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19 giugno 2019

Giovanna d'Arco (Cecil B. DeMille, 1916)

Giovanna d'Arco (Joan the woman)
di Cecil B. DeMille – USA 1916
con Geraldine Farrar, Raymond Hatton
**

Visto su YouTube.

Incorniciata da un prologo e un epilogo ambientati durante la prima guerra mondiale (un ufficiale sul fronte francese trova in una trincea l'antica spada di Giovanna d'Arco, e questa gli appare in sogno raccontandogli la propria storia per incitarlo a difendere la patria), una delle molte versioni cinematografiche della vicenda della pulzella d'Orleans (in precedenza ce n'erano state almeno altre cinque, di cui due di produzione italiana). La protagonista è Geraldine Farrar, attrice e cantante lirica che per DeMille aveva già interpretato Carmen l'anno precedente. La sua recitazione, così enfatica e irrealistica (anche per la mancanza del physique du rôle: la Farrar aveva 34 anni, mentre il personaggio dovrebbe essere adolescente), è purtroppo il punto debole della pellicola, che per il resto è degna di nota a livello produttivo, con grande cura riversata nei costumi, nelle scenografie, nella ricostruzione storica e nelle scene di massa e di battaglia (spettacolare l'assalto al castello di Orleans), al punto da rivaleggiare con le coeve produzioni di Griffith. Anzi, pare che fu proprio in seguito a questo film che DeMille si interessò sempre più a pellicole di ambientazione storica e "colossali", con tanto di effetti speciali (qui il colore, aggiunto in alcune scene – in particolare quella del rogo – grazie a un metodo inventato per l'occasione e poi utilizzato diffusamente negli anni venti, il processo Handschiegl o DeMille-Wyckoff). Perdonabili gli elementi "spuri" nella sceneggiatura (ispirata al dramma di Schiller), come la storia d'amore fra Giovanna e un soldato inglese ferito, mentre quelli più noti (la "chiamata" divina, l'ingresso alla corte del re Carlo, i combattimenti, il processo, il rogo) sono tutti presenti. Nel cast anche Wallace Reid, Hobart Bosworth, Theodore Roberts e James Neill.

5 luglio 2018

I prevaricatori (Cecil B. DeMille, 1915)

I prevaricatori (The cheat)
di Cecil B. DeMille – USA 1915
con Fannie Ward, Sessue Hayakawa
***

Visto su YouTube, con cartelli in inglese.

Quando il marito Richard (Jack Dean) – che ha investito tutto il proprio denaro in una speculazione in borsa – le taglia le spese, la viziata e vanitosa Edith (Fannie Ward) non esita a sottrarre diecimila dollari dalla raccolta dei fondi per la Croce Rossa di cui è la tesoriera. Per restituirli, è costretta a chiedere un prestito a Hishuru Tori (Sessue Hayakawa), un facoltoso commerciante giapponese, che in cambio pretende che trascorra una notte con lui. Al suo rifiuto, l'uomo la marchia sprezzamente con il proprio simbolo, lo stesso che appone su tutti gli oggetti d'arte che acquista ("Significa che appartiene a me", le aveva spiegato). Edith gli spara, ma sarà il marito ad assumersi la colpa e ad essere processato in tribunale, salvo venire assolto quando verrà alla luce tutta la verità. Forse il più noto dei primissimi film della carriera di DeMille, un torbido dramma altoborghese di passione e ricatto che non ha nulla da invidiare a "Proposta indecente", anzi ne è probabilmente la fonte di ispirazione. Sfrondato dai sottotesti razzisti (l'uomo orientale che tratta la donna bianca come una schiava), il soggetto – feroce anche nel descrivere il mondo dell'alta società newyorkese, dove gli affari e i rapporti sentimentali sono trattati allo stesso modo, come giochi di potere – è reso sullo schermo al massimo delle sue potenzialità, in gran parte grazie al fascinoso Hayakawa, la cui recitazione ambigua e misurata, pur in un ruolo da cattivo, lo rese immediatamente una star. La sua lunga carriera culminerà nel 1957 con la candidatura all'Oscar per "Il ponte sul fiume Kwai". Fannie Ward e Jack Dean erano moglie e marito anche nella vita reale. La regia di DeMille è da ricordare per l'utilizzo delle luci e delle ombre: da qualche mese il cineasta aveva cominciato a mettere in pratica alcune tecniche di illuminazione che aveva appreso quando lavorava in teatro con l'impresario David Belasco. L'uso delle luci per illuminare solo alcuni dettagli nelle scene notturne o in penombra, ma anche per ottenere effetti drammatici di contrasti e di chiaroscuro o persino espressionistici (si pensi alle ombre delle persone dietro al paravento, o a quello delle sbarre della prigione proiettate sul muro della cella di Richard), influenzò pesantemente tutta l'industria cinematografica, spingendo gli studios ad attrezzarsi con lampade di vario tipo, ed è probabilmente uno dei più importanti lasciti di DeMille al "linguaggio" della settima arte. Nel 1918 il film venne rieditato con una modifica: il commerciante giapponese Hishuru Tori diventa ora Haka Arakau, un "re dell'avorio" birmano. Questo perché la comunità nipponica negli Stati Uniti si era lamentata, ma soprattutto perché il Giappone era diventato un alleato degli USA. Svariati i remake: nel 1923 (con Pola Negri), nel 1931 (con Tallulah Bankhead) e nel 1937 (girato in Francia da Marcel L'Herbier, con lo stesso Hayakawa a riprendere il proprio ruolo). Alquanto strano il titolo italiano declinato al plurale: chi sono "i prevaricatori"? I predatori sessuali, gli squali della finanza, o gli asiatici in generale?

