Visualizzazione post con etichetta Wes Anderson. Mostra tutti i post
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19 marzo 2019

Rushmore (Wes Anderson, 1998)

Rushmore (id.)
di Wes Anderson – USA 1998
con Jason Schwartzman, Bill Murray
**

Visto in TV.

L'ambizioso e creativo Max Fischer (uno Schwartzman al debutto ma poco credibile nella parte di un quindicenne) frequenta con grande entusiasmo il prestigioso istituto privato Rushmore. Ma le troppe attività extrascolastiche cui si dedica (sport, teatro, ecc.), per non parlare delle mille iniziative in cui si lancia, lo distraggono in continuazione dagli studi. Innamoratosi della giovane insegnante Rosemary Cross (Olivia Williams), deve sopportare la delusione di vederla attratta dall'anziano imprenditore Herman Blume (Bill Murray), ex studente della scuola, nonché suo amico, finanziatore e mentore. Seguiranno ripicche e vendette, prima di una serena riappacificazione. Parzialmente autobiografico (è stato girato in parte presso la scuola che lo stesso regista ha frequentato, e dove – come il protagonista – metteva spesso in scena i suoi primi lavori teatrali), il secondo lungometraggio di Anderson – scritto ancora insieme a Owen Wilson, il cui fratello Luke ha una breve parte (il medico che accompagna Rosemary alla cena) – è un racconto di coming-of-age vivace e spigliato ma anche ondivago e poco focalizzato, oltre che (come tutto il cinema del regista) decisamente troppo impostato e calligrafico. La trama sembra procedere di momento in momento in maniera improvvisata, con un ritmo monotono e sempre uguale: e l'accatastamento delle situazioni cessa presto di essere divertente. Nel cast anche Seymour Cassel (il padre di Max), Brian Cox (il preside), Mason Gamble (l'amico) e Sara Tanaka (la fidanzatina).

2 marzo 2019

Un colpo da dilettanti (Wes Anderson, 1996)

Un colpo da dilettanti (Bottle Rocket)
di Wes Anderson – USA 1996
con Luke Wilson, Owen Wilson
**

Visto in divx.

Appena uscito – con una finta "fuga" a beneficio dell'amico Dignan (Owen Wilson) – da una clinica psichiatrica dove era stato ricoverato per un "esaurimento emotivo", il fragile e depresso Anthony (Luke Wilson) si lascia coinvolgere da questi, entusiasta e iperattivo, a organizzare una rapina insieme all'autista Bob (Robert Musgrave). Sprovveduti, stralunati e sognatori, i tre si riveleranno tutt'altro che tagliati per il ruolo. E mentre Anthony si innamorerà di Inez, ragazza delle pulizie (che parla solo spagnolo) nel motel in cui i tre soggiornano, il "colpo" pianificato da Dignan avrà esiti tragicomici... Una commedia indie leggera e svagata che segna l'esordio del regista Wes Anderson, nonché dei fratelli Owen e Luke Wilson (il primo anche co-sceneggiatore). Un terzo Wilson, Andrew, interpreta John, il fratello "bullo" di Bob. Più spontaneo e meno artificiale dei film successivi del regista, ne ha però già alcuni difetti, come l'intrinseco infantilismo dei personaggi, l'eccesso di forma sulla sostanza e la mancanza di senso ultimo. Alcune scene azzeccate, con momenti o dialoghi divertenti, sono sparse in un mare di esistenzialismo sconclusionato. Nel ruolo dell'ex boss di Dignan, gangster part time e titolare di un'impresa di giardinaggio, James Caan è solo il primo di una serie di attori affermati che accettano di rendersi strampalati o ridicoli in un film di questo regista. Il titolo originale è lo stesso di un cortometraggio girato quattro anni prima da Anderson e Owen Wilson quando erano compagni di università.

3 giugno 2018

Fantastic Mr. Fox (Wes Anderson, 2009)

Fantastic Mr. Fox (id.)
di Wes Anderson – USA 2009
animazione a passo uno
**

Visto in TV.

