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5 gennaio 2022

Il tempo si è fermato (Ermanno Olmi, 1959)

Il tempo si è fermato
di Ermanno Olmi – Italia 1959
con Natale Rossi, Roberto Seveso
***

Visto in TV (RaiPlay).

Il giovane studente Roberto (Seveso) trova lavoro durante il periodo invernale come guardiano presso la diga dell'Adamello, in alta montagna, in sostituzione di un collega, e raggiunge così l'anziano Natale (Rossi), che già si trova sul posto. All'inizio la convivenza fra i due è difficile, avendo poco in comune, a partire dall'età, dal carattere (esuberante l'uno, taciturno l'altro) e dall'esperienza: ma pian piano, da soli in una baracca sferzata dalla neve e immersa nel silenzio, diventeranno amici, complice anche una notte difficile per via di una tempesta. Il primo lungometraggio di Ermanno Olmi, girato con attori non professionisti, quasi non ha trama e punta sul realismo nel descrivere le condizioni di vita e i rapporti fra i due personaggi. Olmi aveva inizialmente concepito il progetto come documentario per conto della Edison-Volta, la compagnia energetica per la quale lavorava e per cui aveva già filmato numerosi cortometraggi aziendali. La semplicità dei personaggi, il realismo dell'ambientazione, le emozioni pure e distillate che vengono alla luce con facilità e senza la necessità di ricorrere a colpi di scena o a trovate drammaturgiche, favoriscono l'immersione dello spettatore in un quadro minimalista dove la natura stessa (la montagna, la neve, il silenzio) è protagonista al pari dei due uomini. Anche la regia si adegua, risultando rigorosa e rifuggendo la spettacolarità. Gran parte dei dialoghi, soprattutto quando parla Natale, sono in dialetto. Il titolo è identico a quello di un (bel) thriller americano del 1948.

7 ottobre 2021

Il posto (Ermanno Olmi, 1961)

Il posto
di Ermanno Olmi – Italia 1961
con Sandro Panseri, Loredana Detto
***1/2

Visto in TV (Prime Video).

Da Meda, cittadina della Brianza, il giovanissimo Domenico (Panseri) si reca a Milano nella speranza di farsi assumere in una grande azienda. Siamo infatti negli anni del boom economico, quando un posto fisso come impiegato, specie in una grande città, era ormai un'alternativa preferibile al lavoro in campagna ("È un posto sicuro per tutta la vita"). Dopo una lunga serie di esami Domenico viene assunto, ma è mandato in un reparto esterno dove, in attesa che si liberi un posto da impiegato, viene utilizzato come fattorino. Nel frattempo ha conosciuto una ragazza, la spigliata Antonietta (Loredana), che si fa chiamare Magalì (alla francese) ed è stata assunta insieme a lui ma nella sede centrale, e faticherà per rivederla... Il secondo lungometraggio di Ermanno Olmi, dopo una lunga serie di corti e di documentari industriali (girati prevalentemente per la Edison, dove lavorava: gli uffici e i palazzi dove si svolge il film sono proprio quelli milanesi della società energetica), è un ritratto delicato e intimo di un momento chiave della società italiana, caratterizzato dallo sviluppo del settore terziario e dalla nascita del consumismo, visto attraverso gli occhi di un giovane sperduto, timido e silenzioso. I toni sono realistici (evidente la lezione del neorealismo), ma con una vena surreale e malinconica (vedi la descrizione dell'ambiente di lavoro e dei vari colleghi, ognuno con le proprie manie o idiosincrasie, e soprattutto la sequenza finale del ballo di capodanno organizzato dal dopolavoro aziendale) che in certe cose sembra anticipare Iosseliani ("La caduta delle foglie") o Kaurismäki. La pellicola è preziosa anche per la cura nella descrizione dell'ambiente, ritratto in un momento di passaggio in cui il vecchio dialetto milanese convive con la modernità (si intravede Piazza San Babila sventrata dal cantiere per la metropolitana), il tutto senza di perdere di vista le peripezie intime del giovane protagonista, più interessato a rivedere la ragazza di cui si è invaghito che non al suo nuovo lavoro, una routine ("Siamo una sorta di grande famiglia") triste e ben poco accattivante (gli uffici, la mensa), nella quale si sente a poco agio, anche perché circondato da persone più anziane di lui e che spesso non lo degnano di uno sguardo (fa eccezione l'usciere che lo prende sotto la sua protezione). Gli attori erano quasi tutti non professionisti: uno degli esaminatori è interpretato dal critico Tullio Kezich.

