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31 luglio 2022

Mediterraneo (Gabriele Salvatores, 1991)

Mediterraneo
di Gabriele Salvatores – Italia 1991
con Diego Abatantuono, Giuseppe Cederna
***

Rivisto in DVD.

Nel giugno 1941, otto soldati dell'esercito italiano sbarcano su un'isoletta nel mar Egeo per una missione di ricognizione: dovrebbero rimanerci pochi mesi, ma ci resteranno per oltre tre anni, isolati dal mondo (e dalla guerra, che nel frattempo va avanti senza di loro) e sempre più adattati al ritmo lento della vita locale, in armonia con sé stessi e la natura e ben accolti dalla popolazione (soltanto donne, vecchi e bambini, essendo gli uomini stati deportati dai tedeschi). È il terzo film della "trilogia della fuga" di Salvatores, al quale il nome del regista resterà per sempre legato (nonostante in seguito dimostrerà di avere ben altre ambizioni), grazie anche allo straordinario e imprevisto successo di pubblico e di critica. Vinse infatti a sorpresa l'Oscar per il miglior film straniero (non in pochi, quell'anno, pronosticavano il premio per "Lanterne rosse") e contribuì a perpetuare lo stereotipo, o se vogliamo il mito, piuttosto discutibile, degli "Italiani brava gente", che anche in guerra, in fin dei conti, non erano poi così cattivi (soprattutto se paragonati ai tedeschi). Gli otto protagonisti, in effetti, sembrano più un gruppo di amici in villeggiatura ("Questa atmosfera mi ricorda la fine delle vacanze", dice uno di loro nel finale), imbranati e caciaroni, che veri o convinti soldati: abbiamo il tenente Montini (Claudio Bigagli), ex insegnante di ginnasio che trascorrerà il suo tempo sull'isola a dipingere gli affreschi sulle pareti della chiesa locale su richiesta del pope ortodosso (Luigi Montini); il suo attendente Farina (Giuseppe Cederna), timido e sensibile, che si innamorerà della prostituta locale Vassilissa (Vana Barba); il ruspante sergente maggiore Lorusso (Diego Abatantuono), forza vitale del gruppo ma anche il personaggio più comico; il marconista Colasanti (Ugo Conti), che una volta distrutta la radio perde ogni utilità all'interno della squadra; il montanaro Strazzabosco (Gigio Alberti), simbioticamente legato alla sua asina; l'eterno disertore Noventa (Claudio Bisio), che sogna in continuazione di tornare in patria dalla propria moglie; e infine i due fratelli alpini Munaron (Memo Dini e Vasco Mirandola). Irene Grazioli è la pastorella che "intrattiene" i due alpini di vedetta sui monti dell'isola, Alessandro Vivarelli è Aziz, il mercante turco che rifornisce i nostri eroi di oppio.

Gli splendidi scenari naturali (il film è stato girato nell'isola di Castelrosso/Kastellorizo, ovvero Megisti, al largo delle coste della Turchia), l'indovinata colonna sonora (di Giancarlo Bigazzi e Marco Falagiani) ricca di sonorità greco-mediterranee, il tono semplice e nostalgico della narrazione (soggetto e sceneggiatura sono di Enzo Monteleone, che già aveva collaborato a "Marrakech Express" e che qui si ispira al romanzo autobiografico "Sagapò" di Renzo Biasion, ma anche chiaramente a "Gli ammutinati del Bounty") contribuiscono al fascino di un film forse un po' sopravvalutato, è vero, ma che sa rendere bene i due aspetti che più gli stanno a cuore: il desiderio di fuga, appunto (la pellicola si apre con una frase di Henri Laborit, "In tempi come questi la fuga è l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare", e si chiude con "Dedicato a tutti quelli che stanno scappando"), legato a doppio filo alla disillusione politica (se per lungo tempo c'è chi soffre per essere tagliato fuori dal conflitto bellico o dagli eventi che stanno riplasmando l'Europa, "Il mondo sta cambiando e noi siamo qua", nel malinconico finale ambientato ai giorni nostri un Lorusso invecchiato – che in precedenza aveva ostentato con convinzione "Andiamo a costruire un grande paese" – confessa "Non si viveva poi così bene in Italia, non ci hanno lasciato cambiare niente..."), e la ricerca di sé stessi e di una maggiore armonia con la natura, che può essere trovata solo isolandosi dalla frenesia del mondo e riscoprendo (senza distrazioni) la poesia, l'amore, l'amicizia. In più, naturalmente, il mondo greco e in generale mediterraneo, antico e profondo, che affonda le sue radici nella cultura classica, è l'alveo primordiale in cui è facile rifugiarsi per fuggire dagli orrori della guerra, un mondo cui anche noi italiani apparteniamo, anche se tendiamo a dimenticarcene ("Italiani greci una faccia una razza"). Tutto troppo semplice e ingenuo? Forse sì, ma raccontato in maniera gradevole e sincera, con personaggi simpatici (il gruppo di attori è ben collaudato e si ritrova a meraviglia: i migliori sono Abatantuono e Cederna) e scene che a modo loro sono diventate indimenticabili (le partite a pallone sulla spiaggia, il "colloquio di lavoro" di Vassilissa, Farina che si nasconde nel barile delle olive...) e sfumature malinconiche che fanno spesso capolino fra una scena e l'altra come nella migliore tradizione della commedia all'italiana.

