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28 luglio 2021

Hannibal (Ridley Scott, 2001)

Hannibal (id.)
di Ridley Scott – USA 2001
con Anthony Hopkins, Julianne Moore
*

Rivisto in TV (Netflix).

A dieci anni di distanza dal loro incontro, l'agente dell'FBI Clarice Starling (Julianne Moore, che sostituisce Jodie Foster) è ancora ossessionata dallo psicopatico Hannibal "The cannibal" Lecter (Anthony Hopkins), che nel frattempo si è rifugiato in Italia, a Firenze, nei panni di un accademico e cultore del Rinascimento. Qui l'uomo viene riconosciuto da un detective locale, Rinaldo Pazzi (Giancarlo Giannini), che anziché segnalarlo alla polizia vorrebbe consegnarlo – in cambio di una ricompensa – al vendicativo milionario Mason Verger (Gary Oldman), unica "vittima" di Lecter a essere sopravvissuta, sia pure con il volto orrendamente sfigurato. Sarà proprio Clarice a salvarlo... Purtroppo era inevitabile: l'enorme successo de "Il silenzio degli innocenti", l'adattamento cinematografico del secondo romanzo di Thomas Harris incentrato sul personaggio di Hannibal (che pure non era il protagonista di nessuno dei due libri, ma solo una figura di contorno, per quanto importante!), ha spinto lo scrittore a mettere il serial killer cannibale al centro del suo lavoro successivo (a partire dal titolo), rendendolo di fatto il protagonista della storia e cambiando completamente le regole e i rapporti che avevano fatto la fortuna dei romanzi precedenti (compreso quello d'esordio, "Il delitto della terza luna"). Se proprio un sequel doveva esserci, forse era meglio non riportare in scena Clarice e introdurre un terzo detective (Rinaldo Pazzi come protagonista sarebbe andato benissimo). E pur non controverso come il libro (nel quale Starling diventava in tutto e per tutto amante e complice di Lecter), anche il film disturba su più livelli, e non sono poche le cose che danno fastidio. A cominciare da una rappresentazione stereotipata di Firenze, città turistica e ancora imbevuta di cultura rinascimentale, ma solo a un livello superficiale: quel tanto che basta per dare un'idea di cultura "alta" e raffinata agli occhi di un americano, ma in realtà soltanto dozzinale (vedi per esempio la finta opera, scritta per l'occasione). Attorno a Lecter, poi, quasi tutti i personaggi appaiono sgradevoli, se non disgustosi, anche perché devono risultare più abietti di lui, e dunque "meritarsi" la brutta fine: da Verger (e i suoi uomini) ai dirigenti dell'FBI che ostracizzano Clarice, fino all'agente del dipartimento di giustizia Paul Krendler (Ray Liotta), protagonista della disgustosa scena finale in cui il suo cranio viene scoperchiato (e il suo cervello mangiato) da Hannibal. Julianne Moore, solitamente ottima, dà l'impressione di trovarsi a poco agio nello scimmiottare la Foster (che ha rinunciato alla parte dopo aver letto il romanzo, e lo stesso vale per Jonathan Demme e Ted Tally, rispettivamente regista e sceneggiatore del "Silenzio degli innocenti", che si sono tirati fuori dal sequel). Nel cast anche Francesca Neri (la moglie di Pazzi), Enrico Lo Verso, Fabrizio Gifuni e Željko Ivanek. Quanto a Gary Oldman, irriconoscibile sotto il make up di Verger, non è stato accreditato nei titoli. La sceneggiatura di David Mamet e Steven Zaillian ha le sue lungaggini ed è didascalica (a volte sembra che i personaggi parlino allo spettatore anziché fra di loro), ma almeno ha il pregio di cambiare in meglio la seconda parte del libro; la regia di Scott, appena reduce dai fasti del "Gladiatore", è di maniera. Brutto il doppiaggio italiano, che diventa orrendo nei momenti in cui a parlare sono gli attori italiani (con un evidente "scarto" rispetto a quelli americani). Nonostante le perplessità della critica, il film ha ottenuto un ottimo riscontro al botteghino, il che ha portato alla realizzazione di un remake del primo capitolo ("Red dragon"), stavolta con Hopkins, e di un prequel ("Hannibal Lecter - Le origini del male").

5 maggio 2021

Il silenzio degli innocenti (J. Demme, 1991)

Il silenzio degli innocenti (The silence of the lambs)
di Jonathan Demme – USA 1991
con Jodie Foster, Anthony Hopkins
***

Rivisto in TV (Now Tv), con Sabrina.

