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13 gennaio 2023

L'uomo dalla croce (R. Rossellini, 1943)

L'uomo dalla croce
di Roberto Rossellini – Italia 1943
con Alberto Tavazzi, Roswita Schmidt
*1/2

Visto in TV (Prime Video).

In Ucraina, nell'estate del 1942, fra le truppe italiane impegnate sul fronte russo della seconda guerra mondiale c'è anche un cappellano militare (Alberto Tavazzi) che reca conforto non solo ai propri commilitoni feriti, ma anche alla popolazione civile (aiutando una donna a partorire) e persino ai soldati nemici. La terza pellicola della cosiddetta "trilogia della guerra fascista" di Rossellini, dopo i precedenti "La nave bianca" (1941) e "Un pilota ritorna" (1942), è un film di propaganda pieno di retorica umanista e religiosa ("Il trionfo del bene contro il male", recitava la frase di lancio), prima ancora che bellica e patriottica. Certo, i soldati italiani sono ritratti come disciplinati, organizzati ed efficienti, mentre i sovietici sono malridotti, codardi e infidi. Ma il cuore della storia, più che nelle vicende della guerra, si concentra in quelle spirituali. La didascalia finale dedica il film «alla memoria dei cappellani militari caduti nella crociata contro i "senza dio"», e infatti la sceneggiatura (da un soggetto del giornalista fascista Asvero Gravelli) sottolinea a più riprese il disprezzo dei militari bolscevichi verso le "superstizioni cristiane", mentre naturalmente i poveri abitanti dei villaggi (essenzialmente donne e bambini) accolgono con favore la parola biblica portata dal protagonista. Buone, in ogni caso, le scene di battaglia, realizzate con discreto dispiego di mezzi (anche molti carri armati). Fra i pochi personaggi degni di nota di un film che, protagonista a parte (ispirato alla figura reale di padre Reginaldo Giuliani, cappellano fascista morto nel 1936 durante la guerra d'Etiopia), è perlopiù corale, ci sono il russo Sergej (Antonio Marietti) e la sua compagna Irina (Roswita Schmidt), in particolare quest'ultima, miliziana indottrinata e ostile all'occidente, ma che di fronte alla morte rivela il proprio passato tragico e accetta il conforto portatogli dal cappellano. Quanto ai soldati italiani, come nei film precedenti sono ritratti come un miscuglio di giovani di varia provenienza ed estrazione sociale, attraverso l'uso di dialetti. Gli attori sono in gran parte non professionisti. Musiche di Renzo Rossellini.

17 maggio 2021

Un pilota ritorna (R. Rossellini, 1942)

Un pilota ritorna
di Roberto Rossellini – Italia 1942
con Massimo Girotti, Michela Belmonte
*1/2

Visto in divx.

Il tenente Gino Rossati (Girotti), aggregato a una squadriglia dell'aviazione italiana incaricata di effettuare bombardamenti in Grecia e in Jugoslavia, viene abbattuto e fatto prigioniero dagli inglesi. Ma riuscirà a fuggire e a fare ritorno in patria. Da un soggetto di Tito Silvio Mursino (ovvero Vittorio Mussolini, figlio del duce e grande appassionato di cinema, che si firma con uno pseudonimo che è l'anagramma del suo nome), sceneggiato fra gli altri da Michelangelo Antonioni, è il secondo dei tre film di "propaganda" diretti da Rossellini a inizio carriera (la cosiddetta "trilogia della guerra fascista": gli altri due sono "La nave bianca" e "L'uomo dalla croce"). Come il lavoro precedente, intende celebrare l'eroismo dei militari italiani, enfatizzandone al tempo stesso il lato umano. Se la prima parte, quella ambientata all'aeroporto militare, che stempera l'inevitabile retorica patriottico-guerresca con momenti di quotidianità, cameratismo e scherzi e mostra le missioni degli aviatori in Grecia con belle riprese all'alto e dall'interno dei velivoli, è apprezzabile, la seconda, dedicata alla prigionia e poi alla ritirata degli inglesi che fanno terra bruciata portandosi dietro prigionieri e ostaggi civili – fra cui l'infermiera Anna (Belmonte), che si prende cura di un soldato amputato – è più convenzionale e meno interessante. L'energetica colonna sonora è di Renzo Rossellini, fratello di Roberto. Michela Belmonte, al debutto (ma reciterà in soli tre film), era la sorella minore della popolare attrice degli anni trenta e quaranta María Denis. Il film è dedicato "ai piloti che dai cieli di Grecia non hanno fatto ritorno".

