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22 giugno 2021

Rise of the legend (Roy Chow, 2014)

Rise of the Legend (Huang feihong zhi yingxiong you meng)
di Roy Chow Hin Yeung – Cina/Hong Kong 2014
con Eddie Peng, Sammo Hung
**

Visto in TV (Netflix).

Cina, 1868. Con la dinastia Qing al declino, e deciso a proteggere i poveri e gli innocenti abitanti di Guangzhou dalle angherie della Banda della Tigre Nera, organizzazione che gestisce tutte le attività criminali nel porto della città, il giovane esperto di arti marziali Wong Fei-hung (Eddie Peng) si guadagna il favore del maestro Lui (Sammo Hung), capo della gang, ed entra a farne parte. Lavorando dall'interno, con la complicità esterna del "fratello" e amico d'infanzia Fiery (Jing Boran), che nel frattempo ha radunato un gruppo di ribelli, riuscirà a sgominare la banda. Nuova rilettura del "mito" di Wong Fei-hung, personaggio realmente esistito ma assunto ormai a fama leggendaria, soprattutto nell'ambito del cinema di Hong Kong (dove è stato interpretato, fra gli altri, da Jackie Chan in "Drunken master", da Jet Li in "Once upon a time in China", e persino dallo stesso Sammo Hung nell'hollywoodiano "Il giro del mondo in 80 giorni"): la pellicola ne racconta se vogliamo le "origini", in maniera però impostata, calligrafica e pachidermica, con una fotografia patinata e una regia scolastica e manierista. Persino le (poche) scene di combattimento appaiono artificiali, visto l'abuso di effetti digitali (non sempre di buona fattura: irrealistiche, per esempio, le fiamme che circondano i due lottatori nello scontro finale), di controfigure (d'altronde Sammo ha ormai una certa età), di inquadrature ravvicinate o spezzettate. Il risultato è troppo freddo se paragonato, per esempio, alla serie di film con Jet Li, forse la migliore sul personaggio. I punti di forza sono la presenza carismatica di Hung e la colonna sonora di Shigeru Umebayashi, che però soltanto nel finale ingloba il classico tema musicale di Wong Fei-hung. Angela Yeung Wing ("Angelababy") è la cortigiana Xiao Hua, Wang Luodan è la ribelle Chun (entrambe innamorate del protagonista). Tony Leung Ka-fai appare nel flashback nel ruolo del padre di Fei.

24 aprile 2021

La prima missione (Sammo Hung, 1985)

La prima missione (Long de xin, aka Heart of dragon)
di Sammo Hung – Hong Kong 1985
con Jackie Chan, Sammo Hung
**1/2

Visto in TV (Now Tv).

Il poliziotto Thomas (Jackie Chan) ha un fardello costante sulle spalle: il fratello Dodo (Sammo Hung), ritardato mentale ed eterno bambinone che gli procura continue preoccupazioni e grattacapi, impedendogli di portare avanti i suoi progetti di vita (nel lavoro e con la fidanzata). Di tutti i film girati da Jackie con l'amico Sammo, questo è sicuramente il più insolito e particolare: certo, non mancano le scene d'azione e i combattimenti (anche se in numero limitato: da ricordare il breve inseguimento fra le moto della polizia e l'auto guidata da Thomas e lo scontro finale fra poliziotti e gangster nel cantiere edile; ma l'unico che è brevemente in grado di battersi alla pari con Jackie nell'uno contro uno è Dick Wei), ma il cuore della vicenda è da un'altra parte, ovvero nel rapporto fra i due fratelli e nella condizione comico-patetica di Dodo, un vero e proprio bambino nel corpo di adulto, che viene sbeffeggiato e maltrattato da tutti coloro che gli stanno intorno, con l'eccezione dei quattro bambini con cui bazzica e gioca per le strade della città. L'interpretazione di Hung è incredibilmente convincente e a tratti toccante, e nonostante le molte ingenuità nella sceneggiatura si può apprezzare il tentativo di uscire dai soliti cliché del cinema di azione/kung fu per proporre dinamiche e personaggi diversi dal solito. Girato in contemporanea con "Police story", sembra quasi anticipare l'americano "Rain man". Soltanto nella seconda metà del film viene introdotta una sottotrama poliziesca (legata a una valigetta piena di gioielli rubati, che per puro caso finisce nelle mani di Dodo). E naturalmente, com'è tipico del cinema popolare hongkonghese, i generi si mischiano e si compenetrano, passando dal melodramma al comico-demenziale (vedi la scena in cui Dodo deve fingersi il padre di uno dei suoi amici bambini per incontrare il direttore della scuola). Emily Chu è la fidanzata di Thomas, Lam Ching-ying l'istruttore di polizia, Wu Ma il proprietario del ristorante che si prende gioco di Dodo. Fra gli amici di Thomas si riconoscono Mang Hoi, Chin Kar-lok, Yuen Wah e Corey Yuen, mentre fra i "cattivi" ci sono James Tien (il boss), Blackie Ko e Chung Fat (Moose). Yuen Biao ha collaborato come stuntman in alcune scene.