13 luglio 2020

Turné (Gabriele Salvatores, 1990)

Turné
di Gabriele Salvatores – Italia 1990
con Diego Abatantuono, Fabrizio Bentivoglio
**1/2

Rivisto in divx alla Fogona, con Marisa.

Gli attori Dario (Abatantuono) e Federico (Bentivoglio), amici da una vita, partono in tournée con una compagnia teatrale per portare nelle cittadine di tutta Italia una rappresentazione de "Il giardino dei ciliegi" di Cechov. Se per Dario è un modo di riempire il tempo in attesa che giunga la chiamata di un regista di Hollywood, Federico – trascinato dall'amico – è in profonda crisi perché la sua fidanzata Vittoria (Laura Morante), conduttrice radiofonica, l'ha lasciato per un altro uomo, di cui ignora l'identità: in effetti si tratta proprio di Dario, che non riesce a trovare il coraggio di dirglielo. Dopo "Marrakech Express" (e prima di "Mediterraneo"), un altro film per Salvatores sui temi del viaggio e dell'amicizia, stavolta declinato su due soli personaggi che si completano a vicenda: le caratteristiche che mancano all'uno sono infatti presenti nell'altro, tanto che la stessa Vittoria dice che "voi due, insieme, siete un uomo perfetto". I trasferimenti avvengono a bordo della vecchia Mercedes W110 di Federico, quella con cui i due amici da giovani avevano intrapreso "mitici" viaggi all'estero a cui adesso, sulla soglia dei quarant'anni, ripensano con nostalgia (e che rappresenta, potenzialmente, una via di fuga dalla realtà). Il rapporto diventato ora a tre (Dario, Federico e Vittoria) fa da filo conduttore, così come la tournée teatrale, a una vicenda intima che si snoda tappa dopo tappa per tutta la penisola, attraversando scorci e scenari di provincia (dalla Puglia all'Umbria, dalla Romagna alle Marche: la diga preso la quale i tre si fermano è quella della Gola del Furlo). Nella colonna sonora spicca "Rimmel" di Francesco De Gregori, ma anche "A zonzo" di Ernesto Bonino (resa celebre nella versione nonsense cantata da Alberto Sordi, come doppiatore di Oliver Hardy, ne "I diavoli volanti"). In piccoli ruoli si riconoscono Ugo Conti (il direttore di scena), Giovanni Bosich (il capo della compagnia) e Claudio Bisio (il benzinaio).

28 maggio 2020

Marrakech Express (G. Salvatores, 1989)

Marrakech Express
di Gabriele Salvatores – Italia 1989
con Fabrizio Bentivoglio, Diego Abatantuono
***

Rivisto in DVD.

