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10 settembre 2022

Regression (Alejandro Amenábar, 2015)

Regression (id.)
di Alejandro Amenábar – Canada/Spagna 2015
con Ethan Hawke, Emma Watson
**

Visto in TV (Now Tv), con Sabrina.

In una cittadina del Minnesota, nel 1990, un poliziotto (Ethan Hawke) indaga su un caso di abusi sessuali su una minorenne (Emma Watson) proveniente da una famiglia estremamente religiosa. Con l'aiuto di uno psicologo (David Thewlis) che usa il metodo della "ipnosi regressiva" per far tornare alla luce i ricordi repressi, scopre che potrebbe essere coinvolta nientemeno che una setta satanica, che pratica segretamente i suoi rituali in città... Ispirato a fatti reali (non dissimili, per certi versi, ad alcuni casi avvenuti anche in Italia, come quelli della Bassa modenese o di Bibbiano), il film rivela il proprio significato e acquista valore solo nel finale "a sorpresa": prima, per lunghi tratti, non sembra altro che un thriller dozzinale, stereotipato e privo di appeal. Solo il finale, appunto, rivela il motivo di questi stereotipi e che eravamo di fronte a tutto tranne che a una pellicola sulla falsariga de "L'esorcista" o "Rosemary's baby". Ma giunge troppo tardi, quando l'interesse dello spettatore è stato messo a dura prova e forse è già scemato, non sollevato nemmeno dal ricco cast e dalla regia di un Amenábar che, dopo una serie di ottimi film, per la prima volta non riesce a nobilitare la materia trattata. Colpa anche dell'impostazione schematica e a tema (vedi l'approccio alla religione), e di una sceneggiatura che (a parte il protagonista, in preda a paranoia e incubi) dimentica di caratterizzare in maniera interessante i vari personaggi.

22 maggio 2022

Mare dentro (Alejandro Amenábar, 2004)

Mare dentro (Mar adentro)
di Alejandro Amenábar – Spagna 2004
con Javier Bardem, Belén Rueda
***

Rivisto in divx.

Dopo venticinque anni trascorsi da tetraplegico, rimasto paralizzato in seguito a un tuffo in quel mare che ama tanto, l'ex pescatore galiziano Ramón Sampedro (uno straordinario Bardem) ha deciso di morire. E con l'aiuto di parenti, amici, e dell'avvocatessa Julia (Belén Rueda), che soffre a sua volta per una malattia degenerativa, porta avanti in tribunale una lunga battaglia legale per vedersi riconosciuto il diritto al suicidio assistito, mentre nel contempo dà alle stampe un suo libro di memorie. Tratto da una storia vera che era a forte rischio di retorica (ma la regia di Amenábar, anche sceneggiatore insieme a Mateo Gil, riesce a trascendere l'argomento), un film sincero e commovente su un tema – l'eutanasia – che ovviamente non può che dividere l'opinione pubblica, così come le stesse persone che circondano e amano Ramón: si va dall'attivista umanitaria Gené (Clara Segura), sempre al suo fianco, all'amica Rosa (Lola Dueñas), che pur cercando di dissuadere Ramon sarà colei che lo aiuterà alla fine a morire; dal fratello José (Celso Bugallo) e dal padre Joaquin (Joan Dalmau), che disapprovano la sua decisione, alla cognata Manuela (Mabel Rivera) e al nipote Javier (Tamar Novas), con cui stringe un particolare legame; e naturalmente ci sono le influenze esterne, da parte della società, del sistema legale e della religione, impersonate quest'ultime da padre Francisco (José María Pou), prete anch'esso tetraplegico, che discute inutilmente con Ramón di teologia. A parte alcuni flashback che lo mostrano da giovane, Bardem recita per l'intero film immobile (e "invecchiato") nel suo letto: fa eccezione la sequenza con cui "vola" letteralmente con l'immaginazione, fuori dalla finestra di casa, sorvolando il paesaggio fino a raggiungere il mare e incontrarsi con l'amata Julia, sulle note del "Nessun dorma" dalla Turandot di Puccini. Gran premio della giuria al festival di Venezia e Oscar per il miglior film straniero.