27 febbraio 2021

Il mistero del conte Lobos (S. Hung, 1984)

Il mistero del conte Lobos, aka Cena a sorpresa (Wheels on meals)
di Sammo Hung – Hong Kong 1984
con Jackie Chan, Yuen Biao, Sammo Hung
***

Rivisto in DVD.

I "cugini" Thomas (Jackie Chan) e David (Yuen Biao), cuochi cinesi – e artisti marziali! – che gestiscono un furgoncino di street food a Barcellona, insieme all'amico Moby Dick (Sammo Hung), scalcinato investigatore privato, rimangono coinvolti nel rapimento della bella e giovane ladruncola Sylvia (Lola Forner) da parte di un perfido zio (José Sancho) che vuole derubarla della sua eredità: a sua insaputa, infatti, la ragazza è la figlia illegittima di un nobile recentemente deceduto (il conte Lobos del titolo). I tre amici dovranno così introdursi nel castello del conte per salvarla... Insolita trasferta spagnola per il trio Chan/Yuen/Hung, già protagonisti l'anno prima di "Winners and sinners" e soprattutto di "Project A" (da cui tornano i nomi italiani dei personaggi): l'alchimia fra i tre è evidente, con siparietti comici e simpatiche e goffe interazioni di ogni genere, anche senza contare le scene d'azione e i combattimenti, che peraltro in questo film sono un po' meno numerosi del solito. Ma nel finale c'è uno degli scontri più duri e spettacolari di tutta la filmografia di Jackie Chan, quello nel castello contro uno degli sgherri del conte, interpretato dal kickboxer americano (qui con un bizzarro accento russo) Benny "The Jet" Urquidez, che pare che sul set non si trattenesse dall'affondare i colpi, riempiendo il povero Jackie di lividi. Per il resto, si punta più sulla trama (che sfrutta numerose location della città catalana: Hung volle girare il più possibile in esterni) e sui momenti comici, con gag slapstick e che devono molto al cinema muto, alle commedie romantiche e alle farse demenziali. Nel complesso, è un film decisamente divertente sotto ogni punto di vista. Nelle scene ambientate all'istituto psichiatrico dove sono ricoverati il padre di David (Paul Chang) e la madre di Sylvia (Susanna Sentís), si riconoscono fra i pazzi alcuni attori che torneranno nella serie delle "Lucky Stars", come Richard Ng, John Shum e il veterano Wu Ma. Lola Forner (ex miss Spagna) e Benny Urquidez si rivedranno al fianco di Jackie Chan rispettivamente in "Armour of God" e "Dragons Forever". Nel cast anche Herb Edelman, Josep Lluís Fonoll, Keith Vitali e Blackie Ko. Il tema musicale è di Keith Morrison. Curiosità: il titolo internazionale del film avrebbe dovuto essere il più corretto "Meals on wheels", ma i produttori vollero cambiarlo per superstizione, avendo registrato di recente alcuni flop con film che iniziavano con la "M". In certi paesi (come il Giappone) è noto anche come "Spartan X", e ha dato origine ad alcuni videogiochi.

30 gennaio 2020

Operazione pirati (Jackie Chan, 1983)

Project A - Operazione pirati ('A' gai waak)
di Jackie Chan [e Sammo Hung] – Hong Kong 1983
con Jackie Chan, Sammo Hung, Yuen Biao
***1/2

Rivisto in DVD.