30 gennaio 2016

The Virginian (Cecil B. DeMille, 1914)

The Virginian
di Cecil B. DeMille – USA 1914
con Dustin Farnum, Winifred Kingston
**1/2

Visto su YouTube.

Primo adattamento cinematografico (ne seguiranno numerosi altri) de "Il Virginiano" di Owen Wister, considerato il primo romanzo western della storia (se si eccettuano le dime novel e i racconti brevi). Il protagonista, senza un vero nome, lavora come mandriano in un ranch del Wyoming insieme al suo miglior amico Steve, che però cade preda di cattive compagnie e si unisce a una banda di ladri di bestiame. Sarà proprio il Virginiano a guidare la posse che dà la caccia ai banditi, ritrovandosi così costretto a impiccare l'amico (curiosamente, e al contrario di ciò che insegneranno molti western in futuro, qui l'amicizia passa in secondo piano rispetto alla legge). In parallelo, la pellicola racconta la sua storia d'amore con Molly, maestra di scuola giunta nell'ovest in cerca di fortuna e che fatica ad adattarsi alla ruvida vita del west. Dopo un primo rullo francamente poco interessante, caratterizzato dagli scherzi infantili che il protagonista e l'amico giocano agli abitanti del villaggio (fra cui quello di scambiare i bambini nelle culle!), la storia prende il largo da metà film in poi, quando l'azione si sposta negli spazi aperti e negli scenari naturali del selvaggio nord-ovest, con il lungo inseguimento ai banditi sulle montagne e la resa dei conti nel finale (il classico duello nella main street con il capo della banda, Trampas, colui che aveva "corrotto" Steve). Dustin Farnum, già protagonista della pellicola d'esordio di DeMille, "The squaw man", nel 1904 aveva interpretato il Virginiano anche nella versione teatrale di Kirke La Shelle (da cui il film è tratto). Grazie a questi ruoli, rimarrà per una decina di anni uno dei più riconoscibili attori western. La regia di DeMille non è trascendentale, ma offre alcuni buoni momenti (come la scena dell'impiccagione, mostrata soltanto attraverso le ombre). In ogni caso, il film contribuì a rendere il pubblico conscio delle possibilità superiori che il cinema offriva rispetto al teatro, in particolare nell'uso degli ambienti esterni.

2 maggio 2015

Carmen (Cecil B. DeMille, 1915)

Carmen (id.)
di Cecil B. DeMille – USA 1915
con Geraldine Farrar, Wallace Reid
**

Visto su YouTube.

