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9 dicembre 2016

Boccaccio '70 (Monicelli, Fellini, Visconti, De Sica, 1962)

Boccaccio '70
di Mario Monicelli, Federico Fellini, Luchino Visconti, Vittorio De Sica – Italia 1962
con Peppino De Filippo, Anita Ekberg, Sophia Loren
**

Visto in divx.

Ideato da Cesare Zavattini (non nuovo a questo tipo di progetti: si vede che amava particolarmente le pellicole collettive), un film in quattro episodi – ciascuno di circa 50 minuti: il totale supera le tre ore, decisamente troppe – che intende aggiornare le novelle del Boccaccio e il loro tema (l'amore e il sesso) alla contemporaneità. Il risultato, però, francamente non è esaltante: la pellicola tira per le lunghe soggetti che forse meritavano maggior concisione (oppure, se proprio si volevano approfondire i personaggi, dei film a sé stanti) e non si amalgamano fra loro, risultando interessante principalmente per i nomi coinvolti e come documento di costume. Gli episodi di Fellini e di Visconti, comunque, spiccano sugli altri e non tradiscono le caratteristiche più tipiche dei loro autori.

"Renzo e Luciana", di Mario Monicelli (**), con Marisa Solinas e Germano Gilioli
La segretaria Luciana e il fattorino Renzo sono costretti a tenere nascosto il loro amore e persino a sposarsi in segreto, per non farsi licenziare dall'azienda dove entrambi lavorano. In nome dell'amore, sapranno però ribellarsi al moralismo ipocrita che li circonda. Ambientato in una Milano di periferia, fredda e ostile, l'episodio più (neo)realista e meno divertente del film (venne persino eliminato dalla versione internazionale della pellicola), interessante come spaccato sociale degli anni sessanta ma non particolarmente avvincente. Tratto dal racconto "L'avventura di due sposi" di Italo Calvino, dall'antologia "Gli amori difficili", sceneggiato dallo stesso Calvino con Giovanni Arpino e Suso Cecchi d'Amico. Il titolo è un evidente richiamo ai "Promessi sposi".

"Le tentazioni del dottor Antonio", di Federico Fellini (***), con Peppino De Filippo e Anita Ekberg
Antonio Mazzuolo è un rigido e inflessibile fustigatore della morale altrui. Indignato perché di fronte alle sue finestre è stato installato un cartellone pubblicitario con una seducente pin-up, fa di tutto per farlo rimuovere. Ma l'immagine lo ossessiona al punto da comparire anche nei suoi sogni... La prima parte costruisce il protagonista e la sua crociata contro tutto ciò che è immorale o "pornografico" (dalle coppiette che si appartano, alle riviste vendute nelle edicole). La seconda, di registro onirico, è surreale e allucinata, con una Ekberg gigante che cammina di notte per le strade di Roma. Alla sceneggiatura hanno contribuito Ennio Flaiano e Tullio Pinelli. La colonna sonora di Nino Rota comprende la canzoncina-jingle "Bevete più latte!", un vero tormentone. Primo lavoro di Fellini a colori (anticipando di tre anni "Giulietta degli spiriti").

"Il lavoro", di Luchino Visconti (**1/2), con Tomas Milian e Romy Schneider
Finito sui giornali per uno scandalo con ragazze squillo, il giovane e scapestrato conte Ottavio deve vedersela con l'ira flemmatica della moglie tedesca Pupe, che vorrebbe lasciarlo e cercarsi un lavoro (anche se si preoccupa: "I lavoratori si annoiano? Ma fino all'angoscia?"). L'episodio più esistenzialista e nichilista del lotto, ambientato tutto nei vasti saloni della dimora milanese del conte, che mette a confronto le vacue preoccupazioni di quest'ultimo con quelle della consorte, degli avvocati e della servitù (tutti personaggi che sembrano muoversi – e vivere – su piani paralleli e mai destinati a incontrarsi veramente). La sceneggiatura, di Visconti e Suso Cecchi d'Amico, è ispirata alla novella di Guy de Maupassant "Sul bordo del letto".

"La riffa", di Vittorio De Sica (**), con Sophia Loren e Luigi Giuliani
A Lugo, durante una fiera di paese, una lotteria clandestina mette in palio una notte d'amore con la bellissima maggiorata Zoe, imbonitrice di un baraccone di tiro a segno. A vincere sarà il timido sacrestano locale, ma la donna preferirebbe fuggire con il giovane allevatore che poco prima l'aveva salvata dalla carica di un toro... Sceneggiato dallo stesso Zavattini, poco più di una barzelletta tirata per le lunghe, con la Loren (e la sua carica erotica) assoluta protagonista, in un mondo di piccola gente di paese, contadini e allevatori che per trasorrere una notte con lei farebbero follie. La musica è di Armando Trovajoli.