Alla fine del diciannovesimo secolo, il crudele Sarpeg (Dick Wei) e la sua ciurma di pirati terrorizzano le acque del Mar della Cina. A sconfiggerli ci penserà la guardia costiera di Hong Kong, guidata dal coraggioso sergente Thomas (Jackie Chan), dopo aver appianato le rivalità con il poliziotto David (Yuen Biao) e aver assoldato anche il ladruncolo Moby (Sammo Hung). Forse il capolavoro di Jackie Chan (qui anche regista e sceneggiatore), insieme al successivo "Police story": la summa del suo cinema che mescola in maniera irresistibile azione e commedia, spericolate coreografie (con alcuni stunt ad altissima pericolosità) e gag demenziali. Reduce già da diversi successi di pubblico in patria (ma anche dalla delusione per i primi tentativi poco riusciti di sfondare in occidente), Jackie mette in cantiere il suo film più ambizioso fino a quel momento: predispone uno script che gli permette di dar sfogo a tutto il suo estro e la sua fantasia, ambienta la vicenda in un periodo ben preciso della storia della colonia britannica (a differenza della maggior parte dei gongfupian che erano collocati in un'epoca passata ambigua e generica) e chiama ad affiancarlo i due "fratelli" con cui aveva condiviso da ragazzino i duri allenamenti alla scuola dell'Opera di Pechino, vale a dire Yuen Biao (che aveva già avuto una particina nel precedente "Il ventaglio bianco") e Sammo Hung (che, non accreditato, ha anche collaborato alla regia per le scene d'azione). L'enorme successo che ne conseguirà darà il via al periodo più fortunato (artisticamente parlando) della carriera di Chan, mentre il terzetto, che qui appare insieme per la prima volta, continuerà a recitare (e combattere) affiancato per tutti gli anni ottanta (in titoli come "Il mistero del conte Lobos", "Dragons forever" e il ciclo delle Lucky Stars), mantenendo nel doppiaggio italiano i nomi Thomas, David e Moby come se si trattasse sempre degli stessi personaggi, persino in epoche diverse (in originale i tre si chiamano rispettivamente Dragon Ma, Hong Tin-tzu e Zhuo Yifei). Una curiosità anche sul titolo originale, "Project A": Jackie volle che fosse il più vago e anonimo possibile per evitare che le case di produzione concorrenti, sapendo che stava girando un film sui pirati, realizzassero in fretta e furia altre pellicole sullo stesso tema per anticiparne l'uscita e bruciarlo al box office. È una procedura consueta, anche per Hollywood, soltanto che di solito poi il titolo provvisorio viene cambiato, e qui invece è rimasto fino alla fine.

Ricchissimo di scene d'azione, di combattimenti e inseguimenti, ma anche di momenti in cui i personaggi interagiscono fra loro e con l'ambiente, il lungometraggio colpisce anche per la cura riservata ai costumi e alle scenografie (molto superiore a quella dei prodotti simili realizzati fino ad allora, pure al netto di alcuni anacronismi e concessioni a fini comici o narrativi) e può essere diviso essenzialmente in tre parti. Nella prima assistiamo alla rivalità (e alle risse!) fra i membri della guardia costiera e quelli della polizia di Hong Kong, i cui comandanti (rispettivamente Lau Hak-suen e Kwan Hoi-san) sono ai ferri corti. Quando la prima viene smantellata per mancanza di navi (che i pirati hanno fatto esplodere mentre erano ancora in porto!), tutti i marinai sono costretti ad arruolarsi nella polizia e sottostare a un duro addestramento agli ordini di David, nipote del capo della polizia: ne consegue una serie di sketch comici di vario genere, prima che fra Thomas e David si cementi il reciproco rispetto. La sezione centrale introduce Moby, il ladro assoldato da un gruppo di gangster per procurare una partita di fucili da vendere ai pirati: vecchio amico di Thomas, cercherà di coinvolgerlo nel furto con l'inganno, ma i due dovranno dovranno vedersela con i banditi in una folle fuga per le stradine e i vicoli della vecchia Hong Kong. Questa sequenza ha il suo culmine in alcuni dei momenti più iconici di tutto il cinema di Jackie Chan, l'inseguimento in bicicletta (mitica la gag del sellino!) e soprattutto la famigerata caduta dalla torre dell'orologio (che inizia come una citazione evidente da "Preferisco l'ascensore" con Harold Lloyd). Una scena, quest'ultima, che nel film viene mostrata due volte (non si tratta però della stessa ripresa da angolazioni diverse, ma di due diversi stunt, ovviamente realizzati come sempre in prima persona, senza ricorrere a trucchi o a controfigure), seguita da un terzo tentativo (andato male!) nei blooper sui titoli di coda. L'intenzione era quella di rallentare la caduta per mezzo dei teloni sottostanti: ma Jackie urtò la schiena sulle sbarre di ferro che reggevano i suddetti teloni e finì rovinosamente a terra, infortunandosi al collo e rischiando, se non la morte, almeno la paralisi! L'ultima parte del film, infine, mette in scena lo scontro con i pirati, che nel frattempo hanno preso come ostaggi un gruppo di inglesi: i nostri eroi si introducono nel loro covo travestiti e li sgominano a colpi di arti marziali, fucili e granate!