28 marzo 2008

Tickets (Olmi, Kiarostami, Loach, 2005)

Tickets
di Ermanno Olmi, Abbas Kiarostami, Ken Loach – Italia/GB 2005
con Carlo Delle Piane, Silvana de Santis
**

Visto in divx alla Fogona.

Tre episodi – ambientati in un convoglio ferroviario – che sfumano l'uno nell'altro senza una separazione netta, con alcuni personaggi comuni che "traghettano" lo spettatore attraverso le varie storie. Nel segmento di Ermanno Olmi (*1/2), un anziano farmacologo (Delle Piane) che sta tornando in Italia dalla Germania rimpiange un possibile amore mai nato con la bella interprete (Valeria Bruni Tedeschi) che lo ha aiutato a trovare il posto in treno. Mentre i vagoni vengono perlustrati da una pattuglia di militari alla misteriosa ricerca di qualcosa, il professore ha un gesto di solidarietà nei confronti di un bambino albanese in viaggio con la sua famiglia. Nell'episodio di Abbas Kiarostami (**), un giovane che sta svolgendo il servizio civile pianta in asso l'arrogante e odiosa moglie di un generale che deve accompagnare e che lo schiavizza in continuazione. Nell'episodio di Ken Loach (**1/2), infine, tre tifosi scozzesi della squadra di calcio del Celtic, in viaggio verso Roma per assistere a una partita, cedono generosamente uno dei loro biglietti alla famiglia albanese di cui sopra, per poi sfuggire alla polizia una volta giunti in stazione grazie all'aiuto dei tifosi romanisti. L'ambientazione all'interno di un convoglio di Trenitalia è il filo conduttore dell'intera pellicola, ma solo Loach sfutta anche il titolo del film ("Biglietti"). Nel complesso, una pellicola che non graffia e non colpisce particolarmente. Olmi è troppo populista, Kiarostami è simpatico ma effimero, solo Loach mette in scena dei "veri" personaggi.

14 giugno 2007

Centochiodi (Ermanno Olmi, 2007)

Centochiodi
di Ermanno Olmi – Italia 2007
con Raz Degan, Luna Bendandi
*

Visto al cinema Anteo (rassegna di Cannes).

Ermanno Olmi ha dichiarato che non girerà più film di finzione dopo questo, e francamente mi dispiace che concluda la sua carriera con una pellicola così brutta, senile e involontariamente demenziale, dai dialoghi ridicoli e dalla recitazione scadente. Ho trovato interessante giusto l'incipit, quello in cui si scopre che qualcuno ha "inchiodato" al pavimento e agli scrittoi i più preziosi volumi antichi della biblioteca storica di un'università. Responsabile del "delitto" è un giovane professore di storia delle religioni, con l'aspetto "da nazareno", convinto che "tutti i libri del mondo non valgono una carezza o un caffé con un amico". Dopo essersi liberato di (quasi) tutti i suoi averi, gettando documenti e chiavi dell'auto nel fiume (ma trattenendo denaro e carta di credito!) e aver bruciato le pagine del proprio trattato per scaldarsi (come Rodolfo nella "Bohéme"), va a vivere in una casupola sulle rive del Po, dove viene accolto dagli anziani abitanti del paese come se fosse Gesù Cristo. E proprio come Gesù, dispensa saggezza, conforto e amore, fino a quando la polizia non lo rintraccerà e lo arresterà. Se avessi pagato un biglietto a prezzo pieno per sentire Degan con la voce di Giannini che racconta le parabole (e non una poco nota, no: quella del figliol prodigo!), mi sarei sentito truffato. Populismo come se piovesse (ci sono persino le proteste contro l'ICI e contro le "grandi opere"), un'ambientazione che sembra di cinquant'anni fa, fellinismi da quattro soldi, e un confronto finale (fra il professore e un monsignore) a base di frasi fatte, schematismi e fanatismi incrociati ("A cosa è mai servita la religione?" "Eretico!"). L'unica battuta memorabile ("Lei ha mai fatto parte di un'organizzazione eversiva o terroristica?" "Sì, ho fatto parte del corpo insegnante") è, a ben vedere, a sua volta qualunquista e direi inaccettabile. Aggiungiamoci le frasi in dialetto sottotitolate e il titolo che storpia l'italiano (perché è scritto tutto attaccato?) ed ecco servito un film da dimenticare in fretta.