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12 giugno 2021

Giovani si diventa (Noah Baumbach, 2014)

Giovani si diventa (While We're Young)
di Noah Baumbach – USA 2014
con Ben Stiller, Naomi Watts, Adam Driver
**1/2

Visto in TV (Now Tv).

Il film si apre con una citazione da "Il costruttore Solness" di Ibsen, cui vagamente si ispira nel mettere a confronto vecchiaia e gioventù. Josh (Ben Stiller) e Cornelia (Naomi Watts) sono una coppia di ultraquarantenni in crisi di mezza età, che stanno cominciando a rendersi conto di quanto la loro vita sia ormai trascorsa in maniera improduttiva. Lui è un documentarista che sta lavorando da dieci anni al suo nuovo lavoro ("Un film di sei ore e mezza che sembra avere sette ore di troppo"), con la paura di concluderlo. Lei, figlia di un maestro del cinema nonché ex mentore del marito (Charles Grodin), ha abbandonato la danza e guarda con perplessità e timore a tutte le coppie di amici che hanno fatto figli. Naturalmente i due non hanno bambini, non viaggiano, non prendono decisioni e ripetono in maniera monotona e noiosa sempre le stesse cose. Ma questa routine viene sconvolta quando conoscono i venticinquenni Jamie (Adam Driver) e Darby (Amanda Seyfried), giovani e spregiudicati, pieni di idee e di iniziative che intraprendono senza paure. La nuova amicizia dona loro una carica di energia, gettandoli in avventure stravaganti e inedite, e spingendoli a ripensare la propria vita, i propri fallimenti e il vicolo cieco in cui si erano cacciati. Fino a quando capiranno però che anche Jamie e Darby non sono perfetti, che anche loro mentono o approfittano della situazione per il proprio tornaconto personale (Jamie, a sua volta aspirante documentarista, ambiva a entrare nelle grazie del padre di Cornelia per farsi produrre una pellicola). Quasi due film in uno: la prima parte è un confronto fra le mentalità di due diverse generazioni (con alcuni interessanti corollari, quasi paradossali: i "giovani", per esempio, si riappropriano delle cose che i "vecchi" hanno buttato, e così hanno la casa piena di vinili, VHS e audiocassette, mentre i "vecchi" sono diventati ormai dipendenti dalle abitudini, dai social media e dai cellulari); la seconda fa riflettere invece sul lavoro del documentarista e sul valore stesso dei documentari: risiedono nel ricercare l'autenticità a tutti i costi (come sostiene Josh, che rifiuta ogni compromesso, a costo di non completare il proprio lavoro o di renderlo noioso e inaccessibile al pubblico) o nella rappresentazione dell'esperienza (per rendere accattivante la quale si può anche mentire o modificare la realtà dei fatti, come fa Jamie)? Un ottimo cast e una buona sceneggiatura completano un film gradevole e sincero, divertente (anche se su toni dolce-amari) e profondo.

17 febbraio 2021

Anchorman (Adam McKay, 2004)

Anchorman - La leggenda di Ron Burgundy (Anchorman: The legend of Ron Burgundy)
di Adam McKay – USA 2004
con Will Ferrell, Christina Applegate
*1/2

Visto in TV (Netflix), con Sabrina.

Nella San Diego degli anni '70, il popolarissimo conduttore del telegiornale di Channel Four, il re degli ascolti Ron Burgundy (Will Ferrell), e la sua squadra di giornalisti d'assalto (Paul Rudd, David Koechner e Steve Carell) vedono la propria egemonia messa in crisi dall'arrivo di una collega donna, Veronica Corningstone (Christina Applegate), che si fa strada nel mondo maschilista e volgare in cui loro sguazzano. Il film d'esordio di McKay, scritto insieme al protagonista Ferrell (che rimarrà una presenza costante in tutti i primi film del regista), è una commedia stupida e mai divertente, che punta su gag deboli, imbarazzanti o disimpegnate, rinunciando quasi subito ad approfondire i potenziali spunti storico-sociali che il soggetto pure offriva (il fenomeno del giornalismo televisivo sensazionalista delle "Action News", le molestie sessuali sul luogo di lavoro). L'umorismo è quello demenziale del Saturday Night Live, ma il livello dei comici (e delle battute) non è certo pari a quello anarchico e dissacrante che la stessa trasmissione aveva sviluppato negli anni settanta. Mi sembra il tipo di stupidaggine che può piacere solo negli USA, dove infatti è stato inspiegabilmente ben accolto dalla critica ed è diventato un piccolo cult. Piccoli ruoli per Vince Vaughn, Luke Wilson e Ben Stiller (reporter di canali televisivi rivali, ciascuno a capo di vere e proprie bande che si scontrano in una rissa per la strada), Danny Trejo, Seth Rogen, Jack Black, Tim Robbins e, nei titoli di coda, Burt Reynolds. Con un seguito, uscito nel 2013.

