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20 novembre 2021

Sir Gawain e il cavaliere verde (D. Lowery, 2021)

Sir Gawain e il cavaliere verde (The Green Knight)
di David Lowery – USA 2021
con Dev Patel, Alicia Vikander
***

Visto in TV (Prime Video).

Per dare prova di valore, il giovane cavaliere Gawain (Dev Patel), nipote del re (Artù, anche se il suo nome – come quelli di Merlino, Excalibur, ecc. – non viene mai pronunciato), accetta la sfida postagli dal misterioso cavaliere verde che giunge alla corte di Camelot nel giorno di Natale: potrà colpirlo a suo piacimento, senza che lui si difenda, ma a un anno di distanza dovrà recarsi nella "cappella verde" situata nel lontano nord e accettare che gli venga restituito lo stesso colpo. E poiché Gawain, con la spada del re, decapita il cavaliere (che però, essendo una creatura magica, recupera la propria testa come se nulla fosse), il suo viaggio l'anno successivo – punteggiato peraltro da numerose avventure – si trasformerà in un cammino verso la (probabile) morte. Tratto da un poema cavalleresco del quattordicesimo secolo, appartenente al ciclo arturiano e reso popolare nella versione curata da J.R.R. Tolkien, il nuovo film di Lowery (già regista del bellissimo "Storia di un fantasma") è un fantasy cupo e austero, caratterizzato da un palpabile "realismo magico" che permea con la sua atmosfera tutta l'ambientazione medievale. Il protagonista – il cui nome in Italia è noto anche come Galvano – è costantemente al centro di un'avventura in cui deve misurarsi, più che con misteriosi nemici soprannaturali, soprattutto con sé stesso: con le sue paure, le sue insicurezze, le tentazioni, i suoi doveri di lealtà e di coraggio, e inevitabilmente con la morte. Il "cavaliere verde", creatura selvaggia e ultraterrena (il verde, ovviamente, è il colore della natura, ma anche quello del decadimento che ricopre ogni cosa), lo mette alla prova in una sorta di gioco che si riveste di innumerevoli significati (come tante sono le interpretazioni del poema originale). Al fascino del film contribuiscono le scenografie spoglie e la fotografia che le ammanta di mistero, mentre Gawain è alle prese con fantasmi, giganti, streghe o animali parlanti. Notevole anche la sequenza conclusiva, muta (a parte la musica), in cui il giovane cavaliere "vive" in un solo momento tutta la sua vita futura. Nel cast Sean Harris (il re), Kate Dickie (la regina), Alicia Vikander (in due ruoli: Essel, la compagna di Gawain, e la dama del castello), Joel Edgerton (il signore del castello: curiosamente, nel film "King Arthur" del 2014, Edgerteon aveva interpretato proprio Galvano), Barry Keoghan (il saccheggiatore), Erin Kellyman (Winifred) e Erin Kellyman (il cavaliere verde, il cui aspetto pare uscire da un film di Del Toro). Da notare i multipli titoli (che dividono la pellicola in capitoletti). Il poema era già stato portato al cinema due volte (nel 1973 e nel 1984).

23 gennaio 2020

Monty Python e il sacro Graal (Gilliam, Jones, 1975)

Monty Python e il sacro Graal (Monty Python and the Holy Grail)
di Terry Gilliam, Terry Jones – GB 1975
con Graham Chapman, John Cleese
***1/2

Rivisto in TV, in originale con sottotitoli, per ricordare Terry Jones.

Il primo lungometraggio vero e proprio del gruppo comico britannico dei Monty Python (composto da Graham Chapman, John Cleese, Terry Gilliam, Eric Idle, Terry Jones e Michael Palin), dopo la raccolta di sketch "E ora qualcosa di completamente diverso", è una parodia dei miti di Re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda, le cui vicende sono trasposte in un medioevo cupo, sporco e del tutto privo del glamour tipico dei lungometraggi hollywoodiani: un medioevo la cui natura fittizia è però rivelata a più riprese, segnatamente nel finale in cui la pellicola viene interrotta bruscamente e sul più bello dall'arrivo della moderna polizia che arresta gli attori e la troupe. Il risultato è un capolavoro di umorismo nonsense, comicità surreale e corrosiva, ironia british e non sequitur, che si alternano su un canovaccio che segue i vari personaggi impegnati nella ricerca del Santo Graal, compito affidato loro direttamente da Dio (che appare in animazione: i disegni e i cartoon sono, come sempre, opera di Terry Gilliam). Tutti i membri del gruppo interpretano diversi ruoli, anche en travesti: ma in particolare Chapman è Re Artù, Gilliam è lo scudiero Patsy (nonché "il vecchio della scena 24", ovvero il guardiano del Ponte della Morte che pone tre domande a chi cerca di passare), Cleese è il coraggioso ma troppo impulsivo Lancillotto (ma anche il bizzarro soldato francese che insulta Artù nei modi più assurdi e inventivi, o lo stregone Tim), Idle è il codardo Sir Robin (sempre seguito da una flotta di menestrelli che ne cantano le "gesta"), Jones è l'astuto Sir Bedevere (che per espugnare un castello escogita la costruzione di un "coniglio di Troia", dimenticandosi però che qualcuno doveva nascondervisi dentro) nonché l'effemminato principe Herbet, e Palin è Sir Galahad "il casto", nonché il capo dei cavalieri che dicono "Tiè!" (ma nell'originale dicono "Ni!"). La povertà del budget dà origine a grandi trovate creative: a parte l'uso dell'animazione, da ricordare le noci di cocco che vengono sbattute fra loro per simulare gli zoccoli dei cavalli (un "trucco" che viene scopertamente commentato in una delle prime scene del film), e le scenografie ripetute (i castelli diroccati, tutti uguali, immersi nelle brughiere scozzesi). Innumerevoli comunque le gag, tanto stupide, surreali o grottesche quanto memorabili, sin dai titoli di testa con i loro farlocchi sottotitoli in "svedese" (interrotti più volte dal licenziamento e dalla sostituzione dei responsabili): la discussione sulle rondini che trasportano noci di cocco, il duello contro il Cavaliere Nero, il castello assediato che risponde a colpi di vacche, il cavaliere con tre teste, le due guardie che devono sorvegliare il figlio del re per non farlo uscire dalla stanza, il coniglio feroce a guardia della caverna, il castello di Aaargh, la santa granata... Per la prima volta il gruppo dei Monty Python decide di non ricorrere a un regista esterno (come Ian MacNaughton, che aveva diretto i loro sketch precedenti) ma di fare tutto in famiglia: la pellicola segna così l'esordio alla regia sia per Gilliam (destinato poi a una brillante carriera dietro la macchina da presa) che per Jones. Diventato di culto in patria e negli Stati Uniti, il film ha dato origine anche a un musical teatrale, "Spamalot". Il doppiaggio della versione italiana, a lungo nota semplicemente con il titolo "Monty Python", realizzato dagli attori della compagnia teatrale del Bagaglino (fra cui Oreste Lionello, Bombolo e Pippo Franco), fa ampio uso di dialetti regionali e modifica diverse battute, spesso con allusioni sessuali (in ossequio al genere "boccaccesco" che andava di moda in quel periodo), per fortuna senza alterare più di tanto il senso della storia.

