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17 marzo 2022

Drive my car (Ryusuke Hamaguchi, 2021)

Drive my car (id.)
di Ryusuke Hamaguchi – Giappone 2021
con Hidetoshi Nishijima, Toko Miura
***

Visto in TV (Now Tv).

Invitato a una rassegna teatrale a Hiroshima per mettere in scena uno "Zio Vanja", l'affermato regista Yusuke Kafuku (Hidetoshi Nishijima) si vede assegnare suo malgrado un'autista, la giovane Misaki (Toko Miura), affinché lo conduca ogni giorno dall'albergo alla sede del festival dove si svolgono le prove. Per l'uomo, abituato da sempre a guidare personalmente la sua vecchia Saab 900 rossa (e ad ascoltare in macchina le cassette con la voce della moglie Oto (Reika Kirishima), defunta due anni prima, che legge le battute del dramma), affidare sé stesso e la propria auto a qualcun altro è come aprire di nuovo la propria vita all'esterno. E proprio come il testo di Čechov "entra dentro il corpo e fa muovere l'anima", mettendo in contatto persone diverse che riescono a comprendersi andando al di là delle parole (il dramma viene recitato in lingue differenti per ciascun personaggio: c'è persino un'attrice muta, che parla la lingua dei segni), così anche il tempo trascorso in macchina con l'autista diventa una sorta di autoanalisi per superare le incomprensioni e i dolori delle tragedie del passato. Da un racconto di Haruki Murakami (contenuto nella raccolta "Uomini senza donne"), una pellicola lenta e stratificata, che si prende i suoi (giusti) tempi per approfondire personaggi e situazioni. Nonostante una punta di pretenziosità (l'intellettualismo, il fatto che i credits giungano dopo un preambolo di quaranta minuti), i personaggi risultano veri, reali e complessi, e i temi trattati sono metafore esistenziali che risuonano dentro. Yusuke, dopo la morte della moglie, non vuole più recitare perché lo Zio Vanja "è un testo che ha il potere di scatenare cose inaspettate. Čechov è terrificante, attraverso le sue battute fa emergere il tuo vero io". Per questo motivo affida la parte del protagonista a Takatsuki (Masaki Okada), giovane e problematico attore che ha avuto una relazione proprio con sua moglie Oto: un modo per liberarsi da questa consapevolezza, o per esorcizzare i sensi di colpa. Un altro rimpianto è quello legato alla morte della figlia, che se fosse viva avrebbe adesso la stessa età della sua giovane autista (la quale, a sua volta, ha un passato pieno di traumi: uno dei difetti di Murakami è sempre stato quello di sovraccaricare di spunti le sue storie, persino quelle brevi). Gli ambienti (Tokyo, Hiroshima, l'Hokkaido; l'albergo, la sala prove del teatro, l'interno della macchina) accolgono e ospitano i personaggi fondendosi con loro, come se ne facessero parte: e la regia, poco invadente, accompagna lo spettatore con delicatezza e sensibilità. Grande successo di critica, con premi piovuti da tutte le parti: fra questi, quello per la sceneggiatura a Cannes e ben quattro nomination agli Oscar (non solo per il miglior film straniero, ma anche per il film, la regia e la sceneggiatura non originale). Nel cast anche Jin Dae-Young (l'organizzatore del festival). Originariamente la storia avrebbe dovuto svolgersi in Corea: le riprese sono state spostate da Busan a Hiroshima per via della pandemia di Covid, di cui è rimasta traccia nella scena finale (in cui i personaggi indossano la mascherina).

16 febbraio 2022

Il gioco del destino e della fantasia (R. Hamaguchi, 2021)

Il gioco del destino e della fantasia (Guzen to sozo)
di Ryusuke Hamaguchi – Giappone 2021
con Kotone Furukawa, Katsuki Mori, Fusako Urabe
**1/2

Visto in TV (RaiPlay), in originale con sottotitoli.

Tre storie "minimaliste" (con protagoniste femminili) per un film a episodi sull'amore, le coincidenze, le finzioni, gli inganni, gli errori e la scoperta di sé. Accompagnate dalla musica per piano di Schumann, le tre vicende sono slegate l'una dall'altra ma condividono uno stile asciutto, basato su lunghi dialoghi e una regia poco invadente. Il regista, anche sceneggiatore, di solito realizza "film fiume": qui invece si è messo alla prova con la breve durata (praticamente si tratta di tre cortometraggi), con risultati in crescendo. Orso d'argento (gran premio della giuria) a Berlino.

1. "Magia (o qualcosa di meno rassicurante)" (*1/2): quando l'amica Tsugumi (Hyunri) le racconta dell'incontro "magico" avuto con un ragazzo, la fotomodella Meiko (Kotone Furukawa) capisce che si tratta del suo ex, Kazuaki (Ayumu Nakajima), che l'aveva lasciata due anni prima. E torna da lui per riconquistarlo, o almeno per costringerlo a scegliere fra lei e l'amica... Personaggi non particolarmente simpatici e dialoghi sull'amore intellettuali e noiosi, per l'episodio più scontato e meno interessante dei tre. Lo stile, per certi versi, mi ha ricordato quello del coreano Hong Sang-soo (vedi anche la sequenza in cui Meiko si immagina la possibile reazione degli altri due).

2. "La porta spalancata" (**1/2): per vendicarsi del professor Segawa (Kiyohiko Shibukawa), l'insegnante che lo aveva bocciato all'università, lo studente Sasaki (Shouma Kai) convince l'amica Nao (Katsuki Mori) a sedurlo e a registrare l'audio del loro incontro per screditarlo. Ma la donna rimane colpita dalla sensibilità dell'insegnante, capace di scrutare nel profondo delle sue insicurezze e dei suoi traumi... La lunga sequenza dell'incontro fra Nao e Segawa nell'ufficio di lui, la cui porta rimane sempre aperta e dove lei – per "tentarlo" – legge ad alta voce un passo particolarmente erotico del libro da lui scritto, è al cuore di un episodio intenso e terapeutico.

3. "Ancora una volta" (***): in un mondo in cui un virus informatico ha reso inutilizzabili i mezzi di comunicazione digitali, Natsuko (Fusako Urabe) torna al suo paese di origine per partecipare a una rimpatriata con le compagne del liceo, nella speranza di rivedere Mika, il suo primo amore, di cui non ha notizie da vent'anni. Ma per un malinteso scambia per lei Aya, un'estranea che a sua volta è rimasta legata a un'amicizia da tempo persa di vista. Dopo aver chiarito l'equivoco, le due donne "reciteranno" ciascuna la parte dell'amica perduta, aiutandosi a darsi sostegno a vicenda e a fare un bilancio della propria vita. Sicuramente l'episodio migliore dei tre, sorprendente e delicato.