Quando ricevono dal Marocco un'inattesa richiesta d'aiuto da parte di Rudy, l'amico di cui non avevano più notizie da dieci anni, quattro trentenni un tempo inseparabili ma che si sono ormai persi di vista – l'ingegnere Marco (Fabrizio Bentivoglio), il venditore d'auto usate Maurizio detto "Ponchia" (Diego Abatantuono), l'insegnante Paolino (Giuseppe Cederna) e il solitario Cedro (Gigio Alberti) – decidono di partire insieme in auto per Marrakech per portargli il denaro che ha richiesto. Il lungo viaggio farà tornare alla luce i rapporti, i rancori e le incomprensioni, ma anche le complicità, i giochi e soprattutto la nostalgia per un'epoca ormai finita ("Siamo una tribù in via di estinzione, gli ultimi che avranno i ricordi in bianco e nero"). Vero e proprio cult movie generazionale, forse debitore in parte a "Il grande freddo" e a "Fandango", il terzo film di Gabriele Salvatores è il primo della cosiddetta "trilogia della fuga" (seguiranno "Turné" e "Mediterraneo"), nella quale il regista esplicita la sua miglior vena comico-indulgente e, insieme con i suoi sceneggiatori (qui Umberto Contarello, Carlo Mazzacurati ed Enzo Monteleone), guarda al passato e ai ricordi di quando, con gli amici, si facevano spensierati viaggi in giro per l'Europa e per il mondo, all'insegna della gioventù e dell'incoscienza (farsi le canne sul traghetto, rubare cibo al supermercato, dormire sotto le stelle...) prima che gli impegni e i doveri della vita adulta ci cambiassero profondamente e soffocassero la voglia di libertà. Leggero e ingenuo, riesce a risultare comunque risonante e gradevole, grazie al fascino apportato dai temi del viaggio (che, come sempre, è anche e soprattutto alla (ri)scoperta di sé) e dell'amicizia, ma pure a una colonna sonora che comprende brani vintage ("L'anno che verrà" di Lucio Dalla, "La leva calcistica del '68" di Francesco De Gregori, quest'ultima usata nella scena più celebre della pellicola, quella della partita nel deserto contro i marocchini che sarà poi citata da Aldo, Giovanni e Giacomo in "Tre uomini e una gamba"). Fra i tanti momenti memorabili, la sosta presso il villaggio western in Spagna, la visita dal dentista tedesco a Marrakech, il tatuaggio al bagno turco, l'attraversamento del deserto in bicicletta, prima che la pellicola si perda un po' nel finale: come in molti viaggi, quando si arriva alla meta tutto sembra di colpo meno interessante. Ottimi gli attori, che torneranno quasi tutti nei film seguenti del regista: a spiccare sono in particolare Cederna (nei panni del timido Paolino) e Abatantuono (Ponchia), che dopo "Regalo di Natale" prosegue a staccarsi dalla figura del "terrunciello" che lo aveva reso celebre, dimostrandosi interprete a tutto tondo. Ugo Conti è l'omosessuale Salvatore, che aiuta i nostri amici in Marocco. Massimo Venturiello è Rudy, mentre Cristina Marsillach è Teresa, la ragazza spagnola che questi manda dagli amici. Insieme ai lavori successivi avrebbe potuto forse rinnovare la stagione della commedia all'italiana: ma il filone inevitabilmente si estinguerà da solo in poco tempo, e lo stesso Salvatores cercherà altre strade.

2 ottobre 2016

Eccezzziunale... veramente (C. Vanzina, 1982)

Eccezzziunale... veramente
di Carlo Vanzina – Italia 1982
con Diego Abatantuono, Stefania Sandrelli
**

Rivisto in TV, con Sabrina.