Non potendo sfuggire alla propria natura di animale selvatico, una volpe antropomorfa va a rubare nei pollai dei tre fattori che vivono di fronte alla collina dove ha la tana. I tre, furibondi, daranno la caccia a lui e alla sua famiglia, costringendoli a rifugiarsi sotto terra e a studiare un piano per rendere agli uomini pan per focaccia... Da un libro per bambini di Roald Dahl (pubblicato in Italia con il titolo "Furbo, il signor Volpe"), la prima incursione di Wes Anderson nel campo dell'animazione in stop motion (inizialmente avrebbe dovuto essere una collaborazione con Henry Selick) è una fiaba senza particolari livelli di lettura, fra lezioni di crescita stereotipate e cattivi a una sola dimensione. Gli animali (ai quali, nella versione originale, prestano la voce fior di doppiatori, da George Clooney a Bill Murray, da Meryl Streep a Willem Dafoe) sono simpatici con la loro caratterizzazione semi-umana (fanno tutti lavori "rispettabili", come giornalisti, avvocati, ecc.) e le dinamiche di gruppo, ma nonostante l'umorismo surreale (e alcune scene occasionalmente azzeccate, come l'incontro con il lupo), siamo lontani dalle vette esistenziali dei funny animals alla "Pogo". Nel complesso, un film sopravvalutato (come tutto il cinema di Anderson), che può risultare noioso per i bambini e superficiale (o stupido) per gli adulti. L'animazione è nervosa e rigida. Bella invece la colonna sonora di Alexandre Desplat.

9 maggio 2018

L'isola dei cani (Wes Anderson, 2018)

L'isola dei cani (Isle of Dogs)
di Wes Anderson – USA 2018
animazione a passo uno
**1/2

Visto al cinema Colosseo, con Sabrina, Florian e Sabine.

Nel 2037, in seguito a un'ordinanza del sindaco di Megasaki City (ultimo discendente di una famiglia di samurai che amano i gatti e odiano i cani) e con la scusa di una malattia infettiva (in realtà creata in laboratorio dallo stesso sindaco), tutti i cani della città vengono dichiarati fuorilegge e abbandonati sulla vicina Isola della Spazzatura. Il dodicenne Atari Kobayashi, intraprendente figlio adottivo del sindaco, si reca però sull'isola in cerca del suo cane Spots. Qui verrà aiutato da una banda di cinque cani guidata dal randagio Chief. La seconda incursione di Wes Anderson nel campo dell'animazione in stop motion (dopo "Fantastic Mr. Fox") è un film d'avventura animalista e distopico, ambientato in un Giappone futuristico: gli esseri umani parlano in giapponese, mentre i cani sono doppiati, facendo sì che lo spettatore si identifichi con questi ultimi e non capisca invece le frasi dei loro padroni (tranne alcune singole parole, vale a dire gli ordini come "Seduto!"). La trovata è divertente, e la pellicola è tutto sommato piacevole, anche se si tratta del solito film-giocattolo di Anderson dove la forma sovrasta la sostanza. Ma l'essere stato realizzato in animazione (con uno stile volutamente grezzo, che ricorda certe serie nipponiche a passo uno degli anni sessanta e settanta), l'avere dei cani come protagonisti e appunto la curiosa ambientazione (ricca di stereotipi culturali: è evidente che si tratti di una produzione occidentale) lo rendono di certo più interessante della media. Esilaranti le "risse" fra i cani, realizzate con nuvole di polvere. Fior di attori importanti come doppiatori nella versione originale (Bill Murray, Edward Norton, Jeff Goldblum, Frances McDormand, Scarlett Johansson, Harvey Keitel, F. Murray Abraham, Tilda Swinton, Yoko Ono fra gli altri). Anderson ha affermato di essere stato influenzato dal cinema di Akira Kurosawa: vista l'ambientazione in una discarica, immagino da film come "Dodes'ka-den" o "I bassifondi", anche se il gruppo di cani (con tanto di eroe riluttante) ricorda "I sette samurai".

19 giugno 2012

Moonrise Kingdom (Wes Anderson, 2012)

Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore (Moonrise Kingdom)
di Wes Anderson – USA 2012
con Jared Gilman, Kara Hayward
**

Visto al cinema Apollo, in originale con sottotitoli (rassegna di Cannes).