La zingara Carmen, in accordo con un gruppo di contrabbandieri, seduce l'incorruttibile ufficiale dei "dragoni" José in modo da permettere ai suoi compagni di far entrare la merce in città. Dopo aver costretto l'uomo al tradimento, lo abbandona perché innamorata del torero Escamillo. José si vendicherà pugnalandola fuori dalla plaza de toros. Liberamente tratta dall'opera di Bizet (più che dal romanzo di Mérimée) e interpretata da una celebre soprano dell'epoca (che però, essendo un film muto, non può cantare!), una pellicola che semplifica la vicenda riducendo il numero di personaggi e le loro motivazioni. Al centro c'è lo spirito libero e proto-femminista di Carmen ("Non appartengo a nessuno! Il mio amore è mio, da dare o negare a chi voglio"), vittima della gelosia di un José senza particolari qualità morali. Buono il ritmo, parecchio intenso, così come la regia "moderna" che sfrutta bene gli scenari e gli esterni (vedi per esempio la scena della corrida) e approfondisce le emozioni dei personaggi grazie ai tanti primi piani. La "Carmen" era già stata adattata più volte dal cinema muto, sin dal 1907 (fra le tante pellicole, è da citare quella italiana di Giovanni Doria del 1914), ma è proprio nel 1915 che ebbe il suo momento di gloria: nello stesso anno del film di DeMille, infatti, uscì anche un'altra versione diretta da Raoul Walsh con Theda Bara come protagonista. I due registi furono in feroce competizione per giungere nelle sale prima del rivale: la spuntò Walsh, il cui film (giudicato inferiore dalla critica, anche se ebbe più successo di pubblico) è però oggi andato perduto. Del clamore suscitato dalla diatriba ne approfittò Charlie Chaplin, che l'anno dopo ne realizzò una parodia. E nel 1918 arriverà la versione di Lubitsch con Pola Negri, "Sangue gitano".

18 febbraio 2015

The squaw man (Cecil B. DeMille, 1914)

The squaw man
di Oscar Apfel e Cecil B. DeMille – USA 1914
con Dustin Farnum, Red Wing [Lillian St. Cyr]
**

Visto su YouTube.

Accusato di essersi appropriato di una somma di denaro destinata agli orfani di guerra (in realtà il colpevole è suo cugino Henry, che ha sperperato i soldi alle corse), il gentiluomo inglese Jim Wynnegate è costretto a fuggire negli Stati Uniti d'America. Qui si stabilisce nel west, dove si innamora dell'indiana Nat-u-ritch (che gli ha salvato la vita), la sposa e ha un figlio da lei. Ma quando il cugino, in punto di morte, riabiliterà il suo nome, Jim si troverà combattuto fra il tornare in patria (dove lo attendono agi e ricchezze) e rimanere con la sua nuova famiglia. Il destino deciderà per lui. Da un dramma teatrale di Edwin Milton Royle, un film che ebbe un grande successo di pubblico ma che è passato alla storia per tutta un'altra serie di motivi: innanzitutto è stato il primo lungometraggio girato a Hollywood (fino ad allora, nella sconosciuta cittadina californiana erano stati realizzati soltanto alcuni cortometraggi, primo fra tutti "In old California" di D.W. Griffith nel 1910); in secondo luogo, è da considerarsi il primo film in assoluto della Paramount Pictures (ai tempi chiamata Lasky Feature Play Company), destinata a diventare uno degli studi cinematografici più importanti del mondo; infine, è il film d'esordio del leggendario regista Cecil B. DeMille, qui coadiuvato dal collega Oscar Apfel. In seguito DeMille realizzerà altri due remake della stessa pellicola: un altro muto nel 1918 (andato perduto, con l'eccezione dell'ultima bobina) e una versione sonora nel 1931 (in italiano intitolata "Naturich la moglie indiana"). La narrazione è intensa, con il protagonista che attraversa diversi scenari (dalla Londra iniziale al Texas finale, passando per le scene a bordo della nave o quelle fra la neve; a un certo punto si passa arditamente dal west alle Alpi tirolesi!). Ma regia e montaggio sono ancora a livello elementare (da notare giusto una breve sequenza in split screen), e le inquadrature sono appena ravvivate dall'uso della profondità di campo nelle scene in esterni. Anche la caratterizzazione dei personaggi è alquanto semplicistica; da segnalare però la presenza di indiani buoni, o comunque simpatetici nei confronti dello spettatore: importante fu la scelta di un'attrice nativa americana per il ruolo di Nat-u-ritch, Red Wing alias Lillian St. Cyr (da non confondere con Lily St. Cyr, l'attrice di burlesque degli anni cinquanta!). Dustin Farnum aveva vestito i panni di Jim Wynnegate anche nella versione teatrale a Broadway.