17 maggio 2020

The others (Alejandro Amenábar, 2001)

The others (id.)
di Alejandro Amenábar – Spagna/USA 2001
con Nicole Kidman, Fionnula Flanagan
***1/2

Rivisto in DVD.

Nel 1945, la vedova di guerra Grace Stewart (Nicole Kidman) vive in isolamento con i figli Anne e Nicholas in una grande villa sull'isola di Jersey, nel canale della Manica. Poiché i bambini soffrono di fotosensibilità allergica, tutte le stanze della casa devono sempre essere mantenute al buio, illuminate solo dalla luce delle candele, e ogni porta viene chiusa a chiave. Abbandonata dalla servitù, Grace – che sottopone personalmente i figli a una rigida educazione religiosa – assume la governante Bertha Mills (Fionnula Flanagan), insieme a un giardiniere e una cameriera, affinché l'aiutino a badare alla casa. Ma qualcosa di strano sembra accadere: rumori sinistri, pavimenti che scricchiolano, oggetti che si spostano, e misteriose ed oscure presenze (gli "intrusi"). Il primo film in lingua inglese di Amenábar (che aveva attratto l'attenzione di Tom Cruise, marito della Kidman e produttore della pellicola, grazie al precedente "Apri gli occhi", del quale proprio Tom aveva interpretato il remake "Vanilla sky") è un'intelligente variazione sul tema della casa infestata, un luogo comune dell'horror gotico e soprannaturale, ispirato probabilmente a ghost story come "Il giro di vite" di Henry James. La suspense e l'inquietudine sono costruite soprattutto grazie all'atmosfera, senza bisogno di ricorrere a scene cruente o ad effetti speciali. Per il resto c'è tutto: la grande villa circondata dalla nebbia, l'oscurità e il silenzio che avvolgono ogni cosa, l'ambientazione concreta ma anche fuori dal tempo, la famiglia minacciata da presenze soprannaturali, il mistero di personaggi che nascondono segreti e rivelazioni... All'epoca il film fu paragonato al "Sesto senso" di Shyamalan, sia per il tema trattato (l'interazione fra i vivi e i morti) che per il twist ending, ma i paralleli fra le due pellicole (che, per inciso, trovo entrambe molto belle) finiscono qui. E anche conoscendo il colpo di scena finale che getta una luce diversa sull'intera vicenda, rivedendolo il film mantiene tutto il suo valore: merito di una regia competente e coerente, di dialoghi pieni di sottili indizi sulla reale situazione, e di ottime interpretazioni: si va una Kidman bellissima e inquietante, che offre forse una delle prove migliori della sua carriera nel ruolo di una madre ossessionata dalla religione e ai limiti della sanità mentale, a una Flanagan misurata e ambigua al punto giusto, fino ai due bambini (Alakina Mann e James Bentley) che donano personalità contrapposte ai loro personaggi. Christopher Eccleston è il padre andato in guerra, Eric Sykes e Elaine Cassidy gli altri servitori (che con la Flanagan formano un trio da "American Gothic"), Renée Asherson la medium.

26 giugno 2018

Apri gli occhi (Alejandro Amenábar, 1997)

Apri gli occhi (Abre los ojos)
di Alejandro Amenábar – Spagna 1997
con Eduardo Noriega, Penélope Cruz
***

Rivisto in divx.