16 agosto 2020

The Meyerowitz stories (N. Baumbach, 2017)

The Meyerowitz stories (new and selected) (id.)
di Noah Baumbach – USA 2017
con Adam Sandler, Ben Stiller, Dustin Hoffman
**1/2

Visto in TV, con Sabrina.

I rapporti fra l'anziano scultore astratto Harold Meyerowitz (Dustin Hoffman) e i suoi tre figli – di letti diversi – Danny (Adam Sandler), Matthew (Ben Stiller) e Jean (Elizabeth Marvel), non sono mai stati idilliaci. A ostacolarli sono la personalità scorbutica del genitore, il suo rifiuto a riconoscere le qualità dei figli, le delusioni, le incomprensioni e i rancori. Poco prima dell'inaugurazione di una mostra dedicata al padre, questi viene improvvisamente ricoverato in ospedale: l'occasione fa ravvicinare i fratelli, in particolare Danny e Matthew, ma li fa anche prendere coscienza del distacco comunicativo che è sempre serpeggiato in famiglia. Ottimi attori, dialoghi verbosi e un accurato ritratto psicologico, con sguardo dolceamaro, per una famiglia disfunzionale di artisti e intellettuali di Manhattan (con l'eccezione di Danny, che fa il contabile e si è trasferito a Los Angeles), nel quale Baumbach riversa tutti i temi a lui cari, a partire dalla disgregazione della famiglia sullo sfondo della scena culturale di New York (si citano numerosi artisti, libri, film). Ad aiutarlo c'è un gruppo di attori in gamba, che recitano a metà fra la commedia e il drammatico, e una serie di scenette di vita quotidiana che mettono in luce le incomprensioni, i sentimenti e i rancori nascosti dei personaggi: c'è chi fa un bilancio fallimentare della propria vita, chi si confronta con il padre ingombrante, chi non si accorge di non aver mai voluto instaurare un'autentica relazione (Harold, per esempio, non guarda mai in faccia i figli mentre parla, o cambia sempre discorso). Emma Thompson è Maureen, la nuova moglie di Harold, giovane e alcolista. Grace Van Patten è Eliza, la figlia di Danny, ulteriore artista in famiglia (che, chissà, forse non commetterà gli errori di chi l'ha preceduta). Judd Hirsch è L.J. Shapiro, amico di collega di Harold che, a differenza di lui, è rimasto sulla cresta dell'onda. Brevi apparizioni per Adam Driver (uno dei clienti di Matthew) e per Sigourney Weaver (nei panni di sé stessa).

23 dicembre 2012

Zoolander (Ben Stiller, 2001)

Zoolander (id.)
di Ben Stiller – USA 2001
con Ben Stiller, Owen Wilson
**1/2

Rivisto in DVD, con Ilaria.