Nel film che lo consacra come attore comico, Abatantuono riporta sullo schermo la figura del "terrunciello", ingenuo, ignorante e sgrammaticato, che ha caratterizzato la prima parte della sua carriera (anche teatrale), declinandola però in tre diversi personaggi. Seguiamo così le storie parallele di tre tifosi di calcio, rispettivamente del Milan, dell'Inter e della Juventus. Il capo ultras rossonero Donato, soprannominato "Il ras della Fossa", si innamora di Loredana (Stefania Sandrelli), fidanzata del rivale interista Sandrino, e cerca di nascondere alla ragazza (che odia il calcio) la propria passione per il Milan. Il nerazzurro Franco, vittima di uno scherzo degli amici (Massimo Boldi, Teo Teocoli, Ugo Conti), crede di aver vinto al Totocalcio e si indebita fino al collo. Per rimediare, i quattro pianificheranno la corruzione di un arbitro. Il camionista bianconero Tirzan, pur di seguire la sua squadra anche in una trasferta europea, si offre di guidare il tir di un collega: ma a Parigi gli ruberanno il camion. Tre episodi di qualità diseguale (quello dello juventino è senza dubbio il meno riuscito), costellati di tormentoni ("Viuleeeenza!") e battute più o meno divertenti, con spalle e macchiette che fanno da contorno alla comicità grezza ma dirompente di Abatantuono. E proprio il carisma e l'energia dell'attore, che canta anche la celebre title song, tengono a galla un film che dal punto di vista cinematografico è piuttosto carente, da ascrivere a pieno diritto in quella deriva trash e televisiva che la commedia all'italiana aveva preso agli inizi degli anni ottanta. Proprio in questo periodo, fra l'altro, apparvero tutte insieme numerose commedie a tema calcistico ("L'allenatore nel pallone", "Il tifoso, l'arbitro e il calciatore", "Paulo Roberto Cotechiño..."): insolito che non fosse accaduto già prima in un paese, come l'Italia, dove il pallone è sempre stato al centro dell'attenzione popolare. Diventato un film di culto (anche grazie ai numerosi passaggi televisivi), nel 2006 Vanzina e Abatantuono ne realizzeranno un sequel non certo all'altezza. Curiosità: nel progetto originale, poi mofidicato, il film avrebbe dovuto comprendere quattro episodi con protagonisti Carlo Verdone, Massimo Troisi, Roberto Benigni e Diego Abatantuono (con i primi tre, verosimilmente, tifosi della Roma, del Napoli e della Fiorentina). Nella realtà, sia Abatantuono che i suoi tre amici "interisti" (Boldi, Teocoli e Conti) sono tifosi del Milan.

16 marzo 2016

Amnèsia (Gabriele Salvatores, 2002)

Amnèsia
di Gabriele Salvatores – Italia/Spagna 2002
con Diego Abatantuono, Rubén Ochandiano
**

Rivisto in TV.

Sandro (Diego Abatantuono) ha abbandonato da anni l'Italia e si è trasferito a Ibiza dove dirige e produce film pornografici. Quando la sua diciassettenne figlia Luce (Martina Stella) viene a trovarlo, l'uomo le nasconde il proprio lavoro: ma scoprirà che la "bambina" non è poi così innocente e cela a sua volta un segreto. Nel frattempo, l'amico Angelino (Sergio Rubini) mette casualmente le mani su una valigetta contentente quattro chili di eroina e cerca di smerciarla per proprio conto, attirando l'attenzione di un sicario americano (Ian McNeice). Sul caso indaga il capo della polizia dell'isola, Xavier (Juanjo Puigcorbé), il cui figlio Jorge (Rubén Ochandiano) è un teppista ribelle che trascorre le giornate e le notti a bighellonare con gli amici e ha un rapporto assai conflittuale con il padre. Di impostazione corale, il film è diviso in due parti che seguono (nell'arco di tre giorni) le vicende di due distinti gruppi di personaggi, le cui storie si intersecano ma viaggiano per lo più parallele. La prima parte ricorda i classici film di Salvatores su un gruppo di italiani all'estero, in fuga dalle consuetudini e in cerca di libertà, ma è francamente la meno interessante e la meno memorabile (avevo già visto il film alla sua uscita, quattordici anni fa, e me ne ero completamente dimenticato!). Meglio decisamente la seconda, più sperimentale: il momento che divide il lungometraggio in due (con tanto di "riavvolgimento" della pellicola per rivelare che assisteremo agli stessi eventi da un altro punto di vista) segna un cambiamento anche nello stile, nella regia (più "moderna"), nella fotografia e nel montaggio (che fa uso, nel finale, di numerosi split screen), tanto che pare di assistere a due film diversi. Che Salvatores si fosse stancato dei temi trattati fino ad allora e fosse alla ricerca di una nuova direzione e di un nuovo stile, come in effetti dimostrerà la sua filmografia successiva? Nel complesso la pellicola – coprodotta da Italia e Spagna – è riuscita a metà. Se l'ambientazione ha il suo perché (un'Ibiza edonistica e turistica, fra donne, droga e vizi di ogni tipo), il modo in cui affronta i suoi temi (su tutti, il rapporto fra padri e figli) è assai banale. Anche la famosa scena dell'eclissi lascia il tempo che trova. Non aiuta il fatto che i vari personaggi diano la sensazione di appartenere a mondi diversi (alcuni – come Pilar, la segretaria di Sandro, e Xavier, con le sue segrete frequentazioni gay – potrebbero provenire da un film di Almodovar; altri – come il grasso killer americano che ama i Beatles e ha a sua volta problemi familiari – da uno dei fratelli Coen). Nel cast anche Bebo Storti, Alessandra Martines e Maria Jurado. Il titolo è il nome della discoteca frequentata da tutti i personaggi.