César (Noriega) è giovane, ricco, bello e spensierato, e ne approfitta trascorrendo ogni notte con una ragazza diversa. Quando incontra Sofia (Penélope Cruz), una conoscente del suo amico Pelayo (Fele Martínez), se ne innamora all'istante e medita di mettere la testa a posto. Ma un incidente stradale, provocato da una sua ex gelosa con tendenze suicide, Nuria (Najwa Nimri), lo lascia con il volto sfigurato... Il secondo lungometraggio di Amenábar è un sofisticato thriller psicologico che, man mano che procede, si colora di elementi onirici, fantascientifici e metafisici, giocando con la confusione fra sogno e realtà e con i temi del volto e della maschera (come quella che César usa per nascondere le cicatrici, o quella che accusa simbolicamente Sofia di indossare, in quanto attrice che recita e nasconde i suoi veri sentimenti). Quando sembra che le cose si possano miracolosamente aggiustare (un'operazione rivoluzionaria riporta il volto di César alla normalità, Sofia ricambia il suo amore), ecco che il mondo pare impazzire: l'uomo si vede negli specchi con la faccia ancora deturpata, e il viso di Sofia e quello di Nuria si confondono fra loro. Gran parte della vicenda è narrata dal protagonista a uno psichiatra (Chete Lera) in carcere, dove è imprigionato per omicidio (scopriremo poi perché). Ma nei suoi ricordi ci sono strane omissioni, che forse riguardano un misterioso scienziato (Gérard Barray), esperto di criogenia... Una pellicola intrigante, che svela lentamente le sue carte e che, pur dando tutte le risposte, lascia lo spettatore a domandarsi quanto di quello cui ha assistito sia reale o meno. Gli americani ne hanno fatto un remake tutto sommato fedele, "Vanilla Sky", con Tom Cruise e la stessa Cruz, firmato da Cameron Crowe (ma forse per questo tipo di storia sarebbe stato più indicato un Nolan o un Lynch).

6 novembre 2013

Tesis (Alejandro Amenábar, 1996)

Tesis (id.)
di Alejandro Amenábar – Spagna 1996
con Ana Torrent, Fele Martínez, Eduardo Noriega
***

Rivisto in DVD.

Angela sta per laurearsi in cinema all'Università di Madrid con una tesi sulla violenza negli audiovisivi. Per procurarsi materiale "estremo" si fa aiutare da Chema, bizzarro studente con la passione per il cinema più trash, horror e pornografico. Quando i due entrano in possesso per caso di una videocassetta, custodita in una sezione segreta degli archivi dell'ateneo, che mostra una ragazza torturata a morte (un cosiddetto "snuff movie"), decidono di indagare e scoprono che si trattava di una studentessa di quella stessa facoltà. Di più: si rendono conto che negli anni precedenti numerose ragazze sono scomparse per diventare protagoniste, loro malgrado, di pellicole del genere. Che il responsabile sia qualcuno che frequenta l'università, uno studente o magari un professore? Il primo lungometraggio di Alejandro Amenábar, girato dopo tre corti, è un thriller debitore alle atmosfere del miglior giallo all'italiana e dello slasher alla Wes Craven, anche se gli eccessi sono decisamente meno grafici e più impliciti. L'atmosfera di tensione e di paranoia (chiunque può essere l'assassino) si sposa con riflessioni sull'assuefazione dello spettatore alla violenza e sul fascino morboso che certi spettacoli hanno anche per gli individui più innocenti (il film si apre con la stessa Angela che prova la tentazione di sbirciare sul luogo di un cruento incidente, e termina con un finale memorabile in cui uno di questi snuff movie viene trasmesso in televisione – e atteso con curiosità e trepidazione dal pubblico – perché "documenta la realtà"), ma anche sulla natura del cinema stesso in quanto mezzo di intrattenimento ("Bisogna dare agli spettatori quello che vogliono", è la ricetta suggerita a un certo punto da un personaggio per risollevare l'industria cinematografica spagnola). La regia dinamica e la sceneggiatura solida, che obbedisce a tutte le regole del genere senza scadere nei cliché fini a sé stessi e lasciando sempre una porta aperta per lo spettatore più smaliziato, dimostrano il talento di un cineasta che con i lavori successivi ("Apri gli occhi", "Mare dentro", "The Others", "Agora") non farà altro che confermarsi. La protagonista Ana Torrent è nota per aver interpretato da bambina, quando aveva sei anni, il capolavoro di Victor Erice "Lo spirito dell'alveare".

30 aprile 2010

Agora (Alejandro Amenábar, 2009)

Agora (id.)
di Alejandro Amenábar – Spagna 2009
con Rachel Weisz, Max Minghella
***1/2

Visto al cinema Eliseo, con Paola.