Derek Zoolander è il più celebre supermodello sulla scena fashion, celebre per i suoi sguardi conturbanti (e tutti uguali). Peccato che, come peraltro tutti i suoi colleghi, sia anche un campione di ignoranza e stupidità. In crisi per l'arrivo di un rivale, il biondissimo Hansel (Owen Wilson, già alla quarta collaborazione con Stiller), che gli ha impedito di vincere il titolo di "modello dell'anno" per la quarta volta consecutiva, Zoolander accetta di diventare il testimonial della nuova linea dello stilista Mugatu (Will Ferrell), ignorando che si tratta di un escamotage per fargli il lavaggio del cervello e spingerlo ad assassinare – durante una sfilata – il primo ministro della Malesia: questi, infatti, intende abolire il lavoro minorile nel proprio paese, andando contro gli interessi delle più importanti griffe di moda. Ma Derek sarà aiutato proprio da Hansel, che rivela di essersi sempre ispirato a lui, e dalla giornalista Matilda (Christine Taylor). Grottesca ed esilarante satira del mondo della moda (sviluppata a partire da alcuni spezzoni televisivi interpretati da Stiller in occasione dei VH1 Fashion Awards), è un film forse più stupido che intelligente. Ma riesce comunque a regalare parecchi momenti divertenti, per lo più legati all'idea che i modelli siano soltanto belli e stupidi, "esagerati cultori del proprio aspetto e del proprio ego": dalla battaglia con le pompe al distributore di benzina, alla mitica scena di Derek e Hansel che cercano di scoprire come si accende un computer (un iMac: siamo nel 2001) e che naturalmente parodizza "2001: Odissea nello spazio", per non parlare di alcune brillanti gag ("Sono diventata bulimica" - "Vuoi dire che sai leggere nel pensiero?"). Milla Jovovich è quasi irriconoscibile dietro il pesante trucco di Katinka, l'assistente russa di Mugatu, ma se la cava nel ruolo (per una volta) della cattiva. Numerosissimi i cameo di celebrità nelle parti di sé stesse (David Bowie, Donald Trump, Paris Hilton, Heidi Klum, Claudia Schiffer, Victoria Beckham, Tom Ford, Lenny Kravitz, Karl Lagerfeld, Donatella Versace, Tommy Hilfiger, Nina Hagen, Stephen Dorff, Christian Slater, Natalie Portman, Winona Ryder, James Marsden, Billy Zane, Cuba Gooding Jr., per citarne solo alcuni). Il padre di Derek è interpretato da Jon Voight (e uno dei suoi fratelli da Vince Vaughn), mentre il vero padre di Ben Stiller, Jerry, recita nei panni del suo manager. Una curiosità: "Zoolander" fu il primo film comico a uscire nei cinema di New York dopo l'attacco terroristico dell'11 settembre, e forse anche per questo motivo non venne accolto favorevolmente dal pubblico (per poi rifarsi in seguito, diventando quasi un cult movie, nonché uno dei titoli più popolari della filmografia di Stiller).

22 dicembre 2012

...e alla fine arriva Polly (J. Hamburg, 2004)

...e alla fine arriva Polly (Along Came Polly)
di John Hamburg – USA 2004
con Ben Stiller, Jennifer Aniston
*

Visto in TV, con Sabrina.

Reuben Feffer (Stiller) lavora in una compagnia di assicurazioni, dove ha il compito di "valutare i rischi" dei potenziali assicurati prima di stipulare le polizze. Anche nella vita fa lo stesso, ponderando ogni possibilità per non lasciarsi mai cogliere alla sprovvista dagli eventi. Ma quando Lisa – la donna che ha appena sposato – lo tradisce durante il primo giorno del viaggio di nozze, si rende conto che deve ripensare la propria vita. Lo aiuterà l'incontro fortuito con Polly (Aniston), una vecchia compagna della scuola media, che conduce uno stile di vita opposto al suo, all'insegna dell'indecisione, della casualità e dell'apertura verso le nuove esperienze (un esempio per tutti: l'amore per i ristoranti etnici). Una pellicola priva di appeal e che non decolla mai, anche per colpa della mancanza di alchimia fra due protagonisti poco ispirati (soprattutto la svagatissima Aniston): se la prima parte punta quasi tutto su gag "schifose" o volgari (non si contano quelle scatologiche), nel tenativo forse di emulare "Tutti pazzi per Mary", la seconda vira sulla commedia sentimentale più scontata e prevedibile, con tanto di lezioncina morale. Nel cast anche Philip Seymour Hoffman (l'amico caciarone e combinaguai, immancabile in questo genere di film), Debra Messing (l'ex moglie), Hank Azaria (il nudista francese) e Alec Baldwin (l'eccentrico capo di Reuben). Bryan Brown è invece il miliardario amante degli sport estremi che Reuben è incaricato di "valutare" per un'eventuale assicurazione sulla vita.