Pur nella sua complessità, a tratti si ha quasi l'impressione che la trama sia solo un pretesto per mettere in scena elaborati sketch e acrobazie, che portano alle estreme conseguenze quel kung fu realistico e da strada che Jackie aveva già messo in mostra nelle pellicole precedenti, su tutte quelle dirette da Yuen Woo-ping e da lui stesso. Si tratta di combattimenti anarchici e "sporchi", dove l'ambiente e gli scenari stessi sono protagonisti al pari dei corpi dei contendenti, dove le risse disorganizzate e le mosse improvvisate (ma in realtà è tutto frutto di un'accurata coreografia) sono al servizio di momenti comici o ad alta intensità emotiva. Lo spettatore ha l'impressione che l'intera azione si dipani casualmente o in maniera estemporanea, salvo ricredersi di fronte agli istanti che confermano la vocazione teatrale e circense che sottende il tutto. Jackie non è Bruce Lee, non ambisce a uno stile di combattimento formale e rigoroso, bensì a rendere spettacolare e soprattutto divertente ogni singola scena, e trova qui in Sammo Hung e Yuen Biao (ma anche negli altri comprimari e negli stuntmen, da Mars a Dick Wei) i complici ideali. Il combattimento finale con il capo dei pirati ne è un esempio, e stupisce fra l'altro per la mancanza di fair play dei "buoni" (al cui confronto i "cattivi" sono ben più leali: la divisione fra bene e male risiede solo nei ruoli rivestiti, non nello stile delle azioni): i nostri eroi lo affrontrano in tre contro uno, e per sconfiggerlo non esitano ad avvolgerlo in un tappeto e a lanciarvi dentro una granata! Dopo aver segnalato la presenza di diverse gag verbali (come quelle sulla parola d'ordine per entrare nel covo dei pirati: "Le botte no!", "Le stelle sono nel cielo!") e di alcune perle del doppiaggio italiano ("Un vecchio proverbio inglese dice: se la tigre è inquieta, buttagli un pezzo di carne sanguinolenta, vedrai che si calmerà"), concludo ricordando la partecipazione di Isabella Wong (Winnie, la figlia dell'ammiraglio), di Hoi Sang Lee e di Wong Wai. L'accattivante marcetta che fa da tema ricorrente è cantata dallo stesso Chan: si tratta forse del primo film dell'attore con una colonna sonora (di Michael Lai) composta appositamente e non "riciclata" da altre pellicole (ma il brano diegetico che dà il via alla rissa nel locale ricorda la quinta sinfonia di Beethoven!). Quattro anni più tardi uscirà un sequel, senza però Yuen Biao e Sammo Hung.

27 maggio 2018

Bambole e botte (Sammo Hung, 1985)

Bambole e botte (Xia ri fu xing, aka Twinkle twinkle lucky stars)
di Sammo Hung – Hong Kong 1985
con Sammo Hung, Jackie Chan
**1/2

Rivisto in DVD.

