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5 gennaio 2015

Il solitario di Rio Grande (H. Hathaway, 1971)

Il solitario di Rio Grande (Shoot Out)
di Henry Hathaway – USA 1971
con Gregory Peck, Robert F. Lyons
*1/2

Visto in TV.

Appena uscito di prigione, l'ex rapinatore di banche Clay Lomax (Peck) intende vendicarsi dell'amico che durante il colpo lo tradì sparandogli alle spalle per poi fuggirsene con il bottino. Costui, per controllarne le mosse, gli mette alle calcagne tre giovani mercenari, guidati dalla "testa calda" Bobby Jay Jones (Lyons). Ma Lomax ha anche altro cui pensare: si ritrova infatti fra i piedi una bambina di sei anni, Decky, rimasta orfana e che potrebbe essere sua figlia. Il team de "Il grinta" (il regista Hathaway al suo penultimo film, la sceneggiatrice Marguerite Roberts e il produttore Hal B. Wallis) si riunisce per dar vita a un altro western di stampo classico ma dagli intenti revisionisti. Però fallisce: la storia non decolla mai, i personaggi (il cui passato non è approfondito) non risultano interessanti, gli sviluppi della vicenda seguono binari prevedibili, e lo scontro finale è decisamente anticlimatico. Ne risulta un western di pura routine se non sotto la media, che giunge in ritardo anche sui suoi tempi. Peck voleva rilanciare la propria carriera con un successo, ma non ebbe fortuna. Patricia Quinn è la donna che offre ospitalità a Lomax e alla bambina, mentre la piccola Decky è interpretata da Dawn Lyn.

22 febbraio 2011

Il grinta (Henry Hathaway, 1969)

Il grinta (True Grit)
di Henry Hathaway – USA 1969
con John Wayne, Kim Darby
**1/2

Visto in divx.

Per vendicare la morte del padre, fattore ucciso a tradimento da un lavorante che poi si è dato alla fuga in territorio indiano, la giovane Mattie Ross assolda il più "duro" degli sceriffi federali, l'anziano e guercio Rooster Cogburn detto "il grinta", affinché la accompagni alla ricerca del colpevole, che nel frattempo si è unito a un gruppo di banditi. Al loro fianco c'è anche un giovane ranger texano, sulle tracce dello stesso uomo. Il settantunenne Hathaway dirige il sessantaduenne John Wayne (che nell'occasione vinse il suo unico Oscar: un premio assegnatogli forse più per la carriera che per questa singola interpretazione) in quello che potrebbe essere considerato l'ultimo grande western hollywoodiano "classico" (e che anche per questo motivo ha acquisito un'aura da cult che va oltre i suoi effettivi meriti), il canto del cigno di un genere che all'epoca era stato già stravolto e rivoluzionato dalle opere di Sam Peckinpah e Sergio Leone. Per ritmo e per stile, "Il grinta" invece si muove ancora sui binari delle pellicole degli anni cinquanta e sessanta: scenari vasti e spaziosi, caratterizzazioni semplici ma efficaci, gag innocue (il tormentone dell'avvocato), immancabile lieto fine. In ogni caso, resta uno spettacolo assai gradevole: la Darby, ostinata ragazzina androgina e dai capelli corti, tiene testa al burbero sceriffo che, dopo aver cercato inutilmente di convincerla a non seguirlo, commenta: "Per la miseria! Quella ragazzina mi ricorda me!". Dal suo canto, Wayne dà vita a un personaggio memorabile: vecchio, grasso, alcolizzato, dalla cattiva fama, che vive da solo con un anziano cinese e un gatto pigrone. Alla fine, i due personaggi stringeranno una solida amicizia. Spettacolare il duello a cavallo contro i banditi, uno contro quattro. Brevi particine per Robert Duvall (Ned, il capo della banda) e Dennis Hopper (uno degli uomini uccisi nella capanna). Con un seguito nel 1975 ("Torna El Grinta", con Katharine Hepburn al fianco di John Wayne) e un remake dei fratelli Coen nel 2010, con Jeff Bridges (ho rivisto l'originale proprio per prepararmi all'uscita di quest'ultimo).