26 luglio 2014

Ultimo minuto (Pupi Avati, 1987)

Ultimo minuto
di Pupi Avati – Italia 1987
con Ugo Tognazzi, Elena Sofia Ricci
**

Visto in divx, con Sabrina.

Walter Ferroni (Ugo Tognazzi), da molti anni general manager e factotum di una squadra di calcio di provincia (mai nominata: ma il modello, i colori e lo stadio sono quelli del Vicenza), viene messo da parte dal nuovo presidente (Lino Capolicchio), imprenditore giovane e rampante che intende gestire la società in maniera moderna e "trasparente". Vista la carenza di risultati, però, il presidente sarà costretto a richiamarlo a bordo per salvare la squadra dalla retrocessione. Una pellicola sul calcio visto non dal campo da gioco ma dal lato manageriale, "dietro le quinte" se vogliamo. Benché poco memorabile e priva di particolari guizzi (la sceneggiatura è scritta a sei mani da Pupi Avati, dal fratello Antonio e dal giornalista sportivo Italo Cucci), è da apprezzare per il tentativo di raccontare il mondo dello sport da una prospettiva cinica e realistica, senza toni da commedia o esagerazioni sopra le righe: Ferroni, che ama alla follia la sua squadra ed è disposto a sacrificare ogni cosa per essa (persino la propria famiglia), è un "maneggione" che non lascia nulla al caso: detta le tattiche all'allenatore-fantoccio, controlla lo stile di vita dei giocatori, cura i contatti con i giornalisti e la tifoseria, "aggiusta" fraudolentemente i bilanci e non esita a ricorrere ad accordi sottobanco con gli scommettitori o con altre squadre quando c'è bisogno del punticino decisivo per evitare la Serie B... ma dimostra anche di intendersi parecchio di pallone, quando lancia in prima squadra, nella partita decisiva, una giovane promessa diciassettenne al posto del bomber veterano e corrotto (Massimo Bonetti) che pure è fidanzato con sua figlia Marta (Elena Sofia Ricci). Non manca, come in ogni film di Avati, un retrogusto amaro e nostalgico ("Il vero calcio era quello degli anni '50...", afferma un personaggio). Diego Abatantuono interpreta, in una manciata di scene, il talent scout. Camei per Aldo Biscardi, Enrico Ameri, Enrico Mentana e Ferruccio Gard. Il protagonista del film è dichiaratamente ispirato a figure come Italo Allodi o Luciano Moggi.

25 gennaio 2014

Il toro (Carlo Mazzacurati, 1994)

Il toro
di Carlo Mazzacurati – Italia 1994
con Diego Abatantuono, Roberto Citran
***

Visto in divx.