Ipazia, filosofa, matematica e astronoma greca vissuta ad Alessandria d'Egitto a cavallo fra il quarto e il quinto secolo dopo Cristo, è stata una delle prime scienziate della storia, forse la più grande dell'antichità, unica donna ammessa a insegnare nel museo di Alessandria (l'istituto che conteneva la famosa biblioteca) nonché celebre vittima del fanatismo religioso: venne infatti uccisa dalla folla cristiana, sobillata dal vescovo Cirillo, che la accusava di empietà e stregoneria e che non tollerava la sua influenza su personaggi come il prefetto della città, Oreste, che era stato suo studente. Secondo alcuni storici, la sua morte può essere considerata come il simbolo della fine dell'era classica. Il film-kolossal di Amenábar, intenso e coinvolgente nonostante alcuni passaggi un po' didascalici e "didattici", come quelli in cui Ipazia illustra le sue teorie sulla gravità e il sistema solare (dove, prendendosi alcune "licenze poetiche", necessarie – benché improbabili – per mostrarne la genialità, il regista immagina che l'astronoma avesse anticipato le scoperte di Keplero sulle orbite ellittiche e gli esperimenti di Galileo sulla caduta dei gravi), ne ripercorre la tragica vicenda per condannare il fanatismo religioso e mettere in luce l'insensatezza dei conflitti umani grazie anche alle immagini che "ridimensionano" la Terra, immersa in un universo vasto e indifferente e osservata dall'alto e con distacco. Mentre l'impero romano va sfaldandosi e il cristianesimo si impone come nuovo culto universale, proprio coloro che erano perseguitati fino a pochi anni prima si trasformano in persecutori: guidati da Cirillo, i "parabolani" (come venivano chiamati) si scagliano contro i vecchi simboli pagani e quel che resta della cultura classica, distruggendo la celebre biblioteca e giustificando ogni violenza in nome di Dio. Ma il film non si limita a mostrare il conflitto fra le religioni (cristiani contro pagani prima e contro ebrei poi) o quello fra religione e scienza (Ipazia spiega il suo rifiuto di convertirsi con l'esigenza di mettere sempre tutto in discussione, senza credere ciecamente a "ciò che è scritto"), ma si sofferma anche su quelli fra uomini e donne e fra schiavi e uomini liberi. Ipazia, che è odiata da Cirillo non solo per la sua influenza su Oreste ma anche in quanto donna che – secondo le scritture – non ha diritto di parola, diventa così un simbolo della libertà di pensiero e di espressione. Amenábar ne fa una martire laica, ma la dota anche di un profondo umanesimo (predica fra i suoi studenti la fratellanza e l'uguaglianza), benché per dedicarsi completamente alla scienza si ritiri dal mondo e rinunci alla propria femminilità, rifiutando sia l'amore di Oreste (che, convertitosi più per convenienza che per fede, tenta inutilmente di proteggerla) sia quello del giovane schiavo Davo (che abbraccia il cristianesimo perché gli porta la libertà). Molto bella la ricostruzione della città di Alessandria, punto d'incontro fra varie culture (greca, egiziana, romana, ebraica e cristiana) e ribollente di tensioni religiose, sociali e politiche. L'élite culturale di cui fa parte Ipazia non si rende conto dei cambiamenti in atto ("Da quando ci sono tutti questi cristiani?") se non quando è troppo tardi. A lungo si era temuto che il film non uscisse in Italia, visto che – nonostante i precedenti successi del regista ("The others", "Mare dentro") – nessun distributore sembrava interessato a portarlo nelle sale. Immancabili sono sorte polemiche e voci su un presunto "veto" della Chiesa e degli ambienti cattolici: ma gli appelli su internet hanno dato i loro frutti, e la pubblicità intorno al film ne ha aumentato la notorietà, con molti intellettuali (come Umberto Eco) che ne hanno decantato le lodi. Naturalmente non sono mancati i detrattori: ma coloro che lo accusano a scatola chiusa, dimostrandosi come sempre "più papisti del papa", non hanno capito che la denuncia di Amenábar non è diretta contro la religione o il cristianesimo in sé, ma contro la loro degenerazione nel fondamentalismo che porta a tradire e a rinnegare proprio quei valori di cui si dicono portatori.