14 gennaio 2010

La leggenda del re pescatore (T. Gilliam, 1991)

La leggenda del re pescatore (The fisher king)
di Terry Gilliam – USA 1991
con Jeff Bridges, Robin Williams
***1/2

Rivisto in DVD, con Ginevra, Giovanni e Rachele.

La carriera di Jake Lucas, speaker radiofonico cinico e rampante, si arresta bruscamente quando spinge senza volerlo uno dei suoi ascoltatori a compiere una strage in un locale di Manhattan frequentato da yuppie. Sconvolto dai sensi di colpa, Jake finisce col ritirarsi dal mondo: ma verrà scosso dall'incontro con l'eccentrico Parry, ex professore di storia trasformatosi in un barbone e precipitato nella follia dopo aver perso la moglie proprio in quella sparatoria. Convinto di essere un cavaliere medievale e di avere il compito di recuperare il Santo Graal (in realtà un trofeo custodito nella libreria di una casa sulla quinta avenue), Parry chiede l'aiuto di Jake, il quale – sentendosi responsabile del suo stato – se ne prende a cuore le sorti e cerca di ripagare il proprio debito aiutandolo a conquistare il cuore della goffa impiegata Lydia, di cui Parry è invaghito. Ma chi ha veramente bisogno di aiuto è Jake, non Parry: e per risorgere dall'inferno in cui è precipitato dovrà fare ben di più, calandosi fino in fondo nel mondo irreale e fiabesco dell'amico e lasciandosi guidare da lui fino a riscoprire la semplicità della vita e la bellezza del mondo che lo circonda. Uno dei migliori film di Terry Gilliam, nonostante si tratti di un progetto non suo (è il primo lungometraggio al quale non ha collaborato a livello di scrittura – anche se il Santo Graal, la follia e gli elementi fantastici in un contesto urbano sono elementi tipici delle sue opere – nonché il primo in cui non figura nessuno degli ex membri dei Monty Python). Le tendenze più estreme e visionarie del regista vengono tenute sotto controllo dall'ottima sceneggiatura di Richard LaGravanese, capace di fondere romanticismo ed elogio della pazzia e di lavorare sui temi del perdono, della redenzione e della grazia divina, benché alcuni passaggi – soprattutto nel finale – sembrino un po' affrettati. Davvero ottimi i due interpreti, ben affiancati da Mercedes Ruehl e Amanda Plummer (e c'è anche un cameo di Tom Waits), per non parlare della buffa drag queen Michael Jeter. Ma a colpire è soprattutto la trasfigurazione in chiave fantasy e surreale della città di New York, trasformata (grazie a luci, effetti, scenografie e alla fotografia di Roger Pratt) in un'ambientazione fiabesca e medievale, con tanto di castelli, boschi e cavalieri, dove la verità e la bellezza si nascondono fra montagne di rifiuti, negli scantinati, in scalcinati videoshop, in contrapposizione ai freddi attici e ai grattacieli dei quartieri alti. Come regista, Gilliam aggiunge molte idee di suo: meravigliosa, per esempio, la sequenza in cui Perry sta seguendo Lydia e, per un momento, la hall della stazione si trasforma in un salone da ballo; visivamente interessante anche l'interno del palazzo-castello, con le scalinate che sembrano uscire da un quadro di M. C. Escher. In una scena è ben visibile un poster di "Brazil" sulla parete, mentre fra le canzoni intonate da Robin Williams spiccano "How about you?" (più volte) e "Lydia the tattooed lady" (resa celebre da Groucho Marx). Nel ciclo arturiano, il "re pescatore" è il malato custode del Santo Graal che può essere curato dalla sua infermità soltanto grazie all'intervento di un "eletto" dall'animo semplice: nel film questo personaggio può essere identificato con ciascuno dei due protagonisti, visto che in un certo senso Jake e Parry si guariscono a vicenda.