24 maggio 2016

Siamo donne (Rossellini, Visconti, et al., 1953)

Siamo donne
di Alfredo Guarini, Gianni Franciolini, Roberto Rossellini, Luigi Zampa, Luchino Visconti – Italia 1953
con Alida Valli, Ingrid Bergman, Isa Miranda, Anna Magnani
**

Visto in divx.

Film in cinque episodi, ideato da Cesare Zavattini per "applicare la poetica del quotidiano a personaggi famosi". A parte il primo segmento, infatti, gli altri quattro presentano celebri attrici nei panni di sé stesse. Ogni episodio è aperto, sui titoli di testa, da una successione di locandine dei film più famosi di ciascuna interprete. I segmenti dedicati a Ingrid Bergman e Anna Magnani sono decisamente comici e farseschi, mentre quelli di Alida Valli e Isa Miranda sono più drammatici e si incentrano sul loro desiderio di vivere una vita normale. Nel complesso, una pellicola interessante ma – come sempre capita con i film a episodi – di livello diseguale.

"4 attrici, 1 speranza" di Alfredo Guarini (*1/2)
Decine di ragazze si accalcano a Cinecittà per partecipare a un concorso per aspiranti attrici. Una di loro, infatti, sarà scelta per partecipare al film che stiamo guardando. La selezione è narrata in prima persona da Anna Amendola, che alla fine sarà scelta insieme a Emma Danieli. È l'episodio meno interessante, anche perché la caratterizzazione delle candidate (protagonista compresa) è quasi inesistente. Un anno prima era uscito "Bellissima" di Visconti, molto più efficace (e spietato) nel mettere in scena l'illusione e l'attrazione per il dorato mondo del cinema. Amendola e Danieli, così come qualche altra delle aspiranti attrici che si vedono sullo schermo (fra cui Marcella Mariani), avranno una breve carriera cinematografica negli anni a venire.

"Alida Valli" di Gianni Franciolini (**1/2)
Alida Valli è sommersa da obblighi e impegni, e trova sempre più soffocante l'ambiente in cui lavora, senza poter mai essere sé stessa. Per sfuggire a un noioso ricevimento, una sera decide di recarsi invece alla festa di fidanzamento della propria cameriera Anna. Qui scopre di invidiare la vita semplice ma genuina della ragazza e assapora un breve istante di "normalità". Forse perché desidera di essere al posto di Anna, comincia involontariamente a flirtare con il suo fidanzato: quando se ne rende conto, vergognandosi di sé stessa, abbandona anche questa festa. In fondo anche lì stava solo recitando.

"Ingrid Bergman" di Roberto Rossellini (**)
Ingrid Bergman racconta un episodio accadutole quando si era appena trasferita ad abitare con Rossellini in una bella villa fuori Roma. L'attrice dà vita a una vera e propria faida con il pollo di una vicina di casa, che accusa di entrare nel giardino e di rovinarle il roseto che accudisce con tanta cura. L'incidente ha un epilogo imbarazzante quando la Bergman chiude il pollo in un armadio perché stanno arrivando degli ospiti in casa, solo per veder giungere la vicina che l'accusa davanti a tutti di essere una "ladra di polli". Episodio abbastanza sciocco, niente più di una barzelletta, anche se sono da apprezzare l'autoironia e il carattere documentaristico, tipicamente rosselliniano.

"Isa Miranda" di Luigi Zampa (**)
Isa Miranda vive per il lavoro e nel culto della propria personalità, ma rimpiange di aver sacrificato tutto alla carriera e di non aver mai avuto il tempo di farsi una famiglia. Diventerà madre per un giorno quando si prenderà cura di quattro bambini di periferia, rimasti soli in casa perché i genitori sono fuori a lavorare. Dopo aver infatti portato in ospedale un bimbo che era rimasto ferito giocando in strada, l'attrice lo riconduce a casa e trascorre tutto il pomeriggio accudendo lui, i suoi fratellini e sorelline, e "giocando" a fare la mamma fino al ritorno di quella vera.

