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6 marzo 2020

Sui marciapiedi (Otto Preminger, 1950)

Sui marciapiedi (Where the sidewalk ends)
di Otto Preminger – USA 1950
con Dana Andrews, Gene Tierney
***

Visto in divx.

Mark Dixon (Dana Andrews) – poliziotto rude e dai modi spicci, che già è stato retrocesso di rango per via dei suoi metodi violenti contro i criminali – uccide senza volerlo un sospetto (Craig Stevens) che era andato a interrogare, e si premura di nascondere le prove. Ma quando dell'omicidio verrà accusato un innocente (Tom Tully), padre dell'ex moglie della vittima (Gene Tierney) di cui nel frattempo si è innamorato, roso dai sensi di colpa cercherà dapprima di far cadere la responsabilità su un gangster (Gary Merrill), e poi mediterà di andare incontro alla morte. Da una sceneggiatura di Ben Hecht, un poliziesco cupo e notturno, venato di sfumature ambigue: non c'è divisione netta fra il bene e il male, e il protagonista ha almeno tanti difetti quanti pregi. Man mano che la storia procede, in effetti, veniamo a conoscenza di alcuni retroscenza, come il fatto che sia figlio di un criminale e dunque che è continuamente in lotta fra gli istinti (che lo portano a volersi salvare, anche a costo di agire fuori dalla legge) e un desiderio quasi esistenziale di espiazione (delle proprie colpe, ma anche di quelle degli altri). Forse un po' macchinoso, specialmente nel finale (in parte imposto dal codice Hays), ma comunque ricco di fascino noir e soprattutto con una trama per nulla prevedibile da parte dello spettatore. I due attori protagonisti avevavo già lavorato insieme e con lo stesso regista nel fortunato "Vertigine" ("Laura"). Nel cast anche Bert Freed (Klein, il partner di Dixon), Karl Malden (il tenente Thomas) e Ruth Donnelly (la proprietaria del locale dove Dixon va con Morgan). Nella versione originale il gangster Carter si chiama Scalisi ed è italo-americano.

31 dicembre 2010

Bonjour tristesse (O. Preminger, 1958)

Bonjour tristesse (id.)
di Otto Preminger – USA 1958
con Jean Seberg, David Niven
**1/2

Visto in DVD.

Dal romanzo giovanile di Françoise Sagan, bestseller-sensazione dell'epoca, Preminger realizza un buon adattamento hollywoodiano che vanta le sue carte migliori nella prova degli interpreti principali e nei magnifici scenari della Riviera francese, ma che forse fatica a coinvolgere appieno lo spettatore nel dramma esistenziale di personaggi tanto egocentrici quanto superficiali. La ricca e viziata diciassettenne parigina Cecile (Jean Seberg, al suo secondo film e nel ruolo che ha fatto innamorare i critici e i registi della Nouvelle Vague) sta trascorrendo un'estate al mare sulla Costa Azzurra, all'insegna del divertimento e della spensieratezza, in compagnia dell'adorato padre Raymond (David Niven), vedovo e dongiovanni, e della più recente fiamma di quest'ultimo, la vacua bionda Elsa (Mylène Demongeot). Ma quando Raymond invita la stilista di moda Anne (Deborah Kerr), una vecchia amica di famiglia, a trascorrere qualche giorno con loro, le cose cambiano: l'uomo si innamora di Anne e le chiede di sposarlo. Preoccupata per i cambiamenti che la donna porterebbe nella loro vita, Cecile complotta per separare i due e impedirne il matrimonio; ma il successo del suo piano condurrà a una tragedia inaspettatata e al rimorso che segnerà il resto delle loro edonistiche esistenze. Strutturato in una narrazione a flashback (le scene nel presente sono in bianco e nero, quelle nel passato a colori: notevole il contrasto fra la grigia Parigi, simbolo di una tristezza ormai consolidata, e l'azzurro mare dei ricordi, quando la tragedia era ancora di là da venire) che mette sempre e comunque il punto di vista di Cecile al centro dell'attenzione, il film racconta la storia di un complesso di Edipo al femminile: la complicità fra padre e figlia finisce con l'escludere dalla loro vita qualsiasi possibilità di crescita e di cambiamento. Da segnalare le brevi comparsate di Juliette Gréco (la cantante nel cabaret) e Walter Chiari (il "sudamericano" Pablo).

3 dicembre 2010

La magnifica preda (O. Preminger, 1954)

La magnifica preda (River of no return)
di Otto Preminger – USA 1954
con Robert Mitchum, Marilyn Monroe
**

Rivisto in DVD, con Martin.