Nel 1965, sull’isola di Penzance nel New England, due dodicenni trascurati e incompresi intraprendono un’ardita fuga d’amore: si tratta dell’orfano Sam, scappato dal locale campo scout estivo, e di Suzy, figlia maggiore di una coppia di avvocati che abitano presso il faro dell'isola. Lui è il meno popolare della truppa, lei è depressa e senza amici: troveranno conforto l’uno nell’altra e si dichiareranno amore eterno (unendosi anche in matrimonio in una parodistica cerimonia). Verranno però inseguiti dallo sceriffo (Bruce Willis), dal capo scout (Edward Norton), dai genitori di Suzy (Bill Murray e Frances McDormand) e da un’attivista dei servizi sociali che minaccia di rinchiudere Sam in riformatorio (Tilda Swinton), il tutto mentre sta per avvicinarsi un tifone dalla forza inaudita. Wes Anderson (un regista che proprio non riesco ad amare) non rinuncia agli elementi che contraddistinguono il suo cinema artificioso e macchiettistico (personaggi eccentrici, famiglie disfunzionali, una comicità ingessata, tanta "carineria" e uno stile grafico retrò che si ispira a Burton e Tarantino). Almeno stavolta la natura di “film-giocattolo” è resa meno fastidiosa dal tono fiabesco e vacanziero, nonché dal fatto che i protagonisti siano due bambini: quando sono in scena loro, la pellicola si fa seguire con piacere e richiama quegli esili romanzi d’avventura per adolescenti di cui proprio la giovane Suzy è appassionata. Velo pietoso, invece, sui personaggi adulti (mi chiedo spesso come attori di una certa caratura – oltre ai citati, nel ricco cast c'è anche Harvey Keitel – possano accettare parti così ridicole: l'unico che ne esce decentemente è l'inossidabile Bruce Willis). L’invadente colonna sonora di Alexandre Despiat è integrata da brani di Benjamin Britten e Hank Williams (oltre che da una canzone di Françoise Hardy).

14 maggio 2008

Il treno per il Darjeeling (Wes Anderson, 2007)

Il treno per il Darjeeling (The Darjeeling Limited)
di Wes Anderson – USA 2007
con Owen Wilson, Adrien Brody, Jason Schwartzman
**

Visto al cinema Apollo, con Hiromi.

Tre fratelli – Owen Wilson, il maggiore, con il volto segnato dalle conseguenze di un incidente in moto; Adrien Brody, intimorito dalla sua imminente paternità; e Jason Schwartzman, scrittore in crisi sentimentale – si ritrovano a bordo di un treno in India per compiere un "viaggio spirituale" e raggiungere la madre, che si è fatta suora ed è irreperibile sin dal giorno del funerale del padre, un anno prima. Proprio la figura del padre (rievocato attraverso le sue valigie colorate, l'automobile tedesca, i tanti oggetti di cui Brody si è appropriato, la dedica del libro di Schwartzman) sembra essere il collante che li unisce. Dopo "I Tenenbaum" (che non mi era piaciuto), Anderson prosegue nel descrivere le dinamiche di famiglie eccentriche e nel mettere in scena personaggi-macchiette privi di contatto con la realtà, anche se stavolta per fortuna i character da seguire sono di meno e il film è più compatto, simpatico e godibile. Ma rimane essenzialmente una pellicola superficiale, con personaggi sempre uguali a sé stessi e situazioni ripetute che da un certo punto in poi cominciano anche a stancare. I maggiori pregi, più che nella recitazione (gli attori sono bravi ma la sceneggiatura non offre particolari occasioni per brillare) o nella regia (che li mette sempre in posa, tutti e tre nella stessa inquadratura a beneficio delle locandine), stanno nell'ambientazione indiana. Ma ahimè, temo proprio che il cinema di questo Anderson non faccia per me: mi passa attraverso senza toccare alcuna corda. Piccolo cameo, all'inizio e alla fine, per Bill Murray. In sala il film era preceduto dal cortometraggio "Hotel Chevalier", che ne costituisce una sorta di introduzione, con l'incontro fra Schwartzman e Natalie Portman (bellissima con i capelli corti) in un albergo di Parigi.