Romanzo di una strage (M. T. Giordana, 2012)
Romanzo di una strage (id.)
di Marco Tullio Giordana – Italia 2012
con Valerio Mastandrea, Pierfrancesco Favino
**1/2
Visto al cinema Colosseo, con Marisa.
Il 12 dicembre 1969 una bomba esplode nella sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura di piazza Fontana, a Milano, uccidendo 17 persone e ferendone 88. I sospetti si dirigono inizialmente sugli anarchici: il 15 dicembre, durante un interrogatorio, Giuseppe Pinelli muore precipitando dalla finestra della questura milanese. In seguito si appurerà che l'attentato fu eseguito da terroristi eversivi di destra, con la complicità di servizi deviati dello stato (o addirittura di governi stranieri), per perseguire quella "strategia della tensione" volta a favorire l'adozione di politiche restrittive e autoritarie. Nel realizzare, a oltre quarant'anni di distanza, un film su vicende per le quali i cui colpevoli non sono mai stati puniti nelle aule dei tribunali (anche se la verità storica e le responsabilità sono ormai accertate), Giordana ricorre a un'impostazione misurata e rigorosa, evitando ogni tentazione di spettacolarità e le trappole del sensazionalismo tipico delle fiction tv, anche nelle scene più a rischio (come quelle con la vedova Pinelli). E per farlo rinuncia in parte sia al coinvolgimento emotivo dello spettatore sia al "tocco visionario dell'artista che rilegge la realtà facendola brillare di luce nuova", che erano presenti in altre sue opere che affrontavano temi legati alla storia recente dell'Italia, come "I cento passi" o "La meglio gioventù". Qui, come appunto in un romanzo d'inchiesta (il titolo della pellicola non è casuale), la vicenda è scansionata attraverso "capitoli" (con titoli rossi su fondo nero) che ne mostrano gli sviluppi con una grande cura nella ricostruzione ambientale e una forte attenzione alla struttura dell'indagine, senza invece scendere nei dettagli della situazione politica e sociale dell'epoca (di cui non vengono indagate le ragioni e i retroscena). Anche perché, dei tanti personaggi coinvolti, il regista sceglie – un po' sorprendentemente – di mantenere sempre il punto di vista del commissario Calabresi (interpretato con grande empatia da un ottimo Valerio Mastandrea): il film si conclude con il suo assassinio, e le successive risultanze delle indagini sono lasciate a sovrimpressioni prima dei titoli di coda. Bravi comunque tutti gli attori, a partire da Pierfrancesco Favino nei panni di Giuseppe Pinelli. Luigi Lo Cascio è il giudice Paolillo, Fabrizio Gifuni è Aldo Moro, Omero Antonutti è il presidente Saragat, Francesco Salvi è il tassista Rolandi. Nel finale la pellicola avanza la teoria del "doppio attentato", suggerita dal controverso libro "Il segreto di Piazza Fontana" di Paolo Cucchiarelli (da cui il film è liberamente tratto), mentre non chiarisce né mostra fino in fondo cosa accadde nella stanza del commissariato in occasione della morte di Pinelli.