Per tracciare un profilo psicologico di "Buffalo Bill", elusivo serial killer che rapisce, uccide e scuoia giovani donne, Clarice Starling (Jodie Foster), agente dell'FBI ancora in addestramento, viene inviata dal suo superiore Jack Crawford (Scott Glenn) a "intervistare" Hannibal Lecter (Anthony Hopkins), psicopatico cannibale rinchiuso in un carcere psichiatrico di massima sicurezza. Inquietante e pericoloso, ma anche colto e dai modi affabili, Hannibal stringerà uno strano sodalizio con Clarice, aiutandola (seppure in maniera enigmatica e mai diretta) a identificare l'assassino (Ted Levine). Dal romanzo di Thomas Harris, secondo volume – dopo "Il delitto della terza luna", da cui era stato tratto "Manhunter" di Michael Mann – del ciclo dedicato al personaggio di "Hannibal the Cannibal", un thriller di grande successo che ha riportato in auge il filone dei serial killer (tanto che negli anni successivi spuntarono come funghi molte pellicole di questo tipo). Vinse i cinque premi Oscar più importanti, quelli per il miglior film, la regia, la sceneggiatura (di Ted Tally), l'attore e l'attrice protagonista (il secondo per Foster, dopo "Sotto accusa"), uno dei soli tre film a esserci riusciti (il primi due erano stati "Accadde una notte" e "Qualcuno volò sul nido del cuculo"). Rispetto al film di Mann, siamo su livelli più alti sotto ogni punto di vista: la regia, l'atmosfera, la suspence, ma soprattutto la caratterizzazione psicologica dei personaggi, che escono dai cliché del genere e penetrano sotto la pelle dello spettatore, inquietandolo a più riprese (soprattutto Lecter, originalissima figura di cattivo che non è però l'antagonista del film, come peraltro già in "Manhunter", dove il personaggio era interpretato da Brian Cox). Il titolo (che in originale non parla di "innocenti" ma di "agnelli": le battute sulla famiglia torinese si sono sprecate, quindi non le ripeterò) si riferisce al sogno ricorrente di Clarice che le impedisce di dormire tranquilla, sin da quando da bambina aveva assistito allo sgozzamento degli animali di una fattoria, le cui grida l'hanno spinta a intraprendere la carriera che ha scelto. Memorabile (e iconico) Hopkins con la maschera sul viso (ispirata a quella dei portieri di hockey), ma anche il personaggio eccentrico e para-transessuale di Buffalo Bill (con qualche polemica in patria da parte delle organizzazioni LGBT; per quanto possa valere, Lecter stesso mette in chiaro che non c'è un legame fra transessualità e violenza). Molte le trovate interessanti, oggi forse meno efficaci perché in seguito se ne è abusato allo sfinimento: dalla fuga di Lecter dalla gabbia in cui era tenuto prigioniero (con modalità grandguignolesche) alla scena dell'irruzione nella presunta casa del killer (con un montaggio parallelo che "inganna" lo spettatore). Ottima la musica di Howard Shore. Cameo per Roger Corman (il direttore dell'FBI), mentre Anthony Heald interpreta Frederick Chilton (il direttore dell'istituto psichiatrico, nonché "l'amico" che Hannibal "attende per cena" nel finale). Numerosi errori e imprecisioni nella traduzione e nell'adattamento italiano dei dialoghi (vedi qui). Lecter – e purtroppo anche Clarice – torneranno in "Hannibal" di Ridley Scott.

16 marzo 2021

Manhunter (Michael Mann, 1986)

Manhunter - Frammenti di un omicidio (Manhunter)
di Michael Mann – USA 1986
con William Petersen, Tom Noonan
**

Rivisto in divx.

Per catturare "Dente di fata" (Tooth Fairy, "fatina dei denti", nella versione originale), sfuggente serial killer che colpisce ogni plenilunio uccidendo intere famiglie, l'investigatore Will Graham (Petersen) viene incaricato di tracciare il profilo psicologico del criminale. La questione si fa personale quando l'assassino (Tom Noonan), imbeccato dal "collega" Hannibal Lecktor (Brian Cox), psichiatra pazzo che fu arrestato tre anni prima proprio da Graham, prende di mira la famiglia stessa del detective... Dal romanzo "Il delitto della terza luna" di Thomas Harris, primo volume del ciclo di Hannibal Lecter (che qui però è solo una figura minore: e la sceneggiatura, oltre a cambiarne il cognome, "glissa" sul suo cannibalismo), un thriller dall'andamento monotono e con atmosfere quasi da giallo all'italiana, compreso un protagonista inespressivo. Ma a metà strada, quando l'attenzione si sposta dal buono al cattivo, alle prese con una ragazza cieca (Joan Allen), sembra quasi diventare un altro film (non migliore del precedente, ma comunque più intrigante e originale). Più che cinematografico, il linguaggio sembra quello delle serie tv (e non è affatto un complimento!), tanto che alcuni critici citano la pellicola come modello per successivi serial polizieschi procedurali o forensi come "CSI" (con lo stesso Petersen). La regia del sopravvalutato Mann (anche sceneggiatore) è a lunghi tratti piuttosto dozzinale e non riesce a rendere nessuna scena memorabile: in effetti avevo già visto il film anni fa, ma non mi aveva lasciato nulla nella memoria, tanto che è stato come vederlo per la prima volta. Fotografia di Dante Spinotti. Nella (discutibile) colonna sonora elettronica, anche alcuni brani di Kitaro. Dopo che il personaggio di Lecter diventerà popolare grazie all'interpretazione di Anthony Hopkins nell'adattamento del successivo libro, "Il silenzio degli innocenti", di questo sarà realizzato un remake nel 2002 ("Red dragon", come il titolo originale del romanzo) proprio con Hopkins (ed Edward Norton).