9 luglio 2011

Una notte al museo 2 (S. Levy, 2009)

Una notte al museo 2 - La fuga (Night at the Museum: Battle of the Smithsonian)
di Shawn Levy – USA 2009
con Ben Stiller, Amy Adams
**

Visto in originale, con sottotitoli spagnoli, in bus da Bilbao a Santiago.

Il sequel del fortunato "Una notte al museo" ne ripropone lo stesso schema con pochissime variazioni. Lo scenario, questa volta, si sposta dal Museo di Storia Naturale di New York allo Smithsonian di Washington (che in realtà è un complesso di vari musei), nei cui archivi sotterranei sono stati trasferiti gran parte dei reperti esposti nel precedente istituto, compresa la magica tavoletta di Akhmenrah che ha il potere di donare nottetempo la vita a tutti gli oggetti custoditi nell'edificio. A volersene impossessare questa volta è il malvagio faraone Kahmunrah, che intende usarla per conquistare il mondo con un esercito di demoni. E a contrastare lui e i suoi alleati (Napoleone Bonaparte, Ivan il Terribile e Al Capone) è ancora una volta il guardiano notturno Larry Daley, coadiuvato – fra gli altri – dall'aviatrice Amelia Eckhart. Se gran parte dei personaggi del precedente film fanno ritorno, sia pure con un ruolo minore (e rivediamo dunque brevemente Robin Williams e Owen Wilson), ci sono anche molte new entry: oltre a vari personaggi storici (il generale Custer, la statua di marmo di Abraham Lincoln), ad animali (un octopus gigante) e a tutta la sezione aerospaziale (dal prototipo dei fratelli Wright ai moduli lunari), si animano anche sculture come il Pensatore di Rodin (che flirta con una Venere del Canova!), quadri come "American Gothic" di Grant Wood, "Nighthawks" di Edward Hopper o la "ragazza che piange" di Roy Lichtenstein, celebri fotografie come "V-J day in Times Square" di Alfred Eisenstaedt, e molte altre opere. Da segnalare la prova di Hank Azaria nei panni del cattivo di turno (memorabile la scena in cui valuta se Oscar di "Sesame Street" e Darth Vader di "Star Wars" sono abbastanza malvagi per poter essere suoi alleati); ma anche Alain Chabat (che interpreta Napoleone) è come sempre irresistibile. Nel complesso, un film di puro intrattenimento senza pretese di originalità, con caratterizzazioni semplici e monodimensionali, ed effetti speciali forse anche troppo invadenti... Eppure, come nel primo capitolo, ci si diverte e si ritorna un po' bambini. Se poi viene voglia di fare una visita a un vero museo, tanto di guadagnato. Visto il successo al botteghino, non è da escludere la messa in cantiere di un ulteriore seguito.

31 luglio 2010

Tropic thunder (Ben Stiller, 2008)

Tropic thunder (id.)
di Ben Stiller – USA 2008
con Ben Stiller, Robert Downey jr.
**

Visto in DVD, con Marisa e Monica.

Un gruppo di attori hollywoodiani sta girando un costosissimo film sulla Guerra del Vietnam, ma i loro continui capricci mettono a repentaglio il piano di lavorazione ("dopo cinque giorni siamo già in ritardo di un mese!"). Incapace di tenerne sotto controllo gli atteggiamenti da prime donne, e messo sotto pressione dalla furia dell'irascibile produttore, l'inesperto e frustrato regista decide – dietro suggerimento del veterano di guerra sulle cui memorie si basa la sceneggiatura – di portarli a recitare nella vera giungla, lontano dal set. Qui, sperduti nel "triangolo d'oro", se la dovranno però vedere con autentici guerriglieri e trafficanti di droga. La vera satirica e parodistica di Stiller si scatena stavolta contro l'industria del cinema di cui lui stesso fa parte: un bersaglio facile ma che offre l'occasione per gag divertenti se si sta al gioco. La parte migliore, comunque, è all'inizio, con i falsi trailer dei film che presentano i personaggi illustrando, a beneficio dello spettatore, i "tipi" di attore hollywoodiano interpretati rispettivamente da Ben Stiller, Jack Black e Robert Downey jr.: l'eroe di film d'azione sempre uguali (che cerca di salvare la propria carriera e di battere nuove strade perché ormai sulla via del tramonto), il protagonista di commedie demenziali e volgari per famiglie (naturalmente cocainomane) e l'interprete "impegnato" e multipremiato (che impiega mesi per "entrare" nel personaggio, facendo di tutto – in questo caso, addirittura scurendosi chirurgicamente la pigmentazione – per immedesimarsi, e non uscendone "fino a quando non sono stati girati gli extra del dvd"). Da sottolineare anche "Simple Jack", l'impresentabile parodia di "Forrest Gump" nella quale Stiller recita la parte di un ritardato mentale. Se Downey jr. è sicuramente il migliore del lotto, nel resto del cast (che comprende anche Nick Nolte, Steve Coogan e Matthew McConaughey) sorprende un irriconoscibile Tom Cruise che interpreta il produttore Les Grossman con protesi e finta calvizie. La scena in cui gli effetti speciali di una grande esplosione vengono sprecati, perché le cariche sono state azionate quando la macchina da presa non stava girando, potrebbe essere un omaggio alla sequenza iniziale di "Hollywood party" con Peter Sellers (peraltro citato a un certo punto, insieme a molti altri attori celebri).