"Anna Magnani" di Luchino Visconti (**1/2)
Anna Magnani ricorda un episodio di dieci anni prima, quando lavorava nel teatro di varietà. Mentre si sta recando al lavoro in taxi, ha una discussione con l'autista perché questi pretende di farle pagare una lira di supplemento per il suo cane, un piccolo bassotto: l'attrice sostiene invece di non essere obbligata a pagare, trattandosi di un "cane da grembo". Decisa per principio a non darla vinta al tassista, la Magnani lo trascina prima da un poliziotto e poi direttamente in caserma. Alla fine le autorità le daranno ragione, ma nel frattempo avrà perso tempo e speso molto più di quanto avrebbe dovuto pagare inizialmente. L'episodio – il migliore del film, perché sorretto dalla verve di una Magnani come sempre vitale ed esuberante – si conclude con l'attrice, a teatro, che intona lo stornello "Com'è bello fa' l'amore quann'è sera".

8 giugno 2015

La nave bianca (Roberto Rossellini, 1941)

La nave bianca
di Roberto Rossellini – Italia 1941
con attori non accreditati
*1/2

Visto in divx.

L'esordio di Rossellini come regista, nonché il primo film della cosiddetta "trilogia della guerra fascista" (seguiranno "Un pilota ritorna" e "L'uomo dalla croce"), racconta la storia di un gruppo di marinai a bordo di una nave da battaglia impegnata in azioni contro il nemico. Realizzato su commissione, è un evidente film di propaganda, costruito a tavolino in ogni sua parte per mettere in mostra l'efficienza della macchina militare italiana. Il vero responsabile del progetto era Francesco De Robertis, ufficiale di marina appassionato di cinema, già regista a sua volta di "Uomini sul fondo", pellicola uscita pochi mesi prima e ambientata in un sommergibile, che come questa tentava di inserire elementi realistici (gli interpreti, per esempio, erano scelti fra autentici marinai) per alleviare in qualche modo la retorica fascista (non sempre riuscendoci, o comunque sostituendola in parte con una retorica umanista). Anche sceneggiatore, De Robertis affidò la regia al giovane Rossellini, che contribuì – almeno pare – inserendo la sottotrama della storia d'amore fra il giovane marinaio Basso e l'infermiera. Il film alterna scene girate a bordo di una nave ospedale con sequenze di repertorio che vedono i mezzi italiani in combattimento. Ma più che dalle lunghe scene di battaglia (o della sua preparazione), meccaniche e documentaristiche, è dai segmenti che mostrano i marinai nel loro tempo libero che emerge in parte quel "verismo" e quella ricerca di spontaneità che gli autori preannunciano sin dal cartello introduttivo e che, secondo alcuni critici, anticipa in parte la stagione del Neorealismo. Il film uscì senza segnalare né i nomi degli autori (Rossellini e De Robertis, appunto), né quello degli interpreti, come se anche fare cinema facesse parte del dovere e del sacrificio per la nazione, e firmare la propria opera fosse un peccato d'orgoglio. Interessante la scena iniziale, in cui i marinai leggono e scrivono lettere alle loro "madrine di guerra", ragazze che "adottavano" i soldati a distanza, corrispondendo con loro per dare assistenza morale e patriottica. Una di queste, la maestrina Elena, diventerà l'infermiera che si prenderà cura anche materialmente di Basso quando questi, ferito durante una battaglia, sarà portato sulla nave ospedale. E sin dal titolo, vera protagonista della pellicola è l'imponente nave da guerra su cui i nostri sono imbarcati: dalla sequenza in cui salpa fino a quella in cui torna in porto, è nelle menti e nei pensieri di tutti, disposti a sacrificare ogni cosa per essa. Curiosità: i marinai semplici parlano con accenti e inflessioni dialettali ben marcate (ad amplificare quella ricerca di verismo di cui sopra), mentre gli ufficiali (e anche medici e infermiere, a dire il vero) esibiscono un italiano perfetto. Le musiche sono di Renzo Rossellini, fratello di Roberto.

8 febbraio 2011

Ro.Go.Pa.G. (Rossellini, Godard, Pasolini, Gregoretti, 1963)

Ro.Go.Pa.G. - Laviamoci il cervello
di Roberto Rossellini, Jean-Luc Godard, Pier Paolo Pasolini, Ugo Gregoretti – Italia/Francia 1963
**1/2

Visto in divx.

Film diviso in quattro episodi: il titolo è formato dalle prime lettere dei nomi dei registi. Fra i segmenti spicca soprattutto quello di Pasolini, alla sua terza fatica cinematografica dopo "Accattone" e "Mamma Roma". Alla sua uscita venne condannato per vilipendio alla religione, e il regista fu costretto a modificarne alcuni passaggi.

