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29 marzo 2021

Marlowe, il poliziotto privato (D. Richards, 1975)

Marlowe, il poliziotto privato (Farewell, My Lovely)
di Dick Richards – USA 1975
con Robert Mitchum, Charlotte Rampling
**1/2

Visto in TV (Prime Video).

Il detective privato Philip Marlowe (Robert Mitchum) viene incaricato dall'energumeno Moose Malloy (Jack O'Halloran), appena uscito di prigione, di rintracciare la sua ragazza di un tempo, Velma Valento, misteriosamente scomparsa. E nel corso delle indagini scoprirà che lo stesso Moose è oggetto di una caccia all'uomo... Secondo adattamento cinematografico (dopo "L'ombra del passato" di Edward Dmytryk) del romanzo "Addio, mia amata" di Raymond Chandler. L'ottimo cast (con Charlotte Rampling, Sylvia Miles, John Ireland, John O'Leary, Harry Dean Stanton, Anthony Zerbe, Walter McGinn e persino un giovane Sylvester Stallone) e una regia anonima ma professionale sono al servizio di una storia apparentemente ingarbugliata, ma in cui alla fine tutti i nodi vengono sciolti. Il valore aggiunto comunque è Mitchum, che dona al personaggio notevoli sfumature (il senso dell'umorismo, con la battuta sempre pronta, ma anche una dose di fatalità e di cinismo amplificata dall'età). La bella atmosfera (la Los Angeles degli anni Quaranta, mentre Joe DiMaggio batte ogni record nel baseball e dall'Europa giungono venti di guerra), i costumi e la musica fanno il resto. Mitchum tornerà nei panni del personaggio anche nel successivo "Marlowe indaga" del 1978, il che lo rende l'unico attore ad aver interpretato il ruolo due volte.

8 settembre 2017

L'ombra del passato (E. Dmytryk, 1944)

L'ombra del passato (Murder, My Sweet)
di Edward Dmytryk – USA 1944
con Dick Powell, Claire Trevor
**1/2

Visto in divx.

L'investigatore privato Philip Marlowe (Powell) viene incaricato dell'energumento "Toro" Malloy, appena uscito di prigione, di rintracciare Velma, la cantante di cabaret di cui un tempo era innamorato e che sembra ora svanita nel nulla. L'indagine si intreccerà con un'altra, ben più pericolosa, riguardante il furto di una collana di giada e una serie di omicidi di cui proprio Marlowe rischia di essere accusato... Dal romanzo "Addio, mia amata" di Raymond Chandler (che sarà portato sullo schermo anche nel 1975 con Robert Mitchum), un film che per molti versi è la quintessenziale pellicola hard boiled, visto che ne presenta tutti gli ingredienti più (arche)tipici: un protagonista cinico e dalla battuta pronta, torbidi intrighi e misteri da svelare, ricatti e omicidi, una serie di personaggi quanto mai ambigui (come le loro motivazioni) e naturalmente una dark lady capace di tradire chiunque (Helen, interpretata da Claire Trevor). Se pure Powell non ha il carisma di un Humphrey Bogart e non tutti i comprimari riescono a lasciare il segno (da ricordare comunque Otto Kruger nei panni del "cattivo" Amthor, psicologo farlocco e ricattatore, e il wrestler Mike Mazurki in quelli dell'ingenuo "Toro"), la sceneggiatura è abile a riprodurre lo stile secco di Chandler, anche se non sempre ne traduce tutte le emozioni e la sensazione di tragica fatalità. La regia di Dmytryk ha una venatura espressionista, giostra le riprese in ambienti chiusi e gioca con le ombre e le scene notturne, grazie anche alla fascinosa fotografia di Harry J. Wild: memorabile in particolare la sequenza onirica-allucinatoria. Anne Shirley, che interpreta la giovane Ann Grayle, si ritirò dalle scene al termine della lavorazione, smettendo di recitare a soli 26 anni. Il film fu reintitolato "Murder, My Sweet" (al posto dell'originale "Farewell, My Lovely" del romanzo di Chandler) per evitare che il pubblico americano lo scambiasse per un musical (il genere per cui Powell era già famoso all'epoca).

10 marzo 2008

Il grande sonno (Howard Hawks, 1946)

Il grande sonno (The big sleep)
di Howard Hawks – USA 1946
con Humphrey Bogart, Lauren Bacall
***1/2

Rivisto in DVD.

Insieme a "Il mistero del falco" (realizzato cinque anni prima e dove Bogart interpretava Sam Spade, un altro celebre detective), è il prototipo del genere noir investigativo nonché il film che più ha cementato nell'immaginario collettivo la figura di "Bogey" come poliziotto privato cinico ma romantico, duro ma fragile, fedele ma disincantato. Philip Marlowe è uno dei personaggi più memorabili della storia del cinema, "occhio privato" onesto e ribelle, non privo di dignità e senso dell'umorismo. Ingaggiato dall'anziano miliardario Sternwood perché trovi chi lo sta ricattando, scopre che nell'intrigo – che è ben più ramificato del previsto e sfocia in una serie di omicidi – sono coinvolte anche le due bellissime e viziate figlie del vecchio, Carmen e Vivien: e con la maggiore, interpretata da una Lauren Bacall che a quel tempo faceva coppia fissa con Bogart (sulla qual cosa il regista gioca sin dai titoli di testa, con la favolosa silhouette dei due che si fumano una sigaretta), scatta il colpo di fulmine. La trama, che segue più o meno fedelmente quella del romanzo di Raymond Chandler (uno dei miei scrittori preferiti), è complessa e convoluta ai limiti dell'intellegibilità, con una caterva di nomi, personaggi e situazioni che si succedono senza fiato. Un aneddoto vuole che sul set nemmeno il regista e gli attori riuscissero a capire che cosa stesse succedendo, tanto da essere costretti a un certo punto a spedire un telegramma a Chandler perché chiarisse chi avesse veramente ucciso l'autista degli Sternwood, o se magari si fosse suicidato: e lo scrittore rispose che non lo sapeva nemmeno lui! Ma naturalmente, facezie a parte, pur trattandosi di un giallo in cui ogni tassello deve andare al posto giusto, quello che conta nel film è l'atmosfera, cupa e morbosa, ravvivata da squarci solari come gli incontri di Marlowe con le tante splendide donnine che lo aiutano nel corso dell'indagine (la libraia, la tassista, le guardarobiere...) e dall'ottima interpretazione dei comprimari che tratteggiano con pochissimi tocchi personaggi minori eppure indimenticabili: Charles Waldron nei panni dell'anziano generale Sternwood, John Ridgely in quelli del losco Eddie Mars, Elisha Cook jr. in quelli dello sfortunato Harry Jones, e ancora Bob Steele (il killer Canino), Louis Heydt (la mezzatacca Joe Brody), Sonia Darrin (l'ambiziosa Agnes), e molti altri. Memorabili anche i dialoghi e le frasi lapidarie, come "In questa città girano troppe pistole e troppo pochi cervelli", o l'ultimo scambio di battute fra i due protagonisti: "Cos'hai che non va?" "Nulla che tu non possa sistemare".

Nota: esiste una versione precedente del film (chiamiamola director's cut), mai uscita nelle sale cinematografiche americane, nella quale la parte di Lauren Bacall era considerevolmente meno ampia. In seguito alla crescente popolarità della diva e alla sua love story con Bogey, i produttori decisero infatti di aumentare il suo spazio sullo schermo e Hawks fu costretto a rigirare intere sequenze (compreso il finale), sacrificando una scena in cui Marlowe ricapitolava tutta la vicenda a beneficio del procuratore generale (e degli spettatori!).