13 marzo 2010

Mystery men (Kinka Usher, 1999)

Mystery men (id.)
di Kinka Usher – USA 1999
con Ben Stiller, William H. Macy
**1/2

Rivisto in DVD, con Giovanni e Rachele.

Capitan Amazing (Greg Kinnear), il supereroe di Champion City, ha un problema: tutti i suoi nemici sono ormai morti o in galera, e gli sponsor iniziano a tirarsi indietro perché non ha più imprese grandiose da compiere. In cerca di nuove occasioni per accrescere la propria popolarità, fa così uscire dal manicomio il perfido supercriminale Casanova Frankenstein (Geoffrey Rush): ma questi lo coglie alla sprovvista e riesce a catturarlo. A salvare la città dovrà allora intervenire un gruppo di scalcinati supereroi dilettanti: Mister Furioso (Ben Stiller), il cui potere consiste... nell'arrabbiarsi; lo Spalatore (William H. Macy), il migliore con una pala!; Blue Raja (Hank Azaria), maestro di posateria e lanciatore di forchette; il Ragazzo Invisibile (Kel Mitchell), che riesce a scomparire solo se nessuno lo guarda; la Puzzola (Paul "Pee-Wee Herman" Reubens), dotato di un peto sovrumano; e la Bocciofila (Janeane Garofalo), che conserva il teschio di suo padre in una palla da bowling (ma non ce l'ha messo lei, "sono stati quelli del negozio di articoli sportivi"). Guidati dalla "terribilmente misteriosa" Sfinge (Wes Studi), maestro nell'elargire massime dai significati più o meno profondi ("se dubiti dei tuoi poteri, darai potere ai tuoi dubbi"), ed equipaggiati con le armi "non letali" ideate dal folle Dottor Heller (Tom Waits), questi "uomini misteriosi" sconfiggeranno – non senza qualche difficoltà – il terribile nemico. Clamoroso flop al botteghino nonostante i nomi coinvolti (nel ricchissimo cast figurano anche Claire Forlani, Lena Olin e Eddie Izzard) e il dispendio considerevole di risorse (le scenografie ricordano il Batman di Tim Burton e gli effetti speciali sono di tutto rispetto), nonché unico film diretto finora da un regista di spot pubblicitari, questa scombinata parodia del genere supereroistico è in realtà abbastanza divertente se la si guarda con il cervello spento e con una sincera predisposizione verso le continue battute, le trovate demenziali, i superpoteri surreali (memorabile la sequenza in cui i nostri eroi, per reclutare nuovi membri per il loro gruppo, fanno un'audizione a tutti gli aspiranti eroi della città: mi ha ricordato le scene analoghe che si incontrano talvolta nella serie "Legion of Super Heroes" della DC Comics. A proposito, chi si ricorda la parodia che ne fece il geniale Aragones nell'albo "Sergio Aragones Destroys DC"?) e lo sprezzo del ridicolo che tutti gli attori manifestano a più riprese. Il film è liberamente tratto da una serie a fumetti, "Flaming Carrot", ma gli adattatori, a quanto pare, si sono presi molte libertà.