Matt Calder (Mitchum), ex galeotto e ora contadino che vive con il figlioletto presso un fiume ai margini della frontiera, salva dalle rapide e accoglie nella propria casa il giocatore d'azzardo Weston (Rory Calhoun) e la ballerina di saloon Kay (Marilyn), diretti in città dove intendono registrare una concessione d'oro che l'uomo ha vinto alle carte. Pur di giungere alla meta il più presto possibile, Weston ruba il cavallo e il fucile di Calder, lasciandolo disarmato in mezzo ai territori indiani insieme al bambino e alla ragazza: e quando i pellerossa attaccheranno la fattoria, i tre saranno costretti a tentare una difficile fuga con la zattera sulle acque insidiose di quello che gli indiani chiamano "il fiume senza ritorno". Western dall'insolita ambientazione fluviale, il film ha i suoi punti di forza nei bellissimi paesaggi (è stato girato in Canada, e l'ambientazione è resa vivida dalla fotografia a colori e dal Cinemascope che Preminger utilizzava per la prima volta) e nella fisicità carismatica dei due protagonisti, che nel corso del viaggio impareranno a conoscersi e, ovviamente, a innamorarsi. Meno efficace invece la sceneggiatura, ricca di luoghi comuni e povera di dialoghi memorabili. Ma lo showdown finale in città fra Calder (che deve farsi perdonare dal figlio il fatto di aver sparato alle spalle a un uomo per difendere un amico) e l'infido Weston offre alcuni spunti interessanti, con il bambino che deve intervenire per salvare il padre. Marilyn canta diverse canzoni, fra cui "One Silver Dollar" (con corsetto rosso e calze a rete), "Down in the Meadow" e la title song "River of No Return". Sia lei che Mitchum avevano già avuto o avranno a che fare con fiumi e rapide, rispettivamente in "Niagara" e ne "La morte corre sul fiume". Durante la lavorazione, il regista e la diva ebbero da ridire l'uno dell'altra: Marilyn considerava la pellicola come il peggior film della sua carriera, mentre Preminger affermò che "dirigere Marilyn è come dirigere Lassie, ci vogliono quattordici ciak prima che abbai nel modo giusto". In ogni caso, il risultato – pur non facendo gridare al capolavoro – non è completamente da buttar via: si tratta di un piacevole esempio di cinema "medio" hollywoodiano dell'epoca. Poco sensato il titolo italiano.

8 febbraio 2009

Seduzione mortale (O. Preminger, 1952)

Seduzione mortale (Angel face)
di Otto Preminger – USA 1952
con Robert Mitchum, Jean Simmons
***1/2

Visto in DVD.

Frank, conducente di ambulanze ed ex pilota automobilistico, viene assunto come autista presso una ricca famiglia di Beverly Hills e diventa l'amante di Diane, la giovane figlia del padrone (uno scrittore fallito che si è risposato con una miliardaria). Ma la ragazza, che detesta la matrigna, cerca di coinvolgerlo nell'assassinio della donna. Un bel noir, pieno di fascino e di momenti memorabili, realizzato su commissione da Preminger (che era stato "prestato" dal suo solito produttore Darryl F. Zanuck alla RKO di Howard Hughes) in soli diciotto giorni, dopo aver riscritto la sceneggiatura che all'inizio aveva trovato "orrenda". Il risultato, invece, verrà definito dallo stesso regista "un incidente interessante": in realtà è uno dei suoi lavori migliori, disilluso e pessimista, ricco di personalità e di fatalismo. Con una regia elegante, sicura ed efficace, aiutata dalla grande interpretazione dei due protagonisti (per la Simmons, imposta dalla produzione, si trattava del primo film americano) e dall'ottima colonna sonora di Dimitri Tiomkin, Preminger sforna una pellicola che se da un lato sembra aderire perfettamente alle regole del genere (vedi il "perdente" interpretato da Mitchum con la sua consueta fisicità, che non riesce a evitare di farsi coinvolgere negli intrighi della femme fatale nonostante sia consapevole che "il testimone innocente è sempre quello che ci rimette"; ma anche la contrapposizione fisica e morale fra le due figure femminili che si contendono Frank, Diane e la sua fidanzata Mary, l'una bruna e tormentata e l'altra bionda e solare), dall'altro se ne discosta soprattutto per il personaggio della Simmons, dark lady atipica e ossessionata, ambigua e votata all'autodistruzione, che si pente delle sue azioni e non regge al peso della propria coscienza (splendida la scena in cui si aggira silenziosa per la casa ormai vuota). Il senso di ineluttabilità è accresciuto anche dalla consapevolezza delle imposizioni del codice Hays, che costringeva gli sceneggiatori dell'epoca a punire in qualche modo i "cattivi". Debitore forse per alcuni spunti a "Femmina folle" e a "Il postino suona sempre due volte", il film potrebbe aver ispirato a sua volta il finale di "Jules e Jim" di Truffaut (che lo conosceva e lo amava molto).

