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20 dicembre 2020

La volpe (Powell e Pressburger, 1950)

La volpe (Gone to Earth), aka Cuore selvaggio (The wild heart)
di Michael Powell, Emeric Pressburger – GB/USA 1950
con Jennifer Jones, David Farrar, Cyril Cusack
***

Visto in divx, in originale con sottotitoli.

La contadina Hazel (Jennifer Jones) vive col padre (Esmond Knight), apicoltore e fabbricante di bare, in una fattoria nello Shropshire, ai confini col Galles, nella campagna inglese di fine ottocento. Selvatica ma dalla voce angelica, e figlia di una "zingara", ha ereditato dalla madre l'amore per la natura e gli animali, tanto che ha "adottato" un cucciolo di volpe, Foxy, salvandola dai cacciatori. Ma quando incontra il nobile Jack Reddin (David Farrar), sfrontato e appassionato proprio di caccia, non saprà resistere al suo fascino, cadendo nella sua trappola nonostante l'amore più puro e innocente che prova per il giovane reverendo Edward (Cyril Cusack). Da un romanzo di Mary Webb, un melodramma romantico e fatalmente tragico, ricco di metafore (forse sin troppo esplicite, a partire dalla caccia), impreziosito dalla fotografia in Technicolor di Christopher Challis e dallo stile barocco e sopra le righe di Powell e Pressburger, anche sceneggiatori. Tutto, dalla recitazione alla musica, dalle immagini ai colori, concorre al ritratto di un amour fou e di un personaggio dominato da pulsioni irrazionali e dalla comunione con la natura (Hazel vede gli animali – non solo la volpe – come parte della propria famiglia, tanto da discutere con chi li ritiene "senza anima"), guidata solo dal proprio istinto e da una saggezza arcana (gli incantesimi lasciatile dalla madre), in aperta opposizione con la morale e il perbenismo degli altri abitanti del villaggio. In questo, se vogliamo, è simile al cacciatore, che a sua volta segue i propri istinti e non si cura di ciò che pensano gli altri. I conflitti, come si vede, sono tanti: quello fra carnalità e spiritualità (impersonificati dal sensuale nobile e dal virtuoso reverendo: Hazel concede il proprio corpo al primo, ma chiama il secondo "Mia anima"), quello fra natura e civiltà, quello fra istinto e morale. Temi forse stereotipati ma sviluppati con competenza e immersi in un ambiente ricco di colore locale. Ben caratterizzati i personaggi di contorno, dal padre di Hazel alla madre del reverendo (Sybil Thorndike), fino al signor Vessons (Hugh Griffith), il domestico di Reddin, ostile verso le avventure galanti del proprio padrone. Insoddisfatto del risultato, il co-produttore David O. Selznick (marito della Jones) fece rimontare il film con numerosi tagli e nuove scene girate da Rouben Mamoulian espressamente per il mercato americano, dove venne proiettato nel 1952 con il titolo "The wild heart" (questa versione è uscita in Italia come "Cuore selvaggio"). Il titolo originale, "Gone to Earth", si riferisce al grido dei cacciatori quando la volpe braccata si rifugia nella propria tana: un "ritorno alla terra" che segna anche l'inevitabile destino finale della protagonista.

3 ottobre 2011

Scarpette rosse (Powell e Pressburger, 1948)

Scarpette rosse (The red shoes)
di Michael Powell, Emeric Pressburger – GB 1948
con Moira Shearer, Anton Walbrook, Marius Goring
***1/2

Visto in divx alla Fogona, con Marisa, Giovanni e Rachele.

L'impresario teatrale Boris Lermontov (Walbrook) scrittura a Londra i giovani e brillanti Julian Craster (Goring) e Victoria Page (Shearer) rispettivamente come compositore e come protagonista del suo nuovo balletto "Scarpette rosse", ispirato alla favola di Hans Christian Andersen, nella quale una ragazza innamorata della danza è costretta da un paio di magiche calzature a ballare fino alla morte. Lo spettacolo, che va in scena a Montecarlo, riscuote un enorme successo e trasforma rapidamente la bella Vicky in una grande star. Ma quando Lermontov, che per principio è contrario alla commistione fra lavoro e amore (aveva allontanato la precedente prima ballerina della sua compagnia dopo che questa aveva annunciato il proprio matrimonio), le impone di rinunciare alla relazione sentimentale che nel frattempo ha instaurato con Julian, la ragazza entra in crisi. Costretta a scegliere fra l'arte e l'amore, non troverà altra strada che il suicidio. Fra colori sgargianti (il film è passato alla storia per l'utilizzo espressivo del Technicolor, in particolare nella lunga sequenza del balletto), scenografie barocche, effetti speciali surrealisti e temi basilari, si tratta di una delle pellicole più celebri sul mondo del teatro e sul binomio arte-amore. Il personaggio di Boris Lermontov è ispirato a un impresario realmente esistito, il russo Sergei Diaghilev, quello che commissionò a Igor Stravinski "L'uccello di fuoco" e altri celebri lavori. Proprio Lermontov, scostante ma carismatico, è a tratti il vero protagonista della pellicola, naturalmente alla pari con Vicky. Moira Shearer, a proposito di quest'ultima, era una vera ballerina: Powell e Pressburger vollero infatti scegliere un'attrice che potesse interpretare senza controfigure la lunga sequenza (quindici minuti) del balletto delle "Scarpette rosse" (coreografato da Robert Helpmann e Léonide Massine, gli altri due ballerini che si vedono in scena; le musiche sono invece composte da Brian Easdale, che per questo lavoro vinse l'Oscar). Difficile pensare che il lungometraggio non abbia influenzato, almeno in parte, il recente "Il cigno nero" di Aronofsky: a parte il tema trattato, basterebbe il finale per legare con un filo rosso i due film. La pellicola (così come la fiaba di Andersen) ha ispirato anche, fra le altre cose, una canzone e un album di Kate Bush, intitolato per l'appunto "The red shoes".