Licenziato dalla cooperativa zootecnica dove aveva lavorato negli ultimi anni, Franco (Diego Abatantuono) decide di rifarsi "rubando" Corinto, il toro da monta più prezioso dell'allevamento, con l'intenzione di portarlo clandestinamente oltre confine per venderlo a un'azienda ungherese. In compagnia dell'amico Loris (Roberto Citran), intraprende così un lungo e difficile viaggio attraverso l'Europa: dal nord-est italiano in crisi economica, fra precariato, licenziamenti e malessere diffuso, ai paesi dell'ex Jugoslavia, colmi di profughi di guerra fuggiti dai conflitti nei Balcani, fino a un'Ungheria in preda a un forte cambiamento e alle dinamiche del post-comunismo, fra rese dei conti e l'avvento della globalizzazione (le imprese, un tempo statali, vengono privatizzate e vendute agli stranieri). Premiato con il Leone d'Argento per la regia al Festival di Venezia, è uno dei film più noti e ispirati di Carlo Mazzacurati, regista scomparso da poco. Se lo sfondo sociale anticipa parecchi temi che al cinema verranno sempre più frequentati negli anni successivi, il meccanismo del road movie consente al regista di mostrare con efficacia le vicende personali dei due protagonisti, la loro amicizia messa alla prova dalle avversità, e la forte presenza – simbolica e metaforica – del gigantesco e silenzioso toro nero, dagli occhi mansueti ed espressivi, anche lui "lavoratore" sfruttato (come Franco e Loris) da un meccanismo produttivo che pare non avere mai il tempo di fermarsi e di riflettere su sé stesso. Tempo e riflessione che invece i due protagonisti troveranno fra i campi innevati dell'Ungheria (assai evocative le scene delle mandrie di bovini sotto la neve) e forse in una chiesetta isolata, dove una preghiera – come in una favola – riuscirà ad evocare un lieto fine inatteso e insperato. Ottime e intense le interpretazioni di Abatantuono e Citran (la coppia perfetta: estroverso il primo, introverso il secondo), piccole parti per Alberto Lattuada (il proprietario dell'allevamento), Marco Paolini (il lavoratore licenziato), Marco Messeri (il "trafficone") e Ugo Conti, mentre Gera Zoltan è Sandor, l'ex direttore della fattoria ungherese, e Mirta Zecevic è Maria, la contadina slava. Sui titoli di coda c'è la canzone "Naviganti" di Ivano Fossati. Nota: forse non è un caso che, nella mitologia greca (il nome "Corinto" è quasi un segnale), la storia di Europa – il personaggio da cui prende nome il nostro continente – è legata proprio alla presenza di un toro.

26 dicembre 2013

Regalo di Natale (Pupi Avati, 1986)

Regalo di Natale
di Pupi Avati – Italia 1986
con Carlo Delle Piane, Diego Abatantuono
***1/2

Visto in TV, con Marisa.

A Bologna, nella notte di Natale, quattro amici di lunga data (Diego Abatantuono, Gianni Cavina, Alessandro Haber e George Eastman) si ritrovano dopo parecchi anni per giocare a poker in una lussuosa villa fuori città. L'intenzione è quella di spennare un "pollo" di passaggio, un bizzarro e ricco industriale dai modi eccentrici (lo straordinario Carlo Delle Piane, premiato a Venezia come miglior attore): ma non tutto è come sembra, e nel corso della nottata verranno alla luce vecchi rancori e nuovi retroscena. Uno dei film più celebri e belli di Avati, che innesta sul tema dell'amicizia – costante di gran parte del cinema italiano – una riflessione amara e malinconica sul fallimento, la solitudine e la discontinuità fra passato e presente, per non parlare dell'abile costruzione della suspense legata alla partita a poker: la posta si alza vertiginosamente man mano che il gioco procede, fino al punto di non ritorno, con tanto di colpo di scena finale. Se la sceneggiatura asciutta e precisa (dello stesso Avati) è efficace nello scavare a fondo nei personaggi (Franco è il proprietario di un cinema di Milano, l'unico del gruppo che ha fatto fortuna; Ugo è un conduttore di scalcinate televendite su una tv locale; Lele è un giornalista e critico cinematografico fallito, con una passione per John Ford; Stefano è il gestore di una palestra gay), attraverso l'unità di tempo e d'azione (a parte i brevi incipit che presentano i personaggi e alcuni flashback che illustrano le ragioni della rivalità tra Franco e Ugo – per colpa di una donna, ovviamente, interpretata da Kirstina Sevieri – quasi tutta la pellicola è ambientata al tavolo da gioco) riesce a mescolare abilmente commedia e dramma. Fu grazie a questo film che Abatantuono cominciò ad abbandonare lo stereotipo del "terrunciello" e a farsi apprezzare anche come attore drammatico. Musiche di Riz Ortolani. Con un seguito nel 2004, "La rivincita di Natale".

18 ottobre 2013

Kamikazen (Gabriele Salvatores, 1987)

Kamikazen - Ultima notte a Milano
di Gabriele Salvatores – Italia 1987
con Paolo Rossi, Silvio Orlando
**

Visto in TV.