6 maggio 2009

Giovani, carini e disoccupati (B. Stiller, 1994)

Giovani, carini e disoccupati (Reality bites)
di Ben Stiller – USA 1994
con Winona Ryder, Ethan Hawke
**

Visto in divx, con Marisa, Monica e Roberto.

Gli amori, le amicizie, le esperienze e le insicurezze di un gruppo di giovani neolaureati, nella Houston degli anni novanta, che si dibattono faticosamente tra lavoretti precari e licenziamenti, speranze e delusioni: il tutto è narrato in modo cinico e frammentario, con uno stile a metà tra la sitcom e il documentario. L'esordio cinematografico di Ben Stiller come regista è piuttosto distante dalla comicità da Saturday Night Live che lo caratterizza ancora oggi. Il film non è brutto, ma a distanza di un decennio appare già datato e un po' noioso, con personaggi che guardano solo al proprio ombelico e sembrano ben poco interessati ad aprirsi al mondo esterno. La cosa più interessante è il cast: Winona Ryder, la vera protagonista della pellicola, è Lelaina, una ragazza che sogna di diventare documentarista, lavora come assistente in un talk show televisivo e nel frattempo riprende con la videocamera la vita dei suoi amici; Ethan Hawke è Troy, cantante in un gruppo rock, incapace di tenersi un lavoro e innamorato da sempre di Elaine; Janeane Garofalo è Vickie, coinquilina di Elaine, commessa in un grande magazzino e terrorizzata dall'idea di avere l'AIDS; Steve Zahn è Sammy, amico di Troy e intenzionato a confessare ai propri genitori di essere gay; Ben Stiller, infine, è Michael, un giovane dirigente di un canale televisivo in stile MTV, l'unico a non far parte inizialmente del gruppo di amici, visto che appartiene di fatto a un altro mondo, quello degli yuppie. Il ritratto della "generazione X" che esce dalla pellicola è cinico e non consolatorio, ma anche troppo filosofico e chiuso in sé stesso per riuscire a coinvolgere quegli spettatori che non hanno già in partenza una particolare affinità con i personaggi e la loro introspezione. Non a caso si fa leggermente più interessante quanto i riflettori si spostano dai problemi esistenziali/lavorativi a questioni più universali come i conflitti amorosi, con il triangolo fra Elaine, Troy e Michael.

17 gennaio 2009

Tutti pazzi per Mary (B. e P. Farrelly, 1998)

Tutti pazzi per Mary (There's something about Mary)
di Bobby e Peter Farrelly – USA 1998
con Ben Stiller, Cameron Diaz
**

Rivisto in DVD, con Hiromi.

Per rintracciare la bellissima Mary, la sua fiamma di quando andava al liceo, lo scrittore sfigato Ted assolta un investigatore tamarro e imbroglione (Matt Dillon), che si innamora a sua volta della ragazza. Ma non sarà l'unico, visto che la bionda e ingenua Mary sembra aver la capacità di attrarre gli individui più bizzarri, pronti a ogni inganno pur di conquistarla. Più che per la trama, il film ha fatto storia per le gag sopra le righe, non certo per tutti i gusti, e per le situazioni imbarazzanti e al limite della volgarità, qualche volta persino oltre quanto sarebbe lecito attendersi da una pellicola commerciale statunitense: scene come quella dello scroto incastrato nella cerniera lampo o dello sperma usato come gel da capelli non si dimenticano facilmente, nel bene o nel male. Eppure, nonostante tutto, si ride visceralmente (anche per le vicissitudini che capitano al povero cagnolino, narcotizzato, elettrificato, incendiato, buttato fuori dalla finestra e infine completamente ingessato) e dunque non si può non riconoscere che "Tutti pazzi per Mary", soprattutto in confronto ad altre pellicole simili, raggiunge pienamente il suo scopo. Adeguatissimo il cast, dove brilla in particolare Matt Dillon.

8 aprile 2008

Una notte al museo (S. Levy, 2006)

Una notte al museo (Night at the museum)
di Shawn Levy – USA 2006
con Ben Stiller, Robin Williams
**

Visto in DVD, con Hiromi.