12 settembre 2008

Il segreto di una donna (O. Preminger, 1949)

Il segreto di una donna (Whirlpool)
di Otto Preminger – USA 1949
con Gene Tierney, José Ferrer
**1/2

Visto in DVD.

Anna, bella e fragile moglie di un ricco psicanalista, è segretamente una cleptomane: pur di non rivelarlo al marito, preferisce affidarsi alle cure di un misterioso individuo, il dottor Korvo, astrologo e ipnotizzatore. Costui la plagia lentamente e riesce addirittura a farla accusare di omicidio, ma il marito (Richard Conte) e un anziano poliziotto (Charles Bickford) cercheranno di scoprire la verità. Raffinato noir che difetta forse di tensione (l'innocenza di Anna, per gli spettatori, non è mai in dubbio come invece per i personaggi della pellicola) ma è girato con grande stile da parte del regista, che fa abbondante uso dei primi piani e può contare sull'ottima fotografia in bianco e nero di Arthur Miller. Ingenuità psicanalitiche a parte, la sceneggiatura (di Ben Hecht) punta tutto sulla descrizione dei rapporti di forza e di debolezza fra i personaggi: nella prima parte mette al centro dell'attenzione quello interpretato da Gene Tierney e rivela come il suo matrimonio apparentemente perfetto non sia tutto rose e fiori. Nella seconda sale invece alla ribalta il folle Korvo, disposto ad auto-ipnotizzarsi pur di sopportare il dolore di un'operazione chirurgica necessaria per crearsi un alibi. Bello il finale, con la figura della donna uccisa che torna a vivere e a confrontarsi con l'assassino attraverso il suo ritratto e la sua voce, incisa su un disco. Cinque anni prima la Tierney aveva già collaborato con Preminger nel ben più memorabile "Vertigine" (e anche lì c'era di mezzo un ritratto...).

25 aprile 2006

Vertigine (Otto Preminger, 1944)

Vertigine (Laura)
di Otto Preminger – USA 1944
con Dana Andrews, Gene Tierney
***1/2

Visto in DVD alla Fogona.

Illuminato dalla magnetica bellezza di Gene Tierney, il più celebre noir di Otto Preminger è un intrigante giallo ricco di colpi di scena, un meccanismo perfetto e geniale con una prima parte raccontata in flashback attraverso i resoconti dei vari testimoni interrogati dal detective Mark McPherson (Dana Andrews). Questi è un "duro" che pian piano si innamora della donna sul cui omicidio sta indagando, Laura Hunt, brillante pubblicitaria in carriera uccisa da un colpo d'arma da fuoco nel proprio appartamento, e della quale non sa nulla se non ciò che gli narrano le persone che l'hanno conosciuta in vita. Un ottimo cast (ci sono anche un ambiguo e raffinato Clifton Webb e un giovane e già sornione Vincent Price) al servizio di una storia che regge benissimo la tensione senza risultare né ingenua né stereotipata. Splendido bianco e nero, magnifici costumi e grande maestria registica di Preminger: se Hollywood è diventata grande, è stato soprattutto grazie al serbatoio di autori europei da cui si riforniva in quegli anni. La sceneggiatura (con echi, nella prima parte, di “Quarto potere”) è tratta da un romanzo di Vera Caspary. Inizialmente – visti i contrasti fra Preminger e il produttore Darryl F. Zanuck – avrebbe dovuto dirigerlo Rouben Mamoulian, che però non si trovò a proprio agio con gli attori scelti (in particolare con Webb, i cui modi effemminati destavano perplessità anche fra i produttori, ma che Preminger seppe valorizzare a dismisura). Fondamentale la colonna sonora di David Raksin, con il celebre “tema di Laura” che divenne poi una canzone di successo. Il regista riutilizzerà la Tierney ne "Il segreto di una donna" e, ancora insieme con Dana Andrews, nel poliziesco "Sui marciapiedi".