21 gennaio 2016

Una giornata particolare (Ettore Scola, 1977)

Una giornata particolare
di Ettore Scola – Italia 1977
con Sophia Loren, Marcello Mastroianni
***1/2

Visto in divx, per ricordare Ettore Scola.

La "giornata particolare" è quella del 6 maggio 1938, data della visita di Adolf Hitler a Roma per incontrare Mussolini e suggellare l'alleanza fra Germania e Italia. La grande parata delle forze belliche italiane al cospetto dello stato maggiore tedesco, in via dei Fori Imperiali, catalizza l'attenzione e la presenza di quasi tutta Roma... E nel frattempo, nelle case rimaste vuote, avviene un "breve incontro fra due solitudini", quello fra due individui all'apparenza l'uno all'opposto dell'altro: la Loren è Antonietta, stanca madre di una famiglia numerosa (sei figli!), incolta, conformista (o meglio, che non ha mai messo in dubbio ciò che le viene inculcato) e perfettamente integrata nella retorica del regime (lei stessa conserva in un album le foto e le frasi più "machiste" del Duce); Mastroianni è Gabriele (come l'arcangelo?), scapolo, intellettuale, antifascista (o meglio, consapevole delle storture del regime), perseguitato perché gay, in procinto di essere mandato al confino e che medita propositi di suicidio. Eppure, bastano pochi minuti di conoscenza fortuita (l'uomo aiuta la donna a recuperare l'uccellino di casa, un merlo indiano, fuggito dalla gabbietta), di parole e di sguardi, per capire di trovarsi di fronte a un'anima gemella, nel vero senso della parola: così simili in infelicità e disagio, entrambi soffrono per la difficoltà di trovarsi fuori posto in un mondo non fatto a loro misura, che li sfrutta, li soffoca e li tormenta. Entrambi sono "diversi", ciascuno a proprio modo, ma il reciproco incontro saprà cambiarli ancor più profondamente. Nell'arco di pochissime ore, nelle stanze di un condominio composto da palazzoni quasi vuoti, sapranno entrare in contatto fino in fondo, parlando, confessandosi apertamente a cuore aperto, perfino amandosi. E tutto mentre, come incessante colonna sonora, nell'aria risuona la radio che trasmette ad alto volume i cori e la cronaca della parata. Dramma intimo e tragedia storica al tempo stesso, il film è diretto da uno Scola che lascia i personaggi padroni dell'inquadratura, accompagnandoli con una regia ariosa, caratterizzata dai long take o piani sequenza, che li segue attraverso momenti memorabili (la raccolta dei panni stesi sul tetto; i passi di rumba accennati nell'appartamento di Gabriele; la macinazione del caffé in quello di Antonietta), mentre i due eccellenti interpreti danno vita con estrema intensità a due personaggi a tutto tondo, grazie a una sceneggiatura (di Scola e Ruggero Maccari, con la collaborazione di Maurizio Costanzo) così precisa e attenta alle finezze della loro psicologia che gli si può pure perdonare qualche luogo comune (la moglie trascurata e infelice, lo stesso uso dello sfondo storico). Come aveva già fatto nel suo altro capolavoro, "C'eravamo tanto amati", Scola riflette sul presente dell'Italia usando il suo passato: se lì, però, la finestra di tempo ritratta era di trent'anni, qui è di un solo giorno. Curiosità: nel cast, nel piccolo ruolo della figlia maggiore di Antonietta, figura una giovane Alessandra Mussolini (della quale la Loren era la zia).

18 giugno 2014

Voce umana (Edoardo Ponti, 2014)

Voce umana
di Edoardo Ponti – Italia 2014
con Sophia Loren
**

Visto al cinema Orfeo (rassegna di Cannes).

Il figlio Edoardo dirige la madre Sophia Loren in questo breve adattamento (25 minuti) di un testo di Jean Cocteau (già interpretato da Anna Magnani ne "L'amore" di Rossellini), sceneggiato insieme a Erri De Luca che ha fatto ampio ricorso al dialetto napoletano. In scena c'è sempre e quasi solo la Loren, nei panni di una donna appena abbandonata dal suo uomo. Siamo a Napoli nel 1950, in una casa signorile, e la donna è al telefono impegnata in una lunga conversazione con lui, con la disperata illusione di farlo tornare a casa. La domestica, come ogni martedì sera, ha preparato la parmigiana (yum!), ma il "Signore" naturalmente non si presenterà. Ricordi del passato (brevi flashback ci mostrano l'incontro fra i due o alcuni momenti felici: lui, di cui non si udrà mai la voce né si vedrà chiaramente il volto, è interpretato da Enrico Lo Verso), dolore, risentimento, speranza, in un lungo monologo telefonico. Confezione patinata, impreziosita dalla fotografia di Rodrigo Prieto e dagli scorci di una Napoli d'antan. Ma francamente, se non fosse per la presenza della quasi ottantenne Loren, i motivi di interesse sarebbero ben pochi.