Nel museo dove Ben Stiller è appena stato assunto come guardiano notturno, di notte la storia prende vita: a causa di un'antica maledizione egiziana, infatti, gli scheletri di dinosauro, gli animali impagliati, le statue di cera e i soldatini dei diorama si animano e se ne vanno in giro per le stanze e per i corridoi. L'idea è carina, ma la sceneggiatura non riesce a sfruttarla a dovere e tutte le sorprese vengono bruciate nei primi trenta minuti: dopo ci sono solo capitomboli, inseguimenti e situazioni prevedibili (per l'ennesima volta un padre divorziato che deve riconquistare la fiducia del figlio!) che rendono il film decisamente più infantile rispetto alla media di Stiller. Non a caso producono Chris Columbus e Stephen Sommers (quello de "La mummia"). In mano a un regista come Joe Dante forse ne sarebbe potuto uscire qualcosa di più interessante, ma chi si accontenta di poco si divertirà comunque: agli altri consiglio una diversa pellicola ambientata in un museo: "Arca russa" di Sokurov! La presenza di Robin Williams, che interpreta la statua del presidente Theodore Roosevelt, evoca "Jumanji". Da sottolineare comunque la partecipazione degli anziani Dick van Dyke e Mickey Rooney (oltre al meno noto Bill Cobbs) nei panni dei precedenti guardiani notturni. Naturalmente è già in programma un sequel.

9 gennaio 2008

Palle al balzo (R. M. Thurber, 2004)

Palle al balzo (Dodgeball: A true underdog story)
di Rawson Marshall Thurber – USA 2004
con Vince Vaughn, Ben Stiller
**1/2

Rivisto in DVD, con Hiromi.

La palestra diretta dall'inespressivo Vince Vaughn, chiamata Average Joe's (tradotto con "Pinco Pallino" in italiano), è sull'orlo del fallimento e sta per essere acquistata dalla concorrente Globo-Gym del borioso Ben Stiller, che intende farne un parcheggio. Per guadagnare il denaro necessario a salvarla, Vaughn si iscrive con i suoi unici cinque clienti al campionato nazionale di Dodgeball (la cara vecchia "palla prigioniera"), un evento in grande stile organizzato dalla ADAA (American Dodgeball Association of America) e trasmesso in diretta televisiva su ESPN 8, "The ocho". Basterebbe questo per capire come il film prenda in giro il gigantismo degli sport americani (oltre al fanatismo per le palestre e la cura del corpo). Il resto della pellicola è stupido, certo, e devo ammettere che al cinema mi aveva fatto ridere di più: ma alcune battute volgari, la verve di Ben Stiller – nei panni del cattivo, per una volta – e la demenzialità di certi personaggi (su tutti l'allenatore paralitico, il cui motto è "Se puoi schivare una chiave inglese, allora puoi schivare una palla") strappano più di un sorriso. Divertente anche il filmato d'epoca (del 1938!) con il quale vengono insegnate le regole del Dodgeball. Comparsate, fra gli altri, per Chuck Norris e Lance Armstrong. L'intenzione originale del regista era quella di concludere il film con la sconfitta dei buoni, ma poi il pubblico degli screen test insorse e pretese il solito riscatto dei perdenti.

24 agosto 2007

Tentazioni d'amore (E. Norton, 2000)

Tentazioni d'amore (Keeping the faith)
di Edward Norton – USA 2000
con Ben Stiller, Edward Norton
*1/2

Visto in divx alla Fogona, con Marisa e Monica.

Edward Norton (alla sua prima regia) è un prete cattolico, Ben Stiller un rabbino: amici sin dall'infanzia, da adulti si scoprono innamorati della stessa ragazza (Jenna Elfman), una donna in carriera. Mediocre commediola di ambientazione newyorkese il cui unico elemento interessante è lo spunto iniziale, che però non viene sufficientemente approfondito. Bravi gli attori, ma i personaggi mancano proprio di spiritualità e gli sviluppi della trama sono troppo "costruiti", per non parlare del prevedibile finale. Né le situazioni né le (poche) battute sulla religione sono divertenti. In alcuni ruoli minori ci sono anche Anne Bancroft (la madre del rabbino), Eli Wallach e Milos Forman (i "superiori" dei due protagonisti).