Un gruppo di scalcinati comici e cabarettisti ha l'occasione della vita: nel locale dove il giorno dopo dovranno esibirsi sarà presente un incaricato di "Drive In", fortunata trasmissione televisiva dell'epoca, in cerca di nuovi talenti. O almeno questo è quanto gli ha fatto credere il loro disonesto impresario... I sei artisti trascorreranno la notte che li separa dal possibile successo fra ansie, crisi, ripensamenti e avventure di vario tipo. Il secondo film di Gabriele Salvatores, colmo di malinconia e di disillusioni, si immerge totalmente nelle atmosfere notturne e desolate della Milano di fine anni ottanta, reduce da quella sbornia di consumismo che è passata alla storia attraverso lo slogan pubblicitario "Milano da bere". I sei protagonisti ne incarnano l'umanità ai margini, sfiorata solamente dal successo e ridotta a mendicarne le briciole. Sono perdenti (come il cavallo Kamikaze sul quale, nella scena all'ippodromo che apre il film, l'impresario scommette e perde una forte somma), emarginati (si va dal meridionale Silvio Orlando, mai veramente integratosi al Nord, al "filosofo" e fatalista Paolo Rossi, in perenne cerca dello "Sgurz", l'indescrivibile elemento che trasforma un fallito in un vincente; dalla coppia di prestigiatori Renato Sarti e Bebo Storti, che sbagliano regolarmente tutti i numeri, ai più estroversi Claudio Bisio e Antonio Catania, che si rubano a vicenda le pessime battute), costretti a lavori infimi (facchini alla stazione, camerieri in squallide trattorie, sorveglianti in sale giochi) in attesa che si avveri un sogno forse irrealizzabile. Il cast pesca a piene mani dal mondo dell'avanspettacolo milanese di quegli anni, anche per i ruoli minori: tra gli altri, appaiono sullo schermo Gigio Alberti, Aldo e Giovanni (senza Giacomo), Raul Cremona, Michele (senza Gino: ma entrambi sono accreditati come autori dei dialoghi, mentre il soggetto è liberamente tratto dalla pièce teatrale "Comedians" di Trevor Griffiths), Valerio Staffelli e Diego Abatantuono. Comparsate anche per Mara Venier (pessima recitazione la sua), Nanni Svampa, David Riondino e lo stesso Salvatores (il "cliente" di Laura Ferrari alla stazione).

27 maggio 2008

Eccezzziunale veramente 2 (C. Vanzina, 2006)

Eccezzziunale veramente: capitolo secondo... me
di Carlo Vanzina – Italia 2006
con Diego Abatantuono, Carlo Buccirosso
*

Visto in TV, con Hiromi.

Il milanista Donato Cavallo scopre di avere un figlio interista; lo juventino Tirzan, appena uscito da un coma, è costretto dalla moglie (Sabrina Ferilli) a un ménage à trois; l'interista Franco Alfano trova una valigia piena di soldi, che però appartiene alla mafia. Una delle cose che più mi dà fastidio del revival del trash all'italiana è il tentativo di specularci sopra imbastendo inutili e improbabili sequel di titoli che avevano già fatto il proprio tempo. Questo secondo episodio del film di Abatantuono sulle improbabili avventure di tre tifosi di calcio, oltre a essere brutto di suo (la regia e la recitazione sono piatte e televisive), non aggiunge nulla alla pellicola precedente e ha il suo unico pregio, si fa per dire, nella storpiatura dell'italiano parlato dal protagonista, che qualche sorriso – a me che sono amante dei giochi di parole – è pure riuscito a strapparlo. Per il resto, troviamo tutti i difetti del cinema-panettone di Vanzina & Co., fra luoghi comuni, trame inconcludenti, gag telefonate e un'assoluta mancanza di compattezza e di coerenza. Non manca nemmeno il product placement, invasivo e fastidioso, e l'apparizione speciale di vip (i giocatori del Milan, nella sequenza onirica iniziale che – a parte la mancanza di doti recitative – è la cosa migliore del film). Molte le battute e gli sfottò riservati all'Inter (non per nulla Abatantuono è milanista), mentre lo spazio dedicato alla "Giuventus" è parecchio sacrificato.