Sequel de "La gang degli svitati" nonché terzo film della serie delle "Lucky Stars", se possibile ancora più demenziale, assurdo e anarchico dei precedenti, anche se pure stavolta le scene di combattimento (che vedono protagonisti Jackie Chan, Yuen Biao e lo stesso Sammo Hung) valgono ampiamente la visione. I nostri eroi – Moby (Sammo Hung), Block (Eric Tsang), Cobra (Stanley Fung), Sbingo (Richard Ng) e il giovane Sballo (Michael Miu), che prende il posto del fratello Herb (Charlie Chin) – sono in vacanza in Thailandia insieme alla bella poliziotta Barbara (Sibelle Hu). L'informatore che questa doveva incontrare viene ucciso da tre sicari (il cinese Chung Fat, il giapponese Yasuaki Kurata e l'australiano Richard Norton), ma non prima di aver spedito documenti preziosi a una sua conoscente a Hong Kong, l'attrice Chichi Wang (Rosamund Kwan). Per proteggerla, Chichi – insieme al suo amico John (John Shum, che ritorna dal primo film, sia pure in un ruolo diverso) – viene ospitata nella casa delle Lucky Stars (e rimane vittima dei soliti e ripetuti tentativi di abbordaggio), mentre i poliziotti Thomas (Jackie Chan), David (Yuen Biao) e Wolf (un giovane Andy Lau) cercano di scovare i responsabili... Ottime, come detto, le scene d'azione (il combattimento di Jackie e dei suoi compagni nel magazzino al porto, quello finale di Sammo con Norton e – usando racchette da tennis contro i sai dell'avversario – con Kurata), e anche alcune scene "di tensione" (Rosamund Kwan che si finge cieca di fronte a uno dei killer), mentre le gag e le scene comiche raggiungono livelli di nonsense (l'introduzione con gli eventi storici che "non hanno niente a che fare con questa storia") o di demenzialità preoccupanti (i cinque amici sono ormai dei maniaci sessuali conclamati, e provano ogni sorta di trucco alla Ataru Moroboshi – tunnel sotto la spiaggia, bamboline voodoo, finti incendi in casa – pur di sbirciare le grazie delle ragazze). Per Jackie è l'ultima apparizione in un film delle Lucky Stars. Richard Norton tornerà a battersi con lui in "City Hunter" e "Mr. Nice Guy". Fra i tanti camei, da sottolineare quelli di Michelle Yeoh nei panni dell'istruttrice di judo (messa al tappeto, alquanto incerimoniosamente, da Sammo), Wu Ma (lo stregone che insegna a Sbingo i segreti della magia voodoo), James Tien, Anthony Chan e Billy Lau, più molte "celebrità" (fra cui Wong Jing, Moon Lee, Philip Chan, David Chiang, Deannie Yip) tra la folla che esce dall'ascensore nella scena finale ("Non posso crederci!").

26 maggio 2018

La gang degli svitati (Sammo Hung, 1985)

La gang degli svitati (Fuk sing go jiu, aka My lucky stars)
di Sammo Hung – Hong Kong 1985
con Sammo Hung, Jackie Chan
**1/2

Rivisto in DVD.

I poliziotti hongkonghesi Thomas (Jackie Chan) e David (Yuen Biao) sono in Giappone sulle tracce di un collega corrotto (Lam Ching Ying) che è fuggito con un bottino di diamanti. Questi viene però protetto dalla Banda dei Ninja, che catturano David. Rimasto solo, Thomas chiede al suo supervisore di inviargli in aiuto i suoi vecchi compagni di orfanotrofio – Moby (Sammo Hung), Cobra (Stanley Fung), Herb (Charlie Chin), Sbingo (Richard Ng) e Block (Eric Tsang) – anche se si tratta di cinque ladruncoli non proprio del tutto affidabili... Pseudo-sequel di "Winners and sinners", è il secondo film della serie delle "Lucky Stars", anche se i personaggi, i nomi e i ruoli sono differenti rispetto all'episodio precedente (ed Eric Tsang sostituisce John Shum, impegnato all'epoca come attivista politico). Pur essendo alquanto disomogeneo (si inizia con un inseguimento in auto e una scena d'azione, si prosegue con gag demenziali per quasi metà film, si torna all'azione e alle arti marziali solo nell'ultima mezz'ora), la pellicola ha certo molto da offrire per i fan di Jackie Chan e di Sammo Hung, protagonisti di diversi combattimenti sopra le righe. Da ricordare, in particolare, le sequenze che vedono Jackie battersi nella casa dei fantasmi di un luna park giapponese mentre è travestito da Arale (sì, il personaggio di "Dottor Slump"). Scene d'azione anche per Yuen Biao e per Sibelle Hu, che interpreta Barbara, la poliziotta incaricata di assistere Moby e la sua banda (rimanendo vittima dei loro scherzi e delle tante trovate al limite del cattivo gusto – e degne di Ataru Moroboshi! – per passare più tempo possibile in sua compagnia), protagonista di un duro scontro con la bodybuilder giapponese Michiko Nishiwaki. Richard Ng, in questo film, cerca inutilmente di affinare i propri poteri di telecinesi. I nomi Thomas, David e Moby rimarranno quelli standard, nel doppiaggio italiano, per il trio Jackie, Biao e Sammo in numerosi film degli anni ottanta.

