande e indimenticabile nella sua passeggiata notturna e disperata per le strade e i locali (mi ha ricordato quella della Totter in "Stasera ho vinto anch'io" di Wise), mentre Lino Ventura è il poliziotto che indaga nella seconda parte del film. Gran parte del fascino è anche dovuto alla colonna sonora jazz di Miles Davis, realizzata espressamente per la pellicola.

29 gennaio 2007

Tre passi nel delirio (Vadim, Malle, Fellini, 1968)

Tre passi nel delirio (Histoires extraordinaires)
di Roger Vadim, Louis Malle, Federico Fellini – Francia/Italia 1968
con Jane Fonda, Alain Delon, Terence Stamp
**

Rivisto in DVD.

Un film a episodi tratto dai racconti di Edgar Allan Poe che avevo già visto parecchi anni fa ma che non ricordavo quasi per niente, eccezion fatta per qualche immagine del primo episodio che mi era rimasta nella mente. Le tre storie sono ambientate in epoche differenti (un medioevo fiabesco e irreale per Vadim, un ottocento austero e opprimente per Malle, un ventesimo secolo grottesco e infernale per Fellini) e presentano protagonisti ossessionati dal paranormale che li tormenta fino a farli impazzire (come peraltro recita, correttamente, il titolo italiano del film). La qualità dei tre cortometraggi, però, è piuttosto disuguale. Se da Vadim non mi aspettavo molto di più, Malle (che pure poteva contare su uno dei racconti più interessanti di Poe) mi ha piuttosto deluso. Bello, invece, l'episodio di Fellini, soprattutto dal punto di vista estetico e visivo: è sicuramente il migliore dei tre.

"Metzengerstein" di Roger Vadim, con Jane Fonda e Peter Fonda (*1/2)
Dopo aver fatto uccidere il cugino che l'aveva respinta, una nobile viziata e dissoluta è tormentata da un gigantesco destriero nero che potrebbe essere lo spirito del congiunto. Insoddisfacente e inconcludente, si salva per i bei paesaggi (è girato in Finistère, nella Bretagna francese) e per Jane Fonda, bellissima anche se poco in parte, che sfoggia tutta una serie di eleganti vestitini medievali. Brutta invece la musica e mediocre la narrazione, che lascia troppo spazio alla voce fuori campo.

"William Wilson" di Louis Malle, con Alain Delon e Brigitte Bardot (*1/2)
Per tutta la vita, un uomo crudele e sadico è perseguitato da un misterioso sosia che manda all'aria le sue malefatte. Da uno dei racconti più interessanti di Poe sul tema del doppio, Malle tira fuori una versione scialba e priva di tensione. Curiosa la parte di Brigitte Bardot, giocatrice d'azzardo con il sigaro.

"Toby Dammit" di Federico Fellini, con Terence Stamp (***)
Un attore inglese, nevrastenico, alcolizzato e ossessionato dal demonio, giunge a Roma per interpretare "il primo western cattolico". Farà una brutta fine. L'episodio di Fellini è il migliore, e non solo perché è quello più personalizzato (ambientato ai giorni nostri, nel mondo del cinema, in una Roma trasfigurata dalla splendida la fotografia di Giuseppe Rotunno, con colori, luci e tonalità rosse). Tutto concorre a farne un piccolo gioiellino: la musica di Nino Rota, i moltissimi volti dei caratteristi, il tono grottesco, il protagonista che parla inglese e non è tradotto (il resto degli attori parla in italiano). Peccato soltanto che la scena finale, quella sulla strada che si interrompe nella nebbia, non sia bella e convincente come la parte iniziale all'aeroporto e quella centrale alla cerimonia di consegna dei premi cinematografici.

24 gennaio 2007

Cognome e nome: Lacombe Lucien (L. Malle, 1974)

lacombe lucien

Cognome e nome: Lacombe Lucien (Lacombe Lucien)
di Louis Malle – Francia/Italia 1974
con Pierre Blaise, Aurore Clément
***

Visto in DVD.

Nella Francia meridionale occupata dai tedeschi, nel 1944, un giovane contadino cerca dapprima di entrare nella resistenza (venendone respinto per la sua giovane età) e poi si mette a lavorare per la polizia tedesca, facendo rapidamente carriera come collaborazionista. Si innamorerà però della figlia di un vecchio sarto ebreo. Malle mostra un delicato periodo della storia europea attraverso gli occhi di un personaggio ingenuo e immaturo che passa dalla parte dei "cattivi" quasi per caso, senza nemmeno rendersi conto della situazione, e che diventa un collaborazionista non per ideali politici ma per una sorta di opportunismo quasi infantile. La descrizione dei personaggi, priva di gran parte dei soliti stereotipi, è il punto di forza del film, perfetto nel mostrare la "banalità del male" e la disinvoltura che spesso si nasconde dietro scelte fondamentali e radicali. In fondo Malle intende dimostrare che chiunque, anche le persone più innocenti, possono passare dalla parte del torto. Alla sceneggiatura ha collaborato anche Margarethe von Trotta, mentre il direttore della fotografia è Tonino Delli Colli.

20 maggio 2006

Zazie nel metrò (Louis Malle, 1960)

Zazie nel metrò (Zazie dans le métro)
di Louis Malle – Francia 1960
con Catherine Demongeot, Philippe Noiret
**

Visto in DVD.

Terzo lavoro di Malle dopo i folgoranti "Ascensore per il patibolo" e "Gli amanti", il film è tratto dall'omonimo romanzo di Raymond Queneau, che avevo letto qualche tempo fa e mi era piaciuto molto: una ragazzina in visita allo zio, a Parigi, vuole a tutti i costi andare nella metropolitana, che però è chiusa per sciopero. Nel suo vagare attraverso la città, incontra bizzarri personaggi e vive surreali avventure. Di fronte alla sfida di rendere sullo schermo i giochi linguistici di Queneau e la sua narrazione destrutturata, Malle ha scelto di giocare soprattutto con il montaggio e con il tempo, accelerando molte sequenze come nelle vecchie comiche. E anche gran parte delle gag sembra provenire dal cinema muto, dai cartoni animati della Warner Bros o dall'umorismo tipico dei mimi. Il risultato è un hellzapoppin curioso e un po' datato, che all'inizio diverte ma che alla lunga può finire per annoiare un po'. La descrizione chiassosa e confusa della società francese e la satira dei rapporti interpersonali ricordano anche Jacques Tati (in particolare, la rissa con distruzione del locale sembra anticipare quella di "Play Time"). Se i singoli momenti sono comunque interessanti, il difetto principale del film è nella sua visione d'insieme. Mentre il libro, pur sperimentale, lasciava un'impressione di coerenza interna, qui molte cose sembrano improvvisate o prive di significato. La protagonista Catherine Demongeot aveva dieci anni e smetterà di recitare poco più tardi, mentre Philippe Noiret è il bizzarro zio Gabriel, che lavora come drag queen in un locale notturno.