6 settembre 2010

Sogno di prigioniero (H. Hathaway, 1935)

Sogno di prigioniero (Peter Ibbetson)
di Henry Hathaway – USA 1935
con Gary Cooper, Ann Harding
**1/2

Visto in divx alla Fogona, in originale con sottotitoli inglesi.

Costretto da bambino a separarsi da Mary, la sua amatissima compagna di giochi, Peter la ritroverà anni dopo sposata a un nobile di campagna. L'amore rifiorirà al primo sguardo, ma l'uomo – per aver provocato accidentalmente la morte del marito di lei – verrà condannato all'ergastolo: da allora i due amanti continueranno a incontrarsi ogni notte nei loro sogni, per il resto della loro vita. Al centro di questa pellicola particolare e bizzarra (ispirata da un racconto di George Du Maurier) c'è un amore talmente forte da oltrepassare i confini della realtà fisica, unendo i due protagonisti in maniera indissolubile. Il film è nettamente diviso in tre parti: quella iniziale in cui i due protagonisti sono bambini e vivono con le rispettive famiglie fianco a fianco in due ville alla periferia di Parigi; quella centrale che mostra la loro vita da adulti, irrequieti e all'inconsapevole ricerca l'uno dell'altro, fino all'inatteso rincontro; e quella finale in cui realtà e sogno si fondono. Pur con i suoi bravi difetti (l'eccessivo "carico" sentimentale, una sceneggiatura non sempre equilibrata, una recitazione – soprattutto da parte di Cooper – un po' svogliata), è un buon rappresentante di quel filone caratterizzato da un romanticismo fantastico ed esasperato – tipicamente americano, benché di ispirazione europea ed ottocentesca – cui si possono ascrivere anche pellicole come "Il ritratto di Jennie", "Pandora" o "Il fantasma e la signora Muir". All'epoca, naturalmente, affascinò i surrealisti. Interessanti gli effetti visivi nella parte finale (l'uomo che passa attraverso le sbarre, il castello incantato distrutto da un fulmine, la frana sulla montagna) e la fotografia che accentua l'atmosfera onirica del paesaggio. Nel cast c'è anche Ida Lupino, nella piccola parte della donna che Peter incontra nel suo viaggio a Parigi.

23 dicembre 2006

Grattacielo tragico (H. Hathaway, 1946)

Grattacielo tragico (The dark corner)
di Henry Hathaway – USA 1946
con Mark Stevens, Lucille Ball
**1/2

Visto in DVD.

Un detective privato scopre che il suo socio di un tempo, a causa del quale aveva dovuto scontare due anni di galera per un reato che non aveva commesso, lo sta facendo pedinare da un misterioso individuo in abito bianco. La situazione peggiora quando il detective viene narcotizzato: al suo risveglio trova al suo fianco il cadavere dell'ex-socio e nelle proprie mani l'arma del delitto. Aiutato dalla sua leale segretaria, della quale è innamorato, dovrà scoprire chi lo vuole incastrare, e perché. Un bel noir, elegante e raffinato, con un'ottima fotografia in bianco e nero e un cast (ci sono anche William Bendix, Cathy Downs, Kurt Kreuger e soprattutto Clifton Webb, in un ruolo simile a quello di "Vertigine") che dà vita a personaggi ben caratterizzati e contrastati. Forse manca un pochino di profondità (l'intreccio mi è sembrato più lineare della media del genere) ma la sensazione di complotto e di accerchiamento, così come la voglia di riscatto sociale del protagonista (e di un'intera società, visto che il film è ambientato subito dopo la fine della guerra), lo rendono molto piacevole. Stevens non è un antieroe cinico e duro come vorrebbe apparire, ma si dimostra vulnerabile e dipendente dalla sua donna, anche per tirarsi fuori dai guai. Stupido il titolo italiano, che si riferisce a un'unica scena peraltro marginale: era meglio quello originale, più evocativo.