"Illibatezza", di Roberto Rossellini, con Rosanna Schiaffino e Bruce Balaban (*1/2)
Una hostess dell'Alitalia (che al geloso fidanzato invia pellicole da lei filmate anziché lettere d'amore) viene corteggiata a Bangkok da un invadente uomo d'affari americano. Per sbarazzarsene, visto che lui è attratto dal suo aspetto perbene, comincia a comportarsi in maniera più trasgressiva. Episodio insignificante, decisamente il meno interessante del lotto. Come colonna sonora c'è la melodia di "Casta diva".

"Il nuovo mondo", di Jean-Luc Godard, con Jean-Marc Bory e Alexandra Stewart (**)
In seguito a un'esplosione atomica sui cieli di Parigi, gli abitanti della città cominciano a perdere la propria umanità e a comportarsi in maniera apatica e meccanica. Il protagonista se ne rende conto osservando il cambiamento sfuggente e imprevedibile della donna di cui è innamorato (e che gli dice frasi come "io ti ex-amo") . Un approccio intellettualistico e filosofico ai pericoli di "un futuro atomico forse già cominciato".

"La ricotta", di Pier Paolo Pasolini, con Orson Welles e Mario Cipriani (***1/2)
Una troupe cinematografica sta girando sulle colline intorno a Roma un film in costume sulla passione di Cristo. Il poveraccio Stracci, che interpreta la parte del ladrone buono, consegna il suo cestino del pranzo alla propria famiglia e poi, per non morire di fame, vende il cagnolino della prima attrice (Laura Betti) in cambio di pane e ricotta. Dopo essersi abbuffato, morirà sulla croce prima ancora di recitare la sua unica battuta. Straordinario affresco con il quale Pasolini attualizza la rappresentazione sacra, fondendo realismo e visionarietà, dramma e umorismo, spirito religioso (l'empatia verso l'umile protagonista, un "morto di fame" schernito da tutti) e invettiva sociale (l'ira del regista contro l'uomo medio, definito come "un mostro, un pericoloso delinquente... conformista, colonialista, razzista, schiavista, qualunquista..."). Vivace, ironico e grottesco, il cortometraggio sorprende a ogni scena (dallo spogliarello improvvisato da una comparsa al cane parlante che ripete le parole che i tecnici si passano di bocca in bocca): Pasolini gioca con il movimento (la corsa accelerata), la fotografia (le staticissime scene in costume – tableaux vivants che ricordano le opere dei pittori manieristi – sono a colori, mentre il resto del film è in bianco e nero), il sonoro (la banda musicale che esegue "Sempre libera degg'io" dalla Traviata; i dischi di twist che sostituiscono Scarlatti nella colonna sonora durante le riprese) e contemporaneamente non perde di vista i contenuti. Nella parte del regista marxista che con questa opera afferma di voler esprimere il suo "intimo, profondo, arcaico cattolicesimo" c'è uno straordinario Orson Welles, autentico alter ego di un Pasolini che gli mette in bocca le proprie parole sia quando risponde svogliatamente alle domande di un giornalista (al quale ricorda che "il produttore del mio film è anche il padrone del suo giornale") sia quando legge una sua poesia ("Io sono una forza del Passato"). In parti minori compaiono anche Tomas Milian, Ettore Garofalo e Lamberto Maggiorani.

"Il pollo ruspante", di Ugo Gregoretti, con Ugo Tognazzi e Lisa Gastoni (**1/2)
Mentre un economista dalla voce meccanica espone in un congresso di sociologia le sue teorie sul marketing e sull'induzione di "falsi bisogni" nei consumatori, una famiglia ne dimostra inconsapevolmente l'efficacia: bombardati dalla televisione (c'è anche un cameo di Topo Gigio), i bambini si esprimono attraverso slogan pubblicitari, mentre gli adulti si illudono di essere liberi e di pensare con la propria testa senza accorgersi di desiderare quello che altri hanno deciso per loro. Troveranno la forza di ribellarsi, ma faranno una brutta fine. Una satira contro la società dei consumi, forse un po' scontata e didascalica (la metafora del pollo ruspante, più libero rispetto al pollo di allevamento, è fin troppo esplicita) ma comunque ancora attuale e per nulla datata. Il figlio del protagonista è interpretato da Ricky Tognazzi, che all'epoca aveva sette anni.