25 maggio 2018

Winners and sinners (Sammo Hung, 1983)

Winners and sinners (Qi mou miao ji: Wu fu xing)
di Sammo Hung – Hong Kong 1983
con Sammo Hung, Jackie Chan
**

Rivisto in DVD, in originale con sottotitoli inglesi.

Dopo essersi conosciuti in prigione, cinque deliquenti inetti e di piccolo calibro – il ladro di appartamenti Teapot (Sammo Hung), l'attivista politico Curly (John Shum), l'appassionato di paranormale Exhaust Pipe (Richard Ng), il truffatore bellimbusto Vaseline (Charlie Chin) e l'irascibile Larry (Stanley Fung) – decidono di mettersi insieme per cercare di rigare dritto e tenersi fuori dai guai. Insieme alla bella Shirley (Cherie Chung), sorella di Curly di cui tutti sembrano innamorati, danno vita a un'impresa di pulizie. Ma si troveranno casualmente coinvolti nella guerra fra due bande di gangster che si contendono il possesso di matrici per stampare dollari falsi. Primo capitolo (o, se vogliamo, "episodio pilota") di una fortunata serie di film, quella delle "Lucky Stars", che nella vena di altre serie hongkonghesi simili (come "Aces go places", il cui regista Eric Tsang si unirà al cast a partire dal secondo episodio) mescolano in maniera anarchica scene d'azione, combattimenti con le arti marziali, comicità demenziale e slapstick. Oltre che di gag e scenette comiche, i film sono anche ricchi di comparsate di attori celebri: su tutti Jackie Chan, che qui interpreta un poliziotto che si mette sempre nei guai. Da notare che era la prima volta che Jackie recitava in un film di ambientazione contemporanea da quando era diventato una star (a tratti sembra fare le prove generali per "Police story"), ed è anche la prima volta che compare sullo schermo insieme al suo "fratello maggiore" Sammo Hung. Jackie, così come Yuen Biao (qui solo in una breve scena) sarà co-protagonista anche del secondo e del terzo film della serie (doppiati anche in italiano, a differenza di questo), "La gang degli svitati" ("My lucky stars") e "Bambole e botte" ("Twinkle twinkle lucky stars"). Camei o apparizioni anche per Moon Lee, Mars, Tai Bo e Wu Ma. James Tien è il capo dei cattivi. Fra le sequenze da ricordare, l'esibizione acrobatica di Jackie sui pattini a rotelle e la gag in cui Richard Ng pensa di essere diventato invisibile (mentre i suoi compagni guardano in tv Italia-Brasile dei mondiali spagnoli!).

2 dicembre 2014

Mr. Nice Guy (Sammo Hung, 1997)

Mr. Nice Guy (Jat goh ho yan)
di Sammo Hung – Hong Kong 1997
con Jackie Chan, Richard Norton
**

Rivisto in TV.

Jackie, cuoco cinese protagonista di una trasmissione tv in Australia, rimane coinvolto in una pericolosa avventura quando si imbatte in Diana (Gabrielle Fitzpatrick), una giornalista che ha registrato su una videocassetta l'incontro segreto fra Giancarlo (Norton), gangster maniaco della pulizia, e i Demoni, una banda di trafficanti di droga. Per recuperare la cassetta, finita per errore proprio nelle mani di Jackie, i cattivi non esitano a rapire la sua fidanzata Miki (Miki Lee): ma non hanno fatto i conti con il nostro eroe, che oltre a salvare le tre donzelle (c'è anche la sua assistente Lakeisha, interpretata da Karen McLymont) si farà giustizia da solo, demolendo nel finale l'intera villa del gangster con un gigantesco dumper. Ambientato interamente a Melbourne, il film vede Jackie tornare a farsi dirigere per l'ultima volta dal "fratello" Sammo Hung (che si concede un cameo nei panni del ciclista) e a recitare con Richard Norton (dopo "City Hunter"). Se il soggetto non è particolarmente degno di nota, a vivacizzare il tutto ci sono le acrobazie dell'attore cinese, protagonista per lo più di fughe e inseguimenti per le strade della città, ma anche di improvvisati combattimenti (come quello nel cantiere edile, con porte che si aprono un po' ovunque e persino sul vuoto), e naturalmente del finale distruttivo, a metà strada fra "Rumble in the Bronx" e "Zabriskie Point". Intrattenimento sufficiente, anche se siamo già lontani dai tempi d'oro.